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  1. Oggi
  2. Provo a vedere se è possibile sistemare anche la skin chiara ma non prometto nulla perchè è la skin di default
  3. Ieri
  4. “Il soggetto Ruin?” “Nessuna novità, continua ad essere inutilmente ambiguo.” “Molto male, cosa sta facendo ora?” ”Canta.” ”Che?” ”Ascolti.” ”Dove hai lasciato i tuoi sogni? Dove hai lasciato il tuo amor? Nessuna lacrima deve scender più dai tuoi occhi. Le città si riempon di superni che... Non ti ascoltan mai! Dove potrò andar? Se voglio far mal a qualcuno Non voglio essere visto così Scappo là dove loro non vedono Diversamente dai superni, gli umani sono volubili e sono splendidi comunque. Le città si riempon di superni che... Non ti ascoltan mai! Dove potrò andar?” “Interessante, è nato qui?” ”No dottor Boudelaire, Ruin proviene dalla superficie, protocollo Sorin per soggetti che affrontano test di instabilità.” ”Il fiore?” ”Appassito, da quel momento ha cominciato a cantare.” ”Starà cantando da almeno quattro giorni.” ”Due settimane dottore. La stessa canzone, dottore.” ”Fatemi parlare con lui.” Ruin era sdraiato e guardava il soffitto, Victor in piedi era spaventato, il soggetto smise di cantare. ”Ti piacciono i miei capelli rossi?” ”Tu non hai i capelli rossi, tu non hai proprio capelli.” ”Oh, che destino infame, ero sicuro che Ruin avesse i capelli rossi.” ”Ma tu sei Ruin.” ”Sì lo so.” ”Ruin, tu sei un superno?” ”Sì certo, te l’ ho detto miliardi di volte.” ”Io ti credo, ma i test dicono l’incontrario.” ”Quei test sono stati fatti da umani per umani, servono test per superni fatti da superni, altrimenti sbaglieranno sempre. Spero che mia moglie sia salva.” ”Hai una moglie?” ”No, è la mia amante, non credo nel matrimonio.” ”E chi è?” ”Una splendida donna, un superno. Secondo te i superni sono donne e uomini o gli uomini sono umini e donne e i superni sono superni e superne?” ”Non ne ho idea però penso che...” ”Se non ne hai idea è inutile che mi rispondi.” ”... Ti piace qui?” ”C’è troppo caldo.” ”Beh no.” ”È troppo secco.” ”Questo proprio no.” ”Troppa afa...” Victor decise di uscire. Ruin ricominciò a canticchiare. ”È meglio liberarlo dottore.” ”Può essere ancora utile, non dobbiamo sopprimerlo per forza.” Esperimento Boudelaire 07 Esperimento Boudelaire 08 Esperimento Boudelaire 09 Esperimento Boudelaire 10 Esperimento Boudelaire 11 “E’ questa sarebbe un’agenzia? Questo è un tugurio con un cartello!” “Ao’! ‘nvedi che li sgargiulli come te se pijano le botte appresso a er di dietro se ‘nun tacciono!” “Ma seriamente come posso fidarmi di una persona che…” “Te ‘nun te devi fida’, te devi compra’ hai capito bamboccio?” “Beh allora prendo una testa di anatralce… Ehi aspetta, ma non esistono le anatralce!” “Te credi? Quella ‘bbestia m’ha sfornato li c****i quella vorta che me son imbattuto! Senti a ragazzì so scinquanta zenari e fammeli avere ‘n contanti.” “D’accordo e il rimborso?” “Anvedi che tipo… Noi semo pratici del vecchio detto Soddesfatti ma ‘nun remborsati” “Eh va bene, prendo anche un ChimiGiangiChanga.” “Eccote!” “Arrivederci!” “E vedi de ‘nun sbattere er tettuccio! ‘naggia a questi!” L’agenzia “La garbatella zoppa” era definita come:”L’agenzia del mistero.”, là dentro il proprietario vendeva i bottini di caccia di vecchi tempi andati con la lega degli esploratori, nel quale era un membro onorario, fino al giorno del suo licenziamento per cause spaventose e… Sconosciute. “Nun te vojo ppiù nella lega!” “Ma bosse, ho sempre faticado come un taglialegna in ‘na palude de fango!” “Nun me ‘mporta!”. Così il nostro eroe viveva la vita da pensionato nella periferia di Spes in cerca di… Beh soldi. Una volta, un tizio forzuto entrò nel locale e guardando il bottegaio seduto sulla sedia mentre leggeva il giornale, sfruttò l’attimo di distrazione per rubare un teschio di gattozilla, tuttavia… “Ehi ehi, toglite le mani sozze dar mio gattozilla! Se vuoi compra’ della roba, tira fuori li zenari.” “Senti smidollato è meglio che mi lasci in pace.” “Ah sì?” L’uomo seduto batté i pugni sul tavolo e da sotto un mobile spuntò un cane con dei fogli verdi attaccati al pelo. “Questo è er mi can-crodillo, mezzo cane e mezzo coccodrillo, e tu lo sai il coccodrillo come fa?” “E come fa?” “Fa che te morde.” Il cane con un balzo afferrò la caviglia del ladro e questo cadde a terra, poi il proprietario lanciò una scopa che colpì il ladro ed il cane. “Vedi de pulì er pavimento, è parquet.” E fu così che un altro ladro non riuscì a fregare un truffatore più ingegnoso e preparato. Ma altre avventure stavano aspettando il bottegaio senza nome e senza descrizione, momenti di gloria e di affanni, d’amore e cattiveria, di gioia e… paura! L’ex esploratore, dopo il licenziamento dalla lega degli esploratori decise di incamminarsi fino a Spes, tuttavia aveva deciso di intraprendere la pericolosa strada della creatività umana. Esperimento Boudelaire 12
  5. Mi spiace rovinare l'iniziativa, me la regole dell'evento prevedono questo: Si possono usare foto già presenti su wiki o forum, ma devono essere presentate dall'utente che le ha caricate sul sito La cosa migliore è quindi non caricarle in forum.
  6. Fine - Un Re senza Braccio Il Braccio del Re non venne ritrovato, le fiacche ricerche della guardia reale non condussero a nessun risultato concreto e ogni pista divenne troppo confusa per poter essere rilevante. Il governo tentò di celare qualunque fuga di informazioni, ma le speculazioni dei giornali continuavano e in breve tempo le maggiori testate della nazione dedicarono aggiornamenti giornalieri sull’andamento delle ricerche. In realtà le prove erano sempre le stesse, così come le conclusioni alle quali la guardia era giunta, ma sicuramente il leggendario furto nella reggia diede molti spunti di discussione alla popolazione di Apolisia. Nelle settimane seguenti venne pubblicato il romanzo “Un furto reale”, edito dalla Navantàl Edizioni e immediatamente in vetta alle classifiche dei libri più venduti della nazione. Anche a Spes ottenne una notevole celebrità, l’autore accumulò una rispettevole somma di denaro e si trasferì nel Protettorato, acquistando una villa con vista sulla baia. Iniziarono a circolare voci su una misteriosa asta tenuta a Spes e che avrebbe visto la vendita della refurtiva, ma non venne condotta alcuna ulteriore indagine. E il re rimase senza il suo Braccio. Fine L'evento è finito, il re è rimasto senza i suoi gioielli.
  7. Terza parte - La purezza karalduriana Il villaggio dei Maiskos era in subbuglio, le grida di Ixkiji si potevano udire chiaramente anche fuori dalla struttura centrale, costruita come sede del piccolo “governo” indigeno. “Come avete osato?” Il volto era rosso e le vene del collo pulsavano velocemente, mentre con il dito indicava tre uomini inginocchiati e legati davanti a lei. Erano completamente senza vestiti, che erano stati strappati e giacevano per terra, i capelli rasati e tutte le pitture sul corpo cancellate. Erano diventati semplici uomini, indifesi e sottomessi alla potenza della Yucajeku. Ella camminava davanti a loro, battendo con violenza il bastone nodoso sul pavimento di legno grezzo. “Il Movimento ha aperto a tutti la possibilità di unirsi alla causa, di prendere parte a questo divino progetto che le forze dell’Universo hanno per noi scritto nelle stelle!” Si voltò verso due sacerdoti, che annuirono con il volto cupo. Nelle settimane precedenti si era avvicinata alla religione della natura. “Ora siete qui, di fronte al vostro Yucajeku e di fronte agli altri uomini e donne che vi guidano, per essere giudicati. Alzatevi!” I tre si alzarono lentamente, barcollando a causa delle mani legate. Uno cadde a terra e si rialzò con difficoltà. Ora erano vulnerabili, visibili simbolicamente agli occhi del popolo e degli dei. Ciò che maggiormente temevano non era il giudizio terreno, ma la visione delle forze celesti, capaci di perforare la carne con la loro vista, di scrutare nel cuore degli uomini e percepirne l’oscurità. “Riconoscete voi di aver tradito gli ideali del movimento? Di aver complottato con i vili del Portale e di aver compromesso la nostra organizzazione per i vostri piani personali?” Ixkiji pronunciò le parole mnemonicamente, le aveva ripetute per tutta la notte. Sapeva che sicuramente erano in ascolto orecchie fedeli al regno di Denrak, aveva scoperto delle delazioni e ne era stata terribilmente delusa. “Ammettiamo le nostre colpe” dissero contemporaneamente. “Riconoscete voi di aver generato le Ombre di Sabbia? Di aver traviato il nostro messaggio di purezza con lo squallore delle vostre vite?” “Ammettiamo le nostre colpe” “Riconoscete voi di aver agito nell’ombra, di avermi celato l’esistenza di questo gruppo per tentare di assumere il controllo del Movimento?” “Ammettiamo le nostre colpe”. Le guance dell’uomo più a destra erano rigate da copiose lacrime, era un ragazzo e la poca barba aveva appena iniziato a scurire il suo mento. “Accettate voi la condanna del Yucajeku, dei Naburjas, dei Nitajn e dei Suique uniti?” “Accettiamo” Dissero quasi sottovoce i primi due, il terzo rimase in silenzio, scosso dai singhiozzi. Ixkiji gli si avvicinò e gli passò una mano sul petto fermandola poi sul cuore. “Giovane uomo, hai sbagliato e pagherai. Il tuo cuore è corrotto e nulla potrà mai redimerti su questa terra”. Si voltò e attese che anch’egli pronunciasse le parole. L’intera assemblea proruppe in un canto, i tre vennero scortati fuori dalla struttura e allineati al centro dello spiazzo principale, insieme ad altri dieci fra uomini e donne. “Oggi i Maiskos condannano i loro fratelli, perché essi hanno rinnegato la famiglia di cui facevano parte. Come il genitore punisce i figli, così voi sarete condannati.” Ixkiji alzò il bastone verso il cielo. I prigionieri si inginocchiarono e dei guerrieri si avvicinarono con lunghe lance. Sulle spalle avevano delle pelli di animale e il corpo era dipinto con fiamme di ogni colore. Insieme sollevarono le armi e insieme le calarono con forza e determinazione, trafiggendo il petto dei condannati e attendendo che morissero. Il giorno prescelto giunse quando la luna era piena. Tutto il villaggio si svegliò alle prime luci dell’alba e si mise in cammino. L’assemblea aveva deliberato che sarebbe stato saggio recarsi nella città e mostrarsi, nello splendore delle musiche, delle pitture e dei gioielli, a tutta la popolazione. Lo scopo era duplice: impressionare i civili per richiamare nuovi adepti e parlare con il governo. La Yucajeku aveva a lungo negato tale opzione, ma alla fine era stata convinta: non sarebbe stato trovato un compromesso, i denrakiani avrebbero dovuto accettare senza riserve le richieste dei Maiskos puri. Ixkiji era in groppa a un cavallo pezzato e cantava un inno al “Popolo dei popoli”, accompagnata da tutti i Suique della comunità, i quali suonavano lunghi flauti di legno e corni di madreperla. In poco tempo il lungo corteo arrivò alle porte di Denrak, ma venne bloccato da alcune guardie, che avevano udito il suono già da alcuni minuti. “Avvisate la donna che vi comanda, voglio parlare con lei.” Ixkiji si rivolse con disprezzo nella lingua Denai. Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  8. Parte Terza - Funghi per pranzo La rissa nel bar era stato solo uno dei casi di piccoli scontri, discussioni portate alla violenza a causa dell’esasperazione. Il duro clima politico e il non trascurabile disturbo causato dalle frequenti segnalazioni di avvelenamento avevano portato la popolazione niuoppiana in uno stato di perenne tensione. Dalla seconda grande “indigestione”, così infatti era stata soprannominata dalla gente comune, erano susseguiti altri cinque casi, che avevano però delle caratteristiche profondamente diverse dalle volte precedenti. Il lavoro di Grant Jones era stato quello di analizzare i luoghi dell’accaduto, segnandoli su una mappa e cercando eventuali connessioni. Subito l’opinione pubblica e i giornalisti notarono un particolare non trascurabile: l’avvelenamento era stato puntiforme, mirato a determinati edifici e non esteso in una area. Quale poteva essere il significato? Molte furono le speculazioni, alcuni ritenevano che fosse solo il caso, altri supportavano invece l’ipotesi secondo la quale l’avvelenatore si era specializzato, aveva affinato la propria tecnica ed era quindi in grado di selezionare con più efficacia. La specializzazione “spaziale” non era però stata accompagnata da una specializzazione “infettiva”, infatti non vi era più stato alcun morto e i sintomi erano rimasti immutati. A Grant Jones, mentre fumava dalla sua elegante pipa, venne consegnato un documento con le informazioni necessarie: Sito 1: Raffinerie “Kalin” -> 27 infettati (14 donne e 13 uomini). La azienda produce alcune componenti per motori elettrici e per armi, il primo impiegato ad accusare la contaminazione è stato un uomo di 43 anni, gli altri 26 sono seguiti nell’arco di due ore (il 27esimo alle ore 17:54). Sito 2: Ufficio legale “Gola” -> 17 infettati (16 uomini e 1 donna). Ufficio legale noto nel quartiere commerciale, in passato ha prestato i propri servizi a numerosi imprenditori del settore industriale. Sito 3: Agenzia chimica “Futurchimic” -> 75 infettati (40 donne e 35 uomini). Nota industria chimica, specializzata in pesticidi e fertilizzanti, vende i propri prodotti a quasi tutti i grandi coltivatori della regione. E’ stata accusata di aver contaminato e compromesso alcuni importanti ecosistemi desertici e le loro relative falde acquifere. Il processo è terminato con l’obbligo di un risarcimento ad alcune comunità rurali, ma la pena sarebbe stata peggiore se non fosse intervenuto lo studio legale “Gola”. Sito 4: “Jedu: vesti il domani” -> 54 infettati (32 uomini e 22 donne). Produce capi di abbigliamento vari, dalle camicie alle pellicce. Sono state condotte alcune manifestazioni contro le procedure di produzione del pellame, ma non è stata trovata alcuna prova decisiva. Sito 5: Vivai “Karolèn”: 4 infettati (3 donne 1 uomo). Azienda agricola nella periferia di Niuop, coltiva verdure da orto con i metodi tradizionali della regione. Non particolarmente famosa, ma apprezzata dagli amanti della cucina salutare. Le testimonianze raccolte fra i colpiti dalle spore non furono molto produttive, tutti avevano accusato gli stessi sintomi: conati di vomito, nausea ed effetti febbrili. In alcuni giorni di riposo si tornava in salute, ma l’assenza in massa di molti dipendenti aveva provocato non trascurabili danni economi alle aziende coinvolte, in modo particolare alla Futurchimic. Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  9. Parte Terza - Un comizio sanguigno La signorina Albertina Talul venne seguita nei giorni successivi da alcuni uomini scelti. Era una discendente di una ricca famiglia nobile che aveva saputo evitare il declino, dopo la caduta della monarchia, investendo nei giusti settori dell’economia tortughese. La lunga casata era però destinata a morire con lei, non si era sposata e non esistevano, secondo i documenti dell’anagrafe modernista, eredi lontani che potessero ereditare il capitale accumulato. Come membro della “aristocrazia” cittadina era solita frequentare i club più lussuosi, sorseggiando alcolici invecchiati in calici di cristallo. Nel mondo scintillante dei ricchi anziani non esistono amicizie durature, quindi la maggior parte degli incontri della Talul erano frivole chiacchierate con vedove o altre zitelle deluse della vita. Aveva tuttavia stretto un rapporto molto profondo con una donna borghese, Talia Martiesul, morta dieci anni prima e che le aveva lasciato in custodia il figlio, all’epoca ancora minorenne. Ella era morta durante una valutazione di un vecchio stabile industriale non a norma. Il ragazzo, oramai un giovane uomo, si era trasferito a Niuop dove avrebbe dovuto sposare una nativa della città, uccisa durante una delle incursioni moderniste nella Provincia libera prima della data fissata per la celebrazione del matrimonio. Quando vennero rivolte le domande al proprietario del negozio di armi egli rispose con naturalezza che Albertina era una sua cliente abituale, per anni aveva praticato la caccia nella giungla delle Isole Marosul e, sebbene non ne sapesse il motivo, aveva continuato a rifornirsi di proiettili anche con l’avanzare dell’età. Vennero convocati tutti i partecipanti all’evento, la cui lista venne ottenuta grazie a Samèl, il collaboratore della vittima durante la piccola conferenza. Era ancora turbato dall’accaduto, ma aveva difeso il compagno dicendo che mai si sarebbe aspettato una fine tanto tragica. Fra tutti i nomi dei presenti ne spiccava uno: Albertina Talul, che alla fine del comizio aveva anche lasciato una generosa donazione per il movimento. Le parole di Samèl, quando venne interrogato sulla anziana signora, furono le seguenti: “La signorina Talul, certo che la conosco. Non crederete vero che abbia a che fare con questa storia? Ha partecipato a numerosi incontri, silenziosa ma sempre presente, soprattutto economicamente. Ha elargito molti zenar, credo fosse una vecchia ereditiera o qualcosa di simile. Non è mai stata di molte parole, pochi interventi e si sbrigava a tornare a casa, ovviamente dopo aver lasciato un cospicuo assegno”. Le impronte delle scarpe non diedero risultati interessanti, troppe misure diverse per poter essere usate. I Deili Op era presente nell’archivio, ma in una sola copia. Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  10. Parte 3 - Ritorno all'Ombra Nessuna risposta venne data dal governo di Ascalon, e quindi successe quello che doveva accadere. La testa della povera Leska Nartel venne ritrovata su un forcone, poco fuori dalle porte della città. Il resto del corpo venne ritrovato pochi giorni dopo, e consegnato a Denrak per i funerali. L'aggressività dei puristi, tuttavia, sembro diminuire marcatamente da quel momento, come se stessero aspettando qualcosa. Nelle settimane che seguirono, le loro operazioni divennero sempre meno, e sempre meno violente. Alla fine, solo qualche fanatico a fare proselitismo rimase. Così come erano comparsi, i puristi di Ascalon scomparvero dalla scena, lasciando alle loro spalle sangue e domande senza risposta. Forse i documenti forniti dal governo di Denrak li avevano messi sul chi vive, forse, scoperto il piano globale, avevano deciso di ritirarsi ed evitare perdite. I rapporti con Denark, visto la collaborazione tra le città, rimasero invariati, se non migliorati. Alla fine, la situazione tornò alla normalità, eppure tante domande rimasero nell'aria, in attesa di una risposta che probabilmente non sarebbe più arrivata. I Puristi e i loro veri obbiettivi sarebbero rimasti per sempre un mistero... o forse no? Evento Terminato Lasciati a sé stessi, i problemi alla fine si sono risolti per conto loro. I nemici emersi dalle ombre ci sono tornati, sparendo dalla scena. Solo qualche domanda senza risposta rimase nell'aria alla fine. Con la situazione sistemata, Ascalon torna nella pace, senza aver ottenuto né perso nulla.
  11. Parte 3 - Non solo Frutti Le prime cose che i ricercatori riuscirono ad estrarre dal libro furono indicazioni varie su come attraversare le potenti correnti attorno alla fossa oceanica. Questo e il diario, uniti all'esperienza dell'ambiente subacqueo degli uomini di Nocturna, fecero in modo che i palombari riuscissero ad entrare nella fossa oceanica con pochi problemi. Eppure, non sembrava entrarci il difficile: la sagoma dell'albero era facilmente visibile anche da basse profondità, ma avvicinarsi sembrava impossibile. Ogni metro che i palombari scendevano, il fondale sembrava allontanarsi assieme ai rami che si alzavano verso la superficie. Tutti coloro che provarono furono costretti a tornare in superficie, ma tutti avevano una storia diversa da raccontare. Alcuni videro grandi luci danzare tra i rami eternamente distanti dell'albero oceanico, antiche e magnifiche, altri videro figure, orribili e gonfie di affogati che gli passavano accanto, guardandoli con occhi infinitamente felici. Pochissimi percepirono qualcosa di infinitamente enorme, oltre i rami. Non un tronco, non delle radici, ma un mondo intero. In ogni caso, qualcosa in quel posto sfidava la fisica stessa, in modi strani e inconcepibili. Gli studiosi del libro ebbero molta più fortuna nel loro lavoro. Il libro, intitolato 'Le Radici di Ulthe-Rax', narrava di questa antica entità, proveniente da un mondo senza limiti e senza regole, un vortice senza limiti in cui tutto nasceva e tutto moriva in un istante. Ultra-Rax, detto l'Albero, era uno dei pochi sopravvissuti di questo luogo. Secondo il libro, le sue radici avevano attraversato i Piani, affondando in molti mondi, e generando strani luoghi. Posti dove i mortali potevano entrare in comunione con questa entità. Il libro diventava meno chiaro sul perché un mortale avrebbe voluto ottenere udienza da questa specie di divinità, ma i pochi termini che i ricercatori riuscirono a tradurre erano 'libertà', 'altra via', 'verità'. Altri pezzi del libro alludevano ad esso come la 'chiave' per avere udienza con l'Albero, e, visti i problemi che i palombari stavano avendo, sembrava probabile. Solo con il libro si poteva accedere alle profondità della fossa marina, passare tra i rami antichissimi dell'Albero, ed entrare nel tempio di Ulthe-Rax. Qualunque segreto si nascondesse la sotto, sicuramente doveva avere un valore gigantesco, ma era veramente saggio andare a prenderlo? Un intero gruppo di uomini era scomparso, presumibilmente morto in modo orribile, in quella fossa. La soluzione del mistero valeva il rischio? Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  12. Parte 3 - Oltre la Luce L'operazione era pronta, preparata nei minimi dettagli. I due gruppi di soldati si erano coordinati al secondo, e quando venne il tempo, colpirono come un bisturi nel cuore dei Bannatori. Com'era prevedibile, fu un massacro. I soldati fecero esplodere le porte ed entrarono dai vari ingressi, trovandosi il gruppo di Bannatori già pronto alla lotta. Nessuno scappò. Combatterono con il fervore che solo il fanatismo poteva concedere, colpirono gli aggressori con la fredda mente di un tattico e la ferocia di una bestia. Riuscirono a infliggere molte perdite ai soldati di Yalvern, ma, alla fine, non bastò. I Bannatori vennero massacrati, dal primo all'ultimo; nessuno provò nemmeno a scappare, nessuno a chiedere pietà. Morirono tutti con le loro armi strette in pugno. Come già detto, fu un massacro. Gli ostaggi, a parte il comprensibile turbamento della situazione, erano tutti in buona salute, e seguirono i soldati senza problemi. Dopo qualche breve indagine, si scoprì che nessuno aveva legami con questo gruppo di fanatici, e vennero liberati. Solo uno di loro, uno dei sacerdoti, aveva qualche informazione in più che sarebbe potuta servire: un biglietto, lasciatogli da uno dei Bannatori. ----------- "Se state leggendo questo, significa che io e miei fratelli siamo morti, uccisi da voi o da chi per voi. Vi scrivo perché c'è un dubbio che attanaglia la mia mente. Un dubbio che voglio contamini pure la vostra. Il nostro capo, Andreas Moxas, ci ha mandati qui, a prendere questa chiesa, un edificio indifendibile sotto ogni punto di vista. In questi miei ultimi momenti, mi rendo conto che ci ha mandato a morire sapendo di farlo. Comincio a dubitare che lui abbia mai seguito la Verità, ma ci abbia usato tutti, noi e voi, per altri scopi. Io sono un uomo di fede, e sono morto con un sorriso combattendo contro Ulhe, ma, nel nome della Verità che ho amato e seguito in vita, vi chiedo di scoprire le vere motivazioni di tutto questo. Vostro nella morte, Marcus Reix." ---- Il nome del capo dei Bannatori venne rapidamente passato alla guardia cittadina, ma tutto quello che riuscirono a trovare fu una casa vuota. Da quello che gli investigatori riuscirono a ricostruire, Moxas era scappato dalla città durante la presa del tempio. Ormai aveva quasi una giornata di vantaggio, e ritrovarlo sarebbe stato difficile, ma qualche traccia probabilmente era rimasta. In molti spingevano per provare comunque ad assicurare il fanatico alla giustizia, mentre altri preferivano chiudere definitivamente la faccenda. I pazzi Bannatori erano morti, perché continuare a pensarci? Un'altra faccenda sospetta, ma che gran parte delle persone reputavano di poco conto, era lo stato del tempio dove i Bannatori erano stati sconfitti. Tutti coloro che vi entravano potevano percepire nelle loro ossa che qualcosa era sbagliato. Come se l'aria stessa si fosse fatta più pesante, più antica. Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  13. Parte 3 - Sigillato con il Sangue Con il benestare delle autorità, i Figli del Colosso iniziarono a scavare con il loro fanatico fervore. Chiunque fosse passato nelle loro cave e nelle loro miniere sarebbe rimasto basito dall'organizzazione quasi sovrannaturale che vi regnava: non un meccanismo era fuori posto, non un lavoratore non sapeva cosa fare. Più si avvisavano al loro dio sepolto, più sembrava che fosse la sua stessa mente a guidarli, come se la marea di fedeli fosse diventata un solo corpo, con un solo proposito. Qualche settimana dopo, iniziarono a diventare palesi i danni derivanti da tale fervore: decine e decine di morti venivano trasportati fuori dalle miniere, uccisi da malnutrizione e sforzi fisici disumani. Con marcata inquietudine, i medici e i becchini di Kolos osservarono che i Figli del Colosso trattavano i loro morti come se non fossero diversi dai sassi che buttavano da parte negli scavi. Invero, non sembrava importare quanti morti uscissero dagli scavi, per ogni cadavere spento, altri cinque seguaci rimanevano a lavorare contro ogni logica medica. Negli abissi delle cave si sarebbero potute vedere intere file di minatori ossuti e pallidi come la morte stessa. Una legione di morti al servizio del Colosso. Infine, giunse il giorno. Una mattina, i soliti agenti del governo andarono a controllare la situazione, e videro con loro estremo stupore che i lavori si erano fermati. Andando nelle profondità dello scavo, si ritrovarono davanti a uno spettacolo surreale: le centinaia di Figli del Colosso rimasti erano tutti in piedi in una gigantesca grotta naturale, davanti a un titanico portone di roccia sconosciuta. I più attenti udirono i sussurri che i fanatici stavano sussurrando dalle loro labbra secche e biancastre: Liberatemi. Solo quella parola, in continuazione. Nessuno dei Figli del Colosso sembrava volersi muovere, o dare segno di reagire a stimoli esterni. L'unica cosa che facevano era osservare quel portone di pietra. Davanti alla colossale struttura c'era un piccolo altare di pietra, decorato da incisioni stranamente fluide e dalla strana geometria. Tutti coloro che si avvicinavano a questo altare sapevano intrinsecamente cosa dovevano fare per aprire la porta, come se una volontà antica glielo suggerisse. La pietra voleva sangue. Un ultimo sacrificio, e qualunque cosa dietro a quel portone sarebbe stata libera. Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  14. Cari utenti, questo annuncio che, normalmente, starebbe nel changelog Karaldur viene pubblicato invece qui. Abbiamo deciso dopo alcune discussioni e osservazioni fatte da più parti di ridurre il numero di abitanti necessari per mantenere una città e, dall'altro lato, del numero di persone non sufficienti per ritenere una città ancora viva. Il limite precedente era di 10 persone mentre ora scende a 6. La modifica è stata già trascritta sul regolamento. Questo modifica non riguarda i requisiti della fondazione di una città. Buon gioco!
  15. Parte 3 - Il Cuore Marcio Gli esperimenti portati avanti diedero presto i loro crudi risultati. Tutti e tre i tipi di fungo venuti a contatto con quella strana melma organica crebbero a dismisura dopo poche decine di ore. Il micelio ricoprì rapidamente tutte le superfici disponibili, formando sulla sua superficie escrescenze bulbari ricolme di spore violacee e dall'odore putrescente. Un piccolo animale inserito nell'ambiente venne velocemente soffocato da esse, e i suoi resti rapidamente ricoperti da altro micelio. Le ife dei funghi abitazione formarono, nei limiti delle loro aree di contenimento, strutture molto solide, anche se estremamente invasive: la zona venne praticamente ricoperta di spesse colonne fungine, molto più resistenti di comuni funghi abitazione. Infine, dalle ife del fungo filtrante crebbe un magnifico fungo azzurrino, ricco di piccole e filamentose ife sulla sua superficie. La sua particolarità divenne palese quando venne introdotta acqua all'interno della sua area di contenimento: invece di rilasciare un liquido chiaro e pulito, emetteva una sostanza melmosa e dall'odore dolciastro, completamente incompatibile con qualsiasi forma di vita diversa da un fungo. Tutte le varianti fertilizzate e più grandi presentavano le stesse proprietà. Mentre gli esperimenti confermavano gli effetti della melma, la città stessa dovette scoprirli a sue spese: molte case vennero invase dal micelio, mentre alcune strutture vennero distrutte da colonne fungine maleodoranti. Fortunatamente, le zone più pericolose vennero messe in sicurezza con solo qualche caso non letale di avvelenamento da spore; le strutture danneggiate vennero riparate con minimi sforzi, e i cittadini non ebbero grandi problemi. Dopo qualche settimana di ricerche, gli scienziati di Iphae riuscirono a scoprire qualche informazione in più su questa melma e il veleno che l'aveva creata: Il micelio e le ife contaminate da queste sostanze mostravano una marcata somiglianza con una rara specie di fungo, documentata in vecchi documenti dei primi coloni di Iphae. Lasciato perfino senza nome per la sua incredibile rarità, questo fungo cresceva solo in caverne molto profonde, al riparo dal sole e dal calore. I pochi esemplari rinvenuti provenivano tutti dalle grotte sotto alla città stessa. Qualsiasi sostanza avessero usato questi fanatici, sicuramente proveniva da quei funghi, che crescevano marci nel cuore della terra. Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  16. [Da qualche parte tra le montagne di Spes, Centro di Ricerca Extraterritoriale Elliro] - 2903 d.F. Le pareti della caverna che conteneva il CREE erano a malapena illuminate dalle lanterne, e quelle piccole luci creavano un magnifico riverbero sull’acqua e sul soffitto. <<Concordiamo tutti nel dire che, anche se l’umanità dovesse passare ancora mille volte attraverso l’antico portale, sarebbe tramandando ogni conoscenza che non si cancellerebbero secoli di storia>> disse Jès, al manipolo di uomini e donne che la circondavano nell’ombra, che di conseguenza annuirono... <<E dunque, dev’essere il nostro scopo preservare questa conoscenza. Qui ed oggi nasce l’Ordine Elliro, i cui membri giurano di proteggere la conoscenza e la cultura, a costo della loro stessa vita>> continuò quindi la ragazza, mettendo le mani in tasca, sfiorando l’orologio da taschino regalatole dal padre <<Jos dimanmir...>> disse infine [Istituto di Tecnologia di Karaldur] - 3017 d.F. <<L’Ordine Elliro crebbe e portò a compimento la sua missione, tutte le conoscenze da loro custodite riuscirono a passare attraverso l’antico portale, mentre la gente comune vi entrava urlando e scalciando per raggiungere il nuovo mondo…>> Disse Daemon al suo figlio piccolo, era ormai diventato abbastanza grande per sapere cosa facesse il padre quando spariva di casa la notte <<L’arrivo su Karaldur parve segnare la fine dell’Ordine, ma gli scienziati faticavano ad adattarsi ai metodi delle altre nazioni e così venne fondata la “Lividain tecnologie”: Una semplice società di facciata, che racchiudeva tutti i membri e tutti i ricercatori dell’Ordine Elliro… Ogni membro del consiglio direttivo faceva parte del consiglio dell’Ordine.>> continuò quindi a raccontare quelle storie che gli erano state spiegate anche da suo padre <<In pochi anni la Lividain Tecnologie crebbe di fama e nel 2963 fu una delle parti fondatrici dell’Istituto di Tecnologia di Karaldur… E beh, fin’ora aveva operato nell’ombra, l’Istituto ha svolto un buon lavoro come scrigno di cultura… Almeno fino ad adesso…>> Daemon si era ritrovato a spiegare a suo figlio tutto quello che stava per succedere, si fidava molto di lui in fin dei conti “E ora, dato che il mio cognome è Lividain mi ritrovo con una missione più grande di me sulle spalle. Non bastavano il rettorato e la paternità…” Guardò suo figlio e lasciatolo alla madre uscì dalla casa. [...] Come allora, un manipolo di uomini, i membri più importanti dell’ordine, erano riuniti attorno a Daemon. <<Questa società ha fallito, ogni nostro sforzo di mantenerla viva è messo in discussione dal resto dei reparti. La gente se ne vuole andare.>> disse quindi un uomo incappucciato nella penombra, ognuno aveva qualcosa da dire <<I ricercatori smettono di lavorare per le condizioni a cui sono sottoposti>> continuò quindi una donna poco lontano, poi una voce ruppe le altre, che ormai si erano incatenate <<Ma tutti concordiamo nel dire che, se l’Istituto dovesse cadere, sarebbe importante andarsene e salvaguardare la conoscenza che è stata qui prodotta in questi anni.>> disse quindi Daemon <<Era quello che volevate dire?>> continuò quindi, noncurante. La gente di fronte a lui rimase impassibile. <<Come pensavo… Nessuno qui si è dimenticato di quello che abbiamo giurato e quindi ho già dato ordine di catalogare tutte le ricerche fatte nell’Istituto.>>
  17. seno dovremmo mettere tutti quanti le firme sotto spoiler cosi si vedono di meno
  18. Il buon Zack è da sempre il cuore di una divisione squarciante. Ma le scelte in termine di colonna sonora, come questa Canzone ad accompagnare gli Opening Credits di Justice League, beh, tanto di cappello. Splendida.
  19. Vàr Moradon congedò con garbo il rappresentante dell'Associazione Sanitaria Yalven e si rilassò per un istante sulla poltrona della sala delle udienze. <<Anerel, dimmi che quello era l'ultimo, da brava>> <<No... mi rincresce, illustre Zenit. C'è ancora un'altra persona che ha richiesto un colloquio.>> Vàr alzò gli occhi al cielo. Questa ragazza proprio non la sopporto. <<E chi sarebbe costui?>> <<Un cittadino che si è stabilito a Yalven circa trent'anni fa, prima era un forestiero. Ha chiesto un'udienza a proposito di un importante artefatto pre-cataclisma collegato al Culto di Uhle>> rispose prontamente il Consigliere Accessorio. Lo Zenit fu molto sorpreso per quella nuova trovata. <<Certo!>> si mise a ridere, <<Chissà quale ciarpame ci porterà sostenendo che può cambiare la nostra storia! Pensavo che nell'accettare le richieste aveste un minimo di selezione>> Vàr fissò la ragazza gustandosi il suo imbarazzo. Sapeva che lei non c'entrava nulla con quella faccenda, ma anche che non avrebbe reagito per non mancargli di rispetto. <<Su, su, fallo entrare e cerchiamo di sbrigarci>> disse gesticolando. Anerel uscì nella sala d'attesa per invitare l'interessato ad entrare.
  20. lo sfondo nero mi stanca la vista dopo un po. Ma tranquillo non è un problema.
  21. Ti capisco, ma siamo una democrazia ed i miei tentativi di portare lo stile architettonico cittadino verso "Tempi Moderni" è stato osteggiato a furor di popolo
  22. è da eoni che non passo a Denrak, è fantastica! Complimenti assai! Personalmente sono un po' stanco di costruire in stile "medievale" et simili (da ex sindaco di Hamarkstal (DoL1) e Etesberg (FW IV era post-terremoto))...ma comunque ammirevole! Particolarmente interessanti gli edifici con tetto conico/a cupola e le vele delle imbarcazioni!
  23. Ecco spiegato il mistero :3 Quello è il tema standard di ipb e non mi pare sia ottimizzato per limitare le firme! Non ti piace il tema scuro? Ako
  24. uso il tema default (sfondo bianco per capirci)
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