Whiskeyjack

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    Nativo del Jandùr
  1. Al di sotto del messaggio è stato lasciato un simbolo, calcato più volte sulla pergamena. L'inchiostro utilizzato ricorda, per certi versi, il sangue rappreso: un cupo rosso porpora, contorni imperfetti e slabbrati. - OFF: Disponibile Lunedì 12/Giu 2017 ore 21.00.
  2. Si rialza, lentamente, gettando l’ultima striscia di carne secca della razione verso il muso del randagio e sulle labbra, screpolate e sottili, fa capolino l’ombra di un sorriso quando, con uno schiocco secco di fauci, l’animale si gode la consistenza filamentosa del pranzo. Prima di distendere le lunghe gambe, le dita callose afferrano le bretelle dello zaino di pelliccia, senza però gettarselo sulle spalle, dove lo spazio è occupato dalla faretra e dall’arco lungo. “A buon rendere.” Replica al Locandiere, precedendo con quella voce ruvida e un cenno rozzo del mento il ritorno dell’uomo all’interno. Il biondo ha un viso spigoloso, la pelle bianchissima e occhi di un azzurro slavato che, nella penombra del vicolo, hanno assunto una sfumatura più cupa, l’attimo che precede il primo passo verso il chiacchiericcio che filtra dalla porta aperta. Recupera dal selciato sporco del vicolo di servizio la lunga staffa ritorta, il cui rintocco cadenzato accompagna i passi leggeri che lo conducono lontano da quel randagio pulcioso alle prese con il suo pasto. Il lugubre e cadenzato rintocco del bastone cessa quando l’uomo, vestito con abiti di pelliccia inadatti, con buona probabilità, al clima della città, raggiunge la penombra della Locanda, pochi attimi dopo Genos. Le folte sopracciglia bionde sono aggrottate in un cipiglio pensieroso, mentre inspira a fondo gli odori che aleggiano nell’aria riscaldata dalla moltitudine di persone sparpagliata fra i tavoli e i bancone. Trascorre alcuni attimi in quella sua esplorazione solitaria e silenziosa, passando in rassegna i volti dei presenti che vanno e vengono, a piccoli gruppi o da soli, inghiottiti dal calore del Calice di Karl oppure restituiti al calore del sole. Prende un respiro profondo, inghiottendo sapori e odori, prima di camminare verso il bancone con passo felpato. Vi è qualcosa nelle sue movenze che lo accomuna, per certi versi, a un predatore nel bel mezzo di una battuta di caccia: forse il modo in cui le narici si dilatano per far entrare sorsi più abbondanti di aria nei polmoni, il movimento degli occhi dentro le orbite, lento e guardingo, o, ancora, il modo in cui cammina sulle punte di quegli stivali consumati, senza mai davvero appoggiare il tallone. Si ferma a pochi sgabelli da Miles e lascia cadere a terra lo zaino da esploratore, mentre un boccale pieno fino all’orlo viene spinto sul legno del bancone, in sua direzione. S’aggrappa al peltro come un naufrago fa con ciò che resta della sua imbarcazione, gettando il capo all’indietro e ingurgitando il contenuto con evidente avidità, con la stessa urgenza di chi per troppo tempo è stato lontano da una fonte d’acqua. Un rivolo di birra scivola dall’angolo delle labbra per la troppa foga, puntando verso il mento e insozzando il cuoio della corazza che sfoggia al di sotto degli abiti da viaggiatore. Quando anche l’ultima goccia del boccale è stata trangugiata, il Biondo lo adagia sul legno rovinato del bancone con una qual certa delicatezza. Socchiude gli occhi, china il mento verso il torace e resta lì, in un’immobilità del fisico in netto contrasto con la mobilità dello sguardo che danza sui volti dei presenti, senza soffermarsi mai troppo a lungo su nessuno.
  3. "Se proprio ti avanza, mi offro di aiutarti io." E' una voce ruvida come la cote utilizzata dal fabbro per rifare il filo alle armi, quella che fa capolino a pochi passi dalla porta dove sbuca Genos. Il proprietario di quel bisbiglio è un uomo dai lunghi capelli biondi, gli occhi di un azzurro slavato e un viso dai lineamenti sfaccettati quanto la roccia di cui sono fatte le montagne più impervie. E' accovacciato a terra, intento a condividere un pezzo di carne secca con un cane randagio, dal ventre gonfio di vermi e il pelo costellato da pulci ben più vitali del loro emaciato ospite. Il vestiario lo riconduce facilmente a uno dei tanti avventurieri che passano da quelle parti, in cerca di fortuna o di gloria: un'armatura di pelle sotto cui sbucano logori abiti da viaggio, due spade corte - una per lato - agganciate alle cinta d'armi, una faretra a tracolla sulla schiena e un arco lungo la cui impugnatura di cuoio sembra essere stata maneggiata estremamente spesso. Ai suoi piedi giace anche una staffa e uno zaino così gonfio che sembra essere in procinto di scoppiare da un momento all'altro. Al passaggio di Ganos non si rialza, limitandosi a sollevare il mento e guardarti dal basso verso l'alto: in quel movimento del capo, seguito da una lieve rotazione del collo verso la porta, un pollice di Gigante ondeggia, rinsecchito, sul torace, un macabro ciondolo ostentato con una palese noncuranza.
  4. Nome Giocatore: Fennek (su roll20) Nome Personaggio: Victor Heboric Classe e Professione: Ranger, Guida esperta in ambienti montani Razze e Descrizione Fisica: Umano, capelli biondi, pelle pallida come le vette innevate e occhi di un azzurro slavato. Descrizione Caratteriale: Taciturno, sempre prediligere più la compagnia degli animali a quella degli altri essere umani. Schietto, forse anche troppo. Scheda: https://drive.google.com/open?id=0B5gdwGyaCCDSYzVGdGdUdkRJV00 Biografia: