Miluna_

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  1. L'allodola adagiata sul ramo di quercia salutava con il suo canto l'alba e con essa il nuovo giorno. Caillean stanca per la lunga cavalcata e per la notte insonne seguiva Mistor attraverso il fitto bosco finchè giunsero ad un piccolo porticciolo. La prima cosa che riconobbe fu il profumo dei fiori, così belli nella sua terra, misto all'odore della salsedine e delle alghe. Scese da cavallo e portò al riparo i due destrieri che li avevano serviti senza un lamento. Diede loro degli zuccherini e poste le mani sulle fronti di quei poderosi animali li ringraziò e li benedisse. Mistor fu subito di ritorno con delle provviste e con un cenno le disse di seguirlo. Fu solo per un attimo ma a Caillean parve di sentirsi osservata. Si girò di scatto e vide una figura dietro una finestra che li osservava ma non la seppe riconoscere. Mistor la chiamò e prendendole la mano l'aiutò a salire sulla piccola ma veloce imbarcazione. "Vai sotto coperta e sistema le provviste" con fare gentile le dette la sacca per riporla al riparo dalla luce solare. Probabilmente il suo buon amico voleva che si mettesse al riparo da occhi indiscreti il prima possibile. Meno persone la notavano meglio era. Presto dimenticò il losco figuro che poco prima li stava spiando complice il meraviglioso paesaggio che si apriva di fronte a lei. Centinaia di fiori d'ogni colore facevano capolino nella fitta e verde erba; querce e betulle alzavano al cielo i loro folti rami grondanti rugiada. Qui e là si potevano scorgere simpatici coniglietti che sbucavano dalle loro tane. La natura apriva gli occhi al nuovo giorno e Caillean si sentì finalmente a casa. Cosa le avrebbe riservato il futuro ancora non lo sapeva ma, se c'era una cosa che aveva imparato seppur così giovane, era che ogni giorno valeva la pena d'esser vissuto con forza e passione. Sopraffatta dall'emozione sentiva scoppiarle il cuore nel petto. Un nuovo capitolo della sua vita stava per cominciare. Ora era finalmente pronta ad affrontare il suo triste passato e a guardare al futuro con fiducia. Avrebbe reso grazie alla dea Madre nella terra natia e questo era già di per se un piccolo miracolo.
  2. <Abbiamo solo due ore per riposare, non sprecare tempo a spogliarti, lascio la finestra socchiusa ed alle due in punto passo a prenderti. So per certo che qui siamo in pericolo, ma stai tranquilla ho previsto tutto.> Poche parole, quelle pronunciate da Mistor, e Caillean sentì crescere in lei la paura. Era una sensazione così strana poter finalmente fare affidamento su qualcuno che, in un primo momento, non seppe che dire. Si limitò ad annuire confortata dal calore della mano di quell'amico che non sapeva di avere, che la guardava come il più prezioso dei tesori e che l'avrebbe protetta da qualsiasi pericolo. Mistor aprì la porta, si fermò e per un secondo si girò a guardarla. I loro sguardi s'incrociarono. Caillean gli sorrise fiduciosa e in quel momento decise che avrebbe affidato la vita nelle mani del buon uomo senza alcuna riserva. Rimasta sola si sdraiò e chiuse gli occhi... Mentalmente recitò una preghiera alla dea Madre, parole che non sapeva come ma nascevano dalla sua memoria quasi una mano invisibile li avesse lì deposti: Madre, signora della ruota d'argento e della sacra fonte, ti offro in dono la mia purezza, ti chiedo vita, fortuna, amore e la salvezza. Benedici la foresta e il sacro albero. Benedici il campo perchè possa donarci l'abbondanza, fa che tutti i tuoi figli e le tue figlie siano salvi e proteggi i corpi e le anime. L'immagine di una donna bellissima, vestita con una tanto semplice quanto solenne veste blu come la notte, che alzava viso e mani al cielo e alla luna, si formò nei suoi pensieri. "Madre..." . Sentì nascere sotto le palpebre chiuse amare lacrime. Erano rare le occasioni in cui Caillean ricordava il viso di sua madre e, quando accadeva, la sua mancanza la travolgeva. Trasse un profondo sospiro, cercò di rilassarsi e presto si assopì. "Caillean, svegliati... dobbiamo andare". Aprì gli e vide Mistor chino su di lei che le carezzava il capo per svegliarla. "E' già l'ora?" . "Si" rispose l'amico. "Prima c'è ne andiamo, prima ci allontaniamo dal pericolo. Sei pronta?" . Caillean sentiva crescere in lei l'adrenalina. Non vedeva l'ora di ricominciare il viaggio che finalmente l'avrebbe riportata a casa. Si, era pronta, lo era da tutta la vita. Prese per mano l'amico. " Si Mistor, lo sono, lo sono da sempre. Riportami a casa".
  3. Poteva essere sollievo ciò che provava? O semplicemente quella che tutti chiamano felicità? Caillean non sapeva darsi una risposta... Un profondo sospiro di sollievo sfuggì alla ragazza, non riuscìva a parlare per la gioia, semplicemente chinò il capo fino a toccare le mani di Mistor in un gesto di profonda gratitudine. "Ho tentato molte volte di scappare non appena sono diventata abbastanza grande, ma solo qualche settimana fa sono riuscita nel mio intento". Tremava al ricordo dei pericoli corsi e a quelli che probabilmente erano ancora dietro l'angolo. "Non ricordo esattamente ciò che successe quando mi trovasti, spesso faccio dei sogni, s'accalcano immagini, sensazioni, rumori. Ricordo il profumo di mia madre e le forti braccia di mio padre". Cercò lo sguardo dell'uomo, non voleva si sentisse in colpa, lui l'aveva salvata da morte certa e non avrebbe potuto prevedere in alcun modo ciò che fece il suo migliore amico, Huw, il mercante di spezie. "Ciò che so è quel che mi ha raccontato una delle altre schiave più anziane al servizio del nobile che mi teneva rinchiusa: dopo che tu mi affidasti in segreto al mercante perchè mi nascondesse lontano dalla battaglia lui mi portò a Spes; io ero ancora molto piccola e avevo bisogno delle cure di una madre e lui non aveva tempo da perdere ne voleva sprecare danaro per me. In città incontrò Rheis. Egli serviva il nobile Bendeigid originario del Gekuvan occidentale, ed era sempre alla ricerca di ragazze per il suo padrone; mi notò e fece un'offerta. Huw, annusato un cospicuo e facile guadagno mi vendette. Crebbi nelle cucine tra le serve e le cameriere. Non fu un'infanzia così brutta ma cresciuta capii che quel che voleva il mio padrone da me era qualcuno che sostituisse la moglie nel suo letto. Mi guardava come un lupo guarda un agnellino prima di divorarlo. Spesso mi osservava da lontano pregustando il momento in cui avrebbe colto la mia innocenza. Aspettava che mi trovassi da sola per terrorizzarmi. Bastava mi guardasse o mi sfiorasse i capelli per paralizzarmi dalla paura. Mi sentivo come un condannato a morte senza via di scampo. Avrei preferito morire. Una notte, quando tutti stavano dormendo, vidi che una delle guardie si era assopita. Quello era il momento che aspettavo da tanto tempo, presi il mantello e pochi viveri e corsi con tutta la forza che avevo. Non mi fermai finchè non caddi esausta tra alberi e cespugli. Non potevo credere di essere riuscita a scappare e sapevo che presto le guardie se ne sarebbero accorte e quell'essere non avrebbe perdonato un affronto simile. E l'indomani sarebbe stato il giorno dell'iniziazione all'arte amatoria, come, per schernirmi, diceva lui stesso". Caillean aveva parlato tutto d'un fiato, tremava visibilmente e una lacrima luccicò sul pallore del viso. " Mistor, ti prego, vivo con questo macigno sul cuore da tutta la vita, cosa successe quel giorno?" Caillean non osava chiedere di più... voleva sapere se era rimasta sola al mondo o se qualcun altro era sopravvissuto ... Piena di speranza, attese.
  4. Un rumore improvviso di un boccale che si frantumava a terra riportò Caillean al presente. Guardava quell'uomo che ancora le teneva i polsi e in quello stesso istante seppe che lo conosceva e si poteva fidare da lui. "Sei tu" ripeteva incredulo, lo sguardo commosso. Le carezzò il capo e quel gesto così famigliare e intimo al quale non era abituata le fece venire le lacrime agli occhi. Attorno a loro qualcuno alzava già lo sguardo, incuriosito un po' per la scena un po' per la strana ragazza che sembrava stare dritta sulle gambe a fatica. Caillean sentì l'attenzione su di se e cercò di divincolarsi per trovare rifugio al tavolo prescelto. "Certo cara, siediti, è meglio". I due presero posto al tavolo e di li a poco Julevàn portò la birra ordinata. "Bevine subito un sorso, anzi beviamolo entrambi, è meglio", disse Mistor visibilmente emozionato. Lei ancora non aveva osato proferir parola, convinta che la voce le sarebbe mancata. Ingurgitò avida un generoso sorso della fresca bevanda. Posato il bicchiere guardò l'uomo seduto di fronte a lei : "Si Mistor, sono proprio io, Caillean, figlia di Vran, arcidruido del Popolo Antico e di Lhiannon, sacerdotessa della Dea Madre Arianrhod". "Sono scappata dalla schiavitù, voglio tornare a casa, ti prego Mistor, so che eri un uomo buono che serviva fedelmente mia madre... Ti prego aiutami". Occhi emozionati, gonfi di lacrime imploravano l'uomo...
  5. Lente, come pecore al pascolo, le stelle si muovevano nel firmamento. Il sonno tardava a tornare. Per la prima volta dopo molto tempo Caillean si ritrovò da sola e pensieri, ricordi, immagini e sogni s'accalcavano nella sua mente... Sapeva che oramai non sarebbe più riuscita a chiudere occhio. Si alzò, mise il mantello e raccolse la chioma alla bell'e meglio. Le solite ciocche ribelli, troppo ricciolute per essere addomesticate, sfuggivano qua e la e morbide le toccavano la fronte, una guancia, il collo, il seno. La carnagione chiarissima, gli occhi blu come le profondità marine insieme all'azzurro dei capelli non l'avevano certo aiutata a vincere la timidezza, odiava essere il centro dell'attenzione, ne a passare inosservata, ma ormai era abituata agli sguardi della gente e, vicina alla terra natia, si era fatta coraggio. Raccolse le proprie cose e scese le scale si ritrovò nella sala principale. Si stupì di trovare la locanda ancora così gremita di gente. "Deve essere meno tardi di quel che pensassi". La bella ragazza dagli occhi smeraldo posava per il ritrattista poco lontano da lei; Julevàn, il locandiere, parlava fitto fitto con due clienti seduti al bancone; altri gruppetti di persone sedevano ai tavoli. Alcuni chiacchieravano animatamente tra loro, altri giocavano a carte, altri ancori ridevano sotto i baffi assistendo a questa e quell'altra scenetta. Vagò con lo sguardo in cerca di un angolo solitario... voleva star sola e riordinare le idee, magari avrebbe bevuto un boccale di birra, e avrebbe pianificato l'indomani. "Oste per favore mi porti un boccale di birra a quel tavolo laggiù" , disse indicando l'ultimo tavolo dall'altra parte della stanza. Il buon uomo si stupì di vederla e si dimostrò preoccupato che non avesse trovato confortevole l'alloggio. "No, anzi, è solo una notte di pensieri, una delle tante. Meglio trovar sollievo con una bevanda che rigirarsi nel letto". Sorrise e si diresse al tavolo. Un movimento improvviso della folla rischiò di travolgerla. Perse l'equilibrio e urtò un uomo dall'impermeabile scuro che si girò e la sorresse guardandola di sfuggita, mormorò qualcosa ... e rimase a fissarla sbigottito. "Mi scusi signore non era mia intenzione urtarla!". Le mani forti le strinsero le braccia e una voce nota le chiese... "Ca-Caillean... sei proprio tu?" I due si fissarono per un tempo che pareva infinito. In effetti per Caillean il tempo si era fermato. Tutto era immoto mentre la memoria carambolava all'indietro per ripescare quella voce... quella voce che, ne era sicura, aveva già sentito...
  6. Clangori di spade giungevano da poco lontano, l'aria infetta di nebbia e fumo entrava nelle narici bruciandole la gola. Caillean tossiva raggomitolata dietro l'altare... grosse lacrime le rigavano le guance. In lontananza le urla delle donne si mescolavano ai canti di preghiera delle sacerdotesse ... Tutto era rosso ,,, tutto era nero e la vita finiva per mano nemica. Caillean si svegliò madida di sudore, il cuore martellava nel petto tanto da coprire qualsiasi altro rumore. Quell'incubo tormentava le sue notti da sempre ma nell'ultimo periodo pareva più vivido che mai. Si mise a sedere sul davanzale della finestra coperta da uno scialle leggero che teneva stretto a se quasi potesse proteggerla. La fresca aria della notte accarezzava dolcemente lei e il tessuto velato facendole venire i brividi. Da basso giungevano pochissimi rumori. Non sapeva che ore fossero ma doveva essere molto tardi ormai... L'idea che qualcuno potesse seguirla per riportarla indietro ancora la terrorizzava ... Ormai non poteva far altro che proseguire e se non fosse riuscita a tornare sull'isola di Deva, la terra di sua madre, ebbene che la Dea Madre l'accogliesse fra le sue braccia ! Avrebbe preferito morire che tornare indietro! Si sdraiò sperando che il sonno tornasse presto...
  7. Caillean rimase di stucco quando la bellissima ragazza dagli occhi di smeraldo si offrì di pagare la stanza al suo posto... " Ti ringrazio veramente ma non è necessario " sorridendole sinceramente. "Non sono molte le persone così generose al giorno d'oggi. Nessuno fa niente per niente e sono poche le persone che ci è concesso di chiamare amici ". Un velo di tristezza calò sugli occhi di Caillean. " Oste grazie dell'offerta. Domani mattina parlerò con lo stalliere per comprare una giumenta. Non servono carretti ne agevolazioni, imparai a cavalcare prima ancora di camminare" e girandosi verso Esmeralda ... "Ti auguro ogni bene giovane donna, possa la Dea Madre proteggere il tuo sonno e i tuoi amori ". Si chinò e prese congedo dai presenti...
  8. " Benissimo, prenderei la camera per questa notte, ma ho bisogno di un catino e dell'acqua calda sufficiente per un bagno buon uomo, ovviamente pagherò per il lavoro supplementare". Caillean guardò timida l'oste che valutava la sua richiesta passandosi la mano sui corti baffi, pensieroso. Lei già pregustava il calore dell'acqua sulle stanche membra sognando i profumi e le spezie quale era solita usare nella casa della foresta sull'isola di Deva. " Voglio ritirarmi il prima possibile per la notte buon uomo e partire di buon'ora domani mattina, il mio viaggio non è giunto al termine e molta è la strada che devo ancora percorrere "... Occhi curiosi si fecero attenti, ascoltavano ingordi cercando di carpire più informazioni possibili. Caillean non sapeva se quella notte sarebbe riuscita a chiudere occhio...
  9. Caillean si avvicinò al bancone per pagare l'oste per il semplice ma ottimo pasto appena consumato. " Per la zuppa e il latte sono 7 zenar signore ... ah, signorina" ... Julevàn la fissava insistentemente o meglio fissava i suoi capelli ... Sapeva di suscitare curiosità in chiunque se ne accorgesse e lei, ormai stanca di spiegarne il motivo ogni qualvolta qualcuno li notava, aveva preso l'abitudine di indossare un mantello con il cappuccio... "Buon uomo cerco un giaciglio per la notte; offrite alloggio?" Caillean avrebbe pagato qualsiasi cifra per poter riposare un po' e tutto sommato, sebbene umile, il posto le piaceva molto. Arrossì come sempre le succedeva quando si sentiva osservata. Lo sguardo di un uomo che si posava su di lei le incuteva sempre un certo imbarazzo. Ormai però il sole era calato dietro le nubi e il buio della notte aveva fagocitato tutta la città. Spes era bellissima di giorno ma la notte, quando mille luci si accendevano, diventava magica.
  10. Finita la zuppa bollente di barbabietole Caillean si sentiva già più in forze. Da molto mancava da Spes ma i vecchi sapori come i ricordi riemersero prepotenti ... Una dolce malinconia che le riportava alla memoria momenti di un'infanzia tutto sommato felice emerse quando sentì le risa di alcuni bambini mentre rincasavano per la cena. Quante volte anche lei aveva corso e giocato in quei vicoli... e ora, dopo anni, eccola di nuovo immersa in quel clima piacevole. Non sembrava prestare molta attenzione all'ambiente circostante e non si accorse quando una sedia quasi la colpì. Una piccola scaramuccia era scoppiata ad un tavolo poco lontano da lei... Sentiva i due contendenti accusarsi di essere bari. Palesemente alticci i due si scambiarono occhiate furenti ma, com'era cominciata la lotta finì in una fragorosa risata e tutto tornò tranquillo. Stranamente tranquillo, perchè l'incudine rampante non era certo una locanda famosa per la raffinatezza o la tranquillità... Sembrava la quiete prima della tempesta e nel frattempo altri viaggiatori mescolati ai soliti clienti continuavano la loro apparizione.
  11. Un vento freddo investiva le torce e trasformava le fiamme in code ardenti. La luce irosa brillava sulle acque buie del porto e sugli scudi delle guardie che percorrevano le strade di Spes per garantirne l'ordine. L'odore delle lucerne ad olio e della cera delle candele mescolato a quello intenso di rum e tabacco la investì appena solcato l'ingresso. Un vociare indistinto di questo e quell'altro gruppetto, un signore seduto da solo in un angolo mentre beveva il suo rum, piatti tintinnare, lo scoppiettare del fuoco... Aveva la sensazione di essere entrata in un mondo a parte... quasi surreale. Caillean indossava uno scuro mantello che la copriva quasi interamente, sotto, solo una semplice tunica color del cielo... azzurro come la la folta chioma. Agognava al calore del fuoco ma decise di sedersi in disparte. L'ultima cosa che voleva era attirare l'attenzione su di se; il viaggio era ancora lungo e lei era sola. Cercava qualche ora di riposo e magari un piatto caldo prima di proseguire alla ricerca della terra di sua madre... " Oste, una zuppa calda e del latte fresco per favore "