Gabryel1278

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  1. Ciao, la tua richiesta di cittadinanza non può essere approvata in quanto sei stato già nostro cittadino ed è stata una TUA scelta quella di andartene dalla città. Abbiamo più volte preso in esame la tua richiesta di rientrare e ti è stata già fornita una risposta. Ergo la tua richiesta non è approvata.
  2. Lo scontro a fuoco aveva sfiancato i tre fratelli, erano riusciti da soli a far defluire il fumo pestilenziale e respingere i terroristi, ma era stato veramente sfiancante. Mentre Rakadar e Falamir mietevano vittime tra le fila nemiche, Vìmurèbas portava fuori i partecipanti indifesi. I criminali iniziavano ad essere a corto di munizioni e di tempo, la guardia cittadina avanzava, spingendoli a rifugiarsi dietro l'altare. I revolver ormai privi di cartucce buone lasciavano spazio a spade e scudi. Erano ostinati fino alla fine, pronti a sacrificarsi per i loro ideali. Di fatti la battaglia si esaurì poco dopo, le forze spesiane erano in netta maggioranza numerica, liberando la chiesa dai terroristi. Il corpo era stato trafugato, ma le persone rimaste coinvolte erano quasi tutti sani e salvi. "Devo dire, mi sono divertito" sospirò Rakadar "anche se ho perso la possibilità di uscire con quel giovane. Peccato..." "Ho quasi rischiato un infarto per far divertire voi tre. Potevamo farci benissimo gli affari nostri e stare a guardare." rimproverò Àsnu. "Nah. Era nostro dovere. Poi... vuoi mettere in discussione la figura di valorosi guerrieri che abbiamo fatto vedere al mondo?" rispose Falamir, sapendo di aver pizzicato le giuste corde della sorella. Da lì a poco, i Seth si ritirarono verso il porto. Le due gemelle aspettavano sull'imbarcazione già da un bel po' e Nàdakasmojàn era ormai partito per Denrak da solo, informando gli altri famigliari con un semplice bigliettino attaccato alla porta della cambusa della nave. Sebbene si fossero divertiti quasi tutti, il peso dell'età si faceva sentire.
  3. La gente gridava e si dimenava, non sapeva cosa fare. Alcuni capi di stato si trovavano dentro al tempio al momento dell'accaduto, mentre le guardie cercavano disperatamente di irrompere nella struttura. "Stai qui ragazzo, sta succedendo qualcosa di grosso e ho come l'impressione che mi divertirò" sussurrò Rakadar ad Hebias, vedendo tutto il caos che si stava generando davanti la chiesa. @Strechspace5 Àsnu e Falamir, intanto, si trovavano proprio lì mentre i criminali stavano agendo. La folla accalcatasi in un angolo della piazza era visibilmente scossa e si disperava sapendo che molta gente importante era lì dentro. "Àsnu..." Falamir si girò verso sua sorella, che lo guardava preoccupata "...Dov'è... Delwin?". Sapeva già la risposta ma in cuor suo sperava fosse uscita prima dell'avvenimento. "Àsnu rispondimi ... è rimasta coinvolta vero?" continuava a chiedere Falamir, non ricevendo alcuna risposta dalla sorella, che ora guardava in basso Il silenzio generatosi era innaturale "...Prendi le mie cose, sono sulla nostra nave ormeggiata al porto, prima cassa appena entri in cambusa. Appena torni lanciamele dentro." Àsnu si mise subito a correre, o meglio a camminare molto velocemente verso il porto, dato l'ingombrante vestito che portava. Sembrava una gallina impazzita mentre raggiungeva il punto designato. Pensava <<Ma io dico, mai una giornata tranquilla per me?>> mentre stava scendendo a due a due gli scalini che le si ponevano davanti, facendo attenzione a non rotolare giù. "Vieni qua bestione! Ho un lavoro per te! E muoviti." Vìmurèbas si sposto vicino al fratello che gli urlava contro. "Dritto davanti a te c'è un portone in legno, dentro alcuni farabutti stanno facendo qualcosa di pericoloso per la gente rimasta chiusa. Gente fra la quale c'è anche la nostra Senian Delwin. Vedi di rendere il tuo grosso e stupido sedere utile e carica il portone, dovrebbe star cedendo grazie alle cariche precedenti delle guardie, quindi non dovrai fare molto sforzo" Vìmurèbas mugugno qualcosa e si mise di fronte al portone. "Signori vi prego un po' di spazio!" Rakadar raggiunse gli altri due fratelli portando con sé un cinturone e una spada, rubati ad una guardia distratta dalla calca mentre si avvicinava a Falamir. R: "Sai già quanti sono?" F: "Ti pare, si sono chiusi dentro" R "Allora non c'è tempo da perdere. Questi sono per te." F: "Finché Àsnu non mi porta la roba possiamo solo tenerli con ste cose" R:"A TUTTI VOI, SPOSTATEVI UN MOMENTO" Quando le guardie si spostarono per un breve periodo di tempo, i tre partirono dritti di fronte alla barriera che li separava dalla Senian. L'impatto fu violento e generò un fragore enorme. Il portone, spalancatosi di colpo,scagliò una pioggia di schegge mentre parte dell'intonaco e della struttura del portone si staccava dalla sua base. Il corpo di Vìmurèbas, grazie al suo peso e ai suoi muscoli aveva dato il colpo decisivo, aiutato anche dai due suoi altri fratelli. Gli uomini mascherati intanto erano stati colti di sorpresa, non si aspettavano che qualcuno sarebbe riuscito ad entrare così presto nell'edificio. Questi ultimi presero in mano le armi da fuoco e immediatamente la situazione precipitò. Le guardie che sostavano all'esterno si erano messe dietro le colonne della porta, usandole come riparo mentre la pioggia di fuoco imperversava contro di loro. Rakadar, Falamir e lo stordito Vimurebas si erano barricati dietro le travi cadute del portone, impossibili da penetrare con le armi da fuoco. R: "Ahahah azione finalemente. Stava diventando un mortorio" F: "Qui ci lasciamo la pelle se non ci diamo una mossa. Riesco a vedere Delwin ed Eremrem, ma sono lontani da noi. Ne conto almeno cinque, ma credo siano di più. Ma cos'è sta puzza?" R: "Sospetto sia qualche gas usato per addormentare le persone in sala. Anche se col sacerdote hanno usato un acqua di colonia al gusto revolver ahah." F: "Vedi di stare zitto e non respirare sta roba. Agiamo appena il fumo si sarà diradato."
  4. "Interessante. Veramente interessante, ma purtroppo son stata sempre scettica riguardo le religioni. Ho potuto apprendere l'esistenza dei Superni, sulla quale ancora gravano i miei forti dubbi. Ma per tutto il resto, per tutto il miasma asfissiante che la vita rappresenta, e che la sua fine comporta, non credo a nulla che non sia scientificamente comprovato. Considero la vita come un carico, un masso enorme che grava sulle creature dotate di coscienza, capaci di rendersi conto e interrogarsi sui suoi aspetti, non arrivando mai ad una soluzione. Questo continuo domandarsi sapendo che non c'è risposta certa per me è uno stato di sofferenza inequivocabile. La vita, quindi, è dolore, il nostro stato normale delle cose è la sofferenza, alleviata solamente da fugacità come i beni materiali che ci costruiamo nel tempo, durante tutta una vita, solo per darci una vana sensazione di realizzazione e tenere occupata la nostra mente, per non pensare, per non soffrire. La morte quindi diventa la liberazione di questo dubbio, la fine di ogni aspetto di domanda e di ogni sofferenza. Quali siano le cause è puramente casualità. Ma cosa ci aspetta dopo nessuno può saperlo. Lo si può immaginare come credo abbia potuto fare il grande Draft di cui tu vai professando la sua parola, ma nessuno lo sa. Neanche i "nostri adorati" superni, credo, d'altronde loro sono immortali, è un concetto che non gli interessa. Tutte le altre religioni, più che altro, mi sembrano solo norme comportamentali nella speranza di ricevere un compenso in un'ipotetica vita ultraterrena, limitando intanto l'oscura natura umana che finirebbe con il disfacimento della società e la vittoria dei pochi più forti sui più deboli." Detto ciò il silenzio calò sulla folla, come se l'aria leggermente meno triste che si respirava fosse stata spazzata via da un uragano di pessimismo tremendo. "Possiate scusarmi se ho rovinato l'atmosfera del luogo, è tempo che io mi riunisca con il resto della mia famiglia. I miei saluti e mi raccomando, non perdete la speranza." Con un sorrisetto palesemente falso si incamminò con Vìmurèbas verso l'entrata della chiesa. Durante il suo percorso, però, Hebias la travolse, letteralmente, facendola cadere fortunatamente tra le bracciadi Vìmurèbas che la prese prontamente al volo. Non riusciva a vedere ma aveva un buon udito che compensava. "Dì un po' giovane..." disse con un tono di voce abbastanza severo "Dove te ne vai correndo così ? Non prestando attenzione a niente e a nessuno!? Sai che avresti potuto farmi cadere? Sai che se cadessi non mi rialzerei più vero? Cosa pensi che sia fatta di ferro? Ti dovrei denunciare per tentato omicidio, altro che!". Vìmurèbas si fece più minaccioso, guai a chi toccava qualche membro della sua famiglia. Si mise dietro al ragazzo pronto a prenderlo di peso e portarlo davanti le guardie, se non che Rakadar vedendo la scena si precipitò sul posto: "Ehi gigante, lascialo stare. Lui è con me" dandogli una pacca sulla spalla. Àsnu, indispettita, lo avvicinò tirandogli il colletto del completo "Ma hai visto che mi ha fatto? Avrei potuto rompermi qualche osso o addirittura peggio". "L'erba cattiva non muore mai, lo sai" sorridendo rispose Rakadar che prese la mano di sua sorella, e baciandola, gli sussurrò "dai non è successo niente, finché hai dietro Vim lo sai che non ti succede nulla". Calmatasi, Àsnu riprese il percorso per la salma di Aralia, mentre Rakadar si girò verso Hebias e ridacchiando gli disse "Ahah, ora sei in debito con me! Ahhh, a proposito, non avevo riconosciuto il signor Lividain. Lavori per quel vecchio bacucco? Che fine prematura per un giovane così carino." Nel frattempo Falamir era riuscito a convincere la Senian ad uscire a pranzo, era felice ed euforico, non era da tutti chiacchierare con Delwin e questo sarebbe stato motivo di grande vanto tra i suoi compagni d'arme. Vide Àsnu e Vìmurèbas uscire dalla chiesa e li raggiunse spavaldamente: "Dove sei stato?" chiese la sorella. "In giro. Te non sai, indovina chi porto a pranzo?" chiese sarcasticamente. "Chi?" "Delwin" gli sussurrò alle orecchie Falamir "COOOOOOOOOOOSA?!" domandò Àsnu incredula "NO DAVVERO COSA? COME? COM'È POSSIBILE" "Eh oh, l'ho invitata. A proposito sgancia un po' di grana che non ne ho portata" Àsnu stava letteralmente bollendo dentro, era bianca in volto con la bocca spalancata per lo sgomento. Non solo suo fratello era riuscito a parlare con la Senian, ma ora gli stava chiedendo anche i soldi. La donna sospirò tristemente "Ho bisogno di una sedia..."
  5. Il modo in cui il giovane disse quelle parole ammaliò Rakadar, a cui si sciolse letteralmente il cuore. Fece un sorrisetto malizioso mentre lo squadrava da capo a piedi. Quando finalmente l'anziano signore vicino a Hebias si spostò, esordì con: "Che maleducato... sono Rakadar dei Seth, una delle famiglie più antiche del piano ancora oggi esistenti. La nostra storia è intrisa tra miti e leggende, siamo una personalità, anzi una singolarità nel Karaldur.Mi sorprendo che un giovane attento come lei non mi abbia riconosciuto. Avrà sicuramente sentito parlare dei nostri dolci, vere e proprie architetture. O anche del nostro malvagio cugino Maleseth, il becchino denrako che mangiava le persone. Ma va beh... fa niente". Così dicendo la discussione si spostò fuori la chiesa dove continuò dicendo "Guarda là puoi vedere mia sorella Àsnu e il mio sfortunato Vìmurèbas. Là invece c'è Falamir. Un po' irascibile ma niente di che" portando la sua testa all'altezza di Hebias allungò il dito verso Falamir. "Come puoi vedere sta intrattenendo la Senian Delwin in quasi sicuramente un discorso brillante e deciso, credo... Tornando a noi, sarò felice di raccontarti la mia storia, durante questi 60 anni, che modestamente porto benissimo, ho intrapreso mille avventure, eh eh... Oh non preoccuparti comunque se non bevi alcolici, posso offrirti qualsiasi bevanda tu voglia. Pago io ovviamente." Falamir intanto era alle prese con Delwin, infuriata per lo spavento da lui provocato. "Mi devi scusare, non intendevo farvi spaventare, soprattutto voi due. Cioé sei la Senian di Denrak, mica la prima che passa! Avete fatto tanto per Denrak e la mia stessa famiglia, ed io anche per questo che ho prestato servizio nell'esercito eh, mica sono un irriconoscente bastardo io!" concluse portandosi la mano dietro la testa e sorridendo più che poteva. "Sarei molto felice se veniste con me a mangiare qualcosa, muoio di fame, giacché da parlare anche della stessa situazione a Denrak. Conosco un posto qui che da bambino era fantastico."
  6. Àsnu, accompagnata da Falamir e Vìmurèbas, si apprestava a raggiungere velocemente la chiesa, non troppo distante da lì. Era suo interesse mettersi in mostra davanti le personalità del piano, piuttosto che dare un ultimo sguardo alla salma. Con un passo frettoloso, trascinò la combriccola vicino all'entrata della chiesa, notando con sua sorpresa la folla riunitasi intorno a due strane figure. Riconobbe suo malgrado Jadu, invidiosa della fama ch'egli aveva, ma la seconda figura gli era sconosciuta. Il monaco era una persona sconosciuta che aveva intorno a sé molti uomini e donne. Essendo una fonte d'attenzione, secondo Àsnu, era "degno di ricevere la conoscenza dei Seth". Frase che esponeva tutta l'eccentricità e la presunzione che una persona potesse mai avere. Controllato un attimo il trucco, aggiustatasi i capelli già immacolati,si apprestò a farsi spazio fra la folla, aiutata anche dalla reazione che questa aveva nei confronti di Vìmurèbas. "Per tutti i superni, guardate chi abbiamo qui, un monaco capace di intrattenere una folla così numerosa, e Jadu" al nome di quest'ultimo, la faccia di Àsnu fece una fugace seppur smorfia di disgusto, continuando poi con il suo discorso "La prego, deve fare assolutamente la nostra conoscenza. Io sono Àsnu, e questo bestione qua dietro è Vìmurèbas. Ci dovrebbe essere anche il mio altro fratello Falamir", ma a quelle parole notò che quest'ultimo aveva tagliato la corda, lasciando vicino ai suoi piedi solo la cravatta."Va beh... Come stavo dicendo, noi siamo i *heavy breathing* Seth. Discendiamo direttamente da una delle famiglie più importanti e antiche del piano, e anche se è passato un po' di tempo, avrà sicuramente sentito che da qui, Spes, ci siamo trasferiti a Denrak, rendendo noto l'egoismo, l'avidità e la malvagità che Maleseth, il becchino cannibale, nonché nostro cugino, aveva perpetrato nei nostri confronti." Fece una pausa per respirare. Il parlottare veloce e schietta l'aveva fatta gonfiare il prominente petto come uno di quei variopinti uccelli. "Sarei interessata, come credo anche le ragazze qua intorno, a capire meglio le parole espresse poco prima, come KI e compagnia varia, che purtroppo sfuggono dal mio vasto vocabolario. Sarebbe così gentile da illustrarmele?" Con quest'ultime parole, Àsnu sfoderò il suo sublime sguardo ammaliatore capace, seppur segnato dall'età, di far cadere uomini duri come pietra ai suoi delicati piedi. Rakadar intanto si riprese dalla narcolessia, trovandosi un bigliettino in tasca con su scritto <<siamo alla chiesa a vedere la squinzia che ha stirato le gambe. Vieni che ci sono quelli famosi - Asnu>>. Stupito, si incamminò per l'edificio, ignorando sua sorella in mezzo alla folla, dirigendosi diritto verso l'entrata. L'atmosfera lì era pietrificata, non una mosca volava ed il silenzio era spezzato solo dal singhiozzare di alcuni dei partecipanti. Varcata la soglia, il suo sbadiglio ruppe il clima immobile creatosi nella navata, attirando su di sé gli sguardi di tutti i partecipanti. Nonostante gli sforzi della sorella, nessuno sapeva attirare l'attenzione come Rakadar. Passato di fianco ad un uomo più che distratto, gli rubò di soppiatto un fiore ornamentale che portava nel taschino, facendo finta di annusarlo lungo tutto il tragitto dal portone alla bara. Lo scricchiolio dei pezzi dell'armatura che aveva a gambe e braccia era fuori luogo in un contesto del genere, ma questo a Rakadar importava poco. Il pacato sorriso che faceva svanì notando che di fianco al cadavere della Protettrice c'era un simpatico ometto, accompagnato da un signore anziano dallo sguardo commosso verso la salma. Il miscuglio di emozioni nel vissuto Seth svegliarono la potente e sopita libido dell'uomo che, posando delicatamente il finto ornamento floreale nella bara, si avvicinò al giovane. Con uno sguardo finto rivolto verso il soffitto, si accostò con le mani chiuse verso il basso in segno di preghiera. "Un vero peccato... una personalità come lei... in queste condizioni...Chi se lo sarebbe mai aspettato?" sospirava a voce alta, continuando poi rivolgendosi all'uomo "Di' un po' ragazzo, come mai così turbato? Tuo padre qui la conosceva? In caso lasciami dire quanto io sia rammaricato dalla vostra perdita. Permettetemi di offrirvi un drink all'uscita, non posso fare molto, ma è quello che ci vuole in occasioni come questa. Intanto Falamir era riuscito a defilarsi dalle grinfie di Àsnu ed era entrato in un bar a bere qualcosina. Dopo il primo calice di vino, aveva visto con la coda dell'occhio due figure particolarmente conosciute: Delwin e Mairin. Riuscito ad uscire dal locale non pagando la sua consumazione, le seguì riuscendo a palesarsi di fronte a loro solo dopo che le stesse erano uscite dalla chiesa: "Ma saalve mie dolci fanciulle, è un piacere vedervi passeggiare qui. Anche voi qui per la tizia? Un peccato non c'è che dire. Giacché ci troviamo, mi piacerebbe scambiare due chiacchiere. Sempre se acconsentirete, ovvio". I modi sgarbati di Falamir non lasciavano trasparire il suo lato dolce e amante delle donne, in combinazione con le sue passioni per la guerra e le armi, facevano di lui uno zotico agli occhi di molti. Nel frattempo, Stàiljeàl e Juèbas aveva raggiunto un abitazione particolarmente malandata dove erano state fatte entrare da un uomo alto e di colore che le aspettava là di fronte. Dentro la stanza buia e sporca era attraversata da fasci di luce che entravano dalle assi rotte del soffitto. Illuminavano una coperta che era stata adagiata su alcune casse, volta a coprirle in caso di controlli. "Ma hai aspettato il funerale di Aralia per comprare esplosivi?" disse Stàiljeàl ormai stanca. "Con tutta la gente concentrata là, non ci noteranno mai trasportare le casse di roba che ho ordinato" rispose prontamente Juébas. "Ju... sono stanca, gli esplosivi neanche mi piacciono, il tizio qui di fronte puzza e voglio andare a vedere il pezzo di ghiaccio nella bara. Poi non so se lo sai, ma siamo vestite da semifreddo al cioccolato. Ci notano TUTTI." "Si ma tu non sai...poi chi ha detto che questi esplosivi non ti piacciono?" così dicendo, Juèbas fece segno all'uomo che scoperchiò una cassa. Il forte odore che si propagò nella sala fece piangere Stàiljeàl, odore così forte che non appena l'uomo finì col coperchio quasi corse a prendere dei panni di lana da usare come mascherine. Si trattava di peperoncini così piccanti da essere stati banditi dal commercio internazionale per la loro pericolosità. "OH PER I SUPERNI JU... con questi ti dico io che cioccolato ci facciamo... grazie... non dovevo dubitare di te" commentò Stàiljeàl con gli occhioni carichi di lacrime, un po' per l'effetto dei peperoncini e un po' per la gioia Intanto Nàdakasmojàn si era staccato dalle sorelle, proseguendo il suo cammino di finta carità da solo verso la periferia. La gente qui iniziava ad essere scarsa dato il triste evento, ma era riuscito a catturare l'attenzione di una madre e del figlio che, superato lo shock iniziale, erano finiti preda dei suoi"regali" e attenzioni. Le pepite d'oro che gli aveva regalato avevano iniziato ad ossessionare l'amorevole coppia che oramai lo seguiva dovunque andasse, sperando facesse cadere altro prezioso materiale. Le maschere dal sorriso malato e il nero della tunica su cui erano fissate aveva fatto desistere in molti a stargli vicino, e altrettanti si volatilizzarono non appena calato l'occhio sul più strano dei Seth. La gente comune pensava portasse sfortuna accettare il suo oro o anche solo stargli vicino. Difatti dopo un po' che camminavano verso il confine est della città, Nàdakasmojàn sparì insieme alla giovane madre e al figlio. qualcuno affermò di aver visto la scura figura passare indisturbata da sola lì vicino, senza più la coppia appresso. Nessuno vide quest'ultimi nei giorni a seguire all'evento e numerosi volantini vennero stampati con titolo: scomparsi.
  7. Ad un angolo della piazza, imperversata dalla fiumana nera di persone, c'era Rakadar. Il suo aspetto era quello di sempre, abito dall'elegante colletto viola dal bordo dorato, schiniere e guanti d'arme d'argento sfavillante, la sua cintura di cuoio, alla quale era allacciato il fodero della sua spada. Solo il tempo ne aveva cambiato tratti, aggiungendo i suoi indistinguibili segni sul volto: i capelli d'oro un tempo lasciavano spazio a quelli bianchi come la neve, la barba sempre più lunga e incolta gli arrivava alla base del collo, ma gli piaceva ancora passarsi le mani in mezzo a quei peli, mentre sospirava appoggiato al muro. "L'ho sempre vista da lontano, non ho avuto occasione di conoscerla..." quasi un rimpianto si agitava nella sua testa. Assorto nei suoi pensieri, ad occhi chiusi, braccia conserte e piede puntato sulla parete si assopì, ignorando anche il resto della sua famiglia. "Ma si è addormentato di nuovo? Ma che fa la notte?" replicava Àsnu spazientita. Ormai la dolce fanciulla si era trasformata in una signora tutto pepe, pronta a cogliere la minima opportunità per far parlare di sé e della sua rinomata famiglia. La giacca porpora, su cui erano stati posizionati diversi gioielli, staccava con il resto degli abiti neri dei popolani risultando un'apprezzabile, seppur eccentrica, differenza di colori e di stile. "Dove sono quei tre ora? Vìmurèbas non avevo detto di tenerli qui a vista d'occhio?" Le tremava il sopracciglio solo all'idea che i restanti membri avessero potuto combinare qualche guaio. "Ma come fai a dirgli di tenerli sott'occhio se lo sai che è cieco. Bah. Tutta scema." Falamir era annoiato e nervoso, troppo tempo in un abito elegante non era da lui, senza poter avere il suo armamentario vicino si sentiva quasi "nudo". Lo smoking nero gli stava bene addosso, dandogli l'aria di uno di quei galantuomini ammiratissimi. A conoscerlo, però, l'illusione lasciava spazio a quelli che erano discorsi sulla caccia, guerra e battaglia. Proprio. Intanto il "gigante" di famiglia stava fermo dietro ad Àsnu tenendola per mano, per paura di perdersi o peggio. l'Età su di lui non aveva avuto quasi effetto, se non quello di renderlo ancora più alto. Vero però è che man mano negli anni, il braccio in più risultava sempre più doloroso e il peso di quel fardello ancora più pesante. Data la statura, vestire una persona tanto grande risultava difficile, così da preferire un look più "aperto". Letteralmente. Il fisico era stato lasciato libero da ogni indumento, portando un paio di pantaloni particolarmente adornati di catene e ciondoli in ferro. Il sacco che di solito portava in testa era stato cambiato in un drappo nero di pelle che la ricopriva totalmente. Il girovagare lungo Spes aveva portato Nàdakasmojàn, Stàiljeàl e Juèbas nelle vie più affollate della città. Canticchiavano in modo scherzoso, non curandosi dell'aria nefasta e carica di tristezza che si respirava. "Ju... ma non è che ci siamo persi?" chiedeva preoccupata Stàiljeàl, che si fermava ad ogni vetrina la quale presentasse o dolci o vestiti, le sue due più grandi passioni. "MA zitta. Ho tutto sotto controllo. Conosco un tizio che conosce un tizio che deve vedermi alcuni esplosivi..." rispondeva Juèbas, che con passi piccoli e nervosi andava trascinando la combriccola verso un vicolo malfamato. "Mi raccomando non dite niente a nessuno. Capito Nàdakasmojàn?" Il piccoletto alzava le mani non fiatando, non sapeva neanche perché era stato trascinato nelle avventure delle due signore che nonostante l'età sembravano due bambine sempre pronte a giocare. La figura scura si era fatta grande, sempre con il suo costume adornato di maschere, sempre con il suo fare schivo e silenzioso. Non perdeva occasione di offrire qualche pepita d'oro ai passanti, ma questi erano troppo occupati per osservarlo.
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  9. Gradirei che venisse posto l'npc per il mondo creative a Denrak, il posto lo decideremo in loco. Grazie
  10. Buongiorno, vorrei spendere i miei punti nei seguenti modi: - Mantenimento gratuito - 4 npc
  11. Istituto caduto ora che la loro non rilevante presenza sul piano è andata perduta, è tempo di modificare la mappa
  12. R.I.P Dragonia e benvenuta Tanatos! @Moradonx scelgo te!
  13. La gioia e la felicità nel vedere questa sezione ancora utilizzata è superata solo dalla visione della disponibilità nello scrivere. Lei, amico mio, è arruolato