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    • goldr31

      Arene pvp pronte e utilizzabili!   25/11/2017

          Qui per leggere tutti i dettagli sulle arene pvp!
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      Come entrare a Karaldur senza problemi!   25/11/2017

      Leggete qui!
         
    • goldr31

      Contatti con lo staff Karaldur tramite messaggistica o social network   28/11/2017

      Salve utenti,
      si crea questo topic per avvertire di un fenomeno disdicevole e che, purtroppo, si sta diffondendo sempre più:
      contattare lo staff per problematiche del server attravero social network e applicazioni di messaggistica.
      Questo comportamento, portato all'estremo, porta lo staff a ricevere notifiche, anche in tarda ora, quando dovrebbe essere concessa la tranquillità che naturalmente spetta.
      Per questo siete tutti invitati, se non esplicitamente autorizzati dallo staff che state contattando (e ciò non significa che vi risponde e basta, ma che sarebbe gradito che chiedeste se potete contattarlo per faccende di server), a non contattare lo staff di Karaldur tramite canali di messaggistica o social network nei profili privati.
      Vi sono i ticket, vi sono i topic di supporto, gli mp del forum e la chat del server.
      Grazie.
    • goldr31

      Ispezioni e lag   08/12/2017

      Leggete qui, importante!  
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      Cambiamenti regolamento   09/12/2017

      Leggere qui, importante.

Vacui

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  1. "Clang! Sdlang! Stump!" la foresta è da ore disturbata da una cacofonia di suoni violenti, che con forza strisciano tra i rami degli alberi, graffiandone le foglie e stordendo gli uccelli nei loro nidi. Un fracasso d'inferno la cui origine può definirsi peggiore del disturbo stesso. Ci troviamo nella foresta tropicale che cresce affiancata alla città di Niuop, e nel suo cuore più profondo, un'enorme creazione sta vedendo la luce. Più ci si avvicina, più le sue dimensioni risultano imponenti, dove la cinta esterna è stata completata, supera i tre uomini di altezza, estendendosi verso l'infinito, torrette di guardia ancora incomplete svettano ad ogni angolo, mentre un enorme portone di bronzo, sbarra la strada ai curiosi. All'interno della struttura si sente il clangore dei martelli e lo sbuffare delle macchine al lavoro, mentre decine di uomini si distruggono nel costruire quella mostruosità; uno di questi individui ci interessa, perché è proprio Vacui quello che in questo momento sta sollevando sopra alla propria testa un masso grande quanto il proprio torso, per poi mettersi a camminare lentamente verso le mura. Ancora due metri, ora uno... posa! Con un gemito di sofferenza lascio scivolare il grosso sasso sopra gli altri, mentre un'altro lavoratore come me, si appresta a fissarlo con della malta, ma prima ancora che abbia finito, già sono di ritorno con un'altro pezzo sulla schiena. Sono ore che lavoro, una pausa di dieci minuti è quanto ci è concesso tra un turno di otto ore e l'altro, poi si mangia e si fila a letto, sveglia alle cinque del mattino per un'altra giornata di *Kata ti vede*. Questo è il mio ritmo da molto tempo a questa parte, sono distrutto, sia fisicamente che mentalmente. Il clima è inospitale, ogni giorno piove, dalla mattina alla sera, ininterrottamente, e tra un temporale e l'altro, si deve sguazzare nella terra umida, sprofondando sotto il peso dei sassi da spostare; i movimenti sono ostacolati ulteriormente, dall'intreccio di liane e vegetali, che crescono spontaneamente sul terreno. Il sole non ci raggiunge mai, se alzi gli occhi vedi solo un tetto di foglie enormi, che crescono da alberi tanto alti da farti venire le vertigini solo a guardarli. "Muovetevi lavativi! Anche tu "speciale", non sei qui per poltrire, al lavoro!" Le grida del controllore mi strappano dallo stato di trance in cui ero caduto, mi metto di nuovo a spostare i sassi dalla pila in fondo al cortile, alla mura in via di costruzione. Perché mi domando, a cosa serve questo edificio che stiamo realizzando? Mi fermo un attimo a pensare, concentro tutta la mia attenzione su quello che sto creando assieme agli altri come me, tutto attorno a me c'è silenzio ora, le grida degli ufficiali sono lontane, ci sono solo io e quel dilemma. La struttura è fatta a quadrato schiacciato, con mura su tutti i lati alte diversi metri, anche se non sapevo stimare quanti; quattro torri di guardia saranno innalzate ad ogni angolo, ed un enorme portone blindato controllerà l'ingresso, è presente anche una seconda entrata, dalla forma dell'apertura immagino che servirà per un treno o qualche altro mezzo di trasporto di massa. All'interno si trovano diverse costruzioni molto grandi, posso solo fare ipotesi guardandone le fondamenta, ma credo saranno molto spaziose e potranno essere magazzini o punti di raccolta per qualcos'altro; delle voci mi dicono di altre realizzazioni sotterranee, un labirinto di corridoi che portano a molte stanze, alcune ampie, altre meno, mi hanno persino detto di aver visto degli idraulici scendere le scale per il sottosuolo, ma non ci credo molto, a cosa potrebbero servire? Gli si è intasata la doccia? Queste e altri pensieri mi riempiono la mente mentre torno a lavorare, ma quello che supera tutti gli altri è, "Lavora e sarai libero", queste sono state le parole del loro capo. Non si aspettavano di trovarmi nel deserto e per la loro gentilezza io devo ripagarli con le mie braccia, ed è quello che farò, finché gli servirò, poi sarò un uomo libero e il mio debito sarà saldato.
  2. A mezzogiorno di qualche giorno fa, Fioz mi ha killato e ho perso molte cose preziose, che mi erano state prestate così gentilmente da Toretan, capo della città in cui abito attualmente. La cosa mi secca perché non essendo parte della politica, e non avendo mai fatto niente di male al governo di Thortuga, sua città, non capisco questa violenza nei miei confronti. Oh almeno... la capisco... un raid in piena regola contro Niuop, ma perché uccidere me che sono nuovo? Che onore c'è nel togliere la vita a qualcuno che non ha mai visto una pistola su Minecraft? Che rimane immobilizzato dal terrore, tanto vale sparare alle spalle, sarebbe stato più onorevole, anche se di poco. Vacui
  3. Salve, mi ritengo una persona di natura calma e riflessiva, raramente mi lascio andare ad eccessi d'ira, ma il comportamento insensato che hai dimostrato nei miei confronti ieri pomeriggio, mi ha fatto leggermente girare l'umore dalla parte sbagliata (per non dire di peggio). Ho compreso le tue motivazioni e non posso criticare il principio di base... ne pretendere le mie cose indietro, ma dal mio punto di vista ho ritenuto il tuo agire, frettoloso e impreciso. Cosa ci hai guadagnato poi? Qualcosina di valore è vero, ma non sono tipo da dimenticare, a te valutare se sarebbe stato meglio agire in modo diverso, sarà il futuro a mostrarti la risposta. Comunque, a parte le ovvie e meritate minacce, mi duole informarti che il mio sesso non è femminile, ma è maschile, ma la tua svista è dovuta probabilmente ad una mia imprecisione nello scrivere la presentazione, visto che altri sono caduti in inganno. Ti sarei grato se mi indicassi quale passaggio del mio post ti ha convinto fossi una ragazza, così che io possa correggerlo al più presto. Ho intenzione inoltre di trasferire il nostro primo "incontro", in una ruolata RP, se potessi contattarmi circa la tua idea per il post, te ne sarei grato. Preferisco prima discutere con te su cosa scrivere, piuttosto che incappare in discussioni dopo. Ti ringrazio per il benvenuto caloroso e ti auguro un buon RP. Vacui
  4. Deserto senza fine, Pulkistar, Karaldur Caldo... molto caldo... tanto caldo. Mi muovo a fatica, la sabbia alta fino alle ginocchia mi rallenta i movimenti, alzo un piede con fatica, solo per tuffarlo di nuovo nel giallo abbraccio bollente , così, passo dopo passo procedo, senza una meta, un obbiettivo. Ma verso dove dovrei andare? La mia casa più non esiste, la mia famiglia è perduta e da settimane di loro non so più nulla, chiunque fosse mio amico ormai è morto e io stesso non so dire se esisto ancora o se è solo la volontà a muovere le mie membra stanche. Intorno a me solo dune, alte, invalicabili, arranco con fatica per superarle; cado e mi rialzo, ogni movimento è una sofferenza, ma perché continuo a camminare? mi domando, perché? cosa mi spinge ad andare avanti? Ma la risposta già la so. Glielo hai promesso! Ricordati, non devi lasciare che tutto vada sprecato... tu devi vivere! E con questo pensiero in mente mi prodigo per superare l'ennesima duna. Quando finalmente raggiungo la sua cima, mi fermo, a prendere fiato; con un gesto automatico, porto la mano alla cintura e la stringo per prendere la borraccia dell'acqua, ma non afferro che l'aria, allora ricordo, avevo finito da tempo il prezioso liquido e avevo buttato via l'ormai inservibile contenitore di cuoio. Ma perché non hai pensato prima di partire? Perché non hai progettato meglio il viaggio, invece di lasciarti condurre solo dal tuo dolore? Ma ormai è tardi, niente posso per cambiare il passato, ormai è scritto, e presto tornerò alla terra, e potrò andare a mangiare alla tavola degli Eterni, se ne sarò degno. Mi alzo di nuovo in piedi, ormai ho perso il conto di quante volte l'ho fatto, ma continuo testardo a continuare il mio cammino, verso il nulla, un uomo senza meta si può dire uomo? Saranno passati minuti, o forse ore, oppure giorni? Non lo so, ma soltanto il fato deciderà quando dovrò morire e non gli darò vita facile, non finché avrò fiato in corpo. Cammino e cammino, poi, ad un tratto, in lontananza scorgo un laghetto azzurro, acqua cristallina e splendente alla luce del sole cocente, con riflessi adamantini sulle foglie di due splendide ed enormi palme lussureggianti, c'è pure una piccola stuoia e un baldacchino, dove potrei sedermi a riposare. I miei occhi guardano bramosi il miraggio, desiderando che fosse realtà, ma so so che non è così, è solo un altro sintomo della fame e della sete, e so che presto arriverà anche la pazzia, ma quello che posso fare è solo continuare ad andare avanti, senza voltarmi indietro, e presto, anche l'oasi è alle mie spalle, mentre le mie orme vengono cancellate dal lento e costante, vento del deserto. Mentre arranco, sento qualcosa cambiare nell'aria, una leggera brezza mi accarezza il viso, portando freschezza, un briciolo di respiro dalla calura; ringrazio il cielo per quel piccolo sostegno, ignaro di quello che con esso porta. Presto mi accorgo che il vento sta salendo, prende forza, in lontananza piccoli mulinelli, nascono e muoiono in un battito di ciglia, sollevando sabbia per svariati metri, per poi farlia piovere su di me e sul resto del deserto, ma il mio fiuto mi ha avvertito, le cose non sono più come prima, e non sarà una cosa positiva. Mi stringo addosso i pochi indumenti che possiedo, controllo che la sacca sia ancora al suo posto sulle mie spalle, e continuo a procedere, piegato in due contro la forza delle raffiche, che acquistano potenza ogni momento. Poi... decido di capire cosa sta succedendo, salgo in fretta una piccola altura e mi guardo attorno, cosa mai sta generando tutto questo? E lo vedo... la... in lontananza, ancora molto distante, un muro marrone viene verso di me, si spade ovunque nell'orizzonte, infinito da entrambi i lati, e alto tanto da lasciarmi senza fiato. Si avvicina ad una velocità spaventosa, e presto sento le raffiche diventare veri schiaffi violenti, che mi fanno barcollare, abbasso le palpebre, fino a lasciare solo uno spiraglio, mentre mi guardo attorno confuso, senza vie di fuga da quel tremendo scherzo della natura in arrivo. Una tempesta! Una tempesta di sabbia! Questo e molto altro mi affolla la mente, mentre mille pensieri si accendono e spengono alla velocità della luce, lampi dolorosi che mi fanno venire il mal di testa, ma nessuno di essi mi da una soluzione, non c'è modo di sfuggire ad un simile cataclisma. Con l'arrivo di questa conclusione, le cose a cui penso cambiano, passano dalla paura al terrore puro, storie tramandate da padre a figlio, di correnti tanto forti da strappare la pelle ad un uomo, e ripulirne le ossa dalla carne, in modo tanto perfetto da superare l'abilità del carnivoro più minuzioso. Gli occhi strappati dalle orbite e fatti volare per anni in un continuo turbinare, andando a sommarsi a tutti quelli degli altri sventurati che hanno incontrato la tempesta. Questi e altri mille orrori mi riempiono la mente, ma non è il momento di lasciarsi andare al panico, devo rimanere lucido! Cosa fare con una tempesta? Cosa mi diceva mio fratello? Prendi un panno e bagnalo, copriti la bocca, le orecchie e i capelli. Allora, un panno ce l'ho, prendo quello che ho come turbante, lo strappo in due pezzi e una parte la avvolgo sulla testa, mentre il resto sulla bocca, mi manca l'acqua, ma farò senza. Ora l'unica cosa che posso fare e rimanere su un'altura e protegermi da eventuali corpi volanti. Non finisco la frase, che un sasso grande quanto la mia testa, mi sfiora la mano, perdendosi nell'immensità alle mie spalle, mi guardo attorno e ovunque pezzi di roccia, cortecce, foglie di palma, vorticano senza meta, schiantandosi al suolo come meteoriti, potenzialmente fatali. Prendo la sacca e me la metto sopra la testa, per poi rannicchiarmi e aspettare che passi, sperando di farcela. "Di qua, forza, ci siamo quasi!" Una fila di ombre indistinte, procedono sotto il sole caldo del deserto, tutti uno dietro all'altro, affrontano le insidie e la calura del sole cocente. Sono vestiti di scuro, con delle bandane davanti alle labbra e gli occhi protetti da spessi ed ermetici occhiali scuri, cavalcano cammelli sellati e caricati con sacche e guaine, da alcune fanno capolino i manici di spade e sciabole, ognuno ha sulle spalle un fucile lungo, con cartucce a tracolla, compresa la pistola nella fondina della cintura. Avanzano sicuri, senza particolare fatica salgono le dune e le discendono, sono già passati per di li, innumerevoli volte, e questa è solo un'altra delle molte spedizioni, normale routine. "Signore! Aspetti, ho trovato qualcosa!" grida una degli uomini mandati in avanscoperta. "Alt!" in risposta il comando perentorio del comandante, blocca l'intera compagnia. Mentre lui e altri due, si staccano dal gruppo, per raggiungere la vedetta solitaria, che gli fa cenno di sbrigarsi. "Qui signore! Guardi..." fa il soldato, mentre con la mano indica un grumo di sabbia poco distante dal suo destriero. "Cosa dovrei vedere?" domanda ansioso il suo superiore, impaziente di riprendere la marcia e concludere la missione. Invece di rispondergli, la vedetta preferisce essere più sbrigativa, e con un abile movimento del bastone che ha in mano, smuove parte della cortina sabbiosa, rivelando un corpo sepolto, probabilmente una vittima della tempesta appena passata. "Un uomo, signore." "Questo lo vedo, e allora? Noi siamo le Aquile Dorate, non una missione di anime pie. Sarà sicuramente morto, quindi riprendiamo il cammino, in marcia!" e con questo la questione fu chiusa, se non fosse, che proprio in quel momento, la forma a terra, emise un suono simile ad un gemito, che bloccò i movimenti di tutti. Con lentezza il comandante girò gli occhi verso il corpo a terra, che aveva iniziato a muoversi, a scatti, e proprio davanti allo sguardo allibito dell'ufficiale, si alzò in piedi e grondando sabbia, mormorò in una lingua sconosciuta: “Amici?”, dopodiché svenne. Per un lungo momento nessuno si mosse, ma alla fine l'uomo più alto in grado capii che era suo dovere fare la prima mossa, e quindi con gesto perentorio indicò lo sventurato ad uno dei suoi sottoposti, perché lo raccogliesse; e dopo che lo ebbe fatto gli disse di portarlo alla sua cavalcatura e di tornare indietro, verso la loro patria, la il loro lord protettore avrebbe deciso cosa farne. Questi obbedì senza esitazione, e dopo aver compiuto l'ordinato, fece un rigido e perfetto saluto militare e voltato il cammello, si lancia giù per la duna, verso Sud. “Ok ragazzi, ci siamo riposati abbastanza, ora tutti in sella, abbiamo una città da raidare!” Un ruggito potente risponde alla sua sfida, mentre tutti i soldati si lanciano verso i quadrupedi, pronti a fare a gara a chi avesse ucciso più nemici. Luce… una potente luce mi acceca. Apro lentamente gli occhi e sopra di me incombe un tetto grigio e incolore, sento di star sdraiato su qualcosa di morbido, ma non appena provo a girarmi mi prende un capogiro e decido che è una pessima idea, meglio rimanere fermi per ora. Riesco comunque a voltare la testa, e a farmi un'idea di dove mi trovo. Si tratta di una stanzetta, grigia, di media grandezza, con un letto, un orinatoio, e una sola finestra, che è sbarrata da spesse sbarre di ferro; l'unica entrata è una porta di legno massiccio, visibilmente resistente e studiata per tenere me dove sono. “Non sono in una taverna, he he he” sussurro con una vena di umorismo, rovinata dal violento attacco di tosse che mi fa tremare come una foglia, mi tiro su la coperta e mi rannicchio per stare più caldo, non mi resta che aspettare.
  5. Buongiorno a tutti, sono Vacui e vengo da un server faction in cui l'RP è praticamente morto, e proprio per questo motivo ho scelto di cambiare aria, spero di trovare in questa community una atmosfera, dove godermi delle ruolate appassionati. Detto questo vi rivelo che della politica vigente nel server, ne so poco se non niente, quindi chiedo perdono se sembrerò maldestro, ma cercherò di mettermi al passo più velocemente possibile. Chiunque volesse aiutarmi sarà ben accetto e come persona, sono molto generoso quando posso e sicuramente non dimenticherò chi mi darà una mano ora. Il mio RP originale era un essere immortale a causa di un desiderio mal espresso, che vagava per il mondo in cerca di conoscenza, non vi annoierò con l'elenco dei poteri che possedeva, perché con mio enorme rammarico ho scoperto non esistere più la magia su questo mondo, e devo quindi ricrearmi da 0; ma va be', nuovo server, nuovo Vacui, mi pare logico. Credo di avervi rubato abbastanza tempo, chiedo venia se vi ho annoiato, e vi ringrazio in anticipo per il benvenuto. Buon RP a tutti, Vacui