Leotred

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About Leotred

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    Figlio dei Superni
  • Birthday 10/01/93

Informazioni Profilo

  • Genere
  • Città
    Lumvalos

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  • Steam
    Leotred
  • Minecraft
    Leotred
  1. Ma chi è questo?
  2. Possiedo: Aegis Dynamics - Avenger Stalker Drake Interplanetary - Herald
  3. Caspita, l'ho visto tardi. Per un attimo ho sperato che fosse la mappa della Terza Era
  4. Bentornato!
  5. Il permaban facile, ecco cosa voglio dalla prossima era.
  6. Oh Mio Dio Naky.
  7. Non ho a disposizione un pc per quella data, fly safe senza di me
  8. I ticket GDR di Livid
  9. Non mi conosci abbastanza bene, ero sincero.
  10. gg wp, gl next.
  11. Aveva aspettato decenni per quella lettera. Contava i secondi che passavano tutti i giorni, fin dal giorno in cui era sbarcato a Yalven: Mentre passeggiava fra i ponti di Yalve, mentre pianificava il suo futuro, mentre lentamente cercava di farsi un nome all' interno di quella grossa metropoli sospesa sul lago Specchio, attendeva con pazienza, ripassando e ristudiando le sue carte, ogni notte, alla luce di una lampada ad olio nella camera da letto della sua nuova casa. Ma finalmente il momento era giunto. Lo Zenith aveva finalmente accettato la sua richiesta, avanzata decenni or sono. Sapeva che non sarebbe stato facile, dopotutto lui era ancora un nessuno mentre l'erede dei Moradon era un Re. Raccolse tutti i suoi documenti, riponendoli in un grosso baule rinforzato, assieme a preziosi artefatti provenienti da prima del Apocalisse Eselduriana. Reliquie, per lui e per molti altri. Oggetti provenienti da una città oramai ricordata solamente nei libri di storia e annidata nei cuori dei veri fedeli ad Uhle. Cimeli e ricordi tramandati di padre in figlio in una catena oramai lunga secoli. Dopo avere valicato la torre principale di Yalven, avere passato i controlli di sicurezza ed essere fatto aspettare per più di un ora in una lussuosa sala d'aspetto, finalmente, le porte della sala dei ricevimenti dello Zenit si spalancarono. Gli occhi scuri di Alessor osservarono il visto rotondo di quella che poteva essere oramai sua figlia, attendendo che la ragazza proferisse le fatidiche parole. " Lo Zenith è pronto a ricevervi, prego" Si alzò trattenendo un balzo e si riassettò un momento. Fece un leggero inchino alla ragazza di nome Anerel e varcò la soglia della sala delle udienze. Seguì tutta l'etichetta che gli era stata insegnata previamente, esibendosi in inchini e formalità varie prima di raggiungere il suo posto davanti allo Zenith, sistemando il baule blindato al suo fianco. Dopo un piccolo respiro per schiarirsi le idee e trovare un poco di sicurezza, Alessor attaccò il suo discorso. "Vi saluto Zenith, sono lieto che abbiate deciso, infine, di ricevermi. La mia visita potrà sembrare inusuale, potrei essere uno come molti altri, ma spero di convicerla che non è così" Soffocò un leggero singhiozzo. Non voleva apparire presuntuoso ma aveva delle prove da fare valere. Cercò di studiare rapidamente la serie di impercettibili movimenti sul volto del suo interlocutore, per carpirne qualcosa ma senza alcun risultato, se non rinnovare lo stupore personale di trovare davanti ad un così giovane regnante. "Sono venuto qui davanti a lei, qui a Yalven, dopo lunghe ricerche genealogiche, sia sulla mia famiglia che su quella di molti dei facenti parte del suo Governo" Continuò a parlare con tono fermo, sporgendosi dalla poltroncina per estrarre dal baule una serie di carte contenenti alberi genalogici con il sigillo della biblioteca di Spes. I lunghi bracci dei diagrammi erano interconnessi fra loro da una miriade di nomi tutti accomunati da uno stesso cognome. Leotred. "Io, Zenith Moradon, non vengo davanti al suo cospetto per avanzare delle richieste e basta, ma vengo seguendo una precisa vocazione. Seguendo un preciso compito che è stato affidato ere or sono alla mia famiglia. Compito che per troppo tempo è restato chiuso in fondo alla memoria della mia famiglia." Cercò di nascondere il suo nervosismo iniziando a tormentarsi le mani. "Sono venuto qui, perchè sono convinto che dentro le tradizioni di questa città, che dentro di Lei e del suo Governo, ci sia ancora una forte fede." Si stava giocando il tutto e per tutto, sperando che nei cuori dei potenti di Yalven, il Culto di Uhle fosse ancora forte. Non come una volta, non come il Libro delle Verità diceva, ma sicuramente parte delle fondamenta della città torriforme. "Una fede che è nata per mano divina, affidata a dei poveri mortali residenti in una città da tempo scomparsa ma difficilmente dimenticata." Mentre pronunciava queste parole, Alessor estrasse due involti dal suo baule, accuratamente protetti da panni di velluto blu. "Città dove questo libro è stato vergato..." Continuò a spiegare, dischiudendo uno degli involti e rivelando un grosso libro ingiallito dal tempo, appoggiandolo sulla scrivania dello Zenith, permettendogli di aprirlo e studiarlo. Qualunque Uhleista lo avrebbe riconosciuto: Era il Libro delle Verità, ma non una copia qualunque, non una ristampa per i fedeli. Le pagine gialle, con i bordi mangiati dal tempo e dall' apocalisse che quel libro aveva vissuto non facevano altro che confermarne la sua autenticità. "..E' la copia del Gran Sacerdote, Zenith Moradon, tramandata da un Gran Sacerdote all' altro, mano a mano sul letto di morte" Spiegò, cercando di trattenere lacrime sia di tristezza che di rinnovata fede, sensazioni che solo la storia rievocata da quel libro poteva dargli. "C'è Lumvalos lì." Disse voltando le prime pagine del libro, con la voce tremolante. In mezzo a scritte vergate a mano c'è era il bozzetto di una città quadrata, stretta fra quattro mura, con alti tetti e grandi torri. "C'è la storia dei miei avi. Dei suoi e di molti altri di questa città" Proseguì, dischiudendo l'ultimo involto con mani tremanti, facendo maniacale attenzione a non lasciare cadere quello che era contenuto fra le pieghe di quel velluto blu. Alessor appoggiò sulla scrivania quella che una volta era stata una lunga lancia, ora spezzata a metà riducendola alla misura di un piccolo scettro. L'asta, dimezzata, era forgiata dal quarzo più candido, adornata con il lapislazzulo più puro che si fosse trovato secoli fa, nella forma di una lancia. Ora affumicato e annerito dal fuoco del cataclisma di Eseldur. "Zenith Moradon, io sono l'ultimo Gran Sacerdote di Uhle sulla terra e sono venuto qui a Yalven per fare sapere al mondo che il Culto di Uhle è più saldo che mai. Sono venuto qui perchè questo popolo è il popolo di Lumvalos, il mio." disse con il cuore in gola, osservando il bastone del Gran Sacerdote deposto davanti a lui, attendendo che lo Zenith rispondesse.
  12. Purtroppo dovettero lasciare lì il delizioso manicaretto preparato da Lorvan con tanto amore e tante imprecazioni per seguire l'Ordinato sulla piccola imbarcazione. "Si, siamo credenti, veniamo da Spes e siamo venuti in pellegrinaggio fino a qui per avere l'occasione di incontrare il Vicario" Spiegò velocemente Alessor, mettendo piede nella chiglia oscillante, buttando un occhio agli altri due che nel mentre stavano sbaraccando il piccolo accampamento. "Mi chiedo se sia possibile anche ricevere udienza con lo Zenith, Re di Yalven. Non so' se sia concesso a dei forestieri" Avanzò un altra richiesta chiave, sentendo un briciolo di speranza accendersi nel suo cuore vedendo la disponibilità dell' Ordinato. Chiaccherarono a lungo, tutti e quattro assieme, durante la breve traversata, resa intensa dai racconti fortemente edulcorati di Lorvan sul come fossero giunti fino a Yalven. Alessor oltre a farsi un idea di come fosse la città torriforme si rese conto una volta pertutte di quante idiozie potevano uscire dalla bocca del suo compagno, che proprio in quel momento stava narrando di come avesse affrontato da solo due giaguari nella savana che stavano cercando di ucciderli....Facendolo a mani nude, con un occhio ferito....mentre era stanco. Trattenne un sorriso e si voltò a osservare le imponenti torri che lentamente si facevano sempre più vicine e sempre più grandi. Finalmente era arrivato, il suo piano poteva iniziare. Le sue peregrinazioni erano finite. Mancava poco, solamente qualche settimana al massimo. "Uhle mi possa perdonare per la mia superbia..." Mormorò fra sè prima di ritornare a volgere la sua attenzione al gruppetto seduto nella chiglia, lasciandosi intontire dalle parole di Lorvan e dalle risate di Daryo.