Leotred

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  1. Aveva aspettato decenni per quella lettera. Contava i secondi che passavano tutti i giorni, fin dal giorno in cui era sbarcato a Yalven: Mentre passeggiava fra i ponti di Yalve, mentre pianificava il suo futuro, mentre lentamente cercava di farsi un nome all' interno di quella grossa metropoli sospesa sul lago Specchio, attendeva con pazienza, ripassando e ristudiando le sue carte, ogni notte, alla luce di una lampada ad olio nella camera da letto della sua nuova casa. Ma finalmente il momento era giunto. Lo Zenith aveva finalmente accettato la sua richiesta, avanzata decenni or sono. Sapeva che non sarebbe stato facile, dopotutto lui era ancora un nessuno mentre l'erede dei Moradon era un Re. Raccolse tutti i suoi documenti, riponendoli in un grosso baule rinforzato, assieme a preziosi artefatti provenienti da prima del Apocalisse Eselduriana. Reliquie, per lui e per molti altri. Oggetti provenienti da una città oramai ricordata solamente nei libri di storia e annidata nei cuori dei veri fedeli ad Uhle. Cimeli e ricordi tramandati di padre in figlio in una catena oramai lunga secoli. Dopo avere valicato la torre principale di Yalven, avere passato i controlli di sicurezza ed essere fatto aspettare per più di un ora in una lussuosa sala d'aspetto, finalmente, le porte della sala dei ricevimenti dello Zenit si spalancarono. Gli occhi scuri di Alessor osservarono il visto rotondo di quella che poteva essere oramai sua figlia, attendendo che la ragazza proferisse le fatidiche parole. " Lo Zenith è pronto a ricevervi, prego" Si alzò trattenendo un balzo e si riassettò un momento. Fece un leggero inchino alla ragazza di nome Anerel e varcò la soglia della sala delle udienze. Seguì tutta l'etichetta che gli era stata insegnata previamente, esibendosi in inchini e formalità varie prima di raggiungere il suo posto davanti allo Zenith, sistemando il baule blindato al suo fianco. Dopo un piccolo respiro per schiarirsi le idee e trovare un poco di sicurezza, Alessor attaccò il suo discorso. "Vi saluto Zenith, sono lieto che abbiate deciso, infine, di ricevermi. La mia visita potrà sembrare inusuale, potrei essere uno come molti altri, ma spero di convicerla che non è così" Soffocò un leggero singhiozzo. Non voleva apparire presuntuoso ma aveva delle prove da fare valere. Cercò di studiare rapidamente la serie di impercettibili movimenti sul volto del suo interlocutore, per carpirne qualcosa ma senza alcun risultato, se non rinnovare lo stupore personale di trovare davanti ad un così giovane regnante. "Sono venuto qui davanti a lei, qui a Yalven, dopo lunghe ricerche genealogiche, sia sulla mia famiglia che su quella di molti dei facenti parte del suo Governo" Continuò a parlare con tono fermo, sporgendosi dalla poltroncina per estrarre dal baule una serie di carte contenenti alberi genalogici con il sigillo della biblioteca di Spes. I lunghi bracci dei diagrammi erano interconnessi fra loro da una miriade di nomi tutti accomunati da uno stesso cognome. Leotred. "Io, Zenith Moradon, non vengo davanti al suo cospetto per avanzare delle richieste e basta, ma vengo seguendo una precisa vocazione. Seguendo un preciso compito che è stato affidato ere or sono alla mia famiglia. Compito che per troppo tempo è restato chiuso in fondo alla memoria della mia famiglia." Cercò di nascondere il suo nervosismo iniziando a tormentarsi le mani. "Sono venuto qui, perchè sono convinto che dentro le tradizioni di questa città, che dentro di Lei e del suo Governo, ci sia ancora una forte fede." Si stava giocando il tutto e per tutto, sperando che nei cuori dei potenti di Yalven, il Culto di Uhle fosse ancora forte. Non come una volta, non come il Libro delle Verità diceva, ma sicuramente parte delle fondamenta della città torriforme. "Una fede che è nata per mano divina, affidata a dei poveri mortali residenti in una città da tempo scomparsa ma difficilmente dimenticata." Mentre pronunciava queste parole, Alessor estrasse due involti dal suo baule, accuratamente protetti da panni di velluto blu. "Città dove questo libro è stato vergato..." Continuò a spiegare, dischiudendo uno degli involti e rivelando un grosso libro ingiallito dal tempo, appoggiandolo sulla scrivania dello Zenith, permettendogli di aprirlo e studiarlo. Qualunque Uhleista lo avrebbe riconosciuto: Era il Libro delle Verità, ma non una copia qualunque, non una ristampa per i fedeli. Le pagine gialle, con i bordi mangiati dal tempo e dall' apocalisse che quel libro aveva vissuto non facevano altro che confermarne la sua autenticità. "..E' la copia del Gran Sacerdote, Zenith Moradon, tramandata da un Gran Sacerdote all' altro, mano a mano sul letto di morte" Spiegò, cercando di trattenere lacrime sia di tristezza che di rinnovata fede, sensazioni che solo la storia rievocata da quel libro poteva dargli. "C'è Lumvalos lì." Disse voltando le prime pagine del libro, con la voce tremolante. In mezzo a scritte vergate a mano c'è era il bozzetto di una città quadrata, stretta fra quattro mura, con alti tetti e grandi torri. "C'è la storia dei miei avi. Dei suoi e di molti altri di questa città" Proseguì, dischiudendo l'ultimo involto con mani tremanti, facendo maniacale attenzione a non lasciare cadere quello che era contenuto fra le pieghe di quel velluto blu. Alessor appoggiò sulla scrivania quella che una volta era stata una lunga lancia, ora spezzata a metà riducendola alla misura di un piccolo scettro. L'asta, dimezzata, era forgiata dal quarzo più candido, adornata con il lapislazzulo più puro che si fosse trovato secoli fa, nella forma di una lancia. Ora affumicato e annerito dal fuoco del cataclisma di Eseldur. "Zenith Moradon, io sono l'ultimo Gran Sacerdote di Uhle sulla terra e sono venuto qui a Yalven per fare sapere al mondo che il Culto di Uhle è più saldo che mai. Sono venuto qui perchè questo popolo è il popolo di Lumvalos, il mio." disse con il cuore in gola, osservando il bastone del Gran Sacerdote deposto davanti a lui, attendendo che lo Zenith rispondesse.
  2. Purtroppo dovettero lasciare lì il delizioso manicaretto preparato da Lorvan con tanto amore e tante imprecazioni per seguire l'Ordinato sulla piccola imbarcazione. "Si, siamo credenti, veniamo da Spes e siamo venuti in pellegrinaggio fino a qui per avere l'occasione di incontrare il Vicario" Spiegò velocemente Alessor, mettendo piede nella chiglia oscillante, buttando un occhio agli altri due che nel mentre stavano sbaraccando il piccolo accampamento. "Mi chiedo se sia possibile anche ricevere udienza con lo Zenith, Re di Yalven. Non so' se sia concesso a dei forestieri" Avanzò un altra richiesta chiave, sentendo un briciolo di speranza accendersi nel suo cuore vedendo la disponibilità dell' Ordinato. Chiaccherarono a lungo, tutti e quattro assieme, durante la breve traversata, resa intensa dai racconti fortemente edulcorati di Lorvan sul come fossero giunti fino a Yalven. Alessor oltre a farsi un idea di come fosse la città torriforme si rese conto una volta pertutte di quante idiozie potevano uscire dalla bocca del suo compagno, che proprio in quel momento stava narrando di come avesse affrontato da solo due giaguari nella savana che stavano cercando di ucciderli....Facendolo a mani nude, con un occhio ferito....mentre era stanco. Trattenne un sorriso e si voltò a osservare le imponenti torri che lentamente si facevano sempre più vicine e sempre più grandi. Finalmente era arrivato, il suo piano poteva iniziare. Le sue peregrinazioni erano finite. Mancava poco, solamente qualche settimana al massimo. "Uhle mi possa perdonare per la mia superbia..." Mormorò fra sè prima di ritornare a volgere la sua attenzione al gruppetto seduto nella chiglia, lasciandosi intontire dalle parole di Lorvan e dalle risate di Daryo.
  3. La lucertola alzò letteralmente un sopracciglio, spalancando l'occhietto dorato un poco stupita. "Kleber? Non esiste alcun Dio con quel nome. La tua Cassandra deve averti tirato un bello scherzo!" Disse quasi entusiasta. AScoltò di Emy e Adran facendo oscillare la coda a destra e sinistra palesando il suo stare pensando. "Non ti mpensierire troppo. GLi amori nascono e muoiono ogni giorno, se è bastato così poco per rompere il loro legame e rovinare la loro vita, forse non era amore vero." "Beh se ne ha già uno, di Dio" Parlò nominando Cassandra e i suoi seguaci "non ti ostinare, spiegagli solo di guardare il sole tutti i giorni. Di fissarlo e poi sarà il suo calore a fare il resto. Oh no! Non sei pazzo, nemmeno un po', ne ho visto di pazzi, sono molto più divertenti" Gongolò prima di pronunciarsi "Beh, se questa CDA ti stava a cuore e aiutare le persone ti fa stare bene, non lasciarla Paladino. Il bene di molti è più importante del bene di uno solo." Spiegò la lucertola prima di iniziare a sfavillare. "Ricorda, fissa intensamente il sole, anche se ti bruciano gli occhi osservalo comunque. E fallo fare anche agli altri. Rimembra le mie parole Paladino" La luce avvolse il piccolo rettile....che sparì con uno scoppio teatrale di coriandoli e fuochi artificiali...lasciandosi dietro una allegra risata.
  4. La lucertola si appallottola in una posizione confortevole, osservando il paladino dilungarsi nei suoi convenevole. Per qualche istante, la lucertola sembra quasi ridere davanti a cotanta riverenza. Poi, dopo essersi guardata un attimo in giro leggermente distratta, risponde al Paladino "L'importante è che tu veda il Sole, R'hnot. Il calore del sole è quello che conta, la sua forza, la sua luce che scalda i nostro freddo sangue e ci permette di vivere. Scegli la via che ti permetta di stare sotto al sole e crogiolare le tue scaglie in esso." Attorno alla lucertola, improvvisamente, si materializzarono dei piccoli orbi lucenti, di diverse dimensioni e colori, che lenti ruotavano attorno al suo capo allungato "I soli sono tanti e diversi, osservali tutti e sarai un Paladino migliore. Viaggia, visita i piani, non ti incollare ad una sola pietra vi rimarrai bruciato" Parlò con tono solenne "Ma sopratutto insegna alle persone a guardarlo il sole, fisso dritto negli occhi come se fosse un vecchio amico"
  5. Per un attimo, dalla finestra, nonostante il cielo notturno, uno spiraglio di luce solca l'aere per illuminare un poco l'angusta stanza del Paladino. Dove il raggio colpisce il pavimento, scaturiscono luci sfavillanti, di tutti i colori dell' iride. Il raggio scompare ma sul pavimento c'è una lucertola, fatta totalmente di oro. Irrradia una luce tenue, che se ben osservata cambia in continuazione fra i colori dell' arcobaleno. Sembra quasi sorridere allo Spirito del Paladino. "Orsù, mi hai invocato e sono qui, Paladino." Queste furono le parole che echeggiarono nella mente di R'hnot. "Sento un grosso conflitto in te" Si pronunciò, allungando il corpo sinuoso e muovendosi verso il Paladino seduto attendendo una sua reazione. @Drackmon warrior
  6. Il borbottio di Lorvan mentre faceva saltare due pesci dentro una padella scandiva il ritmo della serata...ma sopratutto preannunciava l'esasperante lamentela che sarebbe seguita durante la cena. Alessor sedeva in disparte a sfogliare il suo diario..blocco degli appunti...libro dei bozzetti...il suo "sgabuzzino delle idee" come lo chiama Daryo, l'architetto biondo che accompagnava la comitiva dagli albori. Impegnato nel riordinare le idee il giovane uomo neanche notó, complice la nebbia che sembrava permanentemente infestare quel posto, la piccola imbarcazione che stava attraccando vicino al suo stendardo. "Alessor, sono arrivati!" Saltó su Daryo indicando la lanterna sulla prua della nave. "Mica verranno chiedere le tasse sul pescato vero?" La voce di Lorvan arrivò immancabile, seguita da un gestaccio del biondo. Alessor si incamminò verso la riva, osservando chi ci fosse sull' imbarcazione. "Serata tetra su queste rive! Felice che ci abbiate visto, speravamo di arrivare a Yalven ma non abbiamo visto alcun approdo" Parlò Alessor a nessuno in preciso, prima di notare l'individuo in tonaca bianca e blu "Ah, un Ordinato giusto? Grazie per l'arrivo tempestivo, ci apprestavamo a cenare" Spiegò osservato dai compagni più indietro.
  7. Giunsero alle sponde del lago dopo diversi giorni di marcia. Avevano pagato un mercante per farsi trasportare da Spes fino alle sponde dell' Aramain, per poi proseguire a cavallo, costeggiando fiumi e canali. Erano partiti da Spes, aspettavano il momento della partenza da lungo tempo, aspettando l'uomo che ora stava alla testa della piccola carovana che si era arrampicata su e giù per boschi e montagne, per giungere finalmente a quello che era conosciuto come Lago Specchio o specchio di Yalven. "E' bellissima" Disse il ragazzo in seconda posizione alla carovana, tirando fuori un cannocchiale per ammirare le torri della città che si stagliavano davanti a loro con la bocca spalancata dallo stupore. "Preferivo Spes, qui sarà tutto più umido e il rumore delle onde non ci farà dormire la notte" Le parole, più simili ad un grugnito, uscirono dalla bocca dell' uomo grassoccio in coda alla carovana, intento a tenere a bada il giovane pony leggermente arcuato sotto alla mole di vettovaglie cariche sul suo dorso. "E' diversa da quella precedente..." Commentò l'uomo biondo in testa alla carovana, estraendo un piccolo quadernino con degli schizzi a carboncino fatti da lui stesso. GLi occhi dell' uomo studiarono il bozzetto che ritraeva una città di forma quadrata, con tetti a punta fatti in legno massiccio per poi compararlo con a vista che aveva davanti. "...molto diversa...Siamo sicuri che sia questa?" Si voltò verso il giovane intento con il cannocchiale. "Eh? Si, è lei, è Yalven, la comanda Onomir Moradòn. Che è lo stesso cognome che compare nel tuo libro Alessor...Quella torre mi chiedo come faccia a stare in piedi con quel carico sulla punta..." Rispose il giovane architetto rapito dallo studio della città. L'uomo di nome Alessor, il biondo, degluti e diede una generosa tallonata al cavallo, facendolo ripartire. "In marcia allora" Ordinò facendo ripartire la piccola compagnia. Arrivarono al tramonto sulle sponde del lago, per ritrovarsi all' ombra delle lunghe torri e di fronte ad un grosso problema "Dovremo passare la notte qui, non vedo alcun ormeggio per traghetti..." Commentò il giovane saltando giù da cavallo e sgranchiendosi la schiena. "Ho capito, preparo di nuovo il campo, però è l'ultima volta!" Si lamento il grassoccio, smontando anche lui e iniziando a tirare giù dal cavallo tendaggi e paletti. I restanti due uomini, rimasti in silenzio per tutto il tempo al fianco di Alessor osservarono il biondo, chiuso nel suo pensoso mutismo. Gli venne un idea, che avrebbe potuto scacciare suoi diversi dubbi su Yalven se avesse funzionato, avrebbe avuto una prova che la memoria era ancora viva, che c'era ancora qualcuno che credeva in quelle alte torri. Scese da cavallo anche lui e aprì un baule appeso al fianco del suo cavallo....L'uomo, spostò con cura due grossi involti ed estrasse una lunga tela, grigia, sporca di qualche tipo di polvere. Fece il giro del cavallo e, presa la sua lancia, si diresse verso la sponda del lago. Appese con la corda usurata dal tempo la tela alla punta della lancia, che una volta stesa si rivelò essere un piccolo stendardo malconcio. Alessor sventolò la lancia verso Yalven, facendo ondeggiare il vessillo senza alcuna speranza ma carico di fede, la parte razionale di lui sapeva benissimo che non avrebbe potuto funzionare ma non avrebbe dormito tranquillo se non ci avesse almeno provato. Sulle sponde del lago sventolava un vessillo blu e bianco, con un tenebroso occhio semiaperto al centro circondato da un pentagono rosso. Alessor lo sventolò per una decina di minuti, prima di lasciarlo piantato sulla riva per raggiungere gli altri al piccolo campo, sperando in qualcuno all' alba del giorno dopo....
  8. Provate la 5.0, mooolte meno regole e gioco più dedicato al roleplay. I manuale sono facilmente reperibili, sia cartacei (Molto belli da avere in libreria) che in internet. Fra poco (a Settembre/Ottobre) dovrebbero anche iniziare a stamparli in italiano. Oppure cambia totalmente gioco, ce ne sono a bizzeffe molto meno macchinosi di D&D. Ps: La 3.5 è famosa per la sua valanga di regole e "formuline"