Bendersnake

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Su Bendersnake

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    Generale del Jandùr
  • Compleanno 10/05/1995

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    Padova

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    Bendersnake
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    Bendersnake

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  1. Ma non c'è bisogno di fare classi hardcoded come nell'inizio quarta era, basta aggiungere qualche variabile e lasciare che si formino da sole e sperimentare l'utenza. Una guerra può iniziare (e quindi utenza loggare) anche solo perché un leader pensa di essere Gustavo Adolfo di Svezia e di aver ideato una genialata che gli farà dominare il server...
  2. Ieri sera c'erano una ventina di utenti senza particolari eventi, se annunciamo una battaglia di prova la gente arriva
  3. Se ci fosse l'NPC nel negozio di mobili a Spes....
  4. Il primo è il migliore, il secondo è un porno soft (ci sono più pagine di sesso che di guerra, ed è sulla WW2), il terzo non l'ho neanche provato a leggere, tratta la guerra fredda da un punto di vista troppo americano e so già che mi annoierebbe.
  5. Le lande del Jagd erano fiocamente illuminate da un sole stanco e vecchio. Solomon Bendersnake era più in alto di quanto fosse mai stato essere umano, e poteva vedere l’intero Piano stendersi sotto di lui: da Parvi a Drenan, da Zarìa a Balbisia, da Sendai a Maahr. La distesa di pietra di Bopville rifletteva il chiarore rossastro dell’astro morente; la neve annerita dalle ciminiere intorno a Thoringrad era sovrastata dal traffico di aeronavi. E sotto di lui, poteva scorgere le isole volanti della sua Silthrim sferzate dal vento. Un brivido di gelo gli percorse il corpo quando il suo sguardo si posò su Dalmasca: il fuoco la avvolgeva, e l’incendio si stava espandendo con una rapidità innaturale nel paesaggio circostante. Fulmini gialli cominciarono a colpirla, e colpire tutte le città di Mirrodin. Un’aquila cercava di intercettare le saette, e ogni tanto strappava un edificio a Humine per farlo ricadere a terra come un topo morto; ma il fuoco si stava già estendendo lungo Mirrodin. A quel punto si accorse di non essere solo. Dei giganti d’ombra si stavano aggirando per il piano, con in mano dei lunghi pugnali: guardavano il terreno sotto di loro, in attesa di un segnale. Un monte esplose eruttando sangue, e i giganti cominciarono ad accoltellare il mondo, che a sua volta sanguinava come una creatura ferita. Il liquido cominciò ad affogare pianure, foreste, città e montagne; il suono di milioni di anime che urlavano riempì le orecchie di Solomon. Il sangue formò un maelstrom intorno a Spes: la città sacra era asciutta e intatta nell’occhio del ciclone. Una delle figure affondò il pugnale nella città, che si aprì come carne: tutti i giganti si raccolsero intorno alla ferita, afferrandone i lembi e tirandoli, ma riuscivano ad aprire solo una piccola fessura da cui filtrava un raggio di luce. All’ultimo tentativo, si sentì uno strappo e un lampo di luce sgorgò dalla ferita. Solomon balzò nel letto. Era soltanto un incubo. Era nella sua calda casetta di legno di Silthrim; le braci quasi spente del caminetto illuminavano appena la modesta camera da letto al primo piano della struttura. “Ancora quel sogno?” Sua moglie Katja lo guardava con un occhio aperto e metà faccia ancora affondata nel cuscino. “No, un altro… più strano, direi.” Rispose alzandosi. “Ma ormai immagino di averci fatto l’abitudine.” Era dalla notte con Saxton a Bahanas che non riusciva più a dormire senza incubi. Ora poteva capire l’ossessione di Saxton per il caffè e il tono perennemente sfibrato che poteva sorprendere chi lo sentiva parlare per la prima volta. “È ancora buio. Vieni a letto un altro po’.” Si sdraiò di nuovo affianco a Katja, e cominciò ad accarezzarle i riccioli castani. “Perché non chiedi a Lugaìd un periodo di riposo? Sono mesi che viaggi per l’Impero come un portalettere, e neppure l’attentato a Dalmasca ti ha fermato, anzi. Sei un Ministro e hai una faccia che spaventerebbe un becchino.” Aveva ragione, pensò Solomon. Negli ultimi mesi era dimagrito di dieci chili, aveva frequenti mal di testa e due enormi occhiaie si erano definitivamente domiciliate nelle sue arcate sub-orbitali. “Appena questa follia finirà mi dimetterò da Ministro. Ma sai benissimo che non posso andarmene ora.” “Non sono stupida, so che hai delle responsabilità. Ma da morto non sarai utile a nessuno, nemmeno all’Unione.” “Oggi non ho impegni fissi. Che ne dici se ci” Dei colpi al battente della porta interruppero Solomon. “I Superni mi odiano.” Dopo essersi infilato una vestaglia, scese al piano di sotto, dove si accedeva alla porta che dava sull’esterno. “Chi è?” “1° reggimento Gran Guardie di Alyon, Signore. Siamo venuti per scortarla a Corte. C’è un’emergenza.” “Dieci minuti e arrivo”. Calzoni larghi, stivali, camicia, cappotto, guanti, bacio d’arrivederci a Katja. Era pronto. Aprendo la porta, riuscì a notare soltanto due cose. La prima, il freddo intenso dell’alba Silthrimiana. La seconda, una manciata di soldati in armatura che l’avrebbe scortato fino all’Imperatore, gelati in un saluto mirrodiano. “Alyon o Minas?” “L’Imperatore riunisce tutto il Consiglio di Mida e gran parte delle autorità civili e militari al Palazzo Imperiale di Alyon. Non siamo stati autorizzati a sapere la motivazione. La preghiamo di seguirci.” “Se non fossi già intenzionato a seguirvi non avrei mosso il culo dal letto, non si preoccupi.” Solomon e la sua scorta si avviarono attraverso i ponti lastricati che collegavano le isole di Silthrim. L’aurora cominciava a tingere la città il cielo di rame, e il vento soffiava spazzando il nevischio. La città era praticamente vuota, ma la caserma era già in attività e il traffico delle aeronavi era insolito. A lui invece era toccato un treno blindato, dove si riuniva anche qualche generale. Gli era stata riservata una cabina privata, dove poté leggere un giornale riservato ai membri del governo. A quanto pare, nulla di nuovo rispetto al giorno precedente. Dalmasca era ancora nel caos, dopo il furto di 167.000 zenar da parte di uno dei consoli, Gustav Migius, per farsi proclamare Re di Dalmasca e superare l’inattività di governo. I cittadini si erano presto divisi arrivando a scatenare violenze, e un gruppo di profughi si era insediato a Zarìa. All’estero, nessuna particolare novità; movimenti militari di quasi tutte le potenze su quasi tutti i confini, lodi del Senato dell’Unione al sindaco di Bopville Langaiden (più del solito, forse), e le polemiche moderniste per l’abbattimento della Torre di Sylvarant, che consideravano un loro simbolo culturale, si erano ormai sopite da tempo. “Signore, siamo arrivati.” Si doveva essere addormentato, perché il treno si stava fermando ad Alyon. La città era avvolta in una luce ocra proveniente da sud, mentre a nord si accumulavano nuvole cariche di tempesta e mulinelli di vento alzavano polvere dai cantieri che stavano ricostruendo la città. Una carrozza corazzata li condusse al Palazzo Imperiale fuori dalle mura. Una manciata di piccole aeronavi lo pattugliava dall’esterno, mentre i migliori soldati dell’Impero circondavano il perimetro dell’edificio. Neppure la sua scorta e il suo noto volto poterono risparmiargli tre perquisizioni. “Ma chi si vede, Solomon.” Jil E. Saxton gli riservò uno dei suoi migliori sorrisi da lupo e gli batté una pacca sulla spalla. “Mi puoi dire cosa succede? Non mi piace essere buttato giù dal letto senza una buona motivazione, anche, e che rimanga tra noi, se è Snipperworm.” “Credo che l’attuale Imperatore non abbia mai avuto motivo migliore per riunirci. Ma sentirai tutto dalle sue labbra.” Salirono l’imponente scalinata che portava alla sala delle riunioni, ed entrarono. Davanti a loro si erano ormai riuniti tutti i membri del consiglio di Mida, più svariati generali, sovrintendenti e funzionari. Solomon cominciò a intuire che non c’era spazio per il sarcasmo. L’Imperatore di MiDa e Jarl di Silthrim Lugaìd Faust Snipperworm del Clan della Nutria era a capotavola, il suo volto era incupito. Quando furono tutti pronti, iniziò a parlare. “Signori, vi ho radunato qua per una, anzi due, questioni di massima importanza, che mettono a repentaglio l’esistenza del nostro secolare Impero. La prima è che oggi ho ricevuto questa missiva dal Ministero degli Esteri della Repubblica Oligarchica dell’Unione.” Si schiarì la gola prima di iniziare a leggere il contenuto di un foglio di carta che teneva davanti a sé da quando erano entrati. Un silenzio di tomba calò sugli astanti. “Prima di fare qualsiasi commento, devo accogliere in sala un altro ospite.” Ludwig Adegheiz entrò nella sala. Scoppiò il caos: urla e insulti volarono verso il modernista, specialmente dai generali e dal Ministro della Guerra Toretàn. Saxton, tranquillo, non fiatava. “SILENZIO!” urlò l’Imperatore, solitamente molto compassato. “IO HO INVITATO QUEST’UOMO, E LA MIA DECISIONE NON È SINDACABILE!”. Adegheiz approfittò del breve sprazzo di calma per riferire quello che doveva riferire. “Vi parlo a nome dell’Unione delle Repubbliche Minerarie Moderniste e, con delega, degli Stati Uniti Nyani. La vostra intelligence e altre nostre fonti ci hanno reciprocamente avvertito dell’intenzione Unionista di conquistare l’intero Piano, e del loro disprezzo nei nostri confronti. Non mi piace dovermi alleare con voi, nostri antichi nemici imperialisti, ma non abbiamo scelta. Non lascerò che il sogno Modernista venga infranto dalla megalomania di una casta di oligarchi che pensa di poter imporre la propria volontà all’intera umanità, e nello stesso modo pensano i nostri alleati democratici di Nyan. Le nostre truppe difenderanno i vostri confini come se fossimo una cosa sola, e ci aspettiamo un reciproco trattamento. In gioco c’è il destino dell’umanità!” Il ministro Ser Cinci stava per alzare una mano, ma l’Imperatore dismise ogni domanda. “Questa alleanza non è sindacabile. Ora abbiamo una speranza di affrontare l’Unione alla pari. Proclamo lo Stato di Guerra e la Mobilitazione Generale, non aspetteremo la fine dell’ultimatum. Ci vediamo tra mezz’ora per organizzare i dettagli”. La maggioranza dei presenti si diresse di buona lena verso le rispettive sezioni dei Ministeri per informare la catena di comando. Bender raggiunse un sempre più distaccato Saxton sulla terrazza, intento a fumare. La natura morta dei cantieri di Alyon si stendeva davanti a loro, tinteggiata di ocra dalla poca luce che preannunciava tempesta. “È opera tua?” Saxton espirò un anello di fumo. “Ovviamente.” “Come fai a essere così tranquillo? Sai benissimo che non possiamo vincere neanche con Nyan e URMM.” “Ti ricordi quando ti ho detto di volere un pulsante che mi permettesse di distruggere ogni città unionista?” “Prima di massacrare quel villaggio? Purtroppo sì”. “Beh, un certo modernista potrebbe avercelo dato. Non Adegheiz, lui non sa nulla. Anzi, probabilmente verrà tolto di mezzo, troppo idealista. La via della distruzione coincide con l’alba della nuova vita.” “Non ti capisco.” “Ti ricordi il Virus Legione? Quella era una versione sperimentale.” [FINE]
  6. Infatti ho detto "so che ci sono i collegamenti qua sopra", però la wiki non li mette in home e nemmeno su Universo del Jandur. Il nuovo utente (o meglio, il potenziale utente, quello che lurka questo forum cercando di farsi un'idea prima di iniziare a giocare) va aiutato mostrandogli le feature di Karaldur (e non Eseldur). Invece la home della wiki recita Poi IMHO una mappa politica aggiornata (quella disegnata come base va bene) può dare un colpo d'occhio migliore di una semplice lista nella pagina della cronologia.
  7. Finora ho giocato pochi giorni, ma elenco qualche cosuccia Un problema di cui nessuno ha parlato è la wiki. Le importantissime pagine "Guida al Gameplay di Karaldur" e quella della geografia sono praticamente nascoste, in certi casi mancano i collegamenti alla sesta era https://wiki.forgottenworld.it/mc/Categoria:Universo_del_Jandur, so che ci sono i collegamenti qua sopra ma la wiki dovrebbe essere comunque un po' sistemata ed essere autosufficiente. Carina la Immersive Engineering, ma.. Mi sembra un po' fine a se stessa. Quali oggetti di uso comune aggiunge? Casse, tank, revolver (serve veramente, quest'ultimo, in PvP?)... il resto della mod è una corsa a fare macchinari che servono alla mod stessa per fare altri macchinari che servono a