ScleroMale

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Su ScleroMale

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  1. Si chiude una porta e si apre un portone. Purtroppo come spesso accade, tutte le belle cose hanno una fine. Questo server che conosco, ed in cui gioco da anni oramai, ha segnato parte della mia vita. Mi ha fatto compagnia, sia dandomi la possibilità di stare con delle persone che, pur non conoscendo di persona, ho sempre reputato amici, sia perchè da quando mi sono trasferito a londra, 2 anni oramai, mi ha dato un posto dove rifugiarmi quando ero un pò giù di morale. Per motivi personali, quali lavoro e poco tempo, sono venuto a giocare sempre meno. Non nego di aver avuto un periodo di " basta non gioco più... " . Ma come tutti i grandi amori, si ritorna sempre dove si è stati bene, ed io posso affermare che FW per me è sempre un bel posto. Ora non farò altro che aspettare l'inizio della prossima era. Ho già in mente nuovi progetti, nuove città, nuovi gdr. Mi sento carico e voglio regalarvi qualcosa di mio, come sempre. So che ad alcuni sto antipatico ma la maggior parte di voi sa benissimo come sono fatto. Scherzo sempre, e per me questo è un gioco. Mi mancate tanto amici miei, ma non per questo mi perdete. Io sono qui aspettando di trovare la chiave per aprire il nuovo portone. Sempre con il piccone in mano, il vostro Minatore Cileno Sclero
  2. Io Scleros Malevoulus, In qualità di Sindaco della città di Ascalon e Presidente della Repubblica Federale di Eberia, parlo a nome di tutto il popolo Ascaloniano, e di tutte le genti che fanno parte della nostra Nazione, sottoscrivo la Costituzione della Confederazione dell'Uninè Sonesdur ( CUS ) . In fede
  3. Allo pseudo Regno di Apolisia, Dopo aver visualizzato la vostra misera lettera, mancante di sigilli, pertanto difficile da interpretare, se non fosse per la vostra firma alla fine, nulla mi avrebbe fermato dal cestinarla celermente. Ma per fortuna vostra non sono una persona di quello stampo, che forse a voi aggrada, visto e considerato che vi dimenticate di inserire il soggetto, ossia io, Scleros Malevoulus, Presidente della Repubblica Federale di Eberia, nonchè Sindaco di Ascalon. Ciò che vi apprestate a recapitarmi, non mi è di nessun interesse. Primo perchè già per come riportate i fatti vi sono delle incongruenze, ossia, dite che i ROI hanno individuato danni nei confronti della vostra città, se così può essere definita, senza far riferimento a persona o città alcuna, ma vi lamentate solo di questo fatto, come quando vengono rubate le caramelle ad un bambino. Secondo, mandare una missiva del genere, avendo come intestatario me o la mia città, non implica che i disordini presenti da voi siano causati da qualcuno facente parte di Eberia, o Ascalon. Questa la ritengo una cosa inaccettabile, oltre che infamante e pretendo quindi di visionare i vostri rapporti dove io o la mia città siamo coinvolti. Non siamo mai stati aggressivi nei vostri confronti, nè ci è, preciso, mi è passato per la testa di aver a che fare con la vostra nazione. Abbiamo cose più importanti a cui pensare. Terzo, la somma in danaro che ci chiedete è spropositata e palesemente campata per aria. Tutti sanno che la vostra città sta cadendo in profonda crisi, e non saremo di certo noi a risollevarvi. Per quanto mi riguarda potete pure andare a mendicare per le vie di Spes, perchè da Ascalon, non riceverete nessun tipo di aiuto o sostegno. Non dimentichiamoci inoltre, tutti gli atti osceni, ignobili, biechi, e infamanti di cui si sono macchiati i vostri cittadini. Siete colpevoli di omicidi e attentati su vasca scala, in Nazioni diverse. Denrak, che per noi è considerata come sorella, ha visto le sue genti morire sotto le mani dei vostri aguzzini. Ascalon, è stata presa di mira dai vostri mercenari, e ne abbiamo le prove. Il tutto è segnato nel rapporto che i nostri servizi segreti, assieme a quelli Denrakiani, hanno portato a termine. Voi, non vi meritate nemmeno di respirare la nostra stessa aria. Perciò io, Scleros Malevoulus, vi giro indietro la missiva, chiedendo a Dragonia di risarcire Denrak per tutti i danni e i disordini che avete commesso per una cifra di 350000 zenar. Ascalon non ha bisogno dei vostri soldi. Non accetteremo mai di chinarci o piegarci a voi solo perchè qualche lurido mercenario crede di poter seminare il caos nella mia Città, o nelle altre Nazioni. State bene attenti, perchè vi state andando a cacciare in una situazione sgradevole, dalla quale sarà difficile tornare indietro. Io vi ho avvisato. Il Presidente della Repubblica Federale di Eberia
  4. Al Magister agli Affari esteri del Regno di Denrak, Eremrem Digres Venuti a conoscenza dei luridi intrighi che il Regno di Kolos e la città di Niuop, avevano tra loro, il nostro intervento attraverso i servizi segreti ci sembrava la cosa più giusta da fare. Devo, e voglio, congratularmi con tutti voi, perchè assieme siamo riusciti finalmente a venire a capo di questa fastidiosa, e sanguinosa, faccenda. Il nostro impegno, assieme al vostro hanno portato più che ottimi risultati. Come Repubblica Federale, ci teniamo a precisare tutto il nostro consenso per qualsiasi vostra decisione riguardo il da farsi. Nell'ipotetico sviluppo di una guerra sappiate che noi, uomini d'onore, fratelli di Denrak, vi diamo tutto il nostro supporto, e mai vi lasceremo da soli. Se doveste aver bisogno di qualsiasi aiuto, non esitate a mandarci una lettera, e noi provvederemo a rispondervi nel più breve tempo possibile. Ancora, ci tengo a complimentarvi con voi per tutto il lavoro svolto, in cooperazione con i servizi segreti di Ascalon. Un'imponente operazione di controspionaggio è stata messa in atto, attua a dimostrare che con Ascalon e Denrak, non si scherza. In un sempre più fruttuoso e cooperativo futuro, vi mando i miei più calorosi saluti. Il presidente di Ascalon
  5. All'Illustre Vice Presidente della Repubblica di Sant Elio, Thomas Golud Mi scuso in primis per il ritardo all avostra missiva. Purtroppo sono tempi difficili e trovare un momento per se stessi e per sbrigare le faccende burocratiche sembra sempre un'utopia. Non vi nego che tempo fa, la nostra Repubblica aveva dei rapporti di natura commerciale con la città di Niuop, ma col tempo anche questi sono andati affievolendosi, fino a poi bloccarsi del tutto dopo essere venuti a conoscenza delle brutalità che , cittadini e non, Niuop si macchiava. Così abbiamo interrotto ogni trattativa, e ora in ogni angolo del nostro territorio, chiunque faccia parte della città di Niuop, viene giustiziato e fatto prigioniero. Ascalon, come Denrak, non accetta la minima offesa alla persone, tantomeno che qualcuno attenti alla vita delle persone. Sono crimini che noi puniamo con la fucilazione. Potete stare tranquilli che da noi riceverete sempre appoggio e aiuto. La città di Niuop va estirpata. Non ci metteremo tanto ad arrivare ad una guerra. La nostra nazione sta già preparando le armi. Spero in una collaborazione forte, fortificante e longeva tra le nostre due città. Il Presidente di Ascalon
  6. Una sveglia Improvvisa (Scena I) Alcuni giorni dopo aver mandato la lettera al Regno di Denrak, Scleros, ancora aspettava una risposta. Tante furono le riunioni con i consiglieri, e tante le proposte per la nuova Nazione. Si parlava di Costituzioni, Regole e fondamenti, che col rischio di essere quasi scontate, andavano a salvaguardare tutte le genti indistintamente, la vita, la pace e la prosperità. Era una mattina tranquilla, e da un pò di tempo non si assisteva a disordini in città. Tutto sembrava fosse tornato alla normalità. Le damigelle di corte entravano nella stanza reale, come ogni mattina, per rifare la stanza, e cambiare tutte le lenzuola, tende, e vestiario del presidente. Scleros intanto era impegnato al bagno, tagliandosi la barba, che da qualche tempo gli ricopriva la faccia facendolo sembrare più vecchio di quanto non fosse. “ Ma guarda che barba.. come mai ho lasciato che crescesse così, maledizione.. sembro un barbone, eh Covenantry? Che ne dici? “ Esclamò verso il Generale della Guardia Reale, nonchè amico e fratello, Covenantry. Lui con tono scherzoso rispose : “ Siete talmente brutto che forse la barba era l’unica cosa che vi abbelliva il viso, Scleros.. “ Disse mentre sbottò a ridere. Scleros, infastidito da questa risposta, cominciò a lanciargli dietro l’acqua che stava dentro la tinozza di fronte a lui. Il bagno presto si trasformò in un parco acquatico, una specie di piscina. Quella scena, dimostrava quale rapporto, forte e intenso, vi fosse tra i due. Dopo pochi minuti, di scherzi, insulti e schiaffetti, i due ripresero le loro “ posizioni “ , tornando ad essere Presidente e Generale. “ Senti, vorrei un parere, da te che mi sei stato sempre vicino. Pensi che Denrak accetterà la mia proposta? In effetti loro hanno bisogno di qualcuno che li protegga. Il morbo, e tutti questi omicidi li hanno quasi decimati, e noi allo stesso tempo abbiamo bisogno di loro, per le risorse e gli aiuti per la popolazione. Siamo una grande famiglia, e credo che questo potrebbe portare tanti vantaggi.. non credi? “ Così Scleros espresse i suoi dubbi a Covenantry, che pronto rispose, quasi stesse leggendo il tutto da un foglio : “ Scleros, sai benissimo che io ti ho sempre appoggiato, in qualsiasi cosa tu abbia fatto. Questa mi è sembrata fin da subito l’unica soluzione possibile al problema. Niuop, Titanya e Dragonia, sono pericolose. Solo da poco Niuop si è svelata per quella che è. Una nazione poco affidabile, fatta di gente senza scrupoli che ucciderebbe anche solo per delle briciole di pane. Dragonia, è sempre stata una di quelle che nel caos si crogiolava, e Titanya, bè, che dire di quell’asilo.. Una manica di uomini analfabeti, che come pecore seguono la corrente, senza un’identità propria..Ora non ci resta che agire, e dobbiamo farlo il prima possibile.. “ Scleros, si avvicinò al suo amico, e i due si strinsero in un forte abbraccio. “ Grazie Covenantry.. Sei il fratello che non ho mai avuto, e ringrazio i superni ogni giorno per saperti qui vicino a me.. “ Esclamò Scleros, mentre si dirigeva alla porta del bagno, per poi tornare in camera. Le vesti presidenziali, erano pronte di fronte al letto, ben disposte sopra un supporto, simile a quello delle armature. Con l’aiuto di Covenantry, Scleros si vestì del suo classico abbigliamento che consisteva in stivaletti in pelle scamosciata, seguiti da dei pantaloni di cotone purissimo, color porpora. Alla vita una cintura in pelle di toro, con la fibbia in diamante lavorato, rappresentante la testa d’aquila. Poco più sopra una maglia di seta purissima, cucita su misura dai più bravi sarti di Ascalon, che lasciava spazio ad una cotta di maglia smanicata, in oro bianco, che rifletteva una luce stupenda. Al di sopra un piccolo pettorale in lana di montone, color avorio, e un mantello in velluto, anch’esso rosso porpora. Il tutto ornato dalla corona da presidente in oro e diamanti. “ Se mi permettete, Scleros, ve lo dico con tutto il mio cuore.. Se fossi una donna, vi sarei già saltato addosso… Siete stupendo, come sempre “ Esclamò Covenantry mentre dopo aver tirato una pacca sul sedere a Scleros, scappava per i corridoi esterni. “ Sei sempre il solito.. Non ti regoli mai.. Se ti prendo vedi.. “ Ribattè Scleros che prese ad inseguirlo come fanno due ragazzini mentre giocano a nascondino. Due persone, due uomini che sono rimasti gli eterni fanciulli di un tempo ormai lontano. Così dopo alcuni istanti i due si trovarono a camminare per i giardini esterni del castello. Tutto d’un tratto, le trombe reali cominciarono a suonare. Il silenzio e la calma venne interrotta dal regale suono di questi incantevoli strumenti. Suonavano una singolare sinfonia, che tutti conoscono. Ossia quella che avvisa dell’arrivo di una carrozza imperiale straniera. “ Scleros, hai sentito? Chi sarà mai? andiamo a vedere.. “ Le guardie disposte sopra le torri del cancello principale cominciarono ad urlare: “ Carrozza in vista.. Carrozza in vista, preparate le guardie.. “ Subito, Covenantry si diresse al piazzale di fronte al governo radunando i soldati. Scleros, lo seguì andando a prendere posto dinanzi al cancello ben sorvegliato e protetto. Quella carrozza aveva qualcosa di familiare, già vista da qualche parte ma non ricordava dove. Il sole ora si stagliava sopra il manipolo di persone che con ansia aspettava di sapere chi fosse arrivato ad Ascalon, senza nemmeno un preavviso. Socchiuse gli occhi per mettere meglio a fuoco la carrozza davanti a lui, questo perchè il sole oramai si stagliava sopra di loro in tutta la sua luce. “ Per tutti i superni, ma quello è il simbolo di Denrak.. Aprite subito il cancello, e fateli entrare.. “ In uno scatto Scleros si diresse al cancello, quasi ad aprirlo con le sue stesse mani. Le guardie lo seguirono e si preoccuparono di tenerlo al sicuro. Il cancello si alzava pian piano, e dopo alcuni istanti ecco che la porta della carrozza veniva aperta, e una dama, una regina scendeva gli scalini, leggiadra come una libellula. Non l’aveva mai vista prima di allora, ma rimase strabiliato da cotanta bellezza. Per un attimo tutti rimasero in silenzio, senza nessuno che sapesse cosa dire. “ Mia regina, vi prego, rimembratemi il vostro nome. Ho riconosciuto subito lo stemma di Denrak, ma non ricordo voi. Purtroppo è passato tanto tempo dalla mia ultima visita al vostro Regno “ Con un inchino, e un leggero baciamano, Scleros si chinava ai piedi della donna.
  7. Proposta di Alleanza con Ascalon Sono anni felici quelli che trascorrono ad Ascalon. Si, è vero, ogni tanto si assiste a qualche problema, qualche disordine cittadino, ma è più che normale. Una così grande città, con una nazione così ricca e forte, che fa invidia a tanti, porta sempre sia gioie che dolori. Scleros, da parte sua, cerca sempre di svolgere i suoi impegni al meglio, aiutato dai suoi amici e consiglieri fidati. Tanto tempo è passato da quando arrivarono per la prima volta. Tante cose sono cambiate. La città si è sviluppata tanto, tante persone sono tornate ad abitare Ascalon, e la voglia di fare sempre meglio non finisce mai. Ormai non è più il ragazzino di una volta. È cresciuto tanto, dando mostra a tutto il Karaldur, di quanto sia stato un abile governatore. TUttavia, come spesso accade, arrivano anche tempi dove, volenti o nolenti, non tutto è rose e fiori. Ci sono nazioni dove si commercia, ci si aiuta, si hanno legami di cooperazione, e altre dove regna il caos e il terrore. Denrak, è una di quelle dove la pace e la serenità fanno da padrona. Con Ascalon, insieme, hanno vissuto periodi di prosperità, interazioni, aiuto nei momenti del bisogno, e come due fratelli si sono sostenuti a vicenda. Dopo la morte del Re di Denrak, si è assistito a dei cambiamenti, politici, civili, industriali nonchè internazionali. Purtroppo si è assistito ad omicidi, spietati assassini in giro per le nazioni a seminare il panico, che per pochi soldi rischiano la loro vita per attentare a quella degli altri. Per fortuna si è sempre trovato il modo di contrastare questi avvenimenti, grazie alla collaborazione dei dipartimenti segreti di Ascalon e Denrak. Organi speciali, che sono stati creati per la salvaguardia delle nazioni, e dei cittadini in particolare. Tutto questo accade solo per un motivo, oltretutto comune, i soldi. La sete di potere, che offusca le menti di tanti, e che lede le persone dall’interno, spingendole a commettere atti che, altrimenti, nessuno, con un poco di cervello, si sognerebbe nemmeno di pensare. Ascalon e Denrak sono state fra le nazioni con il più alto numero di incidenti, e dovendo far fronte a tanto disagio la scelta è soltanto una : l’alleanza. Una mattina, una semplice mattinata soleggiata, mentre tutto scorre liscio, e la vita sembra provvedere senza troppi intoppi, Scleros decide di convocare un’assemblea straordinaria del concilio ristretto. Convoca i suoi più fidati amici e consiglieri, quelli che da anni gli stanno accanto e lo consigliano e lo supportano in tutti i problemi e le difficoltà che un presidente si trova ad affrontare quotidianamente. Subito dopo aver preso posto nell’ufficio del presidente, al palazzo del governo, Scleros prende la parola dalla sua poltrona : “ Cari amici, vi ho riunito qui perchè la vita tranquilla e gioiosa, come la conosciamo noi, non è più la stessa. Ascalon, come così la nostra sorella Denrak, sono stati teatri di orrori. Sappiamo tutti che i tempi di pace e serenità stanno terminando. Le altre nazioni si stanno mobilitando e nuove alleanze si sono venute a creare. Una delle ultime, che a mio parere è una delle più. come dire, problematiche, è quella tra Niuop, Titanya e Dragonia… “ Si alza, tenendo in mano delle pergamene, un pochetto stropicciate,con delle rifiniture in oro e sigilli imperiali. Le srotola, e comincia a leggere. “ Alla città di Ascalon, con la presente ci tengo ad infomarvi che presenze malvagie e oscuri avvenimenti si avvicinano a voi. Siamo venuti a conoscenza di mobilitazioni di armi e guerrieri, nei vostri confronti, ma in particolare verso Denrak. Vi consiglio di stare molto attenti e di guardarvi le spalle. Non si sa mai cosa potreste trovare dietro l’angolo.. Un vostro fedele servitore “ Riavvolse la pergamena e sospirò, alzandosi con calma dalla poltrona per poi dirigersi verso il balcone all’esterno. Una volta raggiunto il parapetto si girò verso il gruppo alle sue spalle e fece segno di seguirlo. “ Ragazzi miei, amici, prego accostatevi.. “ A quel punto tutti si alzarono e si avvicinarono a Scleros. Assicuratosi che tutti fossero di fronte alla città, riprese a parlare con tono preoccupato : “ Vedete, questo è tutto quello che di più bello potrete trovare sul Karaldur. La nostra città, cresce a vista d’occhio, ed è rinomata in tutto il mondo per il suo stile e i suoi materiali pregiati con il quale cresce e viene costruita. Non di meno è il nostro galeone da guerra, Il Titano.. Così lo hanno chiamato, vista la grandezza.. Dobbiamo e abbiamo il dovere di preservare tutto questo, per noi e per le generazioni che verranno. Quello che vi ho letto poco fa è una pergamena che ho ricevuto poco fa dall’ufficio privato del generale dei servizi segreti, Diamis “ Si voltò e si diresse nuovamente verso l’ufficio con il resto del gruppo al seguito. Ripresero tutti posto, trovandosi faccia a faccia. Un silenzio inondò la stanza, lasciando come sottofondo lo scoppiettio della legna che ardeva nel camino. “ Sapete tutti quanto io non ami la guerra, ma non possiamo lasciare che il terrore dilaghi sulle nostre terre. Per questo motivo ho deciso di inoltrare richiesta ufficiale a Denrak, proponendole un’alleanza ufficiale con annessa proposta di creare una nazione unica dove fondere i nostri popoli sotto un’unica bandiera. Ora chiedo a voi, cosa ne pensate? “ Gli occhi dei presenti cominciarono a saltare di viso in viso, quando ad un tratto, il ministro della guerra, Covenantry prese parola, alzandosi. “ Presidente, Scleros, amico mio.. Ci conosciamo da tanti anni, e assieme ne abbiamo viste di tutti i colori. Questa è una situazione sgradevole che ci porta a stare in uno scenario dove dapprima, neutrali, passiamo ai fatti. Non vi nego, e anche a voi, consiglieri, che le nostre armate sono pronte, e non aspettano altro che un vostro comando. Noi, siamo tutti figli di Denrak, perchè nati e cresciuti sotto l’ala protettrice di una nazione che onora l’uguaglianza, la vita, e il rispetto per tutte le genti.. Ciò che è accaduto è a dir poco orribile, e non possiamo stare qui a guardare i nostri fratelli e sorelle soffrire. Da parte mia, hai tutto il mio appoggio… “ Riprese posto, mentre un brusio prendeva posto ad un silenzio quasi tombale. Uno dei consiglieri più anziani decise di venire avanti, ad esporre il suo pensiero. “ Signor presidente, io le sono sempre stato vicino, in tanti momenti.. ciò che si prostra dinanzi a noi è una sciagura per tutto ciò che abbiamo sempre cercato di valorizzare e promuovere, fin da quando vi siete insediato qui, su questa poltrona.. Io oramai, sono un vecchio anziano, Ascaloniano, e non Denrako come voi, ma ciò non mi lascia in disparte. Mi sento preso in causa come chiunque qui presente. La vita, è ciò per cui gli uomini dovrebbero lottare, ciò per cui ognuno dovrebbe rendere grazie. E chi invece, questo dono non lo apprezza e anzi, lo disprezza, bè a mio parere non è degno di poter godere di questo dono.. Anche da parte mia, avete un si.. Uniamoci, e fermiamo queste stragi.. “ Un applauso sancì la risposta che tutti si aspettavano. Ascalon avrebbe così inoltrato una richiesta ufficiale al Regno di Denrak, per stipulare un’alleanza. Circa 2 giorni dopo si fece una votazione a suffragio universale, e la vittoria del SI fù schiacciante. Il 96 % della popolazione era a favore di riunirsi sotto un unico nome, e sotto un unico ideale, la Pace. Così, a votazioni terminate Scleros inviò con una guardia Imperiale, scortata, la richiesta ufficiale al Regno di Denrak. Tutto ciò era finalmente ufficiale. Si sarebbe assistito a qualcosa mai visto prima per grandezza e importanza.
  8. Proposta di Alleanza con Denrak Sono anni felici quelli che trascorrono ad Ascalon. Si, è vero, ogni tanto si assiste a qualche problema, qualche disordine cittadino, ma è più che normale. Una così grande città, con una nazione così ricca e forte, che fa invidia a tanti, porta sempre sia gioie che dolori. Scleros, da parte sua, cerca sempre di svolgere i suoi impegni al meglio, aiutato dai suoi amici e consiglieri fidati. Tanto tempo è passato da quando arrivarono per la prima volta. Tante cose sono cambiate. La città si è sviluppata tanto, tante persone sono tornate ad abitare Ascalon, e la voglia di fare sempre meglio non finisce mai. Ormai non è più il ragazzino di una volta. È cresciuto tanto, dando mostra a tutto il Karaldur, di quanto sia stato un abile governatore. TUttavia, come spesso accade, arrivano anche tempi dove, volenti o nolenti, non tutto è rose e fiori. Ci sono nazioni dove si commercia, ci si aiuta, si hanno legami di cooperazione, e altre dove regna il caos e il terrore. Denrak, è una di quelle dove la pace e la serenità fanno da padrona. Con Ascalon, insieme, hanno vissuto periodi di prosperità, interazioni, aiuto nei momenti del bisogno, e come due fratelli si sono sostenuti a vicenda. Dopo la morte del Re di Denrak, si è assistito a dei cambiamenti, politici, civili, industriali nonchè internazionali. Purtroppo si è assistito ad omicidi, spietati assassini in giro per le nazioni a seminare il panico, che per pochi soldi rischiano la loro vita per attentare a quella degli altri. Per fortuna si è sempre trovato il modo di contrastare questi avvenimenti, grazie alla collaborazione dei dipartimenti segreti di Ascalon e Denrak. Organi speciali, che sono stati creati per la salvaguardia delle nazioni, e dei cittadini in particolare. Tutto questo accade solo per un motivo, oltretutto comune, i soldi. La sete di potere, che offusca le menti di tanti, e che lede le persone dall’interno, spingendole a commettere atti che, altrimenti, nessuno, con un poco di cervello, si sognerebbe nemmeno di pensare. Ascalon e Denrak sono state fra le nazioni con il più alto numero di incidenti, e dovendo far fronte a tanto disagio la scelta è soltanto una : l’alleanza. Una mattina, una semplice mattinata soleggiata, mentre tutto scorre liscio, e la vita sembra provvedere senza troppi intoppi, Scleros decide di convocare un’assemblea straordinaria del concilio ristretto. Convoca i suoi più fidati amici e consiglieri, quelli che da anni gli stanno accanto e lo consigliano e lo supportano in tutti i problemi e le difficoltà che un presidente si trova ad affrontare quotidianamente. Subito dopo aver preso posto nell’ufficio del presidente, al palazzo del governo, Scleros prende la parola dalla sua poltrona : “ Cari amici, vi ho riunito qui perchè la vita tranquilla e gioiosa, come la conosciamo noi, non è più la stessa. Ascalon, come così la nostra sorella Denrak, sono stati teatri di orrori. Sappiamo tutti che i tempi di pace e serenità stanno terminando. Le altre nazioni si stanno mobilitando e nuove alleanze si sono venute a creare. Una delle ultime, che a mio parere è una delle più. come dire, problematiche, è quella tra Niuop, Titanya e Dragonia… “ Si alza, tenendo in mano delle pergamene, un pochetto stropicciate,con delle rifiniture in oro e sigilli imperiali. Le srotola, e comincia a leggere. “ Alla città di Ascalon, con la presente ci tengo ad infomarvi che presenze malvagie e oscuri avvenimenti si avvicinano a voi. Siamo venuti a conoscenza di mobilitazioni di armi e guerrieri, nei vostri confronti, ma in particolare verso Denrak. Vi consiglio di stare molto attenti e di guardarvi le spalle. Non si sa mai cosa potreste trovare dietro l’angolo.. Un vostro fedele servitore “ Riavvolse la pergamena e sospirò, alzandosi con calma dalla poltrona per poi dirigersi verso il balcone all’esterno. Una volta raggiunto il parapetto si girò verso il gruppo alle sue spalle e fece segno di seguirlo. “ Ragazzi miei, amici, prego accostatevi.. “ A quel punto tutti si alzarono e si avvicinarono a Scleros. Assicuratosi che tutti fossero di fronte alla città, riprese a parlare con tono preoccupato : “ Vedete, questo è tutto quello che di più bello potrete trovare sul Karaldur. La nostra città, cresce a vista d’occhio, ed è rinomata in tutto il mondo per il suo stile e i suoi materiali pregiati con il quale cresce e viene costruita. Non di meno è il nostro galeone da guerra, Il Titano.. Così lo hanno chiamato, vista la grandezza.. Dobbiamo e abbiamo il dovere di preservare tutto questo, per noi e per le generazioni che verranno. Quello che vi ho letto poco fa è una pergamena che ho ricevuto poco fa dall’ufficio privato del generale dei servizi segreti, Diamis “ Si voltò e si diresse nuovamente verso l’ufficio con il resto del gruppo al seguito. Ripresero tutti posto, trovandosi faccia a faccia. Un silenzio inondò la stanza, lasciando come sottofondo lo scoppiettio della legna che ardeva nel camino. “ Sapete tutti quanto io non ami la guerra, ma non possiamo lasciare che il terrore dilaghi sulle nostre terre. Per questo motivo ho deciso di inoltrare richiesta ufficiale a Denrak, proponendole un’alleanza ufficiale con annessa proposta di creare una nazione unica dove fondere i nostri popoli sotto un’unica bandiera. Ora chiedo a voi, cosa ne pensate? “ Gli occhi dei presenti cominciarono a saltare di viso in viso, quando ad un tratto, il ministro della guerra, Covenantry prese parola, alzandosi. “ Presidente, Scleros, amico mio.. Ci conosciamo da tanti anni, e assieme ne abbiamo viste di tutti i colori. Questa è una situazione sgradevole che ci porta a stare in uno scenario dove dapprima, neutrali, passiamo ai fatti. Non vi nego, e anche a voi, consiglieri, che le nostre armate sono pronte, e non aspettano altro che un vostro comando. Noi, siamo tutti figli di Denrak, perchè nati e cresciuti sotto l’ala protettrice di una nazione che onora l’uguaglianza, la vita, e il rispetto per tutte le genti.. Ciò che è accaduto è a dir poco orribile, e non possiamo stare qui a guardare i nostri fratelli e sorelle soffrire. Da parte mia, hai tutto il mio appoggio… “ Riprese posto, mentre un brusio si impadroniva della stanza che si cullava in un silenzio quasi tombale. Uno dei consiglieri più anziani decise di venire avanti, ad esporre il suo pensiero. “ Signor presidente, io le sono sempre stato vicino, in tanti momenti.. ciò che si prostra dinanzi a noi è una sciagura per tutto ciò che abbiamo sempre cercato di valorizzare e promuovere, fin da quando vi siete insediato qui, su questa poltrona.. Io oramai, sono un vecchio anziano, Ascaloniano, e non Denrako come voi, ma ciò non mi lascia in disparte. Mi sento preso in causa come chiunque qui presente. La vita, è ciò per cui gli uomini dovrebbero lottare, ciò per cui ognuno dovrebbe rendere grazie. E chi invece, questo dono non lo apprezza e anzi, lo disprezza, bè a mio parere non è degno di poter godere di questo bene prezioso.. Anche da parte mia, avete un si.. Uniamoci, e fermiamo queste stragi.. “ Un applauso sancì la risposta che tutti si aspettavano. Ascalon avrebbe così inoltrato una richiesta ufficiale al Regno di Denrak, per stipulare un’alleanza. Circa 2 giorni dopo si fece una votazione a suffragio universale, e la vittoria del SI fù schiacciante. Il 96 % della popolazione era a favore di riunirsi sotto un unico nome, e sotto un unico ideale, la Pace. Così, a votazioni terminate Scleros inviò con una guardia Imperiale, scortata, la richiesta ufficiale al Regno di Denrak. Tutto ciò era finalmente ufficiale. Si sarebbe assistito a qualcosa mai visto prima per grandezza e importanza.
  9. In risposta al Sig. Segretario Alejandro Ramirez y Frenkovic, Venuti a conoscenza dei drammatici fatti verificatisi in questi ultimi periodi, Io, Scleros Malevoulus, Presidente della città di Ascalon, facente parte della nazione di Eberia, accetto la vostra richiesta di supporto, e inoltre dichiaro la disponibilità a venirvi in soccorso nel caso di una possibile guerra. Ciò che sta accadendo non è assolutamente accettabile, pertanto mobiliteremo le nostre forze in tutto il regno del Karaldur, ove persone di tutte le razze ed età ne abbiano bisogno, per fermare questa follia, perchè di questo si tratta, messa in atto dal Regno di Apolisia. Inoltre contatterò i miei ministri e consiglieri per esporre le nostre condizioni ostili al suddetto regno, in quanto carnefici di tutti questi omicidi e non. Il presidente Scleros Malevoulus
  10. La Decisione L’alba sorge lenta in quel di Denrak, mentre tutti ancora dormono e il cielo si trasforma in un mare di colori caldi, che solo l’alba può regalare. Il rosso del sole che comincia a fare capolino oltre le colline, col suo calore che ritorna ancora una volta ad avvolgere di luce il mondo di Karaldur. Nella camera da letto, Scleros Malevolus, comincia a riprendere i sensi, dopo un lungo sonno ristoratore. Volge lo sguardo alla finestra accanto al letto, e scruta il cielo al di fuori. Si scopre lentamente, per poi sedersi sul letto e guardare per l’ultima volta quell’alba che da sempre lo aspettava come un amico alla porta di casa. Immancabilmente quel brivido di freddo lungo la schiena e la pelle d’oca, appena fuori dalle coperte, lo pervadono. Si sente strano, forse triste, forse scombussolato. Una scelta ardua è portato a fare, e sa che questo cambierà tante cose. Decide così di tornare alla scrivania per scrivere ancora un’ultima volta le sue emozioni, sensazioni, sul suo diario personale. “ Caro diario, ne abbiamo vissute tante insieme, e io ti ho raccontato tutto ciò che di più importante potevo regalarti, tutto ciò che di emozionante e unico potevo raccontarti.. Purtroppo questo giorno è arrivato, non per sfortuna, non per fortuna.. Forse è solo il volere dei superni, forse è il volere del destino, ma mi trovo qui, con le lacrime agli occhi, mentre incido queste poche righe su di te, amico mio.. Mi sei stato vicino nei momenti belli e in quelli brutti, come una spalla su cui piangere, come un abbraccio dove ripararmi. Mi hai aiutato a tenere a bada la mia indole aggressiva e impulsiva, mi hai permesso, di trattarti male, come un oggetto, anche se in effetti lo sei.. Ma per me resterai sempre il mio miglior amico, l’ho sempre detto che se avessi avuto la parola io sarei stato il più felice della terra… Devo andare via, verso nuovi orizzonti, verso nuove avventure, nuovi luoghi, perchè ormai il mio tempo qui a Denrak è finito.. Il ragazzino con il piccone pronto a demolire il mondo per i suoi diamanti è diventato uomo, e ora chiede qualcosa di più. E questo qualcosa andrà a prenderselo, nel bene o nel male.. Addio amico mio, Il tuo scrittore preferito Scleros Malevoulus “ Riposto il diario nel primo cassetto della scrivania, si alza, mette in ordine la stanza e si veste. I suoi effetti personali, tutto ciò che di più caro ha al mondo lo porta con se nello zaino. Il suo immancabile piccone, la spada e il suo bellissimo e rarissimo arco. Si avvicina all’ armatura di diamante, riposta con precisione sul sostegno di legno lavorato di betulla, la sfiora con le dita, poi comincia ad indossarla, pezzo per pezzo. Stringe ogni cinghia con cura e attenzione, e una volta finito si guarda allo specchio. Eccolo quel ragazzino di tanto tempo fa, ora , diventato uomo. Esce dalla stanza e si dirige al di fuori della casa, dove lo aspetta il suo cavallo personale, e un gruppo di amici. Hanno infatti deciso che oggi è il giorno della partenza, quello che nessuno si aspetterebbe mai di vivere. Ora davanti a loro si salutano uno per uno, poi montano a cavallo. Scleros si dirige all’entrata principale del castello, e una volta arrivato scende da cavallo e piazza un cartello di fianco all’entrata con su scritto : “ Vi voglio bene, mi mancherete.. Il Vostro minatore Sclero “ Risale a cavallo e partono tutti assieme verso nord, superando il complesso di case e mercati. Arrivati sul colle che padroneggia Denrak , salutano per l’ultima volta quella città che li ha cresciuti e fatti diventare quello che sono ora, uomini. Con il sole alle loro spalle prendo la via, e senza parlare cavalcano per tutto il giorno, per poi fermarsi appena prima di fare buio, sotto alcune querce secolari, e creare un piccolo accampamento per la notte. Legano i cavalli e dispongono alcune torce lungo il perimetro per poi riunirsi tutti insieme davanti al fuoco. A cena stufato di coniglio, preparato da uno dei suoi amici, Diamis Tregar. Un altro intrattiene il gruppo con delle storie, Francy Haroud, e tutti assieme passano una splendida notte. Una volta finito di mangiare eccoli che si stendono uno di fianco all’altro, per prepararsi a dormire. Il suolo così duro e umido, quell’aria fredda che ti entra nelle ossa e quella sensazione di smarrimento che si prova quando si è lontani da casa e non si vede l’ora di rientrare. Ma ora la casa non ce l’ha più. Ha i suoi amici e tanta voglia di diventare qualcuno. Fissa il cielo, mentre gli altri già dormono, e si lascia andare in quella ricerca disperata di conferme, che possano abbattere la montagna di preoccupazioni e paura che lo mangiano dentro. Quella notte, così silenziosa, buia, e quel fuoco che pian piano si affievolisce, lo cullano fino a far sì che i suoi occhi si chiudano e lo lascino cadere in un sonno profondo. La mattina, il primo ad alzarsi è Covenantri Methiok, uno del gruppo, soprannominato “ il costruttore “. Si mette davanti ai resti del fuoco della notte prima e lo ravviva con nuova legna. Si accinge a preparare la colazione mentre ecco che anche Scleros si sveglia. Si alza in piedi, stiracchia la schiena e le braccia. Sia avvicina a Covenantri e gli da il buon giorno. Insieme cominciano a preparare la colazione per il gruppo che da li a poco si sarebbe svegliato. Preparano un buon stufato di manzo, con patate e pane. L’odore fa si che anche il resto della compagnia li raggiunga attorno al fuoco. Si saziano per bene poi sistemano tutte le cose per riprendere il viaggio. Scleros, prende in mano la sua spada ed alzandola in alto urla con voce fiera : “ A noi, fratelli !!! “ . Tutti gli altri fanno lo stesso e ripetono le stesse parole in coro. Osserva tutti uno per uno, lo sguardo di chi sa che quei compagni, quei fratelli sarebbero disposti a morire l’uno per l’altro senza pensarci due volte ed esclama : “ Non sono mai stato bravo con le parole, e forse mai lo sarò, chi lo sa… Volevo ringraziarvi per avermi seguito, per essere con me ora, in questa mia decisione.. Farò di tutto per non deludervi. “ E così facendo ripose la spada nel fodero e salì a cavallo. Una volta che tutto il gruppo era pronto per partire, ripresero a cavalcare verso nord. Cavalcarono per un altro giorno intero, quando ad un certo punto, un ragazzo giovane, giovanissimo, Baster Draekeris, che stava al fianco di Scleros, urlò : “ Hey, fermi, vedo una città.. “. Tutto il gruppo fermò di colpo i cavalli. Scleros, fece segno di stare fermi in quella posizione mentre lui, sceso da cavallo, si faceva spazio tra i cespugli della foresta. Più andava avanti e più si faceva nitida e chiara la visuale davanti a lui. Una città, a parer suo ricca, sfarzosa, immensa. Quella era Ascalon, con i suoi intonaci, marmi pregiati e colonne di quarzo. Un paradiso per gli occhi, con quei colori sgargianti, luminosi, caldi. Tornò indietro verso i compagni, salì nuovamente a cavallo e guardando il gruppo di giovani disse : “ Non so cosa ci sia, ne se sia abitata, ma occhi aperti e state in guardia… proviamo ad entrare in quella città.. “ . L’arrivo ad Ascalon Cavalcando, il gruppo di ragazzi, cominciò a discendere il versante sud della montagna che costeggiava Ascalon. Con il sole che ormai tramontava dietro quell’imponente groviglio di strade e case, i ragazzi raggiunsero finalmente la città. Con molta calma discesero da cavallo e proseguirono a piedi, armati di spade e archi, pronti a qualsiasi evenienza. Quei marmi, gli intonaci colorati, il quarzo, quelle case grandi, e belle, come se fossero state costruite da altre persone provenienti da un altro pianeta, lasciavano di stucco tutti i ragazzi. Nessuno aprì bocca, nessuno si azzardò a proferir parola, ma tutti, allo stesso tempo, stavano li, ad ammirare quell’immenso mondo fatto di lusso e sfarzo chiamato Ascalon. Ancora non sapevano che si trovavano in quella città, e Scleros decise di formare due gruppi. Così disse : “ Allora, Francy, Diamis, Covenantry e Baster con me.. gli altri tutti ad est della città.. Ci ritroviamo a nord, sotto quell’imponente palazzo che si vede in lontananza.. “ . Così i due gruppi si separarono e cominciarono ad ispezionare la città. Scleros con gli altri quattro si diressero ad ovest, verso un edificio grigio, con delle torri colorate bianche e rosse sopra il tetto, quasi come se fossero delle grandi canne fumarie. Mentre camminavano, i particolari riflessi del sole sul marmo facevano si che la luce sulle armature in diamante dei ragazzi disegnasse sui muri, di questa grigia costruzione, un arcobaleno di colori mai visti prima. Le strade illuminate ora, non da semplici torce, ma da veri e propri lampioni elettrici. Cose mai viste, come se tutto il mondo finora conosciuto fosse solo la copertina di un mondo ancora tutto da scoprire. arrivati alle grandi vetrate dell’edificio, ecco che uno dei quattro ragazzi urlò, come se avesse visto un superno davanti a lui, di felicità : “ Scleros, guarda, questi sono macchinari elettrici.. Oh santi i superni, che un fulmine mi colpisca adesso se sto sognando.. Non ci posso credere, esistono davvero.. Ne avevo sentito solo parlare ma non ne avevo mai visto delle vere.. Ti prego entriamo, dai per favore.. Lasciami entrare Scleros.. “ Scleros, non potè che notare questa agitazione, questo fremito, questo impulso di voler scoprire qualcosa che fino ad ora era stato solo un “ racconto “. Però da persona previdente qual’era rispose con pacata calma : “ Va bene Francy, ma con calma.. Non sappiamo se qualcuno è all’interno dell’edificio.. Ricordati che siamo stranieri, e non conosciamo queste persone.. “ Così pian piano, si avvicinarono alle porte della costruzione e vi entrarono. Ciò che videro li lasciò di stucco. Macchinari ad elettricità, forni, smistatori, rulli e nastri trasportatori. Tutto funzionava come se effettivamente qualcuno stesse lavorando al suo interno, ma allo stesso tempo non v’era nessuna traccia di abitanti o persone nei dintorni. Francy partì come ovvio fra tutti questi imponenti macchinari, studiandoli da vicino, ammirando e scrutando ogni minimo particolare. Luci, lampade e una miriade di oggetti che nessuno di loro aveva mai visto prima, si prostrava dinanzi gli occhi di ognuno di loro. Solo Francy sapeva cosa stava ammirando e toccando. Provò a spiegare il funzionamento e i vari utilizzi che si potevano fare di tutto ciò ma del resto, che può interessare a dei minatori, e militari di tutto questo mondo che non è il loro? Assolutamente nulla. Così mentre Francy stava lì ad ammirare e studiare i macchinari gli altri tre decisero di ispezionare il resto dell’edificio. Passavano di fronte a tutto quel metallo, fuoco e groviglio di cavi, chiamata industria, ma nessuna traccia di persone al suo interno. Dopo quasi trenta minuti Scleros ricongiunto a Francy disse : “ Dai, è ora di muoverci, abbiamo una città da esplorare.. Ci torneremo dopo. Andiamo Francy “ Così si avviarono all’uscita e tornarono in strada. Quelle strade che non erano da meno, visto i marmi con cui erano decorate. Oltrepassarono l’industria per dirigersi ora a nord, e ciò che si presentava di fronte ai loro occhi passo dopo passo, erano quelle costruzioni imponenti, fatte di pregiato intonaco colorato, colonne intagliate e lavorate di puro Quarzo e decorazioni in marmo di Spes. Una miriade di colori dalle mille tonalità, attraente, possessiva, che creava nelle loro menti qualcosa di spettacolare. Una visione del mondo da un altro punto di vista, la ricchezza. Cresciuti in un villaggio al di fuori di Denrak, dove le case erano costruite in mattoni di pietra lavorati, ora si trovavano davanti e quello che per loro è stato sempre un sogno. Scleros si avvicina ad una di queste case e con la mano tocca quei materiali pregiati di cui era costruita. Quel ruvido intonato, quel quarzo, così freddo ma allo stesso tempo intrigante, e i marmi, facevano da cornice ai loro sogni da piccoli. Tutti si avvicinarono alle finestre, o per meglio dire imponenti vetrate che davano la possibilità di scoprire cosa si trovasse al suo interno. Case finemente arredate con i migliori legni disponibili su Karaldur, colonne e scale in marmo, e tutto ciò che si possa desiderare. Lampadari in glowstone e lanterne elettriche. Il paradiso, si esatto, il paradiso. Andarono più avanti, passando oltre il primo blocco di case, e seguendo la strada, che li portò di fronte al porto. Un bel porto con delle grù di scarico e carico merci. Un porto che forniva alla città la possibilità di un commercio florido, centro di scambi e luogo di contrattazioni con tutte le varie genti che decidevano di portare le loro merci li, ad Ascalon. Stranamente deserto, come tutto il resto della città appena esplorata dal gruppo, lasciava quella sensazione di solitudine, come se qualcosa avesse inghiottito tutto quel nuovo mondo in una sfera di cristallo, quasi come se il tempo si fosse fermato. Attorno a loro desolazione, mentre pian piano prendevano la via verso la costruzione più imponente che si stagliava al di sopra di un colle, a nord della città. Quello era il palazzo del governo, centro della politica e della diplomazia Ascaloniana. Posto dove i grandi capi e i nobili della città si incontravano per discutere il futuro della città attraverso votazioni, assemblee e riunioni. Anche questo costruito in marmi pregiati, quarzo, e intonaco e abbellito da lunghi tappeti rossi, quadri e lampade disegnavano di fronte al gruppetto di giovani una delle costruzioni più imponenti che i loro occhi avessero mai visto. Si è vero che il castello di Denrak era grande ed alto, ma li si parlava di un solo edificio, che era quasi grande quanto tutto il castello di Denrak. Sbalorditi da cotanta maestosità, si avvicinarono alle colonne che sorreggevano tutto quell’ imponente edificio. Al suo interno quadri, bellissimi quadri, marmi colorati, verdi, rosa, azzurri. Colonne di quarzo alte fino al soffitto, intagliate e lavorate, con decorazioni tutto attorno alla base. Alla loro sinistra si presentava una sala enorme. Spaziosa e con dei troni. Si quella era la sala del trono. Si avvicinavano lentamente mentre gli occhi correvano da una parte all’altra della sala, ammirando le bellezze mai viste prima. Supporti con armature d’oro, diamante e ferro. Camini con fuochi, che illuminavano con una luce soffusa l’intera sala, e là in fondo, al centro, dietro un grande tavolo di legno di quercia lavorato, il trono del vecchio Re. Tutto intorno i troni di quelli che un tempo erano gli assistenti, e i suoi consiglieri. “ Chissà di cosa si parlava, cosa dicevano, di cosa discutevano questi vecchi bacucchi di consiglieri.. Non mi sono mai piaciuti i consiglieri.. Se devo sbagliare preferisco farlo perchè ho scelto io e non perchè qualcuno con più anni di me si sente in grado di sapere la cosa giusta da fare.. Non voglio invecchiare, e non lo farà mai.. “ Sentenziò Diamis che sedeva sopra uno di questi troni. “ Eh dillo che ti piacerebbe diventare uno di questi vecchi bacucchi che tanto adori, ahahaha.. “ Rispose Francy a tono, scatenando le risate del gruppo. Scleros però, mentre tutti gli altri giocavano a fare i “ grandi “ si allontanò dai troni, dirigendosi ancora una volta all’entrata del palazzo. Aveva notato qualcosa, un’ombra svanire verso delle scale che portavano al piano superiore dell’enorme palazzo. Decise di andare a controllare ma una volta dinanzi all’entrata della sala, il nulla. Un silenzio assordante, interrotto a tratti dalle risa dei suoi compagni. Poi una voce. Una voce che già conosceva ma che non riusciva a ricollegare a nessuno che potesse ricordare. “ Benvenuto Scleros. Forse non ti ricordi di me, e probabilmente è così ma io so chi sei. Sei il ragazzo che ho incontrato tanti e tanti anni fa a Denrak. Ti ricordo ancora sprezzante di energia come solo i ragazzini hanno. Sempre con quel piccone in mano, e le tue storie infinite su come scavare e quanti diamanti trovavi. Bei tempi vero? Ed ora eccoti qui, cresciuto e con altri sogni da realizzare. “ Scleros si voltò di scatto, brandendo la sua spada, ma appena i suoi occhi si posarono su quel viso ecco che tutto si fermò. Fece fatica a riconoscere quell’anziano signore di fronte a lui ma dopo qualche istante esclamò : “ Ma lei è.. Si lei è Araton, Presidente Araton … oh santi i superni.. ma questa è Ascalon?? Non ci posso credere.. Come sta? Quanto tempo.. “ Araton poggiò una mano sul petto di Scleros e rispose : “ Seguimi, abbiamo tante cose di cui parlare.. “ Fece strada, andando al piano superiore, destinazione ufficio privato del Presidente, luogo di incontro, nel corso del tempo, con tutte le potenze del Karaldur. Una stanza piena di fascino, intrigante, che sembrava avvolgere i due in un’aura quasi mistica. Un incontro che avrebbe segnato la storia di Ascalon. Uno davanti all’altro, per alcuni minuti si scrutarono, si guardarono negli occhi, senza dir nulla. Poi ecco che Scleros, come suo solito, prese a parlare. “Sono passati tanti anni dal nostro primo incontro. Non pensavo assolutamente di trovarla ancora qui, e sinceramente mi ero scordato che questa fosse Ascalon. Devo dire la verità, sono rimasto affascinato da tutta quella maestosità e bellezza delle costruzioni. Non avevo mai visto nulla del genere prima d’ora. “ Araton sorrise, mentre in mano teneva una pergamena ove erano incise poche righe, difficili da leggere dalla posizione di Scleros. “ Ascalon è sempre stata una delle città più influenti e potenti sul Karaldur, come ben sai. Ma come tutte le cose, ha un inizio e ha una fine. Purtroppo con l’andare del tempo i cittadini hanno preferito emigrare altrove, verso nuove città e destinazioni, lasciando dietro di loro quello che hai visto con i tuoi stessi occhi. Una città fantasma. Oramai sono l’unico che vive ancora qui, ma ho una certa età e le forze cominciano a mancare. Cercare di tirare avanti una città da solo non è semplice…. Prego seguimi.. “ Così i due si alzarono e Araton fece strada verso il balcone dell’ufficio, che regalava una vista su tutta la città. La notte era ormai arrivata e la città veniva illuminata dai lampioni sparsi per ogni via. Davanti a loro il porto, l’enorme statua alla loro destra che annunciava alle navi che questa era Ascalon, ed il vento che soffiava leggero, regalava a quegli istanti un non so che di magico. “ Guarda di fronte a te, caro il mio ragazzo. Questo è ciò che per anni, per tutta la mia vita ho visto davanti a me tutte le notti. Non mi stancherò mai di guardarla, perchè questa è la mia città, questo è il mio amore. “ I suoi occhi si fecero lucidi e la voce tremante. Scleros non potè fare altro che star li a contemplare chi per tutta la sua vita ha regalato tutto se stesso ad un’ideale, ad una nazione, ad un unico amore chiamato Ascalon. In quei momenti di silenzio, uno di fianco all’altro, due uomini, di diverse origini, diverse idee, ma allo stesso tempo così uguali, nel carattere, nei modi di fare. Due persone d’altri tempi, dove l’onore e la parola vengono prima di tutto, quasi a suggellare un momento che si mostrava al volere dei superni come una rinascita. Il passaggio di un’era attraverso due persone, e la consapevolezza che nulla sarebbe andato perduto. I due si voltarono nello stesso istante, guardandosi negli occhi. Araton con ancora la pergamena in mano, la sollevò e la porse a Scleros, che la ricevette in religioso silenzio. “ Ho aspettato tanto tempo, senza mai darmi per vinto, cosciente che prima o poi un uomo degno sarebbe arrivato, che tu saresti arrivato.. Qui ci sono scritti i miei voleri, le mie ultime volontà. Prendile, leggile, falle tue.. “ Scleros tolse il sigillo in cera, con mani tremanti e lentamente srotolò lo scritto fino a svelarne il contenuto. Poche righe, che lo legavano alla città come il cordone ombelicale di un figlio alla madre. Mentre leggeva, il respiro si fece più affannoso, con un nodo in gola che faceva sembrare l’aria pesante, così difficile da buttare giù. Chiuse il foglio e guardando Araton negli occhi, disse : “ Accetto il tuo volere, perchè è anche il mio, ma ad una condizione… Stammi vicino, perchè la tua saggezza mi illumini la strada e le tue mani mi sorreggano in questo nuovo cammino.. “ Si strinsero in un abbraccio, quasi come padre e figlio. Una nuova era prendeva forma in quel momento. Ascalon sarebbe tornata a splendere come non mai. Due uomini che avrebbero regalato alla storia nuovi capitoli da leggere.
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