ScleroMale

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  1. In risposta al Sig. Segretario Alejandro Ramirez y Frenkovic, Venuti a conoscenza dei drammatici fatti verificatisi in questi ultimi periodi, Io, Scleros Malevoulus, Presidente della città di Ascalon, facente parte della nazione di Eberia, accetto la vostra richiesta di supporto, e inoltre dichiaro la disponibilità a venirvi in soccorso nel caso di una possibile guerra. Ciò che sta accadendo non è assolutamente accettabile, pertanto mobiliteremo le nostre forze in tutto il regno del Karaldur, ove persone di tutte le razze ed età ne abbiano bisogno, per fermare questa follia, perchè di questo si tratta, messa in atto dal Regno di Apolisia. Inoltre contatterò i miei ministri e consiglieri per esporre le nostre condizioni ostili al suddetto regno, in quanto carnefici di tutti questi omicidi e non. Il presidente Scleros Malevoulus
  2. La Decisione L’alba sorge lenta in quel di Denrak, mentre tutti ancora dormono e il cielo si trasforma in un mare di colori caldi, che solo l’alba può regalare. Il rosso del sole che comincia a fare capolino oltre le colline, col suo calore che ritorna ancora una volta ad avvolgere di luce il mondo di Karaldur. Nella camera da letto, Scleros Malevolus, comincia a riprendere i sensi, dopo un lungo sonno ristoratore. Volge lo sguardo alla finestra accanto al letto, e scruta il cielo al di fuori. Si scopre lentamente, per poi sedersi sul letto e guardare per l’ultima volta quell’alba che da sempre lo aspettava come un amico alla porta di casa. Immancabilmente quel brivido di freddo lungo la schiena e la pelle d’oca, appena fuori dalle coperte, lo pervadono. Si sente strano, forse triste, forse scombussolato. Una scelta ardua è portato a fare, e sa che questo cambierà tante cose. Decide così di tornare alla scrivania per scrivere ancora un’ultima volta le sue emozioni, sensazioni, sul suo diario personale. “ Caro diario, ne abbiamo vissute tante insieme, e io ti ho raccontato tutto ciò che di più importante potevo regalarti, tutto ciò che di emozionante e unico potevo raccontarti.. Purtroppo questo giorno è arrivato, non per sfortuna, non per fortuna.. Forse è solo il volere dei superni, forse è il volere del destino, ma mi trovo qui, con le lacrime agli occhi, mentre incido queste poche righe su di te, amico mio.. Mi sei stato vicino nei momenti belli e in quelli brutti, come una spalla su cui piangere, come un abbraccio dove ripararmi. Mi hai aiutato a tenere a bada la mia indole aggressiva e impulsiva, mi hai permesso, di trattarti male, come un oggetto, anche se in effetti lo sei.. Ma per me resterai sempre il mio miglior amico, l’ho sempre detto che se avessi avuto la parola io sarei stato il più felice della terra… Devo andare via, verso nuovi orizzonti, verso nuove avventure, nuovi luoghi, perchè ormai il mio tempo qui a Denrak è finito.. Il ragazzino con il piccone pronto a demolire il mondo per i suoi diamanti è diventato uomo, e ora chiede qualcosa di più. E questo qualcosa andrà a prenderselo, nel bene o nel male.. Addio amico mio, Il tuo scrittore preferito Scleros Malevoulus “ Riposto il diario nel primo cassetto della scrivania, si alza, mette in ordine la stanza e si veste. I suoi effetti personali, tutto ciò che di più caro ha al mondo lo porta con se nello zaino. Il suo immancabile piccone, la spada e il suo bellissimo e rarissimo arco. Si avvicina all’ armatura di diamante, riposta con precisione sul sostegno di legno lavorato di betulla, la sfiora con le dita, poi comincia ad indossarla, pezzo per pezzo. Stringe ogni cinghia con cura e attenzione, e una volta finito si guarda allo specchio. Eccolo quel ragazzino di tanto tempo fa, ora , diventato uomo. Esce dalla stanza e si dirige al di fuori della casa, dove lo aspetta il suo cavallo personale, e un gruppo di amici. Hanno infatti deciso che oggi è il giorno della partenza, quello che nessuno si aspetterebbe mai di vivere. Ora davanti a loro si salutano uno per uno, poi montano a cavallo. Scleros si dirige all’entrata principale del castello, e una volta arrivato scende da cavallo e piazza un cartello di fianco all’entrata con su scritto : “ Vi voglio bene, mi mancherete.. Il Vostro minatore Sclero “ Risale a cavallo e partono tutti assieme verso nord, superando il complesso di case e mercati. Arrivati sul colle che padroneggia Denrak , salutano per l’ultima volta quella città che li ha cresciuti e fatti diventare quello che sono ora, uomini. Con il sole alle loro spalle prendo la via, e senza parlare cavalcano per tutto il giorno, per poi fermarsi appena prima di fare buio, sotto alcune querce secolari, e creare un piccolo accampamento per la notte. Legano i cavalli e dispongono alcune torce lungo il perimetro per poi riunirsi tutti insieme davanti al fuoco. A cena stufato di coniglio, preparato da uno dei suoi amici, Diamis Tregar. Un altro intrattiene il gruppo con delle storie, Francy Haroud, e tutti assieme passano una splendida notte. Una volta finito di mangiare eccoli che si stendono uno di fianco all’altro, per prepararsi a dormire. Il suolo così duro e umido, quell’aria fredda che ti entra nelle ossa e quella sensazione di smarrimento che si prova quando si è lontani da casa e non si vede l’ora di rientrare. Ma ora la casa non ce l’ha più. Ha i suoi amici e tanta voglia di diventare qualcuno. Fissa il cielo, mentre gli altri già dormono, e si lascia andare in quella ricerca disperata di conferme, che possano abbattere la montagna di preoccupazioni e paura che lo mangiano dentro. Quella notte, così silenziosa, buia, e quel fuoco che pian piano si affievolisce, lo cullano fino a far sì che i suoi occhi si chiudano e lo lascino cadere in un sonno profondo. La mattina, il primo ad alzarsi è Covenantri Methiok, uno del gruppo, soprannominato “ il costruttore “. Si mette davanti ai resti del fuoco della notte prima e lo ravviva con nuova legna. Si accinge a preparare la colazione mentre ecco che anche Scleros si sveglia. Si alza in piedi, stiracchia la schiena e le braccia. Sia avvicina a Covenantri e gli da il buon giorno. Insieme cominciano a preparare la colazione per il gruppo che da li a poco si sarebbe svegliato. Preparano un buon stufato di manzo, con patate e pane. L’odore fa si che anche il resto della compagnia li raggiunga attorno al fuoco. Si saziano per bene poi sistemano tutte le cose per riprendere il viaggio. Scleros, prende in mano la sua spada ed alzandola in alto urla con voce fiera : “ A noi, fratelli !!! “ . Tutti gli altri fanno lo stesso e ripetono le stesse parole in coro. Osserva tutti uno per uno, lo sguardo di chi sa che quei compagni, quei fratelli sarebbero disposti a morire l’uno per l’altro senza pensarci due volte ed esclama : “ Non sono mai stato bravo con le parole, e forse mai lo sarò, chi lo sa… Volevo ringraziarvi per avermi seguito, per essere con me ora, in questa mia decisione.. Farò di tutto per non deludervi. “ E così facendo ripose la spada nel fodero e salì a cavallo. Una volta che tutto il gruppo era pronto per partire, ripresero a cavalcare verso nord. Cavalcarono per un altro giorno intero, quando ad un certo punto, un ragazzo giovane, giovanissimo, Baster Draekeris, che stava al fianco di Scleros, urlò : “ Hey, fermi, vedo una città.. “. Tutto il gruppo fermò di colpo i cavalli. Scleros, fece segno di stare fermi in quella posizione mentre lui, sceso da cavallo, si faceva spazio tra i cespugli della foresta. Più andava avanti e più si faceva nitida e chiara la visuale davanti a lui. Una città, a parer suo ricca, sfarzosa, immensa. Quella era Ascalon, con i suoi intonaci, marmi pregiati e colonne di quarzo. Un paradiso per gli occhi, con quei colori sgargianti, luminosi, caldi. Tornò indietro verso i compagni, salì nuovamente a cavallo e guardando il gruppo di giovani disse : “ Non so cosa ci sia, ne se sia abitata, ma occhi aperti e state in guardia… proviamo ad entrare in quella città.. “ . L’arrivo ad Ascalon Cavalcando, il gruppo di ragazzi, cominciò a discendere il versante sud della montagna che costeggiava Ascalon. Con il sole che ormai tramontava dietro quell’imponente groviglio di strade e case, i ragazzi raggiunsero finalmente la città. Con molta calma discesero da cavallo e proseguirono a piedi, armati di spade e archi, pronti a qualsiasi evenienza. Quei marmi, gli intonaci colorati, il quarzo, quelle case grandi, e belle, come se fossero state costruite da altre persone provenienti da un altro pianeta, lasciavano di stucco tutti i ragazzi. Nessuno aprì bocca, nessuno si azzardò a proferir parola, ma tutti, allo stesso tempo, stavano li, ad ammirare quell’immenso mondo fatto di lusso e sfarzo chiamato Ascalon. Ancora non sapevano che si trovavano in quella città, e Scleros decise di formare due gruppi. Così disse : “ Allora, Francy, Diamis, Covenantry e Baster con me.. gli altri tutti ad est della città.. Ci ritroviamo a nord, sotto quell’imponente palazzo che si vede in lontananza.. “ . Così i due gruppi si separarono e cominciarono ad ispezionare la città. Scleros con gli altri quattro si diressero ad ovest, verso un edificio grigio, con delle torri colorate bianche e rosse sopra il tetto, quasi come se fossero delle grandi canne fumarie. Mentre camminavano, i particolari riflessi del sole sul marmo facevano si che la luce sulle armature in diamante dei ragazzi disegnasse sui muri, di questa grigia costruzione, un arcobaleno di colori mai visti prima. Le strade illuminate ora, non da semplici torce, ma da veri e propri lampioni elettrici. Cose mai viste, come se tutto il mondo finora conosciuto fosse solo la copertina di un mondo ancora tutto da scoprire. arrivati alle grandi vetrate dell’edificio, ecco che uno dei quattro ragazzi urlò, come se avesse visto un superno davanti a lui, di felicità : “ Scleros, guarda, questi sono macchinari elettrici.. Oh santi i superni, che un fulmine mi colpisca adesso se sto sognando.. Non ci posso credere, esistono davvero.. Ne avevo sentito solo parlare ma non ne avevo mai visto delle vere.. Ti prego entriamo, dai per favore.. Lasciami entrare Scleros.. “ Scleros, non potè che notare questa agitazione, questo fremito, questo impulso di voler scoprire qualcosa che fino ad ora era stato solo un “ racconto “. Però da persona previdente qual’era rispose con pacata calma : “ Va bene Francy, ma con calma.. Non sappiamo se qualcuno è all’interno dell’edificio.. Ricordati che siamo stranieri, e non conosciamo queste persone.. “ Così pian piano, si avvicinarono alle porte della costruzione e vi entrarono. Ciò che videro li lasciò di stucco. Macchinari ad elettricità, forni, smistatori, rulli e nastri trasportatori. Tutto funzionava come se effettivamente qualcuno stesse lavorando al suo interno, ma allo stesso tempo non v’era nessuna traccia di abitanti o persone nei dintorni. Francy partì come ovvio fra tutti questi imponenti macchinari, studiandoli da vicino, ammirando e scrutando ogni minimo particolare. Luci, lampade e una miriade di oggetti che nessuno di loro aveva mai visto prima, si prostrava dinanzi gli occhi di ognuno di loro. Solo Francy sapeva cosa stava ammirando e toccando. Provò a spiegare il funzionamento e i vari utilizzi che si potevano fare di tutto ciò ma del resto, che può interessare a dei minatori, e militari di tutto questo mondo che non è il loro? Assolutamente nulla. Così mentre Francy stava lì ad ammirare e studiare i macchinari gli altri tre decisero di ispezionare il resto dell’edificio. Passavano di fronte a tutto quel metallo, fuoco e groviglio di cavi, chiamata industria, ma nessuna traccia di persone al suo interno. Dopo quasi trenta minuti Scleros ricongiunto a Francy disse : “ Dai, è ora di muoverci, abbiamo una città da esplorare.. Ci torneremo dopo. Andiamo Francy “ Così si avviarono all’uscita e tornarono in strada. Quelle strade che non erano da meno, visto i marmi con cui erano decorate. Oltrepassarono l’industria per dirigersi ora a nord, e ciò che si presentava di fronte ai loro occhi passo dopo passo, erano quelle costruzioni imponenti, fatte di pregiato intonaco colorato, colonne intagliate e lavorate di puro Quarzo e decorazioni in marmo di Spes. Una miriade di colori dalle mille tonalità, attraente, possessiva, che creava nelle loro menti qualcosa di spettacolare. Una visione del mondo da un altro punto di vista, la ricchezza. Cresciuti in un villaggio al di fuori di Denrak, dove le case erano costruite in mattoni di pietra lavorati, ora si trovavano davanti e quello che per loro è stato sempre un sogno. Scleros si avvicina ad una di queste case e con la mano tocca quei materiali pregiati di cui era costruita. Quel ruvido intonato, quel quarzo, così freddo ma allo stesso tempo intrigante, e i marmi, facevano da cornice ai loro sogni da piccoli. Tutti si avvicinarono alle finestre, o per meglio dire imponenti vetrate che davano la possibilità di scoprire cosa si trovasse al suo interno. Case finemente arredate con i migliori legni disponibili su Karaldur, colonne e scale in marmo, e tutto ciò che si possa desiderare. Lampadari in glowstone e lanterne elettriche. Il paradiso, si esatto, il paradiso. Andarono più avanti, passando oltre il primo blocco di case, e seguendo la strada, che li portò di fronte al porto. Un bel porto con delle grù di scarico e carico merci. Un porto che forniva alla città la possibilità di un commercio florido, centro di scambi e luogo di contrattazioni con tutte le varie genti che decidevano di porta