rundas98

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  1. Da quando l'istituto era caduto Marshall Sìpor si era trasferito a Spes: gli ideali del nuovo istituto gli stavano stretti e soprattutto gli stava stretto quel Sorin, così opportunista nel cogliere al volo l'errore di Lividaìn per farlo cadere. Lividaìn, non vedeva quell'uomo da anni ormai, la stima di Marshall nei suoi confronti era superata solamente da quella che aveva per Vàpor e gli piaceva lavorare con lui: era un ricercatore instancabile. Marshall raccontò tutto a suo figlio, Ordan, riguardo all'istituto nel suo periodo d'oro, dove la scienza la faceva da padrona e nessuna stupida religione rodeva il cervello ai cittadini con i lunghi sermoni dei suoi sacerdoti. Ordan era cresciuto con i valori di un cittadino del KIT, e disprezzava gli ideali di Solgard, tutta quella tecnologia buttata al vento per nulla, per una religione. Chi avrebbe portato Karaldur a una rivoluzione tecnologica ora? chi avrebbe sviluppato le cure per le malattie? Come con il morbo di Ghor-Lorach dove suo padre e Lividaìn avevano lavorato gomito a gomito per salvare la popolazione del piano, compresi quegli ingrati di Potterberry e Sorin; questa era una domanda che Ordan si poneva spesso, ma alla quale non riusciva mai a dare risposta. Marshall era ormai morto da un pezzo e Ordan non si interessava tanto di quello che succedeva al di fuori della capitale, passava le sue giornate a fare esperimenti seguendo le nozioni di suo padre, fino al giorno in cui, in un pomeriggio estivo, mentre passeggiava per la piazza udì una voce: era una voce bassa e roca, come quella dei mercanti che viaggiano per tutto Karaldur, stava raccontando qualcosa a proposito di una città dove c'era del fermento scientifico, non riuscì a capire molto però perchè le mille voci delle persone in piazza gli impedivano di sentire bene cosa stava dicendo l'uomo dall'altra parte della strada. Cercò di identificarlo con la vista, e quando lo vide corse nella sua direzione "Scusi, ho sentito che stava parlando di una città" "Può darsi" "Può darmi qualche informazione?" "Ho la memoria abbastanza corta, magari puoi rinfrescarmela" Ordan mise la mano in tasca ed estrasse 20 Zenar "Ti si è rinfrescata abbastanza?" "Vagamente" "Bene, ora parla" "La città si chiama Denrak, hanno fondato un centro di ricerca come quello dell'Istituto" e così dicendo sputò per terra "Abbiamo visto cosa è successo quando quella città dannata è caduta, e anche quando il morbo di Ghor-Lorach si è rovesciato sul piano: se ne sono rimasti chiusi tranquilli dietro le porte del loro Istituto a lasciarci morire, i centri di ricerca non porteranno mai a nulla di buono" e sputò ancora. "Non è andata così..." rispose infuriato stringendo i pugni "Cosa ne vuoi sapere tu ragazzino!" scoppiò a ridere il mercante. "MIO PADRE ERA NELL'ISTITUTO, TU NON SAI NIENTE! SENZA DI LUI E L'ISTITUTO KARALDUR SAREBBE UNA LANDA DESOLATA, E ANCHE TU SARESTI MORTO STUPIDO IDIOTA!" Non riuscì a trattenersi e gli sferrò un pugno alla mascella, il mercante cadde a terra inerme, Ordan era dotato di una buona forza fisica. A Ordan faceva male la mano a causa dell'impatto con la dura mascella del mercante, si stava lentamente allontanando dalla piazza per raggiungere una bettola nella periferia. Raggiunse la sua destinazione un'oretta dopo, la bettola apparteneva a un suo amico; "Ordan! sono settimane che non ti fai vedere! Che fine avevi fatto?" "Ciao, Baal, sono stato impegnato con un esperimento, senti, ho bisogno di un'informazione" "Dimmi tutto" "Ho sentito parlare di una certa città, demrark se non sbaglio, sai darmi qualche informazione in più?" "Denkrak, vorrai dire" "Sì, esatto" "Tutto ciò che so è che quando il vecchio Istituto è caduto uno dei suoi membri più illustri sia andato lì e che ha fondato un centro di ricerca, tutto qui, lo sai che quelli del KIT erano molto riservato sulle loro faccende interne" "Sì, sì... sai come si chiamava questa persona?" "Daemon Lividaìn se non sbaglio, perchè? ti comporti in modo strano Ordan" A sentire quel nome una luce si accese nella mente del ragazzo "IL RETTORE DEL KIT A DENRAK?" esclamò ad alta voce "C-credo di sì, ma cosa ti prende?" "Non ho tempo di spiegarti, mostrami come arrivarci" Baal prese una mappa e disegnò l'itinerario da spes. Baal gli indicò la direzione: Est, quella città si trovava a un paio di giorni di cammino, Ordan si incamminò verso Denrak, mentre viaggiava gli vennero in mente moltissimi dubbi riguardo la sua scelta, il primo fra tutti era quello se sarebbe stato all'altezza del padre, ma anche il dubbio sulla vericidità delle voci che giravano: gli sembrava impossibile che il rettore del KIT fosse scappato a Denrak, e comunque anche se così fosse sarebbepotuto non essere più vivo, anzi quasi sicuramente era già morto e i Denraki avrebbero potuto scartare la spinta di scienza di Lividaìn. Un paio di giorni dopo arrivò alle mura della città, la spessa porta torreggiava sulle guardie. "àltolà! chi sei?" lo apostrofò una delle due guardie "Sono qui per delle voci che ho sentito a Spes" rispose Ordan "Ah sì? e che voci sarebbero?" rispose ridendo la guardia "Bhe... dicono che è stato fondato un nuovo centro di ricerca qui" "Bene, è così, ora dicci davvero chi sei" "Mi chiamo Ordan, mio padre era il direttore di un reparto nel KIT e mi è stato detto che il rettore si è rifugiato qui" "Tu sai troppo, ora tu vieni con noi" disse minacciosa la guardia, e iniziò a camminare verso di lui. Ordan iniziò ad indietreggiare, si girò e iniziò a correre. si ferò nel momento in cui vide un soldato con un fucile a rotaia che lo stava puntando, non fu tanto il fatto di essere sotto tiro che lo fece fermare quanto il fatto che quello era il fucile di suo padre, Marshall gliene aveva parlato, la chiamava affettuosamente Verghetta Sparaspilli, un nome che nascondeva totalmente il suo potenziale. Si fermò, quello era il segno che il KIT si era davvero mosso a Denrak, alzò le kmani e si distese a terra, due guardie lo ammanettarono e lo portarono dentro il castello. Si ritrovò in una cella dai freddi muri grigi e dalle sbarre di acciaio, la prigione era semivuota ma si riusciva a sentire qualche lamento dei condannati. Rimase in quella cella per alcune ore quando una guardia venne a prelevarlo, lo portarono in uno stanzino con un tavolo in mezzo e due sedie, all'interno era già seduto un uomo canuto, sulla settantina probabilmente, lo guardò dubbioso, ma con una certa curiosità. "Bene, ora dimmi chi sei" "Mi chiamo Ordan, mio padre era nel KIT" "E come si chiamava tuo padre?" "Marshall Sìpor" L'uomo lo guardò a bocca aperta per qualche secondo "F-figliolo..." "...Lei è chi io creda che sia?" "Daemon Lividaìn, sì sono io" "Per tutti questi anni ho creduto che il kit fosse scomparso da Karaldur... e invece eccolo qui, davanti ai miei occhi" "Figliolo, anche se tutti i membri del KIT dovessero morire esso non sparirà mai, abbiamo instillato il seme della curiosità e della conoscenza in questo mondo, e non morirà facilmente" "Signore, ho così tante domande da farle" "Non ora Ordan, vieni, sarai ospite nel mio centro di ricerca" I due uscirono della stanza e si avviarono verso il centro di ricerca.
  2. "Io" iniziò Sìpor "Io penso che dovremmo dichiarare guerra guerra ai superni senza se e senza ma, non possono rimanere impuniti per le loro crisi isteriche che portano puntualmente distruzione sui piani" Marshall non era troppo informato sulla questione superni, ma aveva sentito parlare di loro da molteplici fonti e tutte dicevano che i vecchi piani erano stati distrutti dai superni
  3. "Io sono dell'idea che se si ritiene necessario scioperare, si indice lo sciopero e poi si discute della problematica, quando essa viene risolta si fa rientrare lo sciopero il servizio riprende a funzionare correttamente Nonostante ciò ritengo che almeno delle fasce orarie debbano essere garantite al fine evitare una paralisi dell'Istituto"
  4. "Io invece" iniziò Sìpor "penso che l'attuale situazione, che ha portato a questa mozione di sfiducia, sia frutto di un subdolo scaricabarile politico del precedente rettore, sono totalmente contrario a sfiduciare Lividain"
  5. "Favorevole" disse Sìpor alzando la mano "Vàpor aveva ragione" disse tra i denti a bassa voce
  6. Vàpor con un sogghigno disse "Sorin, infrangi davvero di già regole della nuova costituzione?" "Riconfermo di nuovo il mio voto a Lividain"
  7. "Non possiamo permetterci che un medico abbia sulla coscienza delle vite umane senza che sia direttamente colpa sua, e anche in tal caso, ritengo che questa richiesta sia più che appropriata Approvo su tutta la linea"
  8. dopo un lungo silenzio, nel quale aveva esaminato minuziosamente i punti della carta, Vàpor si epresse "Voto favorevole" e si richiuse in se stesso
  9. "Aspetta un secondo, Progetto C? Di che diavolo si tratta? Non hai mai accennato nulla su di esso!" Chiese Vàpor incuriosito. In un'altra situazione avrebbe reagito quasi ringhiando quella domanda ma ormai il Direttorio non era più cosa sua e si limitò a chiedere informazioni
  10. Ghor deglutì, non si era mai sentito così sotto pressione. Alzandosi iniziò a parlare "Credo che per alcuni la notizia delle mie dimissioni siano fonte di gioia e sollievo e non mi aspetto un caloroso addio da parte vostra." Fece una pausa per poi proseguire "Come alcuni di voi avranno notato il mio comportamento negli anni ha subito un cambiamento, a causa delle esperienze e della vecchiaia il motivo che mi convinceva a mantenere il mio posto di Direttore è andato via via scemando, non mi ritengo più idoneo per questo ruolo a causa di una serie di motivazioni che preferirei mantenere private, vi basti sapere che non sarei più efficiente come un tempo. Desidero trascorrere gli ultimi anni della mia vita in pensione" Fece un'altra pausa "Ho ragionato a lungo su chi sarebbe potuto essere il mio successore e l'ho individuato in Marshall Sìpor, il suo mix di curiosità, grinta e anche il suo pensiero alternativo lo rendono idoneo, a mio avviso, per la carica di Direttore del reparto di Sistemi Avanzati" "È stato un onore servire l'istituto al vostro fianco" aggiunse esitando e si sedette
  11. "Favorevole" disse Vàpor guardando il vuoto davanti a lui
  12. Ghor si trovava nel suo ufficio, erano ormai 40 anni che era nato l'istituto, lui, uno dei padri fondatori si trovava davanti a un problema che nemmeno L'Istituto stesso poteva risolvere, nemmeno con tutta la sua tecnologia: la vecchiaia. Ghor ormai aveva raggiunto la veneranda età di 81 anni, e il peso del tempo gravava su di lui. La sua mente spaziava nel passato, al giorno in cui l'istituto è stato chiuso, lo scandalo del Rettore Potterberry, l'Indipendentismo e infine il morbo; tutti gli eventi che aveva vissuto lo avevano cambiato gradualmente, dal cinico direttore di Biotecnologie che se ne infischiava della vita dei suoi sottoposti al chiuso direttore di Sistemi Avanzati che tendeva la mano al suo rivale e non considerava totali idioti i suoi sottoposti. Era cambiato a tal punto da stimare un altro Direttore e ad accettare il fatto che forse aprire l'istituto, epidemia a parte, fosse stata una buona idea, sentiva che tutti questi cambiamenti non erano un bene per lui e per il suo ruolo di direttore, l'unica cosa che desiderava al momento era ritirarsi alla sua vita, non avere più montagne di scartoffie da compilare e esperimenti da condurre. Un'altra cosa che lo aveva stupito era il fatto che era riuscito ad individuare un suo successore: Marshall Sìpor, quell'uomo era l'unico che era riuscito a far cambiare la sua impressione al primo incontro e ciò lo aveva colpito non poco, aggiungendo anche che senza il suo aiuto con i microscopi l'Istituto non sarebbe arrivato fino a questo punto nelle ricerche sul morbo e non. Erano ormai settimane che non si faceva vedere in giro per il reparto, i ricercatori raccontavano che passava le giornate nel suo ufficio a osservare il vuoto e a leggere, il giorno in cui lo videro uscire dal suo ufficio fu anche l'ultimo in cui lo videro rientrare per recuperare le sue cose. Quel giorno Ghor aveva preso la sua decisione, sarebbe andato a parlare con Richard per dare le dimissioni. Bussò alla porta del rettore. "Avanti" disse Potterberry mentre leggeva un documento "Ciao Richard..." "Ah, ciao Vàpor, cosa ti porta nel mio ufficio? sono settimane che non si hanno tue notizie" "Dovevo pensare, e sono venuto a parlartene" disse, seguì un lungo silenzio Potterberry spazientito ruppe quel silenzio "Hai intenzione di parlare o vuoi solo farmi perdere tempo?" "Do le dimissioni" "Puoi ripetere?" "Do le dimissioni, Richard" "Bene, suppongo che tu abbia già pensato a lungo riguardo a questa decisione" "Sì, e sono venuto a notificarti chi ho deciso che sarà il mio successore: Marshall Sìpor"