MrPotterberry

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  1. Certo che dirlo ad una città come l'Istituto e ad un suo "Dirigente" come Beckio, è un po' ridicolo da parte tua, non trovi, Stardel? Comunque, vedo molta, troppa, supponenza nelle risposte che sono state date ad effettivi problemi che Beckio ha riscontrato. E lo dico senza peli sulla lingua: questo comportamento, diffuso e non solo in questo topic (basta l'esempio fatto da Morandonx sul comportamento dello Staff gdr), mi fa totalmente, inesorabilmente, indissolubilmente, irrimediabilmente schifo. Detto questo, buon Server a tutti, ci si vede nelle prossime ere!
  2. "Se il Dottor Sorin ha fretta di votare, dovrebbe essere un suo compito, Direttore, intimargli di rispettare l'ordine e l'etichetta di questa sede, considerato il fatto che spetta a lei vigilare sull'organizzazione anche del Direttorato." Potterberry sbuffò: anche quello era una prova tangibile dell'incompetenza di Lividain e l'ennesima volta in cui malediceva suo padre per la scelta del suo successore. "Ribadisco la mia contrarietà a qualsiasi limite al diritto di sciopero, o a qualsivoglia sua limitazione."
  3. "Non si può votare "favorevole se" o "favorevole a uno o l'altro", Rettore. Formalizzate la richiesta di voto con una questione certa e diretta: volete sottoporre il diritto di sciopero a limitazioni o volete garantire determinati servizi in determinate fasce orarie durante gli scioperi?" disse il Direttore Potterberry inarcando il sopracciglio destro, "Comunque sia, io sono contrario ad entrambe, e con richieste di voto espresse in questo modo, non potrei essere altrimenti." concluse poi con una smorfia.
  4. "Ci sono, ci sono." disse Potterberry entrando, e sedendosi di nuovo al suo posto. "No, Rettore, lei non ha per niente svolto i suoi compiti al meglio delle sue possibilità, essendoci stato un periodo di completo vuoto all'interno del suo Ufficio, qualche mese fa. Detto questo, auspico che lei prenda coscienza dei suoi molti limiti e cerchi di superarli, onde evitare che la prossima sfiducia sia presa più in considerazione da tutti i Direttori." Lanciò un'occhiataccia poi a Sipòr: era davvero singolare che un Direttore così assente, nelle dinamiche politiche estere, potesse esprimere un'opinione al pari di quella sua o di Sorin, che di relazioni diplomatiche vivevano, uno per lavoro, l'altro per diletto. "Sono assolutamente contrario all'imposizione di una qualsiasi limitazione al diritto di sciopero dei reparti: se il servizio interrotto è di prima necessità, allora di prima necessità deve essere anche la risoluzione del problema che sta alla base dello sciopero. Prolungare le sofferenze di un intero Reparto per il cruccio di avere la responsabilità politica linda agli occhi dell'opinione pubblica non è un buon modo per fare governo. E non lo dico come Direttore che questo diritto l'ha utilizzato, ma soprattutto come amante della Costituzione più liberale di Karaldur. Il mio voto, per queste ragioni, è assolutamente negativo: la Costituzione è e deve rimanere questa."
  5. Potterberry si alzò e, in silenzio, lasciò l'aula dove si stava tenendo la votazione sulla sfiducia del Rettore: quello, per ora, sarebbe stato un messaggio sufficiente a spronare il Rettore verso un nuovo ciclo di lavori, sicuramente meno dipendenti da Spès, dopo la futura chiusura. Sarebbe rientrato a votazione conclusa.
  6. "Questa mozione ha il mio più completo appoggio: le fonti e gli Esploratori dell'SSRI riportano un clima di tensione a dir poco pesante, nello scacchiere internazionale, e l'unica città che deve prodigarsi per l'unione della razza umana, Spès, è retta da un governo ombra inefficiente e tiranno, come abbiamo tutti sottolineato." Potterberry incrociò le braccia e si allontanò dal tavolo col busto. "Ad ogni modo, l'operazione di chiusura, da questo momento, è attribuzione dell'SSRI: chiediamo al Direttorato, a questo punto, un periodo di 6 mesi per richiamare tutti i Predatori in missione Esterna. Nello stesso periodo, chiediamo all'Ufficio del Rettorato di inviare missive ai Paesi dell'Esterno per informare i loro governi di questa decisione e chiedere loro se desiderano un ultimo servizio o la redazione di un ultimo trattato da parte nostra. Dopodichè, spirato il termine, l'SSRI chiuderà l'Istituto."
  7. "Lei ha proposto la discussione, Dottor Sorin, non le sembra almeno opportuno informarci sugli argomenti che vuole trattare?" iniziò Potterberry riponendo di nuovo le carte nella sua valegetta. "Da quel che riguarda l'SSRI, avevamo dato al Rettore tutte le autorizzazioni del caso per trattare con Spès. Se la situazione è stata trattata con scarso riguardo dal Rettore Lividaìn, è anche vero che ha dovuto trattare con un branco di personalità che definirei infantili. Spès è retta da codardi e presieduta da una despota, questo è poco ma sicuro, colleghi."
  8. "Ad ogni modo le schede degli altri reparti le ho io, Direttore Sorin: tutti quelli che sono entrati o usciti dall'Istituto sono potuti entrare o uscire perchè è stato loro dato un livello di autorizzazione dal mio ufficio. Tutto ciò che è stato comprato dall'Esterno è stato potuto comprare perchè il mio ufficio l'ha permesso, e così come le reliquie e i reperti ottenuti dall'Esterno stesso prima, e da Lethial poi. Posso dire con assoluta certezza che le uniche persone che non sono state autorizzate sono stati i membri dei corpi diplomatici di Denrak e Thortuga.", iniziò Potterberry. Si abbassò leggermente, portando poi sulla scrivania la sua valigetta di pelle bianca e grigia, dalla quale estrasse un grosso faldone di documenti ufficiali dell'SSRI. "Ad una così maniacale elencazione, se me lo permettete, il mio Reparto ha affiancato una minuziosa schedatura di ognuno dei cittadini e dei ricercatori dell'Istituto. Al momento sappiamo a quale partito appartengano, a quale ceto sociale appartengano, il loro reddito, la loro tessera spese interna e il loro conto zenar presso le giacenze di denaro in banche dell'Esterno, di Spès prima di tutto, e la loro fede politica e, soprattutto, religiosa, anche se coloro che hanno espresso una preferenza in questo campo sono davvero pochissimi, a riprova della natura atea dell'Istituto. Tuttavia i miei agenti sono già al lavoro per scremare gli archivi ed arrivare ad una lista di possibili nomi che andranno ancora ridotti tramite raffronto incrociato con le informazioni degli altri reparti: conto di arrivare, nel primo passaggio, ad un qualcosa come 500 nomi, fino ad una ventina dopo il raffronto. Ma i numeri possono cambiare, e lo faranno sicuramente in base all'entità del gruppo terroristico che abbiamo davanti."
  9. UFFICIO SERVIZI SEGRETI E RELAZIONI INTERNAZIONALI Missiva diplomatica accettata dal Direttore Arthur Potterberry e inviata all'Ufficio del Rettorato con livello di urgenza B1. Necessità di risposta - Opzionale Eventuali note dell'Ufficio ricevente: Rettore, la Repubblica Modernista di Sant'Elio esprime in questa condoglianze per la morte dei nostri concittadini nel rogo terroristico e, in secondo luogo, sembra che ci chiedano di schierarci contro Niuop e i suoi Alleati. Considerando l'operato di mio padre in carica in questo Ufficio e al Rettorato, posso sostenere ancora esplicitamente l'impegno dell'Istituto nella neutralità, pur ricordando che Niuop si è manifestata con una politica diplomatica ostile nei nostri confronti. Direttore Arthur Potterberry SSRI
  10. « Cosa c’è, che non va, figliolo?» Richard, dopo le sue dimissioni e l’assegnazione del Reparto al figlio, era ancora visto come un amorevole padre da tutti quelli dell’SSRI: capitava spesso che lo si vedesse aggirarsi tra i Predatori in rientro dalle loro missioni o scambiare qualche parola con i ricercatori nei loro momenti di pausa. E ancora più di frequente era solito sedersi alla sua vecchia scrivania, davanti a suo figlio, per cercare di capire quali fossero i problemi “spinosi” dell’Istituto e come fare per risolverli, e il suo saggio consiglio non si rifiutava mai. « Il doppio omicidio da parte della cellula terroristica religiosa di qualche giorno fa: potrebbero colpire ancora e questa storia di un branco di decerebrati che tengono sotto scacco l’Istituto mi fa rabbrividire.» Il vecchio Direttore sospirò, aggrappandosi ai braccioli della poltrona in pelle: « Molto tempo fa bandimmo le religioni da questa città, e non lo facemmo per vigliaccheria od oscurantismo, ma per una scelta comune: nessuno vedeva i benefici di insegnare le religioni, men che meno credere in qualcosa di non verificato né verificabile. La scienza ci muoveva, e sono sicuro che muova ancora la totalità dell’Istituto.» « E questi pazzi? Hanno bruciato due persone, padre.» Potterberry sospirò ancora: c’era qualcosa nel comportamento del padre che irritava ed incuriosiva al tempo stesso il giovane Arthur. Qualcosa di inafferrabile, forse spaventoso, si celava dietro i sospiri e le parole quasi vuote del vecchio Rettore. Quasi meccanicamente staccò le mani dalla poltrona, e se le posizionò sotto al mento, con i gomiti ben piazzati sulla scrivania come se quello che stesse per dire gli facesse pesare così tanto la coscienza che necessitava di un ulteriore sostegno oltre a quello offerto dal collo. « Ho cercato sempre di tenere segreta questa informazione, e anche se è una questione di interesse nazionale e esistano un paio di carte, ovviamente archiviate, che ne trattano, nessuno dei Direttori ha mai alzato la questione e non mi è mai sembrato opportuno esplicita..» « Padre, vieni al dunque.» tagliò secco Arthur. « Giusto, giusto. Dunque, non so proprio come incominciare: Durante il mio primo mandato come Rettore pro-tempore, mi accorsi dell’esigenza di avere un controllore, una sorta di garante supremo del buon funzionamento della società che via via stavo costruendo. Non riuscì mai a trovare nessun Predatore che potesse ambire ad un compito così delicato e importante.» « Un predatore come garante dell’Istituto? Scusami, ma non mi sembra la scelta più opportuna.» « E invece lo è, e lo è stata in molte occasioni prima di questa: noi siamo scienziati, persino i ricercatori di Sistemi Militari si occupano principalmente di sviluppo tecnologico. Io ero uno scienziato, e un diplomatico prima di questo, non potevo sapere come funzionava il vero mondo, fuori dall’Istituto. E questo compito venne attribuito ad un giovane infante, che qualcuno abbandonò nella grotta. Quella fu la prima volta che misi a repentaglio l’integrità dell’Istituto per raggiungere i miei fini.» « E cosa successe?» chiese Arthur. Nella sua voce era evidente che non disprezzava per nulla la scelta del padre, anzi l’ammirava. Aveva messo a repentaglio la sopravvivenza di tutta una comunità per un progetto che poteva avere solo ed esclusivamente ripercussioni per il futuro. Era proprio la visione di lungo periodo, anche a discapito dell’immediato presente, la cosa che più Arthur ammirava del padre. « Il bambino fu allevato da Predatori, con un ricambio di “genitori adottivi” ogni 6 mesi, e di questo devo ringraziare il Dottor Sorin: grazie a lui siamo arrivati ad un umano perfetto, ed un soldato perfetto per l’Istituto. Non esiste persona di cui io mi fidi di più dell’Agente S.» L’Agente S. Arthur ne aveva già sentito parlare, ma non pensava fosse altro che uno spauracchio per gli studenti poco disciplinati: tutto ciò che si diceva sul suo conto erano gesta al limite del possibile, abilità di combattimento e di copertura che andavano oltre il possibile, uscendo spesso dal potenziale stesso. « Sicuramente ne hai sentito parlare, e le sue doti sono stato spesso ingigantite. Tra tutto quello che si dice penso che di vero ci sia solo il fatto che io e Sorin, in segreto, gli abbiamo attribuito il livello di autorizzazione S, che non è nient’altro che un livello R. In ogni momento, è come se l’Istituto avesse un Rettore palese e un Rettore che molti non sanno nemmeno che esista, mentre altri pensano sia solo leggendario.» « E come potrebbe aiutarmi, in questo momento?» chiese il Direttore, alzando un sopracciglio. « S è assolutamente fedele all’SSRI, e dubito che rifiuti un tuo ordine, considerato inoltre il fatto che sei mio figlio. E dubito pure che non abbia già iniziato a lavorare da solo, sempre che sia nell’Istituto. Ad ogni modo puoi contattarlo attraverso il distributore automatico del quartiere abitativo, ordinando un tramezzino al formaggio 2 volte e colpendo 2 volte la macchina con un calcio.» « Dovrei sapere qualcos’altro?» domandò velocemente Arthur, infilandosi il cappotto scuro. « S tende a interpretare in modo alquanto “sanguinario” gli ordini che gli sono attribuiti.» confessò Richard, cambiando poi completamente tono di voce, “In effetti penso che sia completamente pazzo.” Più tardi, quella notte. Arthur stava camminando a passo veloce da alcuni minuti: i recenti avvenimenti avevano reso i corridoi dell’Istituto ancora più deserti, a quell’ora ed aveva incrociato pochissime persone, tutte che procedevano alla sua stessa velocità cercando di rintanarsi in casa il più velocemente possibile. « Una volta l’ho visto, comunque.» confessò Wes, rompendo il silenzio tombale, « Alla festa in maschera della Protettrice. Mi ha chiesto di squartare Popple, in caso non si fosse riusciti ad arrivare ad una soluzione pacifica.» Potterberry alzò gli occhi al cielo. « Grandioso, quindi hai infranto un ordine dell’Agente S ed ora stiamo andando nella tana del lupo insieme. Dimmi, gli devi anche dei soldi? No? Tu Alexis?» La ragazza procedeva a qualche passo di distanza dai due, guardandosi intorno con aria indagatrice, e non fece molto caso alla frecciata rivolta soprattutto al suo collega più giovane. Il distributore automatico era poco distante: nulla, nel suo aspetto esteriore, faceva immaginare che fosse lo strumento per richiamare l’attenzione della più alta autorità segreta dell’Istituto. « “Tramezzino al Formaggio, codice 222”.» recitò a memoria Wes. « Oh cielo d’acciaio, mi deve prendere in giro.» imprecò Arthur digitando il codice. La vite del distributore ruotò leggermente, scaricando il primo panino nella botola. Al secondo codice, si sentì una campanella suonare, lontanissima come una boa in mare aperto. « Ora due calci.» ordinò il Direttore ad Alexis, ancora guardinga. « Non dovreste tirare calci alle proprietà dell’Istituto.» Dietro di loro era comparso un uomo: a prima vista doveva essere un predatore, ma la sua armatura era lacera e sgualcita, incrostata di fango e di chissà cos’altro. Al volto portava una maschera di ferro, simile a quella che Wes aveva visto al ballo in maschera, ma leggermente bruciacchiata. « L’Agente S?» chiese Arthur, cercando di indossare la faccia più fiera che potesse sfornare in quella situazione. « So già tutto, giovane Direttore. Ciò che mi serve sapere è semplice: l’Istituto vuole nomi o corpi?» « Nomi, per ora. Ma non ti frenare, se può servire a mandare un messaggio.» L’Agente sorrise. Mise una mano sulla spalla di Arthur, come se lo conoscesse da una vita: era un tocco quasi innaturale, quasi come se le dita non sfiorassero neppure il cappotto ma fossero un tutt’uno con esso. « Se continua così la nostra collaborazione sarà proficua come lo è stata con suo padre, glielo garantisco.»
  11. Cittadini dell'Istituto, nobili colleghi, quest'oggi, è arrivata da Spès una missiva gravissima indirizzata al nostro Rettore, il Dott. Lividain: in questa, la Protettrice auspica l'adozione di provvedimenti esemplari per reprimere la libertà di parola del nostro collega Direttore Sorin, per le sue recenti denunce all'operato del Protettorato, che infanga le libertà personali di nostri concittadini solo perchè, a quanto sembra, l'Istituto è visto come un pericolo alla supremazia tecnologica di Spès. Inutile dire che se l'"élite" culturale e l'"intelligenza" di Spès pensava che le missive diplomatiche arrivino in veste privata al Rettore e che questo Reparto non ne abbia nemmeno notizia, qualcosa non va nel settore educativo della dotta Spès. Senza dilungarsi in disamine che avrete sicuramente già capito, questo atto di una potenza esterna si pone in contrasto non solo con la nostra autonomia, ma fa vacillare anche la presunta indipendenza della più alta carica dell'Istituto: il Dottor Sorin, come del resto questo Reparto nella mia persona, ha solo espresso le sue perplessità riguardo al trattamento riservato al nostro cittadino Sig. Popple nella sua prigionia a Spès, e per questo il Protettorato vorrebbe l'adozione di strumenti magari limitativi della sua libertà personale, come va di moda nella loro città. Il Reparto di Servizi Segreti e Relazioni Internazionali non starà a guardare mentre tutto questo viene compiuto ai danni delle nostre libertà costituzionali che, attraverso la scienza, ci siamo riconosciuti e abbiamo promesso di garantirci! Resistere alle invasioni dell'Esterno non è più diventata una missione morale, ma è ora un obbligo categorico! Da oggi, il Reparto di Servizi Segreti e Relazioni Internazionali entra ufficialmente in sciopero e non prenderà più in considerazione alcuna richiesta di autorizzazione all'ingresso o all'uscita dell'Istituto, impedendo de facto ogni movimento da e per l'Istituto: questa situazione perdurerà finchè il Rettore Lividain non prenderà seri provvedimenti diplomatici verso l'aggressiva Spès e la sua Protettrice dispotica e autoritaria. Per una missione di trasparenza che vuole contraddistinguere questo Reparto, io, Direttore Arthur Potterberry, vi comunico la mia intenzione di muovere una mozione di sfiducia verso il Rettore al prossimo Direttorato, sperando che con questo capisca l'esigenza ferma e inamovibile di non permettere a nessuna nazione, nemmeno per interessi scientifici, di poter imporsi sull'Istituto con la forza e l'audacia dimostrata da Spès in questo periodo. Augurando un buon lavoro a tutti, Direttore Arthur Potterberry Direttore del Reparto di Servizi Segreti e Relazioni Internazionali
  12. Alla spettabile attenzione del Dott. Sorin Dottor Sorin, le scrivo queste brevi righe per sostenerla nella sua crociata contro l'inefficienza dell'attuale Rettorato: le dichiarazioni del Rettore che le sono arrivate tramite missiva, delle quali sono stato messo a conoscenza con i miei agenti Predatori, contro il Rettorato di mio padre sono per tutto il Reparto di Servizi Segreti e Relazioni Internazionali un duro colpo e una pugnalata alle spalle che non dimenticheremo facilmente. E' ironico che proprio chi è stato protetto e istruito sotto l'ala del Rettore Potterberry, ora arrivi a definire il suo periodo al Rettorato come inefficiente e cerchi di scaricare su quel periodo glorioso per noi le sue colpe. Voglio sottolineare, a scanso di equivoci e spronato da mio padre, che tutta la prigionia di Enrich Popple si è articolata durante il periodo di Rettorato "Silente" del Dottor Lividain, che non si è prodigato nè personalmente, nè tantomeno professionalmente, nel cercare di affiancare il mio Reparto per la soluzione del problema. Il Reparto di Servizi Segreti e Relazioni internazionali e io, Arthur Potterberry, non possiamo che essere vicini al Reparto di Scienze Umanistiche, in questo sciopero, e affiancarvi in tutto e per tutto. Spero che il Rettore Lividain si prenda pubblicamente le proprie colpe, onde evitare di ricorrere agli strumenti previsti dalla nostra Carta Costituzionale per risolvere il problema. Discusso di questo, le chiederei inoltre di prendere in considerazione l'idea di chiudere l'Istituto all'Esterno, in quanto mi sembra che sia stato solo controproducente, almeno considerando le evoluzioni dell'ultimo periodo. In fede, Arthur Potterberry Direttore del Reparto di Servizi Segreti e Relazioni Internazionali
  13. "Suvvia Vapòr, il Dottor Sorin ha solamente espresso un entusiasmo fuori dagli schemi." Richard cercò di calmare gli animi, poi continuò, "Dato l'impegno profuso negli ultimi anni dal Dottor Lividain, soprattutto alla luce della crisi infettiva prima, e diplomatica verso Spes dopo, sono felice di affidare a lui anche il mio voto e, a conti fatti, di nominarlo mio successore come Rettore dell'Istituto di Tecnologia di Karaldur, il primo Rettore del Reparto di Biotecnologie." Il Rettore uscente si alzò, fece alzare il suo collega ben più giovane e gli mise una mano sulla spalla. "Spero di averti insegnato, giovane Rettore, tutto ciò che c'era da insegnarti sul buon funzionamento della pesante responsabilità che ti viene data. Ora non solo io, non solo loro, ma tutti nell'Istituto osserveranno con interesse le tue prossime mosse. Spero, e alla fine sò, che questa tua nuova posizione potrà portare innumerevoli benefici alla nostra comunità." Iniziò ad applaudire, forzando quasi un applauso di tutti i presenti. "Se nessuno ha nuovi argomenti da trattare, vorrei aggiornare questa seduta Straordinaria del Direttorato e lasciare finalmente il nostro nuovo Rettore in pasto alla stampa!" sorrise Potterberry.
  14. "Ottimo, con l'unanimità del Direttorato, viene approvato con riserva il punto 5.c dell'Ordine del giorno relativo all'ammodernamento degli strumenti di Biotecnologie, mentre viene approvato nella sua totalità il censimento sanguigno di cui al punto 5.d dell'Ordine del giorno, che chiude così i punti stabiliti dallo stesso Ordine del giorno Lividain di questa seduta straordinaria del Direttorato." Il Rettore sospirò leggermente, facendo una breve pausa. "Detto questo, voglio informarvi, colleghi, del fatto che penso sia giunto il momento che anche io, come Vapòr, mi ritiri dalla vita politica dell'Istituto: voglio quindi dare le dimissioni sia dalla mia posizione di Rettore dell'Istituto, sia come Direttore del Reparto SSRI, nominando come mio successore mio figlio, Arthur." Alzò le spalle, senza staccare gli occhi dalla scrivania. "Le mie dimissioni non sono dovute solo all'età, ma anche alla voglia di staccare con il periodo pre-costituzionale dell'Istituto: oggi abbiamo fatto la storia, colleghi Direttori, imponendo limiti al potere e diritti ai nostri concittadini che sono invidiabili anche per il nobile apparato costituzionale di Thortuga. E' quindi necessario trovare, tra noi, il primo Rettore dell'Istituto degno di questa carica e di questo pesante fardello, che io ho portato quasi senza limitazioni. Sarà un compito arduo, ma sono sicuro che, qualunque sia il risultato, sia il successore di Vapòr, sia mio figlio, faranno di tutto per affiancare i membri già qui presenti per il migliore coordinamento delle funzioni loro attribuite dalla costituzione stessa. Apriamo le votazioni."
  15. "Se questa intrusione nella sfera privata di ciascun cittadino dell'Istituto, noi compresi, è necessaria per migliorare le condizioni sanitarie dell'intera collettività, non vedo come qualcuno potrebbe opporsi a tale iniziativa. E' comunque necessario, e questo l'ho detto con la mia premessa, informare e sensibilizzare i nostri concittadini prima di obbligarli a sottoporsi a trasfusioni: non voglio che la faccenda sia gestita con la forza, prima che con la comprensione. Comunque sia, avete il mio voto favorevole."