Maròk

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  1. Mi spiace rovinare l'iniziativa, me la regole dell'evento prevedono questo: Si possono usare foto già presenti su wiki o forum, ma devono essere presentate dall'utente che le ha caricate sul sito La cosa migliore è quindi non caricarle in forum.
  2. Fine - Un Re senza Braccio Il Braccio del Re non venne ritrovato, le fiacche ricerche della guardia reale non condussero a nessun risultato concreto e ogni pista divenne troppo confusa per poter essere rilevante. Il governo tentò di celare qualunque fuga di informazioni, ma le speculazioni dei giornali continuavano e in breve tempo le maggiori testate della nazione dedicarono aggiornamenti giornalieri sull’andamento delle ricerche. In realtà le prove erano sempre le stesse, così come le conclusioni alle quali la guardia era giunta, ma sicuramente il leggendario furto nella reggia diede molti spunti di discussione alla popolazione di Apolisia. Nelle settimane seguenti venne pubblicato il romanzo “Un furto reale”, edito dalla Navantàl Edizioni e immediatamente in vetta alle classifiche dei libri più venduti della nazione. Anche a Spes ottenne una notevole celebrità, l’autore accumulò una rispettevole somma di denaro e si trasferì nel Protettorato, acquistando una villa con vista sulla baia. Iniziarono a circolare voci su una misteriosa asta tenuta a Spes e che avrebbe visto la vendita della refurtiva, ma non venne condotta alcuna ulteriore indagine. E il re rimase senza il suo Braccio. Fine L'evento è finito, il re è rimasto senza i suoi gioielli.
  3. Terza parte - La purezza karalduriana Il villaggio dei Maiskos era in subbuglio, le grida di Ixkiji si potevano udire chiaramente anche fuori dalla struttura centrale, costruita come sede del piccolo “governo” indigeno. “Come avete osato?” Il volto era rosso e le vene del collo pulsavano velocemente, mentre con il dito indicava tre uomini inginocchiati e legati davanti a lei. Erano completamente senza vestiti, che erano stati strappati e giacevano per terra, i capelli rasati e tutte le pitture sul corpo cancellate. Erano diventati semplici uomini, indifesi e sottomessi alla potenza della Yucajeku. Ella camminava davanti a loro, battendo con violenza il bastone nodoso sul pavimento di legno grezzo. “Il Movimento ha aperto a tutti la possibilità di unirsi alla causa, di prendere parte a questo divino progetto che le forze dell’Universo hanno per noi scritto nelle stelle!” Si voltò verso due sacerdoti, che annuirono con il volto cupo. Nelle settimane precedenti si era avvicinata alla religione della natura. “Ora siete qui, di fronte al vostro Yucajeku e di fronte agli altri uomini e donne che vi guidano, per essere giudicati. Alzatevi!” I tre si alzarono lentamente, barcollando a causa delle mani legate. Uno cadde a terra e si rialzò con difficoltà. Ora erano vulnerabili, visibili simbolicamente agli occhi del popolo e degli dei. Ciò che maggiormente temevano non era il giudizio terreno, ma la visione delle forze celesti, capaci di perforare la carne con la loro vista, di scrutare nel cuore degli uomini e percepirne l’oscurità. “Riconoscete voi di aver tradito gli ideali del movimento? Di aver complottato con i vili del Portale e di aver compromesso la nostra organizzazione per i vostri piani personali?” Ixkiji pronunciò le parole mnemonicamente, le aveva ripetute per tutta la notte. Sapeva che sicuramente erano in ascolto orecchie fedeli al regno di Denrak, aveva scoperto delle delazioni e ne era stata terribilmente delusa. “Ammettiamo le nostre colpe” dissero contemporaneamente. “Riconoscete voi di aver generato le Ombre di Sabbia? Di aver traviato il nostro messaggio di purezza con lo squallore delle vostre vite?” “Ammettiamo le nostre colpe” “Riconoscete voi di aver agito nell’ombra, di avermi celato l’esistenza di questo gruppo per tentare di assumere il controllo del Movimento?” “Ammettiamo le nostre colpe”. Le guance dell’uomo più a destra erano rigate da copiose lacrime, era un ragazzo e la poca barba aveva appena iniziato a scurire il suo mento. “Accettate voi la condanna del Yucajeku, dei Naburjas, dei Nitajn e dei Suique uniti?” “Accettiamo” Dissero quasi sottovoce i primi due, il terzo rimase in silenzio, scosso dai singhiozzi. Ixkiji gli si avvicinò e gli passò una mano sul petto fermandola poi sul cuore. “Giovane uomo, hai sbagliato e pagherai. Il tuo cuore è corrotto e nulla potrà mai redimerti su questa terra”. Si voltò e attese che anch’egli pronunciasse le parole. L’intera assemblea proruppe in un canto, i tre vennero scortati fuori dalla struttura e allineati al centro dello spiazzo principale, insieme ad altri dieci fra uomini e donne. “Oggi i Maiskos condannano i loro fratelli, perché essi hanno rinnegato la famiglia di cui facevano parte. Come il genitore punisce i figli, così voi sarete condannati.” Ixkiji alzò il bastone verso il cielo. I prigionieri si inginocchiarono e dei guerrieri si avvicinarono con lunghe lance. Sulle spalle avevano delle pelli di animale e il corpo era dipinto con fiamme di ogni colore. Insieme sollevarono le armi e insieme le calarono con forza e determinazione, trafiggendo il petto dei condannati e attendendo che morissero. Il giorno prescelto giunse quando la luna era piena. Tutto il villaggio si svegliò alle prime luci dell’alba e si mise in cammino. L’assemblea aveva deliberato che sarebbe stato saggio recarsi nella città e mostrarsi, nello splendore delle musiche, delle pitture e dei gioielli, a tutta la popolazione. Lo scopo era duplice: impressionare i civili per richiamare nuovi adepti e parlare con il governo. La Yucajeku aveva a lungo negato tale opzione, ma alla fine era stata convinta: non sarebbe stato trovato un compromesso, i denrakiani avrebbero dovuto accettare senza riserve le richieste dei Maiskos puri. Ixkiji era in groppa a un cavallo pezzato e cantava un inno al “Popolo dei popoli”, accompagnata da tutti i Suique della comunità, i quali suonavano lunghi flauti di legno e corni di madreperla. In poco tempo il lungo corteo arrivò alle porte di Denrak, ma venne bloccato da alcune guardie, che avevano udito il suono già da alcuni minuti. “Avvisate la donna che vi comanda, voglio parlare con lei.” Ixkiji si rivolse con disprezzo nella lingua Denai. Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  4. Parte Terza - Funghi per pranzo La rissa nel bar era stato solo uno dei casi di piccoli scontri, discussioni portate alla violenza a causa dell’esasperazione. Il duro clima politico e il non trascurabile disturbo causato dalle frequenti segnalazioni di avvelenamento avevano portato la popolazione niuoppiana in uno stato di perenne tensione. Dalla seconda grande “indigestione”, così infatti era stata soprannominata dalla gente comune, erano susseguiti altri cinque casi, che avevano però delle caratteristiche profondamente diverse dalle volte precedenti. Il lavoro di Grant Jones era stato quello di analizzare i luoghi dell’accaduto, segnandoli su una mappa e cercando eventuali connessioni. Subito l’opinione pubblica e i giornalisti notarono un particolare non trascurabile: l’avvelenamento era stato puntiforme, mirato a determinati edifici e non esteso in una area. Quale poteva essere il significato? Molte furono le speculazioni, alcuni ritenevano che fosse solo il caso, altri supportavano invece l’ipotesi secondo la quale l’avvelenatore si era specializzato, aveva affinato la propria tecnica ed era quindi in grado di selezionare con più efficacia. La specializzazione “spaziale” non era però stata accompagnata da una specializzazione “infettiva”, infatti non vi era più stato alcun morto e i sintomi erano rimasti immutati. A Grant Jones, mentre fumava dalla sua elegante pipa, venne consegnato un documento con le informazioni necessarie: Sito 1: Raffinerie “Kalin” -> 27 infettati (14 donne e 13 uomini). La azienda produce alcune componenti per motori elettrici e per armi, il primo impiegato ad accusare la contaminazione è stato un uomo di 43 anni, gli altri 26 sono seguiti nell’arco di due ore (il 27esimo alle ore 17:54). Sito 2: Ufficio legale “Gola” -> 17 infettati (16 uomini e 1 donna). Ufficio legale noto nel quartiere commerciale, in passato ha prestato i propri servizi a numerosi imprenditori del settore industriale. Sito 3: Agenzia chimica “Futurchimic” -> 75 infettati (40 donne e 35 uomini). Nota industria chimica, specializzata in pesticidi e fertilizzanti, vende i propri prodotti a quasi tutti i grandi coltivatori della regione. E’ stata accusata di aver contaminato e compromesso alcuni importanti ecosistemi desertici e le loro relative falde acquifere. Il processo è terminato con l’obbligo di un risarcimento ad alcune comunità rurali, ma la pena sarebbe stata peggiore se non fosse intervenuto lo studio legale “Gola”. Sito 4: “Jedu: vesti il domani” -> 54 infettati (32 uomini e 22 donne). Produce capi di abbigliamento vari, dalle camicie alle pellicce. Sono state condotte alcune manifestazioni contro le procedure di produzione del pellame, ma non è stata trovata alcuna prova decisiva. Sito 5: Vivai “Karolèn”: 4 infettati (3 donne 1 uomo). Azienda agricola nella periferia di Niuop, coltiva verdure da orto con i metodi tradizionali della regione. Non particolarmente famosa, ma apprezzata dagli amanti della cucina salutare. Le testimonianze raccolte fra i colpiti dalle spore non furono molto produttive, tutti avevano accusato gli stessi sintomi: conati di vomito, nausea ed effetti febbrili. In alcuni giorni di riposo si tornava in salute, ma l’assenza in massa di molti dipendenti aveva provocato non trascurabili danni economi alle aziende coinvolte, in modo particolare alla Futurchimic. Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  5. Parte Terza - Un comizio sanguigno La signorina Albertina Talul venne seguita nei giorni successivi da alcuni uomini scelti. Era una discendente di una ricca famiglia nobile che aveva saputo evitare il declino, dopo la caduta della monarchia, investendo nei giusti settori dell’economia tortughese. La lunga casata era però destinata a morire con lei, non si era sposata e non esistevano, secondo i documenti dell’anagrafe modernista, eredi lontani che potessero ereditare il capitale accumulato. Come membro della “aristocrazia” cittadina era solita frequentare i club più lussuosi, sorseggiando alcolici invecchiati in calici di cristallo. Nel mondo scintillante dei ricchi anziani non esistono amicizie durature, quindi la maggior parte degli incontri della Talul erano frivole chiacchierate con vedove o altre zitelle deluse della vita. Aveva tuttavia stretto un rapporto molto profondo con una donna borghese, Talia Martiesul, morta dieci anni prima e che le aveva lasciato in custodia il figlio, all’epoca ancora minorenne. Ella era morta durante una valutazione di un vecchio stabile industriale non a norma. Il ragazzo, oramai un giovane uomo, si era trasferito a Niuop dove avrebbe dovuto sposare una nativa della città, uccisa durante una delle incursioni moderniste nella Provincia libera prima della data fissata per la celebrazione del matrimonio. Quando vennero rivolte le domande al proprietario del negozio di armi egli rispose con naturalezza che Albertina era una sua cliente abituale, per anni aveva praticato la caccia nella giungla delle Isole Marosul e, sebbene non ne sapesse il motivo, aveva continuato a rifornirsi di proiettili anche con l’avanzare dell’età. Vennero convocati tutti i partecipanti all’evento, la cui lista venne ottenuta grazie a Samèl, il collaboratore della vittima durante la piccola conferenza. Era ancora turbato dall’accaduto, ma aveva difeso il compagno dicendo che mai si sarebbe aspettato una fine tanto tragica. Fra tutti i nomi dei presenti ne spiccava uno: Albertina Talul, che alla fine del comizio aveva anche lasciato una generosa donazione per il movimento. Le parole di Samèl, quando venne interrogato sulla anziana signora, furono le seguenti: “La signorina Talul, certo che la conosco. Non crederete vero che abbia a che fare con questa storia? Ha partecipato a numerosi incontri, silenziosa ma sempre presente, soprattutto economicamente. Ha elargito molti zenar, credo fosse una vecchia ereditiera o qualcosa di simile. Non è mai stata di molte parole, pochi interventi e si sbrigava a tornare a casa, ovviamente dopo aver lasciato un cospicuo assegno”. Le impronte delle scarpe non diedero risultati interessanti, troppe misure diverse per poter essere usate. I Deili Op era presente nell’archivio, ma in una sola copia. Terza Parte Ecco la terza parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 28 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  6. Concordo assolutamente, apriamo una petizione per le firme pulite.
  7. Antica ricetta lumvalossiana per una bevanda dal sapore intenso. Servita nelle locande del Dominio di Uhle, era sicuramente la protagonista nelle serate e nei banchetti, servita sia a fine pasto o, con variazioni più delicate, per accompagnare carne e pesce. Succo di patate: Pulire le patate e levarne la buccia. Lasciare le patate in un barile di quercia scura (serve a conferire un sapore pungente alla bevanda) con acqua e foglie di erbe aromatiche per dieci giorni, mantenendo una temperatura costante di 70°-80° C. Levare le patate dal barile e conservare il liquido, verrà utilizzato in seguito. Schiacciare le patate sino a ottenere una crema densa e senza grumi. Aggiungere un pizzico di polvere di verruche del nether. Unire la pasta di patate al succo precedentemente preparato. Lasciare la soluzione in una bottiglia per 48 ore, permettendo così al materiale solido di depositarsi sul fondo del recipiente. Prima di servire agitare il contenitore e aggiungere foglie di quercia macinate con polvere di verruca del nether. Aggiungere decorazioni a scelta.
  8. Parte seconda - Un comizio sanguigno Alcuni agenti di polizia, selezionati accuratamente, passarono i giorni successivi all’accaduto per le vie e le piazze di Thortuga, frequentando le bettole meno raccomandabili e i lussuosi club sul lungomare. Origliavano ogni parola, selezionavano i discorsi potenzialmente interessanti e appuntavano i connotati facciali, il nome (se reperibile) delle persone e le parole rilevanti ai fini dell’indagine. Come era prevedibile, quasi tutti parlavano dell’omicidio nel locale, un piccolo teatro che il proprietario, Alfonso Benildo Kuràs, era solito affittare a modeste compagnie di teatranti o a gruppi politici per tenere comizi. I particolari, non divulgati dai giornali o durante alcuna conferenza stampa, era sconosciuti e quasi tutti si limitavano ad accusare i niuoppiani, i nemici del partito e gli unionisti. Ciò che apparve strano all’agente numero 47 fu uno stralcio di conversazione ascoltato nel club Llorona Roja, frequentato dalla elite thortughese e dai ricchi discendenti delle casate nobiliari del periodo monarchico. Una donna di 68 anni, tale Vesta Albertina Talul, sembrava essere molto informata sull’omicidio. Seduta al tavolo e sorseggiando un tè aveva raccontato a una sua amica, un’altra ricca signora avvolta in un boa piumato rosso, del giornale ritrovato e del simbolo sanguigno sul muro. La ricerca sui flussi da e per i Pueblos non fornì risultati altrettanto interessanti, nessun nome insolito compariva nell’elenco ottenuto dagli uffici di transito. L’unico dato fuori dalla norma era un notevole aumento nell’importazione di uova di pesce palla fermentate, ma dopo alcune ore di ricerche si scoprì che era a causa della sagra tenuta nel quartiere popolare per la ricorrenza della sua costruzione. La pistola riaccese, dopo lo sconforto causato dalla sagra, l’interesse del reparto investigativo: era stata comprata a Spes. Il modello, piuttosto comune, usava una tipologia di proiettile inconfondibile, venduto però in tutto il Piano. Tutti i commercianti di armi furono costretti a mostrare i loro libri contabili e i registri di vendita, fornire documenti e rispondere alle domande degli agenti, in pieno spirito paramodernista. Essendo una tipologia di arma molto diffusa, molte erano state le vendite nei mesi precedenti, un’analisi incrociata permise di risalire ai possibili acquirenti. Fra i nomi compariva Vesta Albertina Talul, che aveva comprato una scatola da 50 proiettili appena 27 giorni prima dell’accaduto. Infine, l’ennesimo reparto della Polizia Gialla cercò di contattare tutti i possibili venditori di Deili Op. Le ricerche durarono ben poco, era un quotidiano poco diffuso e spesso guardato con diffidenza a causa della sua nazione di provenienza. Il numero trovato sul luogo del delitto non era stato venduto da nessuno, spesso era infatti necessario ordinare specifiche uscite per assicurarsi l’ottenimento di una copia, ma nessuno era parso interessato a quella in particolare. Tutti i giornalai negarono quindi di aver venduto il numero incriminato, ma due copie erano state inviate all’ufficio esteri del Pablov, come di routine, per essere visionate dallo specifico sottosegretariato. La spilla era una normalissima puntina di metallo dalla capocchia viola, lunga cinque centimetri e in comune ferro. Chiunque ne aveva almeno qualcuna a casa, sfusa in un cassetto e pronta a pungere un distratto cercatore o custodita in una scatola un tempo riempita da gustosi biscotti al burro. Sulla scena del crimine, facendo attenzione ai propri passi, Marcelo osservò attentamente la cordicella in tensione. Eseguì dei rapidi calcoli mentalmente e annotò un numero sul suo fedele taccuino: 1,78 b Dopi aver riposto la penna nella tasca della giacca si infilò un paio di guanti di gomma per non manomettere le prove e iniziò a sfogliare delicatamente le pagine del giornale. Il numero era risalente al 14 di Spes del 3008 d.F., la testata riportava la scritta “Il Padre Fondatore in visita all’Ospedale”. Nelle pagine successive seguivano rubriche di politica, dove intellettuali e opinionisti condividevano la loro visione della crescente situazione diplomatica, poi ricette sfiziose di antipasti (i rinomati “Bocconcini di pollo della Libertà” e “Dadi di maiale e cactus alla niuoppiana”) e infine una pagina dedicata alla posta del cuore, nella quale una giovane vedova si lamentava della solitudine dopo la morte del futuro marito in un attacco modernista. Seconda Parte Ecco la seconda parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 20 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  9. Parte seconda - Un problema scottante “Che noia! Nomi, nomi e nomi! Quando mi sono unito al reparto di scienze umane non credevo che sarei finito a fare un lavoro da comune segretario. E le mie competenze? Dimmi, Patis, chi le riconosce le mie competenze? Non quel Sorin sicuramente!” Un giovane uomo dalla barba nera e curata era da alcune ore seduto a una scrivania, compilando tabelle di nomi per annotare chiunque avesse preso in prestito alcuni libri sul Culto di Uhle. Si rivolgeva, infuriato, a una sua collega più timida, che stava svolgendo lo stesso lavoro senza lamentarsi. Proprio in quel momento fece il suo ingresso Sorin, il direttore del reparto, che scrutò i due con aria di sufficienza prima di dirigersi con lenti passi verso il suo ufficio. “C’è mancato poco!” Bisbigliò non appena la figura intimidatoria si allontanò a sufficienza. “Solo una parola: taci!” La donna non mosse neanche il volto per guardarlo in faccia, poi tornò a scrivere sui documenti forniti dal Governo. Il documento venne fornito dopo due giorni, suddiviso in due tabelle: una per i nomi dei fedeli e una per i libri presi in prestito. In totale gli uhleisti non erano un gran numero, appena 52 persone. Era però interessante notare come la metà di essi avesse meno di trentacinque anni, erano quindi entrati da poco nel Reparto e pertanto non ancora molto conosciuti. L’analisi dei libri presi in prestito non mostrava grandi sorprese, ovviamente alcuni dei nomi comparivano in entrambe le liste, ma la maggior parte dei noleggi era avvenuta per motivi di studi comprovati da una lettera di un professore. Il volume maggiormente richiesto era il “Libro delle Verità”, con una media di 4,3 prestiti ogni venticinque giorni. Dopo una settimana dal rogo avvenuto nella galleria i cittadini avevano riacquisito parte della tranquillità persa, ma qualcosa tornò a turbare le quiete pareti dell’Istituto. Al mattino la statua costruita per le vittime del Morbo era stata completamente ricoperta da vernice blu e rossa. Sul pavimento della galleria nella quale era situata si osservavano pentagoni con un occhio al centro e frasi tratte, nuovamente, dal libro sacro del Culto di Uhle. Legate alla statua vi erano cinque persone, nude dalla cintola in su, il cui cuore era stato asportato, probabilmente con un coltello. Il sangue era sceso copioso sul piedistallo e poi sul suolo, formando una ampia pozza nel cui centro si trovavano gli organi rimossi, alloggiati in scodelle di marmo. Nuovamente venne ritrovata una tunica con il simbolo della torre, completamente inzuppata di sangue e della stessa identica fattura della precedente. La medesima scena venne osservata in altri quattro punti della città, unendo con delle linee su una cartina si poteva osservare che i siti degli omicidi costituivano un pentagono costruito attorno alla sede del Reparto di Scienze Umane. Immediatamente si mossero gli ingranaggi dell’Istituto di Tecnologia, i corpi vennero rimossi prima che la maggior parte della popolazione li potesse vedere e venne stilato un documento riportante informazioni sulle venticinque persone ritrovate senza vita e terribilmente mutilate. Venti lavoravano al reparto di Scienze Umane, e di queste quattordici comparivano nella lista dei fedeli. I restanti cinque, due e tre, appartenevano rispettivamente al reparto di Biotecnologie e a quello di Sistemi avanzati. Seconda Parte Ecco la seconda parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 19 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.
  10. Nei giorni successivi al caso della scuola molti istituti vennero chiusi a causa del crescente numero di alunni e personale malati. La contaminazione fungina aveva colto chiunque, la popolazione era disperata e frustrata da una simile situazione. Alcuni gruppi davano la colpa a Uhle, alla sua rabbia per gli ultimi avvenimenti politici. Secondo altri il problema era da cercare all’esterno, nelle azioni degli sporchi modernisti e dei loro miserabili alleati. Il gruppo di ricerca organizzato per l’occasione, che conteneva molti dei ricercatori impegnati, una decade prima, nella sconfitta del Morbo, era riuscito ad isolare le spore dai molti campioni alimentari giunti nel laboratorio da ogni angolo della città. Il rapporto venne inviato al Padre Fondatore Torterra: La nostra equipe ha isolato con successo la spora, appartiene alla specie comunemente nota come “Fungo bioluminescente di Miju”. E’ una specie endemica dell’isola meridionale, difficilmente coltivabile nei nostri climi. Richiede specifiche condizioni di umidità, luce e temperatura, chiunque lo stia coltivando può permettersi una grande spesa energetica. Suggeriamo di perlustrare l’area industriale e controllare il consumo pro-capite, una serra adeguata occupa molto spazio. Riteniamo poi difficile che l’ingresso nell’organismo sia avvenuto attraverso il cibo, queste spore sono molto volatili e sarebbe di gran lunga più facile una dispersione anemofila. Il trattamento è di difficile realizzazione, stiamo procedendo con le sperimentazioni, ma serviranno almeno quattordici giorni per fare i primi controlli e iniziare una somministrazione cauta su larga scala. Dott. Kator Paseter Altri reparti della polizia si dedicarono alla ricerca dei lotti di cibo avvelenato, ma comprenderne l’origine era difficile. Non sembrava comparire uno schema definito, la diffusione era stata ubiquitaria, senza preferire alcuni quartieri o alcune tipologie di edificio. Dopo una settimana il caso si ripresentò, il giorno successivo a una grande celebrazione per il Padre Fondatore Torterra. Almeno diecimila persone presentarono i sintomi, sebbene in forma più lieve rispetto al primo attacco. Molti uffici vennero chiusi prima dell’orario previsto, ma le condizioni peggiori si osservarono negli edifici centrali della città, collocati nelle vicinanze della piazza del municipio. Molti dei lavoratori o degli abitanti di quella zona caddero privi di sensi nel corso della mattinata, alcuni soffocarono a causa dei conati e altri ancora morirono per aver perso conoscenza nella tromba delle scale. Alle ore 12:00 il conteggio dei morti ammontava a dieci, fra cui due bambini. La popolazione iniziava a dare segni di insofferenza verso la situazione di crescente disagio, molti ritenevano opportuna una azione violente del governo, altri credevano si sarebbe risolta da sola. Al popolo di Niuop serviva, nelle due settimane da attendere per l'arrivo della cura, un capro espiatorio. Seconda Parte Ecco la seconda parte dell'evento cittadino! Avete tempo fino al 19 Novembre alle ore 23.59 per rispondere.