Impesio

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  1. Altrimnti la Compagnia degli Avventurieri è in 5e e sicuramente lì puoi trovare posto per giocare
  2. Per il momento nn so di campagne di pathfinder attive, non saprei. 3.5 sicuramente sì.
  3. Avventurieri: -Giank56: Adrianus Quintus Sidonius -giamma111: Selenia Ravidus Lannis -AleCorna: Arturius Ariminin -Slidekey: Ozzius Osbornius -Master: ᚻᚢᚱᛏᚻᚱᚢᚾ ᚢᚫᛚᛞᚱᚢᛗᛗ Resoconto Settima Sessione: La sessione inizia ad Alvia con il gruppo formato da Quintus, Adrianus e Hurtrun, quest’ultimo è un nano appartenente al “Plotone dei porcospini” che si è unito da tempo ai due agenti alviani. Tutti e tre vengono convocati dall’Imperatore Alviano, a loro viene affidato il compito di fermare i tumulti che stanno attraversando la regione di Adanthor, ovviamente i tre combattenti accettano senza indugio. Partiti in nave alla volta di Adanthor i tre incontrano Ozzius, che casualmente anche lui si trovava sulla loro stessa imbarcazione con lo scopo di cercare Quintus. Dopo essere arrivati sulle coste adanthoriane il gruppo si dirige a cavallo verso Ghevrathor, la capitale della regione, per parlare con il generale Neus Lulius Adriloca al comando delle legioni presenti per tenere testa alla rivolta nanica. Arrivati al quartier generale presente nella città i quattro vanno direttamente a parlare con il generale, dopo avergli fatto un dettagliato punto della situazione presenta e fa unire al gruppo Selenia Ravidus Lannis, una vecchia conoscenza dei due agenti alvini e dell’halfling. I cinque partono verso Nord con lo scopo di infiltrarsi a Tretothor la città in cui risiede Buldran, il nano a capo della ribellione. Poco prima di lasciare i confini della città il gruppo incontra un’altra loro vecchia conoscenza Alexios Thalis Dimitrios, parlando il titanide scopre di avere interessi comuni al gruppo perciò anche lui si unisce alla missione.
  4. Ci risvegliamo e, fuori dagli alloggi, arriva un postino che ci consegna un messaggio con sopra impresso il sole nero e degli augurii rivolti verso Kalina e un buon auspicio per la sua vittoria. Kalina, preoccupata per il combattimento e occupata dalle sue cose e per smaltire la sbornia, non vuole uscire dalla sua stanza. Shane, Hex, e Rayla decidono di portare a termine la missione intravista il giorno prima. Decidono di andare nei bassifondi di Nar Shadda per cercare informazioni e le ottengono, arrivando a capire che il loro obbiettivo è locato in un campo profughi. Il gruppo arriva nelle prossimità del target e lo coglie in un atto di elemosina di massa. Il gruppo decide che potrebbe essere una buona idea approcciarsi a lui e usare la forza per convincere il target a seguirlo. Inizia l'operazione e Raya si avvicina con mantello coperto ma il bersaglio, spaventato dalla figura, inizia a scappare. Visto il peggiorare degli avvenimenti e il furor populi della folla di mendicanti, Rayla cerca di attirare l'attenzione per permettere a Shane di agire; Hex, nel tentativo di salvare la jedi, cade nei guai anch'esso con la folla e per liberarsene estrare una bomba, causando il caos generale e rendendo possibile la fuga. Costa molta fatica al gruppo riunificarsi per raggiungere la casa del target, barricatosi lì dentro sicuro di aver fatto perdere le sue tracce. Rayla si avvicina al campanello e al "Chi è?" risponde "Sono io" e al "io chi?" risponde "stocazzo". Inizialmente restio ad aprirle, Rayla riesce a far cadere il suo avversario in trappola per sfinimento disquisendo insensatamente al citofono. Quando la porta si apre e tra i due avviene il contatto visivo il gioco è fatto; nonostante qualche problemuccio collaterale il target viene portato dal mandante della missione e viene ucciso sul posto, suscitando l oscandalo dei jedi. (e invece no). Si fa sera e Kalina si appronta per affrontare il suo combattimento. L'avversario è un tizio in armatura pesante con un braccio robotico programmato per l'hacking. Il duello è intenso e si conclude quando l'ultima linfa vitale dell'avversario viene rimossa da un laser proveniente da un blaster di Kalina, gravemente ferita. Dopodiché il gruppo nell'allegria generale va a ritirare il grosso bottino generato dalla scommessa vincente su Kalina.
  5. LA SOLLEVAZIONE ADANTHORIANA "Un Nano non dimentica" è una delle frasi più popolari della storia nanica, e anche in questo caso, ad appena una generazione dalle disastrose guerre Adanthoriane, che portarono alla sottomissione della regione ad Alvia, i nani decidono che è arrivato il momento di aspirare ancora una volta per la propria libertà perduta e vedono nella crisi della Guerra Okashikami il momento adatto per farlo. Dopo tensioni e asti maturati nei secoli per effimeri (rispetto ai nani) imperatori alviani che hanno continuato a cambiare, molti si sentono pronti a intraprendere la crociata di Vergenanthor, suo iniziale fautore: lo stato nanico. Quindi dopo la morte del generale alviano più esperto e conosciuto, Attilea Atilisia Neala, nel 1008, i nani sollevano le proprie armi contro gli alviani, ma qualcosa è andato storto: i fautori della ribellione non pensavano che molti nani avrebbero optato per l'aquila. Questi "traditori della razza" pensano che Alvia sia l'unica cosa che separa l'Orda dalle loro terre e non condividono la sollevazione in un momento così poco onorevole. Però non tutte le speranze sono perse gli insorti: la ribellione nelle regioni a supremazia nanica ha portato alla cacciata dei presidi alviani, alla morte dei traditori, alle purghe di umani e ora il generale Neus Lulius Adriloca, al comando di due legioni regolari e una legione di ausiliari commani e di molti nani volontari, deve affrontare una situazione molto complicata: sedare la ribellione in un luogo dove non puoi capire chi sta dalla tua parte e chi no, con scarsità di mezzi e uomini. Le Fonti alviane sono convinte che la ribellione abbia interessato prevalentemente la parte orientale della regione, la parte settentrionale (a maggioranza umana) si professa ancora fedele ad alvia e i prefetti non sono stati ricacciati. Però, come le Guerre Adanthoriane hanno insegnato, non si può conquistare la regione senza il corridoio di Gevrathor, una tratta commerciale e logistica di grandissima importanza, in cui ora i nani stanno combattendo per ottenere la supremazia nella regione. Avete capito bene, la campagna riparte proprio dove metà di voi è nato, discuterò coi singoli delle azioni dei pg.
  6. CAPITOLO II: IL LUPO E L'AQUILA Volendo sfruttare l'insurrezione pebeana del 1004, Masahiro invase la Mesea nello stesso anno. Grazie a un'acuto stratagemma riuscì a superare le difese alviane a difesa del fiume Dah-Ruhn per poi aggirarle e sconfiggere l'esercito di presidio nella regione. La vittoria lo rese eccessivamente confidente e, dopo aver razziato la sponda orientale del fiume, decise di proseguire in Mesea orientale. Qui Attilea, al comando di quattro legioni — tra cui la ormai accresciuta Legio XVIII Licantropica, formata dai praetolites —, riuscì a ottenere una vittoria limitata presso A-Jimar(1004): in realtà Masahiro intuì il pericolo di essere sconfitto nonostante la superiorità numerica e si ritirò a posizioni più sicure quando la battaglia si doveva ancora infiammare. Qui Attilea e Mashiro giocarono un'intensa sfida tattica che proseguì per due anni senza alcun vincitore che ebbe come risultato solo una Mesea orientale sostanzialmente rasa al suolo: Masahiro cercò di incrinare psicologicamente la xaantheos, che da parte sua non poté farsi scrupoli nel condurre la guerra. Alla fine ad uscirne innervosito fu proprio Masahiro, che finse una ritirata strategica ritornando nei territori okashikami per poi imbarcarsi su una flotta fatta pre-costruire e vincere gli alviani, sorpresi, sul mare nella battaglia navale di capo Ajihandar (1005). La sconfitta fu imprevista e scioccante per gli alviani, già in clima d'esultanza per una guerra che si dava vinta. La prima città a pagarne le spese fu la capitale regionale pebeana, Haradian — pressoché intoccata durante la prima guerra okashikami —, che fu assediata, saccheggiata e quasi rasa al suolo; la popolazione cittadina fu dimezzata e un bottino assurdamente ricco fu portato nei territori interni dell'orda. Le ricchezze avrebbero spinto altri comandanti ad avventurarsi nella guerra di rivalsa okashikami, primo tra tutti Bat Tora. Non va dimenticato che la regione pebeana era in piena rivolta all'inizio della guerra, e l'apparentemente umana Atilisia Neal, apprezzata come figlia adottiva di Attilea, fu lasciata nella regione al comando di tre legioni, le più inadatte al confronti coi licantropi, per sedarla. La ragazza, che passò inosservata durante il conflitto, dimostrò scaltrezza, una pregevolissima visione tattico-strategica e ottime abilità diplomatiche e di comando che le permisero di riportare l'ordine della regione già nel 1005 f.A. (128 d.O.) e di guadagnarsi l'assoluta fedeltà delle sue legioni. L'esercito sotto il suo comando si sarebbe ricongiunto con quello di Attilea per fronteggiare Masahiro dopo il suo sbarco, ma nel 1005 giunsero le voci dell'invasione imminente del Deojiran da parte di Bat Tora e Atilisia si diresse lì per difendere la regione per ordine imperiale. Attilea, aggirata da Masahiro nel 1005, dovette tornare a difendere la Pebeania senza il supporto di una flotta e col rischio che Masahiro le tagliasse i rifornimenti. Fortunatamente per lei Masahiro decise di ignorarla e di razziare la regione, facendo terra bruciata dietro di lei: nel tardo 1005 assediò Gemiarne, resistenza principale della regione; dopodiché si diresse verso la costa meridionale e fece bottino sulla benestanti città commerciali dello stretto di Pebeania. Nel 1006, presso il villaggio di Ahil, Atillea gli si parò davanti dopo una estenuante marcia verso il meridione per essere duramente sconfitta. Masahiro, considerato un genio anche dal Kunaig, riuscì a far valere totalmente la sua superiorità numerica, eliminando al contempo la mobilità delle truppe pesantemente corazzate alviane, trascinando le legioni su un terreno molle durante la battaglia. I soldati, già affaticati dalla marcia, si ritirarono ordinatamente quasi per miracolo grazie alle capacità di comando di Attilea. La sconfitta fu dura e la battaglia tolse allo schieramento alviani oltre 3 000 soldati; Attilea fu costretta alla ritirata ma, invece di ripararsi verso la Lenea, volle attrarre Masahiro verso nord per evitare che potesse saccheggiare alcune tra le zone più ricche dell'impero. La ritirata da Ahil divenne famosa nella storia come marcia di Kuhal, che vide la colonna alviana sotto il costante tartassamento da parte di Masahiro per molte decine di chilometri. Alla fine, con un sacrificio di oltre 2 000 uomini, Attilea riuscì a ritirarsi alla fortezza di Kuhal, dove le parti si invertirono improvvisamente: la fortezza era una posizione strategica tra la costa e la montagna che permetteva il controllo di tutti i traffici tra la Mesea e la Pebeania. La situazione divenne ancora più dura per Masahiro dopo che alvia riottenne il controllo dei mar Meseo: in pratica Attilea lo assediava in Pebeania senza possibilità di ottenere rifornimenti esterni. A questo punto Masahiro avrebbe potuto tentare di tornare in Pebeania per ottenere rifornimenti, ma fu tradito dalle sue stesse razzie, inoltre la vittoria di Atilisia contro Bat Tora lo costringeva al gioco di Attilea. Dal 1006 al 1008 ci fu un'altra battaglia tattico-strategica tra i due grandi comandanti al confine tra Mesea e Pebeania, che riuscirono a impegnarsi reciprocamente senza dare all'avversario possibilità di fuga; solo la scomparsa di uno dei due avrebbe sbloccato la situazione e fu quello che avvenne nell'inverno del 1008, quando Attilea fu assassinata nel cosiddetto tradimento di Kuhal, causato dall'insofferenza delle legioni, dalla sfiducia verso Attilea e i suoi metodi di guerra, e soprattutto anche dal terrore di essere massacrati in caso di sconfitta. Bat Tora, un altro generale dell'orda okashikami attirato dalle ricchezze dell'impero, arrivò nel Mojiran, sotto l'influenza alviana prima della precedente guerra okashikami, e saccheggiò la regione tra il 1005 e il 1006, facendo molto parlare di sé per efferatezza. Invase propriamente Alvia nel 1006 e nel Deojiran le si parò davanti Atilisia che fu sconfitta ripetutamente fino al 1007. Le situazioni però si sarebbero ribaltate l'anno successivo: Atilisia, in vista di una notevole inferiorità numerica, con un esercito non del tutto adeguato ai terreni della regione e non abbastanza esperto, decise di dare a Bat Tora la sensazione di essere in un vantaggio schiacciante. Così nel 1007, nella battaglia delle rupi di Jualan, l'esercito di Bat Tora fu mandato quasi totalmente allo sbando; il generale okashikami morì nella battaglia e oltre 8 000 licantropi furono massacrati. Fu un'umiliazione non dissimile da quella di Lkahan. Subito dopo, non ricevendo particolari notizie dal fronte di Attilea, decise di lasciare una legione come presidio per dirigersi a Kuhal. Dopo la partenza di di Atilisia, Scillius Lellius, lasciato a capo della legione nel Deojiran, ebbe modo di brillare nella riconquista del Mojiran guadagnandosi l'appellativo di "Mociranus", riuscendo anche a minacciare le città dell'Ajuan, ma alla notizia dell'arrivo di Gansukh si sarebbe ritirato temendo la totale distruzione delle sue forze. La campagna ricomincia quindi nell'anno 1008 f.V.
  7. Riassunto di Giank: Avventurieri: -Zaubenor: Quintus Trebellus -Giank56: Adrianus Quintus Sidonius -Cinna: Alexios Thalis Dimitrios -giamma111: Selenia Ravidus Lannis -AleCorna: Rhaenar Lennenis -Slidekey: Ozzius Osbornius Resoconto Sesta Sessione: Con la tensione alle stelle, il gruppo si trova davanti alla porta spalancata della stanza con dentro Eclivon e i 5 mercenari, in un breve scambio di battute uno di loro prova a proporre una serie di duelli 1 vs 1, vista la difficoltà nel combattere nella stanza ma consci del possibile vantaggio tattico Adrianus e Ozzius rifiutano categoricamente sbeffeggiando gli avversari, allora Eclivon da ordine ai suoi mercenari di iniziare il combattimento. Appena uno dei traditori esce per colpire Quintus, rimasto davanti all'ingresso, viene colpito alle spalle da Adrianus che si era preparato all'evenienza, ma è Ozzius a dargli il colpo di grazia. Sfruttando il vuoto creatosi, Quintus irrompe nella stanza per ingaggiare anche gli altri ribelli pebeani, Alexius riesce a colpire uno di loro con una magia bardica facendolo salire sul letto e incentivandolo ad usare un arco, col quale riesce a ferire Adrianus, i successivi minuti passano eliminando uno alla volta tutti i nemici, uno da parte di Quintus e l’altro da Adrianus, finchè Eclivion visto la spietata efficienza del gruppo, decide di saltare da una finestra sfruttando la magia volo, viene seguito anche dagli altri 2 mercenari terrorrizzati ma incapaci di volare precipitano al suolo, Ozzius decide di lanciarsi anch'egli e si aggrappa ad uno di loro sia durante che dopo la caduta. Quintus corre in strada e con un salto riesce a salire sul tetto ritrovandosi davanti ad Eclivon, Adrianus che lo aveva seguito giù per le scale si ritrova in strada e lancia una freccia che colpisce il nemico, spingendolo a diventare invisibile, sul tetto arriva pure Selenia, che era salita creando un'apertura mentre Quintus a tentativi e seguendo le impronte riesce lo stesso a colpire Eclivion che in risposta al colpo lancia una palla di fuoco che inizia ad incendiare il tetto della locanda e a ferire gravemente Quintus. Selenia rimasta da sola col nemico che aveva giurato di uccidere per la sua vendetta, lo ingaggia in un combattimento magico che alimenta l'incendio già esistente, Alexios durante la fuga dall’edificio in fiamme si trova il corpo esanime di Quintus e lo trascina via. Ad un certo punto Eclivius ferito anch'egli tenta un'ultima mossa nascondendosi con una nebbia magica, Selenia per timore di rimanere bloccata sul tetto in fiamme e col rischio di morire decide di abbandonare il tetto sperando che Eclivon rimanga ucciso dalle fiamme. Il resto del gruppo intanto si riunisce per strada, Alexios cerca di curare Quintus, intanto Adrianus agevola la fuga dei civili dall'edificio (nella confusione non si accorge però della presenza di Eclivon ancora invisibile nel gruppo). Nel frattempo Ozzius affronta con successo i due mercenari che erano sopravvissuti alla caduta, catturandone uno (lo stesso che nella stanza era riuscito a colpire con una freccia Adrianus) e una volta portato dal gruppo viene interrogato da uno spietato Adrianus che mostrandogli la stessa freccia col quale lo aveva colpito si fa dire tutto quello che sa, cioè che il nobile si era separato dal gruppo quella stessa mattina in quanto si era accorto di essere seguito. Una volta rientrati alla fortezza per curare le ferite a Quintus, Adrianus non ritenendo utili le informazioni ottenute da ordine ai legionari di giustiziare il prigioniero ribelle, in ogni caso il rapido intervento del gruppo ha impedito al nobile ed a Eclivon di ottenere un grande vantaggio e compiere qualsiasi atto criminale in città, anche se la loro fuga ha lasciato amareggiati i due agenti imperiali.
  8. Dopo la sparizione di Maourix, Alecrona è entrato a far parte della campagna. Morto quest'ultimo, andy è stato invitato ma per motivi lavorativi non ha potuto partecipare, ergo secondo la lista creatasi sull'altro Topic @Master39 è invitato ufficialmente a partecipare alla campagna.
  9. Ok, allora appena lo fai nascondo i messaggi di questa minidiscussione.
  10. @Shariman Noto che è da oltre un mese che non sono fatti resoconti della suddetta campagna. È ancora attiva o è stata conclusa? Nel caso sia ancora attiva sarebbe il caso di riprendere l'attività di resecontazione. Grazie per la collaborazione.
  11. Questo è un resoconto di sessione, lo sposto nella locanda.
  12. Non so se ci sono campagne libere per D&D attualmente (ovviamente Cavalieri d'Alabastro Esclusi), quindi ci farebbe piacere se la community potesse contare su un master in più ;), specie se di Sine Requie o Vampire the masquerade