Kolisch

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    Eroe immortale del Jandùr
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  1. Complimenti davvero a tutti i partecipanti e soprattutto ai vincitori! Quasi tutte le opere sono state davvero una piacevole lettura! Complimenti a tutti!
  2. Tremate nemici di Uhle, una massiva difesa del Culto è in preparazione! 

    1. Mostra commenti precedenti  %s di più
    2. Brodsko

      Brodsko

      Stiamo ancora aspettando. 

    3. Kolisch

      Kolisch

      eh ma manca poco, solamente una cosa è più potente di Uhle: gli esami universitari!!! Questione di pochi giorni e sentirete parlare di me!

    4. Fr3nky94

      Fr3nky94

      ...Still waiting...

  3. Mh... sicuramente è una riflessione interessante, ma penso che paragonare le ideologie di FW a quelle reali sia un processo da evitare, assolutamente. Valga come esempio su tutte: per quanto il modernismo si rifaccia, graficamente e non, al comunismo, non è possibile in alcun modo paragonare le due ideologie, perchè intrinsecamente diverse. Anche @Stardel in tempi recenti, con il suo post, ha sottolineato questa cosa. Inoltre, mettendole a confronto si rischiano spiacevoli incidenti: una semplice ideologia che viene dichiarato essere esplicitamente ispirata al nazimo... beh, provocherebbe non pochi guai. Tutti conosciamo persone che in questo server mostravano immagini fasciste non propriamente adatte alla community e spesso queste persone hanno subito richiami e provocato anche danni più rilevanti. Quindi, per quanto possa essere interessante trovare i punti di contatto, metterle a confronto mi sembra una operazione oltremodo rischiosa
  4. Ricordo per fae le nether warts è bene usare un qualsiasi strumento con FORTUNE III, perchè aumenta il drop possibile
  5. Al Segretario del Partito Modernista Adegheiz, anno 2964 d.F., V Simbis di Mos. E’ con speranza e timore che mi accingo a scrivere questa missiva, questa epistola pastorale, la quale volutamente è rimasta come ultima nel mio programma di primi contatti con le neonate realtà di Karaldur. Ammetto, con la semplicità e l’umiltà che si addicono a chi ha compreso la misera natura umana, che la vostra storia mi ha molto affascinato e, per il momento, non posso che affermare che mi limito a galleggiarle sopra, incapace di scavare fino in fondo nelle sue radici, ideologiche e politiche, ma anche religiose. Il Modernismo, per quanto molti dei miei novizi si sforzino di contrastare quanto sto per scrivere, è stato ed è sicuramente uno degli ingranaggi più massicci e importanti all’interno nella storia del Jandùr e tale evidenza è confermata dalla consolidata amicizia che legava i Gran Sacerdoti del Dominio di Uhle alle genti di Thorvil, vostri predecessori. Dopo questo necessario preambolo, mi presento: sono Elivàn Kòlis, Arcicustode Vicario del Culto di Uhle su Karaldur. Sicuramente non vi sarà sconosciuto il nome di mia madre, Amaryllis, che prima di me ha ricoperto questo sacro ruolo ed ella guidò, assieme al Grande Avernal II, le genti del Dominio attraverso il Portale Antico, durante l’Apocalisse Eselduriana. E’ sempre con tristezza che rammento questo evento, memoria concreta e dolorosa della inettitudine dei Figli Dannati, creatori di noi bestie decadenti e povere: essi non sono stati in grado di prendersi cura di un essere imperfetto che hanno creato, e la fiducia che si ripone in loro deriva da una responsabilità affidatagli dal Sommo nella sua infinità benevolenza! Egli avrebbe potuto annientare con la sua mano ardente le numerose schiere superniche e costringere al silenzio il sordo lamento dei plasmati, ma non lo fece. Egli chiuse per il tempo dei giorni le porte candide del Bianco Forte ed esse si riapriranno nel Giorno. E’ sempre con rispetto che rifletto su questi temi, un rispetto che meritano argomenti così alti e perfetti: Uhle non può essere pensato dall’uomo, che non deriva dalle sue mani. L’Eletto solo può udire la sua voce, ammirare le sue visioni e non rimanerne accecato! E’ così che la sua scrittura verace ci è stata affidata, una parola capace di far tremare le ginocchia ai politici di ogni piano, capace di far impallidire ogni sorta di ideologia. Come al solito, amo divagare sui temi cui la mia formazione mi ha fatto appassionare. Tornando al motivo della mia lettera, primariamente di apertura di un canale di comunicazione tra la guida della comunità Uhleista karalduriana e l’unico partito che governa la Repubblica, sono conscio del fatto che uno dei caratteri che sempre vi ha contraddistinto è stata la secolarizzazione, ovvero la profonda laicità. Ma come può l’uomo vivere senza essere consapevole della propria natura? Come può l’uomo alzare gli occhi vanesi e vanagloriosi al cielo senza essere consapevole che la stessa articolazione del collo non gli permette ciò? Come può egli costruire torri alte fino al cielo ignorando che la punta degli edifici indica il basso e il vuoto tetro? Semplicemente, egli non può. Non ignoro il vostro non approvare queste mie affermazioni, ma spero che queste parole possano un giorno giungere, per bocca dei Novizi e dei Sacerdoti Ordinati, al vostro popolo e in particolare alla comunità uhleista erede della comunità di Forgòn Bopvìl, gioiello dei Grandi Sacerdoti poiché patria del primo martire del Sommo. Giunga a voi come il lamento dei Primi Uomini la mia voce, e giunga allo stesso tempo con la potenza del vento primordiale: desidero poter ottenere una visita ufficiale nella vostra città, quindi un incontro ufficiale con gli esponenti del Partito e con il Segretario che sarà in carica al momento della vostra approvazione. In quella sede desidero discutere di alcune questioni che mi sono particolarmente care e che ho già esposto a molti altri saggi monarchi, oligarchi e presidenti di Karaldur. Assieme a questa missiva, come avrà notato, ho fatto pervenire nelle mani del Partito cinque copie del Libro delle Verità, dieci copie del Catechismo e una copia del Messale, da utilizzare per la pubblica consultazione. Attendo con timore e speranza una vostra risposta. Possa Uhle perdonarci per i nostri errori e possa egli consentire lo scorrere del tempo e della nostra esistenza, esistenza indegna e fatiscente. Elivàn Kòlis, Arcicustode Vicario del Culto di Uhle.
  6. A Thaddeus Lumvaldenès, Presidente della Repubblica presidenziale di Erolan, anno 2964 d.F., IV Simbis di Mos. Grande è il tuo Bianco Forte, dimora eterna del tuo popolo nei nostri animi brucia per sempre la tua fiamma vermiglia (dal Sommo Canto V) E’ con immenso dispiacere che mi accingo a scrivere questa lettera, consapevole che da poco la vostra gloriosa nazione ha subito un grave lutto, che ha fatto piangere madri e figli, compagni e amici, ma soprattutto il popolo intero, che in queste prime fasi di consolidamento e di ricerca di una identità si è stretto ancora più fortemente attorno al suo saldo e nobile governo. L’ascesa al Bianco Forte di uno dei nostri cari è sicuramente un evento drammatico, capace in alcuni casi di scindere in più parti la già frammentata anima dannata nostra, noi che siamo dannate creature, imperfette creazioni dei Figli di Uhle. Come spiegarci questo evento? Ricordiamo ogni anno, nel I Lebis di Spes, il perdono del Sommo, che udì il nostro straziante lamento rovinare il suo creato perfetto. I figli maledetti furono sicuramente ridotti a misere masse fiammeggianti, ma un vuoto incolmabile si trovava, e si trova tuttora, nel profondo dei nostri corpi. Egli è la sola cosa che può colmarlo: da lui vengono tutte le cose e la sua paurosa potenza è capace di far tremare le montagne. Ascendendo al Bianco Forte, Weejas Makuvalnut è stato sottoposto al sommo giudizio finale, la bilancia eterna della sua mano. La condanna o il perdono, cosa è stato scelto per lui da Uhle, l’Onnisciente? Non ci è dato saperlo, ma possiamo far sì che questo evento rinnovi in noi la coscienza della nostra vanità, della nostra necessità di scontare la colpa della nostra esistenza maledetta e imperfetta. Dopo questa sentita e doverosa introduzione, ritengo necessario spiegare i dettagli della mia carica, della mia persona e quindi della mia stessa identità. La penna che scrive è Elivàn Kòlis, Arcicustode Vicario del Culto di Uhle su Karaldur. Come saprete, la scomparsa (ormai da più di mezzo secolo) del Gran Sacerdote Avernal II, prescelto da Uhle per donarci la sua Vera Parola, che ci mostra la nostra povertà fisica e spirituale, ha portato una vacanza nel ruolo di guida della comunità uhleista dell’intero piano, erede delle genti eselduriane. La mia famiglia, che ricopriva da più di tre generazioni il ruolo di Arcicustode nel Dominio di Uhle, ha tenuto fede alla promessa pronunciata nel giorno della Nominazione e ha continuato, come fa tuttora, a donare il proprio supporto e sostegno ai fedeli, gestendo l’Ordine su tutto il piano di Karaldur. Da fonti non ufficiali, chiedo a voi per avere conferma o meno di quanto sto per dire, nonostante la Repubblica sia ufficialmente laica e professi la separazione del potere temporale da quello spirituale, è presente una forte comunità Uhleista all’interno della stessa e molti degli esponenti governativi possono considerarsi discepoli della Verità e seguaci dell’Ordine, mostrando di aver compreso la vera natura umana e la vera entità divina, Uhle il Sommo. Chiedo dunque a voi, in quanto eletto democraticamente dal popolo, di poter permettere l’ingresso nella città di Lethial di venti sacerdoti Ordinati e altrettanti novizi, così da poter dignitosamente amministrare le funzioni quotidiane del culto, necessarie per la costruzione di un popolo e degli stessi fedeli di Uhle. Desidero inoltre organizzare al più presto un incontro ufficiale tra la mia persona e la vostra, con la presenza delle altre autorità governative, nell’ottica di un dialogo prospero tra fede e potere, religione e politica, un dialogo necessario per una crescita retta e prospera delle nazioni di Karaldur. Infine, desidero sottolineare come la mia carica non sia in alcun modo legata alla politica del Regno ove risiedo: Altabruma, più specificamente nella città di Yalven. Non ricopro infatti alcun ruolo all’interno del Concilio delle Nebbie e la mia presenza in questo luogo è dettata da motivazioni di densità di fedeli, essendo noi eredi diretti delle genti del Dominio di Uhle. Termino dunque comunicandole la mia più vivace e gioiosa partecipazione alle vicende della vostra gente e del vostro governo, sicuro che Voi saprete essere un presidente saggio e illuminato. Nelle mie lamentazioni al Sommo voi non siete assenti. Possa Uhle perdonarci per i nostri errori e la nostra creazione insensata e dannata, e possa Egli punire i Figli maledetti, devastatori della Sua perfezione. Elivàn Kòlis, Arcicustode Vicario del Culto di Uhle. P.S.: assieme a questa missiva ho voluto inviarle dieci copie del Libro delle Verità, altrettante del Messale del Culto e altre venti del Catechismo della Chiesa di Uhle, assieme a un mattone proveniente da Lumvalos, la sacra città che per prima ha vissuto la rivelazione del Sommo.
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