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  7. Al fotofinish, ecco la mia partecipazione in solitaria https://forgottenworld.it/forum/topic/16079-contest-karaldur-l’era-dell’esplorazione-vàrpi-anbè-nòbis/
  8. Introduzione II Lebis di Vannu 2962 d.F. -Thortuga Come quasi ogni sera dal giorno dell'apertura, il bar della Llorona roja di Thortuga era pieno di avventori d'ogni sorta. Da diversi mesi, Esteban Manij vi si ritrovava con i colleghi degli uffici portuali per bere del buon rum in compagnia. "Dovresti provarlo, non sai cosa ti perdi" lo apostrofó come al solito Pablo, uno dei colleghi con cui aveva legato di più. "Ormai sai bene come la penso, il cacao dovrebbe restare sugli alberi, nel mio rum non ce ne voglio". La serata proseguì senza intoppi, tra battute, alcool e boccate di ottimi sigari thortughesi, finchè il discorso non viró su temi più seri. "Avete sentito delle rovine che hanno scoperto vicino all'isola qui a ovest? Dicono si tratti di un antico ponte di pietra, crollato" "Sì, devo averlo sentito... è stato scoperto da quel gruppo di archeologi...". Il solo sentir parlare di rovine e archeologi risvegliò subito Esteban dallo stato di torpore a cui si era ormai abbandonato "State parlando del SEAM? Avevo sentito di una spedizione verso sud, non pensavo agissero anche in quella zona". "La scorsa settimana ho avuto a che fare con una nave che li aveva portati su Adegu, l'isola a sud delle Marosul. Il capitano era esaltato per il viaggio, stava anche cercando qualcuno intenzionato ad organizzare un altro viaggio esplorativo nel mare del Pulkistar...". "Sul serio? Anche se mi sono iscritto alla Società, non ho ancora avuto modo di parteciparvi attivamente, non mi dispiacerebbe unirmi a una spedizione... come si chiama la nave?" III Kasbis di Vannu 2962 d.F. - Thortuga Il giorno dopo, Esteban si alzó di buon mattino per sbrigare delle importanti faccende. Per prima cosa si diresse alla piccola locanda El maldito, nei pressi del porto di Thortuga, per chiedere informazioni sulla spedizione esplorativa nei mari del sud. Appena entrato nel locale, chiese informazioni a riguardo all'oste, che gli indicó prontamente un gruppetto seduto a un tavolo defilato. Dopo averli raggiunti con pochi passi misurati, si rivolse a quello che sembrava il capo "Sei tu Pedro Ortega, capitano della Nìvan?" "In carne e ossa, giovine. Cosa ti porta qui? Hai affari con la mia compagnia? Se ti manda l'armatore digli che mi serve ancora del tempo..." "Niente del genere, non temere. Ho sentito che state organizzando una spedizione nei mari del sud e che vi servono collaboratori, forse potrei fare al caso vostro...". Il capitano lo squadró da capo a piedi, mantenendo per tutto il tempo un'espressione alquanto dubbiosa, per poi dire "Non sembri proprio un lupo di mare, giovine, navigo da quando eri in fasce, ne so qualcosa. Hai mai navigato prima d'ora?". "Solo su dei pescherecci, non lontano dalla costa... non posso dire di essere un navigatore, ma se si tratta di un viaggio esplorativo posso assistervi come archeologo e geografo provetto." Tradendo appieno la sua delusione, il capitano si concesse una smorfia carica di pura impotenza "Beh, non è che abbia tutta questa scelta, ci serve un assistente per il primo ufficiale e non si è presentato nessun altro... beh, considerati a bordo. Si parte tra tre giorni all'alba, quando la marea inizierá ad alzarsi, la Nìvan è un piccolo brigantino, è ormeggiata al centro del molo 3, non farti aspettare". Esteban era così soddisfatto di essere riuscito a unirsi alla spedizione che quasi non notó un piccolo particolare "E per quanto riguarda la paga?" il capitano assunse un'espressione sfacciata, grattandosi la nuca "Paga? Beh, in effetti, se la metti così... non ti basta il vitto e la sete di avventura? Questi giovani, la monarchia vi ha ridotto in pappa il cervello con questa storia del denaro...". Dopo aver discusso per un po' dei bei tempi andati e di come fossero migliori, aggiunse sbuffando "Beh, se trovassimo qualcosa di valore avresti diritto ad una parte, come ogni ufficiale di bordo..." Seppur con un po' di riluttanza, Esteban dovette accettare, era un'occasione troppo ghiotta per farsela scappare "Va bene, siamo d'accordo, mi faró trovare sulla Nìvan al più presto". Lo stesso giorno, più tardi. "Buondì Esteban, il Partito è tuo amico" esordì Pablo, salutandolo "Il Partito è tuo amico" rispose Esteban, svogliato e stanco per la mattinata. "Però oggi sono qui in qualitá di normale cliente, e non di impiegato: ho deciso di partire con la Nìvan, sará un viaggio molto interessante". L'annuncio improvviso lasciò Pablo di stucco per diversi secondi, poi si riprese "Pensavo scherzassi ieri sera! Abbandoni tutto per unirti a una spedizione del genere? Con quel capitano? È pura follia, devi esserti bevuto il cervello! Pensi che ti daranno un permesso di assenza così lungo?" "In realtá volevo rassegnare le mie dimissioni, questo lavoro non ha mai fatto per me, ma a quanto pare mi serve il lasciapassare A-38". L'espressione amareggiata sul volto di Pablo lasció il posto prima alla quieta professionalitá, poi ad uno sforzo di memoria, quindi ad un volto imbarazzato "Non riesco proprio a ricordare, mi spiace, dovresti chiedere all'usciere all'entrata". "Grazie comunque, Pablo. Quando torneró ti racconteró ogni cosa, stanne certo". III Simbis di Vannu 2962 d.F., primo giorno di primavera, Thortuga. Sebbene fosse solo l'alba, il molo 3 del porto di Thortuga era teatro di un'attivitá frenetica: decine di uomini erano affaccendati attorno alla Nìvan per caricare le ultime provviste e prepararsi alla partenza. Esteban non fece in tempo ad avvicinarsi alla nave che sentì la voce tonante del capitano Pedro chiamarlo "Oh, giovine, allora non ti avevano rapito. Datti una mossa, di solito la marea è più precisa dell'orologio di Spes". Nonostante le parole del capitano, si prese il suo tempo per ammirare il possente scafo ligneo dell'imbarcazione, su cui avrebbe passato i prossimi mesi. Una volta attraversata la passerella si trovó a bordo, dove fu avvicinato da un uomo in uniforme "Piacere, sono l'ufficiale in seconda Miguel Pereira, sono stato incaricato di mostrarti i tuoi alloggi". Esteban lo seguì sottocoperta, fino a raggiungere gli ambienti dedicati agli alloggi dei sottoufficiali della nave. "Questa è la tua cabina, non è molto spaziosa ma ha tutto ció che serve. In ogni caso non ci passerai molto tempo, dovrai assistere gli ufficiali di navigazione durante il viaggio, ti servirá solo per dormire". Dopo aver dato uno sguardo veloce a quella che sarebbe stata la sua dimora per i mesi a venire, chiese "Precisamente quale sará il mio compito?". "Le zone del piano che andremo ad attraversare non sono ancora del tutto note, e in ogni caso ci mancano alcune delle informazioni. Il tuo compito sarà di procurarcele, e metterle su carta: in poche parole ti occuperai della cartografia. Ovviamente tutti gli strumenti che potranno esserti necessari sono giá a bordo, li troverai nel cassero di poppa, che sará il centro direzionale della nave. Se serve altro, mi troverai lá, in ogni caso dovrai trovarti lì prima della partenza, quindi sbrigati a disfare i pacchi". Mentre sistemava i bagagli sulla branda, pensó al viaggio che lo attendeva, speranzoso di vivere un'avventura degna di essere raccontata. Vàrpi anbè Nòbis (viaggi nel sud) Kabetolkètal (lett. "scritto prima") Questo scritto vuole essere il resoconto più fedele possibile dei viaggi compiuti dal sottoscritto, Esteban Manij, tra la primavera del 2962 d.F. e l'autunno del 2963 d.F. a bordo del brigantino-goletta NM Nìvan con lo scopo principale di esplorare, mappare e analizzare sotto ogni punto di vista scientifico i mari e le isole siti nella parte più meridionale di Karaldur, ancora relativamente sconosciuti, e condividerli con tutte le genti del piano. Le pagine di questo volume, redatto da me medesimo nella città di Thortuga nell'anno 2968 d.F., sono una raccolta dei punti salienti estratti dalle pagine del giornale di bordo della suddetta nave e dal mio diario personale, su cui ho avuto l'accortezza di annotare i dettagli più interessanti dal punto di vista geografico, antropologico e archeologico, assenti dalle altre fonti: tutte le analisi scientifiche compiute in questo scritto sono state operate basandosi sulle opere più valide giunte fino a noi. Bosù Vàrpu (primo viaggio) IV Dakbis di Vannu 2962 d.F. - Isola di Adegu Dopo alcuni giorni di lenta navigazione abbiamo raggiunto le coste dell'Isola di Adegu, scenderemo a rifornirci di acqua dolce e cibo, ma non ci tratterremo a lungo per esplorarla visto il recente viaggio esplorarivo già compiuto dal SEAM in questi luoghi. La baia nella quale siamo approdati era ricca di fauna locale e la terra sembrava molto fertile, sebbene non vi fosse una grande presenza di vegetazione d'alto fusto, e le sorgenti d'acqua dolce non mancavano, potrebbe essere un buon luogo per stabilire una colonia. Navigheremo lungo le coste di Adegu fino al suo punto più orientale, dopodichè ci dirigeremo in mare aperto facendo rotta per la piccola isola di Makurus, primo vero sito che intendiamo esplorare e analizzare a fondo. I Simbis di Bacal 2962 d.F. - Isola di Makurus Finalmente abbiamo raggiunto Makurus, il vero viaggio esplorativo inizia proprio qui ed ora: dopo una veloce analisi della morfologia del terreno, abbiamo deciso di abbattere alcuni dei grandi alberi di quercia nera presenti sulle alture per costruire un piccolo molo per favorire l'attracco delle scialuppe e una base, intitolata a Wilhelm Friedrich Soren Synestesy Borgia, che ci aiuterà nell'esplorazione dell'isola e nell'analisi del territorio. Il microclima è estremamente uniforme nelle zone che abbiamo attraversato e si basa sulla vicinanza all'oceano, la geologia è legata all'origine vulcanica effusiva dell'isola, attività ora del tutto cessata da millenni, la fauna risente delle modeste dimensioni delle terre emerse ed è quindi scarsa e generalmente di piccola taglia, mentre la flora prospera grazie all'umidità proveniente dal mare. II Kasbis di Bacal 2962 d.F. - Isola di Makurus Nei giorni precedenti abbiamo esplorato più a fondo l'isola, scoprendo alcuni elementi a dir poco interessanti: sebbene Makurus sia completamente priva di popolazioni umane o tracce evidenti di esse, in una radura abbiamo trovato dei resti di una struttura semplice, probabilmente una capanna, in uno stato di conservazione relativamente buono, il che farebbe pensare a un utilizzo recente. Tuttavia il sito e l'isola in generale sono privi di altre tracce di presenza umana: non abbiamo trovato strumenti, monili, strutture o resti umani, il che sarebbe in forte contrasto con le conclusioni a riguardo dell'età della capanna. Potrebbe trattarsi del rifugio temporaneo di pirati, banditi o mercanti, ma non abbiamo elementi sufficienti per poterlo dire con certezza. III Darbis di Bacal 2962 d.F. - Isola di Makurus Quest'oggi abbiamo compiuto delle importanti scoperte naturalistiche, identificando per la prima volta due nuove specie animali e vegetali tipiche di Makurus e forgiate dalle particolari condizioni di questa piccola isola. In una baia riparata abbiamo scoperto un'interessante specie di piccoli cavalli, che abbiamo chiamato "Cavallo Nano di Makurus", adattati alla vita in riva al mare, originaria del luogo: non sembrano temere particolarmente la vista di esseri umani, ciò dovrebbe indicare che questo è il primo incontro tra le due specie. Per ora abbiamo preferito non interferire con la loro vita, i viveri non ci mancano e le loro dimensioni sono troppo ridotte perché siano utili come animali da soma. Su di un'altura invece abbiamo scoperto una specie evolutasi in maniera diametralmente opposta: una specie di funghi, probabilmente favorita dall'alto livello di umidità concesso dall'oceano e dalla mancanza di specie competitrici, ha assunto dimensioni enormi, paragonabili a quelli che si possono trovare sulle numerose isole micelio. Tuttavia questa sembra essere una nuova specie, rinominata per il momento "Fungo Gigante di Makurus", aspetteremo la conferma che si tratti effettivamente di una nuova specie per assegnare una nomenclatura binomiale. IV Lebis di Bacal 2962 d.F. - Isola di Makurus Oggi ultimeremo i pochi preparativi che restano prima di partire alla volta dell'isola di Moradon, di cui mapperemo le coste e che esploreremo velocemente, senza addentrarci all'interno. Oramai Makurus non ha più segreti per noi, ne abbiamo esplorato ogni baia e ogni anfratto, senza trovare nulla oltre a ciò che abbiamo già segnato: abbandoneremo la nostra base sul'isola a sé stessa per ora, certi che potrà essere d'aiuto ai futuri esploratori che si troveranno a studiarla o a marinai approdati fortunosamente in cerca di riparo. I Dakbis di Staildur 2962 d.F. - Isola di Moradon Siamo in vista dell'isola di Moradon, dopo essere scesi a rifornirci d'acqua dolce, sperando di trovare una fonte, inizieremo a circumnavigarla, compito che ci porterà via il prossimo mese. Per ora sembra solo una brulla distesa di sabbia e poche rocce affioranti, non ci sono segni di vegetazione diversi da cactus e piccoli arbusti legnosi, né tracce di vita animale o di insediamenti umani: sebbene sia quasi certo che venga usata come base da pirati e mercanti, la presenza di popolazioni indigene sembra essere improbabile. III Simbis di Saildur 2962 d.F. - Isola di Moradon Abbiamo raggiunto il punto più orientale dell'isola di Moradon, confermiamo le ipotesi descritte nei giorni precedenti, sembra essere solo una distesa di sabbia, rocce e arbusti: l'acqua dolce è estremamente rara, in mezzo mese di navigazione siamo riusciti a trovare solo un paio di fonti d'acqua, mentre di fiumi neanche l'ombra. La presenza di fonti, seppur così scarse, indicherebbe la presenza di acqua nell'interno dell'isola, ma non abbiamo tempo di esplorarla a fondo per confermarlo. Volevamo seguire una linea di isole che si estende in mare lungo la linea del capo orientale, ma una misteriosa barriera, forse opera dei Superni per evitare ai marinai di disperdersi nella vastità dell'oceano, ce lo ha impedito, quindi continueremo a circumnavigare Moradon come da programma. V Kasbis di Staildur 2962 d.F. - Isola di Moradon Abbiamo completato la circumnavigazione di Moradon, senza trovare tracce di fiumi, animali o presenza umana: quest'isola è uno scatolone di sabbia, senza spunti evidenti per un'analisi scientifica approfondita. Probabilmente sarebbero necessari ulteriori spedizioni per verificare lo stato naturalistico dell'interno, anche se quest'isola probabilmente susciterà scarso interesse nei futuri esploratori. Ripartiremo presto alla volta di Thortuga, sperando di avere un viaggio veloce e senza contrattempi, vista la stagione in cui ci troviamo. I Darbis di Spes 2963 d.F. - Mare del Pulkistar Nei primi giorni dell'estate del nuovo anno, siamo stati colpiti da un violentissimo tifone che ha danneggiato la Nìvan in modo considerevole e portandola fuori dalla sua rotta in direzione nord, ci stiamo dirigendo verso le terre più vicine a noi, nel Pulkistar sud-orientale, sperando di poter riparare i danni e di poter ripartire verso Thortuga. Speriamo che il nome di questo mese possa essere in qualche modo un buon auspicio per la lieta conclusione del nostro viaggio, e non solo uno specchietto per le allodole che ci conduca verso la nostra fine. I Dakbis di Spes 2963 d.F. - Pulkistar Sudorientale Finalmente siamo riusciti ad approdare nel Pulkistar, più precisamente nella parte sudorientale del continente, secondo il nostromo i danni non sono così gravi quanto avevamo temuto in un primo momento e si potranno riparare in un paio di settimane di lavoro. Visto che né io né il resto dei sottoufficiali potremo essere d'aiuto per la riparazione, abbiamo deciso di intraprendere una breve spedizione nell'entroterra, per esplorare queste zone così interessanti e promettenti. Il punto in cui siamo sbarcati è un lungo altopiano composto perlopiù da terreno secco, arido e argilloso, quasi del tutto privo di vegetazione se si escludono degli sporadici arbusti secchi, mentre la fauna è del tutto assente. Dall'altopiano si innalzano alcuni picchi, sono proprio questi ad attirare la nostra attenzione. III Simbis di Spes 2963 d.F. - Cima di Thor Dopo alcuni giorni di viaggio e una durissima arrampicata lungo le ripide pareti della punta più alta dell'altopiano, la spedizione è giunta sulla cima del massiccio appena rinominato "Cima di Thor" in onore della figura principale del bannatoresimo. Abbiamo costruito un rifugio per passarci la notte e per favorire future ascese fino alla vetta, non facilissima da raggiungere in una sola tappa: dall'alto abbiamo notato qualcosa di insolito in direzione nord, da domani ci spingeremo in quella direzione. Segnaliamo un alto numero di bakreantu nella zona, forse legati alla quasi totale mancanza di vita animale e vegetale. III Dakbis di Spes 2963 d.F. - Campo Archeologico Gli occhi non ci avevano tratti in inganno, dopo alcuni giorni di cammino ci siamo imbattuti in un accampamento, o meglio un campo archeologico sotto la giurisdizione di Spes: ci hanno permesso di passare la notte lì e di osservare il sito archeologico, a patto di non pubblicare niente prima che lo facciano loro. Domani torneremo indietro, abbiamo avvistato una seconda cima che, sebbene sia sensibilmente più bassa della prima che abbiamo scalato, potrebbe essere molto interessante dal punto di vista geologico. III Lebis di Spes 2963 d.F. - Punta Kaskemàs Abbiamo scalato anche la seconda vetta di cui avevo scritto, la salita è stata molto più facile a causa dei fianchi meno ripidi del massiccio, e anche qui abbiamo allestito un piccolo rifugio ricavato da un anfratto nella roccia sedimentaria che compone questa altura, che abbiamo dedicato a Kaskemàs. Grazie ad alcune analisi, abbiamo appurato la natura sedimentaria di questa zona e probabilmente dell'intero altopiano, che deve essersi formato sul fondo del mare per poi essere spinto verso l'alto da potenti forze tettoniche nel corso dei milleni passati. Da oggi ci separeremo in due gruppi, uno continuerà a esplorare il Pulkistar, dirigendosi verso ovest e costeggiando la baia, uno tornerà verso la nave per controllare lo stato delle riparazione e avvisare l'equipaggio di proseguire verso ovest di pari passo. IV Kasbis di Spes 2963 d.F. - Pulkistar Orientale Oggi i Superni ci hanno dato prova della loro esistenza e della loro onnipotenza: mentre attraversavamo il deserto attorno all'avamposto spesiano di skejit infatti, abbiamo trovato una chiazza di neve fresca depositatasi sulle rosse sabbie. Abbiamo allestito un piccolo altare in onore dei Superni, speriamo che possano gradire il nostro gesto. IV Simbis di Spes 2963 d.F. - Vetta Jeneikù Nei giorni precedenti abbiamo raggiunto la lunga catena dei Monti Mavumir, che spacca in due il continente del Pulkistar: dopo aver individuato il picco più alto, lo abbiamo scalato e dedicato a Jeneikù, figura divina del Gallinismo. Ci siamo rifugiati in una caverna nel fianco del monte, e dopo averla resa un rifugio vero e proprio, abbiamo esplorato i dintorni: la parte meridionale del massiccio è fortemente influenzata dalla zona sottostante, umida e occupata da una fitta e rigogliosa giungla, mentre il resto è ricco di animali adatti a climi più temperati. Questa è l'ultima tappa del nostro viaggio, domani torneremo verso la costa e riprenderemo il mare alla volta di Thortuga, sperando che questa volta Alepas ci dia tregua. V Darbis di Spes 2963 d.F. - Isole Micelio Mentre costeggiavamo la costa meridionale del Pulkistar, abbiamo avvistato delle strane isole ricoperte di una strana sostanza grigia che si è rivelata essere micelio: su di essa crescevano numerosi funghi giganti, simili a quelli presenti su Makurus e su tutte le altre isole micelio di Karaldur. Data la sua relativa vicinanza dalla piccola Makurus, i funghi che vi crescono potrebbero essere in qualche modo imparentati. V Dakbis di Spes 2963 d.F. - Thortuga Faremo una breve tappa qui a Thortuga, dove ci fermeremo un solo giorno per rifornirci di cibo, acqua e materiali, prima di riprendere il largo continuando a dirigerci in direzione ovest: in questa stagione spirano dei forti venti in quella direzione, e ciò ci dovrebbe permettere di viaggiare velocemente. Umù Vàrpu (secondo viaggio) I Dakbis di Venes 2963 d.F. - Deserto dell'Aramain Durante il secondo viaggio, decidemmo di dirigerci verso oves, aiutati dai forti venti favorevoli, costeggiando l'appendice sudorientale del continente dell'Aramain: oggi, dopo alcuni giorni di navigazione veloce, in una zona protetta dal furore dell'Oceano dell'Aramain grazie alla presenza di una grande isola davanti alla costa, abbiamo trovato delle importanti tracce di presenza umana nel luogo. Infatti, abbiamo notato la presenza di alcuni pozzi con struttura in arenaria, abbondante date le qualità desertiche del posto, probabilmente costruiti da indigeni del luogo: infatti i segni di usura sulle piccole strutture sembra suggerire un uso anteriore all'arrivo degli eselduriani su Karaldur, ciò suggerisce la presenza di umani nel deserto dell'Aramain. I Lebis di Venes 2963 d.F. - Vulcano Vilas Ieri avevamo già avvistato il possente Vulcano Vilas, che torreggiava come un titano oltre le dune del monotono deserto: subito ci siamo diretti in quella direzione, e oggi siamo riusciti a scalarlo, non senza diverse difficoltà, e a costruirci un piccolo rifugio di fortuna. Abbiamo dedicato la cima più alta Santoru Heikudo, fondatore di Falconia e del Gallinismo durante la Seconda Era, e subito dopo ci siamo diretti verso la nave per riprendere il viaggio dopo questa piccola tappa per ammirare una delle meraviglie naturali di Karaldur. II Dakbis di Venes 2963 d.F. - Isola di Makuros Oggi abbiamo fatto una veloce tappa utile a rifornirci d'acqua dolce sull'isola di Makuros, piccola isola vulcanica pressoché al centro dell'Oceano dell'Aramain, riprendendo il viaggio subito dopo: il paesaggio era affascinante, e il vulcano che domina su di essa ci pregava di scalarlo, probabilmente torneremo in un secondo momento per non lasciare questo luogo senza l'attenzione che si merita. III Darbis di Venes 2963 d.F. - Alismir Finalmente abbiamo raggiunto l'Arcipelago di Alismir, vera meta di questo viaggio. Dopo aver esplorato l'isola più orientale, ci siamo subito diretti sul vulcano centrale per scalarne i vari picchi: quest'oggi siamo riusciti a raggiungere, dopo ore di intense fatiche, la cima più vicina al punto di sbarco, che abbiamo dedicato a Miju, superno del dolore. Domani proseguiremo con l'esplorazione. III Simbis di Venes 2963 d.F. - Alismir Oggi abbiamo raggiunto la seconda cima, passando anche dalle cascate provocate da una piccola fonte sul cratere del vulcano spento di Alis: la bellezza del luogo ci ha lasciati del tutto stupiti, estasiati e privi di parole, per questo motivo abbiamo deciso di dare a questa vetta il nome del superno delle lingue, Kòlis, unico essere capace di descriverlo. Da qui abbiamo avvistato le altre isole dell'arcipelago, che ci prenderanno diverse settimane di esplorazione a causa della fitta vegetazione che le avvolge. V Dakbis di Venes 2963 d.F. - Oceano dell'Aramain Mentre tornavamo verso Makuros, ci siamo imbattuti in un piccolo isolotto, indicato come "Isola del Condannato" su un cartello rinvenuto in loco, insieme ad alcuni resti umani e pochi strumenti semplici: secondo le nostre supposizioni deve essere stato usato come luogo di punizione o esilio da pirati, indigeni o altro. Abbiamo velocemente lasciato il tetro luogo. I Kasbis di Falam 2963 d.F. - Makuros Oggi abbiamo nuovamente raggiunto l'isola di Makuros e abbiamo edificato un accampamento, dedicato a Vladimir Vladimirovic Adegheiz, per favorire l'esplorazione della stessa, oltre a un molo per garantire un buon punto d'attracco: abbiamo esplorato l'isola minore che l'accompagna, senza trovarvi nulla d'interessante, e abbiamo intenzione di scalare il vulcano per domani. V Dakbis di Falam 2963 d.F. - Makuros Durante questo mese abbiamo esplorato a fondo l'isola trovandovi innumerevoli reperti interessanti: abbiamo scoperto le rovine di un'antica civiltà, i Ràpan (di cui tratteremo in seguito ndr.) nonché una sinistra stanza ricavata da umani molto più recenti nella caldera del vulcano, che abbiamo dedicato a Gola a causa dell'aura sinistra che genera in noi. Nella stanza, bassorilievi e iscrizioni per ora incomprensibili. Domani partiremo per tornare a Thortuga, che non vediamo da molte settimane ormai. II Lebis di Mos 2963 d.F. - Thortuga Questo è l'ultimo giorno di viaggio, siamo già in vista del porto, sento di essere enormemente cresciuto grazie ad esso: sono grato a tutti coloro che hanno permesso la buona riuscita di questa avventura e non vedo l'ora di poter dare un resoconto di questa alla Società. Ràpan (sui ràpan) - Nome della tribù: Ràpan - Zona di insediamento: Isola di Makuros - Organizzazione gerarchica: Monarchia TribaleI Ràpan erano organizzati in varie sottotribù sparse per l'isola di Makuros, facenti capo ad un unico re tribale che fungeva anche da sommo sacerdote nel culto totemistico degli antenati: una volta ogni stagione, i rappresentanti di ogni gruppo si riunivano in un concilio facente capo al monarca, durante il quale venivano versati i tributi dovuti e venivano discusse le questioni emerse nel tempo. Una casta di sacerdoti-saggi, il cui nome non è giunto fino a noi, si occupava delle questioni giuridiche, religiose e morali, oltre ad essere l'unica a saper leggere e scrivere in Den Rapanùl (la lingua usata dai Ràpan): ogni sottotribù aveva un tempio dedicato all'istruzione dei giovani sacerdoti e alla conservazione della conoscenza. Nella società Ràpan non esisteva una casta guerriera date le piccole dimensioni dell'isola e la grande coesione politica e sociale dei membri che ne facevano parte: probabilmente l'organizzazione in sottotribù unite politicamente risaliva all'insediamento umano dell'isola, in ogni caso, se mai ci fu una guerra tribale su Makuros, non ne restano tracce. La classe nobiliare non era molto diversa dai comuni cittadini, di fatto era composta unicamente dal monarca e dai capitribù: alla morte di uno di questi, il titolo veniva passato al parente del defunto ritenuto più meritevole dal concilio. Poiché la maggior parte della popolazione era imparentata con queste figure di potere, di fatto chiunque poteva entrare a far parte di questo gruppo, che aveva come unico privilegio la possibilità di partecipare alla vita politica o, nel caso del monarca, di guidarla. - Lingua e/o dialetto: Den Rapanùl (lingua dei Ràpan) Si sa ben poco della lingua dei Ràpan, visto che non ne rimangono testimonianze orali: il poco che si sa deriva da poche testimonianze scritte, lacunose e tuttora indecifrabili, sotto forma di glifi incisi su tavolette di legno o su i pochi monumenti religiosi realizzati in pietra. Questo sistema di scrittura era noto solo alla classe di sacerdoti-scribi, che lo usavano per funzioni religiose, giuridiche o per tenere conservare e tramandare le loro conoscenze ai posteri: non sembra coincidere con nessuno dei metodi di scrittura conosciuti fino ad ora, e ogni tentativo di comparazione con quelli più diffusi si è rivelato vano. L'unico scritto che è stato possibile comprendere è un piccolo frammento di un vaso, risalente probabilmente a successive migrazioni o a scambi commerciali con popoli più avanzati, su cui erano incisi tre glifi e la loro traslitterazione in Denai: proprio da questo frammento deriva il nome assegnato a questa popolazione, Ràpan. Ciò fa intuire che il sistema di glifi sia almeno in parte sillabico, tuttavia solo tre caratteri sono del tutto insufficienti a decifrare questo antico linguaggio. - Credenze e religione: Totemismo/Culto dei Superni La religione Ràpan era una complessa commistione tra culto dei Superni, diffuso tra tutto il genere umano, e una forma di totemismo che prevedeva l'adorazione di idoli, statue e monoliti in quanto personificazione degli antenati defunti: la gestione dei riti e delle festività era affidata alla classe religiosa, vera guida nelle questioni morali o che richiedessero la loro grande conoscenza. Per un certo periodo la tendenza di costruire statue per commemorare e onorare la memoria degli antenati assunse proporzioni gigantesche: a testimonianza di questo fatto rimangono ancora in piedi diversi grossi monoliti in andesite, detti Movàn, a foggia di volto umano. Questi volti, dalle sembianze simili alle popolazioni che tuttora abitano l'Aramain meridionale, confermano l'ipotesi secondo cui il popolo Ràpan sia giunto su Makuros partendo proprio da questo continente. Venivano realizzati scavandoli direttamente da cave di andesite ricavate alle pendici del vulcano al centro dell'isola principale, ed erano trasportati alla loro destinazione finale, di solito in riva al mare, usando dei tronchi come rulli: questa pratica ha portato all'effettivo disboscamento di parte di Makuros, probabile concausa della scomparsa dei Ràpan. Nel tempo gli agenti atmosferici hanno eroso molti di questi volti, dando prova dell'antichità di questi manufatti, mentre la presenza di alcuni monoliti quasi intatti indicherebbe una lunga durata temporale di questa pratica. I Movàn sono gli unici resti delle strutture religiose sull'isola, in quanto i templi erano realizzati unicamente in legno e non si sono conservati fino ai giorni nostri, se non in piccoli frammenti riccamente decorati. Per quanto riguarda il trattamento riservato ai defunti, la mancanza di tracce di cremazione o inumazione ha fatto ipotizzare che i cadaveri venissero gettati in mare dalle rupi rocciose dell'isola: ipotesi in parte confermata dal ritrovamento di depositi di ossa umane nei pressi delle coste. - Usi e costumi: La caccia, tipica di molte civiltà umane primitive, era resa impossibile su Makuros dalle piccole dimensioni dell'isola e dalla mancanza di grossa selvaggina: i Ràpan erano costretti a vivere unicamente di pesca e di forme molto rudimentali di agricoltura di sussistenza, favorita dal terreno vulcanico. Viste le ripide scogliere rocciose dell'isola, una pesca di tipo classico era impraticabile, ciò portò i Ràpan a sviluppare alcuni tipi di pesca a dir poco peculiari: tra i più diffusi vi erano la "pesca ragno" realizzata da pescatori assicurati alla cima della scogliera con delle funi e che pescavano sospesi nel vuoto, e la pericolosa "pesca gabbiano", realizzata tuffandosi in mare e gettando delle reti per catturare i pesci. Entrambi questi metodi sono stati scoperti analizzando dei bassorilievi realizzati sulle rocce in prossimità delle scogliere. La totalità degli edifici, compresi i templi religiosi e le abitazioni della classe nobiliare, era realizzata in legno e materiale vegetale, unica possibilità vista la mancanza di tecniche metallurgiche di qualsiasi tipo: ciò ha impedito il ritrovamento di strutture intatte, riducendo le prove a frammenti. Le uniche strutture realizzate in pietra erano i Movàn, monoliti raffiguranti gli antenati defunti, anch'essi in gran parte rovinati dall'incuria e dallo scorrere del tempo. - Eventuali prove archeologiche: Le prove archeologiche più concrete consistono degli imponenti Movàn, tuttavia sull'isola sono stati rivenuti un gran numero di resti di semplici strumenti in selce e pietra vulcanica isolana, oltre a frammenti lignei decorati facenti parte di antichi edifici: le armi sono scarse, data la natura pacifica e coesa della società Ràpan, e sono per lo più cerimoniali o dedicate alla caccia delle piccole prede disponibili sull'isola. Sia le armi che gli strumenti sono realizzati in pietra e legno o altri materiali simili, visto che la metallurgia non era conosciuta. Inoltre, vista la particolare forma di "sepoltura" usata da questo popolo, è possibile trovare piccoli depositi di ossa umane nei bassi fondali intorno alle rupi rocciose di Makuros. Kabetolkètal (lett. "scritto dopo") Siamo giunti alla fine di questa opera, spero vivamente che essa possa essere d'aiuto per tutti i futuri esploratori e archeologi che seguiranno il mio cammino nelle generazioni a venire come le opere dei miei colleghi trapassati lo sono stati per me: ringrazio con tutto il mio essere i Superni, che mi hanno permesso di intraprendere questo viaggio, e la Società Etno-Antropologica Modernista, a cui dedico questo scritto, per aver fatto sviluppare la mia sete di conoscenza. Nella speranza che questo possa essere l'inizio di una nuova era nella conoscenza, un'Era dell'Esplorazione, dardàra.
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  11. Mi pare di aver capito che non c'è più la possibilità di affidare plot ad altre cittá per creare delle ambasciate, ci starebbe reintrodurre questa funzionalitá.