Sotek

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  1. Beh, se non altro son contento di sentire che esiste ancora speranza, a risfogliare le vecchie pagine della wiki mi stava venendo il magone
  2. Salve a tutti! Mi accodo al post di Naky andando un tantino OT, perché spulciando un po' il forum ho notato un'assenza cronica di attività e non volevo creare un post sterile solo per fare un saluto. Sono un giocatore venuto direttamente dalla quarta era per curiosare, in seguito a un attacco di nostalgia. Non sono proprio riuscito a capire in che stato versa il server, ma è tutto morto definitivamente o si va verso la nuova apertura di qualcosa? PS: Ciao Naky! L'ex cittadino di Eos qui presente ti manda i suoi saluti!
  3. Scusa, avevo percepito una nota di aggressività nella tua risposta precedente, mea culpa Anche se non mi è ancora ben chiara la tua domanda, appena lo capirò cercherò di rispondere in maniera esauriente
  4. Non mi pare di aver parlato di piani et similia nel mio racconto. Poi non ne venera proprio sette, ne venera una che ha sei divinità antagoniste che sono ufficialmente riconosciute. Siete pregati di leggere attentamente ciò che scrivo prima di fare commenti di natura critica, grazie.
  5. Non ho mai giocato a Shadow of the colossus, devo supporre di averlo plagiato in qualche maniera hahaha Illuminami, theassassin
  6. Kata, tranquillo, ho fornito una spiegazione riguardo alla scelta della divisione della settimana.... ("Sono formati dal nome del titano corrispondente più la parola bàis. In dialetto anduino bàis significa bis, cioè giorno. Notevole il fatto che nessuno fa più uso di questo calendario, in quanto inefficente ed arcaico, piuttosto si tende a considerare Lebis (l'ultimo giorno della settimana della Fondazione) come se fosse Altrubàis.")
  7. Titanesimo in generale Il Titanesimo è la religione ufficiale della città di [Nome Città]. Si tratta di una forma di culto politeista che attinge a un pantheon abbastanza scarno, presentante solo sette divinità, chiamate Titani. È importante notare come una sola di queste venga pregata e venerata, in quanto essa è in contrapposizione con le altre sei, che sono rappresentate come malvagie. Il capo del movimento religioso è chiamato Màha. Il Titanico, il Libro Sacro Il Titanico è il nome del testo sacro a cui si rifà la dottrina Titanica. È diviso in due libri chiamati Preal e Postal. Il tutto è scritto in un complesso dialetto, ricco di espressioni idiomatiche e di figure retoriche tipiche della letteratura antica. Per ovviare al problema della diffusione tra i ceti meno abbienti ne è stata scritta una versione ridotta con parole semplificate e costruzione delle frasi più chiara, cosicchè possa essere facilmente tradotta ed esportata in altre culture. È lunga solo qualche pagina e riassume eventi salienti e principi base, è più un saggio breve che un testo sacro. Il tempo Il tempo è scandito dallo scorrere ciclico di sette giorni lunghi ventiquattr'ore l'uno, senza mesi. Non è un caso che siano tanti quanti sono i titani, infatti il nome di ogni giorno della settimana deriva dal nome del titano attivo in quel dato momento. Essi sono: Disperbàis Lussurbàis Indolbàis Ingorbàis Invibàis Rabàis Altrubàis Sono formati dal nome del titano corrispondente più la parola bàis. In dialetto anduino bàis significa bis, cioè giorno. Notevole il fatto che nessuno fa più uso di questo calendario, in quanto inefficente ed arcaico, piuttosto si tende a considerare Lebis (l'ultimo giorno della settimana della Fondazione) come se fosse Altrubàis. Il Màha Il Màha è il nome con il quale viene chiamato l'uomo a cui è affidata la gestione della chiesa titanica. Egli è considerato la reincarnazione in terra dell'Araldo, il personaggio di cui si tratta nel Postal. Ciò gli concede poteri infiniti su tutti i credenti e i sacerdoti, rendendoli, di fatto, dei sudditi. È libero di indire concili, assolvere peccati, dare lo status di sacerdote e di bollare un individuo come eretico. Dottrina Principalmente il Titanesimo afferma che il mondo fu creato da sette titani in sette giorni. Sei di questi sono responsabili della creazione degli elementi naturali e sono avversi all'uomo e , di conseguenza, connotati negativamente. Il Titano restante, invece, è il dio vero e proprio, egli ha creato gli esseri umani e mitigato l'influsso che gli altri sei titani avevano sulla propria creazione, permettendo all'uomo di vivere in pace e prosperità. Risvolti Socio-Culturali I principi della religione si basano sullo sviluppo culturale, economico e scientifico della civiltà e sulla battaglia come forma di purificazione. Infatti, tenere comportamenti che possono impedire il prosperare della città e il suo progresso viene punito con la pena capitale. In più, è incentivata l'eliminazione fisica delle persone o delle cose (fuori e dentro la città) che vengono considerate eretiche dalla Chiesa Titanica. Come conseguenza di ciò, coloro che vengono riconosciuti come predicatori e funzionari della Chiesa sono abilitati al porto delle armi da guerra, anche in tempo di pace, e sono autorizzati a uccidere sul posto chiunque rispondendone solo all'imperatore/re. Risvolti Politici La chiesa è organizzata come un vero e proprio esercito, diviso in reggimenti detti "Titanici" con il Màha al comando. Quando le legioni della chiesa titanica non sono mobilitate e si trovano di guarnigione in una città, i loro membri svolgono la stessa funzione delle guardie cittadine, in quanto commettere crimini di una certa gravità è considerato eretico. Titani Disperazione: Il titano responsabile della creazione degli oceani e delle acque il primo giorno. In principio era solo, ed annegò il mondo con le sue lacrime. Lussuria: Il titano che ha creato l'aria e il sole il secondo giorno. La sua voluttà mette infuoca il cielo e mette in moto l'aere, che accarezza peccaminosamente tutti gli altri titani. Indolenza: Il titano che ha creato la terra il terzo giorno. La sua inamovenza ha originato sozzura sotto forma di terra. Ingordigia: Il titano che ha creato le foreste e la vegetazione il quarto giorno. Le sue fameliche mani raggiungono e inghiottono tutto. Invidia: Il titano che ha originato le paludi il quinto giorno. Tentando di creare qualcosa migliore delle creazioni degli altri titani, ha ottenuto acqua e terra fetida. Rabbia: Il titano che ha creato i deserti e il fuoco. Furioso per non essere stato in grado di creare qualcosa di suo, ha incenerito le creazioni degli altri titani. Altruismo: Il titano che ha creato gli esseri umani. La sua benevolenza risuonò nei corpi degli uomini per donargli l'esistenza. È l'unico titano considerato buono ed è il più potente tra i sette. Culto Aderire al culto come fedeli è molto semplice, in quanto basta andare ad assistere alla messa ogni Altrubàis e seguire principi e doveri. Essa viene tenuta in ogni chiesa consacrata al Titanesimo. Per quanto riguarda il clero, la faccenda si complica in quanto i preti, oltre ad avere i doveri riguardanti la professione del loro credo, hanno anche gli stessi doveri di un qualunque militare, guardia o esercito che sia. Principi e Doveri del credente modello Un vero credente va in chiesa una volta alla settimana. Un vero credente denuncia l'eresia alle autorità. Un vero credente prega ogni sera Altruismo prima di andare a dormire. Un vero credente è generoso con le offerte. Un vero credente non impedisce lo sviluppo della sua comunità, anzi lo facilità. Principi e Doveri del sacerdote modello Un vero sacerdote non permetterà a una chiesa di rimanere senza messa. Un vero sacerdote non permetterà che un crimine avvenga davanti ai suoi occhi. Un vero sacerdote ucciderà gli eretici a vista. Un vero sacerdote è fedele al proprio Maha e all'imperatore/re. Un vero sacerdote, rimarrà sacerdote in eterno. Titanico (Versione Ridotta) In principio il mondo era buio e freddo ed era abitato dall'Essere. All'Essere piacevano il calore, la luce e la compagnia, ma era solo e poteva provare solo dolore. Lui stesso esisteva grazie a questo dolore, senza avrebbe cessato di esistere e sarebbe tornato tutt'uno con il buio. L'Essere non si era mai mosso, era sempre stato lì e sempre aveva sofferto, finché un giorno percepì il calore per la prima volta. All'inizio era contento, ma poi il calore divenne troppo, e tutta la sua essenza cominciò a bruciare fastidiosamente. Insieme a quel bruciore, vennero fuori le lacrime, e fu così che l'essere scoprì il pianto. Pianse a lungo, finché non ne fu completamente sommerso, e allora riscoprì il freddo. L'Essere realizzò che il fastidio e il dolore del pianto erano meglio della gelida tristezza. Ma ormai era troppo tardi, per quanto si sforzasse di provare quel dolore per lui così dolce, l'unica cosa che poteva sentire era il suo corpo intorpidito dal gelo. Egli cominciò presto a vedere delle ombre fuori dal suo mare di lacrime, ombre che si muovevano, ombre di altri Esseri. Cercò di muoversi per raggiungerli, ma era troppo tardi. I suoi muscoli atrofizzati non gli permettavano il movimento. Troppo freddo per muoversi, non abbastanza freddo per morire. Così il Primo Essere divenne Disperazione. Intanto fuori dall'acqua era buio e non c'era calore, e gli altri Esseri per riscaldarsi si stringevano vicini. Si stringevano tutti intorno alla stessa figura, ed essa gioiva nel sentire il contatto fisico. Questa si crogiolava nella scottante morsa degli altri cinque suoi compagni e si felicitava della sua miserabile condizione. Nessuno poteva fare a meno di Lei che col suo corpo riscaldava e permetteva a tutti di rimanere in vita. Lei era l'unica che possedeva il dono del Tepore, un dono che Lei dava liberamente a tutti, senza curarsi delle conseguenze. Lo donava in giro non per altruismo, ma perché essa stessa ne traeva piacere. Il tempo passò, e ciò che la rendeva speciale, sparì. Gli altri Esseri le avevano assorbito abbastanza Tepore da poterne generare da soli. Infine, ella non divenne altro che un peso, e fu allontanata. Ormai non serviva più a nessuno, tanto che era diventata di troppo. La consapevolezza di essere diventata inutile la distrusse. Ella era stata solo uno strumento per gli altri Esseri che aveva tanto adorato. Il suo corpo era stato abusato e sfruttato, ma mai amato. Desiderò ardentemente possedere qualcosa di cui gli altri avrebbero avuto bisogno, qualcosa che solo Lei poteva dargli, e così arse. Divenne enorme, tonda ed infuocata e volò verso l'alto. Il Tepore degli altri divenne Calore, una cosa che solo Lei produceva. Questo Calore si muoveva col soffio di Lei e accarezzava tutto e tutti, indiscriminatamente. Così il Secondo Essere divenne Lussuria. Gli altri Esseri alzarono lo sguardo per rimirarLa. Tra le tante figure che fissavano il cielo, ce n'era una piccola e bassa, che se ne stava sdraiata, galleggiando in disparte. Si trovava lì da molto, moltissimo tempo e non si era mai mossa. Gli piaceva rimanere immobile ad osservare gli altri che portavano avanti la loro esistenza. Ma la comparsa di Lussuria aveva cambiato tutto, quando ella si era elevata ed aveva raggiunto il firmamento L'Essere aveva sperimentato una nuova gradevole sensazione. L'Essere poteva sentire il Calore sulla pelle e subito comprese che non ne avrebbe più potuto fare a meno. Gli altri Esseri, però, con la loro massa gli impedivano di vedere colei che amava. Nella sua condizione di immobilità, egli non era nemmeno in grado di comunicare o di urlare al mondo la sua frustrazione. Decise allora di cominciare a muoversi, ma anche il più piccolo dei movimenti gli costava una fatica immensa e terribile. Ad ogni millimetro conquistato, i muscoli e le ossa scricchiolavano e dolevano, ma la sua volonta di raggiungerLa era superiore ad ogni altra cosa ed egli continuò. Allungava verso il cielo l'unica cosa che finora gli era riuscito di far traslare, ovvero la sua mano. Passò il tempo, moltissimo tempo, ma alla fine riuscì a sollevare il busto abbastanza in alto per poter vedere Colei che gli forniva il Calore. Per un po' ne giovò, ma poi si rese conto di non essere abbastanza forte da poter mantenere quella posizione a lungo. I suoi muscoli cominciarono a cedere e a sfibrarsi. La lerciura di cui il suo corpo era saturo cominciò a staccarsi e i frammenti cadevano e andavano a intorpidire l'acqua. Presto l'acqua ne fu piena e si formarono enormi distese di terra. Così il Terzo Essere divenne Indolenza. Assisteva alla scena un Essere. L'essere stava immobile, e sentiva ogni estremità del suo corpo dolere. Tutto bruciava e faceva terribilmente male, sentiva l'incendio sensoriale risalire tutta la sua essenza e consumarlo come fa il fuoco con l'arboscello. Sentiva dentro di se montare questa sensazione e mano a mano che essa cresceva, poteva sentire la forza venirgli meno. Intorno gli si formava la terra, ma lui non aveva desiderio di muoversi. Finì per ritrovarsi sotterrato. Lì il Calore non poteva raggiungerlo, e l'Essere si sinteva sinceramente desolato, però, purtroppo per lui, non aveva energie. Allora fece l'unica cosa che poteva fare, morse e morse e morse. Riuscì a scavarsi la via verso la superficie, allungandosi mentre lo faceva. Spuntò e senti di nuovo il Calore, ed insieme ad esso una nuova sensazione. Sentiva un nuovo tipo di Calore, uno diverso, che proveniva direttamente da dentro di Lui. Capì che si trattava di terra e che egli la voleva tutta per se. Allora si diradò disperatamente in tutte le direzioni, ma più si allontanava e più la sua essenza si sfinava. Si allungò così tanto che divenne sottilissimo e debolissimo, ma almeno poteva nutrirsi di terra. Gioì della sua condizione miserabile che andò a formare la vegetazione, e così il Quarto Essere divenne Ingordigia. Rimanevano tre Esseri. Uno di loro comprese che degli Esseri era preerogativa il Dono, tale Dono riguardava la Creazione. Egli si considerava saggio e intelligente, più saggio e intelligente degli altri Esseri, così decise che doveva mettere in funzione il Dono. Sapeva che mettendo insieme tutte le migliori caratteristiche degli altri, la sua Creazione sarebbe stata la migliore. Guardò l'acqua, e ne ricreò, ma la sua copia era inferiore all'originale ed era nera e marcia. Allora guardò il vento e ne aggiunse alla sua creazione, ma la sua versione era inferiore all'originale ed era fetida e pestifera. Guardò quindi la terra e la sommò a ciò che aveva creato finora, ma la sua terra era inferiore all'originale ed era densa e disgustosa. Rivolse la sua attenzione alle piante e le usò per migliorare il suo prodotto, ma ciò che replicò era inferiore all'originale ed era immobile e putrescente. Il risultato era un'ammasso informe e morta che protendeva verso tutto ciò che era vitale, e lo assorbiva. L'Essere non gioiva del parto della sua mente e comprese che tra tutti, egli era l'Essere inferiore, l'Essere senza talento, e ne soffrì. Si lasciò cadere nelle abominevoli pozze che egli stesso aveva originato e ristagnò lì, spiando bramosamente le altre creazion dalla sua paludei. Così il Quinto Essere divenne Invidia. Due Esseri ancora non avevano trovato il loro scopo. Uno dei due osservò l'altro e notò che era tranquillo, sereno, immobile. Egli fremeva e sentiva il bisogno di compiere il suo destino, così cominciò a creare, seguendo l'esempio di Invidia. Si pose sul terreno, e creò, creò per molto, moltissimo tempo, ma nulla ottenne. Ciò che stava in terra rimaneva in terra, e ciò che stava in cielo rimaneva in cielo. Si accorse, però, che il posto dove egli poggiava i piedi era mutato. Il terreno era diventato più fino, granuloso, colorato. L'Essere ne gioì, e si impegno perché tutto il mondo diventasse così. Si impegnò parecchio, e arrivato a metà opera si fermo per rimirarla, impaziente di testare le sue potenzialità. Si accorse che quello che aveva creato attirava il Calore, ma che null'altro ne era attirato. Nulla vi cresceva e nulla vi poteva sopravvivere. Comprese che l'unica cosa che aveva fatto era stato indirizzare il Calore per distruggere i possedimenti altrui. Sentì una marea salirgli dentro. Poteva distinguere la massa di un qualcosa di colossale che gli risaliva il petto e raggiungeva velocemente la bocca. Egli la lasciò uscire con tutta la forza, e con un urlo furioso sentì l'impeto che lo abbandonava e che inceneriva l'ambiente circostante. Così creò il deserto e il Sesto Essere divenne Rabbia. L'Ultimo Essere aveva osservato la scena con interesse. Era stato immobile tutto il tempo, e aveva avuto tempo per pensare. Capiva che il Dono non era stato usato correttamente, e che per sfruttare le sue potenzialità appieno bisognava combinare le forze e creare qualcosa di unico. Capiva che da soli non si poteva risolvere niente, e soffriva nel vedere i suoi compagni tentare senza successo. Si concentro moltò, e penso a come rimediare agli sbagli degli altri Esseri. Decise che loro sette da soli non bastavano e che bisognavano di compagnia ed aiuto. Prese un po' di terra, e ne fece due forme simili a lui. Prese un po' d'acqua e ne pose dentro le forme. Prese del vento e ne soffiò dentro ai due fantocci. Prese della vegetazione e ne ricoprì parte dei due. Requisì anche un poco di palude e un poco di deserto, ma vide che non erano inutili al suo fine. Ne pose comunque una quantità all'interno delle due figure di terra, per non far spiacere ai due Esseri, che si sarebbero sentiti altrimenti inutili. <<Perché ci hai creato e cosa desideri?>>, chieserò i due costrutti. <<Vi ho creato perché noi Esseri ci sentiamo soli e abbiamo bisogno di uno scopom, e per questo voi ce ne darete uno. Voi siete esseri, vi sentirete soli e vorrete uno scopo e per questo noi ve ne daremo uno. Noi siamo l'uno la causa dell'altro, l'uno il fine dell'altro, perché dove siamo noi siete voi e viceversa. Ci chiamerete Dei, e ci adorerete, di conseguenza noi vi chiameremo Creato e baderemo a voi.>> disse l'Essere. <<Sei il nostro signore, il nostro creatore, il nostro salvatore. La nostra sostanza è la tua sostanza, la tua sostanza è la nostra. Esistiamo perché ci hai creato, parliamo perché ci hai creato e ti obbediamo perché ci hai creato>>. L'Ultimo Essere fu compiaciuto. Così, Egli divene Altruismo, L'Altissimo. [Gdr off] Non so se ho fatto il post bene, molto probabilmente ho sbagliato a fare qualcosa, chiedo venia in anticipo. Questa è solo la prima parte ed ha bisogno di alcune correzioni, presto ne arriverà una seconda. (I nomi dei titani e delle robe sono momentanei e potrebbero cambiare) [/Gdr off]
  8. Username minecraft: Sotek_97 Hai votato? no Hai mai grieffato? no Se si dove? no Come hai conosciuto il server? Da voi Dichiaro di accettare Termini e Condizioni e di approvarlo in ogni sua parte. Dichiaro di aver letto il regolamento e le F.A.Q..
  9. Lady, visto che ho raccontato "di quelle robe che non ci crederebbe nemmeno un bambino di due anni" , non ti sembra di esserti offesa un po' troppo? O magari qualche dubbio te lo sei fatta venire? Comunque puoi esserti offesa quanto ti pare, ma ti sei fatta sfuggire anche qualche informazione sensibile (di cui almeno la metà ,ho appurato, si è rivelata vera). Tra le altre cose voi siete gli stessi che volevano farci credere che "Ci avete copiato stile e nome della seconda città che avremo dovuto fondare!". O magari anche i vostri cittadini ne raccontano di "robe"?
  10. La voce si sparse per tutto il villaggio, un orribile mostro minacciava l'integrità del clan e, soprattutto, la vita degli eremiti. Per molti giorni il capoclan Sotek XCVII cercò di sminuire la gravità dei recenti avvenimenti, ma ebbe scarsi risultati, così fu obbligato a richiamare il concilio. Si narra che il concilio parlo per sette giorni e sette notti senza mai uscire dal palazzo reale. Purtroppo le vittime crescevano di giorno in giorno e all'alba dell'ottavo giorno il numero di morti aveva raggiunto le due cifre, con una media di un paio di eremiti ogni dì, e così furono costretti a interrompere il loro discutere soluzioni e a fare qualcosa di concreto per il clan. Si scelse di mandare un gruppo di guerrieri, composto dai migliori combattenti degli Esturiani, a cercare il Fumo Nero (così veniva chiamato il mostro), e quindi i cinque più abili Cacciatori di Squali vennero selezionati per la missione, fra loro figuravano Il Caos e Rospi. Erano due eremiti particolari; Il Caos era il più forte fisicamente e veniva chiamato così perché si vociferava che quando egli faceva vorticare la sua spada, la luce intorno a lui veniva risucchiata dalla spada, creando giochi di luci impressionanti. Rospi era tutt'altro affare: non era poi così forte, ed era così pallido che quando il sole brillava alto nel cielo la sua pelle prendeva un colorito giallognolo, che sembrava quasi una banana. Però era molto scaltro e sapeva come portare il prossimo sotto il suo controllo. Ad ogni modo, il gruppo partì immediatamente e raggiunse il limitare orientale dell'isola in un paio di giorni di marcia, durante i quali il Fumo Nero non si era fatto mancare di eliminare altri eremiti, e si fermò proprio nel punto dove c'era il maggior numero di squid volanti. Si vedevano svolazzare a partire dai lati dell'isola, fino a perdita d'occhio; tanti c'è n'erano che sembrava che il mare si fosse trasferito nel cielo al di sopra delle misteriose nuvolette che lambivano le terre fluttuanti dell'Eremdur, e proprio mentre gli Esturiani erano tutti assorti a guardare gli squid fare capolino dai banchi d nebbia, fece capolino qualcosa di molto più grosso. Quell'ininterrotto velo bianco che era lo spazio tra un isola e l'altra venne squarciato da un enorme mole nera. Il gruppetto di guerrieri non ci mise tanto ad accorgersi che puntava proprio verso di loro e, quasi contemporaneamente, tirarono fuori gli archi e scoccarono qualche freccia all'indirizzo del mostro in avvicinamento, ma purtroppo nessuna di queste sortì effetto, perché passarono tutte attraverso il loro bersaglio come se non avesse massa. Quando il Fumo Nero li raggiunse non perse tempo, e mentre tutti agitavano le spade colpendo il nulla di cui era formata la creatura, ella ghermì uno dei guerrieri. Lo sfortunato urlò e, mano mano che veniva masticato, mutava in un inquietante liquido denso e nero che colava sul terreno e faceva avvizzire tutto, con un abbondante rilascio di fumo nero. Dopo pochissimo tempo rimasero in piedi solamente due di loro, Il Caos e Rospi (quest'ultimo non proprio in piedi, era infatti scivolato ed ora era invischiato nel liquido). Il Caos si ergeva sulla raccapricciante pozzanghera color pece e fronteggiava il mostro facendo roteare la spada. Era uno spettacolo straordinario, il Cacciatore inanellava un colpo dopo l'altro e fermava gli attacchi della creatura staccandogli gli arti, che poi si dissipavano. La spada brillava come il sole ed era ormai diventata incandescente. Alla fine anche Il Caos venne sopraffatto: preso dalla furia della battaglia sbagliò a direzionare un colpo e si recise un muscolo della gamba, il sangue uscì copioso dalla ferita e si andò a mescolare al liquido nero, e una puzza di bruciato si impadronì dell'aria a causa dell'incandescenza della spada. Proprio mentre il Fumo Nero si inarcava su corpo dell'eremita per finirlo, Rospi riuscì a liberarsi dalla sostanza che lo bloccava, impugnò la spada del Caos, completamente sporca di sangue e infiammata, e colpì il mostro con tutta la sua forza. La creatura si contorse e poi spruzzò un intenso fumo d'ebano. Quando si dissipò Rospi era in piedi, ma il suo compagno giaceva in terra, svenuto. Al posto del loro avversario, invece, c'era cuore, ancora palpitante. Si avvicinò e lo raccolse, poi, inspiegabilmente, svenne. In sogno Rospi vede diverse cose, vede una persona che sull'isola dei Tre Torrenti raccoglie qualcosa, qualcosa che batte, subito dopo vede la stessa persona che esplode in una nube nera, e vede la spada sporca di sangue, di Sangue Puro. Si risvegliò e guardò cosa stringeva tra le mani, era il cuore dello Squalo Volante, che doveva far tornare il sangue puro ai membri del Popolo dell'Est, ma chi lo raccolse non fu un Esturiano. Chi lo raccolse divenne un aberrazione, un uomo entrato in possesso di poteri che andavano oltre di lui. L'eremita del Gaes Ferenul era diventato vera nebbia e aveva cominciato a uccidere, ma il Sangue quasi Puro del Caos, di cui la spada era intrisa, aveva separato le due entità, aveva separato il Divino dall'Umano. Intanto la luna era alta nel cielo, Rospi aiutò il compagno ad alzarsi e si incamminarono verso il villaggio, e quando arrivarono egli fu subito ricevuto dal capoclan, che si fece raccontare tutta la storia più e più volte. L'enaree era lì con loro e rimirava il Cuore che ancora palpitava tra le sue mani, Sotek XCVII invece impugnava la spada che aveva ucciso il Fumo, era ornata da striature di un materiale rossastro e molto tagliente, il quale altro non era che una mistura essiccata del liquido nero e del sangue del Caos. Poi vibro un colpo al nulla, facendo diventare la lama nuovamente incandescente. Proprio mentre osservava con aria rapita il suo strumento di morte, assunse un espressione quasi demoniaca; cominciò ad avvicinarsi al vecchio sciamano con gli occhi iniettati di sangue, e quando gli fu vicino affondò la spada in direzione del Cuore, lo trapassò con facilità, e di conseguenza infilzò anche l'enaree. Non sembrò comunque interessarsene molto, liberò l'arma dal cadavere con un calcio, prese in mano l'oggetto del desiderio e lo divorò davanti agli occhi increduli di Rospi. Lasciò cadere a terra la lama e fluttuò via con aria soddisfatta, forse verso le fredde lande del Birdmain, nessuno lo seppe mai. Il Cacciatore (e Uccisore) di Squali si avvicinò al cadavere del vecchio che giaceva li vicino, c'era una fessura nel suo petto, attraverso la quale riusciva a vedere il pavimento, poi girò lo sguardo verso la cosa che aveva causato la mortale ferita. Il metallo di cui era composta era diventato color vermiglio. Rospi la prese e cercò di pulirla con il suo mantello, con scarsi risultati, la spada rimaneva rossa. Nei giorni seguenti il villaggio era in gran fermento, infatti era salito al trono l'erede legittimo del vecchio capoclan impazzito (di cui si erano perse le traccie), Sotek XCVIII, e per il suo volere si cominciò la costruzione di un tempio che potesse ospitare al suo interno La Morte Scarlatta, questo fu il nome che venne dato all'arma che aveva causato tanto dolore.
  11. Io, Sotek XCVII, sottoscrivo l'adesione del mio clan "Popolo dell'Est" alla Confederazione. Giuro fedeltà alla Confederazione in qualità di Fondatore Firmatario e Consultore. Sotek XCVII, Rappresentante del Popolo dell'Est
  12. Io, Sotek XCVII, sottoscrivo l'adesione del mio clan "Popolo dell'Est" alla Confederazione. Giuro fedeltà alla Confederazione in qualità di Fondatore Firmatario e Consultore. Sotek XCVII, Rappresentante del Popolo dell'Est
  13. Si mi sono sbagliato, la storia gdr mi ha fatto penare così tanto che ho scritto stella dell'est pure lì adesso correggo : >
  14. Richiesta La nostra comunità si è stabilità sull'isola numero 11, conosciuta col nome di Luce dell'est, e ha intenzione di diventare un clan a tutti gli effetti e di conseguenza rivendicare l'isola. I nostri membri sono i seguenti: Sotek_97 (me) rospi97 Caos95 nodi989 ilcaneassasino B34R6RYLL5 RoxasXIlI il nostro obiettivo è di mettere su una comunità che accolga gli eremiti che vogliano rimanere tali. GDR La nostra sarebbe una popolazione di guerrieri dalle origini antiche e misteriose , quindi non se ne conosce molto.