Mayuri92

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    Guerriero del Jandùr
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    Maschio
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    Torino, Piemonte
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    Videogiochi e pasticceria e ultimamente anche le serie TV

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  1. GdR

    Dakbis 19, Viljan 3046 d.F. La città di Nocturna del Paese delle Onde si annette alla Confederazione dell'Uninè Sonesdur
  2. Io, Kaladras della casata Mayuri, come Capitano Comandante di Nocturna e Capitano della 2° Brigata Guardiana, chiedo che Nocturna e tutto il suo popolo possa unirsi alla Confederazione dell'Uninè Sonesdur. Sottoscrivo la Costituzione della stessa promettendo di mantenere alto l'onore della Confederazione.
  3. Capitolo III - Parco Sommerso "Erano passate altre due settimane da quando Rowan e i suoi uomini si insediarono nella città. L'uomo alto stava ormai prendendo confidenza con le cose che vedeva ogni giorno ed esse cominciavano a sembrargli normali. Un giorno stava attraversando tranquillo le porte per la Nocturna Metro, una linea ferroviaria che si snodava per tutti i grandi quartieri della città. Prendere un vagone lo faceva sempre divertire, perchè anche quello era stato realizzato in modo scenico e spettacolare. Attaccati alla grande stazione rettangolare si trovavano quattro portelloni aperti, due per lato. Sembravano dei grossi caveau di una banca, ed erano le porte stagne dei rispettivi snodi della metropolitana. I vagoni passavano dentro di essa sopra due ferrovie, una per senso di marcia, sollevate dalla base rotonda dello snodo. Questi grossi tubi che componevano lo snodo erano fatti dei mattoni tipici resistenti della città, alla base, e di un ampio strato di vetro in lega di madeiro. Ogni segmento del tunnel era tenuto dal suo grande anello di mattoni, che lo separava da quello seguente. Mentre il vagone avanzava veloce, Rowan aveva tutto il panorama attorno a sé, le rocce dure del fondale erano ad un passo da lui e quasi sembrava che avrebbe potuto scontrarsi con loro. Mentre il vagone saliva, saliva per una grande e placida collina lontana dalla faglia oceanica dell'Atrio, era diretto al Parco Sommerso. Il vagone fece un paio di curve e lentamente giunse al capolinea. Rowan si tirò fuori dal piccolo tram e mise i piedi fuori. La stazione di arrivo che si trovò davanti fu qualcosa che non si aspettò di vedere: Lungo i lati, delle piccole cascate sgorgavano dalle pareti, dove l'acqua si riversava sotto la banchina. Rowan si avvicinò alla ringhiera poco distante dalla parete laterale e si sporse. C'erano molte grandi ninfee che galleggiavano appena sotto la banchina. Alcuni piccoli schizzi d'acqua arrivarono su di lui così il ragazzo si allontanò dalla ringhiera per tornare sui suoi passi. Mise un piede fuori dall'arcata in fondo alla stanza e istintivamente alzò il suo sguardo: Una strana luce calda illuminava il soffitto, che si rivelava essere una enorme vetrata stilizzata contornata di mattoni. Sembrava una di quelle vetrate che si potevano trovare nelle vecchie chiese superniche, ma non vi era raffigurata nessuna figura o volto, si trattava di un motivo astratto. Non era assolutamente comune trovare un soffitto come quello risplendere sopra la testa, non a Nocturna, ma appena abbassò lo sguardo davanti a lui il ragazzo si stupì nuovamente: davanti a lui si estendava un ampio cortile in pietra, con tanto di porticato lastricato attorno. Piante e fiori colorati e sgargianti erano disseminati per terra, l'erba creava una sfumatura di una bellezza indescrivibile, grazie alla luce delle lampade a soffitto. Quella era l'unica stanza, fin'ora, in cui sembrava esserci la luce del giorno. <<Ah, eccoti>> una voce calda emerse dal porticato alla sinistra del giovane, <<alla fine ce l'hai fatta a venire>> Rowan girò lentamente la testa per guardare il compiaciuto Kaladras, ma ancora preso dallo stupore. <<E' un cortile, quello in cui sono finito?>> disse, indicando le frasche davanti a lui <<Questo è il nostro giardino, tutto questo quartiere lo è. Seguimi, ti porto alla serra centrale>> Neanche ebbe il tempo per mettere a fuoco il giovane che se n'era andato, da qualche parte. Alcune persone gli passarono affianco mentre cercava di vedere dov'era andato... <<Di qua! gira a destra!>> sentì dire Rowan mentre divideva la folla con le mani tese <<Oooooh, eccoti!>> disse Kaladras ridendo. <<Ma non mi potevi aspettare?>> <<E poi, dov'era il divertimento?>> I due ragazzi arrivarono all'interno della grande serra centrale, la cui strada divenne man mano una discesa erbosa, a tratti un po ripida. Rowan, volevo giusto chiederti un consiglio riguardo ad una cosa>> <<Ci mancherebbe, dimmi Kal>> Rowan quasi si aspettava una domanda un po scomoda, vagamente maliziosa, come era solito fare <<Sai...fin'ora hai potuto vedere che siamo un paese ricco di risorse e di cultura, ma siamo comunque un paese piccolo. Molto lontano da noi ci sono stati parecchi movimenti negli ultimi anni. Il mio predecessore, Mayuri, aveva stretto alcuni trattati assieme all'Alto consiglio. Uno di questi trattati ci lega tutt'oggi al Regno di Denrak. Io so che ultimamente ha presentato un documento per permettere la nascita di una Confederazione che unisce tutti i popoli liberi del piano di Karaldur. Mayuri non vedeva di buon occhio le alleanze come queste, io invece sono per una corporazione. I tempi si sono fatti duri, Rowan, molto duri. E molta gente non vedrebbe bene questo cambio di politica...>> Rowan potè notare che il giovane si sentiva depresso, così gli mise una mano sulla sua spalla per dare peso alle parole che gli uscivano dalla sua bocca <<E pensi che unirci a loro possa essere una buona idea?>> <<Questo potrebbe farci diventare più forti, ma potrebbe anche farci sembrare più deboli>> <<Beh sai, mi è capitato diverse volte di fermarmi al porto di Denrak. Mi è sempre piaciuta come città>> <<Però alla fine hai scelto di stare qui>> disse Kaladras girandosi verso Rowan <<Beh, alla fine ho preferito rimanere incagliato nella baia dell'Aramain per venire fin qui>> disse il ragazzo ridendo, ma questo servì a far sorridere un po il Comandante <<Tu sei per l'unione quindi. Sarebbe come ammetterci volontariamente a loro. Dopotutto non abbiamo nulla da rischiare a livello politico. Non siamo un regno>> <<E neppure un impero>> puntualizzò Rowan <<in fondo, anche se non lo diamo a vedere anche noi siamo un paese libero>> <<Sei riuscito a darmi un po di sicurezza, ti ringrazio Rowan>> Il futuro della città era incerto, annebbiato quanto le vacue correnti marine che la avvolgevano. Il gioiello dell'oceano sarebbe potuto tornare a risplendere, adornato dai vessilli della Confederazione." [Gdr Off] Questo capitolo è nato con l'intento di raccontare le intenzioni, appena nate, di unirsi alla Confederazione.
  4. Capitolo II - Svago delle Profondità, teatro "Balenottera Azzurra" "Passarono due giorni da quella piacevole e intensa conversazione. Il capitano Anson rese conto di essersi imbattuto in qualcosa che non avrebbe mai lontanamente immaginato. Lui e il suo equipaggio si sentirono spaesati in mezzo a quella frenetica comunità, così distante ma allo stesso affascinante, che nuotava in un mare fatto di luci e sfarzo. In quel momento Anson decise di farsi una passeggiata nella zona nord dell'Atrio Notturno, lasciandosi trasportare da un'onda di persone che si stava dirigendo alle porte del quartiere dei divertimenti. Ogni volta che gli occhi di Anson si soffermavano, notava qualcosa di mai visto prima: come una grande insegna luminosa che si rifletteva nella lucida facciata in lapis di un negozio, come quella allegra coppia davanti a lui seduta sul sofà, due splendide bambine che gli giravano intorno, per poi precipitarsi davanti al grande vetro di fronte indicando alcuni banchi di pesci che si stavano avvicinando a loro... <<...Lo sai tesoro? Ho con me due biglietti per andare a vedere "Quegli spiriti affini" alla Balenottera Azzurra>> disse un giovane ragazzo che si trovava affianco, con due grandi biglietti che stava sventolando in mano mostrandoli alla sua ragazza. <<Ooh Johan, ormai sono un libro aperto per te. Adoro le loro opere!>> disse lei tutta eccitata, sprizzando ammmore da tutti i suoi pori. Il capitano stentava ancora a credere che in tutta quella vita, tutto quel calore e giochi di luci, un ambiente così ostile e freddo incombeva appena oltre allo spesso vetro dei grandi finestroni del salone. Era come assistere alla vista di due mondi, così lontani fra di loro che si sfioravano appena, separati da una barriera trasparente. L'uomo si guardò attorno in cerca di un orologio, ma con grande sorpresa non ne trovò uno. Fortunatamente ne aveva sempre uno all'interno di uno dei suoi taschini interni della sua giacca. Segnava le 7 di sera. Generalmente quell'ora si distingueva dalle persone che lasciavano presto il mercato del porto per tornare nelle proprie case, ma qui nessun segno faceva capire il cambio dell'ora. La gente fluttuava da una sala all'altra, come ferma in una notte perenne, senza tempo. Incuriosito dalla voglia di guardare di più, si ricordò dell'invito fatto dal giovane ragazzo che parlava di un opera teatrale, che gli stuzzicò l'interesse. Riuscì a trovare la coppia che si stava già recando all'entrata del tunnel che portava ad un altro grande palazzo che si estendeva verso nord. C'era una grande insegna stilizzata sopra lo spesso portellone in ferro stagno, con una scritta luminosa di colore viola: Svago delle Profondità. Il portellone di uscita dal tunnel in vetro rivelò una anticamera soffusa con una serie di tornelli che davano su una breve scalinata. Anson superò i tornelli per recarsi ad una biglietteria sul lato sinistro della grande sala. <<Buonasera, un biglietto per "Quegli spiriti affini", grazie>> disse, aspettando di sapere il prezzo del biglietto. <<Sono 1 Lapis e 10 scaglie>> rispose il bigliettaio, che lo guardò pigramente con il baccio teso. Il Capitano, che si trovava già con alcuni zenar fra le mani, non seppe cosa fare. <<Vuole che glieli conti io?>> chiese il bigliettaio leggermente spazientito. <<Oh...ehm...missà che...>> boccheggiò Anson, quando due mani lo afferrarono con energia facendolo sussultare. <<Ahahahahah, è stato fantastico!>> era il Comandante Kaladras, che era comparso dal nulla in messo alla fila. <<Per lui posso pagare io, ecco a lei...>> disse tirando fuori con disinvoltura alcuni frammenti di lapis da un piccolo sacchetto. <<Mi ero dimenticato di dirvelo, qui da noi certe cose si pagano con il Lapis>> spiegò Kaladras, mentre rimise il sacchettino nella sua tasca sinistra del gilet. <<E per quale motivo?>> rispose l'uomo alto <<beh sai...da noi non ci sono tasse, quando vengono richiesti dei soldi in genere è per un dovere comune. Tutto il quartiere dello svago è nelle mani dei membri artisti della seconda Brigata. Ci facciamo pagare con i Lapis perchè è un modo per sostenerci nell'utilizzo dei materiali che usiamo nelle nostre opere. Il Lapis per un artista è come il pane>> a queste parole, Anson capì che niente di tutto quello che aveva sentito aveva un senso, eppure per loro era la normalità. Eeeeh, la strana Nocturna! I due uomini si recarono alla Balenottera, poco lontana dal grande salone di ingesso. Il nome del teatro rendeva giustizia all'intera struttura. Un palazzone separato dall'altro, così grande, che non si riuscì a vedere per intero dalle finestre arcuate del corridoio. Le luci si fecero più tenui, di un color viola che rendeva tutto più enigmatico e ambiguo. Quà e là si potevano scorgere sagome di persone che andavano di fretta verso i camerini, con indosso una curiosa maschera da coniglio che copriva loro il volto. Che fortuna, l'opera stava per cominciare. <<Questa è un'opera nuovissima dei fratelli Enohen>> iniziò a dire Kaladras <<Il loro stile mi piace, trattano spesso il tema della vita e della morte mettendola sul piano allegorico. Poi quando meno te lo aspetti, c'è il dramma>> Anson notava che il giovane Kaladras era molto serio, ed era molto preso dall'opera che stava per iniziare. <<Beh, vedo che sei uno da teatro. Non è comune>> disse Anson sorridendo <<la seconda Brigata è quella che si è sempre occupata dell'arte e della cultura a Nocturna. Mayuri, il mio predecessore, era il Capitano di questa Brigata, ho deciso di seguire il suo esempio e continuare il suo operato. <<Pensavo che il Comandante fosse un grado a parte rispetto ai Capitani>> replicò Anson sottolineando i due gradi per distinguerli. <<il Comandante è uno dei Capitani. Governa una brigata quanto gli altri. La differenza è che detiene il comando di tutti i Capitani che compongono l'Alto Consiglio>> Lo sguardo glaciale di Kaladras si voltò guardando la faccia di Anson che faceva fatica a seguire <<è la camera delle riunioni ufficiali delle cinque brigate>> aggiunse velocemente. <<Ecco, è cominciata!>> Kaladras si sporse in avanti pronto a godersi l'inizio. Alle dolci note di un walzer, alcuni leggiadri uomini fecero il loro ingresso. Erano quelli con la maschera da coniglio, notò Anson. Ora c'erano tre leggiadri coniglietti sul palco, che si inseguivano fra di loro balzando a ritmo delle note che galleggiavano sopra di loro. L'opera proseguì, raccontando quella che Anson interpretò come lo scorrere delle vite innocenti di tre deliziosi conigli. A spezzare il loro ballo allegro farà l' ingresso un feroce lupo, che comincerà a seguire uno dei conigli per mangiarselo. Alle tristi note, sempre più lente e scandite, i due conigli restanti danzeranno attorno al corpicino esanime, che esprimerà il suo dolore ai due fratelli al sopraggiungere della fine. Anson di certo non si aspettava un finale così deprimente, e voltandosi a vedere Kaladras vide un volto rigato dalle lacrime, come due cascate che scendevano da quei due piccoli pianeti di ghiaccio. <<Povero coniglietto>> furono le sue uniche parole di commento. Mentre i due uomini uscivano dalla buia anticamera del teatro, il giovane si mise ad argomentare l'esibizione che avevano visto mentre si recavano ai tornelli. Anson non riuscì a capire come la vista di un esile omino dal volto di coniglio lo impressionò così tanto, mentre al cospetto di un gigantesco squalo premuto contro il vetro del suo studio non battè nemmeno un ciglio. A pensarlo si sentiva confuso. <<Non ho ancora avuto modo di sapere come ti chiami>> fu l'inattesa domanda che gli fece Kaladras, quando raggiunsero i tornelli <<Beh, in effetti il nome non te l'ho mai detto. Mi chiamo Rowan>>"
  5. - Le cronache di Kaladras - Capitolo I - Ufficio del Comandante "Le luci provenienti dai faretti esterni e dalle insegne illuminavano le pareti della stanza. Il tenue colore blu dell'intonaco era intarsiato nella parte bassa con dei motivi che richiamavano le onde. Esse erano dipinte con una tecnica che veniva usata spesso a Nocturna, una mistura di argilla chiara e foglie di zaffiro che risplendeva alla luce proveniente dalle ampie finestre. Le increspature dell'acqua venivano disegnate sulla parete, talvolta comparivano alcune sagome nere dei pesci che passavano vicini al vetro. In un angolo della stanza era disposta una sfarzosa lampada a parete che richiamava un motivo floreale, con delle grandi foglie di vetro verde che scendevano assieme a quelle che potevano sembrare delle alghe. Di fronte ai finestroni spessi si trovava la scrivania del Capitano Comandante: quello era il suo ufficio. Al momento la scrivania era piena di pergamene e sigilli di diversi colori sul lato destro. E una sedia girevole, di un legno scuro e lucido, ricoperta da un morbido tessuto scarlatto. In effetti, molti degli oggetti di decoro in quello studio erano colorati di rosso, un rosso molto vivo, un colore che difficilmente aveva abitato quelle sfarzose quattro pareti. E su quella sedia c'era il Comandante in carica, il diretto successore che avrebbe iniziato e onorato la casata Mayuri, al seguito del suo passaggio: il giovane Kaladras. Il ragazzo fissava oltre gli spessi vetri delle finestre, rinforzate e rivettate da una lega di acciaio e madeiro. La sagoma dei palazzi era deformata dall'acqua, talvolta si potevano vedere delle nuvole di bolle salire accompagnate dal tipico gorgoglio all'esterno. Kaladras teneva in mano un paio di biglie nella mano sinistra, una color oro e l'altra cremisi e le faceva roteare fra di esse con le dita: stava aspettando qualcuno. Un ticchettio deciso riecheggiava nello studio, proveniente da un orologio a parete affianco alla porta di entrata. Non si era mai visto un orologio prima di quello nella stanza, così come in molte parti della città. Mayuri non guardava mai l'ora, nemmeno all'attesa di un appuntamento. Ma Kaladras al contrario ascoltava spesso l'andare dei minuti, quasi incantato dal basso ma conciso metronomo scaturito dalle lancette. A rompere il ritmo fu il bussare alla porta, che fece rizzare la testa del giovane. Le due biglie terminarono di roteare mentre si aprì la porta dell'ufficio. Entrò un uomo in abito scuro con due guanti bianchi tenendo una mano alla maniglia della porta: <<Signor Comandante, l'ospite Anson è arrivato>> <<Molto bene, fallo entrare. Grazie>> gli rispose il ragazzo mentre metteva via le biglie in un cassetto. Un uomo alto in abiti pesanti entrò nella stanza, con un passo misto fra l'incerto e l'arrabbiato, mentre i due pallidi guanti del maggiordomo chiudevano la porta. <<Comandante, salve. sono arrivato solo ora perchè volevo assicurarmi che i miei uomini stessero bene dopo che ci avete portati qui...>> iniziò l'uomo andando un po di fretta con le parole. <<Buonasera signor Anson, non si preoccupi per i suoi uomini. Nell'attesa verranno trattati come ospiti finchè starete qui>> rispose rassicurante il giovane, mentre strinse la mano all'uomo alto <<Qui siete al sicuro. Più al sicuro che restare fuori con questo vento gelido e la tempesta che sta arrivando>> proseguì indicando un angolo in alto delle ampie finestre. <<Vi devo ringraziare ancora per l'ospitalità Comandante, ma non pensavamo di fermarci ancora per molto...>> <<Tranquillo, tranquillo signore. Si sieda, sul divano>> il ragazzo gli fece notare il sofà ad angolo contro la parete. <<Ci tenevo a ripetere che non era nostra intenzione irrompere nei pressi del porto, Comandante. Le correnti ci hanno portato fuori rotta...>> <<La prego, mi chiami Kaladras. Meno formalità, siete ospiti>> <<Va bene, Kaladras>> L'uomo non volle mancare di rispetto al giovane, nonostante la situazione avversa. Il viaggio a bordo della loro nave era stato compromesso con l'arrivo delle forti correnti e dalla tempesta imminente. Complice la nebbia che si trovava sopra la città, l'equipaggio non vide in tempo i lunghi moli del grande porto di Nocturna, che da soli potevano occupare la grandezza del quartiere di benvenuto. L'equipaggio fu fatto fermare da Kaladras e fatto scortare dentro l'Atrio Notturno, più che altro per verificare le intenzioni degli sfortunati uomini. <<La prego, non veda questo come una presa d'ostaggio. I nostri confini, anche se invisibili, si estendono parecchie miglia attorno a Nocturna. Per quanto bizzarra possa sembrarvi la nostra posizione, questa è la nostra terra>> <<Terra? Intende l'oceano?>> <<Prego, si avvicini a me>> Kaladras gli fece gesto di avvicinarsi al grande vetro, oltre alla lampada floreale l'unica fonte di luce della stanza.<<Questa, questa è la nostra terra. La terra del fondale, dalla quale prendiamo tutto ciò che ci serve>> Mentre parlava indicava il panorama urbano con la mano, tesa contro il vetro, mostrando all'uomo il vasto mondo che avevano davanti. Un mondo che Anson non si sarebbe mai immaginato di vedere. Lui fu un marinaio fin da giovanissimo. Aiutava suo padre, capitano prima di lui, sul loro vascello. Aveva sempre visto la vastità del mare navigando, conosceva le coste come pochi capitani esperti conoscevano...ma davanti ai suoi occhi la vista era totalmente diversa. Una città all'avanguardia, fatta da possenti palazzi fortemente ancorati al fondale roccioso. Quà e là si potevano notare dei lucidi tunnel in vetro rinforzato che collegavano i palazzi tra di loro, alcuni in basso all'altezza del fondale marino, altri diversi piani più in alto. Se si ci si soffermava a vedere nel dettaglio si potevano scorgere le sagome delle persone passare da un freddo palazzo all'altro. Si trattava indubbiamente di una vista magnifica. <<Wow...io non ne avevo idea...non pensavo minimamente...>> <<Inutile dire quanto tutto questo ci sia costato tanta fatica e sudore...>> replicò Kaladras <<Il mare è altrettanto pieno di insidie quanto in superficie>> proseguì spostandosi e girando intorno alla sedia. <<Molta gente ha cercato spesso di venire qui alla ricerca di un fantomatico tesoro. La notizia di una metropoli in un posto mai sfruttato fin'ora non poteva non generare interesse, no?>> il volto dell'uomo si fece più inquieto alla vista della scura sagoma del ragazzo, di cui si poteva scorgere il riflesso dei suoi occhi color del ghiaccio <<mentre alla fine...il vero tesoro di cui disponiamo sono le pietre e i mattoni di cui sono fatti i nostri palazzi, glielo garantisco>> Si avvicinò all'uomo <<non c'è cosa più preziosa della fatica dell'uomo per erigere un posto come questo. E tanta gente pensa di potersene approfittare, vengono qui come sperando di saccheggiare una nave affondata. Ma la nostra nave è viva, ed è fatta di solidi mattoni>> <<Non volevamo certo venire qui per tentare una razzia, signore. Ma sono al corrente delle voci che riguardano voi. Parlano della vostra città come di un castello pieno di rarità preziose...>> <<Ma dai! Questo ci fa pubblicità, dovremmo metterlo su uno slogan...>> disse Kaladras ridendo, mentre si allontanò dal vetro insieme al signor Anson, proseguendo <<"Dalle profondità più avverse, venite a trovare lo scintillante Gioiello dell'Oceano!" Ahahahahah>> Verso il lato destro rispetto al vetro c'era un tavolino con altre pergamene, una boccetta di inchiostro e un libro, rilegato di una strana copertina in pelle sgualcita e verdognola. <<Capirai ben presto che tutto quello che vedrai qui è strano e incomprensibile. Ci sono perfino cose che potremo reputare pericolose>> disse posando gli occhi su quello strano libro, cosa che naturalmente spinse l'uomo ad avvicinare una mano per aprirlo... <<Fossi in lei non lo farei, signor Anson. Potrebbe rimetterci la sua vita>> lo avvisò Kaladras, con un sardonico sorriso di monito. <<Le basti sapere che quel maledetto libro ha accompagnato gli ultimi giorni del mio predecessore. Lui continuava a sfogliarlo, si era ormai perso cercando di decifrarlo e capirlo. Era diventata la sua ossessione>> il volto del giovane si fece più scuro e melanconico. Questo non potè che incuriosire il signor Anson ancora di più. <<Qualcosa non va, Kaladras?>> ci fu una pausa intensa. <<Io sono diventato Comandante così presto. Sapevo che lo sarei diventato per diritto di secessione, ma sono troppo giovane per governare>> il signor Anson si stupì di questa improvvisa divagazione così intima del Comandante Kaladras, qualcosa in lui aveva fatto uscire quello che poteva essere il lato insicuro e impreparato del ragazzo, di fronte ad una responsabilità più grande di lui. <<Sento di potermi fidare di lei, signor Anson. Ma posso darle del tu? Noi dell'equipaggio siamo abituati diversamente, talvolta capita che facciamo certe figuracce davanti alle alte cariche. Ahahahahah>> <<Se può farti piacere volentieri, signore. Siamo uomini di mare anche noi dopotutto!>> Il resto della serata proseguì tranquilla. Il signor Anson si mostrò spesso curioso dai racconti del Comandante. Più si addentrava nella bizzarra vita di Nocturna più voleva saperne di più. <<...e pensa, da quello che mi hanno detto, i primi pionieri che hanno costruito le fondamenta avevano addirittura la pelle più scura della nostra ora...>> Kaladras mentre rideva fece notare all'uomo una cosa di cui non se n'era ancora accorto. Forse dovuto alla penombra dell'ufficio durante la loro conversazione iniziale, ma che ora davanti alla luce della lampada vicino al sofà potè vedere: Kaladras aveva una pelle pallidissima. Sembrava che non avesse sangue nelle sue vene, e ad accompagnare il tetro pallore due evidenti occhiaie attorno ai suoi occhi glaciali. Dopo averci pensato su potè capire il motivo. Evidentemente il Comandante non vedeva la luce del sole da parecchio. Chissà quanto tempo sarà passato dall'ultima volta che mise piede fuori dalla città, prima del loro arrivo al porto... <<Pensa che sono addirittura riuscito a spaventare una anziana signora al Gran Festival di capodanno che abbiamo tenuto qui>> mentre parlavano, il Comandante dava le spalle alla scrivania mentre da dietro la sua schiena, oltre al grande vetro delle finestre, la grande sagoma di un pesce si stava avvicinando a loro. Anson sussultò per lo spavento ma il giovane, impassibile, lo guardò accigliato. <<Qualcosa ti ha spaventato?>> Si trattava di uno squalo, e anche abbastanza grosso, che sfiorò appena il vetro prima di piegarsi di lato e allontanarsi. <<Ah, scommetto che è passato un grosso squalo. E' un lemargo. Ultimamente gli piace gironzolare qui attorno...>> disse del tutto calmo e tranquillo, nonostante il signor Anson teneva una mano sul petto."
  6. \\ GRAN FESTIVAL DI CAPODANNO // \\ A NOCTURNA! // - Musica per lo slogan - Signore e Signori, Madame e Messeri, Anemoni o Astici, in occasione dell'avvento di Capodanno la nostra lucente città nel mare vi invita a celebrare l'evento con esibizioni, gare e divertimento! Alcuni degli eventi che vi aspettano saranno: - Corsa con i maiali anfibi - I concorrenti si sfideranno in una gara di corsa negli stretti tunnel ferroviari della nostra città. Non fatevi distrarre dal panorama al di là del vetro, o raccogliendo qualche bel tesorino lungo il percorso! - Pesce a Pesce - Gli sfidanti si cimenteranno ad un combattimento 1 vs 1 a colpi di merluzzo, salmone o quant'altro. I combattenti dovranno portare da casa loro un pesce con un nome insolito o divertente. Non sono ammessi i pesci palla: quelli pungono e la nostra infermieria è in vacanza! - Battaglia Barcale - Gli intrepidi concorrenti, sopra un panorama di luci, dovranno disarcionare gli avversari su barche a frecciate. Schivate le raffiche di freccie e cercate di rimanere gli ultimi sulla barca! - Il Grande Porto - L'ultima grande meraviglia della città ospiterà lo spettacolo di fuochi d'artificio che si terrà al termine del festival! - Il Tesoro Nascosto - All'interno dell'Atrio Notturno ci saranno diverse casse sparse quà e là. Solo una conterrà il tesoro nascosto e voi lo dovrete trovare! In previsione di un futuro più sereno e placido come le limpide acque che ci avvolgono, Nocturna è ansiosa di invitare personalità da tutto il piano. In occasione di Capodanno non ci sono confini e non ci sono conflitti; Nonostante le avversità, il mare non ha barriere! L'evento si terrà il giorno 30 Dicembre dalle ore 9:00pm Vi aspettiamo, partecipate numerosi! TUTTO può essere soggetto ad eventuali modifiche
  7. Dite quello che volete, alla fine Minecraft si rivela essere sempre la piattaforma sandbox vincente. Non si dovrebbe cercare un titolo migliore e più completo, si dovrebbe cambiare l'approccio. Questo é ciò che penso io. Inviato dal mio sasso con i tasti utilizzando tapatalk
  8. Quindi in pratica..."mutismo e rassegnazione" Caaaaaaaaapito!
  9. Se vogliamo dirla tutta...a me ha sempre fatto schifo sapere di un superno che rappresenta il suo campo, il suo aspetto, vederlo definire decaduto perchè il suddetto staffer ha lasciato forgotten. In questo modo nessun altro nuovo staffer ha modo di incarnare quell'aspetto in particolare, vedendosi costretto a sceglierne un altro per vie traverse. E così la linea continua, sempre più superni, sempre più campi assurdi... Piuttosto avrei apprezzato l'idea di vedere un superno che, con il passare delle vicende nel corpo staff, venisse interpretato da una figura nuova e sempre attiva. Ma io ovviamente parlo da utente che sta vivendo la sua prima era e che non ha avuto parte alle vicende passate. Sono più nell'idea di una semplificazione generale del concetto supernico, in modo che anche gli utenti più nuovi, come me, possano relazionarcisi.
  10. Nocturna partecipa presentando la Piazza del Crepuscolo della città! La piazza si trova a coordinate -2408 30 -244
  11. musica

    Il film in questione mi ha davvero rapito alla fine e non potevo non pubblicare questa magnifica cover :3
  12. Benvenuto/a Vacui! Mi fa sempre piacere vedere un new entry che cerca il gdr e a cui piace scrivere storie Per quanto riguarda il server nessun problema, per qualunque domanda o delucidazione fai pure riferimento a noi! Buona permanenza e buon divertimento
  13. - Musica suggestiva - "I giorni successivi dalla tragica spedizione, la squadra esplorativa faceva il viaggio di ritorno verso Nocturna. Le perdite erano state considerevoli e il prezzo che le povere vite avevano pagato gravava sulle spalle del Comandante. Mayuri, ormai stanco e amareggiato, teneva stretto a sé il libro che aveva portato molti dei suoi uomini alla morte. Preso dallo sdegno e dal timore che i restanti uomini lo giudicassero male, tenne avvolto il libro in un panno sotto al suo mantello stringendo il suo braccio destro, simulando di celare una ferita. Mayuri era stanco, aveva ormai raggiunto la sua fatidica età. Prima della partenza verso l'oscura meta, a sud dell'Aramain, aveva pensato che questo sarebbe stato il suo ultimo viaggio, ma il folle destino trovò gusto a burlarsi di lui. Tuttavia qualcosa, probabilmente l'esposizione stessa di quegli strani frutti luminosi, le morenti esalazioni che provenivano dai corpi, aggravò molto la sua salute. Quando tossiva, scure macchie di sangue sporcarono le maniche della sua camicia, che sporgevano dalla sua giacca. Sangue che sembrava nero... Le sale principali della città erano piene di persone, tutte stavano aspettando con trepidazione la squadra e il Comandante. Le spesse porte della Stazione di Ingresso si spalancarono e la folla acclamò rumorosa l'intrepido equipaggio. Sarebbe dovuto essere un momento di gioia e di festeggiamenti, ma gli occhi di Mayuri colsero solamente i lati peggiori: le giovani mogli degli uomini in attesa del marito, gli allegri bambini davanti alle file che cercavano di vedere un padre che, questa volta, non sarebbe tornato. Oltre al suo sguardo funereo, anche i suoi passi pesanti e zoppicanti fecero capire molto dell'esito della missione. I seguenti giorni furono lunghi, e lunghi furono anche i momenti in cui Mayuri se ne stava nelle sue stanze. Il libro lo stava chiamando a se, dal fondo del suo studio, appoggiato sulla scrivania in mogano. Gli occhi verdeggianti lo guardavano, come se fossero in grado di vedere oltre il rivestimento in pelle sgualcito che componeva la rilegatura. Un pensiero rimase nella mente del vecchio Mayuri, fino alla fine dei suoi giorni: qualcosa stava arrivando là fuori, presto tutto sarebbe cambiato."
  14. Non mischiamo l'approccio con una figura professionale da una persona amica, pertanto utilizzate i nick per rivolgersi a noi.