Voidraven13

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  1. Mentre via via alcuni membri dell'Assemblea prendevano la parola e discutevano sul da farsi, un distinto gentiluomo si avvicinò ad Ernesto, salutandolo portando la mano sulla falda del largo cappello. "Buona giornata, signor Presidente. Mi perdoni il disturbo, ma porto un messaggio dal nostro mutuo amico. Quello che è sempre ben informato." L'uomo si sedette accanto al Presidente, passandogli un foglio con alcuni grafici apparentemente disordinati. "Questo piccolo gioco di guerra che stanno facendo Spes e l'Ape Regina è un'ottima occasione, ma non per loro due. Uno è una potenza che sta in piedi solo grazie a un'autorità decadente, l'altra una colonia glorificata ribelle. Il mio datore di lavoro dubita che dureranno più del dovuto, e quindi ha iniziato a lavorare su alcuni progetti, per sfruttare le congiunture che si verranno a creare, sempre se lei è d'accordo." I grafici, illeggibili e senza senso per chi non conosceva alcune specifiche chiavi di lettura, mostravano una proposta molto particolare. "Lasciamo che Spes affoghi, come è suo inevitabile destino. Ma non possiamo certo permettere che quella regina abbia troppo tempo in scena. In fin dei conti è un'insetto, e deve comprendere il suo posto. Muoviamoci per agire come forza di pace, d'accordo con la rivolta ma contro la violenza. Diamo asilo a chi lo desidera, ai mercanti e agli aristocratici, agli operai e agli artisti, lontano dal sangue che scorrerà, e mostriamoli quanto sono accoglienti, pacifiche e neutrali le acque di Thortuga. Magari, quando tutto sarà finito, forse il commercio si ricorderà di chi lo ha preservato." L'uomo si alzò, lisciandosi nuovamente il cappello "Ci sono molti in Assemblea che sono interessati a questa proposta, Presidente, e con una sua parola possono votarla." Lanciando uno sguardo attento tra la folla, si poteva notare ben più di una persona che guardava il gentiluomo, come in attesa di un cenno. Occhi ancora più attenti potevano notare un'elegante donna che parlava con il Segretario, porgendogli simili informazioni.
  2. Io sarei per l’idea di spezzare definitivamente il legame tra il gdr on (il Superno in se) e il gdr off (lo staffer). Anche a rigor di logica sarebbe più coerente che i superni non staffer non abbandonino automaticamente Olimpo o l’Assemblea, ma che magari siano meno attivi sullo specifico Piano che al momento si sta ruolando. Per esempio, Stardel non penso la smetta di fare moduli e gestire la burocrazia supernica solo perché lo Stardel player non è più staffer. Piuttosto riformerei il concetto di Decaduto mantenendone il termine, ma leggendolo diversamente come ‘Fallen from grace’, caduto dalle grazie dell’Assemblea. I Superni Decaduti diventerebbero quindi coloro che attivamente o meno si oppongono all’Assemblea, o in generale i loro stessi colleghi. Questo richiederebbe anche una modifica al discorso degli allineamenti, onde evitare di rendere Decaduto e Caotico come ridondanti, facendo tornare l’asse della legge alla D&D (legale = rispetta una legge o un’ideologia di fondo pedissequamente, Caotico = Non riconosce o accetta una legge o regole). In pratica i Decaduti sono una frangia più estrema (in ogni direzione) dei Superni, che per motivi personali si ritrovano in opposizione all’Assemblea o ai Superni stessi come gruppo. Per esempio, dal punto di vista dell’Assemblea, non sarebbe permesso dare poteri ai mortali (magari uh Superno Decaduto Legale Buono li da per permettere al mortale di portare alla giustizia il cattivo di turno); oppure non sarebbe autorizzato sterminare l’intera specie umana o distruggere completamente un Piano a caso (un Superno Decaduto Legale Malvagio potrebbe decidere che la specie umana é debole, e che solo con un massacro quasi totale si potrebbe ristabilire il suo diritto all’esistenza.) Esempio pratico: Adegheiz e Gola Adegheiz é noto per essere caotico e poco propenso a seguire una linea coerente, tuttavia il suo caos non lo porta a porsi in completa opposizione ai suoi colleghi (magari da fastidio ai più pedanti), a livello ideologico. Non farebbe mai esplodere Karaldur a caso per sfizio personale, immagino. Gola, Legale Malvagio, visto il trattamento che gli è stato riservato, potrebbe decidere che la sua nuova ragione di vita sia farla pagare ai Superni. Diventerebbe quindi un Decaduto che distrugge o sabota ogni piano di qualunque dei suoi colleghi. Va notato che in questo modo il titolo di Decaduto viene staccato dalla questione staffer, e viene dato caso per caso in base alla natura del Superno stesso, secondo la volontà dell’autore o dello staff GdR. Questa é solo una proposta, ma in linea generale io credo sia necessario togliere ogni collegamento On-Off sui Superni.
  3. Finale - Echi Il gruppo venne fatto entrare nella cella di Moxas, con una cautela quasi eccessiva, vista l'apparenza del prigioniero: L'uomo era un magro vecchio, con i polsi sottili e i radi capelli lunghi, una barba incolta e ormai quasi bianca. Gli abiti che indossava gli erano larghi, accentuando ancora di più la sua magrezza e facendolo apparire fragile come un rametto. Sembrava impossibile che uno così, che più facilmente sarebbe passato per il tipico vecchietto della porta accanto, fosse l'artefice di un tale massacro. Un'unica cosa tradiva la verità delle cose, la terribile fame che lo aveva rapito e fatto suo: Gli occhi. Vuoti e perduti, si muovevano con rapidità e scaltrezza come piccole perle grigie, osservando i presenti e la stanza con infinita invidia e bramosia. Non appena Anerel e il suo seguito entrarono nella stanza, Moxas sorrise. "Hai portato sacerdoti e preti. Bene. Vuol dire che la chiesa è stata infettata come previsto." Scoppiò quindi in una rauca risata che fece scorrere un brivido di odio e paura sulle schiene dei presenti. "Quei creduloni dei Bannatori sono serviti al loro scopo, anche se qualcuno deve avere avuto ancora un po' di sale in zucca, eh? Altrimenti non sarei qui!" Continuando a ridacchiare, il vecchio si alzò in piedi, facendo tintinnare le catene che gli avevano messo a mani e piedi. "Se siete qui per avere delle risposte, chi sono io per negarvi l'ultimo contentino? I Bannatori non erano che un piccolo gruppo di non Ulheisti, un tempo, ma io li ho fatti crescere, dandogli una fede e un obbiettivo. Sono venuti su molto meglio di quanto pensassi, devo dire, temevo che qualcuno scappasse da quella chiesa." Moxas si rivolse con il suo sguardo viscido e beffardo verso Juna. "Si, piccola sacerdotessa, i tuoi simili sono stati ingannati e ci sono caduti come dei peri! L'unica cosa che mi serviva da loro la ho avuta: Il loro sangue, che i soldati hanno così gentilmente sparso per tutta la chiesa! Quanto avrei voluto assistere alla loro 'eroica' resistenza!" Le guardie si scambiarono uno sguardo, tra lo schifato e il rabbioso. "Ma voi volete sapere il perché, non è così? Il sangue di quei poveri idioti, e di qualunque uomo, donna o bambino sia stato sparso serviva per portare qui una piccola, minuta cosa. Lo avete sentito tutti, nella chiesa, vero? Quel senso opprimente, asfissiante, quella certezza che qualcosa di vecchio e marcio e decaduto e purulento vi stia guardando. Quella tensione, quell'oppressione è il limite del mondo che piange, dopo che noi lo abbiamo tagliato, ferito, pugnalato, dissanguato!" Più andava avanti, più Moxas diventava isterico e rapido nella sua parlata "Ci sono rituali vecchi, antichi quanto i Superni, in grado di fare cose meravigliose. Tutto quello che dovevamo fare era mandare un'eco, una vibrazione per far crepare le colonne del creato, ma come produrla? Con che strumento creare una melodia così intossicante? Eravamo dubbiosi, ma poi ci ha rivelato la verità! Il sangue, vedete, è una moneta comune, potere liquido. Quando ne spargi abbastanza, tutto diventa possibile! Persino creare qualcosa che si potesse sentire fino alla fine dell'esistenza, ai confini del nulla!" Il vecchio, ridendo sempre con più abbandono e frenesia, si sedette pesantemente "Ormai il messaggio è stato mandato, e lui arriverà, per completare l'ultimo pezzo. Quanti sacrifici sono stati fatti... quanto sangue abbiamo dovuto versare... quanta carne abbiamo dovuto sprecare..." Per un istante, Moxas rimase in silenzio, come ascoltando qualcosa che solo lui poteva udire, poi alzò la testa e continuò "Voi perderete contro di noi. Tutti perdono contro di noi. Vi illudete di poter vincere, ma solo perché vi rifiutate di vedere la verità delle cose. Penserete che siamo noi quelli ciechi, privati di senso da un fanatismo incancrenito, ma vi sbagliate. Noi abbiamo visto la verità delle cose, quello che nessuno vuole vedere... Abbiamo sollevato il velo dietro cui vi nascondete, rimanendo a marcire...." Mentre diceva quelle ultime parole, tutti i presenti ebbero la netta sensazione che non fosse più lui a parlare. "Questo mondo non è vostro, non lo è mai stato." Detto questo, Moxas si chiuse in un silenzio quasi morboso, non rispondendo più ad alcuna domanda. Tutti uscirono da quella cella con una sensazione di sbagliato dentro di loro, come quando ti rendi improvvisamente conto che tutti i vestiti che stai indossando sono in realtà troppo ruvidi. I teologi, più tardi, presero i discorsi sconclusionati di Moxas come la conferma che c'era un Superno di mezzo, e magari qualche culto ad esso legato; tuttavia rimanevano incapaci di definire quale fosse nel dettaglio. Sicuramente uno che stava ai limiti del creato perfino per gli standard delle divinità. Juna, dal canto suo, ebbe la certezza che il Serpente, o qualcosa di molto simile ad esso, c'entrasse in qualche modo. Ma quello che la turbò veramente non fu quello che vide in Moxas, un vecchio pazzo che aveva sacrificato tutto e tutti a qualcosa di indefinito, a un principio di distruzione atavico. Quello che la terrorizzò fino al midollo fu quello che vide dietro di lui: un Vuoto assoluto e allettante, infinito e nullo. Un Vuoto che rispondeva allo sguardo. Finale Complimenti! Siete riusciti a completare l'evento arrivando in fondo al mistero che vi era posto davanti, risolvendo la situazione in uno dei modi più completi! Per questo, avete ottenuto il seguente premio: - Una settimana gratis di mantenimento - 10'000 zenar - Un obbiettivo gratis - Un npc commemorativo per ricordarvi delle vostre gesta (l'npc è inerente all'evento e non è possibile sceglierlo in tutti i dettagli, ma potete decidere dove piazzarlo) L'evento è concluso, ma potete continuare a fare gdr su questo avvenimento nel topic, magari per discutere con altri giocatori e formulare qualche ipotesi su cosa sta avvenendo a Karaldur.
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  9. Il Vecchio scrisse velocemente qualcosa su un biglietto, e lo consegnò a una delle guardie, che uscì rapidamente dalla stanza. Dopo una decina di minuti, lo stesso uomo tornò e sussurrò qualcosa alle orecchie della figura dietro la scrivania. "Bene." commentò il Vecchio "Il nostro... capo ha deciso di concedere fiducia a questa Mirtal; tuttavia, prima noi vorremmo un gesto di buona fede da parte sua. Il Segr... il capo vuole che Mirtal venga qui per incontrarlo. Ovviamente non entrerà dalle porte principali, entrambi vogliamo salvare le apparenze, ma da alcune vie secondarie; i miei soldati la scorteranno lì in modo che non ci siano problemi." Il Vecchio si alzò dalla sedia, rivelandosi una figura abbastanza alta e slanciata. "Mirtal non avrà nulla da temere da noi, se verrà in pace. Dille di farsi trovare in una zona vicino alla città fra due giorni, da sola o al massimo con te." Dopo essersi assicurato che il nativo avesse capito tutto, disse a una delle guardie "Portalo fuori, e dagli la mappa con il punto d'incontro." Mentre gli occhi del nativo venivano ricoperti dalla tela nera, la figura lo salutò con un cenno del capo. Il giovane tornò a vedere la luce del sole in mezzo alla giungla, poco fuori dalle mura di Thortuga. Aveva la mappa in mano, con indicazioni tutte disegnate e comprensibili, e il messaggio in testa. Non restava altro che consegnare entrambi.
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  14. Ci volle un po’, ma alla fine il Dottor Lagulos riuscì a tradurre in modo rapido e sufficientemente preciso la lingua del giovane. Il Vecchio, nel frattempo, era rimasto immobile dietro alla sua scrivania, prendendo di tanto in tanto qualche appunto su un taccuino sgualcito. ”Ottimo” disse alla fine ”Speravo in un po’ di buona volontà da parte vostra. Mi risparmia la poco creativa soluzione di usare la forza e costringervi a smetterla con uno sterminio.” Pablo continuava a tradurre, come una macchina. ”Sono disposto a venire incontro a voi... Nemukhan, se questi attacchi cesseranno. Assumo tu abbia un piano o almeno una proposta per fermare questo Staro-Dul, altrimenti non saresti qui. Ti prego di esporlo dunque.” Con una nota di cruda astuzia, aggiunse “Chissà, magari dopo aver risolto questa incomprensione i nostri popoli potrebbero anche diventare ottimi amici.”
  15. La figura dietro la scrivania sospiró. ”Fate entrare il traduttore.” Un uomo piccolo e dalle spalle infossare venne fatto entrare nella stanza dalle guardie. Sembrava perfino meno a suo agio del nativo, e tremava quasi visibilmente. ”Dottore, benvenuto” disse la figura “Si sieda, prego. Abbiamo molto lavoro da fare.” Il traduttore prese posto in una piccola sedia di legno a lato della stanza. L’uomo dietro la scrivania si inumidì le labbra, poi proseguì. ”Questo è il dottor Pablo Lagulos, il più grande esperto in lingue che la città abbia da offrire. Parla denai, thortughese, una decina di dialetti del denai e sei lingue native.” ”Ehm... Sette lingue native, signore... Ho completato in questi giorni una ricerca su...” La flebile vocina di Pablo venne silenziata da quella profonda e feroce del Vecchio. ”Certo, Dottore. Il punto è che sono sicuro che se qualcuno possa superare le nostre barriere linguistiche, sia lui.” Dopo una breve pausa, aggiunse, rivolto a Pablo. ”Traduca, Dottore.” ”Ehm... si, certo... si...” Il Dottore prese a tradurre la discussione appena avvenuta in vari dialetti denai e lingue native, cercano a tentativi una lingua che il giovane potesse capire.