Voidraven13

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  1. "Invero, Don Corvus, per ora non c'è nessuno a reclamare il suo posto, o il suo nome." Leyros bevve un rapido sorso dal suo bicchiere, non togliendo neanche per un secondo gli occhi dal suo interlocutore. "Ma, d'altronde, che cos'è un nome da solo, se non una maschera un po' più metaforica? Lei potrebbe dirmi un nome qualunque, mentendo spudoratamente, e io poco potrei fare per scoprire il suo inganno. Forse lei sta indossando una maschera più sofisticata del bruto che lascia intendere, 'Don Corvus', ma, alla fine, non lo facciamo tutti?"
  2. Ryan Leyros, dopo aver scambiato la tipica sequenza di convenevoli che rendevano così unicamente uguali quelle feste, si era anche lui avvicinato al buffet, anche se più per la nutrita scorta di alcolici li contenuta che per altro. Con la grazia e il tatto che lo contraddistinguevano, entrò nella discussione a gamba tesa. "Signor Sorin, lei sta parlando con il grande Generale di Thortuga, Don Adrien Corvus." Leyros fece un cenno con il bicchiere verso il thortughese. "A tal proposito, signor Corvus, devo dire che la ricordavo un po' più giovane, più magro... e molto più biondo. Immagino questo cambio di stile sia giustificato dal suo costume di stasera, si?"
  3. "E io che pensavo sarebbe stata una festa noiosa." commentò un uomo appena entrato nella grande sala, gettando uno sguardo veloce all'ubriaco che tentava di suonare. Purtroppo per lui, e per le loro orecchie, i fumi dell'alcol erano una pessima musa. Il nuovo arrivato indossava dei vestiti eleganti e di buonissima fattura, ma li portava con un tale spregio del loro valore da farli sembrare due volte più costosi. La giacca blu notte era lasciata aperta, a mostrare la camicia bianca sottostante, che presentava i primi due bottoni aperti, mettendo in vista una collana di schegge di ossidiana. Le maniche erano tirate su fino appena sotto il gomito, lasciando vedere la punta di un tatuaggio decisamente più grande che probabilmente copriva tutta la spalla sinistra. I capelli scuri brizzolati erano tagliati corti, e molto ben tenuti, e così come la barba. Gli occhi marrone scuro, quasi nero, erano profondi e lasciavano intendere una feroce astuzia. Stranamente, non sembrava avere su di sé alcun tipo di maschera. Non appena vide la Protettrice, si diresse verso di lei con tutta calma, per poi salutarla con un elegante inchino. "Miss Leotred, è sempre un piacere vederla in buona salute. Si dovrebbe ricordare di me per tutte quelle noiose riunioni sull'approvvigionamento dei ricercatori." L'uomo prese rapidamente un calice da uno dei camerieri che passavano li vicino. "Ryan Leyros, mi sono occupato di far avere ai laboratori di Spes tutto quello di cui avevano bisogno per mandare avanti le loro ricerche."
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  5. Nome (GDR): Adrien Cognome (GDR): Corvus Discorso di Presentazione: Popolo Modernista, avete assistito alle recenti discussioni sul Connalib, sulla politica estera, sul governo. E cosa avete visto? Divisioni. Discussioni. La mancanza di una linea comune a tutti noi. I nostri detrattori potrebbero dire che questo è un segno della nostra debolezza, ma così non è, anzi! La libertà ed i diritti del singolo, tra cui quello di espressione, sono la più alta forma di civiltà! Civiltà che noi dobbiamo incarnare completamente. L'unificazione di punti di vista diversi è sempre stato il cardine del Modernismo. Questo è il punto più importante da tenere a mente, ed il motivo per cui io sono di fronte a voi a candidarmi: L'unità. Il Presidente, in quanto rappresentante e protettore del Modernismo e del Partito, è colui che ha il dovere di parlare per tutto il Popolo Modernista, facendo sue le migliaia di singole voci. E' necessario un Presidente che riesca a unificare nella sua figura sia le posizioni più moderate di chi non desidera una guerra aperta, e quelle più radicali di chi vuole che coloro che ci hanno così crudelmente attaccato debbano essere puniti. Abbiamo bisogno di un Presidente che con la sua figura ripristini la concordia e la pace nel Popolo Modernista, ed è quello che io intendo fare. E' tempo che il Popolo Modernista parli di nuovo al mondo con una sola e unica voce, frutto dell'unione di tutte le sue voci, ma infinitamente più potente della loro mera somma. Solo insieme possiamo superare i problemi che la realtà dei nostri tempi ci presenta, e solo insieme possiamo proteggere il nostro Popolo da coloro che vorrebbero distruggerlo. Come una sola mente, noi stringeremo la mano dei nostri amici, e come un solo corpo puniremo chi ha osato attaccarci. Uniti nelle nostre differenze, diventeremo quel faro di civiltà e progresso che questo piano merita.
  6. Da uno degli spalti più distanti, il figlio di William D. Corvus, Adrien, aveva ascoltato con grande interesse il discorso della Comandante, come probabilmente tutti gli altri. Eppure, doveva dire che lo avevano colpito nel profondo, quelle parole. La giustizia... la giustizia era sempre stato un cardine della civiltà, certo, e Niuop ci aveva sputato sopra con la nonchalance di chi non ha capito nulla. Ma non era la giustizia che era stata la prima vittima di quel conflitto, no, e si sentiva in dovere di farlo notare. Alzandosi in piedi e scusandosi mentalmente con il padre, un corvo del potere ormai invecchiato, prese la parola. "Compagni Modernisti! No, anzi, Popolo modernista! Ringrazio infinitamente la Comandante per le sue sagge parole. Parole vere che noi tutti avevamo bisogno di sentire. Comprendo e credo sia anche giustificabile la cautela del governo di fronte a questa crisi: la situazione politica globale sta in equilibrio su un filo terribilmente sottile. Tra la Pandemia, i nostri accordi con il Concordato, le tensioni politiche emergenti tra le nazioni estere; Chi tra di noi potrebbe dire che avrebbe saputo gestire tutto con assoluta calma e decisione? Senza avere dubbi di compiere errori, senza sentire il peso della responsabilità di un Popolo e di una ideologia sulle spalle? Credo che il governo abbia sbagliato, si, ma che nel suo errore abbia dimostrato un grande rispetto e un grande amore per noi tutti; e per questo dovremmo essergli grati." Adrien Corvus prese fiato, poi continuò a voce più alta. "Tuttavia il problema rimane, e noi dobbiamo risolverlo. La Comandante ha già fatto notare come Niuop e i suoi Padri Fondatori hanno sfruttato la nostra cautela per sfuggire alle loro azioni, alla giustizia. Non è possibile che un uomo venga ucciso, privato del suo diritto di vivere, solo per il suo pensiero, per la sua ideologia. L'ipocrisia della autoproclamata città della libertà che priva gli altri di essa è così grande da fare ridere i Superni stessi! Ma non è per la giustizia, a cui nessuno più sfuggire, che dobbiamo scendere in campo; non è per la verità , ormai palese a tutti, che dobbiamo raccogliere le armi! Loro hanno attaccato il Popolo Modernista e tutti i diritti dell'uomo che esso tutela e rappresenta! La loro infida pericolosità è uguale se non più grande rispetto alla Pandemia che ha massacrato così tanti. Sono un pericolo alla dignità e ai diritti di ogni individuo!" Mentre si avviava alla conclusione, il tono divenne molto più basso, avvolto da una tensione dettata dalla passione. "Noi dobbiamo andare sotto alle loro mura di menzogna senza altro nome se non il nostro. Noi butteremo i Padri Fondatori nella polvere a cui appartengono senza motivazioni se non quelle di difendere noi e la dignità di Karaldur. Niuop è una malattia nata nell'invidia e battezzata nell'ipocrisia, e il Popolo Modernista non può rimanere a guardare mentre il loro marciume corrompe la terra stessa. Nostro è il dovere di difendere il diritto e la libertà dei popoli! Loro sono la malattia, e noi siamo la cura."
  7. William Corvus fece un cenno di assenso alle parole che il suo collega SER gli aveva detto. Alzandosi in piedi, poi, disse all'Assemblea. "Compagno Pirinos, temo che lei stia scambiando la mancanza di... ferocia con una mancanza di polso. Comprendo le sue preoccupazioni e condivido l'indignazione per le efferate uccisioni dei nostri concittadini, ma non per questo dobbiamo smettere di pensare e caricare a testa bassa. Ci sono molti modi di vincere uno scontro, e la violenza aperta è solo uno di questi. Il meno raffinato, ovviamente. Vede, quando il mondo guarda, non possiamo dare un'idea disticevole di noi. Non possiamo passare per dei barbari che rispondono con la vecchia legge dell'occhio per occhio, dente per dente." Corvus sorride astuto "Detto questo, sicuramente azioni del genere non vanno lasciate impunite, ne vogliamo farlo. Ma perché muovere il martello, se con una semplice flessione del polso possiamo spezzare il braccio del nostro avversario? Il suo cuore è nel posto giusto, compagno, ne sono sicuro, ma la sua zelante passione andrebbe a creare più problemi di quanti ne risolva. Non è necessaria una guerra aperta, quando ci sono metodi migliori."
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  10. EDIT Il termine ultimo dell'evento è stato spostato a Domenica 17 Settembre a Mezzanotte
  11. "Ottima scelta, Signor Richtofen. Non ne rimarrà deluso, glielo posso assicurare." Il contratto scomparve nuovamente nella valigetta. "Le faremo sapere quando dovrà adempiere alla sua parte di contratto, non si preoccupi." L'essere gli lanciò un ultima occhiata, prima di girarsi e scomparire nel nulla. "Buona giornata, e buona guarigione." Edward si svegliò di soprassalto nel letto dell'ospedale, mentre la luce dell'alba gli accarezzava il volto. La sua gamba era avvolta in uno spesso strato di bende bianche, ma il dolore era scomparso. Dopo qualche minuto, il medico entrò nella stanza, seguito sempre dalla fedele infermiera. "Ah, è già sveglio signor Richtofen! Devo dire che l'intervento è stato un grandioso successo!" L'uomo si passò una mano sui radi capelli con malcelato orgoglio. "Inizialmente, non pensavo che la sua gamba si potesse salvare, ma ha avuto fortuna: Il metallo non aveva intaccato nessuna struttura venosa o nervosa. Perfino il muscolo è rimasto solo leggermente danneggiato!" L'infermiera appoggiò sul tavolino un vassoio con una leggera colazione. "Solo la sua pelle è stata intaccata, ma non in modo grave. Penso che in una settimana lei sarà in piedi come nuovo." Edward stava ascoltando senza attenzione, completamente perso com'era a fissare il mare fuori dalla finestra. Le onde erano sempre lì. Una dopo l'altra. "Non so a cosa lei creda, ma con la fortuna che ha avuto, dovrebbe proprio ringraziare i suoi dei!" La terra franava, la pietra si spezzava, il mondo decadeva e rinasceva. Ma l'oceano rimaneva sempre lì, con le sue infinite piccole onde. Non se ne sarebbe mai andato.