Voidraven13

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  1. Le strade di Spes, un tempo tranquille, dopo l’apertura del Portale avevano conosciuto nuovamente il caos ed il disordine, oltre che un notevole aumento di rumore. Le guardie faticavano sempre di più a presidiare l’arcano costrutto, e fin troppo spesso dovevano urlare contro la folla di curiosi che tentava di entrarvi, di capirlo, o di maledirlo, a seconda. Dal canto loro, la folla non era da meno: Domande urlate e teorie sbraitate si battevano fianco a fianco con pessimistiche visioni e curiose speranze. C’era chi pensava non potesse andare peggio. Come succede sempre a chi fa questi pensieri, si sbagliava. Dopo alcune settimane dall’apertura del Portale, una nuova voce iniziò a riempire le strade di Spes, quella del timore, portata da profeti di ogni forma e professione. All’inizio erano solo nei vicoli più sperduti, sotto forma di barboni, poi nei bar, sotto forma di ubriachi; infine, giunsero per le strade, come anticipatori della fine dei tempi. Apocalisse! La fine è giunta! La furia dei Superni ci distruggerà tutti! Ormai perfino i richiami all’ordine delle guardie stavano divenendo in fretta sussurri in confronto. Era una giornata di pioggia, come un mese ormai, quando Levin Rezar si ritrovò, come faceva ogni mattina, davanti all’enorme Portale. Era una visione che lo rilassava, in un certo senso: Le guardie al loro posto, in file ordinate, i gruppi di curiosi, e l’immancabile folla che ascoltava il Profeta della Sventura di turno. “Venite, popolo di Spes! Osservate la nostra unica ancora di salvezza e redenzione!” Disse l’uomo, indicando con grandi e teatrali gesti il Portale “Solo tramite esso potremo sfuggire all’Apocalisse che ci attanaglia!” Varie grida di approvazione si innalzarono dalla folla, mentre le guardie osservavano in preoccupato silenzio. “Pensate che stia esagerando? Osservate il cielo! Le lacrime degli dei bagnano le nostre strade da giorni! Il mare è così irrequieto che i pescatori non possono allontanarsi dalla riva! Le piante muoiono affogate sotto i colpi della Fine!” Pausa teatrale, queste cose richiedono tempismo dialettico “Fra quanto saremo noi a morire? Fra quanto l’Apocalisse raggiungerà le nostre gole, strappando l’anima ai nostri fragili corpi? Il nostro tempo sta finendo, dobbiamo entrare nel Portale finché ancora possiamo!” Alcuni tra gli elementi più inviperiti della folla iniziarono a insultare le guardie ad alta voce, ma vennero velocemente silenziati dai gesti decisi del Profeta. “No, no, popolo di Spes. Il Portale è nostro tanto quanto lo è loro, anche se sono cechi alla sua gloria” L’uomo poi si rivolse verso i soldati, con uno sguardo che era un misto di pietà e comprensione “Unitevi a noi, protettori di Spes. Unitevi e a noi e portate a termine la vostra funzione: Salvare questa gente dall’Apocalisse che giunge!” Le guardie, dal canto loro, non fecero altro che guardarsi a vicenda in silenzio. Forse qualcuno tra loro concordava anche con il Profeta, ma il dovere veniva prima, nonostante tutto. Il fatto che ben poche città avessero deciso di mandare assistenza a Spes aveva fatto in modo che i soldati fossero terribilmente male equipaggiati e, peggio ancora, demotivati. Era già un miracolo che quella sottile linea tenesse ancora. Levin si sistemò meglio il cappello sulla testa, e si avviò verso le viuzze della città. Non aveva bisogno di ascoltare la successiva parte del discorso, tanto ormai lo conosceva a memoria. In fin dei conti lo aveva scritto lui. Percorrendo le vie di Spes, poteva sentire i discorsi timorosi dei cittadini che incrociava e quelli di rabbia di chi voleva raggiungere questo mondo nuovo.I semi che avevano seminato stavano germinando bene, e presto la pianta avrebbe esteso i suoi rami fino al Portale. Il giovane uomo raggiunse dopo pochi minuti la sua destinazione, un negozio di antiquariato nella parte bassa di Spes. Entrando fece un cenno al negoziante, che rispose con un piccolo inchino del capo, e proseguì verso il retro. Libri antichi e ninnoli importati lo accompagnarono lungo i corridoi, mentre quadri impolverati lo osservavano severi. Infine, giunse in una piccola stanza, con un tavolo, un paio di sedie ed un uomo anziano. “Melchior” salutò il giovane “Non dovevi venire fino a qui, ti avrei fatto consegnare i rapporti a casa.” “Oh, non preoccuparti, giovane Rezar, camminare un po’ fa bene per quelli della mia età.”L’anziano si alzò lentamente dalla sedia, sistemandosi l’elegante abito di fattura un po’ datata “Poi, temo che non avremo molte altre occasioni di parlare. Da Maestro ad Allievo. Fra tre giorni tu non sarai più qui.” Levin strinse la mano all’uomo, poi si sedettero. La notizia avrebbe dovuto stupirlo, ma ormai non gli rimaneva che trepidante apatia per quello che doveva essere. “Abbiamo dovuto accelerare di così tanto le tappe? I nostri ‘profeti di sventura’ hanno fatto un lavoro così buono?” “Non si accelera perché si deve, ma perché si può. Il Vuoto può permettersi di avere pazienza, noi non abbiamo il lusso dell’eternità.” Melchior sorrise “Come predetto dal nostro Inno, con o senza Apocalisse, questo piano dovrà essere lasciato indietro. Fra tre giorni, tutti i nostri millantatori convergeranno a Spes, sul Portale. Migliaia di persone chiederanno a gran voce di lasciare questo posto, e le guardie lo permetteranno.” Rezar si passo la mano tra i capelli rossi “E cosa ti fa essere così sicuro che le guardie li lasceranno passare?” “Per lo stesso motivo per cui il clima è impazzito esattamente al momento giusto, giovane: Il Vuoto ha già deciso. A noi non resta che eseguire la nostra parte in questo teatro.” Il vecchio si abbassò, e prese un tomo da una borsa appoggiata a terra. Era un libro dalle pagine di un bianco osseo, con la copertina rilegata in cuoio di colore nero ed azzurro. “La tua è di andare nel nuovo mondo, e portare con te il nostro Inno, cosi che il Coro possa essere creato.” Il giovane prese in mano il libro, l’oggetto più sacro del loro culto, fonte di tutte le loro dottrine e di tutte le loro certezze. “Sarà fatto, la Voce del Vuoto deve risuonare anche negli angoli più remoti del Multiverso.”Rezar si alzò in piedi “E’ stato un onore, mio Maestro. Possa il Vuoto abbracciarti.” Con un rapido inchino, il giovane se ne andò, verso il futuro che attendeva lui ed i popoli del piano. Melchior, dal canto suo, sempre con un flebile sorriso stampato sulla faccia, parlò al vuoto che lo circondava. “Sempre avanti, mio Allievo, chi si ferma è perduto. Ma anche chi continua dovrebbe sapere che il Vuoto fece un dono a questa realtà, molto tempo fa: L’esistenza è un frattale, ricorsiva. Ovunque tu vada, ci sarà sempre un ordine ed un cambiamento, un passato ed un futuro, un maestro ed un allievo, che ballano in eterno. Ovunque tu vada, ci sarà sempre un tavolo, un libro, ed un uomo.” Una sottile risata riempì la stanza vuota, mentre la pioggia batteva dolce e spietata contro i tetti di Spes. Gli ultimi giorni nel piano furono di una surreale tranquillità per Levin Rezar, che non fece altro che osservare gruppi di persone sempre più grandi che convergevano a Spes. Il giorno fatidico, la piazza antistante al Portale era a malapena capace di contenere l’enorme massa di persone, che occupavano anche tutte le vie vicine. I Profeti di Sventura, ormai divenuti un coro, erano davanti a tutti, urlando le loro promesse di salvezza contro le guardie, ormai divenute piccole piccole di fronte all’orda. Melchior aveva ragione: Non potevano non lasciarli passare, anche solo per evitare di essere linciate. Per come erano ridotte a volontà e risorse, era già tanto se fossero state in grado di resistere pochi minuti. Il giovane strinse a sé il libro, e attese l’inevitabile. Le discussioni e le urla si innalzavano verso il cielo uggioso; sempre più in alto, fino ad interrompersi bruscamente. Il Portale! La membrana arcana che lo componeva stava vibrando visibilmente, e mille increspature attraversavano la sua superficie iridescente. Levin, aguzzando lo sguardo, intravide cosa stava uscendo dal Portale, ed un malcelato sorriso si dipinse sulle sue labbra. Il Fato era veramente dalla loro parte.
  2. "Staro'Dul forse non aveva tutti i torti, ma la storia sembra pronta a dargliene gran parte, Sacerdotessa" Stavolta la voce veniva da una delle parti tipicamente silenziose del consiglio, lontano dagli industriali e dai sacerdoti. Una donna si alzò dalla sua sedia, sistemandosi i vestiti eleganti da cerimonia che palesemente le stavano troppo larghi. "Consigliera Leish" Si presentò, rivolgendosi al Matuul "Vorrei dire qualcosa, se posso." Tussuradad fece un cenno di assenso con la testa, e Leish cominciò a parlare. "Sacerdotessa Shali, ogni giorno che ci ritroviamo lei ripete sempre lo stesso discorso, e conclude con le stesse indignazioni: Come osiamo permettere ai questi stranieri di commerciare con noi? Come si può tollerare che degli eretici draftisti respirino nelle nostre terre? Ogni giorno il signor Kano le risponde legando vantaggi economici e successi commerciali. Passa la notte, tutti si svegliano e si ripete da capo. Non intendo perdere tempo a discutere di economia, non ne avrei le capacità, ma se vuole posso spiegarle perché gran parte della popolazione Dasheen sta abbandonando il suo culto per quello draftista. In un mondo più ideale, lei dovrebbe già saperlo, ma sappiamo entrambe come lei preferisca la sua dialettica a chiedere al mondo cosa stia succedendo." Gli insulti dal clero e i complimenti dagli industriali riempirono uniformemente la sala, per poi essere egualmente fulminati dallo sguardo di Leish. "Se seguissimo pedissequamente le sue tradizioni, sacerdotessa, un figlio di una famiglia Dasheen non potrebbe sperare in altro che in una vita di onesta servitù, non è vero? A nulla sarebbero importati i suoi sforzi e i suoi sacrifici, sarebbe sempre rimasto un'umile schiavo. Io stessa, invece di essere qui a parlare di fronte a voi, sarei probabilmente in una capanna a pulire tuniche." Lo sguardo di fuoco della Consigliera era fisso sulla Sacerdotessa "Eppure no, e sa perché? Perché noi, nati senza la fortuna di essere ricchi, forti e 'sacri', finalmente abbiamo avuto la possibilità di essere qualcosa che non sia un soprammobile silenzioso nei vostri templi. Finalmente il nostro sudore è diventato nostro, e con esso abbiamo potuto comprarci rappresentanza. Tutto questo perché io potessi arrivare di fronte a lei, a rispondere alla sua domanda: 'Perché i Dasheen non seguono più la nostra fede?'. E' molto semplice: Perché la sua fede ci ha promesso sempre solo due cose, Schiavitù e Silenzio. Per anni siamo stati considerati a malapena persone, e vi stupite se, quando arriva qualcuno a dirci che invece abbiamo un valore, preferiamo lui a voi? Siete veramente così ciechi da non aver visto tutto questo arrivare?" Leish fece un pausa, sistemandosi nuovamente i vestiti "C'è una cosa che vorrei dire, a nome di tutti i Dasheen che non possono essere qui, ma che conoscono il loro valore: Noi non torneremo mai alla sua schiavitù. Meglio cento anni da draftista libera, che uno da schiava con lei."
  3. Mentre via via alcuni membri dell'Assemblea prendevano la parola e discutevano sul da farsi, un distinto gentiluomo si avvicinò ad Ernesto, salutandolo portando la mano sulla falda del largo cappello. "Buona giornata, signor Presidente. Mi perdoni il disturbo, ma porto un messaggio dal nostro mutuo amico. Quello che è sempre ben informato." L'uomo si sedette accanto al Presidente, passandogli un foglio con alcuni grafici apparentemente disordinati. "Questo piccolo gioco di guerra che stanno facendo Spes e l'Ape Regina è un'ottima occasione, ma non per loro due. Uno è una potenza che sta in piedi solo grazie a un'autorità decadente, l'altra una colonia glorificata ribelle. Il mio datore di lavoro dubita che dureranno più del dovuto, e quindi ha iniziato a lavorare su alcuni progetti, per sfruttare le congiunture che si verranno a creare, sempre se lei è d'accordo." I grafici, illeggibili e senza senso per chi non conosceva alcune specifiche chiavi di lettura, mostravano una proposta molto particolare. "Lasciamo che Spes affoghi, come è suo inevitabile destino. Ma non possiamo certo permettere che quella regina abbia troppo tempo in scena. In fin dei conti è un'insetto, e deve comprendere il suo posto. Muoviamoci per agire come forza di pace, d'accordo con la rivolta ma contro la violenza. Diamo asilo a chi lo desidera, ai mercanti e agli aristocratici, agli operai e agli artisti, lontano dal sangue che scorrerà, e mostriamoli quanto sono accoglienti, pacifiche e neutrali le acque di Thortuga. Magari, quando tutto sarà finito, forse il commercio si ricorderà di chi lo ha preservato." L'uomo si alzò, lisciandosi nuovamente il cappello "Ci sono molti in Assemblea che sono interessati a questa proposta, Presidente, e con una sua parola possono votarla." Lanciando uno sguardo attento tra la folla, si poteva notare ben più di una persona che guardava il gentiluomo, come in attesa di un cenno. Occhi ancora più attenti potevano notare un'elegante donna che parlava con il Segretario, porgendogli simili informazioni.
  4. Io sarei per l’idea di spezzare definitivamente il legame tra il gdr on (il Superno in se) e il gdr off (lo staffer). Anche a rigor di logica sarebbe più coerente che i superni non staffer non abbandonino automaticamente Olimpo o l’Assemblea, ma che magari siano meno attivi sullo specifico Piano che al momento si sta ruolando. Per esempio, Stardel non penso la smetta di fare moduli e gestire la burocrazia supernica solo perché lo Stardel player non è più staffer. Piuttosto riformerei il concetto di Decaduto mantenendone il termine, ma leggendolo diversamente come ‘Fallen from grace’, caduto dalle grazie dell’Assemblea. I Superni Decaduti diventerebbero quindi coloro che attivamente o meno si oppongono all’Assemblea, o in generale i loro stessi colleghi. Questo richiederebbe anche una modifica al discorso degli allineamenti, onde evitare di rendere Decaduto e Caotico come ridondanti, facendo tornare l’asse della legge alla D&D (legale = rispetta una legge o un’ideologia di fondo pedissequamente, Caotico = Non riconosce o accetta una legge o regole). In pratica i Decaduti sono una frangia più estrema (in ogni direzione) dei Superni, che per motivi personali si ritrovano in opposizione all’Assemblea o ai Superni stessi come gruppo. Per esempio, dal punto di vista dell’Assemblea, non sarebbe permesso dare poteri ai mortali (magari uh Superno Decaduto Legale Buono li da per permettere al mortale di portare alla giustizia il cattivo di turno); oppure non sarebbe autorizzato sterminare l’intera specie umana o distruggere completamente un Piano a caso (un Superno Decaduto Legale Malvagio potrebbe decidere che la specie umana é debole, e che solo con un massacro quasi totale si potrebbe ristabilire il suo diritto all’esistenza.) Esempio pratico: Adegheiz e Gola Adegheiz é noto per essere caotico e poco propenso a seguire una linea coerente, tuttavia il suo caos non lo porta a porsi in completa opposizione ai suoi colleghi (magari da fastidio ai più pedanti), a livello ideologico. Non farebbe mai esplodere Karaldur a caso per sfizio personale, immagino. Gola, Legale Malvagio, visto il trattamento che gli è stato riservato, potrebbe decidere che la sua nuova ragione di vita sia farla pagare ai Superni. Diventerebbe quindi un Decaduto che distrugge o sabota ogni piano di qualunque dei suoi colleghi. Va notato che in questo modo il titolo di Decaduto viene staccato dalla questione staffer, e viene dato caso per caso in base alla natura del Superno stesso, secondo la volontà dell’autore o dello staff GdR. Questa é solo una proposta, ma in linea generale io credo sia necessario togliere ogni collegamento On-Off sui Superni.
  5. Finale - Echi Il gruppo venne fatto entrare nella cella di Moxas, con una cautela quasi eccessiva, vista l'apparenza del prigioniero: L'uomo era un magro vecchio, con i polsi sottili e i radi capelli lunghi, una barba incolta e ormai quasi bianca. Gli abiti che indossava gli erano larghi, accentuando ancora di più la sua magrezza e facendolo apparire fragile come un rametto. Sembrava impossibile che uno così, che più facilmente sarebbe passato per il tipico vecchietto della porta accanto, fosse l'artefice di un tale massacro. Un'unica cosa tradiva la verità delle cose, la terribile fame che lo aveva rapito e fatto suo: Gli occhi. Vuoti e perduti, si muovevano con rapidità e scaltrezza come piccole perle grigie, osservando i presenti e la stanza con infinita invidia e bramosia. Non appena Anerel e il suo seguito entrarono nella stanza, Moxas sorrise. "Hai portato sacerdoti e preti. Bene. Vuol dire che la chiesa è stata infettata come previsto." Scoppiò quindi in una rauca risata che fece scorrere un brivido di odio e paura sulle schiene dei presenti. "Quei creduloni dei Bannatori sono serviti al loro scopo, anche se qualcuno deve avere avuto ancora un po' di sale in zucca, eh? Altrimenti non sarei qui!" Continuando a ridacchiare, il vecchio si alzò in piedi, facendo tintinnare le catene che gli avevano messo a mani e piedi. "Se siete qui per avere delle risposte, chi sono io per negarvi l'ultimo contentino? I Bannatori non erano che un piccolo gruppo di non Ulheisti, un tempo, ma io li ho fatti crescere, dandogli una fede e un obbiettivo. Sono venuti su molto meglio di quanto pensassi, devo dire, temevo che qualcuno scappasse da quella chiesa." Moxas si rivolse con il suo sguardo viscido e beffardo verso Juna. "Si, piccola sacerdotessa, i tuoi simili sono stati ingannati e ci sono caduti come dei peri! L'unica cosa che mi serviva da loro la ho avuta: Il loro sangue, che i soldati hanno così gentilmente sparso per tutta la chiesa! Quanto avrei voluto assistere alla loro 'eroica' resistenza!" Le guardie si scambiarono uno sguardo, tra lo schifato e il rabbioso. "Ma voi volete sapere il perché, non è così? Il sangue di quei poveri idioti, e di qualunque uomo, donna o bambino sia stato sparso serviva per portare qui una piccola, minuta cosa. Lo avete sentito tutti, nella chiesa, vero? Quel senso opprimente, asfissiante, quella certezza che qualcosa di vecchio e marcio e decaduto e purulento vi stia guardando. Quella tensione, quell'oppressione è il limite del mondo che piange, dopo che noi lo abbiamo tagliato, ferito, pugnalato, dissanguato!" Più andava avanti, più Moxas diventava isterico e rapido nella sua parlata "Ci sono rituali vecchi, antichi quanto i Superni, in grado di fare cose meravigliose. Tutto quello che dovevamo fare era mandare un'eco, una vibrazione per far crepare le colonne del creato, ma come produrla? Con che strumento creare una melodia così intossicante? Eravamo dubbiosi, ma poi ci ha rivelato la verità! Il sangue, vedete, è una moneta comune, potere liquido. Quando ne spargi abbastanza, tutto diventa possibile! Persino creare qualcosa che si potesse sentire fino alla fine dell'esistenza, ai confini del nulla!" Il vecchio, ridendo sempre con più abbandono e frenesia, si sedette pesantemente "Ormai il messaggio è stato mandato, e lui arriverà, per completare l'ultimo pezzo. Quanti sacrifici sono stati fatti... quanto sangue abbiamo dovuto versare... quanta carne abbiamo dovuto sprecare..." Per un istante, Moxas rimase in silenzio, come ascoltando qualcosa che solo lui poteva udire, poi alzò la testa e continuò "Voi perderete contro di noi. Tutti perdono contro di noi. Vi illudete di poter vincere, ma solo perché vi rifiutate di vedere la verità delle cose. Penserete che siamo noi quelli ciechi, privati di senso da un fanatismo incancrenito, ma vi sbagliate. Noi abbiamo visto la verità delle cose, quello che nessuno vuole vedere... Abbiamo sollevato il velo dietro cui vi nascondete, rimanendo a marcire...." Mentre diceva quelle ultime parole, tutti i presenti ebbero la netta sensazione che non fosse più lui a parlare. "Questo mondo non è vostro, non lo è mai stato." Detto questo, Moxas si chiuse in un silenzio quasi morboso, non rispondendo più ad alcuna domanda. Tutti uscirono da quella cella con una sensazione di sbagliato dentro di loro, come quando ti rendi improvvisamente conto che tutti i vestiti che stai indossando sono in realtà troppo ruvidi. I teologi, più tardi, presero i discorsi sconclusionati di Moxas come la conferma che c'era un Superno di mezzo, e magari qualche culto ad esso legato; tuttavia rimanevano incapaci di definire quale fosse nel dettaglio. Sicuramente uno che stava ai limiti del creato perfino per gli standard delle divinità. Juna, dal canto suo, ebbe la certezza che il Serpente, o qualcosa di molto simile ad esso, c'entrasse in qualche modo. Ma quello che la turbò veramente non fu quello che vide in Moxas, un vecchio pazzo che aveva sacrificato tutto e tutti a qualcosa di indefinito, a un principio di distruzione atavico. Quello che la terrorizzò fino al midollo fu quello che vide dietro di lui: un Vuoto assoluto e allettante, infinito e nullo. Un Vuoto che rispondeva allo sguardo. Finale Complimenti! Siete riusciti a completare l'evento arrivando in fondo al mistero che vi era posto davanti, risolvendo la situazione in uno dei modi più completi! Per questo, avete ottenuto il seguente premio: - Una settimana gratis di mantenimento - 10'000 zenar - Un obbiettivo gratis - Un npc commemorativo per ricordarvi delle vostre gesta (l'npc è inerente all'evento e non è possibile sceglierlo in tutti i dettagli, ma potete decidere dove piazzarlo) L'evento è concluso, ma potete continuare a fare gdr su questo avvenimento nel topic, magari per discutere con altri giocatori e formulare qualche ipotesi su cosa sta avvenendo a Karaldur.
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  11. Il Vecchio scrisse velocemente qualcosa su un biglietto, e lo consegnò a una delle guardie, che uscì rapidamente dalla stanza. Dopo una decina di minuti, lo stesso uomo tornò e sussurrò qualcosa alle orecchie della figura dietro la scrivania. "Bene." commentò il Vecchio "Il nostro... capo ha deciso di concedere fiducia a questa Mirtal; tuttavia, prima noi vorremmo un gesto di buona fede da parte sua. Il Segr... il capo vuole che Mirtal venga qui per incontrarlo. Ovviamente non entrerà dalle porte principali, entrambi vogliamo salvare le apparenze, ma da alcune vie secondarie; i miei soldati la scorteranno lì in modo che non ci siano problemi." Il Vecchio si alzò dalla sedia, rivelandosi una figura abbastanza alta e slanciata. "Mirtal non avrà nulla da temere da noi, se verrà in pace. Dille di farsi trovare in una zona vicino alla città fra due giorni, da sola o al massimo con te." Dopo essersi assicurato che il nativo avesse capito tutto, disse a una delle guardie "Portalo fuori, e dagli la mappa con il punto d'incontro." Mentre gli occhi del nativo venivano ricoperti dalla tela nera, la figura lo salutò con un cenno del capo. Il giovane tornò a vedere la luce del sole in mezzo alla giungla, poco fuori dalle mura di Thortuga. Aveva la mappa in mano, con indicazioni tutte disegnate e comprensibili, e il messaggio in testa. Non restava altro che consegnare entrambi.
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