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  1. Parte 1: Frigidus In Die Una Killian si svegliò di soprassalto, erano giorni che non riusciva a dormire serenamente. Continuava ad avere degli strani incubi che nemmeno lui riusciva a spiegarsi, né a spiegare agli altri, si svegliava e sapeva di aver sognato qualcosa di sinistro, ma non era in grado di ricordarsi con esattezza cosa. Guardò fuori dalla finestra e vide che era ancora notte, non avrebbe avuto troppo senso tornare a dormire a quel punto. Andò in bagno, si sciacquò il volto e fissò la sua immagine riflessa: i lunghi capelli castani contornavano un viso scavato che lasciava spazio a due spenti occhi verdi e un piccolo naso. "Dannazione... che mi sta succedendo?" Decise che sarebbe andato nel laboratorio a cercare di fare qualcosa di produttivo. Con le luci del primo mattino molti ricercatori fecero il loro ingresso nel laboratorio e furono leggermente stupiti di trovarci Killian già intento a lavorare di buona lega. Una ricercatrice si avvicinò a lui. "Hey Killian, che ci fai già qui?" "Ciao Denys, non riuscivo a dormire e ho pensato che lavorare al progetto mi avrebbe aiutato a tenere la mente occupata." Rispose Killian guardando la ragazza. Denys era più alta della media e il camice che portava le stava piuttosto largo, aveva dei lunghi capelli biondi raccolti in una treccia e portava degli spessi occhiali da vista che incorniciavano due grandi occhi verdi. "Ancora quegli incubi? Dovresti parlarne con qualcuno Kil, qualcuno che possa aiutarti." "Non ho bisogno di aiuto, ora se non ti dispiace ho del lavoro da fare" La ragazza senza rispondere girò i tacchi e tornò al suo tavolo, a Killian era sempre piaciuta Denys, non seppe cosa l’aveva fatto sbottare così, e si sentì dispiaciuto. ------- Nell'ufficio del Direttore Lividaìn ------- "Bene Vàpor, sei arrivato" disse cupo Lividaìn versando due bicchieri di liquore "Sì Daemon, dobbiamo parlare... seriamente questa volta" rispose l'uomo "L'avevo immaginato dai toni della tua ultima lettera... con cosa hai deciso di tediarmi oggi?" disse abbozzando un sorriso il Direttore, tornando subito dopo alla sua espressione seria "Non credo che stiamo andando nella direzione giusta... tutta questa tecnologia... a disposizione di tutti..." "Capisco, Adam, ma non è ancora successo nulla" lo interruppe subito il direttore. "...Ma... Davvero dobbiamo aspettare che accada qualcosa per iniziare a muoverci? Lo sai... mio nonno, Ghor, l'aveva sempre detto, l'esterno non sarà mai pronto alla tecnologia" rispose Vàpor "Portami anche solo una prova di quello che dici e forse ti darò ascolto, ma non ho più tempo per sentirti blaterare a riguardo." Vapòr uscì dall'ufficio di Lividaìn vistosamente deluso dalla conversazione. ------- Notte fonda, camera di Killian ------- Killian si contorceva nel sonno, stava avendo un incubo, come ormai molte notti da tanto tempo. Si svegliò di soprassalto, ma questa volta qualcosa era cambiato. Si vestì in fretta e furia e si precipitò alla stanza di Denys. Bussò insistentemente alla porta fino a quando Denys non gli aprì e buona parte del corridoio si era svegliata "Kil? Ma ti rendi conto di che ore sono?" Disse la ragazza arruffata mentre si stropicciava un occhio sbadigliando "Non c'è tempo Denys, ti devo parlare" rispose molto agitato il ragazzo entrando "E allora parliamo" disse Denys roteando gli occhi e sbattendosi la porta alle spalle "Ho visto... qualcosa... qualcuno che mi... chiamava... mi..." cominciò titubante Killian "No, no frena un attimo, chi? dove?" lo interruppe la ragazza "Non lo so, nei miei incubi... " "Tu hai bisogno di dormire Kil, e hai anche bisogno di aiuto" "NON. HO. BISOGNO. DI. AIUTO." urlò improvvisamente il ragazzo scandendo ogni parola con un gesto della mano "Ho... solo bisogno di essere... compreso, sì... compreso" continuò calmandosi e iniziò a piangere Denys in quel momento dovette cedere, la situazione e l’amicizia che c’era tra loro due le impedì di cacciarlo dalla sua stanza. "Va bene, Kil. Ci sono io" gli disse sedendosi di fianco a lui sul letto poggiando la sua testa sulla spalla di lui. Poco dopo il ragazzo smise di piangere e disse "Grazie..." La ragazza lo sdraiò nel letto e si accoccolò a lui "Ora dormi però" disse sussurrando e si addormentarono in quella posizione.
  2. I lavori alla Fabbrica di Armi Bresetta erano ormai completati, mancava poco per completare l'enorme stabilimento destinato a rifornire l'armamentario dell'esercito modernista per gli anni a venire. Gli operai lavoravano instacabilmente, elevando piloni e muri in un batter d'occhio. Gli enormi scavatori divoravano la terra per far spazio ad altri edifici, mentre le trivelle scavavano la dura pietra per crearne le fondamenta. "Compagno capocantiere, ci serve altra malta" disse Mercader, asciugandosi il sudore dalla fronte. "Dovrebbe arrivare fra qualche ora. Intanto prendi una squadra, abbiamo un disperato bisogno di legname e non possiamo aspettare il prossimo carico. Ho già mandato Lopez e i suoi nella giungla a sud, raggiungilo." "Sarà fatto, compagno." poi rivolgendosi agli operai "Cervantes, Ramon, Montoya, prendete le ascie e seguitemi, forza." La piccola squadra si incamminò verso la giungla, Ramon si accese una sigaretta: "Ogni settimana arrivano dei soldati di Niuop a far stragi nelle campagne, dovremmo essere più protetti qua e invece ci mandano nella giungla, stiamo lavorando mica divertendoci. E Frencovic che fa? "Piantala Ramon, prima che ti tiri un piccone in testa." disse Mercader "La zona è sicur...AH!" "..cosa!?" Un cadavere appeso ad un ramo, vestito con abiti da operaio, portò il silenzio sul gruppo. "Chi...chi è? cosa...cosa ci fa qua?" chiese Ramon, tremante "È...Lopez" rispose Mercader. Gli occhi dell'uomo erano stati rimossi. Montoya vomitò. "Per Thor! È orribile! Chi può averlo fatto? Quelli di Niuop? Dragonia?" "No...questa brutalità, non possono essere stati loro." Un urlo spaventoso ruppe il silenzio ed una raffica di frecce spuntò improvvisamente dal buio della giungla. Ramon e Cervantes stramazzarono a terra, colpiti mortalmente. Montoya e Mercader cominciarono a scappare, ma da cosa...da chi? Un'ascia da lancio colpì la schiena di Montoya che cadde a terra, morto "Coños malparidos!" bestemmiò Mercader quando venne colpito al ginocchio e cadde rovinosamente a terra. "Thor aiutami! Proteggimi!" "Il tuo dio fasullo non spuò sentirti qui, straniero" una inattesa risposta giunse alle spalle di Mercader. L'operaio si voltò ad osservare la voce misteriosa. Davanti ai suoi occhi increduli si stagliava una figura inquietante. Un uomo vestito di poco più che qualche lembo di cuoio e armato di asce. La sua pelle era ricoperta da una tintura indaco e portava i capelli in una folta cresta nera. Dopo qualche secondo, altre figure simili a lui ma armate di arco, comparirono dall'ombra. Uno di questi tirò fuori un coltello dalla cinta ed iniziò, con precisione chirurgica, ad esportare gli occhi del povero Montoya. Mercader osservò la scena impietrito e paralizzato. L'uomo che gli aveva risposto si avvicinò a lui. "Kadul, ogni vostro passo su questa terra è una bestemmia verso Lagoth." Il modernista cercò di balbettare una risposta a quelle parole oscure. "Non osare parlarmi. Ascolta piuttosto per una volta, se ci tieni alla tua vita. La tua gente ha calpestato per anni la nostra terra impunemente." L'uomo iniziò a camminare attorno all'operaio sofferente. "Matuul Sul è stato troppo indulgente nei vostri confronti. Diceva che vi aveva osservato, che eravate pacifici, che rispettavate Telo-mohr. Ma ora Sul è morto e voi avete iniziato a distruggere la montagna con i vostri demoni di acciaio." Il selvaggio balzò rapidamente sul corpo di Mercader. Ora i due parlavano faccia a faccia. "È tempo che voi stranieri impariate cosa succede a coloro che osano disturbare gli dei. Vai dal tuo Matuul e digli quello che ti ho detto." Mercader fece precipitosamente cenno di sì con la testa. "Prima che ti lasci andare però...i tuoi occhi hanno osservato troppo a lungo la sacra Telo-mohr. Spero che tu conosca bene la strada di casa." L'uomo sorrise e tirò fuori un coltello, avvicinandolo lentamente agli occhi di Mercader.
  3. Giorno 1 Mi sono svegliato sulla spiaggia, non so chi sono, non so come sono arrivato qui, l'unica cosa che ho è un diario con scritto sulla copertina "Benvenuto a Mirias" . Il diario era vuoto non c'era scritto nulla... quindi ho deciso di scriverci le mie giornate. Ho iniziato a cercare il cibo ma l'unica cosa commestibile che ho trovato sono state delle alghe, sono amare e salate ma ne ho raccolte in abbondanza mettendoci tutto il giorno così che per almeno 2 giorni mi bastino. Giorno 2 Oggi ho deciso di iniziare a raccogliere le materie prime per fare l'indispensabile per poter sopravvivere. Ho raccolto una ventina di pietre e altrettanti bastoncini di legno, ho fatto un'ascia e un coltellino, il resto dei bastoncini li ho usati per fare un fuoco e non rischiare di morire congelato, visto che l'inverno era alle porte. Ho passato il resto della giornata a raccogliere erba e ad abbattere alberi. Giorno 3 Ho messo le fondamenta per un rifugio, ma costruirla si è rivelato più difficile del previsto, visto che non riparava nemmeno troppo dal freddo, quindi raccolsi molto più fieno, e dell'argilla così da tappare gli spifferi che ci sono nelle mura del rifugio. Finalmente è comodo e ripara dal freddo ma ho paura per la pioggia perché non so se la casa reggerà. Giorno 4 Il cibo è finito e quindi ho deciso di andare a esplorare il bosco in cerca di frutta, verdura, o meglio qualche animale selvatico. Dopo qualche ora di esplorazione ho avvistato un animale, era grande con un folto pelo marrone, pensai di avvicinarmi di soppiatto e accoltellarlo negli organi vitali, ma quell'animale si è rivelato essere un orso, quando me ne sono reso conto ho iniziato a scappare ma era più veloce di me, era più forte di me, e io non potevo sfuggirgli, con una delle sue grosse zampe colpì con violenza il mio polpaccio rompendomi l'osso della tibia, quando ormai pensavo di essere spacciato una freccia gli trapasso il cranio, guardai nella direzione da cui arrivo la freccia ma non vidi nessuno. Ho preso un bastone, e strappato un pezzo del pantaloni per fasciarmi il polpaccio. Anche se zoppicando sono riuscito a trovare una carota che probabilmente basterà solo fino a sta sera, e a tornare al rifugio. Giorno 5 Ho migliorato la fasciatura alla gamba usando dell'argilla, dopo qualche ora al sole e diventata dura come il gesso delle fasciature moderne. Ho speso il tempo a fare strumenti con la pietra, visto che non potevo muovermi molto. L'unica cosa che ho mangiato e stato l'avanzo della carota di ieri anche se non mi ha saziato molto per oggi dovrebbe bastare. Giorni 6-10 Queste ultime giornate sono state monotone non ho fatto niente di che, e penso che finalmente da domani riuscirò a camminare con molta meno fatica, potrò tornare a esplorare il bosco e a cercare qualcosa di commestibile che non siano alghe, dopo averne mangiate tante non sanno più di nulla, e poi ho bisogno di proteine per poter tornare in forze. Giorno 11 Finalmente riesco a muovermi perciò sono andato a raccogliere dei funghi, dei cavolfiori e del grano. Ho deciso di fare una coltivazione vicino al laghetto, ci ho messo tanto tempo e molta fatica, ma sono riuscito a zappare un'ampia zona per poter piantare i semi che ho trovato, ora dovrò solo aspettare che crescano così da avere cibo senza dover per forza andare a esplorare il bosco, anche se la voglia di mangiare un bel pezzo di carne non manca. Giorno 12 Oggi esplorando il bosco ho trovato una casa diroccata, appena entrato trovai un banco da lavoro e una cassa con all'interno un libro di "crafting", spiegava come sfruttare al meglio il tavolo da lavoro, e come modellare gli oggetti. Senza esitazione presi sia la cassa che il tavolo e li portai nel mio rifugio, il resto della giornata l'ho passata a sfogliare il libro e a capire dove trovare un grande giacimento di argilla. Giorno 13 Dopo qualche ora di esplorazione ho scoperto che grandi giacimenti di argilla si trovano sotto dei fiori gialli, dopo averne raccolta in abbondanza ho iniziato a modellarla, ho fatto una brocca una ciotola e un grande vaso. Dopo aver sfogliato un po il libro ho trovato il modo per cuocere l'argilla, "Istruzioni per cuocere l'argilla: Fare un buco di 1 metro nel terreno, mettere gli oggetti che si vogliono cuocere sul fondo, ricoprirli di fieno, fino a riempire metà del buco, e riempire l'altra meta con pezzi di tronco di legno, dare fuoco al legno e aspettare 8 ore." Così facendo sono riuscito a cuocere gli oggetti, adesso non dovrò più andare continuamente andare al lago per dissetarmi. Per poter creare un rifugio migliore e più stabile ho bisogno di strumenti più robusti, quindi guardando nel libro ho capito che il minerale che faceva a caso mio era il copper, quindi decisi di fare 2 stampi con l'argilla: uno per fare una sega, e una per un piccone. Giorno 15 Ho passato gli ultimi tre giorni a raccogliere frammenti di copper da terra, e finalmente ora sono arrivato a 20 frammenti, e la mia gamba e totalmente guarita. Ho letto sul libro come fondere il copper, e il metodo e lo stesso di quando cuocio i pezzi d'argilla, solo che devo mettere i frammenti nel grande vaso, e aspettare nuovamente 8 ore. Passate le 8 ore ho versato il copper fuso negli stampi che ho fatto per la sega e il piccone, e li ho lasciati riposare per la notte. Giorno 16 Finalmente con la sega e il piccone potrò creare un rifugio migliore, ho iniziato a spianare la zona, raccolto della pietra dalla montagna vicina e preso qualche tronco. Ho fatto i muri in pietra con i supposto di legno e il soffitto di legno e paglia, ora è proprio una casa non più un rifugio di fortuna, ho messo su tutto il pavimento la paglia adesso anche se punge un po e comunque confortevole, ho passato le ultime ore a riposare, finalmente in una vera casa, anche se non molto spaziosa. Giorno 17 Con la sega posso finalmente tagliare meglio i tronchi, quindi ho iniziato a costruire un recinto per animali, ho fatto una trentina di staccionate e ho preso la legna per fare una piccola capanna per far riposare e riparare gli animali. Dopo varie ore di lavoro finì la costruzione del recinto con la capanna, ora mancano solamente gli animali. Decisi quindi di farmi una barca e andare a esplorare le isole. Nella prima isola trovai dei maiali ma non sapevo come trasportarli, non avevo ne la corda, e i maiali non potevo portarli con me in barca visto che e monoposto. Tornai a casa e lessi nel libro come craftare le corde, trovai una corda fatta con delle speciali fibre fatte con la jute, passai il resto della giornata a cercare i semi di questa jute, ma con scarsi risultati.
  4. Capitolo precedente #2 Parabola di Adeges Erano i tempi della Precessione Planare e Atron e Adeges, figli e servi di AMIN, presero le armi insieme per sconfiggere le armate del Bu, diavolo degli insetti. “Folli superni, i vostri sforzi sono vani. Sono nelle vostre orecchie riempite di errori ed orrori, sono nelle vostre labbra fatte di bestemmie ed assoluzioni. Sono nell’aria che respirate e vomitate.” disse il Diavolo degli insetti. Atron prese l’acqua dalla sua bocca e la sputò verso il Bu, sortendo poco effetto. Adeges allora prese il suo dado e lo gettò a terra, sorridendo “Il tuo destino è già stato segnato, Bu. Poichè la mano di AMIN è ora giunta ad eliminarti.” Una meteora cadde sulla testa del Bu ed infine egli venne sconfitto, rilasciando il suo Cuore, fonte di immenso potere. Adeges, prese il Cuore e disse: Questo oggetto deve essere distrutto, poichè infinito rischia di essere il potere del Bu sugli altri piani. Il Cuore venne quindi affidato ad Atron, in modo che egli lo rendesse nullo, eliminando la corruzione del Bu da tutti i piani del NI. Atron, fingendo di aver compiuto il suo compito, nascose il Cuore agli occhi degli altri superni nel Piano di Karaldur e abberevandosi del potere degli insetti e spargendoli, come acqua fuoriuscita da un fiume in piena. La Processione Planare infine terminò e i mortali misero piede sul piano di Karaldur. Gli insetti del Bu, liberi per l’inganno di Atron, si insediarono in molti di essi creando confusione, morte e sudore. Adeges, adoratore dell’umanità, iniziò ad indagare e la frode fu subito chiara. Il Superno confrontò Atron nell’arcipelago Alismir e ingaggiò una terribile battaglia, che ancora oggi lascia i segni sulle isole. “Le parole del Bu erano vere quindi, ora che anche mio fratello è stato corrotto. AMIN guidami mentre percuoto la sua carne e libero il tuo creato” Così Adeges disse e brandendo il suo bastone, colpì infinite volte Atron, il quale cambiò numerose volte colore e forma, trasformandosi infine in fumo e spargendosi per tutto il piano. Lo stupore e la delusione colpirono la mente di Adeges, che impazzì ed inizio a flagellarsi. Divino AMIN, ti ho deluso per l’ultima volta, non sono degno di portare il tuo nome. Strappa il tuo cordone e rendimi mortale, poichè l’inganno di Atron è solo colpa mia. L’IMMONDA PROFEZIA SI È ORA AVVERATA E IL TANFO DEGLI INSETTI È ORA OVUNQUE. CONTIENI L’INFEZIONE, GUIDA LA MIA VOCE CON IL POTERE DEL QU. COSÌ SARAI ETERNO. Il superno esplose in mille colori e si ricompose in una risata isterica. “AMIN mi ha guidato. Non posso tenere il QU ma non posso abbandonarlo, l’illuminazione sarà presente ed assente allo stesso tempo. Così come la mia mente." Queste sono le parole di Adeges, Voce di AMIN.
  5. Capitolo precedente #1 Regole e Divini Trino è il trono del QUNITA. Trine sono le loro Parole e i loro colori. AMIN il grande arbitro. Custode del QU e del KI e anticipazione del Grande Draft. Il suo colore è il rosso. SERV servitore e padrone, creatore della realtà. Custode del NI e anticipazione del Grande Draft. Il suo colore è il viola. FROM delle mille lettere, guardiano delle anime. Custode del TA e anticipazione del Grande Draft. Il suo colore è l’arancione. QU, I Santi Superni dicono e parlano la sua lingua e spargono i suoi semi sui mortali per benederli nella loro magnificenza. La Trinità guida i loro fili e le loro ossa. NI, casa e trono della Trinità, si trovano in tutti i luoghi su cui l’occhio mortale e immortale cade. Solo il Grande Draft può ascoltarne le poesie. Non annoiarti ad udire il vento muto del NI. Mortale e immortale, la caduta della carne è un prezzo per la rinascita ma non è la fine, poichè lo spirito immacolato trascende il NI e alla caduta materiale risponde con una rinascita in un nuovo grembo. Fantasma placido, spoglie di vita, perirai per sempre sotto l’egida del KI. Morte Eterea spetta e aspetta gli spettri del KI. Non lasciare che il Quanto Maligno e il Vuoto ti ingannino. UR è il piede e la Terra sotto il piede del Grande Draft. Il cielo e gli occhi. Guida del QUNITA, in cima alla Scala Quantica e maestro dell’EDI. ALOBMOT, santa riunione, sceglierai un UR ogni 33 anni e non decaderai alla morte della carne terrena. Evo Etereo attiverai e comanderai finchè nuova Terra sorgerà. La Trinità custode il KI e forte è il suo potere. Troppa acqua per un solo mulino, troppa farina per un solo uomo. Il desiderio è solo la forma dell'essere e non è soggetta a peccato quantico. Non cadi dalla scala desiderando di salirla. La caduta è KI, la cima è QU, L'eterea spiegazione è l'ascensore. L’ultima regola è Q.
  6. Mi sveglio,a tanatos sembra una giornata tranquilla,una come le altre,scendo dal letto prendo l'armatura,le armi e le toolbox. Finito di prepararmi scendo in cantina quando... vedo che la mia cantina e letteralmente invasa di conigli,le loro fosse sono ovunque si sono annidati nelle mie chest,sotto il pavimento nelle mura ovunque. Iniziai a catturarli uno per uno, sembrava un'impresa facile... sembrava... dopo 1 ora di rincorri e cattura ne presi solo 2, fine giornata ne catturai 28 in totale, li portai in un recinto e li lasciai li, mentre io tornavo dal mio letto dopo una giornata "tranquilla". Il giorno seguente corsi in cantina per vedere come era la situazione.... la situazione era degenerata... i conigli infestarono la mia cantina, arrabbiato presi dei guinzagli e iniziai a rincorrete i conigli nel disperato tentativo di catturali, a fine giornata ne cattura una quarantina, e anche loro li portai nel recinto con quelli catturati la giornata precedente. Infine andai a dormire, mentre ero sotto le coperte pensai a chi o a cosa avrebbe potuto attirate così tanti conigli nel mio scantinato, pensai alle scorte alimentari che avevo nella cantina,pensai ai cittadini che si sarebbero pututi divertire... ma crollai dal sonno pensando al motivo, senza infine darmi una risposta. La giornata sucessiva apri gli occhi e su di me c'era un coniglio che mi fissava... era inquietante era bianco dagli occhi rossi, mi alzai di colpo scagliando il coniglio per terra, spaventato scappo al piano inferiore della mia casa, e quando mi alzai anche la mia casa era infestata di conigli non solo lo scantinato, scesi al piano inferiore, i conigli erano ovunque sul pavimento sul tavolo,nel calderone erano ovunque, così decisi di andare in una jungla a catturare degli ocelot cosi da "acchiappare" più facilmente i conigli. Dopo un paio di ore mi trovai nella jungla vicino a Niuop era molto ricca sia di piante che di animali, cosi iniziai a cattutare degli ocelot, dopo qualche ora con 20 ocelot al guinzaglio tornai a casa. Appena arrivai lasciai 5 ocelot nella casa e 15 nella cantina, li rinchiusi cosi che nulla potesse entrare e che nulla potesse uscire. Io andai a dormire a casa di Alyst poichè la mia dimora brulicava di conigli. Il giorno dopo tornai a casa e c'erano 2 notizie una buona e una cattiva: la buona era che in casa mia non c'erano più conigli, mentre la brutta e che gli ocelot avevano invaso la mia abitazione, oramai stufo di inseguire e catturare andai nella foresta alla ricerca di un anziano addestratore di ocelot. Il vecchio mi diede una speciale pietra, aveva un forte odore di pesce, talmente forte che anche a 5 metri di distanza si sentiva un nauseante odore di pesce, il vecchio mi disse di avicinarmi alla casa e di vedere cosa succede. Arrivato in lontananza scrutai una "montagna" di ocelot che mi correvano addosso, il mio volto era stampato uno sguardo privo di sentimento Corsi via, l'orda di ocelot si avvicinava sempre di più sempre più vicino... sempre.... sempre... sempre... SEMPRE PIU VICINO. Ero quasi arrivato a jalkos, gli ocelot erano dietro di me, alla mia destra, a sinistra, e addirittura sugli alberi sopra di me. Arrivato a jalkos lanciai la pietra nell'oceano e me ne andai da li correndo. Tornai a casa, ero stanco morto ma finalmente non c'erano animali indesiderati, andai a dormire con un sorriso stampato in volto. Il giorno seguente mi svegliai contollai la casa, la cantina e dissi questa e una giornata Tranquilla come quelle che non ho da un paio di giorni a questa parte.
  7. Era un giornata triste,fuori c'era una tempesta,i fulmini colpivano le case,gli alberi e a volte le persone stesse,così decisi di andare a dormire per far passare la nottata più in fretta. Mi tolsi l'armatura,posai le armi e mi sdraiai sul letto e chiusi gli occhi, quando sentii una canzoncina di un mandolino,riaprì gli occhi ed in camera mia apparve marok e mi disse "ora ti racconterò una storia triste, così per accompagnare questa triste giornata di pioggia", stranito annui e cosi iniziò a raccontare. Guarda guarda la capretta che si mangia quell'erbetta la capretta starnutì la capretta poi morì il coniglio vide il morto e pensò: il mondo e proprio storto! con le sue piccole zampine risalì sulle colline sulla cima più elevata e scavò una tomba elaborata la capretta ci gettò e un prete arrivò disse due belle parole per la famiglia e per la prole tutti stettero piangenti con il tremar dei denti che giorno brutto e nefasto ma un bel lauto pasto risolve tutto il male attento a non metter troppo sale! Finita la storia mi addormentai,e il mattino seguente quando mi svegliai sul comodino trovai un libro,sulla soria della capretta.
  8. Capitolo 1, l’isola di Mazané Le pagine del diario scorrono dopo la premessa tra calcoli matematici, e relazioni tecniche fuori dai concetti umani, schizzi di disegni, scarabocchi e altro ancora; infine dopo svariate pagine, riprendono ad aver un senso: “sono passati 21 giorni dall'inizio di questo Delirio. E in questa situazione del nostro progetto iniziale poco è stato effettuato. Innanzitutto bisogna riportare cosa è stato fatto, poi riporterò a grandi linee i progetti iniziati in maniera disordinata e senza principio logico abbandonati. Innanzitutto il lavoro combinato di Oolathana e di Surcof all’interno della biblioteca rinvenuta. Riportarono alla luce molti scritti, libri rovinati, mappe e storie, alcune talmente rovinate da non esser più leggibili, altre perfettamente conservate. Nel mentre Shanadan e io abbiamo completato o almeno portato quasi a compimento quella casetta in legno e pareti verdi, abbiamo realizzato una prima linea di difesa contro i Bakreantù che di notte affollano l’ingresso e resistergli è dura. Abbiamo ripristinato i recinti in legno degli animali, trovato delle mucche, insomma ci siamo occupati della dolce e felice famigliola allegra. Jeina di contro lavorava per Surcof e Oolathana, realizzando preparati alchemici e di trattamento per i libri e le mappe. Aruvial si era rinchiusa in casa dichiarando che aveva sonno. Per 21 giorni ha avuto sonno, un orso insomma, è andata letteralmente in letargo. Nonostante avesse un’isola di tesori e miniere dinnanzi a lei, è andata in letargo. Masur invece rinvenì il secondo giorno un nascondiglio dei contrabbandieri, e in 3 giorni lo decimò letteralmente, sdraiato sulla spiaggia a bere, il giorno dopo si mise alla ricerca di altri nascondigli… il punto focale di Masur è che li ha continuati a trovare e svuotare! Ora trattiamo i progetti iniziati e abbandonati al loro destino. Uno dei progetti che trovammo vedeva la realizzazione di un muro intorno all’isola, molto particolare, troppo particolare. Shanadan e io scarabocchiammo l’idea di torri laterali, iniziammo a fare delle parti del muro ma non avevamo le doti necessarie, ne le capacità. Oolathana a tempo perso ha provato a ridisegnare un impianto di trattamento dell’acqua marina, i progetti sono stati abbandonati a se stanti. Insomma questi giorni non furono produttrici, al contrario. Se non ci fosse stata la svolta che c’è stata, beh probabilmente avremmo abbandonato il progetto, dopotutto, Aruvial risvegliatasi dal letargo dichiarò che si era annoiata e voleva tornare a casa, Masur era troppo ubriaco per poter pensare, figuriamoci per far qualcosa. Shanadan e la sorella, anche se per motivi diversi si stavano deprimendo. Di fatto, niente era stato realizzato, e qui fu una mano provvidenziale a darci una spinta in avanti. Surcof rivenne 3 differenti libri in perfetto stato, conservati in una cassa nascosta nella sala che avevano trovato. Quindi indisse una riunione per decidere il da farsi. Ci presentammo tutti tranne Masur. Attorno al fuoco da campo, iniziammo in maniera disordinata a discutere. Dopo qualche minuto i toni si scaldarono chi voleva rimanere, chi volle andarsene, chi riteneva il progetto fosse e inadeguato per sette persone, chi invece riteneva il tutto fattibile; infine prese la parola Surcof, riporto qua il succo del suo discorso: ci disse di aver trovato mappe dell’isola, un’isola che un tempo presentava molte foreste e una varia natura, ora invece era stata disboscata e lasciata a morire. l’isola era stata chiamata Mazané. A questo nome è stato legato il terzo libro, dove raccolse la storia dell’isola. Poi prese una mappa di gallerie sotterranee e ce la illustro in maniera perplessa, dicendoci che un tempo la città che sorgeva qui era una città che presentava un’economia legata alle cave e alle miniere e quella mappa confusa e piena di linee rappresentava i cunicoli di scavo per la miniera. Manco a dirlo gli occhi di Aruvial si illuminarono, prese la mappa con mani avide e sparì. Il secondo libro è strettamente legato a una serie di progetti e realizzazioni che dovevano esser state eseguite un tempo sulla sommità del monte, molti dei quali, anche se vanno controllati e aggiornati, sono praticabili. Il terzo libro riprende come detto la storia di Mazané e di Thaddeus Lumdalvenés. Riporterò i dettagli importanti. l’isola fa parte di un arcipelago di 3 isole ed è l’isola di maggiori dimensioni. Queste tre isole si trovano in un grande Golfo chiamato: il Golfo dei sospiri dai precedenti abitanti. Ad Ovest si trova l’unico accesso al mare di Elikadan. Al centro dell’isola il monte un tempo alto 160 metri, attualmente di molto inferiore, Jeina ci spiegò che a causa dell’abbattimento degli alberi circostanti, le radici degli stessi che avevano funzione di “contenimento”* (-una nota a fine pagina porta il seguente asterisco- *passatemi il termine, non mi soggiunge il termine corretto) ci devono esser state delle frane che hanno abbassato il livello della montagna centrale e livellata al livello delle montagne laterali. Tuttavia la stessa ha preso il nome di Picco Grigio, lo stesso nome che corrisponde a un progetto di un palazzo che ci è stato mostrato. L’isola presenta 5 insenature, 3 grandi e a quanto pare protette da correnti, e due inferiori, tuttavia riporto che in uno schema e in disegni rinvenuti precedentemente, uno di questi golfi, quello situato a nord, in realtà non è facilmente difendibile come sembra. Le correnti spingono verso l’isola, il vento segue l’andamento delle correnti, assaltare l’isola sfruttando quel golfo significherebbe invadere l’isola senza ricevere un minimo di opposizione, in quanto lo stesso scoccar delle frecce contro i venti freddi che sferzano è una difesa per gli attaccanti. Infine riportiamo il nome che era stato dato alla cittadina da Thaddeus: Lethial, in onore alla donna pirata morta sull'isola. Di fatto quel popolo, sterminato, ancora per cause sconosciute, era formato da pirati di Skerak e Eselduriani. Ecco il motivo per cui Masur continuava a trovare nascondigli con alcolici e cibi secchi. Quindi Surcof ci propose il suo piano d’azione, che fu accettato da noi 5, rimasti presenti, in quanto, ahimè, Aruvial era scomparsa. Lui insieme al capitano Masur sarebbe tornato a Spes a reclutare muratori e carpentieri per iniziare i veri lavori sull'isola nel mentre noi avremmo dovuto controllare i progetti e stabilire un piano d’azione e di lavoro. Quindi ci dobbiamo organizzare. […] Sono passati 19 giorni da quando Surcof ha lasciato l’isola. Nel mentre sono arrivate varie imbarcazioni di muratori, portati a terra dal capitano Masur, il quale è sempre meno brillo e di pari passo in maniera inversamente proporzionale sempre più arrabbiato. Iniziammo la realizzazione della struttura portante del muro, dato che dei vari progetti, solo la parte portante era stata accettata da tutti. Gli operai si erano divisi in gruppi di lavoro, io mi misi a controllare l’esecuzione dei lavori, vi era chi minava, chi trattava la pietra e infine chi realizzava il muro. Nel mentre Jeina e Shanadan riportarono la mappa dell’isola, con nomi vecchi e nomi nuovi, riportando sulla mappa il progetto delle mura e dei ponti. Infine Oolathana guidò e controllò la realizzazione della zona da lei progettata di trattamento dell’acqua con Faro ad albero eolico.” Le pagine si susseguono, riportando i lavori e i problemi in maniera confusionaria, seguiti da appunti e schizzi. I giorni corrispondenti alle pagine si sfogliano rapidamente, fino a che 40 pagine, 40 giorni, dopo la partenza di Surcof il diario riprende in maniera meno confusionaria: “il lavoro delle mura è stato finito. E’ stato deciso in onore della precedente città di nominare l’isola Lethial. L’isola presenta il monte centrale che mantiene il nome di Picco Grigio. Sul quale sarà realizzata la roccaforte, la cui realizzazione dei progetti è in completamento. Dei 5 golfi presenti, solo 3 sono stati tenuti, su ciascun golfo sarà realizzato un porto differente, riportando così sulla mappa due golfi uno grande e un piccolo a est, chiamati il golfo del pescatore, dove abbiamo realizzato una banchina in legno e dove gli operai di tanto in tanto si allontanano per pescare e riposarsi, essendo una zona protetta dalle correnti il mare è calmo in quasi tutto il periodo dell’anno. Poi vi è il golfo più grande, quel golfo presenta una conformazione perfetta per la realizzazione di un porto interno e protetto per l’isola per questo è stato definito il golfo Reale. L’ultimo Golfo è situato verso il mare Elikadan, un mar in gran parte ancora inesplorato. Per questo al golfo è stato dato il nome di Golfo dell’Esplorazione. Oggi iniziamo i lavori interni all'isola.” Le pagine si susseguono, molto è scritto. Ma così si conclude il nostro capitolo due. Forse si è fatto tardi, forse è il momento di staccar un po'. Dopotutto la spiaggia del pescatore è ancora disponibile, sfruttiamola fino a che si può!!
  9. 4° giorno di Staildur, anno 3056 d.F. Il ritorno di Aralia Leotred La ricerca della salma di Aralia non si era mai fermata dal giorno del funerale. Le guardie di Spes non erano riuscite a catturare nessuno dei malviventi che, nel bel mezzo delle celebrazioni, avevano fatto irruzione nel tempio rapendo la salama della neodefunta protettrice. Maròn Rimès lavorava ormai da anni all’ascensore che collegava Spes al mondo infernale che si celava nelle profondità della terra, non aveva mai odiato la protettrice ma le notizie che in quei giorni avevano sconvolto la città l’avevano portato a riconsiderare le sue idee ma in cuor suo sperava che dietro alla scomparsa del cadavere della protettrice non c’entrasse l’alveare… Lo trovava un atto deplorevole e non voleva che la fazione che stava iniziando a stimare vi avesse qualcosa a che fare. Quella mattina, mentre camminava per raggiungere il suo posto di lavoro era ancora immerso nei suoi pensieri quando, giunto di fronte all’ingresso dell’ascensore, il suo sguardo assorto si tramutò in uno sguardo di puro orrore: All'ingresso dell'ascensore era stata appeso con un cappio il cadavere di Aralia Leotred e sopra, con una vernice rossa cremisi delle parole recitavano "Morte agli schiavisti del mondo di sopra" Qualche giorno dopo, base del Nether <<Cosa significa questo? Noi non abbiamo dato ordini del genere!>> disse furiosa Ramona <<S-Signora, l'alveare non centra, nessuno di noi è uscito dalla base il giorno del funerale!>> disse quindi la guardia di fronte a lei <<Tutto questo non ha senso!>> disse quindi sbattendo un pugno sulla scrivania <<A meno che...>> disse quindi mentre realizzava il più subdolo dei complotti <<Ma certo... Carta e penna perfavore>> Ai dirigenti dell'ESPEDIL Il mio nome è Ramona Fèren, e sono la figlia del direttore del centro di ricerca stabilitosi del Nether. Vi scrivo per avere delucidazioni sul ritrovamento della salma della protettrice, confido che voi possiate spiegarci alcuni aspetti a noi ancora poco chiari. Spero che comprendiate che i nostri scopi non ostacolano i vostri, e viceversa. Fiduciosa che comprendiate il contenuto di questa missiva L'ape regina dell'Alveare Due settimane più tardi, sala riunioni dell'alveare <<Davvero pittoresco, devo ammetterlo>> disse Train rivolto alla donna che aveva di fronte a lui <<E' incredibile come la forza dell'uomo sia riuscita a stabilirsi anche in un luogo impervio e inospitale come questo, ammirevole devo dire>> continuò quindi il leader dell'ESPEDIL, aveva accettato quell'incontro al volo, conscio che sarebbe stato in grado di ribaltare le sorti del conflitto che da lì a breve sarebbe nato. <<Dunque, di cosa volevate parlarmi?>> disse quindi lasciando la parola alla donna che in breve iniziò a parlare <<Dunque... Inizierò col dire che non ho intenzione di accusare nessuno, nonostante i toni della mia missiva lo lasciassero presupporre tuttavia sono anche conscia che l'alveare non c'entra con la sparizione del corpo della protettrice, e quindi non c'entra con il suo macabro ritrovamento. Immagino sia il tentativo di qualche forza politica di metterci in una situazione svantaggiosa...>> disse quindi rivolta all'uomo <<Come dicevo, non vi voglio accusare e vi ho convocato appunto per far sì che entrambi possiamo trarre vantaggio da questa situazione.>> Ramona iniziò a camminare per la stanza, come nervosa, sperando che l'uomo avrebbe accettato <<Vi propongo un'alleanza, sono sicura che farà comodo anche a voi: A noi Spes non interessa, noi vogliamo la nostra indipendenza e immagino che per voi invece non importi delle sorti di questo piccolo pezzo di terra, inabitabile come avete detto prima. Insomma, quello che vi sto dicendo è che una mano lava l'altra...>> Train rifletté pochi secondi dopo aver realizzato ciò che stava dicendo la donna che aveva di fronte a lui <<Mia cara>> disse quindi in tono elegante <<Non aspettavo altro che il vostro aiuto, sono sicuro che insieme faremo grandi cose...>> Dopo alcuni giorni giunse una lettera agli alleati dell’Alveare. “Grazie del vostro supporto, le squadre tecniche che avete inviato nei mesi passati ci hanno permesso di acquisire una autonomia tale da poter chiudere ogni ingresso al nostro mondo. La situazione a Spes p delicata, solo privare il protettorato delle nostre risorse è una azione adeguata, ma anche voi avrete un ruolo in questo glorioso cammino per la rivalsa degli oppressi. Il ritrovamento del corpo di Aralia Leotred è stato una meschina macchinazione del Concilio e dell’ESPEDI, insieme all’ESPEDIL abbiamo quindi deciso di agire e inviare truppe in città per sorvegliare i quartieri popolari e il pozzo di ingresso. Vi chiediamo di inviare i vostri soldati per aiutarci in questa lotta.” Il Concilio e l'ESPEDI La notizia del ritrovamento del corpo si era diffusa velocemente in tutta la città, ma ancora nessuna comunicazione ufficiale era arrivata dagli uffici del Concilio all’interno del Palazzo del Protettore. Nella stanza delle riunioni vi erano i membri nominati da Aralia prima della sua morte, a capo del gruppo vi erano invece Kalòs Feleku, il segretario della Protettrice, e la signorina Majian, anziana direttrice dell’ESPEDI. “E così siamo arrivati a questo, a profanare un corpo. Sapevo fin da subito che c’entrava l’Alveare!” Kalòs era vestito in mood informale, aveva ricevuto la sconvolgente notizia e aveva convocato immediatamente una seduta straordinaria. “Tutti lo sapevamo, dovevamo esserne coscienti fin da subito, dovevamo inviare le truppe giù per il pozzo e porre un freno a tutta questa storia!” La anziana signora guardò tutti i membri del Concilio negli occhi, molti di loro abbassarono lo sguardo, incapaci di sostenere quello della potente direttrice dell’ente degli industriali. “E cosa proponi allora? Come agireste, colleghi miei?” “È il tempo di marciare, caro Kalòs. Non possiamo aspettare ancora, altrimenti il Protettorato non sarà più tale e perderà la sua influenza sul Piano.” Il direttore del quadrante Nord della città annuì vigorosamente. “Concordo con la signorina Majian, dobbiamo intervenire. Spes ha da secoli il sacro compito di proteggere un patrimonio storico e culturale, un modello politico che non può andare perso a causa delle deliranti visioni di alcuni folli senza ragione.” “Concordo!” “Vero, vero.” Quasi la totalità dei presenti era d’accordo, la decisione sembrava oramai essere presa. “Come agiremo allora, comandante?” Kalòs si voltò verso la donna a capo delle milizie nazionali, sapeva che già dalle settimane precedenti erano iniziati degli allenamenti straordinari e c’erano state alcune azioni contro le sedi dell’ESPEDIL più vicine agli ideali rivoluzionari. “Le mie truppe, aiutate da quelle inviate dai nostri alleati, circonderanno il quartiere popolare e tutte le altre zone nelle quali riteniamo siano nascoste cellule terroristiche. I nostri servizi hanno già individuato dei gruppi pronti ad eseguire azioni violente contro la popolazione lealista e contro le istituzioni” Un ultimo sforzo! La Crisi di Spes si sta avvicinando al punto decisivo, ora le nazioni dovranno ricordare a chi hanno garantito il loro appoggio. Lo scontro militare sembra inevitabile, i governi terrano fede alle loro promesse o cercheranno altre vie per affermare i loro interessi? Tutte le nazioni hanno una settimana per descrivere le loro azioni: con chi scendere in campo? Alla fine di questa settimana un evento PvP avrà un ruolo fondamentale nel determinare le sorti del conflitto. Termine evento: 14 Maggio ore 23:59 Sono stati aggiunti i premi dello scorso evento, li ho inseriti nello storico dei premi nel topic del PR!
  10. Ero nel bel mezzo di una bufera, ero partito da spes,diretto a birvilner ,su commissione di un mercante,esso mi chiese di portargli 3 pezzi di pelle della bestia feroce della riserva di fivosen.Appena arrivato a birvilner trovai un'accampamento della mano bianca, entrai nella capanna per rifugiarmi dalla bufera,però ad accogliermi ci fu una signora che mi punto contro una strana arma affilata, e mi chiese "altolà con che intenzioni sei entrato nella mia dimora"intimorito gli dissi "sono un viandante che stava cercano una capanna per rifugiarmi,quando ho trovato questa sono corso senza pensarci due volte" la signora comprese e mi offri un te caldo e disse "Piacere io sono Badian Gotor la fondatrice della mano bianca".Quando mi chiese per quale scopo mi trovai li gli dissi: sono venuto qui sotto commissione di un mercante,mi chiese di portargli 3 pelli della bestia che domina le zone della riserva di fivosen. Annui e mi disse "l'unica bestia di cui si poteva riferire e l'orso bianco,pero e tutto forche facile ucciderlo". Senza rinunciare insistetti comunque a farmi dire come si arriva nella riserva,Badian cercò di convincermi a non andare, ma alla fine cedette e mi disse come arrivare alla riserva. "Segui questo sentiero e sali la montagna, incima troverai una casa,all'interno ci sarà il guardiacaccia di birvilner , chiedigli di accompagnarti alla riserva e digli che ti mando io.Ringraziai per le informazioni e iniziai a seguire il sentiero, arrivato alla capanna vidi fuori vicino a della carne in stagionatura una persona, era il guardiacaccia, quando gli chiesi di portarmi alla riserva dubitò,ma quando gli dissic che mi mandava Badian Gotor accetto senza pensarci. Dopo un'oretta di viaggio arivammo a una tenda, e mi disse "più di cosi io non posso accompagnarti,da ora in poi dovrai cavartela da solo e delle tue capacita, prima della bestia che stai cercando troverai pipistrelli vampiro,gatti delle nevi e orsi medi, pero quest'ultimi se non li attacchi ti lasceranno stare", annui e mi incamminai. Nella grotta trovai un'infinita di pipistrelli,facevano male i loro morsi erano come dei piccoli aghi,ma uno ad uno li uccisi fino a quando non arrivai in una grande stanza,mi riposai una decina di minuti e ripartii.Uscito dalla grotta mi assaltò subito un animale, era piccolo agile, bianco e nero,mi si aggrappo alla schiena, cercai di scrollarmelo di dosso ma non voleva staccarsi,presi la rincorsa contro una delle pareti di ghiaccio e mi ci buttai di schiena per schiacciare tra me e la parete quel agile felino,il felino saltò all'ultimo per evitare di venir schiacciato, e assieme al suo branco scapparono dentro la grotta dietro ad una cascata. Finalmente senza ostacoli andai verso la grotta,intravidi una bestia grande e bianca, era l'animale che cercavo,stetti lontano a colpirlo con arco e frecce, e quando era in fin di vita gli andai contro, e con un colpo di spada lo abbattei, esultai per la vittoria, quando pensavo di averlo abbattuto si rialzò e mi salto addosso, continuavo a abbatterlo a colpi di spada e d'arco ma non cedeva, continuava a rialzarsi, pezzo per pezzo mi distrusse ogni singolo pezzo della mia armatura,quando alla fine l'orso vinse, ero per terra in fin di vita vicino a me c'era l'arco,lo presi e caricai la freccia,mentre l'orso mi saltò addosso scoccai la mia ultima freccia, presi l'orso in testa e infine esso morii. Prima di svenire dallo sfinimento vidi una luce accecante entrare nella grotta, dentro quella luce c'era una persona che disse "MI presento io sono uno dei superni, mi chiamo Jèkù,noi ci siamo gia incontrati, per meglio dire sono io il mercante che ti ha chiesto di venire qui,ed ora ti premierò per aver ucciso il più tenace dei....". Non riuscii a sentire l'ultima parte della frase che svenni, al risveglio mi trovavo a spes accanto a una guardia dal viso preoccupato,mi portò dal protettore che mi accolse e mi lasciò riposare nella sua dimora. Dopo essermi ripreso e pronto per incamminarmi il protettore mi fermo, e mi diede un pugnale, gli dissi che non era il mio,ma lui rispose che la guardia quando mi trovò avevo questo pugnale in mano,lo chiamai l'AmmazzaOrsi. Questo gdr e nato dal bug dell'orso che rinasceva dopo 2 secondi che moriva Marok se ti va di aiutarmi a correggere e migliorare alcune cose scrivi pure eh, che non mi dispiace
  11. In una casa sperduta, in mezzo a un’isola che ha visto centinaia di colonizzatori ed ha sempre resistito, vi abitano svariati amici, raramente li si può trovare in quella casa, molti lavorano altri studiano, li potreste trovare in giro per quella stessa isola, ma se non volete mettervi alla loro ricerca, li potrete attendere in quella casetta dalle pareti verdi. Non c’è molto da fare in quella casetta, potreste curare un po' gli animali, dormire, mangiare, guardare il paesaggio, ci sono svariati libri scarabocchiati e pieni di note e appunti e alla fine c’è un solo diario, lì sul tavolo davanti all’entrata, il diario dell’organizzatore del gruppo. Proprio quel diario potrebbe essere una dolce lettura mentre si attende la rincasata della persona che state cercando! “Questo è l’inizio della mia storia, una storia che racconta di una avventura di 7 coraggiosi eroi, ma definirci coraggiosi è un eufemismo, a me piace definirci esploratori, ma non tutti ci definirebbero così, per esempio mio fratello Rob ci definisce folli e stupidi, mia madre geni, mio padre “del male”, insomma per ora definiamoci persone lascio a voi posteri larga sentenza. Il mio nome è Greyarts e appartengo a una delle vecchie famiglie forse un tempo nobile, ora in decadenza, il cui nome è Von Aister Ssean. Come ho detto prima non sono solo in famiglia, ho un fratello, minore per la precisione, Rob, impiegato alla torre dell’orologio, uno dei tanti manutentori che vi lavorano. Ma lui si definisce Il manutentore, come se dovesse fare tutto lui, secondo me la realtà è di gran lunga diversa, vedete nostro padre è un minatore, nostra madre una sarta, lavorano entrambi molto bene, e io sono un mantenuto, un lavoro complicatissimo e a tempo pieno, tuttavia non per parlare del mio lavoro e della mia situazione, quasi al limite disperata, ma ci arriveremmo poi, tornando a Rob lui ha bisogno di rapportarsi a mio padre e allo stesso tempo di mettersi in risalto quindi quel Il che lo definisce è parte integrante del suo carattere, non di certo del suo lavoro. Ma torniamo a me, torniamo alla nostra storia, alla nostra avventura. Tutto ebbe inizio una normale sera a Spes in cui io con il mio amico Shanadan e sua sorella Jeina siamo andati a bere. Una delle classiche serate, una di quelle che ti ricordi benissimo come inizia ma non ti ricordi di sicuro come sei finito la mattina dopo nel letto con due brutti bestioni, scaricatori di porto… è successo… devo dire molto gentili a differenza delle voci che girano sul loro conto, tuttavia di quella sera, la sera dove tutto ebbe inizio, purtroppo ricordo bene cosa successe. Sapete se dopo una serata in un pub ti risvegli arruolato in una ciurma, probabilmente pirata, senza un soldo in tasca, senza sapere il perché e il ma, e con un post sbornia che durerà altri cinque giorni, beh in quel caso sei scusato, non ricordi e per la stessa regola che enuncia <nel momento in cui ti cade del cibo hai cinque secondi contati minuziosamente da qualcuno accanto a te, per raccogliere quella cosa e mangiarla, il cibo in questione è pulito, al più insaporito>, nel nostro caso la regola enuncerà <non ricordi, non sei responsabile delle tue azioni>. Ma quella sera io ricordo, Shanadan ricorda, Jeina ricorda e ricorda anche di averci provato a fermare, pertanto non abbiamo scusanti. La serata era bella, le stelle brillavano la luna schiariva quel paesaggio mozzafiato, il cielo limpido e chiaro, il pub era il contrario, e noi stavamo cantando una di quelle classiche canzoncine mezze zozze mezze eleganti “la bella Miluna”, insomma una di quelle da scaricatori di porto che di normale ha forse il nome, quando dalla porta è entrato uno straccione, Forchen. Lo conosco perché ricordo di averlo abbracciato, e servito con un boccale tempo zero, è più basso di me di circa una trentina di centimetri, in realtà quasi tutti sono più bassi di me. Poi è arrivata Oolathana, una scienziata, molto bella, tanto intelligente quanto bella e sora, insomma la serata si stava evolvendo bene e tra un discorso e un altro siamo arrivati a scoprire che il lavoro di Forchen Surcof, altro non era che un ricercatore, un esploratore e un archeologo che tra un viaggio e un altro ha perso ciurma, amici e soldi, e lì, in quel momento noi quattro stolti abbiamo dato la nostra parola e formato il nuovo gruppo di esplorazione di Surcof. Obbiettivo molto ambito: trovare e riportare alla luce e sulle mappe un immenso albero, definito in molti scritti e libri presi in prestito dalla biblioteca di spes (che abbiamo poi scoperto esser chiusa, quindi sono molto in dubbio sul prestito reale) l’albero della vita. Il gruppo era praticamente pronto, scienziata, erborista, architetto, esploratore, archeologo ci mancavano poche cose: un finanziatore, una nave, e un abile minatore. Surcof richiese che il minatore fosse uno di quelli accurati, bravi, che fosse in grado di scoprire velocemente resti architettonici, Shanadan dichiarò di avere la persona giusta e partì a chiamarla, senza ascoltare la richiesta più importante: <senza rovinarli>. Così si unì alla nostra impresa anche Arauvial Steelfarmer, discendente da una famiglia di dinamitardi, esperti minatori, madre e padre si sono conosciuti durante un crollo in miniera, lei ha imparato prima a realizzare da prima dei fuochi d’artificio poi a camminare! Occhi celesti chiari, carnagione chiara, abituata al buio, bassa di statura, perfetta insomma! Di indole è timida, dolce, premurosa, apparentemente tranquilla. Dico apparentemente perché quando ‘lavora’ si sentono risate malvagie echeggiare nelle gallerie seguite da esplosioni. Tuttavia, il capo spedizione Surcof conoscendone solamente il suo carattere la dichiarò idonea al suo ruolo. A me spettava il ruolo di trovare il finanziatore, e Jeina e Oolathana si impegnarono nel sedur….trovare un capitano di una nave disposto ad accompagnarci a poco. La mia ricerca iniziò da mio padre, appena rincasato lo chiamai con un “sera Pà” lui rispose con un tonante “NO”. Era inutile proseguire una discussione persa dal principio. Provai con mia madre, ma lei saggiamente delegò tutto a mio padre, e io ancora più saggiamente decisi di non perdere inutile tempo. Provai da mio fratello Rob, quella sera aveva abiti eleganti neri e lucidi, troppo elegante per il pub in cui lo avevo portato, ascoltò con calma tutto il progetto, di faccia impassibile, al mio termine si prese qualche minuto per finire la birra poi alzandosi disse: <non ho soldi da buttare, ti pago il conto al pub solo perché sei mio fratello ma ti suggerisco di trovarti un vero lavoro> fece in tempo a girarsi che io mi dileguai! Avevo un conto aperto di circa tre mesi a quel pub!! Provai in banca, ma sapevo benissimo la situazione, fino a che non avrei saldato il mio debito non potevo richiedere un prestito. Ma fu proprio all’uscita della banca che incontrai il mio salvatore, Wilnan Battlefate, un uomo più grande di me, ricco proprietario terriero di Denrak, mi aveva ascoltato al pub insieme a mio fratello e seguito nei giorni successivi fino a fermarmi all’uscita della banca. Era interessato più che al progetto alla compagnia che avevamo realizzato dichiarando la buona realizzazione della compagnia divenne il nostro benefattore. Cinque giorni dopo ci incontrammo al porto. Le Ragazze avevano trovato il Capitano ed eravamo pronti a partire, ma nel viaggio ci sarebbero aspettate non poche sorprese! La prima sorpresa fu la mancanza di una nave, al suo posto vi erano 2 scialuppe di salvataggio, Jeina ci presentò il Capitano, un ubriacone accanito, definito dai marinai il Capitano della scialuppa di Salvataggio. E la definizione era proprio la realtà. Su di lui si narrano storie e leggende, un ex capitano pirata finito in disgrazia dopo un ammutinamento, si narra che abbia successivamente abbordato la sua stessa vecchia nave stando su una scialuppa e in molti si chiedono come sia possibile a saccheggiare la sua vecchia nave e affondarla per poi tornare con i suoi tesori sulla scialuppa. Tuttavia le sue doti da marinaio e da capitano sono indiscutibili, per prima cosa ci appellò: <lurrrrridi ratti d’acqua dolce>, e già questo la dice lunga sulla sua esperienza, poi durante il viaggio fu in grado di affrontare tempeste e mari mossi comandando una scialuppa. Ma questi sono solo una parte delle sorprese. Non mi dilungherò molto su quei 3 mesi di agonia passati su zattera e a terra, sui nemici affrontati su quante volte abbiamo rischiato di morire per mano di mostri, o in mezzo al mare, fino a che Surcof, non ci dichiarò ufficialmente Persi. Voglio specificare: stavamo seguendo la mappa, Surcof la stava seguendo, ma al terzo giorno la mappa è stata usata in maniera impropria da Masur, il capitano, e da allora siamo andati a memoria di Surcof. Dopo quei 3 mesi siamo arrivati su quest’isola, abbiamo realizzato un casa di fortuna e abbiamo cominciato a coltivare la terra per produrci da mangiare, abbiamo trovato animali e abbiamo iniziato ad allevarli, ci stavamo riprendendo dal viaggio prima di decidere il da farsi e furono in quei 4 giorni che Surcof rivenne nella montagna al centro una biblioteca abbandonata, insieme ad altre strutture abbandonate e dismesse. Jeina e Surcof passarono intere giornate in quella biblioteca riportando alla luce progetti di autori come Bramantes, Michelangelos e altri architetti, così come ambiziosi progetti di un tal Galileus Galileis, che volevano realizzare una città mostruosa, dedicata a tutti i superni, con una architettura monumentale. Decidemmo di comune accordo di iniziare la realizzazione di questa città….” le pagine del diario si perdono, tra racconti e storie, crolli e urla, allegria e successi! Continuando a leggere potresti odiarli o amarli, ma la domanda è vuoi continuare la lettura o vuoi scoprire le cose di persona?
  12. Era una tarda sera,ero in viaggio e stavo tornando a Tanatos,ma d'improvviso iniziò a piovere,la pioggia che cadeva sulla mia pelle sembravano aghi,i tuoni cadevano in continuazione avvicinandosi sempre di più come se cercassero di fulminarmi, iniziai a correre e per mia fortuna trovai una casetta ,entrai era abbandonata, le ragnatele erano ovunque, detti un'occhiata in giro e c'erano solamente un tavolo,un letto,un camino,una libreria e una candela con dei fiammiferi. Accesi la candela per fare un po di luce , tolsi le ragnatele dal letto e dalla libreria, sulla libreria c'erano 5 libri e per passare il tempo nell'attesa della mattinata successiva. I capitolo inizio C'erano una volta 2 dei, uno era il dio del gioco e del sole, e gli piaceva giocare e sfidare tutti, per questo passava la maggior parte delle giornate nel mondo degli umani per giocare a carte,mentre l'altro era il dio della luna, esso era molto timido e si limitava a guardare le persone dall'alto. Un giorno il dio del gioco si avvicino all'altro e gli chiese se volesse giocare un po con lui a carte,esso accettò,iniziarono a giocare il dio della luna non sapeva giocare e come era scontato perse,però si divertì mlto e decise di risfidare il dio del gioco,anche se si impegnava con tutte le sue forze non riuscii a battere il dio del gioco,diventarono molto amici e passavano tutte le giornate a giocare. Un giorno da molto lontano arrivò un umano che volle diventare colui che uccise un dio, nella lotta disperata il dio del gioco e del sole e l'umano morirono,il dio della luna scosso dall'accaduto portava rancore contro gli umani ,però per il suo amore per i giochi e per ricordare il suo vecchio amico decise di usare i poteri del dio ormai defunto per creare degli esseri che sarebbero stati capaci di trasformare il mondo degli umani in un mondo dove i giochi sono tutto. Creò 10 esseri stellari che plasmarono il mondo, il nuovo mondo era piatto, pieno di vegetazione e per il mondo erano sparse 16 torri e ogniuna di esse rappresentavano i pezzi degli scacchi, i pedoni,gli alfieri,le torri,i cavaglieri,la regina e il RE. Gli esseri stellari decisero di creare a loro volta dei molteplici Re Demoni, degli esseri molto potenti che ebbero il compito di giudare gli umani. II capitolo sacrificio e corruzione Diversi anni dopo la nascita dei Re Demoni gli stessi iniziarono a "fondare" delle comunità,il dio della luna infine decise di creare dei mostri con i suoi stessi poteri, che poi sarebbero stati messi a guardia nelle torri degli scacchi, a guardia del pezzo rapresentante la torre stessa. Infine gli esseri stellari ebbero un ultimo compito prima di sparire, 9 di essi dovettero sacrificarsi e trasfrmarsi in energia che sarebbe poi stata assorbita dal 10 essere stellare,quest'ultimo dovette usare quell'energia per creare dei "Doni" che sarebbero stati dati agli esseri umani, così da renderli degni avversari in grado di sfidare il dio della luna. L'essere stellare creo doni, alcuni forti altri deboli ma tutti con la possibilità di poter essere potenziati "vincendo altri doni". I doni non vennero dati solo agli umani di quel mondo ma anche ad umani appartenenti a dimensioni parallele oppure ad umani di mondi lontani.Diversi decenni dopo il dio della luna decise di sfidare gli umani a un gioco in cui solo il vincitore ne uscirà vivo,nessuno degli stessi ebbe il coraggio di sfidare un dio dove scommettono la loro vita,percio iniziò a minacciarli cosi da poterli sfidare, tutti iniziarono a considerarlo un dio cattivo e corrotto. III capitolo un umano veramente forte In un mondo lontano ove gli esseri umani governavano il pianeta assieme alla tecnologia c'era un umano,un giovane ragazzo con un dono talmente potente da aver reso la sua esistenza noiosa.Un giorno esso era sdraiato sotto un albero all'ombra in una calda giornata, all'improvviso arrivò da lui una lettera, la aprì e la seguente recitava *Sei pronto ad abbandonare tutto, la famiglia,gli amici e la tua fortuna?* Quando alzò lo sguardo nulla era come prima ,non era nel suo noioso mondo, si trovava in una foresta da cui in lontananza si intravvedeva una torre che rappresentava un alfiere,iniziò a incamminarsi verso la stessa, nel viaggio a pochi kilometri dela torre trovò una comunità , appena messo piede dentro il capo villaggio decise di sfidarlo a un gioco, esso consisteva nel giocare a una partita a poker, il ragazzo vinse e nessuno riuscì a spiegarsi come, e molti si chiedevano che razza di dono possedesse uno come lui.... continuo appena posso
  13. Il primo incubo (1) Di punto in bianco mi svegliai, sudavo freddo era notte fonda, stavo sognando: ero in mezzo all'oceano, nuotai fino allo sfinimento senza arrivare a riva,infine annegai dallo sfinimento. Mi risvegliai su una spiaggia nel deserto era notte, gli scheletri,le mummie e i creeper non mi davano tregua, combattei fino allo sfinimento totale. Iniziai a correre per seminare tutti i mostri, non molto dopo trovai una caverna entrai dento per rifugiarmici, ma non era una normale caverna... Infondo ad essa c'era una scalinata che scendeva verso il basso, iniziai a scendere, dopo pochi scalini inciampai cadendo per quella scalinata che pareva infinita. Arrivato alla base della scalinata vidi un corridoio con alla fine una luce, mi incamminai per vedere cosa c'era infondo a quel corridoio. Passo dopo passo la luce si intensificava, e senza rendermene conto ero alla fine del corridoio, c'era una sala tutta bianca con 7 portoni. Dopo pochi minuti nella mia testa delle voci che recitavano:"Espiare i tuoi peccati dovrai" "Se tutti superare potrai un gran dono riceverai" "Se invece alla follia ti abbandonerai,contro morte certa andrai" "Ora andare dovrai, se presto non ti sveglierai negli inferi resterai" La prima prova L'ira (2) Passai la giornata nel terrore di quel che sarebbe potuto accadermi la notte successiva. Anche se terrorizzato andai comunque a dormire. Quando aprii gli occhi ero sempre in quella sala con quei 7 portoni, le voci tornarono stavolta recitanto:"La prima prova affrontare dovrai,se essa fallirai rancore e ira eterna appresso ti porterai" "La prima porta attraversare dovrai,se all'ira resisterai un'indizio per la verità saprai" Sudavo freddo, quelle voci erano spaventose, mettevano i brividi. Nel mentre uno dei portoni si aprii, chiudendo gli occhi e senza pensarci due volte lo attraversai, quando gli riaprii ero incatenato a una parete, davanti a me c'era un telo bianco e sopra la mia testa un proiettore , prima che iniziasse a proiettare le immagini stavolta una dolce voce mi disse "Non farti inghiottire dall'ira". Iniziarono a scorrere delle immagini, le persone a me più care : gli amici e i famigliari schiavizzati,maltrattati e uccisi. Dall'orrore cercai di chiudere gli occhi, ma c'era qualcosa che mi forzava a tenerli aperti, dopo queste immagini intrise di orrore scorsero le immagini di colui che maltratto i miei amici i famigliari,il mio istinto omicida salì alle selle, la voglia di andarmene da li e cercarlo era esagerata. Quando il proiettore si spense si accesero delle luci, e si aprii una porta, sentii dei passi che pian piano si fecero piu vicini,da quella porta uscii il malefattore. La mente mi si annebbio, i miei occhi erano ricolmi di rabbia, quando a fermarmi ci fu la stessa dolce voce che mi incoraggiò prima della prova, e mi disse "perdona e verrai perdonato". Dopo quelle parole mi svegliai. Gola la seconda prova. (3) La seconda notte sembrava non arrivare, e fino a un certo punto non mi dispiaceva molto,pero quando iniziai con questi pensieri quelle voci tornarono a tormentarmi. Alla fine la notte arrivò e senza nemmeno rendermene conto stavo già dormendo. Ero ancora in quella stanza, le voci tornarono stavolta recitando: "La tua Gola affrontare dovrai" "Ai piaceri abbandonarti non potrai" "Ricordati se fallirai alla fine un indizio sulla verità otterrai" Quando quelle voci smisero la seconda porta si aprii,senza pensarci due volte la oltrepassai. Ero stanco,assonnato,affamato e mi ritrovai in un paese dove la ricchezza culinaria certo non mancava,un'altra voce mi raggiunse dicendo "Se la strada rossa seguirai,la prova supererai" "Se ai piaceri del cibo e del riposo ti abbandonerai la prova fallirai". La stanchezza e il mio stomaco parlarono da se,pero ignorai tutto e iniziai a incamminarmi sulla strada rossa,le tentazioni erano molte,le persone si offrivano di darmi del cibo e un posto dove riposare, le ignorai feci finta di nulla. Quasi alla fine mi sentii svenire ero stanco... talmente stanco che non sembrava nemmeno di essere in un sogno. Resisti fino alla fine anche se mancai l'uscita scontrandomi contro una parete, mi ero ferito un taglietto sul palmo della mano, sanguinava ma ignorai e attraversai la porta, mi risvegliai, ero nel letto e mi guardai la mano della ferita. La ferita era reale.
  14. Il fuoco del caminetto riscaldava quel freddo pomeriggio Thortughese, mentre la pioggia battente sferzava i battenti delle finestre con onde cadenzate ed il vento ululava dal mare proprio accanto alla dimora De la Bresa. Nihosev stava lì, immerso nei suoi pensieri e nella sua poltrona, sorseggiando con parsimonia il suo Crumino d'annata. Lo sguardo passò al ritratto del padre Carlos, appena scomparso, al dolore della sua prematura perdita ed al dolore del nonno Javier, sopravvissuto persino alla morte del figlio. Il naufragare nei ricordi venne interrotto da un bussare, abbastanza veemente, alla porta. Emise un amaro sospiro, non aspettava nessuno e proprio non aveva voglia di aprire quella maledetta porta e trovarsi il parquet di casa zuppo di acqua e fango, portati dal malcapitato ospite. Mentre il bussare si fece più forte, Nihosev raggiunse l'uscio mormorando tra se e se "spero per lui che sia importante". I capelli vennero subito mossi da un forte vento, il volto bagnato dalla pioggia, per Thor se c'era anche una scarsa probabilità che rimanesse asciutto, allora doveva per forza piovere di traverso. Nihosev non riuscì nemmeno a proferire parola che l'ospite entrò in casa strappando il pomello dalle sue mani e chiudendo violentemente la porta alle sue spalle. Bagnato fradicio questi scrollò il capo diverse volte, una per ogni maledizione a Thor ed ai santi che il padrone di casa telepatizzò alla vista del pavimento, come predetto, zuppo di acqua e fango. "Spero per lei che sia qualcosa di importante, tanto da piombare in casa mia e...e... maledizione a Thor! Lo avevo appena fatto lucidare...senta...io non so chi lei sia...ma se lavora per qualcuno stia pur certo che...oh...." Venne interrotto dalla vista di una graziosa fanciulla, capelli rossi ed occhi verde smeraldo, sulla ventina quasi certamente. Lo osservava con aria decisa e sicuramente seccata, ma di una bellezza che, per quanto irritato lo lasciò senza parole. "Mi ascolti lei invece! Se fosse stato per me me ne sarei stata tranquilla e serena a bermi qualcosa al Cigar Club, quindi veda di non far tanto il suscettibile!" altra scrollata di capo, altri santi che cadevano dall'olimpo supernico direttamente sul parquet del pover'uomo "comunque mi manda l'ufficio del S.E.A." porgendo un pacco ben incartato, perchè il Partito, sebbene ti mandasse un corriere a rovinarti la pavimentazione, quello che spedisce arriva sempre sano e salvo, specialmente se sono moduli. Ed infatti, erano moduli, ma già compilati. Riconosceva la grafia, Nihosev ebbe un balzo al cuore, era quella del padre Carlos. Era la domanda di edificazione per l'impianto della Bresetta. Ed era stata approvata. "Mi...mi perdoni signorina se sono stato sgarbato" Lei si limitò ad osservarlo abbastanza seccata, portando quasi impercettibilmente lo sguardo alla porta. "Ho una camera per gli ospiti, se vuole fermarsi per questa notte, o almeno fino a quando questa tempesta passi sarei più che lieto di ospitarla" ormai era pieno di gioia, ed il parquet era solo un problema da nulla. "La camera degli ospiti è al secondo piano, dopo le scale a destra...faccia come fosse a casa sua" anche se quella era la sua camera, avrebbe dormito volentieri sulla poltrona. "Grazie..." si limitò a rispondere la ragazza con un lieve sorriso, una piccola smorfia tra la gratitudine e la comprensione, per poi salire per le scale, sparendo al piano superiore. Nihosev si accomodò alla poltrona, ritornando a fissare il fuoco che schioppettava e rifletteva i suoi lembi nel parquet bagnato. Di una cosa era comunque certo, mentre saliva le scale quella sera... ...il pavimento del suo capannone non sarebbe stato di parquet.
  15. (dal topic gdr off): Virkutos Zamputor giunse ad Iphae accompagnato dalla sua scorta personale. Non ci mise molto ad arrivare al Centro Import-Export "Funghi nel mondo" in quanto si poteva notare il grande afflusso di merci proveniente da tale struttura. Ho un dispaccio importante da parte di Dragonia Disse Virkutos ad uno dei dipendenti del Centro. Voi chi siete? Disse perplesso l'operaio Virkutos Zamputos, ambasciatore di Dragonia e Responsabile in capo dei ROI Rispose mostrando l'anello con il sigillo reale di Dragonia inciso sopra Vi porterò dal direttore, data l'importanza di tale messaggio Detto ciò, Virkutos venne portato all'ufficio del direttore *Dentro l'ufficio* Al cospetto del direttore Solrek Balderk, Virkutos Zamputor tirò fuori il dispaccio dal taschino sinistro della sua giacca da viaggio. Ecco a Voi un ordine direttamente da Divi Mey Dragoy, con la massima urgenza e segretezza L'ambasciatore porse il documento sigillato con la ceralacca del sigillo Reale al direttore. (risposta) Solrek, preso un aprilettere, sbusto' il messaggio senza troppe difficolta', ma si lascio' presto sfuggire una serie di emozioni: sorpresa, soddisfazione, felicita' e dubbio. La sorpresa era per l'enormita' dell'ordine, superava di gran lunga il piu' grande mai ricevuto dal centro, e la soddisfazione per il risultato raggiunto. La felicita' per la prospettiva di una bella promozione, ma ben presto si calmo', e ragionando sulle quantita' dell'ordine e le modalita' di consegna, si fece molte domande. Per provare a ottenere risposta, comincio': "Il centro e tutta Iphae e' molto onorata da questo ordine, e sebbene la curiosita', non e' certo affar mio chiedere cosa ci vogliate fare. Ma immagino che la vostra presenza qua in persona non sia un caso, o dettata da un desiderio turistico." con un tono che esprimeva una certezza, e quindi lasciava spazio a spiegazioni.
  16. Dal diario di Viktor Aretuvic, primogenito di Jandù Aretu. Anno 2845 d.F. III Darbis di Bacal Mio padre si sveglia oggi più pazzo e malfermo di quanto lo sia stato negli ultimi dieci anni. Penso che ormai sia irrecuperabile: a momenti non è nemmeno più in grado di rispondere alla mia voce. Continua a chiedere il libro che scrisse ormai cinquantanni fa e continua a urlare come un ossesso che la geologia esatta di Eseldur la conosce solo lui. Non so nulla di una polemica così futile, avvenuta quasi dieci anni prima della mia nascita, e non so nemmeno se sia veramente esistita. Oggi per la prima volta non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto. Nelle ultime settimane ho avuto rapporti sempre più sporadici con l'Alto Cancelliere. Ha smesso di chiedermi da un anno notizie di mio padre, e io ho smesso di avere sue notizie da circa allora. Non so nemmeno perchè sia ancora qui a scrivere tra queste quattro mura polverose, mentre tutti se ne sono fuggiti. Mia moglie ed i miei figli sono andati a Ejitel una settimana fa, e io mi riprometto di raggiungerli presto. Prima di abbandonarmi a pessimi pensieri torno alle mie faccende, che è meglio. Mio padre sta ancora urlando nell'altra stanza, per cui esco sereno. Per Thor, sono vivo sono viv... Sono ancora sotto shock e mezzo sordo dopo le esplosioni di ieri. Penso di avere un paio di costole incrinate dato che faccio fatica un po' a respirare. Mi sono rintanato nel magazzino agricolo, che per fortuna è ancora integro. Ho passato quasi tutta la notte strisciando tra le macerie fino a qui. Ora riposo. Notte inoltrata, il dolore al petto è ancora lancinante ma decido che domani andrò a vedere cosa è successo. Dopo tutte queste ore il ricordo si fa più nitido. Case e mura che crollano, voragini che si aprono nel suolo, il Municipio che collassa su sè stesso. Mio padre non può essere sopravvissuto al collasso. Pace all'anima sua. Ho ritrovato il suo corpo. Ho deciso di seppellirlo fuori dalle mura, a sud, con le forze recuperate in queste poche ore di sonno. La città è perduta per sempre. Le strade coperte di cadaveri, alcuni morti schiacciati dalle macerie ed altri con ferite da taglio. Le case divelte, bruciate, saccheggiate. Ho trovato uno stendardo strappato e una lettera vicino alla caserma. Dopo aver letto la lettera, li ho bruciati entrambi. Il dolore è insopportabile. Zerdur ed Eselvil sono perdute per sempre. Nessuna traccia del Cancelliere ma manca il suo cavallo dalla stalla. Domani vado ad Ejitel dalla mia famiglia. [...] Sono tornato ad Eselvil dopo quattro anni. Ossa bianche, spolpate tra le rovine. Polvere rossa ricopre i ricordi di cinquantanni di storia cittadina. Non ci tornerò mai più. Ormai di quella città non è rimasto nulla.
  17. GDR Quel giorno il cielo era terso, Yoori Kurotsuchi, come sua abitudine, girava per le vie della città scortato dalle due guardie d'onore. Non si era mai abituato alla vita di palazzo, e aspettava sempre il ritorno dello Shogun, non si considerava all'altezza di quel gravoso compito. Ogni giorno vedeva che la crisi in città si faceva sempre più grave, le strade erano sempre più sporche e malfamate. C'erano perfino state alcune rivolte che vennero represse nel sangue. Si stava dirigendo alla residenza del Daimyo del clan Chosokabe, Markon McSwag, non sapeva esattamente come mai fosse stato chiamato, fatto stà che era stato avvertito con grande urgenza e quindi gli sembrava una faccenda seria. Arrivato, entrò quindi nella villa, togliendosi le scarpe come la tradizione imponeva. Fu accompagnato da una graziosa servitrice alla stanza degli ospiti. Qui trovò, con grande stupore, non solo Markon, ma anche Shibatzu Iteru, altri Jonshu e personalità influenti della città, c'era praticamente tutta la Dieta, tutti si inchinarono, dopotutto era lo Shogun. "Lasciate perdere queste formalità, qui siamo a casa tua, McSwag. Ci terrei a sapere il perchè di questa riunione". "Ma certo - rispose prontamente Shibatzu - Mio signore, la situazione è molto grave, l'economia è in costante declino, la gente si stà impoverendo e cresce il malcontento popolare. Tutto questo è dovuto sopratutto dal mantenimento degli eserciti che sta diventando troppo gravoso per noi". "Non possiamo ridurre le truppe?" Chiese indispettito Yoori. "No mio signore, questo non è possibile - Questa volta a parlare fu Markon - abbiamo già perso una battaglia contro Lephion, e ora siamo perfino senza alleati, mentre i nostri nemici hanno tra le loro file alcuni tra i più forti guerrieri di Dalagon". "Quindi, cosa consigliate di fare? Lo shogun Firoiji non sappiamo quando tornerà, e ora io non sono preparato per una così grave crisi" Rispose Kurotsuchi. Ci furono alcuni minuti di silenzio, poi interotti da Iteru, che sbottò: "A questo punto tanto varrebbe abbandonare la città..." Sembrava aver bevuto un po' troppo sakè, Yoori lo fisso negli occhi e capì che quella frase non era stata pronunciata a causa dell'alcool. "Questo mai! - Quasi urlò Yoori, sbattendo un pugno sul tavolo - I nostri avi hanno viaggiato per secoli e secoli per riuscire a fondare questa città, e voi ora vorreste abbandonarla? Rendendola preda dei saccheggiatori e delle altre nazioni?" "Preferirei che venisse bruciata piuttosto che farla cadere in mano ai nemici!" Disse McSwag. "Ma cosa vi dice la testa?! Bruciarla? Non intendo proseguire questa conversazione!" Detto questo, pieno di rabbia, Yoori uscì dalla casa e si diresse veloce verso al sua residenza. "Che idiozie; come possono dire questo?! Che i supremi Kami ci proteggano!" pensò tra sè mentre camminava. Calò la notte, e l'oscurità avvolse le case come fa il mare con un relitto che affonda. Yoori fù svegliato di soprassalto da un suo servitore, questo sembrava molto agitato: "Mio signore, un incendio! La città stà bruciando!" "Come sarebbe stà bruciando? - Sì alzo dal letto e si mise velocemente il kimono che usava in casa, scese poi le scale, seguito dal servitore - Com'è successo?" "Un incendio è divampato nel quartiere Chosokabe e si stà espandendo in tutta la città! Si sta provando a spegnerlo ma è alimentato dal vento, per ora possiamo solo rallentarlo". La sua mente fu invasa da un brutto pensiero: Che fossero stati loro? Yoori poi se ne convinse: "Alla fine l'hanno fatto... Ma certo! Alla riunione avevano già deciso tutto, ma come hanno potuto!?" Parlò quindi con il suo servitore, gli diede ordine di radunare la guardia cittadina e di evaquare la città, ad un'altro servitore, anch'esso fidato, gli disse di mettere in salvo la sua famiglia, e che questa aveva la precedenza su tutto. Si mise quindi il suo kimono pesante, fuori dopotutto faceva freddo, e il vento fischiava e faceva risuonare la campane dei templi. Con la solita scorta si diresse quindi verso il castello per valutare meglio la situazione, le strade erano piene di persone, carri e animali che cercavano di fuggire, era difficile camminare, alcuni cadevano e venivano calpestati dalla folla. Stava salendo le scale che conducono alla cerchia del castello quando una violenta esplosione echeggiò nell'aria, in cielo si videro frammenti di legno, tegole e tizzoni ancora infuocati che salivano e poi ridiscendevano velocemente. Fece gli ultimi gradini di corsa e vide il castello completamente squarciato, coperto dalle fiamme; la torre ovest era ceduta e l'altra stava pian piano cedendo. Si girò verso il quartiere dei Chosokabe e vide che era completamente in fiamme, il legno e carta di riso con cui erano costruite le case bruciava velocemente, si udivano le urla delle persone che erano rimaste intrappolate in casa, il pianto dei bambini. Era l'inferno sulla terra, perfino i ciliegi erano carbonizzati. Questa è la fine, pensò, la fine di tutto. Spiegazione GDR OFF
  18. Io, Yoori Kurotuschi, Shogun reggente dello Shogunato di Kushima, Nomino, da oggi fino a nuovo ordine: Shimatzu Iteru Generale dell'esercito dello Shogunato e Hiaguz Mc Hisito Capo della guardia cittadina della provincia e della città di Kushima Che possano proteggere le nostre genti e portare prestigio al regno!
  19. GDR

    La notte vigeva sulla città di Lephion, una piccola perla nel deserto ove il giorno il sole ardeva come un vulcano e la notte vi era quell'aria gelida che ricordava le terre del Nord innevate e ghiacciate. Dame e fanciulli dormivano sereni nei loro letti, nelle locande vi erano risate che risonavano nelle strade vuote, senza nessuno, come un eco emanato da un fantasma ramingo. Le guardie svolgevano il loro dovere ma non sapevano cosa stava per accadere. Da poco Lephion aveva vinto una delle tante battaglie contro lo shogunato di Kushima, una vittoria presa con il sangue e la fatica, dove al momento che issarono la bandiera di Lephion al posto di quella dello shogunato, si levvò un grido di vittoria che sollevò talmente di morale le truppe, da fargli sbaragliare tutte le linee nemiche, perfino quelle delle guardie dello shogun, assente per un lungo viaggio. Lo shogunato preoccupato da questa sconfitta pensò, ponderò a lungo sul da farsi, lo stesso generale era sul piede di dichiarare la resa a lephion, quando, in una notte silenziosa e buia si arrivò ad una decisione. Già da tempo uomini dello shogunato si erano inseriti nella città di Lephion come cittadini per ricavare informazioni in ogni modo possibile, e le informazioni che arrivarono quella notte furono più che soddisfacenti per il Generale Shimatzu e il daimyo Yoori Kurotsuchi, era giunta voce che un uomo che in precendenza era della città di kushima era stato eletto tra i fedeli Del Re Alemtas per la sua forza e determinazione in battaglia, lui stesso fu il primo a sfondare nelle linee nemiche e l'ultimo ad uscirne, dunque bastava solo una chiamata d'onore da parte dello shogun stesso e il gioco si sarebbe risolto, Shimatzu parti con il cavallo più veloce della città, e cercò lo shogun per giorni, se non settimane, lo trovò che suonava il suo flauto sotto un salice da solo, senza una guardia che badasse alla sua salute, Shimatzu si inchinò subito e Firoji si alzò e con tono sorpreso chiese " Shimatzu, cosa ti porta così lontano dalla tua città?" Shimatzu rispose " Grande Shogun, giungo con notizie da parte degli infiltrati a Lephion" Firoji con tono estremamente incuriosito rispose subito " dunque dimmi, che notizia può essere tanto importante per farti giungere fin quì, da solo " Shimatzu con il fiatone si sedette e incominciò a parlare " ci è giunta voce, che Ennòn Paìron è stato eletto tra i fidati del re di Lephion, un uomo di kushima non rifiuta mai una chiamata dallo shogun, pperciò sono venuto a chierle se poteva scrivergli una lettera riguardante il recupero del suo onore e la possibilità di essere di nuovo il benvenuto nella città di Kushima", Firoji quindi disse " dunque è così che vogliamo infliggere un grave colpo a Lephion eh? Sebbene tutto questo non rispecchia le nostre dottrine e le nostre tradizioni lo farò, essi ci hanno tradito, quindi occhio per occhio, dente per dente " Lo shogun compilò una lettera che era destinata a Paìron e Shimatzu tornò kushima con la lettera dello shogun ben salda tra le mani, la diede ad una delle spie e gliela fece avere. Ennòn lesse la lettera, tutto ciò che vi era scritto era quello che si aspettava disse lo shogun, " un atto di vera astuzia per distruggere Lephion " dunque così fece, e nella notte Il generale shimatzu e un manipolo di samurai entrarono nel magazzino cittadino con l'aiuto di Paìron e razziarono tutti i loro beni, sebbene fu un furto violento non uccisero nessuno, perchè in cuor loro provavano ancora un sentimento di profonda amicizia con Lephion, si limitarono a stordirli e farli addormentare. Ogni tipo di bene fu razziato, Cibo, Armi, armature e ogni cosa immaginabile, nessuno si accorse di niente, coloro che erano stati storditi erano seduti con un fisco di vino vicino, in modo da far sembrare che erano ubriachi. Il giorno dopo un grido si levò dalla piazza di Lephion, una voce diceva "LE SCORTE E I VIVERI SONO SPARITI, OGNI TIPO DI ARMA E ARMATURA E' SCOMPARSA!", panico si levò dopo quel grido, e lo stesso re Alemtas Erèmtor si senti pugnalato nell'orglio e nell'anima, fu convocata un assemblea straordinaria a Lephion, si venne a sapere che Ennòn Paìron era sparito e con esso tutti i beni. La colpa era dello shogunato di kushima. Gdr scritto da Scorpione33
  20. Io, S.U.C. Jandù Aretu, vi scrivo per interposta persona questa missiva ufficiale. Dall'Alto Cancelliere Aris Finnerty. La Repubblica Oligarchica di Zerdur vi è vicina in questo momento di dissesto, e disapprova altamente l'ingordigia e la faziosita del re di Lephion e del suo popolo, il quale, nonostante lo Shogun abbia sempre garantito loro libertà e prosperità, si ostina a combattere e mette in disussione la sua autorità, forse per inesperienza, forse spinto dalla brama di potere. Vi comunico dunque che il nostro popolo si schiererà senza esitazione al vostro fianco, a patto che i nostri rapporti di reciproca collaborazione si consolidino ufficialmente, mediante l'entrata di Kushima, e di Lephion in caso di vittoria, nella nostra amata nazione. lo Shogun e manterrà la sua totale indipendenza Politica ed Economica e entrerà a far parte del Senato Unico, come previsto dalla nostra Costituzione. Con rispetto ed amicizia. Aris Finnerty, Alto Cancelliere di Zerdur.
  21. Hiroki Kurotsuchi era ormai avanti con gli anni, e il segno del tempo si vedeva sul suo corpo; era affacciato alla finestra della torre sud del castello di Kushima, si trovava all'ultimo piano della torre, e sopra di lui si potevano vedere le travi di abete che sostenevano il tetto. Da lì si vedeva tutta la città, e il sole che filtrava dalle finestre scaldava l'ambiente. Hiroki quando voleva stare in tranquillità era solito andare in quel posto. Pensava alla città in cui aveva riposto anima e corpo, l'aveva vista nascere, crescere e sbocciare, come un fiore di ciliegio in primavera. La cosa che lo rendeva più orgoglioso era il sapere di aver finalmente ridato una patria al suo clan, il clan Shimazu, e a tutti i discedenti di Sendai, che per secoli e secoli avevano viaggiato senza una casa calda in cui stare, una città in cui vivere. E ora la città stava andando in rovina... Tutto era iniziato dalla fondazione di Lephion, molti cittadini, speranzosi di trovare ricchezze e un lavoro migliore sè n'erano andati, da lì era iniziato un lento calo demografico e l'economia cittadina era entrata in stagnazione; successivamente alcuni cittadini se ne andarono anche a Ejitel, aggravando la situazione e costringendo la Prefettura dell'economia dello Shogunato ad aumentare le tasse. La rabbia salì sul suo corpo quando pensò a come Lephion, la città che avevano aiutato a fondare, gli aveva traditi, aveva tradito tutta Kushima: lo Shogun, il popolo e, cosa più grave, la fiducia. La loro egoistica sete di potere gli aveva portati a questo, i Lephionani che si erano opposti all'indipendenza vennero derubati, uccisi e solo alcuni riuscirono a tornare a Kushima, rischiando la vita. Tutto questo è assurdo, pensava Hiroki, non aveva la minima intenzione di vedere la città andare a finire in questo modo, e come se non bastasse erano deboli anche nella politica estera: i loro vecchi alleati, Volgard ed Eselvil erano messi anche peggio, alcune voci parlavano di un totale stato di anarchismo alla città degli Inquisitori; Kushima avrebbe voluto intervenire, ma non aveva abbastanza forze, dato che erano tutte schierate in attesa che Lephion facesse la sua mossa. I suoi pensieri furono interotti da Yoori, suo figlio, che era entrato nella stanza. Nato pochi anni dopo la fondazione della città, Yoori era ormai un uomo adulto, il suo corpo era alto ma per nulla gracile, infatti amava passare il tempo allenandosi nelle arti marziali. Yoori aveva ereditato il carattere di suo padre, e fin dall'adolescenza si era sempre interessato alla politica e alla città, questo rendeva molto orgoglioso suo padre, dal momento che Yoori avrebbe ereditato il titolo di Daimyo. "Figlio mio, vieni qui, affacciati alla finestra. - e così fece - Questa è la nostra città, e tra poco toccherà a te occupartene, io ormai sono vecchio, voglio passare i miei ultimi anni di vita in traquillità, pregando i Kami e camminando tra le vie e i giardini di Kushima: - si interruppe un'attimo, e riprese - Tra una settimana tu diventerai Daimyo del Clan Shimazu." Yoori restò di stucco, sapeva che suo padre era vecchio e che tra non molto avrebbe dovuto ereditare lui il titolo, ma non si aspettava si venirlo a sapere lì, in quel momento e in quel posto così informale. Ma subito la sua mente pensò a tutto quello che avrebbe potuto fare per la città; avrebbe avuto la possibilità di farla risplendere, far fiorire l'economia, e far tornare la città alla potenza di un tempo. Dopo una breve attesa quindi rispose: "Va bene padre, accetto questo incarico con umiltà. Non ti preoccupare, terrò alto il nome della nostra casata!" Un sorriso si dipinse sul volto di suo padre: "Lo so figliolo, ne sono sicuro". [...] Così Yoori, come presabilito, la settimana successiva fu nominato Daimyo degli Shimazu dallo Shogun in persona, alla cerimonia parteciparono molte personalità illustri di Kushima, tutto il suo clan e anche alcuni personaggi di città amiche. Dopo aver ricevuto la nomina Yoori, al suo discorso disse, tra gli applausi della gente: "Domani è un nuovo giorno per Kushima: che la nostra città possa risplendere come un tempo!".
  22. Ai Governanti della Nobile Provincia di Lumvalos, luminosa nel Dominio di Uhle, Per la Gloria di Avernal Leotred, Vi scrivo per appellarmi alla vostra luminosa saggezza, voi che unici continuate nel luminoso sentiero del vostro Dio. Non lontani erano gli anni in cui le vostre strade e le nostre erano popolate da innumerevoli persone, colorate nei loro abiti e luminose nei loro visi colmi di speranza e fede. Nello scrivervi, mi piace immaginare che i vostri sentimenti siano come i miei, di pura e infinita nostalgia del passato in cui vivevamo nello splendore e nella brulicante attività delle nostre città, borghi e villaggi. Ma allora, perchè vivere in questo passato? Il nostro futuro può essere altrettanto radioso! Non voglio presentarvi inutili promesse o illusioni. Voglio presentarvi una via per uscire dalla crisi e dal buio della morte. Rinsaldiamo i nostri rapporti. Riapriamo le nostre strade al commercio reciproco. Se necessario, quando arriverà il momento più buio, iniziamo a pensare a come tornare una unica entità, come quando eravamo esuli di Spes e avevamo deciso di stare uniti nella città di Kushima. Iniziamo a pensare ad una rifondazione, questa è la mia proposta. Rifondazione. Qui ed ora, non ieri, non domani. Jandù Aretu, Senatore Unico Custode di Zerdur
  23. << Non è mai troppo tardi! >> << Non è mai troppo tardi! >> Gli araldi correvano per le strade vuote e polverose. Solo alcune galline razzolavano per le vie vuote di Eselvil, depositando innumerevoli uova per tutta la città. Case un tempo colorate di vita e chiassose, ora restavano con le finestre sbarrate, e l'ennesima carovana si stava raccogliendo a nord della città per abbandonarla, e magari dirigersi a est, in cerca di fortuna. Anche oggi ne era partita una diretta a Bopvil, passando per Ejitel. << Non è mai troppo tardi! Adunata al municipio! >> Avevano risposto dieci persone all'invito. Il sindaco, con due guardie d'onore, armate di tutto punto ma con lo sguardo spento, erano ai piedi del baldacchino. Nemmeno i senatori si erano presentati. Jandù aveva scritto loro, ricevendo poche e vaghe risposte. Non si erano presentati, il Senato non di riuniva ormai da un decennio, quasi, ed il popolo non aveva avuto una guida definita per troppi anni. Jandù prese una decisione, forse troppo facile, dato che non aveva avuto nessuno col quale confrontarsi. La voce era stanca, spezzata dal dolore e dalla stanchezza dell'età avanzata. << Ci troviamo qui oggi per parlare di deroga. In deroga alla costituzione di Zerdur, dichiaro decaduto il Senato Unico di cui faccio parte io stesso. Il potere verrà conferito alla mia persona in via temporanea, cioè fino alle prossime elezioni nazionali. >> Il poco popolo presente, praticamente una massa di straccioni dagli occhi spenti, non reagì minimamente. Ormai era un popolo spezzato, vinto dalle carestie negli anni del non governo. Quel poco di malcontento popolare si era spento quando le prime carovane erano partite per colonizzare le terre a ovest di Bopvil. << Dichiaro che la provincia di Zerdur sia retta da una diarchia, rappresentata da me e dal nobile Aris.>> Aris arrivò d'improvviso con un piccolo manipolo di guardie, ben disciplinate ed addestrate. I suoi uomini consegnarono un carretto di ottimo cibo Volgardiano al popolo. La piccola folla iniziò ad aumentare di numero, con altre persone che uscirono dalle case. Alcuni iniziarono ad applaudire. Jandù volse un pensiero ai suoi compagni senatori dispersi e trattenne le lacrime.
  24. Ai governanti della Nobile e Antica Provincia di Kushima, per la Gloria dello Shogunato, Al luminoso Shogun Kyuzaki Firoji, Vi scrivo innanzitutto per portare un po' di speranza nel periodo di crisi politica che vi sta attanagliando. Non sta nel mio umile giudizio terreno prendere posizione nella disputa, ma confido che sappiate risolvere la diatriba e uscirne vincitori illuminati. Come ben sapete, le nostre province hanno avuto un passato glorioso insieme. Ancora ricordo quando i miei giovani piedi percorrevano i viali fioriti di Kushima, e giocavo con i suoi cugini e fratelli. Ora, che fine hanno fatto quei tempi? Dove sono le vie colme di vita? Le nostre città iniziano a odorare di vecchiaia e scarseggiare in speranza. Abbandonando per un attimo il ricordo, perchè non cercare un nuovo futuro radioso, nuovamente insieme? Facciamolo per i nostri figli, già così giovani, ma così tristi di vivere nella polverosa solitudine. Pensateci. Pensiamoci. Il futuro ci attende. Jandù Aretu, Senatore Unico Custode di Zerdur
  25. Libera Università di Kushima Kushima apre la porte a tutti gli studiosi di Eseldur! L'Università libera di Kushima non fa distinzioni di cittadinanza, sesso o etnia, la politica non limiterà le iscrizioni, possono partecipare anche cittadini di nazioni ostili a Kushima. Questo perchè il nostro scopo è la diffusione della cultura e la creazione di una popolazione istruita e colta, per migliorare il nostro piano e la vita di tutti noi. L'Università apre ai seguenti corsi: Biologia, Alchimia, Architettura, Ingeneria, Astronomia, Diritto, Economia, Poesia, Letteratura, Geografia, Storia e belle arti. Per l'iscrizione è necessario aver compiuto il 20° anno di età, va poi spedita una missiva alla nostra sede con scritti i seguenti dati: La laurea viene conferita dal Daimyo del Clan Shimazu al termine degli studi. La laurea d'onore verrà consegnata a colore che scriveranno una relazione o relativa ad una loro teoria o ad una scoperta.