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Found 35 results

  1. Ho appena letto un articolo che mi ha lasciato molto perplesso. Un delfino è morto, in Argentina, perché dei bagnanti lo hanno levato dall'acqua per scattare delle foto. E da questa notizia ho iniziato a pensare... Quale è il nostro rapporto con la natura? Personalmente non so come pormi, e non parlo di ecologia e/o essere vegetariani, ma proprio del modo in cui l'uomo vede se stesso nel mondo. Ci sentiamo animali superiori, padroni della Terra e dell'Universo, o parte della Natura, suoi esseri al pari delle altre specie? E' un argomento che trascende le scelte quotidiane, è vera e propria filosofia, anche perché nel cercare di trovare una risposta non possiamo fare altro che confrontarci anche con l'essenza della Natura stessa. E' manifestazione di un Dio? E' il dio stesso? E' una creazione di un ente superiore o è solo un ammasso di atomi e molecole? A voi la parola, sperando in un dibattito fruttoso, civile e interessante! Link all'articolo: http://www.iflscience.com/plants-and-animals/tiny-dolphin-dies-beach-tourists-takes-selfies-it
  2. ciao ragazzi potreste vedere cosa succede alla thaum ? non riesco a creare aspetti ne a metterli nel research table D: potreste aiutarmi ?
  3. Salve Volevo proporre un topic da bestemmia, un topic che solo ad aprirlo ti fa diventare più arrabbiato di un mastino, più vendicativo di Light Yagami, ma anche più curioso che mai. Sto parlando di un topic sugli spoiler. Già, bella idea della ciofeca direte voi; ma più che un brainstorming riguardante agli spoiler, preferirei una lista di spoiler su una determinata serie che va dal meno grave: ( ) al più grave: ( ) Allora per partecipare basta colmare il semplice template: ------------------------------------------------------------------- [NOME SERIE-ANIME-FILM] [spoiler piccolo] [spoilerone] I due devono essere nel BBcode Speciale spoiler ------------------------------------------------------------------ Sotto con gli spoiler!
  4. Non essendosi disputata alcuna battaglia finale né essendosi verificato un qualunque evento che segnasse la fine della Quinta Era, mi sembra naturale chiedersi chi abbia davvero vinto. Quindi, alla luce di tutto quanto è accaduto nel corso dell'anno e mezzo di gioco, chi si può effettivamente considerare il vincitore tra le nazioni che sono rimaste in piedi sino alla fine?
  5. Sono il Dottor Ruput Ivanov Jurgen, e questa è la mia esposizione della “Teoria del Cancello del Dolore”. Tale Teoria è il frutto di un mio studio personale portato avanti nei miei lunghi anni di lavoro come medico della città di Thorvil. Mentre svolgevo le visite presso le famiglie dei miei concittadini, mi incuriosiva la reazione istintiva dei bambini di toccare le parti che gli dolevano, cosi come l'abitudine degli adulti di urlare e imprecare nel momento in cui vengono feriti. Dopo diversi esperimenti, eseguiti su me stesso e con persone volontarie, posso affermare che il dolore percepito dal corpo umano non è un segnale a senso unico che si dirige dalla parte interessata al cervello, ma è complesso e legato strettamente con altre sensazioni. Per esempio, nel momento con cui ci tagliamo a tavola con il coltello non avvertiamo solo dolore ma anche la freddezza della lama o la sensazione del suo movimento all'interno del dito. Potremo aver navi volanti in giro per il nostro mondo ma la macchina più complessa e meravigliosa rimane il corpo umano. In ogni istante, anche in questo momento, riceve ed elabora le informazioni dal mondo esterno. E lo fa attraverso tutti i nostri sensi, utilizzando il nostro sistema nervoso, come farebbe una macchina con dei sensori a pressione. Per non sovraccaricare il cervello, il nostro corpo possiede una sorta di limite di informazioni che può gestire allo stesso tempo. Tale limite lo potremo definire come un Cancello, che chiude fuori dal cervello le informazioni meno importanti o esigue dal punto di vista della mole. Strofinare la parte interessata dal dolore porta appunto a tale fenomeno. L'azione dello strofinamento infatti agisce su una area più ampia di quella in cui il dolore effettivamente esiste, con la conseguenza di attivare più “sensori” del tatto rispetto a quelli del dolore. Anche l'urlare a squarciagola porta a tale fenomeno, in quanto il nostro corpo è impegnato a produrre ed elaborare un suono. Badate bene: non dico che per guarire da una ferita basta strofinarla, ma semplicemente il dolore avvertito cala, almeno fino al momento in cui smettiamo di strofinare o di urlare.
  6. il mio launcher non mi accetta la pass anche se e giusta ! ho provato a uscire e entrare nel forum con la stessa pass di minecraft . mi entra sul forum ma non su MC
  7. Farn https://www.facebook.com/Hexjam/videos/10153175433658017/
  8. [PREQUEL] La Serata va a Rotoli "Petto in su." il cocchiere che intimava qualche imprudente pedone di allontanarsi. "Mento alto e Sorridi." lo sportello si aprì, rivelando un uomo di bassa statura, il quale, porgendomi la mano -anch'essa tozza-, rese più facile la mia discesa dalla vettura. Fui accolta dall'imperatrice, per me semplicemente Juliette, la quale richiese che anche il mio ingresso -nonostante riservato ai soli aristocratici- venisse anch'esso annunciato. Non potei fare a meno di notare che la mia presenza aveva suscitato nei nobili invitati, degli sguardi poco piacevoli, spesso indignati. Stetti al fianco della lady, mia amica, la quale non perse occasione di presentarmi ai più importanti organi politici dell'Impero. Perfino al tavolo, l'imperatrice mi aveva riservato un posto al suo fianco. Il banchetto fu delizioso, e indimenticabile il ballo regale. Fui invitata a ballare con grandi rappresentanti della politica imperiale, ricchi baroni, ballai perfino con Selbert, marito di Juliette. Era molto amato tra la gente di Silvendar e ben voluto da chiunque ne facesse conoscenza. Nel momento in cui la coppia regale dovette esibirsi in un discorso, chiesi di potermi allontanare. Notai quanto fosse diverso il modo in cui i nobili si approcciavano a me, una volta verificata l'assenza della Lady Heather. I caldi sorrisi mutavano in freddi ghigni, talvolta in malevoli sguardi. Al mio passaggio, le nobildonne si riunivano in gruppetti, esibendosi in flagorose risate. Alcuni non si sforzavano nemmeno di nascondere il loro disprezzo per tale "feccia" e di come disapprovassero la presenza di "reietti della società". Altri semplicemente mi ignoravano, nonostante io gli proferissi parola. Un uomo anziano, dallo sguardo stranamente dolce e cordiale, si avvicinò a me. "Posso offrirle un drink, madama...?" "Leynor. Sono la dama di compagnia dell'imperatrice" soprendentemnte il suo volto si distorse in un sorriso. "Una così bella donna, non dovrebbe sprecare il suo tempo in servire, quanto a venire servita." arrossìi. "E' troppo gentile, signore." l'anziano allora accorciò la distanza, avvicinandosi pericolosamente a me. Fu allora che tutto si confuse: in un attimo mi ritrovai le mani dell'uomo addosso, che esploravano dapprima le mie gambe, poi le braccia, per concludere con il seno. Tentai di sottrarmi alla sua presa mollandogli un ceffone. Tentai di raggiungere Juliette, che speravo non avesso notato la scena. Le risate al mio passaggio non si riufiutavano di cessare, i loro commenti crudeli giungevano alle mie orecchie, ma io mi sforzavo di ignorarli. Il tavolo era di nuovo al completo "Chiedo scusa, un piccolo incidente al bancone". Lo sguardo della capotavola era fisso su di me "Ho notato. Desidero parlarti un momento" l'intero mondo mi crollò addosso. "Come osi mancarmi così di rispetto?! Schiaffeggiare un ospite. Non siamo in una taverna, Cyliah! Qui non puoi fare ciò che vuoi." Non pronunciai parola, ero troppo delusa e amareggiata per parlare. "Forse è meglio che tu vada. Ti faccio accompagnare da qualcuno." "Te ne sarei grata." risposi con un filo di voce, mentre Juliette tornava al tavolo di aristocratici. Un giovane uomo mi accompagnò fino alla carrozza che mi riportò a casa. Quella notte strappai il mio vestito in lacrime. Quel mondo non mi apparteneva. [sCRITTRICE]Partiamo dal presuposto che questo GDR è una versione migliorata di quel che è stato uno dei miei primi racconti. Se non vi piacesse, stic***zi. Per quel che mi riguarda è un bellissimo ricordo, che conservo dalla mia esperienza qui. Il formato vi sembrerà strano, il racconto corto, ma personalmente preferisco scrivere con leggerezza, cosìcchè il tutto non risulti pesante. [sCRITTRICE]
  9. Europa occidentale: Portogallo: Adegheiz Castiglia: Tigierrei Inghilterra: RockmanAlcor Francia: Bacca Borgogna: Tioz Venezia: Nedris Brandeburgo: Kogrin Stato Papale: Diego Europa Orientale: Moscovia: Giank Polonia: Vezzo Austria: Ivaldi Danimarca: Cerbero Ottomani: Nonik Asia: Cina: Pulcio Giappone: Drakuun Forever Alon^ne Africa: Mamelucchi: Solar
  10. Thorvil - Condominio Alba Rossa - Staildur 2897 d.f. (antecedente le Elezioni) "STARDOFF! Apri subito!" Ad Albert Stardoff, 23 anni, giornalista de l'Eco di Bopville inviato a Thorvil, bastò uno sguardo allo spioncino della porta per capire che la giornata era iniziata storta. Sergei Dimitrovic, nazionalmodernista, 32 anni, ex-pugile e pilota di aeronavi, era appostato davanti a casa sua a cacciare urla. Forse la grossa stazza dell'uomo, forse il suo volto non troppo sereno o molto probabilmente il minaccioso colpo di mazza che egli stava per tirare alla porta, fecero arretrare rapidamente il giovane Albert, ancora in pigiama. "Stardoff, la tiro giù questa dannata porta!" esclamò l'esagitato Dimitrovic subito dopo il colpo. Evidentemente, il compagno Sergei non aveva apprezzato molto le avance fatte dal giovane Albert alla sua amica. "Sarebbe saggio svegliarla" penso il giornalista muovendosi verso il letto a smuoverne l'occupante, una giovane donna dai capelli rossi. "Nathasa, il tuo amico Sergei ti sta cercando. Io vado a prendere una boccata d'aria". La giornata era iniziata storta. C'era pure più freddo del solito quella mattina e stare appeso al cornicione del quarto piano del palazzo Alba Rossa di Thorvil, in vestaglia, non era certo salutare per Albert Stardoff. Fortunatamente il suo vicino Andreij Zaitsev, un vecchio veterano di guerra, era solito scrutare quotidianamente la finestra in cerca di ipotetiche e fantasiose minacce alla sua città. Il vecchio non prese bene la richiesta dell'impudente Albert di entrare nel suo appartamento dalla finestra. La questione si risolse in modo pacifico dopo un paio di "Fuori da casa mia! Criminale Skerako!" e "Ai miei tempi quelli come te venivano spediti a spaccare il ghiaccio!". Sergei stava ancora sbraitando contro la porta, nei corridoi del condominio Alba Rossa di Thorvil. Albert Stardoff fu colto da un piccolo momento di delusione, quell’ammasso di muscoli non era ancora riuscito ad aprire la porta. "Tutto fumo e niente arrosto, dicono. Natasha non avrà problemi a sbarazzarsi di lui” pensò “è in gamba quella ragazza, probabilmente è un qualche agente segreto o roba così.". Pavlov di Thorvil - Ufficio del Segretario Stardel "Iosif, questa condizione ormai è inaccettabile per me" Ekaterina, la moglie del Segretario Stardel era seduta su una poltrona, le mani a coprire il volto "Esco di casa e vedo gli sguardi della gente, tutti sanno quelli che è successo. Aspettano solo l'ufficialità." "Sono solo degli avvoltoi, tutti in questo città lo sono" rispose Stardel, osservando la Piazza Rossa dalla grande vetrata del suo ufficio "Tutti a complottare contro di noi". "Io me ne vado Iosif, ti lascio alle tue paranoie e ai tuoi tradimenti" la donna si alzò dalla poltrona, le guance rigate dal mascara. Iosif Stardel non si voltò mentre la sua ormai ex-moglie, usciva sbattendo la porta. "Anche lei infine. Chi è il vero traditore qui? Io che ho tradito la fiducia di mia moglie o la nazione che ha tradito la mia?" Il faldone compilato dall'UIC sulla minaccia di colpo di stato a Thorvil svettava pericoloso sulla sua scrivania, in cima ad una pila di altri documenti impolverati. "Complotti in ogni angolo e ora questo. Non posso resistere da solo." Redazione de l'Eco di Bopville - Sede di Thorvil "Stardoff, dove ha lasciato il contegno?" Anche il caporedattore Milosevic non sembrava allegro, la giornata continuava a proseguire male. "Non capisco di cosa parla Compagno Milosevic" "Per Thor ragazzo, guardati! Sei mezzo nudo!" Albert si guardò un attimo "Io invece la ritengo una vestaglia molto elegante, è di velluto, la tocchi!" "Fammi il piacere Stardoff, ricomponiti e poi scrivi questo pezzo. Prima pagina." l'odore di fumo dell'alito del caporedattore colpì Albert in pieno volto, mentre gli consegnava una busta sigillata. "Cos'è?" disse Albert aprendo la busta e iniziando a leggere. "Il Segretario, si è dimesso. Ci saranno presto nuove elezioni" "Problemi con la moglie?" rispose Albert, fiutando lo scandalo "Da tempo si parlava di..." "Se non vuoi ritrovarti un Ufficiale S.P.A.M. in ufficio Stardoff, ti consiglio di non parlare di quello che ha fatto l'ormai ex-Segretario con il suo uccello." Albert richiuse la busta e si mosse verso il suo cubicolo. Il Segretario Stardel si era dimesso, finalmente quel cialtrone paranoico si era tolto dai piedi. La giornata non era più tanto storta.
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  12. LA STAMPA DI THORVIL *Trafiletto a pagina 20, cronaca locale* Bagarre in locanda: 10 contusi e un arrestato Stanotte, nei quartieri portuali, una rissa ha coinvolto diverse persone, di cui 10 sono stati contusi e uno di questi è stato portato in ospedale per i dovuti accertamenti, mentre la polizia gialla ha arrestato uno dei promotori della rissa per evidente stato di ubriachezza. Il tutto sembra essere partito da un dibattito partito sull'ultimo disegno di legge presentato da Nadi'ya R. Bresajevski, poi ritirato per problemi formali, il quale ha creato una grossa polemica nella distribuzione delle risorse e che avrebbe, in un certo qual modo, dato svantaggi a Bopville e che ha dato una reazione stizzita del governo di BopVille. A quanto sembra la tensione, secondo i presenti, si è alzata dopo lo scambio di insulti, tra cui unionista ed egoista, che hanno acceso gli animi e portato poi la bagarra. Uno dei coinvolti è un noto portavoce del quartiere portuale, conosciuto per le sue idee controcorrente e per andare contro "l'assistenzialismo" continuo verso Bopville, che sembra aver "dato numerosi problemi alla popolazione di Thorvil". Intanto continuano le indagini della polizia gialla per indagare se ci fosse un altro provocatore o se sono stati provocati ulteriori danni, anche se un piccolo gruppetto di persone, oggi, hanno protestato davanti alla camera della polizia gialla per "l'Illecita detenzione di Miloslav": - è ignobile che, solo per essersi difesi da un razzista, oggi ci ritroviamo a manifestare per ottenere libertà per il nostro compagno, se non ci fossero stati insulti da parte di Scalov a quest'ora la locanda sarebbe ancora aperta e nessuno si sarebbe fatto niente. I Boppiani sono nostri compagni e fratelli e Scalov è ormai un'unionista, tutto ciò è vergognoso! - Si attende il processo per Miloslav tra qualche giorno.
  13. "Oltre l'uomo, impera la fede" Per la propaganda della fede, è questa la ragione che mi spinge, in qualità di Arcicustode del Dominio di Uhle, a scrivere ai diarchi del Nivès Dirisùl, l'Anima del Nord. Accadde che, durante uno dei numerosi viaggi diplomatici condotti da mio padre Cèsar, visitando Ejitèl, io fossi rimasto incantato dalle sabbie dorate che circondano la città, e il netto contrasto che esse creano con l'acqua cristallina, importantissima risorsa per l'intera nazione, senza la quale non sarebbe stato possibile l'insediamento di una così gloriosa e potente popolazione. La recente costruzione dell'Università ha reso chiaro all'intero piano quanto sia illuminato il governo diarchico che sostiene la Anima del Nord La conoscenza arricchisce l'uomo e gli permette di ampliare la propria vista e di riuscire a vedere dettagli prima invisibili agli stessi occhi. Ma l'uomo, come il vostro stato conferma, non può vivere senza il fluido essenziale:l'acqua. Per gli Uhleisti, la cui aridità degli spiriti renderebbe impossibile la preghiera e la ricerca di risposte, l'acqua è costituita dalla Parola di Uhle, rivelata agli uomini attraverso la successione Gransacerdotale. A Ejitèl, come in tutte le nazioni di Jedur, è presente una comunità Uhleista priva di una adeguata formazione spirituale, che spesso stentano a progredire nello studio del LIbro delle Verità o di altri importanti testi, quali il Catechismo della Chiesa di Uhle o altri elementi della Letteratura Sacra, a causa di un numero inadeguato di testi, ma soprattutto a causa di profonde lacune nella conoscenza della dottrina e della mancanza di un gruppo, seppur ridotto, di sacerdoti. A soluzione di questo, chiedo l'autorizzazione per la mia persona, accompagnata da un moderato, ma adeguato, numero di Novizi e Ordinati, a tenere pubblicamente, per il periodo di una settimana, sermoni e discorsi pubblici, col fine di una maggiore diffusione del culto e a favore delle comunità sparse per i territori del Nivès Dirisùl. In attesa di una risposta e speranzoso in una autorizzazione, Nathanaël Kòlis, Arcicustode del Dominio di Uhle Anno 2897 d.F., Daudar
  14. "Oltre l'uomo, impera la fede" Per la propaganda della fede, è questa la ragione che mi spinge, in qualità di Arcicustode del Dominio di Uhle, a scrivere ai capi di stato della Unione delle Repubbliche Minerarie questa missiva. Come è noto, la fede Uhleista si sta espandendo su tutto il piano di Eseldur e le maggiori comunità si collocano nel Dominio e a Forgòn Bopvìl, città del fu Ordinato Pulcianov. Questa espansione della Parola del Sommo richiede un'opera di catechismo eccezionale, in quanto la dottrina Uhleista non può rischiare di essere traviata, malinterpretata od orrendamente abusata da parte di sacerdoti non autorizzati o che non abbiano compiuto, o concluso, gli studi teologici nella capitale Lumvalos. A soluzione di questo, chiedo l'autorizzazione per la mia persona, accompagnata da un moderato, ma adeguato, numero di Novizi e Ordinati, a tenere pubblicamente, per il periodo di una settimana, sermoni e discorsi pubblici, col fine di una maggiore diffusione del culto e a favore delle comunità sparse per i territori modernisti. Lo scopo di questa opera è quello di rendere ancora più saldi i già amichevoli rapporti tra le due nazioni: le comunità Uhleiste Moderniste non potranno uscire che fortificate nello spirito da questa iniziativa, suscitando in quante più persone possibili un sentimento positivo nei confronti dell'Intesa, che da più di dieci anni aiuta a rende prospere le province! In attesa di una risposta e speranzoso in una autorizzazione, Nathanaël Kòlis, Arcicustode del Dominio di Uhle Anno 2897 d.F., Daudar
  15. buongiorno a tutti. sarebbe possibile e una bella iniziativa quella di fare allo spawn una struttura che accolga lo stendardo personale (banner della thaumcraft personalizzato) di ogni giocatore che ha la possibilità di crearne uno? l'idea sarebbe quella che chiunque abbia la ricerca per fare gli stendardi personalizzati possa crearne uno e "bloccarlo" come suo commentando un apposita discussione sul forum. nella sala degli stendardi potrà poi mettere il suo stendardo con sotto o comunque vicino il suo nome scritto su un cartello. sarebbe bello secondo me che, chi ha quella ricerca o comunque riesce a ottenere degli stendardi personalizzabili, possa crearsi una sua bandiera e avere un suo simbolo che nessun'altro ha diritto a usare come bandiera sua. ovviamente i simboli sono limtiati dalla mod ai simboli delle essenze, ma visto che molti giocatori non farebbero la loro bandiera per impossibilità o perchè non ne hanno voglia i simboli potrebbero anche bastare. magari per limitare il bacino di utenze agli stendardi si potrebbe imporre che per affiggere la propria bandiera alla sala degli stendardi bisogna essere almeno competent
  16. Giá, succede di nuovo, notizie?
  17. Ser Davis richiuse il tomo con un tonfo secco: proprio non riusciva a capire come il suo maestro, il grande Ser Davis, potesse anche solo concepire un’opera enciclopedica come un codice di diritto Internazionale. Infilò la penna nel calamaio e si sgranchì le dita, prima di portarsele dietro la nuca e iniziare a fissare il soffitto. « Immunità diplomatica, prerogative diplomatiche, messaggi diplomatici. Ogni nazione ne ha di diversi,» iniziò sorridendo, « e gli incompetenti che hanno mandato non sono capaci nemmeno di organizzare un elenco di consuetudini!» Senza accorgersene colpì con un poderoso pugno la scrivania, facendo tremolare leggermente la pila di boccette di inchiostro vuote che riposavano come un desolato campo di battaglia. Di fianco a lui, in piedi sulla porta, sostava un ragazzino di non più di quindici anni. Quando lo notò, Davis lo pregò di entrare e chiudere la porta. « Sile, per cortesia, dimmi che hanno mandato qualcosa.» continuò. Il giovane si strinse nelle spalle e il suo maestro sprofondò ancor di più nella poltrona. « Nulla, siamo stati quasi abbandonati. Solo Ser Galvan sembra che abbia interesse in un’opera del genere.» « Dammi una bella notizia, una!» « Signore, non ha nemmeno assistito al funerale di Ser Davis per continuare la sua opera. E tutti sanno quanto amasse il nostro professore.» « E non c’è per me onore più grande che onorare il lavoro di quel fragile vecchio.» disse prendendo uno dei libri che aveva sulla scrivania. Lo lanciò all’apprendista, che lo prese al volo anche se la cosa mise a dura prova le sue braccia. « Portalo ad Andres, è l’introduzione al codice. Se nessuno invierà le sue consuetudini, l’Università di Helmgard provvederà a redigere il codice senza l’aiuto di nessuno. Ora va!» Mentre il ragazzo usciva dalla stanza, un pensiero andò al suo adorato maestro che di pochi giorni era sopravvissuto a Ser Galvan, come se la sua stessa vita non avesse più senso senza l’uomo che credeva così tanto nella sua opera. In un sospiro riaprì il libro e rilesse l’ultima riga scritta.
  18. Due figure camminavano lungo la Piazza rossa innevata, diretti verso la zona meridionale di Thorvil. <<Padre, perché diavolo siamo usciti di casa?>> Jaq si volse verso Loken. <<Come ti ho già detto, siamo usciti per andare al museo e vedere la mostra d'arte appena allestita. E ora cammina.>> <<Non potevo rimanere a casa? Ho fatto tardi ieri sera con gli amici...>> Jaq alzò gli occhi al cielo. <<Calci in culo. Dovevo crescerti a suon di calci in culo ma tua madre me lo ha impedito, lei e i suoi “basta metterlo in punizione in camera sua”. E ora ho un figlio diciottenne che continua a fare il cretino la sera e a non ascoltare né suo padre né i più saggi di lui. Se io provavo a contrastare mio padre volavo da una parte all'altra della stanza e grazie a quello non ho mai avuto problemi di condotta o con la legge...>> Il discorso venne interrotto per l'arrivo alle porte di ingresso del Museo cittadino, dove si fermarono brevemente a battere i piedi prima di procedere al suo interno. << Vai a comprare i biglietti Loken.>> <<Ma tu non sei il SAI? Non hai mica esenzioni o altro?>> <<Calci in culo e cinghiate, altroché. Ma ti pare che abusi della mia carica per non pagare un biglietto? Ora o vai alla biglietteria o vedremo se faccio ancora in tempo ad aggiustarti con le sane maniere di una volta.>> <<D'accordo, d'accordo. Ci vado subito.>> <<E non dimenticarti di prendere il volantino.>> <<Si.>> Dopo una piccola attesa fu di ritorno con i biglietti e il volantino, subito preso da Jaq. Benvenuti alla mostra d'arte di Erebas Chalth. La mostra è incentrata sull'esposizione di tale artista e i suoi unici soggetti: le Eseldurball. Esse sono la rappresentazione artistica delle città e nazioni del nostro mondo e delle loro reazioni in situazioni realmente accadute o di fantasia, come di fantasia sono alcune delle reazioni mostrate che possono essere totalmente l'opposto di quelle realmente accadute. Il ricavato verrà devoluto in beneficenza ai bisognosi del nostro mondo. Con calma Jaq si diresse al primo piano, seguito dal figlio.
  19. Quando i due crociati entrarono nella stanza, Ser Davis stava illustrando il principio di liberalità che spingeva la gente comune a donare ai suoi simili ingenti somme di denaro e come, queste donazioni, erano altamente tutelate dall’Ordinamento. Sfortunatamente, i nerboruti soldati si piazzarono proprio davanti alla sua scrivania, impedendo agli studenti di ascoltare altro. « Desiderano?» chiese il professore fissando i due energumeni in armatura. Se i Templari potevano essere veri gentiluomini e cavalieri, non lo stesso si poteva dire dei braccianti di Fishtown che, all’interno dei ranghi dell’Ordine, avevano trovato la loro vera vocazione: sollevare gente di peso e scorrazzarli in giro per Helmgard. « E’ richiesta la sua presenza in municipio, Ser Davis.» rispose uno in un miracoloso guizzo di gentilezza, a quanto pare dimenticata fino a quel momento. « E’ stato il Gran Maestro, a richiederlo.» aggiunse l’altro. Davis si accorse che, molto probabilmente, Galvan gli aveva mandato i due crociati più educati che avesse trovato. « Ragazzi, la lezione è interrotta. Riprenderemo domani alla solita ora da dove ci siamo interrotti oggi. Intanto rimuginate su quello di cui abbiamo parlato.» Detto questo si alzò, mentre tutti gli studenti stavano facendo lo stesso, e uscì dalla stanza. Indossò il suo cappotto, decorato da una bianchissima pelliccia che riscaldava il collo, e seguì i crociati fuori dalla sua casa. « Sembra che stiano costruendo una fortezza, sul crinale dell’isola. Qualche progetto, nulla di che.» iniziò quello che, durante la lezione, aveva parlato per primo, un certo Vir. « Non abbiamo ancora una caserma.» rispose l’altro, Cavas, di ben meno parole. « Provare a discutere con te sembra farti un torto.» sentenziò allora il primo, evidentemente scocciato. Davis, che già rideva sotto i baffi, colse l’occasione per parlare. « Per quale motivo il Gran Maestro ha bisogno dei miei servigi?» chiese. « Non è stato il Gran Maestro, infatti.» « Ma voi avete dett.. » « Sappiamo cosa abbiamo detto.» rispose Vir mentre Cavas abbozzava un largo sorriso. Ad ogni modo, e nonostante quella discussione gli avesse messo addosso non poca inquietudine, i due soldati scortarono il professore davanti all’entrata del municipio, fermandosi poi davanti le due colonne di legno del portone. Nell’ampio salone, un capannello di persone stava discutendo pacatamente in prossimità dei busti dei grandi elettori. In mezzo a loro riconobbe immediatamente il volto di Andres, il Templare che si occupava dei rapporti con tutte le altre ambasciate. A Helmgard, solo Ser Encros aveva più potere sulla politica estera. « Professor Davis, si unisca a noi!» urlò dentro la sua lunga divisa nera. Gli altri uomini si zittirono e assunsero un’espressione di duro rispetto: i loro volti, lunghi e regali, salutarono con lunghi cenni del capo il giurista quando questi veniva presentato. « E’ un piacere conoscervi, professore.» disse, per ultimo, l’ambasciatore Utsinov di Thorvil, « Come tutti i miei colleghi avranno modo di dirvi, siamo piacevolmente sorpresi della nascita della vostra università.» « Non avete né mezzi né tantomeno ricevete fondi dal vostro Ordine, Ser Davis, eppure vi ostinate ad insegnare il vostro diritto ai giovani di Helmgard. Tutto ciò è lodevole.» Teverfè, ambasciatore di Lumvalos, chiuse gli occhi mentre tutti gli altri annuivano in completa sintonia. Bonifacio Nòs, ambasciatore delle Signorie Elliriane, stava leggermente in disparte, coperto da Andres che gesticolava copiosamente. « Ad ogni modo non dilunghiamoci oltre,» ricominciò Andres, « soprattutto per non far perdere tempo al professor Davis e ai suoi studenti: il Gran Maestro si è dimostrato estremamente bendisposto verso il suo progetto, professore, e così lo sono stati tutti gli ambasciatori di stanza ad Helmgard. I trattati di cooperazione giuridica sono pronti ma abbiamo bisogno del suo aiuto per rappresentare la sapienza Helmgardiana.» « E’ molto probabile che già l’URMM sia disposta a inviare accademici e intellettuali a Helmgard.» aggiunse Utsinov. Il professore assunse un’espressione pensierosa, mentre incrociava le braccia. « Mi state chiedendo di interrompere le mie lezioni per dedicarmi al progetto della mia vita?» « No, vogliamo che i suoi studenti lavorino con lei, professore. Helmgard offrirà i mezzi, diplomatici e materiali, per continuare il suo lavoro ma ci aspettiamo un’opera degna del rispetto della comunità internazionale.» rispose il Templare ambasciatore. Nei suoi occhi brillava una lontanissima scintilla di orgoglio e ammirazione e fu proprio quella a convincere il professore che quel compito, che lo spaventava ma affascinava, poteva essere fatto solo da un uomo come lui, che aveva dedicato tutta la sua vita allo studio della legge. « Accetto.» rispose istintivamente Davis.
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  21. Capitolo VI « Ser Basar!» la ragazzina correva lungo la scogliera a picco sul mare. Poco più avanti, un uomo guardava l’infinità oceanica con occhio spento, indolenzito sulla sella della puledra che faceva la stessa cosa ma molto più stranita. In mano reggeva una lettera sgualcita dalla quale penzolava, molto regalmente, un sigillo di ceralacca nero. « Ser Basar non lo faccia!» Zampettava sempre più lenta, visibilmente al limite della propria forza: sulle spalle, un grosso scudo copriva quasi interamente la schiena e un piccolo pugnale dondolava allacciato alla cintola. L’uomo si voltò, e con un sorriso mesto scese da cavallo. I suoi occhi, però, erano ancora completamente vuoti. « Ser Basar!» gli urlò arrivando finalmente in prossimità dei suoi stivali. Si piegò in due, riuscendo a malapena a respirare. « Sì, Eliza?» le rispose dubbioso. Il suo tono di voce si abbinava perfettamente al paio di possenti baffoni rubicondi che decoravano il grosso naso a patata. L’armatura, severa nei punti dove la massa corporea tendeva ad abbondare, era lucidata e sfavillante. « Sono… arrivati.. penso.» Il volto del cavaliere si illuminò. « Una vita passata a proteggere il santuario, e finalmente è giunto il momento della sua apertura!» Strinse il guanto di pelle in un pugno, tornando velocemente sulla puledra. Fece montare la ragazzina e partì al galoppo verso i comignoli fumanti del villaggio di pescatori. La locanda “Al maiale che ride” riposava nel centro di Sitar da così tanto tempo che chiunque avrebbe potuto affermare, con nemmeno così tanta ironia, che fosse presente da molto prima del primo insediamento umano su Eseldur. La sua fama precedeva di gran lunga il calore del suo focolare: rinomata per i piatti abbondanti a base del delizioso pesce del villaggio, offriva anche una vastissima scelta di birre e si narrava inoltre che il proprietario avesse l’unica bottiglia ancora esistente di Vino di Freddavite, prodotto a Volgard prima dell’epidemia. Il proprietario, ovviamente, era Ser Basar. Il grosso locandiere era inoltre l’unico a sapere che, sotto una botola nella sua vasta e nutrita cantina, si nascondeva uno dei santuari santi della morente Inquisizione. L’unico, a quanto gli aveva detto il suo maestro cavaliere, che conteneva la più pericolosa delle reliquie. Custodiva con gelosia quel segreto come custodiva il ricordo dell’amorevole Inquisitore che lo aveva protetto dagli orrori della distruzione e l’aveva addestrato ad essere ciò che era diventato: un locandiere e un paladino, ovviamente in ordine di importanza. Scrutò con occhio di falco tutti gli avventori, mentre la sua mente si affannava a tentare di decifrare ogni ombra sui loro volti, ogni ruga o cicatrice che li deturpava, ogni sguardo più o meno amichevole. Una coppia, in particolare, destava la sua attenzione: un uomo, sulla quarantina, e un ragazzo, molto più giovane ed esile, sedevano ad un tavolo nel solito angolo buio e tenebroso riservato per gli uomini bui e tenebrosi che girovagano per il mondo per i loro affari oscuri e tenebrosi. Si diresse impazientemente verso il tavolo. « Desiderano?» chiese loro. « Ser Basar?» chiese il più muscoloso dei due. « Chi lo cerca?» rispose il paladino alzando un sopracciglio. L’uomo che aveva parlato gli mostrò un foglio di pergamena: su di esso, con un ricercato inchiostro, era disegnato lo stesso sigillo che era presente sulla botola della cantina. « Mi seguano.» rispose pacatamente. Eliza, intanto, era già scomparsa nella cantina, un buio atrio decorato da regali stoffe viola dove riposavano, impolverate, decine e decine di verdi bottiglie di vino e gigantesche botti di birra. In un angolo, tra qualche candela gocciolante sempre accesa e i fumi abbondanti di rametti aromatici, una piccola botola di legno era stata chiusa con un catenaccio completamente differente da ogni catenaccio presente ad Eseldur. « E’ questo. E molto probabilmente è lo stesso anello la chiave.. » constatò dubbioso il ragazzo, armeggiando con la serratura. L’altro uomo si girò verso Ser Basar, allungandogli la mano: « Io mi chiamo Galvan, e sono un paladino di Volgard. Questo è il mio scudiero Jed.» Il giovane si alzò in piedi, facendo un rapido cenno con la testa. « Ser Basar,» rispose l’oste, asciugandosi le mani nel grembiule, « e questa è il mio scudiero, Elizabeth. Non fatevi ingannare dalla sua statura, non esiterebbe a pugnalarvi o peggio, se non foste chi dite di essere.» Il tono con il quale lanciò quella velata minaccia fece intendere che nessuna delle sue parole erano frutto di una fervida fantasia. « Purtroppo, Ser Basar, questo santuario è vuoto. Può vederlo lei stesso, se vuole. L’Inquisizione ha fondato il nostro ordine e ci ha seminato in tutto Eseldur affinchè proteggessimo santuari vuoti al fine di prepararci a questo giorno.» L’uomo rise di gusto, mentre le sue gote arrossivano vivide, colorate dai minuscoli capillari che correvano sotto la sua bianca pelle. « L’avevo intuito.» rispose. « Come sarebbe a dire?» Ser Galvan si aspettava tutt’altra risposta. « Il mio maestro mi ha sempre addestrato ad essere pronto a tutto, ad un male che poteva materializzarsi in ogni momento. Dopo la sua morte ereditai il suo nome e la sua missione ma in tutto questo tempo nessuno ha mai cercato di intrufolarsi nella mia cantina e scassinare una botola che.. beh, ormai questo legno sta marcendo.» « E non è per niente.. frustrato?» chiese Jed. « Ho dedicato la mia vita ad una missione e alla Luce, non provo frustrazione. Provo invero un profondo sollievo.» « Dobbiamo riunire l’Ordine e abbiamo bisogno del suo aiuto, Ser Basar, non può rinunciare al suo retaggio, a ciò che è stato chiamato a fare, non può tirarsi indiet..» « Si calmi, Ser Galvan. Vi aiuterò.» Il nobile avrebbe chiesto il perché nuovamente, come un lattante confuso e allo stesso tempo stupito di tutto ciò che lo circondava. Scacciò indietro quell’impulso, e ricambiò il grosso sorriso che dipingeva il viso dell’oste. « Elizabet, chiudi e prepara i bagagli,» continuò, « Lascia pure le chiavi al borgomastro, non torneremo mai più a Sitar!» Capitolo VII La neve turbinava veloce in quella mattina e il mare, impetuoso come uno stallone selvaggio, galoppava furente contro le scogliere di pietra. Dalla torretta della locanda, Jed guardava la massa d’acqua spumeggiare e nemmeno si accorse che Elizabeth, con passo felpato, si era portata vicino a lui. « Una nave.» le disse sentendola dietro di sé. « Deve essere l’ultimo.» rispose lei, porgendogli una tazza fumante di raka. Del diario ritrovato nella catacomba, il raka era stata la riscoperta più utile di tutte. « E’ da una settimana che vedo arrivare navi che dovrebbero essere le ultime. Solo Ser Galvan e Ser Basar sanno quante lettere hanno spedito.» « Quella è l’ultima, comunque.» Elizabeth lo guardò e socchiuse gli occhi. Anche se solo sedicenne, Jed aveva scoperto in lei un carattere molto più adulto e formato dei suoi coetanei. Senza fiatare, iniziò a scendere la ripida scala a pioli che conduceva al caldo salotto dove un capannello di uomini discuteva amabilmente al fuoco del camino: agli angoli della stanza, pile di armature, armi, tomi e altre cianfrusaglie riposavano senza vita. La porta si aprì lentamente e un altro, visibilmente anziano e stanco, entrò nella sala tra le occhiate indagatrici di tutti. « Ser Uccar.» sentenziò Galvan facendo capolino tra gli altri, « Possiamo iniziare, ora.» L’uomo annuì e depose lo scudo nelle mani del ragazzino che lo seguiva come un segugio, sprofondando poi su una sedia che a malapena sembrava sopportare la sua mole corazzata. « Sappiamo,» continuò il paladino richiamando tutti al silenzio, « che il nostro Ordine è stato formato per la protezione di Arialis, la mazza distruttrice del Male, e che fu poi smembrato e mandato ai quattro venti per formare i suoi crociati per l’incarico che, oggi, siamo chiamati ad assolvere per la Luce.» Tra la folla, qualcuno annuì ad occhi chiusi mentre altri, di diverso avviso, borbottavano tra loro. Come il paladino aveva avuto modo di constatare nei giorni passati, qualcuno era rimasto devoto agli insegnamenti della religione Lidorista, eredità di superstizioni dure a morire. La cosa, però, non lo preoccupava molto e la sua fiducia nella Luce era superiore a qualsiasi credenza potesse radicarsi nella mente dei suoi compagni. « Ma non saremo da soli nel nostro fardello: i cittadini di Sitar si stanno muovendo per colonizzare queste coste.» aggiunse Ser Basar con una velata nota di orgoglio. La comunità di pescatori era così affezionata al loro locandiere che, non appena la notizia della chiusura de “Al maiale che ride” fece il giro della cittadina, molti offrirono i loro servizi all’Ordine in cambio di un posto sicuro dove affogare le loro tristezze. Più che al loro locandiere, sembrava fossero affezionati alla tradizionale e sana bevuta. « Se questo è il nostro retaggio, se così è stato scritto, non vedo come potremo non osservarlo. Potete contare su di me.» disse Uccar, primo a parlare anche se ubriaco di sonno per il lungo viaggio. Molti annuirono, inginocchiandosi poi di fronte a quello che tutti consideravano, ormai, il Gran Maestro dell’Ordine. « Alzatevi, confratelli,» li pregò invece Ser Galvan, con un largo sorriso in volto, « perché non dovete prestare giuramento a me, ma alla Luce. E quello che di noi sarà eletto Gran Maestro non lo sarà perchè carismatico, ma lo sarà perché benedetto dalla Luce.» Mentre il gruppetto di uomini levava in altro spadoni e martelli, Jed osservava con occhio spento oltre la finestra appannata. Schiacciato dai pensieri com’era, si accorse di Elizabeth solo quando fu così vicino a lui da poterne sentire il respiro. « Un’altra nave. Come al solito sbagliavi.» le disse con un sorriso che significava più di mille parole.
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  23. Leukaraldan, Anno 2878 La dinastia dei purosangue. Quei giorni nevicava più del solito. Erano giorni in cui la solitudine si faceva sentire a gran voce tra la gente di Leukaraldan. Alcune persone abbandonarono quelle terre ma altre vi entrarono: c’era un gran da farsi e nessuno aveva più il tempo per una bevuta. Una mattina si sentì Bsaar urlare: “Drummonz0r, Drummonz0r!” – Seduto sul punto più alto del castello del Re, Drum non rispose. “Dai Drum, scendi che ci facciamo una corsa a cavallo, so che ti annoi” – Drum si buttò dal palazzo tuffandosi nella piscina allestita “momentaneamente”. “Beh? Io non ho mica un cavallo” – “Tranquillo. Merak ha 3 purosangue e mi ha detto che due possiamo prenderli”. Dopo aver sellato i cavalli e fatto indossar loro un’armatura d’oro, Drum e Bsaar cominciarono a cavalcare ovunque per tutta la città: “Bsaar, correre tra le case non è divertente, che ne dici di far divertire anche loro?” - Disse Drum urtando un tavolino – “Effettivamente…” – Ridacchiando, Bsaar, per i danni provocati. Dunque decisero di uscire con il cavallo tra le distese di ghiaccio e neve, non preoccupandosi finalmente di provocare danni. Nickbatosta, che in quel preciso momento raccoglieva carote nei campi agricoli, vide i due correre sull’acquedotto, e mentre Torrazzo costruiva case per i cittadini, a Nick venne l’idea di costruire una stalla per tutti quei cavalli che la gente aveva rinchiuso nei giardini per mancanza di spazio. “C’è Arc fuori le mura su un cavallo inseguito da Skeraki!” – Disse Nick – “Ascoltatemi tutti, ora” – Torrazzo cominciò a organizzare la difesa... [… Da “La difesa dei ghiacci”] “Pizzarro!” – Nick, cercando di attirare l’attenzione di quel ragazzo mentre discuteva energicamente con una persona di cui nessuno ricorda il nome – “… perché quando poi tu rovi- eh? Nick? Dimmi” – “Facciamo una stalla?” – Nick non è mai stato di tante parole, preferiva esser diretto, subito – “Una stalla? Con tutte le cose che dob-“ – Nick lo interruppe subito urlando – “Dai su Pirramon, facciamo questa stalla che voglio far nascere un bel cavallo che abbia come genitore quello di Drum” – Pizzarro, che è sempre stato una persona facilmente convincibile, non si lascia pregare: “Nick, dai, dove vuoi fare questa stalla?” L’idea, seppur assurda, pensando a tutto il lavoro che ancora c’era da fare, piacque a tutti, alla fine. Pizzarro progettò la struttura della costruzione, e Torrazzo lo aiutò. Nickbatosta e Drumz0r donarono materiali da costruzione, lasciando a loro la totale gestione. Già. La gestione. Praticamente lasciarli sgobbare. Drum non aveva colpe, d’altronde l’idea era loro, mentre Nick era parecchio divertito dalla situazione. Ma oramai lo conoscono tutti in città e Pizzarro gli vuol bene, in fondo. Davvero in fondo. Oggi paradossalmente Pizzarro potrebbe ringraziare Nick per aver proposto di creare quella stalla, per il risultato finale: Torrazzo e Pizzarro completarono la costruzione nel cuore della notte, poco dopo che Nick decise di andare a dormire: dalle stalle si sentiva il suo russare. Quella notte, Flash si presentò davanti al portone di Leukaraldan, sapendo della costruzione: Drumz0r gli aveva promesso un cavallo appena nato da Pepita (Torrazzo) e Antifona (Drumz0r), due bellissimi purosangue neri. Nacque un cavallo completamente marrone che che flash accettò volentieri. Drumz0r aspetta tutt'oggi ancora notizie del piccolo puledro, che sarà ormai diventato grande. Vari purosangue sono stati fatti accoppiare con alcuni cavalli non completamente puri (Come Tardo di Valmontino) per far nascere bellissimi mezzosangue a macchie: Nei prossimi giorni verranno assegnati cavalli a tutti i cittadini di Leukaraldan che si impegneranno nel curarli e dargli un nome. GDROFF:
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