Celebris

[GDR] L'ultima stella in cielo

7 risposte in questa discussione

<<Si fermi, Zaubenor!>> Chiamò alle sue spalle quella che per 12 anni era stata sua madre.

 

<<Non voglio, non voglio>> Rispose il ragazzino tra le lacrime, stringendo a se il sacco con ciò che era riuscito a portar via dalla Casa "forse avrei dovuto informarmi di più sul mondo esterno prima di scappare, questa roba fredda mi sta rallentando tantissimo" pensò tra se e se Zaubenor guardando il terreno coperto di neve "...e questi stupidi dischi di metallo non aiutano di certo, pesano un sacco..hihihihihi" anche nella situazione orribile in cui si trovava non potè fare a meno di sorridere al gioco di parole, se c'era una cosa che gli era sempre piaciuta erano i giochi di parole, passava interi pomeriggi a trovarne di nuovi....non che avesse molto altro da fare alla Casa.

 

<<Non lasciate che raggiunga la torre, dove sono quei stramaledetti cavalca-suini quando ti servono>> La voce riecheggiò alle spalle del piccolo << metti via quell'arco tu, idiota, non vorrai mica colpirlo!>>

troppo tardi arrivò l'ordine perentorio della Madre, la freccia aveva era già stata scoccata e ora volava veloce nella direzione del bambino... <<Sciocco, vuoi scatenare le ire di Zàv Béron??? Oh, grazie ai Superni lo hai mancato!>>

*rumore di stoffa lacerata e monete che cadono a terra* <<Quel piccolo ingrato si è preso tutte le offerte, non volevo colpire lui...solo il sacco>>

 

La luce della torre si faceva sempre più vicina, ma anche gli inseguitori; "più veloce...più veloce...più veloce" ripeteva quasi come un mantra il giovane mentre la distanza tra lui e la torre si accorciava sempre di più, salì rapidamente gli scalini e arrivato in cima si fermò interdetto per un istante <<Da che parte ora...?>> si chiese Zaubenor tra i respiri affannosi, quella corsa lo aveva proprio sfinito

 

<<E' salito sulla torre, ormai è in trappola!>>

 

La paura di sentire i suoi inseguitori così vicini donò nuove energie al ragazzino che scartò immediatamente a destra, correndo basso al riparo del muretto che cingeva la struttura si nascose dentro la torre centrale

 

<<Controllate i pozzi se si è già trasportato non lo ritroveremo più>>

 

"pozzi?"  Si domandò tra se e se Zaubenor, solo allora si accorse che quelle che aveva scambiato per decorazioni sul pavimento erano in realtà delle vasche piene di acqua luminosa "cos'è che ha detto la madre...-controllate i pozzi, se si è già trasportato non lo ritroveremo più- trasportato dove? trasportato come?...non importa, qualsiasi luogo è meglio di dover tornare alla Casa, e se è vero che non riusciranno a trovarmi più.." 

<<Eccolo, l'ho trovato... è dentro la torre>> la voce interruppe il filo dei pensieri di Zaubenor che preso dal panico iniziò a indietreggiare per allontanarsi dalla figura che si era posizionata di fronte a lui <<Fermati Zaubenor, non vogliamo farti del male...non potremmo mai farti del male>> La Madre parlava con voce calma e sicura ma i suoi occhi tradivano l'urgenza che si nascondeva nel suo animo: il ragazzo per allontanarsi da lei si stava dirigendo ignaro verso uno dei portali.

 

...un passo indietro...

 

<<Coraggio, vieni dalla tua Mamma, Zaubenor, sono stata tanto in pensiero per te quanto non ti ho più visto nella Sala della Venerazione>>

 

...un'altro passo...

 

<<Almeno posa quel sacco, caro...sarai stanco di portartelo appresso>> l'unica risposta che ottenne fu un timido cenno di diniego.

 

...un'altro passo indietro...

Ormai il giovane era sull'orlo del portale; la Madre lo vide guardarsi intorno spaventato, ormai il resto del gruppo la aveva raggiunta e insieme stavano convergendo sul ragazzo da tutte le direzioni

<<Andate viaaa! Non voglio più vedervi! Nessuno di voi!>> dopo aver lanciato un ultimo sguardo d'odio verso la Madre, strinse più forte che potè il sacco e si lasciò cadere all'indietro.

"Se un Dio esiste veramente, fa che queste non siano le ultime stelle che io veda" fù l'ultimo pensiero che fluttuò nella mente di Zaubenor prima che una luce fortissima invadesse il suo campo visivo.

 

Ancora stordito dalla luce, prima di riuscire a rimettere a fuoco i dettagli, una voce a lui sconosciuta esclamò <<Chi siete, perchè avete usato il portale di Torre Kijemon?>>

 

 

Ultimamente mi è tornata la voglia di scrivere, così ho chiesto a Leotred se avessi potuto entrare nella sua città. Vorrei premettere che questo racconto non è stato organizzato con i membri della città di Lumvalos e che quindi qualsiasi risponsta riceva non è stata premeditata. Sarà un discussione del tutto spontanea e genuina. Cici, se ho scritto castronerie perdonami XD

Modificato da Zaubenor

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Il Maestro delle Lance Hervard era di pattuglia assieme a due soldati della guardia cittadina.

Da quando il Dominio era entrato in guerra, l'attività militare al suo interno si era triplicata: di notte, pattuglie sorvegliavano la capitale, le strade limitrofe e piccole guarnigioni erano state create per tutta la provincia.

La veglia era continua e mai doveva calare.

 

Hervard passava da quel punto di strada che pattugliava per la centesima volta quella notte. Lui e le sue sentinelle erano state assegnate alla strada che collegava il Consorzio di Lumvalos ai freddi picchi della torre di Kijemon.

 

"Maestro, accampiamoci, inizia a fare freddo e qualcosa mi dice che verrà giù pure parecchia neve" Disse una delle due sentinelle tirando su con il naso e guardando con fare circospetto il cielo.

Hervard non degnò di attenzione la sentinella e, con la sua fida lancia in mano, continuò ad inerpicarsi su per la montagna, su un sentiero poco ghiacciato al lume di una ardente torcia.

 

"Su, camminare, raggiungiamo Kijemon, sostiamo li per qualche ora e poi torniamo verso il Monastero" Disse il Maestro cercando di rincuorare i due giovani. I due ragazzi che lo accompagnavano erano due Ordinati, sulla strada per diventare Maestri delle Lancie come lui. Alla vista della loro gioventù, Hervard si lasciò scappare un sorriso nostalgico, celato sotto il suo candido elmo.

 

La pattuglia raggiunse la cima della montagna, la torre di Kijemon si ergeva imponente alla loro sinistra.

Hervard dovette dare ragione alla sentinella che prima aveva parlato di neve: Il cielo iniziava a rannuvolarsi e qualche fiocco inizò a cadere lento, sospinto da una brezza che si ingrossava via via che sofffiava.

Stringendosi il mantello attorno alle spalle, proseguì lento verso la torre.

 

"Maestro non c'è nulla. E' tutto tranquillo. Torniamo indietro?" Disse piagnucolante la sentinella di prima

"Silenzio! Non voglio più sentire lamentele. Altrimenti faremo i conti una volta tornati al Monastero"

Il Maestro non ebbe neppure il tempo di finire la frase che un rumore terribilmente famigliare, ruppe la quiete che era calata con la neve: dalla torre arrivò uno scroscio d'acqua, segno che qualcuno era appena arrivato in una delle vasche di trasporto. 

Hervard fece un rapido cenno si suoi due accompagnatori, impugnando la lancia a due mani e iniziando a salire lento le scalinate che conducevano all' ingresso.

Al segnale dell' anziano i due giovani si divisero e, silenziosi, entrarono dai fianchi della torre.

 

Hervard si aspettava di tutto: un predone, una spia che cercava di infiltrarsi con il favore delle tenebre, o magari addirittura un assassino.

Con malvagi aggressori che gli balenavano in mente entrò nella torre e si iniziò ad avvicinare ad una delle vasche.

 

"Chi siete, perchè avete usato il portale di Torre Kijemon?" Gridò per sorprendere il possibile aggressore.

Ci fu un movimento vicino al bordo della vasca, un cumulo di abiti si muoveva goffo.

Hervard stava alzando la lancia in segno di minaccia quando il cumulo di abiti rivelò il suo indossatore.

 

Un bambino. 

 

Hervard stupito, rimase per un attimo pietrificato, poi si ricordò della lancia e la gettò subito a lato.

Il ragazzo era visibilmente spaventato, si aggrappava con foga ad un sacco che teneva in grembo

 

Il Maestro si tolse l'elmo per rassicurare il ragazzo e gli disse di non avere intenzioni cattive. Gli spiegò chi era, perchè era li e perchè era armato.

 

"E tu ragazzo? Chi sei? Da dove vieni? E' un posto pericoloso questo la notte, non sai chi possa arrivare." Chiese l'anziano inginocchiandosi per portarsi al livello dello sguardo del ragazzino.

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Il primo pensiero di Zaubenor fu "ce l'ho fatta? sono davvero riuscito a scappare?" il secondo invece "ma dove sono finito esattamente?" l'anziamo uomo gli aveva detto di non aver intenzioni ostili e per dimostrarlo aveva pure gettato via la sua strana arma e questo gli infuse un po di sicurezza, ma quell'occhio aperto su sfondo rosso lo inquietava non poco.

 

<<Mi chiamo Zaubenor>> disse tremante il ragazzino, il freddo stava rapidamente avento la meglio su di lui, <<sono scappato dalla Casa e da mia Madre, e non voglio tornarci più. Non so molto di come funziona qui fuori, ma so che spesso gli adulti danno questi -e prese una manciata di monete dal sacco che portava con se- in cambio di cose...non so se possono bastare, ma se puoi portarmi da qualche parte che non sia la Casa te li do volentieri!>> disse accennando un sorriso timido. E rimase lì tremante, con un pugno di zenar in mano cercando di non fissare troppo l'occhio dipinto sulle bizzare vesti di metallo dell'uomo che gli aveva assicurato di essere un amico.

 

"Che diavolo è un amico???" si interrogò Zaubenor, nessuno aveva mai parlato di amici nella Casa, e lui ovviamente non ne conosceva il significato.

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Zorbach si avvicinò e chinandosi raccolse la lancia per il suo superiore:

 

<< Maestro crede che sia sicuro fidarsi di questo ragazzino? All'apparenza sembra innocuo, ma potrebbe essere una spia di Skerak...è già di per se strano che in periodo di guerra una persona attraversi la pozza della torre ad un ora cosi tarda, figuriamoci un ragazzino come questo qui. Ho sentito strane storie agghiaccianti sugli skeraki l'altro giorno in taverna, di come trattano i loro bambini per addestrarli ad essere feroci... vero Don?>>

 

Donovan si avvicinò anch'egli con fare piu spensierato: <<Bah! secondo me son solo le storie di quell'ubriacone di Davkul, come puo un bambino essere cosi pericoloso?>>

 

Zorbach guardò il fanciullo impaurito accanto al suo maestro, poi ripensò alle storie di quel vecchio ubriacone ...come poteva dar torto a Don? Ma non voleva ammettere di essere stato cosi ingenuo a credere ad una storia come quella e cosi aggiunse:

 

<< beh ... dico solo che dovremmo stare attenti.>>

Modificato da Toranaga78
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Hervard spostò l'attenzione dal ragazzo verso Zorbach, lanciandogli un occhiata rapida

 

"E' solo un bambino! E poi non è armato" Disse sottovoce al suo sottoposto.

 

Poi, anche se il ragazzo fosse stato realmente un assassino, non avrebbe potuto fare danni visto lo stato in cui verteva il suo fisico: Le gambe erano state mangiate dal freddo, lasciandole livide e pallide.

I piccoli piedi erano la parte più compromessa: Erano viola e gonfi, molto probabilmente anche insensibili.

 

Poi Hervard aveva visto gli occhi di un assassino, e quei due puntolini lucidi che lo osservavano da un volto livido dal freddo non lo erano.

Il Maestro delle Lance fu molto impietosito alla visione di quel mucchietto di abiti avvinghiato al suo sacchetto di Zenar...provenienti da chissà dove, tra l'altro.

 

"Ragazzo, sembri messo piuttosto male, se desideri possiamo accompagnarti fino a Lumvalos. Li ti potrai rifocillare e riposare, poi sarai libero di ritornare ai tuoi affari" Disse Hervard con un mezzo sorriso.

Mentre il ragazzo pensava, riprese la sua lancia da Donovan e la ripose nel fodero sulla schiena.

 

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Per velocizzare un po' le cose, con Leotred ci siamo accordati che proseguirò io a ruolare la parte del viaggio a lumvalos e le guardie

 

"Fintanto che non mi riportano alla Casa, qualunque posto è meglio di questo" pensò Zaubenor tra un brivido e l'altro mentre rimetteva nella sacca gli zenar; <<V-va be-n-ne...>> disse con un filo di voce incamminandosi al fianco dell'uomo <<...è t-t-tanto l-lontano questo luval...luma...lumvalos?>>

 

<< Il piccolo sta morendo di freddo>> sussurrò Donovan a Zorbach

<<Meglio coprirlo>> gli rispose Zorbach, e toltosi il mantello, dopo averlo piegato a metà lo drappeggiò sulle spalle di Zaubenor <<Ti starà un po' grande, ma sempre meglio che stare sulla neve con solo quegli stracci>> disse Zorbach bonariamente a Zaubenor mentre nella sua mente recitava una preghiera di perdono per aver pensato male di un piccolo.

 

<<E-e quel-l-li co-cosa-a s-sono??>> Domandò curioso Zaubenor additando alle cavalcature delle 3 guardie.

 

<<Sono cavalli, ma dove hai vissuto fin'ora per non aver mai visto un cavallo?>>Chiese innocente Zorbach. "Sul serio, dove diavolo ha vissuto questo ragazzino per non aver mai visto un cavallo in vita sua???" si domandò mentalmente.

 

Abbassando lo sguardo al suolo e stringendosi di più nel mantello Zaubenor rispose << A-al chiu...al chi-chiuso>>. Nello stesso istante in cui Zaubenor parlava Hervard lanciò un'occhiata ammonitrice a Zorbach "Se non la smette di parlare lo rispedisco al noviziato.." << Zorbach, per amor del Sommo, vuoi tacere?>> sibilò Hervard, stava veramente perdendo la pazienza con quel ragazzo.

Ridacchiando Donovan aggiunse <<Servono per viaggiare più veloce, saliamo sulla loro groppa cosi noi non dobbiamo camminare>>

 

...giorni dopo, durante il viaggio verso Lumvalos...

 

"Ci sono tantissime cose che non so su questo mondo, alla casa non hanno fatto altro che mentirmi per 12 anni! Dalle cose che raccontano Zorbach e Donovan Lumvalos sembra proprio un posto bello in cui stare e a quanto apre esiste anche un posto i cui si possono imparare le cose!! E i bambini hanno dei genitori che gli vogliono bene veramente, e poi c'è la Grans Sacerdotessa, il sinodo dove stanno i sacerdoti nominati e il noviziato..."

 

<<A cosa stai pensando ragazzino?>> chiese Hervard vedendo che Zaubenor quella mattina era particolarmente pensieroso "di solito era una tale fabbrica di domande..." <<non devi avere paura, vedrai che troveremo qualcuno che si prenderà cura di te in città, al massimo dovrai stare qualche giorno in monastero ma poi una famiglia te la troveranno>> disse per cercare di tirare su di morale il ragazzo.

 

<<Non ho paura, almeno non per il motivo che pensi tu...stavo pensando a tutto quello che mi avete raccontato sul mondo voi e in particolar modo al noviziato...credi che si possa iniziare anche a dodici anni?>> domandò Zaubenor girandosi verso il Maestro delle lance, quel giorno infatti cavalcava con Donovan.

<<C'è, quello che voglio dire, anche se ho dodici anni, posso iniziare il noviziato? Non può essere stato un caso che ci siate stati proprio voi dall'altra parte dei pozzi, non dopo che prima di buttarmi...>> "Forse è stato proprio Uhle a portarmi qui, sarei potuto finire ovunque, e invece sono comparso ai piedi di tre uomini isposti ad aiutarmi...non può essere un caso!" continuò mentalmente Zaubenor, ancora non voleva parlare di quella notte a voce alta, aveva pensieri troppo confusi sulla vicenda.

 

<<Ma certo che puoi, il noviziato si può iniziare a qualsiasi età, anzi, è molto probabile che tu debba sopportare la compagnia di Zorbach per altri dieci anni>> Rispose con un sorriso Hervard

 

<<Ripassare un po' il Catechismo di Uhle non può farti che bene...>> lo canzonò Donovan 

 

<<Spiritoso...io lo conosco il catechismo di Uhle, non ho forse pregato sempre questi 4 giorni passati?>> Rispose mesto Zorbach tra le risate del resto del gruppetto.

 

...Quella stessa sera, al monastero...

 

<<...e questo è tutto Ordinato Xande>> concluse il Maestro delle Lance Hervard.

 

<<Comprendo Ordinato Hervard...Giovani anime pronte ad accettare la Luce di Uhle sono sempre ben accolte, ma capisci anche tu, che gli mancano proprio le basi di cultura generale, da quel che mi hai raccontato non sa nemmeno scrivere! Prima dovremmo trovare qualcuno che si occupi di insegnargli tutto ciò che non ha potuto imparare in questi dodici anni, ci vorrà del tempo, tutto dipende dal ragazzo e da quanto voglia di imparare possiede>> fu la placida risposta del sacerdote ordinato incaricato di gestire il monastero di Lumvalos al momento.

 

<<Quella è l'unica cosa che non gli manca, ah...quasi scordavo, il ragazzo ha con se una sacca di zenar, gli abbiamo spiegato cosa sono e a cosa servono, ma forse sarebbe meglio che qualcuno del monastero si offra di custodirli per lui, se i giovani più irrequieti ne vengono a conoscenza potrebbero essere tentati dal denaro, noi adulti oramai non siamo più soggetti a tale attrazione e quindi sarebbe più semplice per tutti se a tenere quel denaro almeno temporaneamente non sia un Ordinato>>

 

<<Ottima osservazione Ordinato Hervard, chiederò se qualcuno degli insegnanti vuole prendersi questo incarico, ora perdona la mia scortesia ma ho bisogno di parlare anche col ragazzo per capire meglio come comportarmi con lui. Possa la tua anima trovare riposo nel Bianco Forte>> Con quest'ultima frase il sacerdote ordinato Xande si congedò dal Maestro delle Lance Hervard dirigendosi verso l'infermeria dove il ragazzo era stato portato per delle visite di accertamento viste le condizioni in cui verteva quando arrivò al monastero nel primo pomeriggio "ne ha passate tante questo Zaubenor, speriamo che qui con noi possa finalmente trovare una casa degna di questo nome. Ah, devo ricordarmi di far presente all'Arcicustode di questa setta, vedere se ne sono al corrente e se hanno intenzione di prendere provvedimenti, simili barbarie a dei bambini...che Uhle possa giudicarli...rapidamente." Arrivato alle porte dell'infermeria si prese un momento per raccogliere le idee, poi entrò a passo deciso e fatte uscire le infermiere si preparò per quella che sarebbe stata una delle più interessanti conversazioni della sua vita.

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