Àlikos Resolàn

[GdR] Lotta senza quartiere - Parte 1

4 risposte in questa discussione

"Quali sono le proiezioni?" chiese Spartàc scorrendo con lo sguardo la tabella sul foglio.

"Ci mancano una ventina di voti per avere la certezza che la legge passi." disse Dàg scorrendo il dito su una delle colonne della tabella.

"Venti voti? Hai parlato con Jervàl e coi commercianti? E' ancora nero per il mancato decollo delle P.C.L. nonostante siano passati quasi vent'anni. Proponigli l'l'amministrazione della Piazza Commerciale BoPiana e portalo con noi." 

"Potrebbe non essere così semplice. I commercianti stanno con i Sottostimati, ormai il mercato di BoP esiste solo per i settori primari." obiettò l'assistente togliendosi gli occhiali.

"Questa legge serve a ricostruire i piani superiori della nostra economia! Convincili!" esclamò il Presidente in procinto di lasciare la stanza.

"Mi serve il Pulcianov. Questo pomeriggio, dopo la mia visita al cantiere della cinta muraria, alla Comune." ordinò infine senza voltarsi.

 

[...]

 

Il piccolo Ufficio del C.T.C.B. (Comitato dei Tesserati Commercianti BoPiani) appariva troppo grande. Gli occupanti ormai erano giusto una decina, i più ricchi mercanti della città, quelli che sopravvissero al tifone migratorio dei Sottostimati, quelli che commerciavano in legno, grano e frutta.

 

"Sono Dàg Kenser della Presidenza, sono qui per vedere il Signor Jervàl, lo chiami." si presentò l'assistente ad una bella e giovane segretaria.

 

La ragazza sparì dietro una porta di legno, troppo alta rispetto alle altre, per qualche minuto. Riapparve con al seguito un signorotto sulla sessantina, con un panciotto verde, una camicia bianca sbiadita, due baffetti ispidi e gli occhi piccoli.

 

"Ciao Dàg!" esclamò sorridendo a quarantadue denti la figura leggermente ingobbita che avanzò per stringere la mano all'assistente.

"Signor Jervàl buongiorno, c'è un posto dove possiamo parlare?" 

"Si certo, vieni."

 

La porta troppo alta celava una stanza molto grande, con due grandi finestre che davano direttamente sulla strada. Arredata in maniera troppo antiquata, aveva in un epico camino di marmo il suo punto forte. Il fuoco era spento.

 

"Vuoi da bere?" chiese l'uomo mentre si sistemava su una rattoppata poltrona blu scuro.

"Sono qui per parlare della Direttiva Generale di Rientro. Immagino che le voci ti siano arrivate." disse Dàg.

 

Jervàl si oscurò un attimo e attaccò:

 

"Vuoi la mia opinione? E' una follia, non puoi obbligare la gente a rientrare in città."

"Non sono qui a contrattare, voglio sapere se ho il sostegno dei commercianti tesserati."

"No"

 

Dàg inforcò gli occhiali e aprì un fascicolo:

 

"Tre quarti delle aziende BoPiane è andato in malora a causa di Salèg e dell'emigrazione verso i borghi rurali. L'intero settore bancario e assicurativo è andato letteralmente a puttane. Probabilmente i rimasugli di questo Comitato hanno profitti pari ad appena un decimo di quelli di quindici anni fa."

 

Alzando lo sguardo sull'uomo e togliendosi gli occhiali Dàg chiese:

 

"Che vogliamo fare?"

"Non potete forzare rientri dalla provincia, sarebbe controproducente e demolirebbe la nascente opportunità dell'agricoltura da esportazione e di lusso."

"Jervàl stiamo demolendo metà della città per sopravvivere, vogliamo tornare all'età della pietra?"

"Siamo sul fondo della ruota, risaliremo." disse l'uomo spazientito dall'insistere dell'assistente.

 

Il capo dei commercianti si alzò e andò alla finestra.

 

"Si, risaliremo, ma fra due anni, non fra venti. Il Presidente vuole muoversi in fretta."

"Il Presidente non decide."

 

Dàg si alzò e affiancò l'uomo.

 

"Nemmeno tu decidesti di stuprare quella ragazzina, trent'anni fa, immagino."

 

Un lampo di terrore passò sul volto del suo interlocutore.

 

"Ma non dire castronerie." disse Jervàl sorridendo nervoso.

"Immagina l'Eco di BoP di domani, prima pagina, Tesserato del Partito a capo del Comitato Commercianti ha un passato da stupratore." disse Dàg tornando a sedersi.

"Con tutti i casi di violenza irrisolti potresti farti anche una reputazione da stupratore seriale..."

 

Jervàl scaraventò a terra un portacenere di cristallo che si infranse in mille pezzi rumoreggiando.

Dàg si alzò e si piazzò davanti all'uomo coi baffi, che serrava i pugni.

 

"Sii ragionevole." disse semplicemente lasciandogli un fascicolo rosso scuro col logo dell'UIC.

 

L'assistente tornò alla poltrona, raccolse le sue cose e il cappotto e uscendo dalla stanza salutò:

 

"Passa una buona giornata, futuro vice-commissario..."

 

Ho intenzione, se trovo il tempo, di riempire il primo mandato di Spartàc di leggi molto GdR. PULCIO rispondi che facciamo GdR cooperativo. Il problema dei Sottostimati verrà risolto in una maniera estrema da Spartàc, o forse no? :asd: Dai su giochiamo di ruolo.

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Comune Bopiana - Qualche giorno dopo

 

La Segretaria di Spartàc stava accompagnando Pulcianov dal Presidente, il quale l'aveva urgentemente convocato per quella giornata. L'incontro si era spostato direttamente all'Ufficio del Presidente.

 

"Ecco a lei, signor Pulcianov!"

"Grazie, Signorina".

 

Pulcianov bussò alla porta, ricevendo un sottile "Avanti" da parte del Presidente Bopiano.

Egli era davanti alla grande vetrata: stava osservando placidamente la Fontana e tutta le meraviglie della città che piano piano si trasformavano in qualcosa di ultramodernista e severo.

 

"Ciao, Nikita"

"Signor Presidente, le auguro una buona sera"

 

Spartàc si girò e si sedette sulla sedia della scrivania, questa volta voltato verso il Sottosegretario, che fissava il Presidente in modo molto impaurito, probabilmente a causa degli avvenimenti relativi a quei matti dell'Okami.

Versò come al solito un po' di Skebrù in entrambi i bicchieri, e poi riprese a parlare:

 

"Mio caro Pulcianov, lei sta facendo un ottimo lavoro con il problema di quei tizi travestiti da lupo, mi dispiace soltanto di non avere saputo mantenere la calma in quell'istante fatale. Le cose stanno andando meglio, ho saputo che ha parlato con l'Ufficio Informativo Centrale.

Ma oggi l'ho chiamata qui non per parlare di quegli animali, bensì di un altra bestia, cento volte peggiore di quelle: Jervàl".

 

Subito Nikita si mise il palmo della mano sul viso, tanto per segnalare una piccola introduzione di quello che avrebbe detto.

 

"Nikita, quel bastardo non ci vuole dare i voti per la legge. E questo è un grosso problema, perché senza quelli il nostro governo cadrà e probabilmente Fòrgon BoPville farà la fine del Regno di Ardetia. Fa qualcosa, io non so più che dire. Dàg non c'è riuscito, ma abbiamo delle prove per incastrarlo in qualche modo"

"Per Uhle, quel deficiente non smette di sorprendermi. I ricchi devono essere più poveri dei poveri, diceva mio nonno Ivan"

"Non è la sua ricchezza che voglio discutere oggi, bensì i voti per la legge"

"Ho capito, ho capito"

 

Nikita bevve un sorso di Skebrù e per un po' continuarono a fissare la scrivania, in cerca di un'idea.

 

Sarebbe bello riprendere il tutto da qui, così seguiamo uno schema logico.

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"Dàg l'ha ricattato, ha qualche scheletro nell'armadio di cui non ti parlo. Tuttavia non si è ancora sbilanciato Jervàl, temporeggia o forse è eccessivamente terrorizzato e non ragiona con lucidità. Gli serve uno schiaffone." disse Spartàc dopo trenta secondi di silenzio.

 

Il Presidente non riusciva a stare fermo e si alzò col bicchiere in mano godendosi il sapore pungente della bevanda trasparente. 

 

"Lo faccio ViceCommissario all'Economia. E' un posto ambito, sopratutto ora che i privati stanno andando in malora e inizio a controllare tutto direttamente... Lo faccio sentire in debito, non è così integro come vuol dimostrarsi. Ma dopotutto chi lo è in questa città?"

propose Spartàc scrutando il Pulcianov.

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