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Brodsko

[Gdr] Discorso d'insediamento presidenziale

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Era oramai scesa la sera quando furono resi pubblici i risultati delle elezioni. Un palco venne rapidamente allestito davanti al Pavlov di Thorvil ove si palesò, rischiarando si la voce, Evgeny.

"Compagne e compagni, sarò breve. Voglio innanzitutto ringraziare coloro che hanno creduto in me e mi hanno accordato la loro fiducia. Vi prometto che questo debito nei vostri confronti sarà ripagato. Indi, voglio ringraziare anche i miei avversari che si sono dimostrati compatti e temibili, del resto, come si dice, tieniti vicino i nemici ancor più degli amici."

Si sistemò gli occhiali per l'ennesima volta, fissando la massa di cittadini festanti davanti a se.

"Per quanto i miei poteri si limitino alla mera rappresentanza della nostra Unione di Repubbliche, intendo riunirmi al più presto con i rappresentati delle nazioni più vicine all'URRM per inaugurare una nuova era di dialogo e libertà. Infine, sarà l'obiettivo del mio mandato quello di convincere più cittadini possibili della necessità d'iscriversi nel Partito così dal mostrare al mondo il nostro essere un faro democratico, uno scoglio di libertà in un oceano tempestoso."

Applausi si levarono seppur qualche Ortomodernista scuotesse la testa deluso.

"Grazie. Ho finito."

Levò il pugno chiuso, ritirandosi dietro il palco.

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Era passata ormai qualche ora dalle votazioni Presidenziali.

Spartàc, imbaccuccato in un un lunghissimo giaccone di pelle imbottito, con un colbacco grigio sulla testa e con la spilla del Partito Modernista ben in vista sul colletto, ascoltava l'orazione di Evgeny Brodsko.

Attorno a lui, figure tutte uguali sorridevano e alitavano nell'aria fredda delle serate Thorviliane. Dàg con lo sguardo basso calpestava nervosamente la neve ghiacciata.

 

"Dialogo e libertà..." sussurrò veloce il Seldonovìc.

"...con le altre nazioni del piano vicine all'URMM." esclamò allargando le braccia.

 

Dopo una decina di secondi sputò in terra stizzito. Attese la fine del discorso e raggiunse il neoeletto Presidente dietro al palco.

 

"Signor Presidente! Congratulazioni per l'elezione." sorrise falsamente porgendo la mano al Brodsko.

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Circondato da qualche ammiratore, Evgeny ringraziava e sorrideva ai collaboratori, non sprecandosi in lievi inchini e pacche sulle spalle. Quando Spartàc si palesò, strinse caldamente la mano a sua volta, sorridendo ma scuotendo la testa.

"Signore? Compagno vorrai dire! Non siamo mica degli Unionisti qualsiasi.."

Lasciò la presa, fissando l'uomo nelle fredde iridi, abbassando la voce, mormorando.

"Conosco le sue idee a riguardo del mio programma, probabilmente lei pensa che la Democrazia è un inutile baggianata. Eppure anche dagli strati più deboli della nostra società sorgono uomini e donne eccezionali."

Si fermò un attimo, lisciandosi i baffi. Una luce balenò dietro le spesse lenti dell'uomo.

"Lei, Compagno Seldonovíc, ne è l'esempio. Non lo dimentichi mai."

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"La Democrazia non è una baggianata. Semplicemente, se lasciata a se stessa e non controllata in maniera estremamente rigida e attenta, fallisce nella sua efficacia e nella sua efficienza necessarie e fondamentali al funzionamento perfetto di una compagine Statale che non sia una qualche sorta di Mirrodin." replicò Spartàc con sufficienza.

"Gli uomini del Modernismo sono eccezionali perchè hanno dei valori e dei principi precisi e impressi nella Storia da oltre un millennio, non sicuramente per merito di questa o quella Repubblica Modernista o di quello o questo Presidente." azzardò poi senza guardare il Brodsko, continuando a sorridere.

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"E' sempre il Partito la chiave di tutto signori miei... l'Assemblea ed i Tesserati... ognuno di noi è Importante ma non Essenziale"

 

Dalla folta folla che circondava i due ex sfidanti alla poltrona di Presidente era comparso un uomo, capelli biondi, un riporto ormai bianco segno del tempo passato.

Gli occhi azzurro ghiaccio permisero ai due uomini di identificare il loro interlocutore, il Segretario Bresajevski li osservava entrambi, apparentemente serio ed impassibile pur velando un vago sorriso.

 

"E' da quando sono stato eletto segretario, che la lotta ideologica del Modernismo si fa sentire con forza.

Statlisti, Ultra, etero-modernisti, paramodernisti...chi più ne ha più ne metta!" terminando quest'ultima affermazione con uno sbuffo a metà tra il divertito ed il rassegnato.

 

"Se c'è una importante lezione che il tempo mi ha insegnato, durante i miei anni di governo è stata quella della Sintesi e della Covergenza, del Dialogo e del Confronto.

Vedete, se voi osservate ogni ideologia essa avrà la sua debolezza ed il suo punto di forza, essa rappresenta a modo suo uno dei tanti ideali della nostra Modernità e dei Tesserati che la compongono.

Gli Statalisti, animi caldi ma freddi e grandi calcolatori.... ci insegnano il valore della Fermezza e della Decisione nell'inseguire un obiettivo, gli Ortomodernisti ci ricordano il nostro fine, la ricerca pura della Verità, gli Eteromodernisti la potenza della Diplomazia e del Dialogo...i Paramodernisti l'Efficenza ed i Liberali l'Intraprendenza..."

 

Dimitri s'interruppe per un solo istante, sempre puntando i suoi occhi ghiacciati verso i due, poi prese a mimare con le due mani, bloccandole a vicenda come i denti di una ruota.

 

"Tanti piccoli ingranaggi, essenziali per far funzionare al meglio la nostra Civiltà e la nostra ricerca della Verità del Modernismo.

Infinite possibilità in infinite combinazioni...ma a noi Governanti è fatto l'Onere della conciliazione, dell'armonia e della visione d'insieme, noi siamo i Perni che tengono ogni piccolo pezzetto al suo posto, allontanando ed eliminando correnti dannose e degenerate, oliando e mantenendo il meccanismo sempre efficente ma soprattutto Completo, un'ideologia non da tutti il MetaModernismo..."

 

Dopo un'altra pausa passata ad osservare i due, stavolta con un sorriso più marcato il Segretario rifilò una vigorosa pacca sulla spalla ad entrambi col fare provinciale di ogni Thorvilliano, con una lieve stretta colloquiale.

 

"Congraturazioni per la vittoria Compagno Brodsko...Buona continuazione del suo operato a Forgòn BoPville Presidente Resolàn...Gloria al Modernismo, sempre!"

 

Disse per poi scomparire nuovamente tra la folla, mani composte dietro la schiena diretto verso il suo Ufficio, per terminare le ultime pratiche della giornata e consapevole che il Modernismo aveva vinto di nuovo. 

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Anatoliy sedeva quieto ad osservare la scena. 
Nella sua mente i pensieri scorrevano gelidi e veloci come il vento nella notte. 

 

"Discorso piuttosto scarno" disse il figlio Iosif "Niente toni aulici e fuochi d'artificio come ai tuoi tempi"

 

"Meglio così."  Rispose freddo l'ex-Presidente "Mai sopportato quella roba." .

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