rundas98

[GDR]Rebèkk vàpor

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arrivo del mio nuovo pg

 

Era giornata piovosa, solo pochi si trovavano per le strade di Iridiàn, l’odore della pioggia riempiva l’atmosfera resa cupa dalle grandi nubi che si trovavano almeno un migliaio di metri più in alto e la pioggia scrosciava sul selciato di fianco alla serra che da anni ormai portava da sola sostentamento nelle case Iridiane.

Kuruzu stava raccogliendo i vegetali dalla serra come suo solito quando vide una ragazza che si muoveva a gran passi verso le scale che portavano alla città alta, decise di seguirla e le tagliò la strada

“hey tu, Chi sei? Cosa ci fai qui?”

“Ciao! Mi chiamo Rebèk, e sono qui perché ho sentito che vi serve un fabbro”

“Quanti anni hai, Rebèk?”

“Ne ho 17”

“Non sei un po’ troppo giovane per fare il fabbro?”

“Mio padre mi ha insegnato tutto quello che sapeva, mi ritengo un fabbro nella media, abbastanza per svolgere lavori cittadini”

“Ne parlerò col governatore, nel frattempo vai alla locanda, ti vengo a cercare io”

La ragazza andò alla locanda, e dopo aver bevuto alcuni bicchieri di uno strano liquore zuccheroso vide tornare Kuruzu

“Bene, Rebèk, il governatore ha accettato di offrirti il lavoro di fabbro, per ora sei in prova, non fare stupidate”

“Figurati…”

“Kuruzu”

“Figurati Kuruzu!” rispose sorridendogli

“Bene, eccoti le chiavi, in giornata dovresti ricevere il tuo primo lavoro”

Rebèk usci dalla locanda, aveva smesso di piovere, si avviò verso l’unico edificio che poteva lontanamente somigliare a una fucina, in meno di un’ora si era già sistemata e aveva indossato il grembiule del fabbro.

Dopo un altro paio d’ore arrivò un cittadino con una spada da riparare, la lama era spezzata, ma non voleva buttarla via, ci era affezionato

“Tu sei il nuovo fabbro!”

“Eh già signore, che posso fare per lei?”

“Guarda, ho questa spada, apparteneva a mio figlio, morto in guerra, ti sarei molto grato se riuscissi a ripararla”

“Vedrò che riesco a fare”

Rebèk prese le due parti della spada e mise le due estremità dove la spada si era spezzata nella forgia, le estrasse una volta incandescenti e le unì, iniziò a battere il ferro e a temprarlo finchè la spada non parve quasi nuova

“Per i superni, ti ringrazio! Quanto ti devo?”

“Non si preoccupi, non ho dovuto nemmeno usare materiali”

“Grazie, figliola”

La giornata continuò senza lavori aggiuntivi, Rebèk andò a dormire presto, non stava nella pelle di iniziare il giorno seguente.

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