MayuriK

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World War Z

8 posts in this topic

World War Z

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Regia: Marc Forster

Anno: 2013

Genere: Azione, Thriller/horror, Drammatico, Zombie

Attori famosi: Brad Pitt

 

Ho deciso di scrivere questa scheda film perchè sul forum ci sono un po' di internauti appassionati al genere e che guardano The Walking Dead. ;)

 

Il film è diretto da Marc Forster ed è uscito nel 2013 per opera di Plan B Entertainment e Paramount Pictures, tratto dal romanzo "World War Z: La guerra mondiale degli zombi".

A differenza di altri prodotti televisivi a tema zombie, questo non ha una trama prevalmentente incentrata sulla sopravvivenza del gruppo di protagonisti, bensì sulla ricerca di una cura e per sconfiggere l'epidemia.

 

Il protagonista Gerry Lane, impersonato da Brad Pitt, è un semplice padre di famiglia che ha avuto un passato come investigatore delle Nazioni unite: perciò quando l'epidemia scoppia viene obbligato ad indagare su cosa a provocato l'epidemia e di cercare una cura, in cambio della protezione della sua famiglia: Gerry Lane inizierà così un viaggio in varie parti del mondo per trovare una soluzione a questa catastrofe mondiale.

 

Il genere è prevalentemente azione, con un impepata di thriller/horror e drammatico (perchè ovviamente è un apocalisse e tanto allegro non può essere). Non risulta comunque molto sanguinoso o splatter, come molti film dello stesso genere e gli effetti speciali sono fatti molto bene.

 

Trailer Italiano del film

 

Consiglio quindi agli appassionati del genere, ma anche ama i film di azione, di vederselo, non è male.

 

MayuriK

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Vabbeh peró SPOILER ALERT

per quanto buttanata sia, la scena della marea di zombie che comincia a cavalcarsi per scalare le mura é faiga. Credo di aver visto solo questa scena del film, tra l'altro :asd:

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Si parla pur sempre di Zombie, ogni tanto ci sta qualche trashata, e io amo anche le trashate :asd: L'impostazione di fondo ci sta tutta, ma sono proprio gli infetti che non digerisco, fanno salti che sembrano Hulk :asd:

Lo vidi On Demand un annetto e passa fa, intrattiene, che è lo scopo della maggior parte dei film oggi.

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Un vero schifo, per chi come me ha adorato alla follia il libro da cui (NON!) è tratto. Per farvi capire la differenza abissale, biblica, senza possibilità di conciliazione, manco usando i ponti tibetani:

 

Quebec, Canada

[La piccola casa di campagna non ha un muro di cinta, niente sbarre alle finestre, nessun catenaccio alla porta. Quando chiedo all'uomo che vive qui il perchè di questa vulnerabilità, lui si limita a ridacchiare e continua a mangiare. Adrè Renard, fratello del leggendario eroe di guerra Emile Renard, mi ha chiesto di mantenere segreta la posizione di questo edificio. "Non mi importa se mi trovano i morti", dice con apatia, "ma non ho molta voglia di rivedere i vivi". Francese di nascita, è emigrato in questo posto dopo la fine ufficiale delle ostilità nell'Europa occidentale. Nonostante i numerosi inviti da parte del governo francese, non è più tornato in patria.]


Sono tutti bugiardi, tutti quelli che dicono che la loro campagna fu "la più dura di tutta la guerra". Tutti quegli sbruffoni che si battono il petto e blaterano sulla guerra di montagna, nella giungla o in città. Le città, oh, quanto gli piace blaterare sulle città! "Non c'è niente di più terrificate che combattere in una città!". Ma davvero? Be', provate a combattere sotto una città.
Sa perchè il panorama di Parigi è privo di grattacieli? Parlo della vera Parigi, quella prebellica. Sa perchè ammassarono tutte quelle mostruosità in ferro e acciaio in periferia, a La Defense? Certo, ci sono i motivi estetici, il senso di continuità nazionale e l'orgoglio civico... non come l'architettura meticcia di Londra. Ma la verità, il motivo logico e pratico di una Parigi libera dai monoliti in stile americano, è il fatto che sottoterra ci sono troppi tunnel per poter reggere un grattacielo.
Ci sono tombe romane, le cve che fornivano pietra calcarea a gran parte della città, persino i bunker usati dalla Resistance durante la seconda guerra mondiale, perchè , c'è stata davvero una Resistance! Poi c'è la metropolitana, le linee telefoniche, le condutture del gas, le tubature dell'acqua... e in mezzo a tutto questo ci sono le catacombe. Laggiù erano sepolti circa sei milioni di corpi, presi dai cimiteri di prima della rivoluzione, dove i cadaveri venivano semplicemente getati nella spazzatura. Le catacombe contenevano intere pareti diteschi e ossa sistemati secondo uno schema macabro nella sua precisione. Era addirittura funzionale, perchè in alcuni punti le ossa ancora salde trattenevano come una barriera montagne di resti messi a casaccio. I teschi... mi sembrava smpre che mi deridessero.
Non credo di poter biasimare i civili che provarono a sopravvivere in quel mondo sotterraneo. Non esistevano i manuali di sopravvivenza all'epoca, non c'era Radio Terra Libera. Eravamo nel Grande Panico. OFrse qualcuno che credeva di conoscere quei tunnel decise di provarci, qualcun altro lo seguì, poi qualcun altro ancora e così via. La voce cominciò a girare, "sottoterra è sicuro". Un quarto di milione, questo è il risultato della conta delle ossa, duecentocinquantamila profughi. Forse, se si fossero organizzati, se avessero portato con sè cibo e attrezzi, se magari avessero avuto il buon senso di sigillare l'entrata e di assicurarsi che tra loro non c'erano infetti...
Com'è possibile dichiarare che una qualsiasi esperienza sia paragonabile a quello che dovemmo sopportare noi? Il buio e il fetore... non avevamo quasi nessun visore notturno, ce n'era appena uno per plotone, quando eri fortunato. E anche le batterie di riserva per le torce erano merce rara. A volte ce n'era una in funzione per ogni squadra, solo per l'uomo in avanscoperta, che fendeva l'oscurità con un raggio schermato di rosso.
L'aria era avvelenata dalle fogne, dagli agenti chimici, dalla carne che imputridiva... le maschere antigas erano una barzelletta, quasi tutti i filtri si erano esauriti da tempo. Indossavamo tutte quelle che riuscivamo a trovare, vecchi modelli militari o quelle dei pompieri, che ti coprivano tutta la testa, ti facevano sudare come un maiale, ti rendevano sordo oltre che cieco. Non riuscivi mai a capire dove ti trovavi, il visore era annebbiato, le voci dei tuoi compagni di squadra arrivavano ovattate, mischiate al crepitare delle comunicazioni radio.
E le radio erano di quelle coi cavi, capisce, perchè le trasmissioni via etere non erano affidabili. Usavamo vecchi fili del telefono, rame, non fibra ottica. Li strappavamo fuori dalle guaine e ci portavamo dietro questi enormi rotoli per estendere il raggio d'azione. Era l'unico modo per tenersi in contatto con le altre squadre e, il più delle volte, l'unico modo per non perdersi.
Perdersi era davvero facile. Le mappe erano tutte prebelliche e non tenevano conto delle modifiche apportate dai superstiti, i collegamenti tra i tunnel e gli spazi ricavati, le buche nel pavimento che ti si aprivano tra i tunnel e gli spazi ricavati, le buche nel pavimento che ti si aprivano davanti all'improvviso. Ci si perdeva almeno una volta al giorno, e a quel punto toccava tornare indietro seguendo il cavo della radio, controllare la posizione sulla mappa e cercare di capire cos'era andato storto. A volte bastavano pochi minuti, altre volte ci volevano ore, giorni persino.
Quando un'altra squadra era sotto attacco, sentivi le urla dalla radio o ti arrivava l'eco attraverso i tunnel. L'acustica era un nemico ingannevole. Strilla e gemiti arrivavano da ogni direzione. Non sapevi mai dove andare. Almeno con la radio si poteva provare a stabilire con precisione la posizione dei compagni. Se non erano in preda al panico, se sepavano dove si trovavano, se tu sapevi dove ti trovavi...
Le corse... sfrecci tra i corridoi, sbatti la testa sul soffitto, strisci su mani e ginocchia pregando con tutto te stesso la vergine Maria perchè li faccia resistere ancora un po'. Raggiungi la loro postazione, scopri che hai sbagliato, sei in una stanza vuota, e le grida di aiuto sono ancora lontane.
E quando arrivi, magari non trovi altro che ossa e sangue. O magari hai la fortuna di trovarci ancora gli zombi, hai un'occasione di vendetta... e se ci hai messo tanto ad arrivare la vendetta può includere la morte dei tuoi amici rianimati. COmbattimento ravvicinato. Ravvicinato così...
 

[si sporge dal tavolo, porta la faccia a pochi centimetri dalla mia.]


Non esisteva un equipaggiamento standard. Ognuno aveva quello che riteneva più adatto. Non c'erano armi da fuoco, capisca bene. L'aria, il gas, troppi elementi infiammabili. Lo sparo di una pistola...
 

[imita il rumore di un'esplosione.]


Avevamo la Beretta.Grechio, il fucile ad aria compressa di fabbricazione italiana. Era una versione bellica del fucile a pallini. Ne potevi far fuori in media cinque, sei o sette se glielo premevi dritto in testa. Una buona arma, ma non ce n'erano mai abbastanza. E bisognava stare attenti! Se sbagliavi mira, se il pallettone colpiva una pietra asciutta e scoccava una scintilla... le fiamme potevano riempire tunnel interi, esplosioni che bruciavano vivi gli uomini, palle di fuoco che scioglievano le maschere ancora in faccia. Il corpo a corpo era sempre meglio. Così...
 

[si alza per mosrtrarmi un oggetto sulla mensola del camino. Il manico dell'arma è protetto da una semisfera d'acciaio. Da questa semisfera partono ad angolo retto due punte d'acciaio lunghe venti centimetri.]


Capisce perchè ha qesta forma, vero? Non c'era spazio per maneggiare una spada. Colpi veloci, negli occhi o sopra la testa.
 

[Mi dà una dimostrazione, una rapida combinazione di pugno e affondo.]


L'ho progettata io stesso, è una versione moderna dell'arma usata dal mio bisnonno a Verdun, capisce? Ha presente Verdun? "On ne passè pas", non passeranno.
 

[Torna al suo pranzo.]



Non c'era spazio, non c'erano preavvisi, te li ritrovavi addosso all'improvviso, magari dritto davanti agli occhi, o ti prendevano da un passaggio laterale che tu nemmeno sapevi ci fosse. Portavamo tutti un qualche tipo di armatura... catena di maglia o cuoio pressato... quasi sempre troppo pesante, troppo soffocante, pantaloni e giustacuore di cuoio, pesanti camicie di maglia di ferro. Provi a combattere e sei già esausto, gli uomini si strappavano via la maschera, boccheggiavano, inalavano quel fetore. Molti morivano prima che riuscissimo a portarli in superficie.
Io avevo i gambali, le protesioni qui [si indica gli avambracci] e i guanti, cuoio coperto con maglia di ferro, facile da togliere quando non ero in combattimento. Anche questi li avevo progettati io. Non avevamo le uniformi di battaglia americane, mavevamo le vostre protezioni a maglia, gli altri stivali impermeabili intrecciati con tessuto a prova di morso. Erano necessari.
L'acqua era alta, quell'estate; la pioggia continuava a cadere, e la Senna era un torrente in piena. C'era umidità dappertutto. Faceva marcire la pelle dell'inguine, tra le dita di mani e piedi. L'acqua arrivava sempre alle caviglie, a volte fino alle ginocchia o alla vita. Magari eri in una zona dove potevi camminare o andare carponi - a volte dovevamo strisciare immersi fino ai gomiti in questo fluido puzzolante. E all'improvviso il terreno spariva. Finivi a testa in giù in una di queste buche non riportata dalle mappe. Avevi appena un paio di secondi per raddrizzarti prima che la maschera si riempisse d'acqua. Scalciavi, ti agitavi, i tuoi compagni ti prendevano e ti tiravano su in tutta fretta. Ma annegare era l'ultimo dei tuoi pensieri. Gli uomini si dimenavano alzando schizzi d'acqua, si sforzavano di stare a galla nonostante il peso dell'attrezzatura, e all'improvviso li vedevi sgranare gli occhi, sentivi gli strilli attutiti dalla maschera. Il momento dell'attacco lo percepivi fisicamente: rumori di strappo o lacerazione, e all'improvviso il povero bastardo di turno ti finiva addosso e ti faceva cadere. Se non portava gli stivali di protezione... partiva un piede, la gamba intera; se stava strisciando ed era caduto di faccia... a volte partiva la faccia stessa.
In queste occasioni ci ritiravamo fino a una postazione di difesa e aspettavamo l'arrivo dei Cousteau, i sommozzatori addestrati a muoversi e combattere in questi tunnel allagati. Con solo una torica e una muta anti squalo, se erano abbastanza fortunati da ottenerne una, e al massimo due ore di autonomia respiratoria. In teoria dovevano essere attaccati con un cavo di recupero, ma quasi tutti si rifiutavano. I cavi tendevano ad aggrovigliarsi e ostacolare i loro movimenti. Quegli uomini, e quelle donne, avevano una possibilità su venti di sopravvivere, la percentuale più bassa di qualsiasi branca di qualsiasi esercito. Non mi importa quello che dicono gli altri*. C'è da meravigliarsi se già entrando a far parte di quell'unità ricevevano la legione d'onore?
E a cosa serviva? Quindicimila morti o dispersi. NOn solo i Cousteau, tutti noi, l'intera unità. Quindicimila anime in appena tre mesi. Quindicimila, mentre in tutto il mondo l'intensità della guerra cominciava lentamente a calare. "Andate! Andate! Combattete! Combattete!". Non doveva essere per forza così. Quanto ci hanno messo gli inglesi a ripulire tutta Londra? Cinque anni, tre anni dopo la fine ufficiale della guerra? Andarono lentamente, badavano alla sicurezza, un settore per volta, bassa velocità, bassa intensità, bassa percentuale di perdite. Lenti e sicuri, come in gran parte delle città maggiori. Perchè noi no? Quel generale inglese, com'era la sua frase? "Basta eroi morti, fino alla fine dei tempi..."
"Eroi", ecco cos'eravamo, cosa volevano i nostri capi. Ecco ciò di cui la nostra gente sentiva di aver bisogno. Dopo tutto quello che è successo, non solo in questa guerra, ma in tante altre guerre precedenti: Algeria, Indocina, i nazi... capisce cosa voglio dire... capisce il dolore e la pena? Noi comprendevamo davvero bene il discorso del presidente americano sul fatto di "rivendicare la nostra sicurezza"; lo comprendevamo meglio di molti altri. Avevamo bisogno di eroi, nomi e posti nuovi per ristabilire il nostro orgoglio.
L'Ossario, la Cava di Port-Mahon, l'Ospedale... quello fi il nostro momento di gloria... l'Ospedale. I nazi l'avevano costruito per rinchiuderci i malati di mente, così vuole la leggenda, per lasciarli morire di fame dietro le mura di cemento. Durante la nostra guerra, fu trasferomato in infermeria per chi era stato morso da poco. In seguito, quando i morti presero a rianimarsi e l'umanità dei superstiti si spens insieme alle luci elettriche, cominciarono a lanciare infetti e chissà chi altro in quel covo di non morti. Una squadra di avanscoperta varcò la soglia senza sapere cosa c'era dall'altra parte. Avrebbero potuto ritirarsi, far saltare il tunne, sigillarlo di nuovo... Una sola squadra contro trecento zombi. Una squadra guidata dal mio fratellino. La sua voce fu l'ultima cosa che sentimmo prima che la radio si zittisse. Le sue ultime parole. "On ne passè pas!".

* Il dibattito sulla più alta percentuale di perdite tra le forze alleate è ancora acceso.

 

 

Rendiamoci conto della differenza...

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Ma quali zombie!!! il vero quesito è come ha fatto un camion della nettezza urbana ad investire il poliziotto sulla moto quando si è visto dalle inquadrature precedenti la coda infinita di auto con spazio di massimo 2 metri tra i veicoli tra le due corsie, è una scena alla "minchia zio se non investi il poliziotto sulla moto sei un cogliocoglio", quella scena è l'unica che mi è rimasta impressa, come diavolo fai a non sentire un camion lanciato a tutta velocità che si fa largo tra auto?!   :???:   :wall:   :zombie:  :wooow:   :yesdance:  :ahhh:

 

P.S. comunque a me è piaciuto, sia chiaro non è un capolavoro, ma si lascia guardare senza troppe pretese :asd:

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