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goldr31

[GDR]Lo statalismo e gli operai

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"E quindi, cari compagni...Un brindisi allo statalismo!"

 

 

Miloslav Kuznetsov amava le locande di Thorvil, vi era così tanta vita e gente, ognuna sembrava portare le proprie idee e il proprio coraggio lì dentro, capaci di dire la propria, anche criticando fortemente i capi che governavano il modernismo: eppure tutti sembravano riconoscere un orgoglio recondito, come se, anche quando le persone divenivano corrotte, lo stato Modernista rimaneva puro e forte.
Miloslav ne era sempre più convinto, non poteva essere altrimenti: l'uomo, di fronte alla natura, non può vincere, se da solo lo affronta.
Per questo, gli uomini, si erano organizzati per trovare un accordo, un accordo che potesse, sulla base di regole comuni, regolarli ed evitare la loro violenza.
Eppure, questo patto sociale, non funzionava e non poteva funzionare: se gli impulsi con visibilità maggiore erano in qualche modo contenuti, come i crimini e l'omicidio, non lo erano invece i comportamenti che la gente tollerava, nonostante tutto: abuso di potere, scortesia, violazione del rapporto fidato tra cittadini, tutto ciò non poteva essere contenuto se veniva lasciato la libertà ai cittadini di fare quello che gli pareva.
Eppure come fare?
A un certo punto, la sua mente, gli permise di aver accesso alla memoria, nonostante i calici di birra già bevuti in abbondanza e, una citazione, lo colpì:
 

"Ahimè quindi compagni, l'economia necessita di essere strettamente regolamentata da parte dello Stato, i prezzi devono esserne limitati ed ogni libera attività monitorata da parte del Governo per evitare il dirupo che ci trascinerà nell'oscurantismo del Corporativismo se non nell'Unionismo"

 

Ecco dove si poteva trovare la soluzione!L'uomo, per essere contenuto, doveva avere l'impedimento di poter abusare della loro libertà economica!Questo ovviamente era dovuto alla libertà privata, alla proprietà, specialmente che, nel corso della storia, tanto aveva fatto male alle società, sopratutto a quella modernista: con la proprietà privata si sviluppava l'egoismo, si sviluppava l'avidità, tutti peggiori crimini, scortesie e peccati si potevano spiegare solo con l'istituzione della proprietà privata:

per questo era necessario che lo stato, ente giuridico puro e non toccato dalle bassezze umano, doveva guidare tutto ciò.
Come?Ovviamente con l'uso della legge.
Legge, la quale, oggettiva e non toccata dai vizi e dall'irrazionalità, avrebbe potuto normare per gli umani, i quali, di fronte a questi, non avrebbero che da rispettarla e così creare, all'inizio, una società si oppressiva, ma scevra da peccati.
Una volta giunti a questo, una volta che gli animi si sarebbero abituati a questo stato di cose, la legge si abrogherà, formando una nuova società, dove crimini, vizi e peccati non esistono più, senza l'intervento dello stato.
Eppure chi può capire questa cosa?I ricchi?No, loro sono così attaccati ai loro soldi che niente al mondo potranno rinunciarvi.
I governanti?Nemmeno, troppo abituati a questo sistema dove trovano i loro privilegi, mai se ne priverebbero.
La borghesia?La borghesia forse è ancora più avida.
Allora chi?Ovvio, coloro che lottano ogni giorno per la loro sopravvivenza, coloro che non avrebbero nulla da perdere: operai e contadini.
Solo loro, infatti, alleandosi insieme, possono rivoltare questa società e portare lo Statalismo ad essere al vertice, da dove, finalmente, la cittadinanza potrà davvero dare le regole necessarie, affinché lo stato svolga il suo lavoro senza vincoli e possa permettere a tutti di comprendere il bene che porterà questa rivoluzione.

Aveva bisogno, ora, di trovare modo di esprimerla, questa grande idea, senza dimenticarla e senza che la birra la corrompesse troppo..

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 Spartàc approva assai. Solo che non so come intervenire :asd: Se la cosa avrà un seguito in contesti pubblici o politici di rilievo interverrà anche lui.

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La fredda notte stava calando su Thorvil, Stanislav come consuetudine, dopo la fine di una giornata lavorativa, si era recato alla sua locanda di fiducia, per bere qualcosa prima di rientrare a casa.

La locanda era l'unico posto dove Stanislav trovasse un po' di ristoro e conforto dalle monotone giornate passate in fabbrica, non conosceva nessuno in quel luogo essendo un tipo molto taciturno e riservato, ma dopo qualche boccale si faceva presto coinvolgere in accese discussioni o in appassionati canti che con voce roca intonava con gli altri compagni.

Quel giorno però non si stava facendo gran festa, l'ambiente era alquanto vuoto e nell'aria circolava una certa malinconia.

Seduto su uno sgabello vicino al bancone Stanislav si guardò intorno, un'uomo attirò la usa attenzione, stava parlando con sguardo fisso in un'angolo, aveva l'aria di uno appena illuminato da un lampo di genio, Stanilsav si avvicinò incuriosito dal soggetto, aveva gli occhi lucidi e constantemente aperti, avvolte diceva delle frasi, concrete, con una loro logica, ma distaccate e non sempre concatenate, il destinatario di quelle parole era una colonna in legno che sosteneva il soffito delle locanda.

Stanislav cerco di carpirne i concetti meglio che poteva, di tal volta provava anche a inserirsi nel discorso contrabattendo, ma l'uomo lo ingorava completamente, quasi fosse in stato di trans.

Prima di uscire dalla locanda Stanislav chiese chi fosse quello strano individuo e si incamminò verso casa pensando alle sue parole, non era del tutto d'accordo con il suo pensiero, c'era qualcosa che non lo convinceva.

Appena rientrato nella sua dimora prese carta e penna e iniziò a scrivere.

 

<<Compagno Miloslav Kuznetsov.

Mi dispiace che le circostanze non hanno permesso di presentarci, ma la sera in l'ho incontrata era talmente assorto nei suoi pensieri che mi è dispiaciuto interrompere l'incanto che stava vivendo.

Ho ascoltato molti dei suoi concetti, ma non sono del tutto concorde su questi.

Non credo che la proprietà privata sia l'unico grande problema che attanaglia la razza umana, tanto meno che questa generi i vari peccati capitali, come l'egoismo, che tanto danneggia la Società umana.

Questi atteggiamenti dell'uomo a mia ragione sono dovuti alla sua natura, atteggiamenti errati che non devono la loro origine negli averi dell'uomo ma nell'uomo stesso.

Bisogna far prima progredire l'uomo, solo quando l'uomo è più pronto si puo' pensare ad un organizzamento societario più giusto e progredito, solo a quel punto il cambiamento sarebbe naturale e in equilibrio con quello che è l'uomo, senza l'intervento di nessuno si avrebbe col tempo quella organizzazione da lei pensata, perchè se ora si interevenisse si avrebbe come risultante un misero ribaltamento dei ruoli, ma non l'uguaglianza da lei tanto agoniata.

La ringrazio per le parole con cui mi ha dato modo di pensare, attendo con ansia una sua risposta.

 

Cordiali saluti dal Compagno Stanislav Kiajevic.>>

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 Spartàc approva assai. Solo che non so come intervenire :asd: Se la cosa avrà un seguito in contesti pubblici o politici di rilievo interverrà anche lui.

ci sarà l'occasione, ovviamente :D

 

La fredda notte stava calando su Thorvil, Stanislav come consuetudine, dopo la fine di una giornata lavorativa, si era recato alla sua locanda di fiducia, per bere qualcosa prima di rientrare a casa.

La locanda era l'unico posto dove Stanislav trovasse un po' di ristoro e conforto dalle monotone giornate passate in fabbrica, non conosceva nessuno in quel luogo essendo un tipo molto taciturno e riservato, ma dopo qualche boccale si faceva presto coinvolgere in accese discussioni o in appassionati canti che con voce roca intonava con gli altri compagni.

Quel giorno però non si stava facendo gran festa, l'ambiente era alquanto vuoto e nell'aria circolava una certa malinconia.

Seduto su uno sgabello vicino al bancone Stanislav si guardò intorno, un'uomo attirò la usa attenzione, stava parlando con sguardo fisso in un'angolo, aveva l'aria di uno appena illuminato da un lampo di genio, Stanilsav si avvicinò incuriosito dal soggetto, aveva gli occhi lucidi e constantemente aperti, avvolte diceva delle frasi, concrete, con una loro logica, ma distaccate e non sempre concatenate, il destinatario di quelle parole era una colonna in legno che sosteneva il soffito delle locanda.

Stanislav cerco di carpirne i concetti meglio che poteva, di tal volta provava anche a inserirsi nel discorso contrabattendo, ma l'uomo lo ingorava completamente, quasi fosse in stato di trans.

Prima di uscire dalla locanda Stanislav chiese chi fosse quello strano individuo e si incamminò verso casa pensando alle sue parole, non era del tutto d'accordo con il suo pensiero, c'era qualcosa che non lo convinceva.

Appena rientrato nella sua dimora prese carta e penna e iniziò a scrivere.

 

<<Compagno Miloslav Kuznetsov.

Mi dispiace che le circostanze non hanno permesso di presentarci, ma la sera in l'ho incontrata era talmente assorto nei suoi pensieri che mi è dispiaciuto interrompere l'incanto che stava vivendo.

Ho ascoltato molti dei suoi concetti, ma non sono del tutto concorde su questi.

Non credo che la proprietà privata sia l'unico grande problema che attanaglia la razza umana, tanto meno che questa generi i vari peccati capitali, come l'egoismo, che tanto danneggia la Società umana.

Questi atteggiamenti dell'uomo a mia ragione sono dovuti alla sua natura, atteggiamenti errati che non devono la loro origine negli averi dell'uomo ma nell'uomo stesso.

Bisogna far prima progredire l'uomo, solo quando l'uomo è più pronto si puo' pensare ad un organizzamento societario più giusto e progredito, solo a quel punto il cambiamento sarebbe naturale e in equilibrio con quello che è l'uomo, senza l'intervento di nessuno si avrebbe col tempo quella organizzazione da lei pensata, perchè se ora si interevenisse si avrebbe come risultante un misero ribaltamento dei ruoli, ma non l'uguaglianza da lei tanto agoniata.

La ringrazio per le parole con cui mi ha dato modo di pensare, attendo con ansia una sua risposta.

 

Cordiali saluti dal Compagno Stanislav Kiajevic.>>

problema, il mio personaggio le ha solo pensate quelle cose, non le ha dette, quindi non puoi saperle, mi spiace :(

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  problema, il mio personaggio le ha solo pensate quelle cose, non le ha dette, quindi non puoi saperle, mi spiace :(

Capita che da ubriachi si dicono cose che si pensa senza rendersene conto :-D , non trovavo altro modo per intervenire. Comunque vedo se posso rimuoverlo da me senno contatto un moderatore.

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