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Giank56

[GDR]La Fenice di Sylbaran

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La Fenice di Sylbaran

 

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“Il bene ed il male sono solo un giudizio soggettivo dato dagli uomini per giudicarne altri, in verità non è possibile giudicare qualcuno o qualcosa solo dal luogo di nascita o dalla divinità in cui crede. Io sono cresciuto come paladino di Heironeous ed ho vissuto come Guardia Nera di Hextor, tu che non hai potuto o voluto vivere sia nella luce che nell’oscurità non hai alcun diritto di giudicare gli altri, in quanto non sei altro che un guscio vuoto che prende per vero ciò che altri gli dicono, senza aver mai messo in discussione il tuo o il loro operato…”

 

<Estratto di un dialogo tra Agherot Kryos ed un paladino> 

 

dalle memorie di un soldato al seguito del Marchese Agherot Kryos durante la guerra tra Aundair e le Eldeen Reaches:

 

Capitolo 1: la nascita di un Marchese

 

Ore 6 del mattino, come ogni giorno le note dell’inno nazionale accompagnano il risveglio sulla Nave, tutti si alzano in piedi all’unisono, e come fossimo in sincronia rimettiamo a posto la nostra cuccetta e in meno di 10 minuti siamo tutti sull’attenti in attesa che gli ufficiali vengano a fare i soliti controlli quotidiani, oggi tuttavia è un giorno diverso, potrei dire quasi speciale, dopo due mesi di guerra di cui 5 settimane passate sulla pista siamo finalmente pronti a fare la nostra parte!

 

Chi l’avrebbe mai detto, sono sempre stato affascinato dalle uniformi, e quando il nuovo Marchese appena insediatosi a Passage annunciò l’arruolamento per la sua guardia personale, non ci misi molto a dirigermi alla villa per farmi assegnare alla sua protezione, in verità non lo vidi quasi mai direttamente, se non qualche volta mentre lui e i suoi consiglieri passavano per i corridoi sempre con grande fretta, “quel ragazzo pensa di conquistare il mondo?”, “il signorino è il classico nobile nullafacente…”, “ma guardalo la sua famiglia muore e lui pensa solo ad arraffare l’eredità..” queste sono solo alcuni dei che sottovoce giravano tra la servitù e le guardie anziane appena arrivò in città, sono bastate poche settimane perché lui si imponesse, tuttavia non capivo ancora che tipo di persona fosse, l’ho visto maltrattare il maggiordomo per inezie, ma allo stesso tempo rivolgersi alle guardie con un tale riguardo che nessun nobile, ne tantomeno ufficiale, avesse mai fatto, è sempre stato molto severo, e quando dava un ordine esigeva fosse eseguito alla lettera,  tuttavia almeno i soldati hanno iniziato a rispettarlo.

 

Infine la guerra…

 

Gli elfi avevano invaso l’Aundair come da leggi nazionali, noi guardie personali avremmo dovuto seguire il nostro signore in guerra, il Marchese ricevette il grado di Maresciallo, qualsiasi altro signorotto, sarebbe andato su tutte le furie, io stesso lo sentivo che parlando con i suoi consiglieri già prevedeva di divenire colonnello, tuttavia sia per la giovane età, sia per una qualche diatriba avuta col sovrano si ritrovava come sottoufficiale direttamente al fronte, saputa la notizia lo vidi molto contrariato, ma incredibilmente non lo fece pesare minimamente in nostra presenza, ed in alcuni casi si vantava di essere stato assegnato così vicino ai soldati, probabilmente era solo populismo mascherato, o una qualche manovra politica velata, tuttavia questo creò in me e in molti di noi un forte rispetto per il Nostro Marchese.

La prima battaglia contro quei maledetti “Orecchie a punta”, come il Marchese amava definire i nostri nemici e che divenne una specie di tormentone per tutto il battaglione, avvenne sulle sue terre, nella contea di Windshire, fu un vero massacro, oltre 20.000 nostri soldati persero la vita nel giro di poche ore, certo anche gli elfi subirono pesanti perdite, ma non avevo mai visto tanti morti in un solo giorno, poi quel gesto! Per la prima volta ero schierato direttamente a protezione del Marchese, e solo allora mi accorsi di un dettaglio che non avevo mai considerato, era praticamente un mio coetaneo forse un paio di anni più vecchio ma non poteva avere più di 25 anni, tuttavia seppur impacciato era li, davanti a tutti noi a guidare la carica, non era su scintillanti cavalli bianchi o dietro la seconda linea come facevano altri suoi pari-grado o superiori, lui era li col suo fucile che di nobile non aveva assolutamente niente, in mezzo al fango e le trincee, li a guidare i suoi soldati “fino alla vittoria contro gli orecchie a punta”, ma proprio in mezzo alla Terra di nessuno quando eravamo al coperto in un cratere creato dall’artiglieri che sentii quel tintinnio maledetto…

Una granata elfica era caduta proprio in mezzo a noi, in quel frangente di pochi secondi tutti e 5 l’avevamo vista, non ricordo molto di quegli attimi, solo che non riuscivo a muovermi, ma a quel punto Silen la guardia più anziana della scorta del Marchese, lo stesso che commentava l’avidità di quel ragazzo, nel modo più grezzo possibile spintonò il Marchese davanti a se, ed accennando un flebile sorriso ed abbozzato un saluto militare l’esplosione ci investì, io mi salvai soltanto grazie a Galek che come Silen si mise davanti a me ma presumo fosse diretto vero il Marchese per fargli anche lui da scudo, indipendentemente dalle motivazioni in quel cratere rimanemmo solo io e il Marchese, ero ancora sotto shock ma ricordo ancora lo sguardo del Marchese, fermo ed impassibile davanti al corpo di Silen, era come se stesse per rimproverarlo per lo spintone, un gesto simile era per lui intollerabile, ma quando si accorse dell’accaduto fece ciò che nessuno poteva immaginarsi, mi guardò con uno sguardo vuoto, poi improvvisamente, dandomi una pacca sulla spalla gridò a me e ai soldati sopraggiunti di continuare la sua “carica verso la vittoria”, probabilmente lui stesso non se ne accorse, e neppure gli altri, ma vidi chiaramente che dai suoi occhi lucidi, scendere una lacrima.

 

Dopo quella battaglia il Marchese, che al campo e durante le marce godeva sempre di qualche privilegio in più per via del suo nome e grado nobiliare, passava tutte le sere stando in compagnia dei suoi soldati, sia che fossero quelli assegnatogli dall’esercito sia tra noi guardie del corpo, durante le giornate ha sempre preteso che le formalità gerarchiche come il saluto militare, o l’eseguire ordini senza fiatare, venissero sempre applicate, ma specialmente in quei momenti di tranquillità o dopo una battaglia, non ha mai seriamente preteso che tali formalità venissero applicate, era in quei momenti che mi piaceva osservarlo, quando tirava le sue ormai famigerate “pacche sulle spalle” o quando si sedeva attorno al fuoco a condividere il vino che il furiere gli passava per via dei suoi privilegi, l’unica volta che si infuriò pesantemente era quando i generali diedero ordine di bruciare la foresta di Windshire che faceva parte del suo ducato, sebbene attualmente sotto il controllo dalla contea ribelle, dopo quel giorno sebbene continuasse imperterrito a seguire ciecamente la gerarchia non risparmiava commenti di rimprovero per l’Alto comando e tutti gli ufficiali sopra di lui che se ne restavano al riparo dietro le linee, tuttavia qualcosa cambiò il giorno in cui la flotta aeronavale elfina si presentò davanti alla nostra, erano in superiorità numerica e tecnologica, ma eravamo stati informati che in nostro supporto sarebbe arrivata la flotta del Breland, che da quanto si diceva in giro era la nazione più avanzata al mondo, tuttavia se a quel punto nessuna nave era all’orizzonte, qualsiasi aiuto sarebbe arrivato troppo tardi, noi della fanteria avremmo dovuto combattere sotto le navi come se nulla fosse, incuranti delle cannonate che ci sarebbero piovute addosso.

La battaglia si svolse come al solito, alterni cambi di fronte e fuoco di artiglieria, fino al pomeriggio quando le flotte erano ormai in posizione di battaglia, fu solo allora che sentimmo quel rumore… un forte “ronzio” che si faceva sempre più forte, in un momento di tregua, volsi lo sguardo ad ovest e li vidi quelle cose, noi nell’Aundair siamo una nazione abbastanza tecnologica, abbiamo macchine, treni e aeronavi, ma quelle cose non erano niente di tutto questo, erano come grosse libellule ma dal forte ronzio odioso delle mosche, non a caso si sentivano commenti come Mosche, Zanzare o Libellule giganti, qualunque cosa fossero venivano dalla direzione secondo cui sarebbe dovuta arrivare la flotta del Breland, lo stesso Marchese rimase estremamente colpito tanto che lo sentii esclamare “io devo guidare una di quelle mosche giganti!” comunque la battaglia proseguì e mentre sopra di noi quelle diavolerie distruggevano una per una le navi e combattevano contro i metamorfisti elfici tramutatisi in piccoli draghi la battaglia ebbe termine con un nulla di fatto, unico fatto degno di essere ricordato è quando uno di quegli aggetti volanti, ormai in fiamme a causa di una vampata di fuoco draconico stava per schiantarsi contro il Marchese, salvato in extremis dall’intervento di un soldato che lo spinse via dal punto di impatto, che che a causa dell’esplosione seguente perse conoscenza mentre era svenuto oltre ad un’improvvisa fuoriuscita di sangue dalle palpebre borbottava qualcosa come “si mio signore…ora sono il prescelto di Hextor!”, deliri dovuto all’esplosione e alla botta in testa probabilmente, sta di fatto che una strana aura oscura lo permeasse, tuttavia si riprese quasi subito e torno immediatamente a combattere e dando qualche pacca sulle spalle ai soldati alle mitragliatrici che stavano respingendo il nemico.

 

Le “mosche giganti” cosi come apparvero, sparirono all’orizzonte e la flotta elfica si ritirò, tuttavia non eravamo avanzati un solo km, anzi ogni giorno perdevamo terreno, ma dopo due mesi di battaglie ininterrotte arrivò finalmente un momento di pace, il Marchese ricevette una licenza temporanea, e di conseguenza noi l’avremmo accompagnato, tuttavia quando arrivò al campo con la bella notizia aggiunse qualcosa di assolutamente inaspettato: “Ragazzi, sono riuscito a convincere l’Alto Comando a farmi assegnare come Ufficiale di collegamento con i nostri alleati del Breland, da oggi dopo una breve licenza, saremo assegnati al 56° battaglione aviotrasportato del Breland, lo stesso che ha fatto tremare di paura quei luridi Orecchie a Punta, finalmente avremo la nostra vendetta!” praticamente il Marchese ci obbligò a seguire il suo folle sogno di guidare quelle Mosche volanti, ma sinceramente per quanto terrore mi avessero infuso quegli aggeggi, io e tutti gli altri eravamo pronti a seguire il Nostro Marchese ovunque ci avrebbe guidato per ottenere la Vittoria finale!

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Capitolo 2: L’Asso del Breland

 

Il ritorno a Passage era stato accolto festosamente da tutto il gruppo, il Marchese ci diede un paio di giorni di licenza per stare con le nostre famiglie in attesa di salire sul treno verso la nostra nuova destinazione, sebbene la vita di città scorresse tranquilla come se nulla fosse si sentiva a pelle il nervosismo delle persone, dopotutto il fronte era a poco più di 50 km dalla città, la mattina non erano più i galli a svegliarti ma il suono di esplosioni in lontananza, nonostante questo almeno la mia famiglia conduceva una vita tranquilla e visto il lavoro da armaiolo di mio padre, avevano la priorità sulla consegna dei viveri. Sono stati 2 giorni tranquilli ma il dovere chiamava e puntuale alle 10.00 del mattino ero già in stazione in attesa dell’arrivo del Marchese, al suo arrivo l’intero plotone era sull’attenti, con fare severo ricambiò il saluto, e passato velocemente in rassegna gli uomini sorridendo diede l’ordine di salire a bordo, era un treno militare sul quale viaggiavano soldati feriti, rinforzi o qualche ufficiale d’alto rango pronto a “visitare” le proprie ville nel Breland, il Marchese tuttavia spese la maggior parte del tempo stando con noi, ma nonostante il tempo passato a giocare a carte o a bere non ha mai parlato della proprio vita, tutti noi sapevamo che non era il primogenito e quindi non ha mai avuto un’istruzione specifica dal padre per il ruolo che stava svolgendo al marchesato, come ogni figlio cadetto della sua famiglia doveva passare la vita con i Paladini, tuttavia in lui non c’era assolutamente nulla che desse a pensare che fosse un guerriero divino protettore della pace e del bene come vengono sempre descritti i paladini, lo vidi uccidere senza pietà molti nemici, dare consigli su dove colpire ai plotoni di esecuzione senza curarsi del condannato terrorizzato  che chiedeva pietà e punire molto severamente coloro che ai suoi occhi l’avevano tradito o ignorato, non è un caso che molti notarono che dietro ai sorrisi e ai saluti militari c’era in lui una forte rabbia repressa, quasi come cercasse vendetta per qualcosa, tuttavia il suo rispetto verso i soldati sembrava essere vero ed incondizionato, era come se cercasse qualcuno che ricambiasse il suo rispetto.

 

All’arrivo a Xandrar venimmo accolti da un gruppo di ufficiali del Breland, ci diedero ordine di seguirli per unirci ad altri plotoni per dirigerci alla nostra nuova base, la disciplina nel Breland era a livelli totalmente differenti rispetto a quella dell'Aundair, non un solo uomo era vestito diversamente e tutti in perfetta sincronia marciavano e stavano sull’attenti, al nostro passaggio sentii qualche risatina ma poco mi interessava, se il nostro marchese ci aveva condotti qui una motivazione c’era, dopo un breve appello degli ufficiali ogni plotone veniva mandato in specifiche direzioni, noi venimmo mandati ad una base aerea, mi aspettavo di vedere le classiche torri d’ancoraggio per aeronavi invece erano solo immensi depositi con qualche torre vetrata ed una lunga strada rettilinea sulla quale a intervalli regolari partivano quegli strani velivoli con ali, ma non c’era tempo per ammirarli la prima tappa erano le caserme, noi dell’Aundair avevamo dormitori separati da quelli degli aviatori del Breland, immagino non volessero che fraternizzassimo con le altre reclute, depositati i bagagli e scelto i letti ci diedero nuove uniformi brelandiane, ma sulle quali era ricamato lo stemma del marchesato anzichè la bandiera nazionale, il resto della giornata lo passammo a visitare la base, ci ordinarono di prendere immediatamente confidenza con tutti gli apparecchi della struttura, sul momento ci parve un ordine stupido ma bastò vedere un paio di stanze per capire quanto il Breland fosse tecnologicamente superiore a noi in tutto, strane casse poste sui muri impartivano ordini con voce metallica, nelle cucine durante i miei turni di lavoro vedevo i cuochi accendere il fuoco girando qualche valvola, e nelle docce ruotando una manopola era possibile cambiare da acqua calda a fredda in breve tempo.

 

La vita nel campo d’aviazione, come ci imposero di chiamarlo, scorreva sempre nello stesso modo, con programmi studiati appositamente per far fare ogni lavoro a tutti a rotazione, la mattina la si passava a studiare il funzionamento degli aeromobili o come li chiamano loro, i“Biplani”, le lezioni erano esposte in modo così efficace che anche chi non aveva una precedente conoscenza della fisica era in grado di capire quantomeno il funzionamento generico del veicolo, il pomeriggio invece era dedicato agli allenamenti o ai lavori manuali, personalmente preferivo quando venivo assegnato al reparto manutenzione e riparazione, li conobbi Franz che nonostante l’accoglienza fredda iniziale ci andai subito d’accordo, tutto questo durante la prima settimana dove non vidi mai il marchese se non durante le lezioni alle quali assisteva con un’incredibile attenzione ed interesse, alla seconda settimana gli istruttori decisero che era il momento di iniziare i primi voli sugli aerei d’allenamento che alcuni aviatori veterani chiamavano più o meno scherzosamente “Tombe volanti”, i primi giorni erano gli istruttori a guidare i velivoli e noi dovevamo solo prendere nota di tutti i comandi, il primo vero volo lo abbiamo fatto più o meno tutti nel fine settimana, tutti i voli andarono a buon fine nonostante vari errori nell’atterraggio o nelle virate, ai quali gli istruttori porsero rimedio senza troppi problemi, io stesso calcolando male la distanza continuavo ad atterrare fuori pista danneggiando l’elica con gli arbusti a fondo pista, il marchese invece riusciva sempre ad effettuare un atterraggio perfetto.

 

Durante la terza e quarta settimana le prove di volo divennero per tutti noi una cosa così semplice da non renderci neppure conto che ci stavamo creando una certa fama all’interno della base, come facevano degli stranieri ad imparare così in fretta qualcosa creato dal potente Breland? Comunque l’invidia degli altri cadetti non ha fatto in tempo ad interessarci visto che alla quinta ed ultima settimana alla pista atterrò un’immensa aeronave che rispecchiava esattamente la forma piatta di una pista nella parte superiore dello scafo, una nave così grande e di quel genere non l’avevo mai vista in vita mia, e non credevo fosse possibile farla volare. Noi e tutti gli altri plotoni abili al volo venimmo mandati a bordo dove prima della partenza avremmo dovuto superare l’ultima prova, eseguire il decollo, compiere un percorso acrobatico con bersagli aerei ed atterraggio su quella nave, l’atterraggio che è forse la parte più difficile del volo l’avevamo assimilato tutti ma ora la faccenda era molto più complicata, la pista dalla nave era molto più corta di quella alla base e un calcolo errato delle distanze avrebbe significato schiantarsi, gradita sorpresa fu che a tutti noi ci vennero assegnati velivoli personali che avremmo potuto personalizzare una volta superate tutte le prove, questi aeromobili avevano un’agilità totalmente diversa dalle “Tombe volanti” i caccia sfioravano i 180 km/h con le giuste condizioni atmosferiche e i bombardieri permettevano un volo più stabile grazie alla struttura più rifinita.

 

I primi due giorni per prendere confidenza con i nuovi velivoli c’era concesso atterrare sulla pista anche con i caccia, ma solo coloro che entro il fine settimana fossero riusciti ad atterrare sul ponte della nave avrebbero potuto personalizzare il biplano e comandare una squadriglia, io provai in ogni modo a farmi coraggio, ma quella nave per quanto immensa vista da terra era così piccola vista dal cielo… alla fine decisi che il mio ruolo sarebbe stato quello di artigliere su un bombardiere, così da togliermi definitivamente il pensiero di morire schiantato contro l’aeronave. Dopo 4 giorni ancora nessun cadetto ebbe il coraggio di tentare l’atterraggio, ma proprio mentre stavo finendo di sistemare il motore del bombardiere a cui ero stato assegnato vidi decollare un caccia dall’Aeronave, come da programma d’esame quel caccia prese quota ed iniziò a colpire i bersagli fatti alzare da palloni aerostatici, incredibilmente quel pilota riuscì a colpire tutti i bersagli senza colpire i palloni, finiti con i bersagli aerei compì svariate acrobazie tra virate improvvise e avvitamenti su se stesso, alcuni piloti scelti commentavano quelle manovre assegnandole ad un certo sgt. Alexander, che a loro dire stava facendo il percorso d’allenamento per mostrare alle reclute come vola un vero uomo del Breland, commenti a parte tutte le persone sulla pista interruppero le loro mansioni per assistere a quelle prodezze, alla fine del pianificato giro acrobatico il velivolo iniziò le manovre di atterraggio, non sulla pista a terra ma puntando direttamente all’aeronave il che diede conferma che non poteva trattarsi di nessun cadetto e che era quel tale sgt. Alexander che si bullava su tutti noi, tale era la convinzione che molti persero interesse durante l’atterraggio che riuscì perfettamente, io stesso amareggiato tornai al mio motore, finchè non risentii le voci di quei piloti che stavolta agitati dissero chiaramente: “Ser..sergente Alexander, ma come?! lei qui!? allora chi era quel pilota sul caccia che è appena atterrato!?” nella base partì un sempre più forte mormorio, tanto che alcuni alti ufficiali corsero fuori dalla torre di comando della pista dirigendosi verso la torre di ancoraggio della “pista volante”, preso dalla curiosità e vedendo la folla aumentare davanti alla torretta mi mossi anch’io per vedere cosa stava succedendo, spintonando qua e la riuscii ad arrivare in prima fila, l’ascensore della torre di ancoraggio stava scendendo a appena le porte rinforzate si aprirono la sorpresa non poteva essere maggiore, alcuni del nostro plotone stavano portando sulle spalle in segno di vittoria nientemeno che il Marchese Kryos! Che una volta messo i piedi per terra sulla pista venne accolto da applausi degli alti ufficiali i quali gli assegnarono la spilla da pilota scelto e il certificato di volo.

 

La cerimonia ufficiale ebbe luogo alla fine delle 5 settimane di allenamento su oltre 300 cadetti solo in 20 superarono a pieni voti l’esame, quei 20 sarebbero poi diventati i capisquadriglia, grande onore per l’Aundair che oltre al Marchese per i caccia ebbe altri 2 piloti scelti a capo delle squadriglie di bombardieri, quella sera durante i grandi festeggiamenti non esistevano più gerarchie, il marchese e noi tutti assieme abbiamo bevuto e cantato assieme al resto dei piloti del Breland, la mattina seguente però con insolita calma per gli standard Brelandiani salimmo a bordo della “Pista volante”  e potemmo assistere al suo decollo, i due giorni seguenti il marchese li spese con le modifiche all’aeroplano, io che avevo un ottimo addestramento nelle riparazioni ebbi l’onore di lavorare al motore, mentre il marchese ridipinse interamente il telaio disegnando lo stemma del marchesato sulla coda dell’aereo e sulle ali, il risultato finale fu un sfavillante caccia con motore potenziato e di un colore rosso acceso, osservando l’opera finale assieme a noi ci disse di mettere le insegne del marchesato anche sui nostri velivoli, ma non quelle dell’Auindar, un po’ per stanchezza, un po’ senza pensarci chiesi il perché, lui girò il volto verso di me con volto inespressivo, poi girò anche il corpo avvicinandosi senza cambiare espressione, una volta davanti a me rimase qualche secondo in silenzio probabilmente godendosi il terrore che mi prese in quel momento, mettendomi una mano sulla spalla e con un sorriso disse senza alcuna rabbia o risentimento: “Perché? Perché nessuno di quei ciccioni a Fairhaven ha fatto nulla per meritare la gloria che stiamo per conquistarci sul campo, quello che abbiamo realizzato in queste settimane è tutto merito nostro e nessuno di loro ha il diritto di vantarsi sui nostri meriti!” poi con una pacca sulla schiena: “Ora vai a lavarti la faccia che domani è un gran giorno, ci uniremo alla flotta del Breland per attaccare gli orecchie a Punta” dopo di che si allontanò in direzione degli alloggi.

 

Il giorno seguente assistemmo al più grande assembramento di aeronavi che avevo mai visto, una volta che la nostra “Pista volante” prese posizione nella formazione della flotta fummo inviati nella sala riunioni per il Briefing, la missione dell’immensa flotta del Breland era una sola, annientare una volta per tutte la supremazia aerea elfica in una singola battaglia aerea, tutti i caccia ed i bombardieri ad ondate, avrebbero lanciato il primo attacco alla flotta nemica con l’obiettivo di annientare più difese e naviglio leggero possibile, poi una volta a portata le corazzate e le navi più leggere avrebbero iniziato il combattimento classico tra aeronavi con i loro cannoni a lunga gittata, la battaglia avrebbe avuto inizio il mattino seguente…

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Capitolo 3: La Fenice nella leggenda

 

Ore 6 del mattino, come ogni giorno le note dell’inno nazionale accompagnano il risveglio sulla Nave, tutti si alzano in piedi all’unisono, e come fossimo in sincronia rimettiamo a posto la nostra cuccetta e in meno di 10 minuti siamo tutti sull’attenti in attesa che gli ufficiali vengano a fare i soliti controlli quotidiani, oggi tuttavia è un giorno diverso, potrei dire quasi speciale, dopo due mesi di guerra di cui 5 settimane passate sulla pista siamo finalmente pronti a fare la nostra parte.

 

I primi ad entrare sono i capisquadriglia che con la classica sincronia Brelandiana richiamano sull’attenti i loro sottoposti, pure i nostri ufficiali dell’Aundair ci richiamano all’ordine per l’appello e per le ultime domande, ultimate le formalità ci dirigiamo tutti verso la mensa per la colazione dove nessuno apre bocca, subito dopo ci dirigiamo verso l’hangar dell’immensa “Pista volante” dove iniziamo i preparativi del decollo, riscaldamento dei motori, caricamento delle armi, controllo dei comandi, e tutte le operazioni di manutenzione ordinaria del mezzo. Secondo i piani l’attacco si svolgerà ad ondate, i primi a partire sono i caccia, tra cui la squadriglia del nostro Marchese, noi dei bombardieri decolleremo subito dopo, la tensione è alle stelle ora il nemico non sono più palloni volanti ma vere corazzate elfiche che ci lanceranno addosso tutto quello che quei maledetti “Orecchie a Punta” avranno a portata di mano, in tutti questi mesi non hanno ancora sviluppato armi efficaci contro i nostri velivoli tanto più che continuano ad usare i grossi calibri e le magie nella speranza di colpirci, saranno imprecisi ma se anche solo un colpo riuscisse a colpire un velivolo non ci sarebbe scampo.

Ore 8.00 del mattino, siamo tutti a bordo degli aerei, noi della “squadriglia rossa” capitanata dal marchese siamo tra i primi a decollare, l’ordine del marchese è di mantenere la formazione finchè non ingaggeremo il nemico, in quel momento si dovrà infliggere più danno possibile prima di tornare alla pista, in circa mezzora tutti i velivoli sono in formazione sopra la flotta del Breland, in lontananza la flotta elfica si dispone in assetto difensivo, qualche colpo di naviglio di cannone cerca di colpire le nostre navi ma la distanza di sicurezza della flotta fa fallire miseramente i tentativi. Verso le 9.00 inizia l’attacco, il caccia rosso del marchese si lancia all’assalto e tutti noi lo seguiamo al meglio della nostra velocità, la sfortuna ha voluto che davanti a noi si dispiegasse proprio una delle maggiori corazzate elfiche, questo voleva dire che sarebbe toccato a noi bombardieri affrontare quel gigante d’acciaio, nonostante questo il nostro caposquadriglia continua imperterrito nella sua direzione, grazie ai cannocchiali possiamo assistere al combattimento, dalle navi elfiche iniziano a partire le prime palle di fuoco e di cannone e i primi metamorfisti iniziano a volare in forma draconica, in lontananza alla nostra sinistra la squadriglia verde che sperava in un facile bottino ingaggiando un piccolo gruppo di incrociatori, si ritrova completamente circondata da lingue di fuoco e tiri incrociati di artiglieria che li spazzano via, la squadriglia gialla alla nostra destra invece riesce a colpire pesantemente diverse navi isolate senza tuttavia riuscire a fermarle, il resto dei caccia invece ingaggia le creature volanti che ora sono composte da ogni genere di mostruosità volante.

 

Il caccia rosso del marchese arriva a portata di tiro della corazzata, noi dal nostro bombardiere riusciamo a vedere alcuni scambi di colpi ma una mitragliatrice nulla può contro uno scafo metallico, quindi i caccia riprendono quota sebbene alcuni vengano abbattuti da colpi fortunati degli elfi, lo stesso marchese riesce ad evitare di pochissimo un paio di cannonate e qualche palla di fuoco, le acrobazie aeree sono incredibili, tra virate e avvitamenti i superstiti riescono a mantenere una formazione allargata, noi siamo in veloce avvicinamento a quella corazzata, ma il marchese lancia comunque l’attacco con la sua scorta, tutti i piloti prima del decollo ricevono una bomba con fumogeno (per facilitare la visione del punto di impatto per i piloti ) ed una pistola con un solo caricatore, credo sia superfluo dire che non sia data in dotazione per affrontare il nemico…

I caccia di scorta si riuniscono vicino a quello del marchese ma nella manovra molti vengono abbattuti dalle palle di fuoco che a quella distanza diventano molto più precise, manovre così audaci sono da folli e nessuno di noi capisce perché continuare un simile attacco finchè uno dei nostri artiglieri ci fa notare la terribile verità, il timone dell’aereo rosso del marchese è stato distrutto durante l’attacco rendendo di fatto impossibile ogni virata ciò significava solamente una cosa, il marchese conscio dell’impossibilità di tornare indietro vuole fare più danni possibili, una volta posizionato sopra la corazzata riusciamo a vedere che gli ultimi 4 caccia rimasti lanciano tutti la loro bomba, non so dove hanno colpito le altre, ma concentrandomi unicamente sul marchese, la sua bomba riesce a colpire la base di un cannone, subito dopo l’esplosione la torretta esplode volando in aria diversi metri ed una reazione a catena nella stiva provoca esplosioni continue in ogni parte dello scafo fino alla completa distruzione della Corazzata, riuscendo a colpire persino alcune creature che stavano arrivando in loro aiuto, le navi elfiche vicine vengono colpite da alcuni rottami e presi dal panico i capitani danno la ritirata, in questa situazione gli elfi non riescono a creare una linea difensiva efficace e noi bombardieri riusciamo a fare strage di naviglio nemico, non essendoci nemici a portata del mio mitragliatore col binocolo continuo a cercare segni del Marchese, incredibilmente non è stato colpito dall’esplosione e la sua traiettoria è stata deviata lontano dalla flotta elfica verso l’entroterra nemico, ma il suo caccia con la coda in fiamme e privo di timone continua una parabola discendente via via sempre più ripida, a nulla valgono i tentativi del marchese di mantenere dritto il velivolo, l’ultima cosa che sono riuscito a vedere prima del forzato rientro verso la base, è il suo caccia precipitare in picchiata verso la terra venire nascosto dal fumo nero delle navi elfiche abbattute.

 

Alle 17.00, la battaglia è vinta, i soli aerei hanno provocato circa il 30% della distruzione della flotta elfica e gravemente danneggiato le altre navi, il resto della flotta è stato annientato dalle nostre corazzate arrivate a portati di tiro, i soldati del Breland iniziano così i festeggiamenti, mentre noi dell’Aundair non possiamo che piangere i nostri caduti tra cui lo stesso marchese, nella sala entrano un paio di medici che cercano volontari per i voli di recupero dei piloti dispersi, dopo l’iniziale sconforto convinto che il marchese non possa essere morto così, mi offro volontario come osservatore. Il biplano medico è un bombardiere riconvertito per accogliere una barella anziché bombe, io suggerisco al pilota di seguire la traiettoria che avevamo seguito durante l’attacco, sorvolando il campo di battaglia le carcasse delle navi elfiche erano tutto ciò che rimaneva della precedente pianura, vedevo qualche superstite, ma non essendoci spazio per atterrare quei piloti sarebbero stati salvati dai soccorsi di terra che erano partiti poco prima di noi, lungo tutta la piana vedevo decine di caccia in fiamme, ma niente segni di vita, persino tra quelli che erano la scorta del marchese, un paio degli altri aerei medici iniziavano le manovre di recupero di alcuni bombardieri abbattuti isolati, il pilota chiedendo istruzioni gli indico l’ultima direzione in cui vidi il caccia rosso precipitare, non potendo allontanarci troppo il pilota decide di seguire il fiume in direzione del lago di Sylbaran, una volta sul lago riesco a scorgere una figura che molto lentamente e con un pezzo di carrello d’atterraggio si stava muovendo verso sud, iniziamo così le manovre di atterraggio, mentre il superstite si lascia cadere per terra, a terra i barellieri corrono verso di lui e lo raccolgono riportandolo a bordo, con immensa sorpresa e gioia scopro che si tratta proprio del marchese, che col volto completamente stravolto ed un filo di voce chiede come sia andata la battaglia, uno dei medici gli annuncia la vittoria, dopo di che sorridendo perde i sensi, preso dall’agitazione mi avvicino al suo capezzale, ma il medico bruscamente mi allontana dicendo: “non temere ragazzo, è ancora vivo è solo svenuto per la fatica, povero diavolo come ha fatto a camminare con una gamba rotta…” una volta atterrati sulla “Pista volante” mentre i medici portavano il ferito in infermeria, io do la bella notizia al resto della squadriglia, dandoci così la forza di unirci al resto dei festeggiamenti.

Dopo quel giorno il marchese Agherot Kryos ricevuta la medaglia al valore militare, viene mandato dietro le linee per la guarigione, da quel giorno entrò nella leggenda con il soprannome “La Fenice di Sylbaran” colui che una volta ferito mortalmente dal fuoco del suo gigantesco nemico riesce ad ucciderlo prima di risorgere dalle proprie ceneri, guadagnandosi il rispetto dell’intera flotta aerea del Breland, da quel giorno le nostre strade si sono divise, dopo la battaglia di Sylbaran sono successe molte cose, col passare dei mesi continue storie e malelingue sulle sue gesta hanno aperto luci ed ombre sulla sua vita, ma nessuna di queste incrinò il rispetto che si era guadagnato all’interno del Breland dove il suo nome, così come lo fu con i suoi antenati sovrani di quelle terre, ora più che mai era diventato sinonimo di coraggio e disciplina, la possibilità di rivederlo la avrei avuta diversi mesi più tardi durante la guerra civile del Valenar…

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Spero sia piaciuto il racconto e se anche non fosse ne arriveranno altri, visto che di imprese da raccontare ce ne sono in quantità industriale. :asd:

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