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Kolisch

[GdR] L'Arcicustode a Ejitèl

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Nathanaël Kòlis arrivò negli ultimi giorni di Daudar del 2897 d.F. a Ejitèl, capitale del Nives Dirisùl. Era stato ufficialmente invitato a discutere, in presenza dei Diarchi, della sua permanenza nel territorio per la "Propaganda della fede" e il colloquio sarebbe stato sicuramente utile per rendere ancora più amichevoli i rapporti tra la nazione e il Dominio di Uhle.

Il riflesso dorato delle dune aveva sempre colpito l'uomo, ma in quel giorno il tramonto creava un effetto strabiliante che, oltre ad affascinare l'Arcicustode, lo tentava a ritardare all'appuntamento con le alte autorità del territorio. Tuttavia, dopo un lieve indugio, Nathanaël entrò nella città e vide, in fondo al viale, qualcuno che lo stava aspettando.

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Maro si avvicinò con un paio di guardie armate. - Lei deve essere Nathaniel! Che piacere incontrarla di persona! - Si schiarì la voce e continuò - Mi segua nella sala del trono, che Lucy ci sta attendendo. -

Lungo il breve cammino i due si scambiarono calorosi complimenti e Maro più volte giurò di visitare Lumvalos per godere dell'ospitalità dell'Arcicustode. Alcuni abitanti di Ejitel riconobbero l'autorità e, quasi sgomenti, abbassavano rispettosamente il capo. Fortunatamente, per gli equilibri politici che aveva in mente Maro, meno di quelli che temeva.

A breve furono di fronte a Lucy, seduta accanto ad uno scranno vuoto. Il posto era vacante, ma, in ossequio alle tradizioni, non era stato rimosso dopo la dipartita del secondo diarca.

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Gli sguardi della popolazione è in particolare dagli abitanti che l'Arcicustode riconobbe come Uhleisti, furono una era benedizione per l'uomo e resero ancora più particolare la giornata, di per sè molto speciale.

I due, accompagnati da un piccolo manipolo di guardie, arrivarono al cospetto della diarca Lucy. La donna era molto bella, dovette riconoscere Nathanael, e nel suo volto si leggeva una vita intensa e dolorosa, ma ciò che più colpi il lumvalossiano fu lo scranno vuoto: egli non era un esperto di politica internazionale, ma aveva sentito, forse da sua moglie, di una storia riguardante la diarchia di Ejitèl. L'Arcicustode fece un profondo inchino di fronte alla donna, che risponde con un sincero sorriso e poche parole di benvenuto, dopodiché egli segui le autorità locali in una stanza attigua a quella del trono: lì si sarebbe svolta la riunione.

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La sera ormai sopraggiungeva, e con essa, una lieve brezza, che spirava verso il mare, verso nord. Lo sfarzo del salone non distreva dalle due guardie armate di tutto punto stavano accanto alla Diarca mentre tre servitori erano pronti a scattare al primo cenno della potente signora. Fece cenno e portarono frutta fresca per i presenti. Maro e l'Arcicustode si erano accomodati di fronte ai due seggi. Durante le visite ufficiali l'etichetta prevedeva che gli interlocutori fossero sempre quattro, dei quali, com'è ovvio, due dovevano essere i Diarchi. Fox non presenziava, a causa della temporanea malattia.

 

- Esimio Arcicustode! - Esordì Lucy. - Conosco benissimo il motivo per cui è qui, nella nostra bella e calda città, Maro mi ha avvisato e consigliato adeguatamente. - Fece cenno a Maro, che rispose abbassando educatamente la testa di fronta a tanta riconoscenza.

 

- Avervi ospite per una settimana sarà solo un onore per la nostra città. Ma ad un patto. -

 

Passarono alcuni istanti. Maro allungò la mano e prese un acino d'uva tra le dita.

 

- Potrete tenere sermoni solo nella piazza del bazar accanto al nostro meraviglioso Palazzo Giardino! Maro sarà sempre al vostro fianco per garantirvi protezione.-

 

Come sempre, agli occhi di Maro, contava più quello che non era detto piuttosto di quello che lo era. Il bazar poteva essere un luogo pericoloso, soprattutto la sera, e quindi aveva ricevuto in quel giorno una grande responsabilità. Poco dopo, mangiò l'acino con soddisfazione, ma senza lasciarla trasparire.

 

- In cambio del favore, vi chiedo soltanto il dono di un zenar d'oro per ognuno che decida di convertirsi al vostro culto. Consideratelo un obolo per costruire un futuro templio. -

 

Tipico della sua regina, pensò Maro. D'altronde, si sa che i Lucy sono ricchissimi. E solo chi sa amministrare bene denaro lo può diventare.

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Nathanaël era profondamente colpito da quello che la Diarca gli aveva appena comunicato, avrebbero potuto costruire un tempio!

<Diarca Lucy> disse l'Arcicustode <sicuramente terrò le mie orazioni nella piazza del bazar e sono onorato di aver ricevuto l'autorizzazione, ma> continuò <il Dominio non potrebbe finanziare il tempio in via diretta?>

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Màro vide che gli occhi dell'Arcicustode si erano illuminati. 

 

- Mia Regina! Se permette ho una idea! -

 

La Regina volse uno sguardo di sufficienza al suo Legato e fece un cenno, Era poco interessata alla religione, ma molto di più agli Zenar. Maro si avvicinò e le sussurrò all'orecchio qualcosa di incomprensibile. Quindi fu congedato.

 

Nel frattempo la Regina decise che fosse ora di chiudere la faccenda, e di seguire solo in parte il consiglio di Maro. D'altronde era lei a decidere.

 

- Esimio Arcicustode, che dice se finanziare con 2560 zenar direttamente un lotto per il suo tempio? Abbiamo un fantastico lotto vicino al mercato, e accanto all'ambasciata di un ricco e famoso cittadino dell'USE.-

 Fece una pausa

- Sappiamo che molte persone potranno frequentare il luogo, e che così facendo, potranno fare rifornimenti al mercato per tutte le loro necessità. -

 

Pensavamo io e lucy che la cosa potesse portare un benessere concreto alla città, che sia una piccola tassa simbolica/decima o una cosa simile.

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L'Arcicustode quindi chiese:

<Potrei visitare il posto dove dovrebbe sorgere il tempio? E quanto potrebbe essere grande? Sono molto colpito e felice della vostra proposta!>

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L'Arcicustode tornò quindi dalla Diarca:

<Diarca Lucy, il Dominio di Uhle accetta la vostra proposta> e le strinse la mano. <Quando potrò iniziare a predicare?>

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