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[GDR] La Rivoluzione di Skerak, dalle cause della rivolta alla Grande Riforma - II parte

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GDR

Tutto per se stessi, Tutto per la famiglia, Tutto per il Popolo.

 

 

Il cielo era terso ed una lieve brezza rendeva l'aria più pulita, lontane alcune nuvole si muovevano pigre. Finalmente Skerak non era più in lotta contro se stessa. Tutto era tornato alla normalità, o quasi.

 

Le strade, ancora sporche di sangue ed invase dalle macerie delle barricate, erano ora trafficate da soldati e spazzini che raccoglievano morti e rimuovevano detriti. L'ospedale, alcuni magazzini e perfino i saloni di alcune case private riadattate alla bisogna come ospedali da campo, erano colme di feriti, mutilati, moribondi ognuno per il possibile riceveva le cure più opportune.

 

Molte navi erano rientrate in porto insieme ai mercanti ed alle loro famiglie, già pronte a fare nuovi affari con la Repubblica.

Solo pochi irriducibili ancora resistevano con le loro disperate azioni, sporadiche e sempre meno efficaci, inutili ad intaccare l'autorità deil governo ristabilito.

 

All'interno della fortezza, il silenzio vigeva quasi d'obbligo. Nessuno voleva più parlare di quanto era successo e nessuno sembrava volerne sapere in verità. La pagina più Nera di Skerak era stata scritta nel sangue pirata, che mai più sarebbe stato lavato dalle pagine della storia e tutti ne erano consapevoli.

 

Nel Gabinetto di Guerra Saltimbanco se ne stava seduto ad osservare le pareti piene di scaffali di mappe. Quella era forse la sua stanza preferita all'interno di quell'austera costruzione. Guardare le mappe, anche solo per semplice curiosità lo tranquillizzava molto sulle decisioni importanti da prendere.

Un lento bussare alla porta dell'ufficio gli fece perdere il filo dei suoi pensieri. <<Avanti!>> Esclamò con voce cauta, tranquilla, senza alcuna inflessione. Nessuno doveva vederlo soffrire per le ferite riportate nel naufragio, anche se lo si poteva capire osservando quanto era deperito per la privazione di nutrimento.

 

Lumdavenes, una delle figure più importanti di Skerak entrò nella stanza accompagnato da Sujostòr Digres, Sipan Tèr. e Vasèmbr. Insieme a Saltimbanco costituivano più di metà del Consiglio dei Nove, centro delle decisioni politiche della Repubblica Pirata. <<Siamo pronti!>> Annunciò Lumdalvenes.

 

Vasèmbr avvicinandosi al tavolo inizio ad indicare dei punti predefiniti di Polosdan, l'isola principale di Skerak. <<I soldati sono schierati su tutte le mura. Le navi disposte in porto come da comando e la popolazione si sta assiepando sotto il balcone in perfetto ordine.>>

 

<<Non ci sono stati altri scontri importanti dopo la cattura!>> Sujostòr si portò alla sinistra di Saltimbanco mettendogli sotto gli occhi il suo rapporto. <<Tutti i mercanti hanno acconsentito a versare parte delle loro ricchezze, così come tutte le famiglie più ricche della nazione in vista delle nuove riforme. Inoltre molti hanno approvato le scelte fatte dal Consiglio in visione di eventuali richieste del Protettorato di Spes.>>

 

<<Abbiamo rifornimenti ed armamenti a sufficienza per affrontare mille altre battaglie. Ma non possiamo, in questo momento, chiedere molto al popolo.>> S'intromise Sipan Tèr.

 

<<Ora Spes non m'interessa!>> Lo interruppe perentorio Saltimbanco con un gesto della mano. <<Abbiamo cose più importanti. La riforma, la costruzione di una struttura adeguata per dare sostegno ai poveri ed ai bisognosi, l'ampliamento e la ricostruzione di Polosdan. Qualcuno sta aiutando Makùvalnut e Lumdalvenes in questo?>>

 

<<Si. Ho già disposto tutto l'aiuto necessario e Makùvalnus si sta dando da fare. Non potrà esserci proprio per questo.>> Rispose Lumdalvenes facendo subito dopo un cenno d'invito a Sipan Tèr..

<<Appena la pulizia di Skerak avrà termine, anche i soldati daranno una mano. Adesso dobbiamo solo occuparci di Actes Zampotur!>>

Saltimbanco annuì. Era giunto il momento di chiudere quel capitolo una volta per tutte.

<<Andiamo!>>

 

Il gruppo, formatosi all'interno del Gabinetto, usci con passo greve e marziale, passando per la sala da guerra e poi per l'atrio della fortezza. All'esterno il sole era già alto. Non era però una giornata particolarmente calda. Le nuvole ora attenuavano il potere dei raggi solari, soffocando ogni ribellione con la loro coltre bianco grigiastra. Il vento poi completava l'opera spazzando via l'umidità dai corpi.

Scesero le scale verso il prato, osservarono le case di guardia per poi raggiungere l'infermeria della fortezza, posta alla sinistra dell'ingresso. Li, ad aspettarli c'era Fustor.

 

<<Non ha dubbi. Sa cosa deve fare ed è pronto a farlo.>> Si rivolse a Saltimbanco, ma le sue parole raggiunsero tutti i membri del Consiglio Presenti.

<<Riesce ad alzarsi?>> Chiese il Re del Mare.

 

La porta si spalancò con un tonfo leggero. <<Per chi mi hai preso? Per un pappa molla!>>

Arkeitos Zampotur si erse in tutta la sua altezza appoggiandosi solo ad un bastone di legno. La sua gamba destra era fasciata fino al bacino e tenuta dritta da tre pezzi di osso intagliato. Sul torace erano ancora ben visibili alcune vecchie cicatrici, rese più chiare dallo scurirsi della pelle. La testa invece era l'unica cosa che si potesse dire essere a posto.

<<Lo sai che non sono un tipo sentimentale!>> Concluse prendendo il passo a tutti gli altri ed avanzando vero quello che era stato ribattezzato il "Nuovo Fort Gibbs".

 

Saltimbanco non era sorpreso. Il suo Quartiermastro da anni si era dimostrato essere duro di spirito quanto affidabile di cuore. Negli ultimi mesi era riuscito ad apprezzarlo ancor più data la sua determinazione a non arrendersi nel momento in cui tutto e tutti potevano darsi per vinti. Era stato lui il primo ad organizzare il relitto della nave in modo che non colasse a picco, e che le successive tempeste non lo portassero via. Grazie a lui ed alla sua ciurma, il Re dei Mari era potuto tornare a Skerak da vivo.

 

Raggiunsero Fort Gibbs qualche minuto dopo, non che fosse lontano, ma durante il tragitto si fermarono a parlare con altri membri del Consiglio, mercanti, capitani, marinai e semplici soldati che dovevano presenziare all'avvenimento. Il popolo aveva bisogno di vederli uniti e soprattutto doveva capire che quelle riforme annunciate, stavano prendendo la piega giusta.

 

Entrati nel forte, attraversarono lentamente le stanze principali, scortati da un largo seguito, infine raggiunsero la terrazza, o passerella, come veniva chiamata dai più. Sotto di loro si apriva il porto principale, che poi si tuffava nelle acque azzurre e cristalline del mare prima di toccare le sponde dello Jeneàn. Tra le calme onde, erano alla fonda la maggior parte delle navi Skerake, le cui lasche vele creavano una strana alternanza di colori riempiendo la maggior parte del tratto di mare che separava Polosdan dalla terraferma.

 

Più in basso, sotto la passerella, si ritrovava la gran parte dei cittadini della Repubblica, molto pochi tuttavia in confronto a quanti erano assiepati sulle navi, da cui si godeva una vista migliore.

Saltimbanco si avvicinò alla balaustra accompagnato da Sujostòr Digres, Sipan Tèr. e Arkeitos Zampotur, mentre gli altri membri del consiglio, insieme al resto dei presenti rimasero sullo sfondo.

<<Skeraki!>> Gridò. Anche se non ne aveva bisogno. La passerella era dotata di un sistema ingegnoso di propagazione del suono che veniva deviato, attraverso cuniculi e condotti, in una piccola sala voltata sottostante, per poi fuoriuscire dalle due grandi orbite cave poco più in basso, con un impressionante effetto acustico.

 

Sotto di lui la folla inneggiò al Re dei Mari di rimando, mentre dalle navi rimbalzava festante il suono delle campane.

<<Abbiamo subito un attacco. Un attacco scaturito dall'interno ad opera di chi è rimasto scontento del nostro operato. La notizia della mia morte ha creato grande scompiglio, creando opportunità per chi voleva lucrare sul popolo Skerako. Ma questo è potuto accadere, ora mi è chiaro, perchè in molti non siete contenti di come viviamo, di cosa abbiamo raggiunto in tutti questi anni per la nostra grande nazione, nonostate questo alcuni Skeraki, vivono con difficoltà o insoddisfazione.

Per questo, mi sono riproposto di cambiare le cose insieme al Consiglio che da tempo opera per il vostro bene. Skerak è una città formata da persone, marinai che si sudano il pane per mare tutto il giorno, mai convinti appieno di ritornare con un bel pescato o di ritornare affatto. Pirati, che offrono le proprie scorribande ai mercati sfruttando il loro sangue per portare la nostra nazione ad essere temuta in tutti i mari di Jedur. Mercanti, fatti per commerciare con il mondo che rischiano la vita con le menzogne dette alle orecchie dei nostri nemici.

Poi abbiamo voi, il resto dei cittadini, donne e bambini, anziani e infermi, armaioli e carpentieri, pellai e chissà quanti altri mestieri e storie. Volti!

Voi più di altri siete Skerak. La vostra fatica, anche se non vi consente di vivere nel lusso, vi permette di far parte di questa grande famiglia. Adesso, siete stati costretti a schierarvi, con la promessa che le vostre fatiche sarebbero state maggiormente ricompensate. Beh, chi vi ha fatto quella promessa non l'avrebbe mantenuta, poiché era una menzogna. Un inganno con il quale catturare il vostro favore.

Beh, ora... io vi faccio quella promessa!.

Io, il vostro legittimo Re dei Mari!>>

 

Saltimbanco terminò la prima parte del suo discorso aumentando il tono della voce nei momenti giusti, enfatizzando ancor più il suo titolo così da dare alla folla il cibo di cui aveva bisogno: il fervore. Ci furono nuove grida e nuovi applausi a cui si aggiunse una cacofonia quasi interminabile di suoni metallici.

<<Skeraki!>> Dopo una lunga pausa il Re dei Mari riprese a parlare, mentre la folla tornava al silenzio.

<<Vi prometto che la riforma che metteremo in campo sostituirà gli intermediari tra il vostro Re ed il popolo. Daremo maggiore attenzione ai vostri bisogni e aiuteremo chi è in difficoltà, non con l'elemosina, no. Ma con la dignità che merita!>> Concluse nuovamente giusto in tempo per una nuova selva d'applausi.

<<Ecco. Oggi ci troviamo qui per ridare quella dignità ad una delle nostre tante famiglie!>>

 

Nel silenzio, sotto la passerella si aprì un portone. Molto più piccolo di quello che dava sul palazzo soprastante ma atto a compiere uno dei gesti più brutali nella storia pirata. Una sentenza a morte certa. Sul breve balcone di pietra senza appigli si affacciarono tre figure. Un uomo in catene, con abiti da straccione e due guardie. Sotto di loro si spalancava la bocca del leviathano, un piccolo anfratto nella scogliera creato da una risacca del mare che passava da piccole grotte sottomarine fino a raggiungere l'entroterra.

 

<<Sotto di noi, c'è il responsabile di questa vicenda. Actes Zampotur . Egli ha cospirato contro di noi per un proprio interesse economico, e per ambizione personale. Tutti sapete a cosa ci ha portato: Morte per molte brave persone. Adesso la sua famiglia è sull'orlo della povertà, trascinata nel baratro dalle azioni di un empio figlio.>>

 

Saltimbanco fece un lento cenno con la mano e Arkeitos si avvicinò a lui.

<<Questo è il suo gemello. Egli ha servito con onore, forza e lealtà con la mia ciurma, dividendo le sue cose con chi ne aveva il bisogno nel momento più difficile. Siamo naufragati, vivendo di ciò che potevamo per mesi; in quegli stessi giorni, qui a Skerak suo fratello al contrario ha dato prova di non avere le stesse qualità, pensando solo alle sue egoistiche ambizioni, al suo tornaconto, arrivando a scatenare una carneficina fra i suoi concittadini, pur di soddisfarle.>>

Con un altro cenno Arkeitos lasciò il palco.

<<Sono addolorato delle scelte fatte da mio fratello. Esse hanno comportato la morte di molti Skeraki. Sappiate che io non sono come lui, non porto la stessa colpa e molti tra voi possono testimoniarlo>> Sentenziò bloccandosi mentre da alcune navi partirono cori e suoni di campane.

<<Adesso, mi appresto a compiere ciò che è giusto per me, per la mia famiglia e per Skerak. Io Arkeitos Zampotur, figlio di Alfulos Zampotur, diseredo Actes Zampotur, a lui solo rimetto le colpe di questa vicenda e lo condanno a morte per mano mia!>>

 

Mentre Arkeitos si scostava dalla balaustra per scendere le scale che lo avrebbero portato di sotto, Skerak fu invasa dal suono altisonante di campane, grida ed applausi che scomparirono nel momento in cui raggiunse il fratello.

 

<<E così sei tu il boia?>> Chiese Actes senza il minimo turbamento guardando suo fratello avvicinarsi.

 

Le guardie si fecero da parte, mentre Arkeitos Zampotur avanzò di un altro passo per girare il fratello verso la folla inneggiante.

<<Dopo ciò che mi hai detto, ho deciso di farlo per salvare la nostra famiglia. Sei stato un folle e questa è la punizione più giusta per te.>>

 

<<Avevo Skerak nelle mie mani... tu non puoi capire cosa si provi ad avere il potere!>> Gli urlò Actes, <<Sei sempre stato il minore, sei sempre stato il più debole il più... ahhhh!!>>

Con una leggera pressione della mano Arkeitos lasciò che il fratello cadesse verso il vuoto sotto di lui, dritto nella bocca del leviatano. E mentre la folla inneggiava lodi alla giustizia, al Re dei Mari ed al boia, Arkeitos si voltò indifferente verso tutto e tutti.

 

<<Non più fratello. Ora non più!>> Sussurrò mentre le porte venivano chiuse dietro di lui, pronto a risalire verso la luce.

 

 

OFF:

Gdr sul post rivoluzione, l'attenzione del Re dei Mari alle cause socio economiche che avevavo permesso alla rivolta di diffonsersi. l'esemplare esecuzione sel capo dei ribelli.

 

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