Stardel

I Figli della Montagna

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I lavori alla Fabbrica di Armi Bresetta erano ormai completati, mancava poco per completare l'enorme stabilimento destinato a rifornire l'armamentario dell'esercito modernista per gli anni a venire. Gli operai lavoravano instacabilmente, elevando piloni e muri in un batter d'occhio. Gli enormi scavatori divoravano la terra per far spazio ad altri edifici, mentre le trivelle scavavano la dura pietra per crearne le fondamenta.

"Compagno capocantiere, ci serve altra malta" disse Mercader, asciugandosi il sudore dalla fronte.
"Dovrebbe arrivare fra qualche ora. Intanto prendi una squadra, abbiamo un disperato bisogno di legname e non possiamo aspettare il prossimo carico. Ho già mandato Lopez e i suoi nella giungla a sud, raggiungilo."
"Sarà fatto, compagno." poi rivolgendosi agli operai "Cervantes, Ramon, Montoya, prendete le ascie e seguitemi, forza."

La piccola squadra si incamminò verso la giungla, Ramon si accese una sigaretta:
"Ogni settimana arrivano dei soldati di Niuop a far stragi nelle campagne, dovremmo essere più protetti qua e invece ci mandano nella giungla, stiamo lavorando mica divertendoci. E Frencovic che fa?
"Piantala Ramon, prima che ti tiri un piccone in testa." disse Mercader "La zona è sicur...AH!"
"..cosa!?"
Un cadavere appeso ad un ramo, vestito con abiti da operaio, portò il silenzio sul gruppo.
"Chi...chi è? cosa...cosa ci fa qua?" chiese Ramon, tremante
"È...Lopez" rispose Mercader.
Gli occhi dell'uomo erano stati rimossi. Montoya vomitò.
"Per Thor! È orribile! Chi può averlo fatto? Quelli di Niuop? Dragonia?"
"No...questa brutalità, non possono essere stati loro."
Un urlo spaventoso ruppe il silenzio ed una raffica di frecce spuntò improvvisamente dal buio della giungla. Ramon e Cervantes stramazzarono a terra, colpiti mortalmente.
Montoya e Mercader cominciarono a scappare, ma da cosa...da chi? Un'ascia da lancio colpì la schiena di Montoya che cadde a terra, morto
"Coños malparidos!" bestemmiò Mercader quando venne colpito al ginocchio e cadde rovinosamente a terra.
"Thor aiutami! Proteggimi!"
"Il tuo dio fasullo non spuò sentirti qui, straniero" una inattesa risposta giunse alle spalle di Mercader.
L'operaio si voltò ad osservare la voce misteriosa. Davanti ai suoi occhi increduli si stagliava una figura inquietante. Un uomo vestito di poco più che qualche lembo di cuoio e armato di asce. La sua pelle era ricoperta da una tintura indaco e portava i capelli in una folta cresta nera. Dopo qualche secondo, altre figure simili a lui ma armate di arco, comparirono dall'ombra. Uno di questi tirò fuori un coltello dalla cinta ed iniziò, con precisione chirurgica, ad esportare gli occhi del povero Montoya.

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Mercader osservò la scena impietrito e paralizzato. L'uomo che gli aveva risposto si avvicinò a lui.
"Kadul, ogni vostro passo su questa terra è una bestemmia verso Lagoth."
Il modernista cercò di balbettare una risposta a quelle parole oscure.
"Non osare parlarmi. Ascolta piuttosto per una volta, se ci tieni alla tua vita. La tua gente ha calpestato per anni la nostra terra impunemente."
L'uomo iniziò a camminare attorno all'operaio sofferente. "Matuul Sul è stato troppo indulgente nei vostri confronti. Diceva che vi aveva osservato, che eravate pacifici, che rispettavate Telo-mohr. Ma ora Sul è morto e voi avete iniziato a distruggere la montagna con i vostri demoni di acciaio."
Il selvaggio balzò rapidamente sul corpo di Mercader. Ora i due parlavano faccia a faccia.
"È tempo che voi stranieri impariate cosa succede a coloro che osano disturbare gli dei. Vai dal tuo Matuul e digli quello che ti ho detto."
Mercader fece precipitosamente cenno di sì con la testa.
"Prima che ti lasci andare però...i tuoi occhi hanno osservato troppo a lungo la sacra Telo-mohr.
Spero che tu conosca bene la strada di casa."

L'uomo sorrise e tirò fuori un coltello, avvicinandolo lentamente agli occhi di Mercader.

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"... e che possa Thor, accompagnare la sua anima..."

Così il sacerdote terminò la celebrazione funebre, era il quarto funerale in due giorni, Lopez..Montoya...Cervantez...Ramon...
Mercader era accanto a lui, il volto deturpato era coperto da una fasciatura sterile, sospirava tristemente mentre Nihosev gli teneva una mano sulla spalla in un disperato tentativo di conforto.

"So che hai una madre gravemente malata, una moglie e due figli Mercader, beh sappi solo che i de la Bresa e la Bresetta non dimenticheranno questo orribile evento..."

disse infilandogli di soppiatto in tasca un borsello abbastanza pesante, Mercader se ne accorse voltandosi verso il suo titolare con un'espressione tra la confusione e lo stupore.

"Sono quaranta mila zenar... lo consideri un risarcimento temporaneo... ah e Mercader...
...non la passeranno liscia, e questa è una promessa"

terminò sussurrandogli all'orecchio, per poi indicare ad uno dei suoi attendenti di scortare a casa il cieco operaio dalla sua famiglia.

 

Venne la sera, lo scoppiettare della legna nel camino avvolgeva il silenzio nella sala della dimora di Nihosev.

Fissava il vuoto del fuoco, rigirandosi tra le mani un bicchiere abbastanza raffinato di Crumino, pensava al dolore di quegli operai, dell'ingustizia subita da loro e dalle loro famiglie.

S'accorse che la mano tremava, le emozioni lasciarono spazio all'ira ed allo sconforto.

"PENDEJOS! COÑOS MALPARIDOS! MALEDIZIONE A THOR!"

Il bicchiere volò direttamente contro la finestra che assieme ad esso esplose in mille pezzi, Carlita entrò nella stanza preoccupata, i lunghi capelli rossi contornavano i spaventati occhi di color verde smeraldo.

"Tesoro, tutto bene? Cosa è successo?"

Vide il vetro rotto ed i cocci del bicchiere zuppi di Crumino sul parquet, osservando poi il marito con un sospiro.

"Caro..." abbracciandolo dolcemente alle spalle, posando il capo sulla sua schiena "hai rovinato il parquet..."

 

Il sole era sorto sulla città, gli schiamazzi tra le vie del mercato riempivano di vita e serenità quella giornata tipica Thortughese.
Nessuno sembrava essere informato o dare peso a quello che era accaduto qualche giorno prima nella giungla fuori dalle mura.
Nihosev stava appoggiato ad un porticato accanto ad una bancarella, quando una voce alle spalle interruppe i suoi pensieri.

"Mi hai mandato a chiamare cuginetto mio? Ti vedo preoccupato, cosa succede?" disse quella voce con un tono molto malizioso.

Nihosev non si voltò neppure.

"Esmeralda, credo che tu sia già al corrente di tutto, non serve che ti spieghi..." lanciando all'indietro un sacchetto di monete.
"Ne voglio uno, vivo, non mi interessa quanti dovrai ucciderne...ma lo devi portare da me, e ricambieremo il favore a questi animali..."

"Caspita... cinquemila zenar...e non vuoi neanche che lo torturi un pochino?Neanche una falang..." venne interrotta "Neanche un'unghia! A quello voglio pensarci personalmente..."

"Va bene, almeno potrò rifarmi il guardaroba nuovo..." rispose con una macabra risata.

"Ah... D ti porge i suoi saluti cuginetto caro...alla prossima"
 

 

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"Una grande civiltà viene conquistata dall'esterno solo quando si è distrutta dall'interno"


“Dovevi mandare solo un messaggio, non ucciderli!”
Staro-Dul, intento ad affilare le sue preziose asce, sembrava ignorare la predica di Kosheen Mirtal nei suoi confronti.
“Non ti rendi conto di quello che hai fatto? Ci hai condannato tutti! Non possiamo competere contro le armi degli stranieri!”
“Cosa ne sa una sacerdotessa di guerra?” rispose seccamente Staro-Dul “Voi non fate altro che restare qui ad osservare il fuoco e a decretare sentenze mentre i kadul distruggono la nostra terra.”.
“Ti ho messo io al tuo posto Staro-Dul ma posso anche rimuoverti. Non provocarmi.”
Staro-Dul si fermò di colpo e osservò, con occhi brucianti di rabbia, il volto della sacerdotessa.
Mirtal rimase impassibile mentre Staro-Dul, alzandosi, mostrava tutta la sua stazza.

La tensione in tutto l’accampamento era palpabile. Mai due leader si erano minacciati così apertamente in tutta la storia Nemukhan.
“Provocarti donna? No, farò di meglio.”
Mirtal poteva vedere le dita del guerriero stringersi sul manico dell’ascia. Staro-Dul non poteva essere così folle da ferire una sacerdotessa ma il seme della paura iniziò a germogliare nel cuore della Kosheen.
“Anammu!” urlò Staro-Dul “Prepara il mio cavallo, faremo un’altra visita ai kadul.”

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Tussuradad osservava intimorito le fiamme che divoravano lentamente quello che una volta era il Monastero del Grande Draft, i pochi monaci sopravvissuti cercavano di scappare mentre i guerrieri Nemukhan li bersagliavano con lance e frecce.
Cos'è successo? I Nemukhan non sono mai stati assassini e incendiari. Perchè tutto questo sangue?
Il giovane osservava tristemente le fiamme estendersi alla foresta, mentre i guerrieri, in piena estasi di violenza, sterminavano i monaci innocenti.

Ricordò la profezia di Kosheen Mirtal:

Eltadoon, griderà la foresta,
mentre gli alberi bruceranno.

Salì sul suo cavallo e scappò verso Thortuga. Forse non tutto era perduto.

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GDR scritto in collaborazione con Voidraven

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Era una giornata afosa a Thortuga e il capitano Rodrigo Buenaventura stava coordinando i pattugliamenti della sua squadra sulle mura, quando lo sguardo preparato delle vedette notò qualcosa di insolito.

"Capitano, c'è una barca in arrivo da nord."

Buenaventura si sporse immediatamente per vedere meglio: una piccola canoa si stava avvicinando velocemente alla spiaggia di Thortuga, alla guida un uomo dalla pelle apparentemente dipinta di blu.

"Truppa, con me. Prepariamoci al combattimento, potrebbe essere una trappola dell'Asse."

In pochi minuti, una decina di uomini perfettamente armati, con i revolver pronti, si ritrovarono sulla spiaggia a fissare con malcelato sospetto lo sconosciuto che smise immediatamente di remare e alzò le braccia al cielo, urlando qualcosa in una lingua strana.

Buenaventura abbassò leggermente sua arma, quel tizio sembrava tutto fuorché un niuoppiano o un dragoniano. Nel dubbio, fece cenno allo sconosciuto di avvicinarsi, lasciando però che i suoi uomini lo tenessero nel mirino.
L’uomo rispose al gesto riprendendo a vogare con foga verso la terraferma e prima ancora che potesse metter piede sulla dorata sabbia thortugana, si ritrovò circondato da una moltitudine di uomini pronti a fare fuoco
Preso dal panico, il nativo urlò alcune frasi confuse in un dialetto incomprensibile. Solo alcune parole vennero intese dal capitano:

“Aspetta! Parlare...capo...contratto...arancia!”
"Arancia... Bah"
Il capitano abbassò l'arma e fece un cenno verso i suoi uomini, che presero immediatamente il nativo.
"Portatelo dal Vecchio. Ha detto che se ne sarebbe occupato lui di questi indigeni
"

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Il nativo venne trascinato in città, con un sacco di tela nera in testa che non gli permetteva di vedere nulla; di una cosa però fu sicuro: fece decisamente troppe scale.

Dopo quella che gli sembrò un'eternità, il giovane nativo venne ammanettato e fatto sedere su una sedia imbottita abbastanza confortevole.

Gli venne levato il sacco dalla testa, e guardò dove si trovava con un misto di preoccupazione e interesse: Era una stanza abbastanza grande, con un tavolo di legno scuro davanti a lui, e qualche pianta agli angoli.

In fondo alla stanza stava una scrivania di mogano nero pece, illuminata a malapena, in modo che non si potesse vedere chi ci stava dietro; un paio di uomini in semplici abiti neri stavano ai lati della scrivania, immobili come statue, mentre altri due stavano accanto a lui, osservandolo di tanto in tanto con sguardi apatici.

La figura seduta sulla scrivania si sporse in avanti, appoggiando i gomiti sulla superficie di legno scuro.

"Parla"

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Tussuradad era confuso, non capiva dove si trovasse e cosa gli stessero dicendo i suoi carcerieri.
Cominciò a pentirsi del suo gesto, forse non doveva venire qui. Sperava che i Kadul lo avrebbero ascoltato, questa violenza sta danneggiando anche loro e sperava di fermare il sangue da entrambe le parti. Ora probabilmente lo avrebbero ucciso o, peggio, torturato per rivelare preziose informazioni sul suo popolo. La tentazione di arrendersi all'inevitabile era forte ma il Dio Sodhek gli fornì il giusto coraggio per andare avanti.

Si rivolse agli uomini accanto a lui:
"Devo parlare con il vostro capo, cerco un accordo per salvare i Nemukhan!" (*)

L'uomo alla sua destra disse qualche parola confusa, gli tirò uno schiaffo e con una mano indicò la figura seduta davanti a lui, che poco prima aveva detto qualcosa.
Tussuradad ripeté alla figura il suo grido disperato come un mantra, aspettando la reazione.


(*) Nota gdr: Le frasi sono pronunciate in dialetto Nemukhan, quello che il thortughese medio capisce è sempre
Parlare...capo...contratto...arancia!

Edited by Stardel

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La figura dietro la scrivania sospiró.

”Fate entrare il traduttore.”

Un uomo piccolo e dalle spalle infossare venne fatto entrare nella stanza dalle guardie. Sembrava perfino meno a suo agio del nativo, e tremava quasi visibilmente.

”Dottore, benvenuto” disse la figura “Si sieda, prego. Abbiamo molto lavoro da fare.”

Il traduttore prese posto in una piccola sedia di legno a lato della stanza.

L’uomo dietro la scrivania si inumidì le labbra, poi proseguì.

”Questo è il dottor Pablo Lagulos, il più grande esperto in lingue che la città abbia da offrire. Parla denai, thortughese, una decina di dialetti del denai e sei lingue native.”

”Ehm... Sette lingue native, signore... Ho completato in questi giorni una ricerca su...”

La flebile vocina di Pablo venne silenziata da quella profonda e feroce del Vecchio.

”Certo, Dottore. Il punto è che sono sicuro che se qualcuno possa superare le nostre barriere linguistiche, sia lui.”

Dopo una breve pausa, aggiunse, rivolto a Pablo.

”Traduca, Dottore.”

”Ehm... si, certo... si...”

Il Dottore prese a tradurre la discussione appena avvenuta in vari dialetti denai e lingue native, cercano a tentativi una lingua che il giovane potesse capire.

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Tussuradad vide un altro uomo entrare nella stanza senza capire chi fosse. Forse era lui il capo di questi kadul? Rimase un po' deluso e sorpreso, non sembrava una persona così forte o saggia. Ormai innervosito dall'atmosfera surreale, cominciò a parlare a raffica, sperando che il nuovo interlocutore riuscisse a comprendere il suo importante messaggio:

Voglio salvare il mio popolo! Noi Nemukhan siamo un popolo pacifico e anche se voi kadul avete danneggiato la sacra Telo-mohr, il nostro Matuul Staro-Dul doveva solo mandarvi un messaggio chiedendovi di fermare le vostre opere. Ma lui è impazzito e vi ha attaccato ingiustamente, ora ha minacciato la saggia Kosheen Mirtal e ha bruciato i vostri cittadini al nord.
Dobbiamo fermarlo! Aiutateci o altri innocenti soffriranno!

Spoiler

Nota per la lingua: il dialetto nemukhan ha il ceppo denai e quindi un esperto linguista dovrebbe riuscire ad interpretare la maggior parte del discorso. I nomi propri e i termini specifici nemukhan sono ovviamente incomprensibili a chi non conosce la loro cultura quindi li ho mantenuti inalterati.

 

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Ci volle un po’, ma alla fine il Dottor Lagulos riuscì a tradurre in modo rapido e sufficientemente preciso la lingua del giovane.

Il Vecchio, nel frattempo, era rimasto immobile dietro alla sua scrivania, prendendo di tanto in tanto qualche appunto su un taccuino sgualcito.

”Ottimo” disse alla fine

”Speravo in un po’ di buona volontà da parte vostra. Mi risparmia la poco creativa soluzione di usare la forza e costringervi a smetterla con uno sterminio.”

Pablo continuava a tradurre, come una macchina.

”Sono disposto a venire incontro a voi... Nemukhan, se questi attacchi cesseranno. Assumo tu abbia un piano o almeno una proposta per fermare questo Staro-Dul, altrimenti non saresti qui. Ti prego di esporlo dunque.”

Con una nota di cruda astuzia, aggiunse “Chissà, magari dopo aver risolto questa incomprensione i nostri popoli potrebbero anche diventare ottimi amici.”

Edited by Voidraven13

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Il nativo non aveva ancora capito bene quale due due uomini nella stanza fosse il vero capo. Forse nessuno dei due. In ogni caso continuò ad esporre il suo piano:

"Staro-Dul è molto forte e i suoi guerrieri altrettanto. Un attacco diretto provocherebbe molti morti e scatenerebbe una faida che porterebbe all'uccisione di altri innocenti. Kosheen Mirtal però è molto saggia ed è l'unica che ha l'autorità per fermare Staro-Dul.
Lei sa che Staro-Dul è spietato, ma lo ritiene ancora il male minore rispetto alle vostre azioni contro Telo-mohr, la montagna. "


Tussuradad si fermò un momento per prendere fiato, era molto agitato e parlava in modo molto spedito. Inoltre il fatto di agire contro il suo Matuul, seppure odiato, lo metteva molto a disagio. Non credeva ancora di trovarsi in quella posizione, a trattare con i kadul per uccidere altri Nemukhan, ma era l'unica cosa da fare e ormai non poteva tirarsi indietro.

"Se guadagnerete la fiducia di Mirtal, lei sarà disposta a deporre Staro-Dul. Ma per farlo dovrete dimostrare di essere rispettosi verso la terra e la montagna e fermare i vostri mostri di ferro. Una volta deposto Staro-Dul la maggior parte dei suoi guerrieri smetterà di seguirlo. I più fedeli purtroppo li dovrete fermare con la violenza ma M'Winda saprà che la loro morte sarà stata necessaria e perdonerà."

 

Edited by Stardel

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Il Vecchio scrisse velocemente qualcosa su un biglietto, e lo consegnò a una delle guardie, che uscì rapidamente dalla stanza.

Dopo una decina di minuti, lo stesso uomo tornò e sussurrò qualcosa alle orecchie della figura dietro la scrivania.

"Bene." commentò il Vecchio "Il nostro... capo ha deciso di concedere fiducia a questa Mirtal; tuttavia, prima noi vorremmo un gesto di buona fede da parte sua.

Il Segr... il capo vuole che Mirtal venga qui per incontrarlo. Ovviamente non entrerà dalle porte principali, entrambi vogliamo salvare le apparenze, ma da alcune vie secondarie; i miei soldati la scorteranno lì in modo che non ci siano problemi."

Il Vecchio si alzò dalla sedia, rivelandosi una figura abbastanza alta e slanciata. "Mirtal non avrà nulla da temere da noi, se verrà in pace. Dille di farsi trovare in una zona vicino alla città fra due giorni, da sola o al massimo con te."

Dopo essersi assicurato che il nativo avesse capito tutto, disse a una delle guardie "Portalo fuori, e dagli la mappa con il punto d'incontro."

Mentre gli occhi del nativo venivano ricoperti dalla tela nera, la figura lo salutò con un cenno del capo.

Il giovane tornò a vedere la luce del sole in mezzo alla giungla, poco fuori dalle mura di Thortuga.

Aveva la mappa in mano, con indicazioni tutte disegnate e comprensibili, e il messaggio in testa. Non restava altro che consegnare entrambi.

Edited by Voidraven13

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Nihosev stava seduto davanti al suo caminetto, una copia del Barbedor in mano, ed un bicchiere di Crumino nell'altra.
La sua mente era ancora ferma ad alcuni anni a quella parte, Esmeralda non aveva ancora fatto avere sue notizie e questo, era un cruccio che non riusciva a togliersi dalla mente.

Ad un tratto, sentì un fruscio, come se le tende per una frazione di secondo fossero mosse dal vento.

Ma le finestre erano chiuse.

Conosceva quel suono, quel lieve rumore, sorrise leggermente mentre si voltava ad osservare la donna ora a pochi passi da lui poggiata ad una cristalliera.

"Temevo ti fossi persa nella giungla Esmeralda, allora? Me ne hai fatto aspettare di tempo..."

Lei si limitò a sorridere beffarda,

"Per cinquemila zenar cuginetto lo sai che non mi rovino il guardaroba in quel misero boschetto...ho quindi deciso di cercare un'altra via..."

Nihosev restò allibito, non comprendendo,

"Allora perchè ti fai vedere qui da me?"

Esmeralda sorrise beffarda, estraendo dalla tasca un piccolo rotolo di carta sciupata, lanciandolo con un rapido movimento tra le mani del De la Bresa,

"Ho trovato l'altra via..."

Nihosev sbuffò con un cenno del capo, alzandolo per tornare ad osservare la donna, ma ormai la stanza era tornata vuota come qualche minuto prima.
Srotolando il foglietto, trovò una sintetica stringa di lettere,

Punta Cabana, Il Crumino d'Oro, Boris J. Fios, somma già versata, domani al tramonto, puntuale.

Il giorno seguente, Nihosev, coperto dal un palandrano sciupato e mascherato da una lieve barba incolta si accinse ad entrare nella poco amichevole taverna , "Il Crumino d'Oro".
Osservò i presenti, vestito da straccione ovviamente non veniva degnato di uno sguardo da tutti gli altri presenti, tranne uno, che coperto anch'esso da un palandrano scuro e sciupato lo osservava a tutt'occhi, anzi uno, l'altro era coperto da una benda.

Si avvicinò all'uomo, senza neanche i convenevoli del caso, parlandogli direttamente,

"Sono stati loro?"

L'uomo annuì, silenzioso, passandogli un secondo foglietto, stavolta con incise delle coordinate geografiche, ed una serie di istruzioni dettagliate su come avvicinarsi nel modo più sicuro.
Poi proferì,

"Io ed i miei compagni eravamo in esplorazione quando quei selvaggi ci hanno attaccato, quei miserabili hanno ucciso i miei uomini ed i miei amici, sono anche riusciti a portarmi via uno dei miei occhi, se non fosse stato per uno dei suoi revolver De la Bresa, non sarei qui ora, o perlomeno non potrei vederla in viso... mi sembrava giusto sdebitarmi...al giusto prezzo..."

Nihosev sorrise compiaciuto all'uomo, infilandosi il foglietto in una tasca interna del palandrano,

"Quei bastardi pagheranno..."

Per poi voltarsi e sparire all'uscita del locale.

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Tussuradad raggiunse il villaggio quando il sole era già calato. L'atmosfera era irrequieta. Notò che molti lo osservavano mentre camminava in direzione della yurta di Mirtal, alcuni con aria preoccupata, altri con disgusto. Evidentemente la voce della sua fuga dalla battaglia si era sparsa per il villaggio, sapevano anche della sua visita a Thortuga? Sicuramente i Guerrieri lo stavano cercando ma non ne incontrò nessuno durante il suo percorso. Forse Staro-Dul aveva lanciato un altro attacco.

Proseguì spedito verso la sua destinazione e finalmente la raggiunse.
"Matuula, ho parlato con il capo dei Kadul! Vogliono un incontro per..."
"Cosa hai fatto?! Sei impazzito? Staro-Dul ti sta cercando dopo la tua fuga dalla battaglia e ora sei andato a parlare con i Kadul? Non tieni alla tua vita Tussuradad?"

Il giovane rimase un po' deluso e spiazzato da questa risposta. Non si aspettava un benvenuto caloroso ma nemmeno un rimprovero di questo livello da parte di Mirtal. La reazione di Staro-Dul invece non lo stupiva per niente.

"Le azioni di Staro-Dul ci porteranno alla distruzione e lo sai anche tu. I kadul sono disposti a fermare la distruzione di Telo-mohr in cambio del nostro aiuto per fermare gli attacchi ai loro villaggi. Vogliono incontrarti per concordare questo patto."
"Ci penserò."
Risposte Mirtal "Ora faresti meglio ad andartene."
 

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Passarono 40 anni da quel giorno. Staro-Dul era ormai morto e le ribellioni interne di Tussuradad avevano portato i loro frutti. Il sistema di caste era stato sciolto e ora la popolazione Namukhan viveva in pace con il governo di Thortuga che si era impegnato a non danneggiare più l'ambiente e la loro Montagna sacra.

Alcuni cittadini modernisti, innamorati della cultura nativa e in cerca di una nuova identità, avevano colto l'occasione e si erano creati una famiglia tra le iurte e i totem Namukhan, altri, spinti da un senso di colpa per i danni fatti in passato, avevano aiutato a costruire case e condiviso parte della loro conoscenza. Ora l'insediamento, conosciuto come Akamora da nativi e modernisti, era diventato un importante luogo multiculturale di scambio e di commercio.

Anche il capo del villaggio, Ibarnadad, era cresciuto da una famiglia modernista in cerca di nuova fortuna, gli Stardido, ed era tenuto in grande considerazione da tutti gli abitanti di Akamora, thortughesi e nativi. Quel giorno, Ibarnadad stava preparando il villaggio per l'annuale Festa dei Morti, quando una lettera giunse alla sua scrivania. 
 

Cita

Al Matuul del Villaggio Namukhan di Akamora,

sono passati tanti anni da quando la mano Namukhan ha tolto la vita a moltissimi monaci innocenti, distruggendo il Tempio del Grande Draft sull'Isola Marosul e incendiandone i resti. 

Ora però, Il Grande Draft mi ha parlato, dalla sua Grotta Infinita della Eterea Spiegazione mi ha ricordato che i figli non devono essere condannati per le colpe dei loro padri, per questo motivo, con una nuova speranza di pace e amicizia tra i nostri popoli,chiedo a voi e al vostro villaggio un aiuto per la ricostruzione del Tempio.

Se questa richiesta sarà accolta positivamente, un monaco sarà inviato presso il vostro villaggio per raccogliere qualsiasi aiuto vogliate offrire, in caso contrario che AMIN abbia pietà di voi.

Ur Maggiore del Grande Draft

Ibarnadad prese carta e penna e rispose:
 

Cita

All'Ur Maggiore del Grande Draft,

le vostre parole mi giungono inaspettate. Da oltre 40 anni il nostro popolo attende una possibilità di redenzione davanti al vostro culto, così orribilmente mutilato dalle azioni di un tiranno che ha commesso infiniti soprusi facendosi falso portatore dei nostri dei.
Ovviamente saremo ben disponibili ad aiutare in qualsiasi modo possibile alla ricostruzione del tempio e a dare dimora ai vostri fedeli.
Akamora non è più isolata e chiusa al resto del mondo e intende aprirsi alle amicizie dei popoli di Karaldur, ci auguriamo che questa collaborazione possa essere simbolo di una sempre maggiore rinascita culturale e sociale.

Matuul Ibarnadad Stardido

 

Spoiler

Si, mi rispondo ai gdr da solo perchè sono una persona noiosa.

 

Edited by Stardel

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Negli ultimi anni la società Namukhan era cambiata molto e nuove fazioni erano sorte dalle ceneri del vecchio sistema di caste da tempo abbandonato, ma col progresso erano arrivati nuovi problemi per il Matuul di Akamora, Ibarnadad Stardido, che ora, davanti al neo-nato Concilio Namukhan mostrava uno scenario grigio.
"Ghajuli (trad. compagni, amici), il nostro percorso verso il progresso sta procedendo ad un buon ritmo ma le casse dello stato sono in perdita, mancano fondi per proseguire la costruzione del tempio e la recente siccità ha portato ad un raccolto a malapena sufficiente a sfamare la popolazione in costante crescita. Servono soluzioni."

"Matuul Stardido, tutto questo è un clamoroso errore! Aiutare i draftisti nella costruzione del loro tempo è stata uno sbaglio, sia economico che spirituale, non possiamo accettare che edifichino i loro monumenti eretici nelle nostre terre sacre!"
Le parole della sacerdotessa Shali esprimevano tutto il disaccordo della classe clericale per la recente scelta di concedere ai monaci draftisti il permesso di costruire il loro tempio alle pendici del Monte Gand, alla base del quale sorgeva il villaggio di Akamora.
Nonostante gli efferati tentativi del clero di arginare il repentino progresso e l'apertura a nuove culture e religioni, viste con molto scetticismo e ostilità, le vecchie tradizioni guerriere e nomadistiche erano state messe da parte a favorire una maggiore apertura al commercio e alla modernità. 
Le iurte e gli accampamenti provvisori lentamente stavano venendo sostituiti da edifici in muratura più stabili ed efficienti, mentre l'industria mineraria stava timidamente iniziando a puntare gli occhi verso i preziosi giacimenti di carbone dell'isola. 

L'industriale di origini spesiane, Derès Kàno, era portavoce della nuova classe sociale borghese, figlia dei recenti flussi migratori e del boom economico degli ultimi anni.
"Per favore, ancora con questo pensieri antiquati. Il piano sta cambiando, dobbiamo accettare il progresso e stare al passo con le tecnologie. Sapevate che a Niuop possiedono macchinari capaci di costruire una palazzina in meno di mezza giornata? Noi invece ci facciamo fermare ancora da queste superstizioni. Per forza i conti sono in rosso." 
Un moto di dissenso esplose da parte dei sacerdoti nei confronti di Kàno, il quale invece raccolse l'applauso dei pochi industriali presenti.
Mut Chodala, rappresentante dei cosidetti "dasheen", la categoria più numerosa composta da contadini, operai e minatori, prese immediatamente parola contro il ricco industriale
"Niuop è anche quella che utilizza bambini come manodopera nelle loro fabbriche e concede parola solo ai ricchi, lasciando che i suoi minatori crepino con un piccone in mano! È forse questo l'esempio di civiltà che vogliamo usare?".

L'aula improvvisamente scoppiò in una fragorosa litigata tra le varie fazioni. Stardido fu costretto ad intervenire chiamando immediatamente il silenzio.
"Siamo qui per risolvere i problemi, non per scannarvi a vicenda! Proponete a turno la vostra proposta, civilmente, se ne siete capaci. Altrimenti tacete!"


"Signor Stardido" l'industriale Kàno prese l'iniziativa "la soluzione a questa crisi è ovvia. Dobbiamo mettere da parte le credenze e incrementare la produzione mineraria. La nostra isola è ricca di giacimenti ma la classe clericale e le lamentele dei minatori ci impediscono di approfittarne."
La sacerdotessa Shali seguì subito dopo:
"Matuul, dobbiamo sospendere i fondi per la costruzione del tempio draftista e ritornare a pregare i nostri dei. La popolazione è divisa e solo un ritorno alle tradizioni religiose può portare ad una nuova ricrescita spirituale ed econimica. Una nuova età dell'oro è alle porte, dobbiamo solo accettare la benedizione di Lagoth e scacciare questi eretici."
Infine, Mut Chodala, terminò la consultazioni:
"Compagno Stardido, i nostri mezzi produttivi sono inadeguati e non abbiamo alcun supporto estero. Possiamo anche fare come dicono i miei colleghi Kàno e Shali e chiuderci nel nostro guscio, ma saremo soli ed indifesi contro un piano sempre più agguerrito e avanzato. Thortuga è disposta ad aiutarci e dobbiamo solo accettare le loro offerta. Propongo di invitare qui un loro ambasciatore per discutere meglio i termini di questa alleanza, che sono sicuro porterà beneficio a tutti."

Stardido si prese del tempo per pensare e dopo qualche minuto si ripresentò al Concilio.
"Ho ascoltato le vostre proposte, in particolare quella di Mut Chodala mi è sembrata molto ragionevole. Le relazioni con Thortuga sono da tempo stagnanti, ascoltare quello che i loro ambasciatori hanno da dire potrebbe essere una buona idea a prescindere, ma dobbiamo ricordare anche chi siamo e da dove veniamo. Per questo comprendo anche gli altri punti di vista e prometto di impegnarmi per fare in modo si possa trovare una soluzione accettabile da tutti."

Il Matuul sapeva che questa scelta avrebbe provocato altri malumori ma sapeva anche che conciliare le tre fazioni era ormai diventata una impresa impossibile, l'unica speranza era ormai nel supporto estero. Estero che in quel momento aveva il nome di Thortuga.
 

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300px-SS-Savannah.jpg

Raggiungere la cittadina del cosiddetto ""popolo della cenere"" non fu un impresa poi così difficile. Salito a Thortuga sul battello a vapore "San Wotan Secondo", TP circumnavigò l'arcipelago delle Isole Marosul fino a raggiungere l'isola più settentrionale. Il viaggio non durò più di un giorno ma permise all'ambasciatore modernista di osservare dal mare il posto. La fitta giungla circondava come una verde corona l'abitato dei Namukhan, il quale si sviluppava verso l'alto, aggrappandosi al fianco di una montagna. Le tende native erano poca cosa rispetto alle costruzioni che vedeva venir innalzate in quel momento.

"Ah, che gran cosa la modernità!"

Esclamò accendendosi un sigaro acquistato alla ""Llorona Roja"" mentre udiva il motore della nave perdere potenza.

-------------------------

Victor-Edward-Willis-1.jpg

Dopo essersi inchinato di fronte al Matuul di Akamora e al suo saggio Consiglio, TP estrasse da dietro le sue enormi spalle  un treppiede su cui sistemò un sostegno a T. Infine appese un grande cartellone con immagini, percentuali e qualche numero.

"Miei onorevoli amici, la Repubblica di Sant'Elio da me rappresentata vi offre un accordo incredibilmente vantaggioso. Thortuga vi fornirà materiali, conoscenze, macchinari e finanziamenti per avviare e consolidare l'estrazione mineraria. Questo piano chiamato Piano ""Cobro"" è a fondo perduto e non vi chiederemo di rimborsare un centesimo di zenar. Con questo capitale potrete non solo costruire case e infrastrutture più comode ma anche nuovi edifici di culto per attirare nuovamente fedeli al vostro culto."

Il gigante moro sorrise verso la Sacerdotessa Shali.

"In cambio, Sant'Elio chiede solamente di potervi proteggere da altre potenze reazionarie. Firmeremo un semplice patto di amicizia e concordia, nulla più. Che ne pensate?"

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45 minuti fa, Brodsko dice:

300px-SS-Savannah.jpg

Raggiungere la cittadina del cosiddetto ""popolo della cenere"" non fu un impresa poi così difficile. Salito a Thortuga sul battello a vapore "San Wotan Secondo", TP circumnavigò l'arcipelago delle Isole Marosul fino a raggiungere l'isola più settentrionale. Il viaggio non durò più di un giorno ma permise all'ambasciatore modernista di osservare dal mare il posto. La fitta giungla circondava come una verde corona l'abitato dei Namukhan, il quale si sviluppava verso l'alto, aggrappandosi al fianco di una montagna. Le tende native erano poca cosa rispetto alle costruzioni che vedeva venir innalzate in quel momento.

"Ah, che gran cosa la modernità!"

Esclamò accendendosi un sigaro acquistato alla ""Llorona Roja"" mentre udiva il motore della nave perdere potenza.

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Victor-Edward-Willis-1.jpg

Dopo essersi inchinato di fronte al Matuul di Akamora e al suo saggio Consiglio, TP estrasse da dietro le sue enormi spalle  un treppiede su cui sistemò un sostegno a T. Infine appese un grande cartellone con immagini, percentuali e qualche numero.

"Miei onorevoli amici, la Repubblica di Sant'Elio da me rappresentata vi offre un accordo incredibilmente vantaggioso. Thortuga vi fornirà materiali, conoscenze, macchinari e finanziamenti per avviare e consolidare l'estrazione mineraria. Questo piano chiamato Piano ""Cobro"" è a fondo perduto e non vi chiederemo di rimborsare un centesimo di zenar. Con questo capitale potrete non solo costruire case e infrastrutture più comode ma anche nuovi edifici di culto per attirare nuovamente fedeli al vostro culto."

Il gigante moro sorrise verso la Sacerdotessa Shali.

"In cambio, Sant'Elio chiede solamente di potervi proteggere da altre potenze reazionarie. Firmeremo un semplice patto di amicizia e concordia, nulla più. Che ne pensate?"

Dopo la presentazione dell'ambasciatore modernista, Mut Chodala si sentì abbastanza deluso dall'intervento e prese subito parola:

"Signor Brodèsko, la sua proposta è sicuramente interessante e sarebbe da folli rifiutare una tale offerta ma io e i miei compagni dasheen ci chiediamo dove si colloca nella vostra scala di importanza la forza lavoro in tutto questo. L' ideologia modernista mi insegna che la tecnologia è importante, certo, ma anche i diritti dei lavoratori sono vitali per evitare l'alienazione. Nella sua presentazione non ha parlato molto di questo aspetto. La chiediamo di illuminarci ulteriormente sui vantaggi che i nostri operai e contadini avrebbero da questo rapporto che lei ci propone."

Di tutta altra opinione era invece Deres Kàno che, piacevolmente sorpreso da questa proposta di finanziamento a fondo perduto, stava già contando mentalmente i soldi che avrebbe guadagnato da questa nuova collaborazione.

"L'offerta è bellissima, caro TP, posso chiamarla così? Per quel che mi riguarda, non vedo l'ora di collaborare con lei e gli imprenditori thortughesi per fare grandi affari insieme" disse sorridendo l'imprenditore.
Poi, rivolgendosi a Chodala:
"Ragazzo, condizioni migliori per i lavoratori arriveranno sicuramente! Non c'è fretta sotto questo aspetto. È abbastanza facile capire che più i datori di lavoro e le industrie sono ricche e prospere, più i lavoratori guadagneranno dal proprio mestiere. È una situazione vantaggiosa per tutti! L'alta marea solleva tutte le barche anche le più piccole."

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"Vantaggi per i lavoratori e contadini?"

Fece eco l'ambasciatore, grattandosi la folta barba nera con fare interrogativo.

"Ebbene, se volete che i vostri fratelli e sorelle vivano in sicurezza perché non permettergli di partecipare al vostro Concilio? Permettete loro di organizzarsi in dei sindacati che eleggano uno o più rappresentanti."

Tp iniziò dunque a scomporre il tabellone mentre continuava a ragionare ad alta voce.

"Altrimenti perché non riorganizzare l'intero concilio su base democratica e oligarchica allo stesso tempo? Un modello che tenga presente della volontà popolare ma che eviti l'oclocrazia.. Avete mai letto a riguardo del Partito Modernista? A Spes l'insanabile spaccatura tra le fazioni ha portato morte e distruzione. Mi chiedo, perché Akamora dovrebbe seguire lo stesso destino quando potrebbe invece diventare un nuovo paradiso di pace e concordia?"

Nel frattempo si era voltato a completare le operazioni quando si voltò di scatto alle spalle.

"Ma ogni qual volta proponiamo questa via veniamo insultati e non mi sorprenderebbe che pure il vostro concilio si unisca al coro."

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Al Matuul Ibarnadad Stardido,

anni fa, in un disperato tentativo di salvare il nostro popolo, affrontai la minaccia modernista a viso aperto, sul loro territorio. Cercai un colloquio con i loro rappresentanti, venni accolto come un criminale sia dai modernisti, sia dai nostri sacerdoti e guerrieri. Eppure riuscii, con il mio sacrificio, a portare pace e scambi tra Akamora e Thortuga. 
Decenni dopo questo incontro, il mio sforzo è stato vanificato dalla stagnazione dei rapporti diplomatici e dal conflitto interno tra le varie caste, che tornate più assetate di prima, ora addirittura ingaggiano assassini per eliminarsi a vicenda. Io stesso ho rischiato più volte la morte per mano dei sicari del Jabra Khun. 

Ora abbiamo una nuova possibilità di riallacciare i rapporti con i popoli delle città. Ho sentito che nella città di Niuop si svolgerà una conferenza di pace per risolvere i conflitti che da anni imperversano sul piano. I Namukhan non sono coinvolti in questo conflitto, ma una nostra partecipazione a questa conferenza ci permetterrebbe di ottenere riconoscimento e rispetto tra i kadul.

C'è ancora speranza per il nostro popolo. 

Tussuradad Rimush

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