Stardel

Stella Rossa

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- Si? -
- Volantini signore, non sappiamo l'autore -
- il contenuto? -
Il Presidente Golud si lasciò sulla sedia, cercando di trovare una posizione comoda e togliendosi gli occhiali che portava sempre, cercando di distendere i nervi in quelle settimane ormai nervose e che lo vedevano sempre con meno forze.
- Sono sovversivi, sono palesemente contro l'ordinamento costituto -
- Si, ordinamento costituito, ma nella pratica? Cosa dicono? Posso leggerlo? -
- Non dovrebbe... Potrebbero stancarla -
Ecco che si ricominciava: un altro rifiuto, lui, il Presidente della Repubblica Modernista di Sant'Elio assorbito da questa burocrazia soffocante che, addirittura, annotava da qualche parte quante volte si toglieva gli occhiali. Che volessero ucciderlo?
- Sono il Presidente e ti ordino, compagno, di farmi vedere quel volantino -
- Posso disubbidire? -

Quel burocrate voleva osare un po' troppo:
- Secondo lei può disubbidire a un comando? Il volantino, ora. -
Il burocrate, di fronte al tono serio e deciso del Presidente decise che, per la sua stessa incolumità, era meglio consegnare il volantino:
- e ora sparisci e lasciami in pace, Compagno -
Il burocrate non ebbe nemmeno tempo per pensarci, si vide preso dalle guardie, silenziose ed efficienti come sempre che lo portarono via e lasciarono il Presidente da solo, mentre vedeva, in quella giornata di pioggia, il buio sopraggiungere.


Verità.
Quale parola più grave e pesante di questa poteva ovviamente comparire in un volantino? Sicuramente un modernista era dietro queste stampe, mal fatte e chissà dove prodotte.
Le sciocchezze che vi erano contenute erano tante, ma in fondo in fondo non poteva Golud rifiutare del tutto il messaggio trasmesso: la crisi del Modernismo lo sentiva sempre più e, come Presidente, poco poteva fare per agire: all'inizio del mandato pensava di poter dare una spinta propulsiva e nuova al Modernismo, ma ora sentiva solo il peso di un fallimento che diventava sempre maggiore ogni giorno che passava.

Chiamò il suo agente di fiducia, l'unico con cui poteva permettersi alcune di queste confidenze e gli fece vedere il volantino:
- secondo me, Signor Presidente, non dovrebbe dar peso a quanto detto, è una pubblicazione che cesserà ben presto -
- Lo so, agente 001, ma preferisco che mi trovi chi sta stampando questi volantini -
- Va bene. Poi? Cosa dovrà essere? Un'esplosione? Un suicidio? O una setta? -
- Nulla di tutto ciò. Voglio che li porti a casa mia -
- Come? -
- Si, a casa mia. Sani e salvi. -

L'agente 001 non cambiò il suo sguardo e la sua espressione facciale, abituato com'era a dissimulare, ma Golud lo conosceva bene: la perplessità lo stava attanagliando. Insieme alla fedeltà al Modernismo e a lui.

- Sarà fatto - .

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Carcosa, 10 Bacal 3058

Guillermo inforcò, mattiniero come sempre, la sua bicicletta. Carcosa, dopo un breve periodo di boom economico e turistico, era ritornata ad essere l'umile villaggio che era alle origini.
Ora il paese veniva spesso inserito nei discorsi politici per parlarne male, frasi come "ma che siamo a Carcosa?" e "qui mica siamo a Carcosa" erano ormai entrate nel lessico comune. Qualche anno fa uscì pure un libretto chiamato "Fuga da Carcosa", parlava di un ragazzo che scappava da quel quartiere, in cerca di una vita migliore, per non tornare mai più.

Passò davanti a quello che un tempo era il prestigioso ristorante Liscabianca il quale, ormai ammuffito e rovinato, stagliava al centro della spiaggia come un simbolo della decadenza del paese.
Le villette lungo la costa, una volta abitate da ricchi industriali e turisti da ogni parte del mondo, erano state in gran parte reclamate dalla popolazione nativa del villaggio, composta da pescatori, minatori e artigiani. Spina dorsale dell'economia modernista.

In una di queste abitazioni viveva Lula Lopez, il suo "datore di lavoro". Ogni giorno, da dieci anni, Guillermo accudiva l'anziano, costretto su una sedia a rotelle a causa di una menomazione. In questi anni si era inevitabilmente creato un certo legame e ormai Guillermo vedeva Lopez come un suo parente.
Entrò nella casa e l'aroma di sigaro gli penetrò subito le narici.

"Buongiorno Don Lopez, dovremmo mettere un po' di olio in questa porta. Cigola parecchio." disse Guillermo;
"Magari dopo." rispose indifferente Lopez.

L'assistente entrò in cucina. L'anziano aveva appena finito di fare colazione e sembrava concentrato a leggere qualche appunto su un foglio di carta.
"Non sarà un po' presto per i sigari?"
Lopez ignorò la predica e mostrò il foglio che stava leggendo a Guillermo 
"Sono tuoi questi appunti?" .
L'espressione di Guillermo si fece vuota
"Si." si limitò a rispondere, distogliendo lo sguardo dal foglio e fissando negli occhi Lopez.
Lopez, senza ricambiare lo sguardo, con molta calma prese il suo accendino e avvicinò la fiamma al foglio.
"Intende denunciarmi, Don Lopez?" chiese Guillermo, sorpreso da quest'ultima azione
"Non sarò io a farlo." rispose il vecchio osservando la carta finire in fumo davanti ai suoi occhi "Non ho più le prove.".
Il volto dell'assistente non cambiò:
"Sarai tu stesso a denunciarti."
"Mi uccideranno."
"Non oseranno. Chi mi ha fornito questi appunti è stato ben chiaro a riguardo."
"Lei crede alle loro menzogne?"
"Onestamente, non mi interessa.".

Quest'ultima frase, così fredda, implacabile e tagliente, provocò un grande squarcio nell'animo di Guillermo. Per un breve istante la rabbia gli riempì il cuore, per poi venire immediatamente sostituita dalla vergogna e dallo sconforto, per essere stato scoperto in questo modo e per aver tradito la fiducia di una persona così importante per lui
"Farò come chiede, Don Lopez.".

-----------------


Il giorno successivo, Guillermo si presentò all'ingresso del Pablov di Thortuga. L'atmosfera nel grande edificio era sempre agitata ma quel giorno vi era una strana calma nell'aria. 
Una giovane donna accolse rapidamente l'uomo:

"Buongiorno, come posso aiutarla?"
"Mi chiamo Guillermo Romario de Cespedes, sono l'autore dello Stella Rossa. Vorrei parlare con il Segretario Frencovich."

@Fr3nky94

 

Spoiler

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"E così il grande sovversivo è uscito allo scoperto...prego, si sieda... Signor Gonzalo, per favore, vorrei parlare in privato con il nostro ospite... e per il Bannatore dì a quelli della sicurezza che va tutto bene"

Il collaboratore si alzò, fece un cenno con la testa ed uscì.

"Torniamo a noi...Devo dirglielo, ho apprezzato molto il suo ultimo numero. Come sa il numero dei tesserati si è ridotto drasticamente nell'ultimo periodo, e devo ammetterlo, sono contenta di vedere che a qualcuno al di fuori dei palazzi qualcosa ancora importa.
Sapete, ho speso un intero mandato a cercare di mandare avanti la baracca da sola, e sa perché? Nessuno, e le dico nessuno, mi è sembrato all'altezza della situazione, tutti troppo vecchi, troppo molli. Solo ora cominciano ad uscire allo scoperto i veri talenti...e lei è uno di questi.

La voglio nel mio staff, come Sottosegretario agli Interni ed alla Propaganda."


 

Edited by Fr3nky94
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Guillermo si sentiva circondato e sconfitto: la proposta del Segretario suonava come un ricatto. Accettare la nomina agli Interni avrebbe significato sputare su tutti i valori portati avanti in questi anni, forse lo avrebbero pure costretto a far incarcerare i suoi compagni e amici, ma rifiutare lo avrebbe portato certamente ad un rapido processo sommario e inevitabilmente al carcere...o forse peggio.
Preferiva scomparire nell'anonimato ma con la consapevolezza di aver combattuto fino all'ultimo per i suoi valori o portare avanti una vita al potere ma funestata dai sensi di colpa e perennemente macchiata dall'ipocrisia?

La paura della morte stava per sovrastare l'orgoglio, era gia deciso ad accettare l'offerta e condannarsi ad una vita dettata dalla contraddizione, quando improvvisamente gli venne un'idea.
Forse vi era una via di fuga. 

"Signor Segretario, si ricorda quella adorabile macchina che era il Sottosegretariato alla Propaganda e Armonia Modernista?Mio nonno mi raccontava di come fossero curati e scritti bene i loro quotidiani ed è anche grazie a quei giornali che ho deciso di creare lo Stella Rossa..."

Era una palese bugia, ma il Segretario non poteva saperlo. Per decenni lo SPAM aveva portato la voce del Modernismo sul piano grazie ai suoi giornali e manifesti taglienti. Il suo lavoro era stato svolto così egregiamente che era riuscito ad ottenere persino il controllo della polizia, diventando così SIP e da quel momento nulla fu più come prima. Burocrazia oppressiva, arresti politici e censura diventarono all'ordine del giorno. Se doveva collaborare al governo, lo avrebbe fatto alla sua maniera. 
Era giunto il momento di distruggere questo binomio mortale e questo regime di terrore e riportare l'informazione al suo vecchio nobile impiego. La Verità.

"...io non sono molto bravo a destreggiarmi tra polizia, regolamenti e disegni di legge e non penso di essere adatto ad una posizione così prestigiosa e di responsabilità come il SIP ma come dice lei credo di avere un talento e sarebbe un peccato se andasse sprecato, per questo ho deciso di consegnarmi. Per questo le lancio una controproposta: che ne direbbe di un ritorno dello SPAM?".

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