Maròk

[GdR - Crisi di Spes] La Morte della Protettrice

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Ventesimo giorno di Venes, anno 3056 d.F.

Una donna anziana saliva lentamente delle scale di legno, avanzando e cercando con il piede tremante un punto di appoggio. Con la schiena curva e i grigi capelli ripiegati in modo austero, sembrava essere una scena quotidiana, gli ultimi anni di una vita oramai prossima alla sua fine. Ma ella non era una donna qualsiasi, era Aralia Leotred, prima protettrice di Spes fin dalla sua fondazione. Sulle sue spalle gravavano più di tremila anni di tradizioni, soldi e potere, strettamente intrecciati in un fardello insostenibile ai più. Dopo la morte del padre aveva condotto l’esercito in battaglia, sconfiggendo le forze dello zio Clemisio in una lotta politica che aveva stravolto il Protettorato e tutto il Piano di Karaldur, ma dai ruggenti anni della sua giovinezza era passato molto tempo.

Quel giorno sarebbe iniziato con un caldo tè, una tazza fumante prima di iniziare a leggere le decine di lettere giunte nella notte e riguardanti le più importanti questione interne alla sua nazione.
Un maggiordomo, nella livrea blu e bianca, le teneva una mano per non farla cadere. Un passo dopo l’altro le fece salire la rampa di scale per arrivare al secondo piano del Palazzo del Protettore, ad attenderla vi era un altro anziano, un vecchio amico da tempo distante.
“Daemon!” Aralia allontanò con un leggero movimento del bastone il maggiordomo e con una inconsueta agilità, percorse a passi veloci il corridoio. Le mani tremanti si protesero alla ricerca di un abbraccio, un gesto di affetto lontano dalla rigida etichetta che il suo ruolo le imponeva.
“Aralia, mia cara. Non immagini la mia gioia nell’essere qui oggi. Come cinquanta anni fa per quel ballo, anche oggi sei stupenda.” Per quando gli consentisse l’età, Lividain si inchinò per baciarle la mando, poi un intenso sguardo bastò per colmare i molti anni passati senza vedersi.

“E così lavori ancora, eh? Siamo fatti di una pasta dura noi! Altro che i giovani nati dopo il Morbo, siamo noi ad aver vissuto quel tragico periodo.” Entrambi si lasciarono andare a una breve risata, ricordando però le immani sofferenze che negli anni della piaga avevano angosciato le loro vite. “Zucchero?”
“Un cucchiaino, grazie. Ebbene sì, ancora lavoro, ma ne vado fiero: è così che mi mantengo così giovane.” Deamon fece una smorfia, tirando con le dita la pelle del viso per far scomparire le numerose rughe. “Anche tu ti dai da fare, non ti riposi un attimo. Ed è proprio di questo che ti vorrei parlare.” Il dottore si fece serio in volto, posando la sua tazza di tè e guardando negli occhi la amica. Aralia sorseggiò dalla sua tazza, rispondendo allo sguardo con sincera curiosità.
“Oh, questo tè è diverso dal sol… Daemon, che succede? Non mi dovrò preoccupare, vero?” Nonostante la leggera espressione di disgusto, continuò a bere e ad attendere spiegazioni.
“Aralia, Aralia! Il governo è un’arte complicata, un ballo pericoloso fra il compromesso e l’autorità. Fin dallo scontro contro Dragonia sai bene che sono nati dei gruppi avversi al tuo potere, queste voci si stanno intensificando. Non hai eredi, sei anziana, ti vedono debole e forze avverse si stanno preparando all’attacco.” Lividain inserì la mano nel taschino del panciotto, estraendone una lettera riportante lo stemma di Spes. “Penso tu debba leggerla.”
“Da sempre c’è chi prova a distruggermi. Per primo mio zio Clemisio, poi quel Morbo, ma io sono qui e qui res…” un colpo di tosse la interruppe “scusami, ma sai cosa voglio dire. Leggiamo quello che ti preoccupa tanto.” Allungò la mano per prendere la lettera, ma un nuovo colpo di tosse la fece sussultare violentemente.
“Oh…”
La tosse si intensificò, la tazza sfuggì dalla mano sinistra riversando il suo contenuto sul tappeto. Aralia divenne paonazza in volto, aprì la bocca per tentare di respirare. Le mani si muovevano con spasmi, poi si alzò velocemente e subito cadde a terra, contorcendosi con spasmi degli arti. Gli occhi spalancati, guardavano l’amico. Daemon si rese subito conto di ciò che stava succedendo, si alzò per chiedere aiuto urlando nel corridoio, iniziò poi a premere ritmicamente sul petto della Protettrice, che fra rantoli e lamenti continuava a dimenarsi, sempre più flebilmente.

 

La bandiera blu con croce bianca riposava a mezz’asta. Il Palazzo del Protettorato era pervaso dal silenzio. Il grande orologio di Spes suonò venti rintocchi lenti e cupi, l’intera popolazione volse gli occhi alla grande costruzione. Tutti sapevano il significato di quella triste melodia e i bambini, prima felici di sentire l’orologio suonare, vennero subito placati dagli occhi sorpresi dei loro genitori. Come da etichetta, su ognuno dei quattro quadranti venne steso un drappo nero e l’amaro sospetto divenne una certezza. Numerosi banditori presiedettero ogni piazza, ogni strada e ogni tempio.

"Alla popolazione di Spes,
la amata Protettrice Aralia Leotred è morta, finisce oggi il suo illuminato governo sulla nostra nazione. Sono proclamati dieci giorni di lutto, fra cinque giorni saranno celebrati i suoi funerali nella Chiesa Supernica dinnanzi all’Antico Portale. Una preziosa vita si è spenta, una luce guida ha reso oggi il nostro percorso più buio e incerto.
Abitanti di Spes, concittadini, siate forti."

3056 d.F.: muore la Protettrice Aralia Leotred, il suo protettorato verrà ricordato come uno dei più gloriosi dai giorni della Fondazione. 

Edited by Maròk
digreG, Gabryel1278, Brodsko and 1 other like this

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"Signore! Signore! Una grandiosa novità!"
"Cosa succede? Non vedi che sto lavorando?"
"La Protettrice! La notizia è appena giunta al telegrafo...quella vecchia strega è morta! Sembra che non ci sia un successore."
"Sai cosa significa questo, vero? Siamo un passo più vicini alla nostra libertà...vai a dare la notizia a Ramona...e digli che ci serve un discorso, presto l'Alveare si paleserà in maniera ufficiale alla popolazione"


Il giorno dopo, in una delle nuovissime cupole che costituiscono la base, una folla composta da quasi un migliaio di persone si accalcava intorno ad un palco.
Il corpo di guardia, ormai composto esclusivamente da abitanti della colonia, presidiava la manifestazione, con il compito di mantenere l'ordine e la sicurezza dei partecipanti.

Una donna, capelli corvini ed occhi pervinca salì sul palco, spegnendo il mormorare della folla.

"Concittadini! So che molti di voi si ricorderanno di me, ma ci tengo a presentarmi: il mio nome è Ramona Ferèn, figlia di quello che è il direttore di questo posto. "

A queste parole la massa si agitò irrequieta, ma Ramona non ci fece caso. Dopo una breve pausa ricominciò a parlare:

"Conosco la profondità e l'autenticità dei sentimenti che provate verso l'oppressore. Ho visto la sfiducia, la disillusione e l'apatia nei vostri occhi. E so che vi state chiedendo come io possa sapere queste cose.
La verità è che io sono una di voi: ho provato anche io quella sfiducia, quella disillusione e quell'apatia. Questi sentimenti hanno ammorbato alcuni degli anni migliori della mia vita.
Poi qualcosa in me è scattato. Un fuoco dentro al petto, un irrefrenabile voglia di rivalsa. Mi sono circondata di persone come voi, che condividono i miei e i vostri ideali. Abbiamo fondato la società segreta nota come 'L'Alveare' e ci siamo tirati su le maniche. In questi due anni trascorsi dalla prima espansione dell'avamposto abbiamo lavorato, anche per vie tortuose e molto pericolose, per mettere insieme, tassello dopo tassello, la possibilità di garantire a tutti noi la libertà che ognuno si merita!
Guardatevi...Viviamo qui da anni eppure il nostro cibo e la nostra acqua ci vengono fornite dal tiranno con il contagocce, e sempre con la mano pronta a chiudere i rubinetti, ad allontanarci da quella che ora è la nostra vita in questa città neonata."

Un brusio di approvazione si levò dalla folla. Ramona sorrise, prese un respiro e riprese il suo discorso.

"Eppure noi siamo qui, a resistere ed a lottare per i nostri diritti.
Stiamo per completare la costruzione del terzo ambiente agricolo controllato, per garantire la sussistenza autonoma della città. Da poco abbiamo avviato l'impianto di produzione energetica e quello di estrazione e condensazione dell'acqua. Abbiamo riempito i nostri  depositi, per garantire la nostra sopravvivenza in attesa dei primi raccolti.
Prima di rompere le nostre catene però dobbiamo costruire una società stabile e forte.
Nel prossimo futuro inizieranno i lavori per la stesura di un testo costituzionale, in modo da poter formare un governo che sia efficiente e solido. Alla fine di questa fase di transizione, L'Alveare si scioglierà, uscendo definitivamente dalle ombre e abbandonando la politica.
Abbiamo il DOVERE di essere liberi, e lo saremo.
Concludo con una gradita novità: La Protettrice è morta. Si è aperta una crepa sul muro della nostra prigione."

 

La folla esplose in un boato di consensi. Il popolo del Nether sarebbe stato libero dal giogo Spesiano.
 

Edited by Fr3nky94
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Ventesimo giorno di Venes, anno 3056 d.F.

La luna era sorta da poco, ancora offuscata dalla luce del crepuscolo, lontane le luci di Denrak cominciavano a gareggiare con gli ultimi raggi del sole oramai perso dietro l'orizzonte. Eremem Garul, in piedi sul balcone del suo studio privato, stava godendosi quella visione sfuggente e gangiante fumando con piacere un raffinato sigaro tortughese.

Era uno dei rari momenti in cui era riuscito a dare spazio ad uno di quei semplici piaceri della vita che tanto amava, lasciandosi alle spalle le responsabilità costanti e continue che la Presidenza della Confederazione imponeva. Fu allora che, da oltre le tende, udì secco il tocco ripetuto che proveniva dall'interno, lanciò un ultimo sguardo a quello spettacolo, si voltò rientrando e pazientemente disse: <Prego entrate.> La pesante porta a doppio battente, imbottita e rivestita di prezioso pellame, si aprì e il secondo segretario aggiunto fece un passo timido all'interno, fermandosi subito dopo aver chiuso l'anta. <Mi scusi> esordì compunto, <Ho un telegramma urgente per Sua Eccellenza, appena arrivato da Spes.> 

<Mi dica cosa dice, visto che è un telegramma urgente, l'avrà letto immagino!> Disse risoluto il Presidente, che mal sopportava la pedante ossequiosa lentezza che sembrava animare ogni respiro di quel giovane impacciato, arrossendo il timido funzionario riprese con voce imbarazzata: <Certamente, ehm .... la Protettrice Lady Aralia Leotred, è deceduta stamane, il Professor Lividian era presente ed ha inviato il telegramma.>

<La Protettrice morta.... questa è davvero una notizia!>  Esclamò Eremem Garul Digres.

Poi camminando assorto nei suoi pensieri prese un pesante faldone in cuoio dallo scaffale vicino alla sua scrivania, si sedette sull'ampia poltrona in pelle blu con ricami in oro, e dopo averlo appoggiato con cura sullo scrittoio, e cominciò a parlare spedito:

<Presto prenda appunti, primo: predisponga la convocazione per  domani mattina alle 7,30 per una riunione straordinaria urgente del Consiglio Federale Ristretto; secondo: provveda a inviare una lettera di condoglianze ufficiali al Protettorato ed alla cittadinanza di Spes; terzo: invii una richiesta urgente e riservata al Professor Lividain, richiedendo un rapporto completo sulle circostanze di questa dolorosa perdita; quarto: comunichi al cerimoniale di predisporre manifesti di partecipazione al lutto da affiggere in tutta la confederazione, mi raccomando il testo mi dovrà essere presentato per l'approvazione; quinto: sempre al cerimoniale comunichi di predisporre tutto l'occorrente per la partecipazione ai massimi livelli delle più alte cariche del CUS ai funerali della Protettrice; infine: faccia venire immediatamente la dottoressa Denigrien nel mio studio, ed avvisi la cucina di servire una cena per due qui nel mio studio, frugale e semplice mi raccomando.>

Guradò perplesso il secondo segretario aggiunto, che con il blocco per appunti nella mano sinistra, continuava a  scrivere con mano tremula, mentre alcune gocce di sudore gli imperlavano la fronte, scivolando lente lungo la curva delle bionde sopracciglia, <Ha scritto tutto?> chiese spazientito il Presidente, il giovane con un singulto rispose: <... sono a richiesta urgente e rivervata al Professor Lividain....> infine singhiozzò: <mi scusi>, poi abbassò gli occhi come in attesa della lama del boia.

Negli occhi di Eremem quasi esplose un fulmine, poi come d'incanto dopo un respiro, calmo rispose: <Mio caro secondo segretario, chi fa il suo lavoro dovrebbe avere la penna veloce, o almeno una memoria uditiva infallibile, dovrà lavorarci su, glielo consiglio.> Poi senza aspettare ripetè alla lettera ogni singola parola delle disposizioni appena impartite, come se leggesse un testo scritto, solo con voce più lenta,

@livid  @Miluna  @ScleroMale  @Maròk

 

 

 

Gabryel1278, M4kR0n, Maròk and 2 others like this

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La sede dell'ESPEDIL quel giorno era frenetica, la morte della protettrice aveva generato una montagna di documenti dovuti ai ripetuti scioperi indetti dai sindacati per permettere ai lavoratori di partecipare alle esequie.

Ma quello sciopero generalizzato covava sentimenti ben più profondi della tristezza, ormai eradicati nella mente delle cariche più alte dell'associazione: Dalla fondazione dei sindacati il loro potere era cresciuto ampiamente, avevano riscosso consensi ed erano riusciti a migliorare la qualità di vita degli operai ma tutto questo non bastava.

Ormai il governo di aralia veniva considerata come una dittatura: Poche persone che controllavano la massa, impedendogli di esprimere liberamente la loro opinione politica, un governo insediadosi con la forza e non con i voti.

Il sentimento, ormai stagnato nell'intero ESPEDIL, alla morte della protettrice si era trasformato in un moto di azione che, in quel momento avrebbe potuto ribaltare il governo permettendo al popolo i diritti che richiedevano.

<<Finalmente quella dannata tiranna ha tirato le cuoia... E ora siamo in una situazione di totale instabilità politica: Il momento perfetto per un colpo di mano>> disse quindi Tràin Kerisùg rivolto all'assemblea dei membri dell'ESPEDIL <<Compagni! Compagne! E' arrivato finalmente il momento di prenderci ciò che ci spetta per dare alla popolazione il governo che merita!>> continuò quindi alzando i toni, ottenendo via via sempre più ovazioni <<Presto Spes sarà del popolo!>>

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La signorina Majian, così amava farsi chiamare, si svegliava ogni giorno alle sei in punto. Una fidata governante la destava dal sonno aprendo lentamente le finestre e porgendole poi un vassoio con una tazza di latte caldo e dei biscotti al cioccolato, unico vizio alimentare della giornata. Dopo esattamente un’ora doveva trovarsi alla sede dell’ESPEDI, firmare documenti, approvare richieste e negare finanziamenti. Nel fine settimana si concedeva un po’ di riposo al circolo, ma quella volta la attendeva un delicato comizio.

“…certo, certo. Mia cara, non devi temere, lascia fare a me. Il consiglio direttivo mi deve dei favori, non faranno storie quando gli presenterò il tuo caso. La scorsa settimana hanno deciso di dare diecimila zenar a quel teppista dell’azienda di zucche, pura follia. Ora devo andare, ci vediamo!” L’anziana signora si congedò così dalla collega incontrata al Circolo Onorevoli Spesiani, un club riservato ai più ricchi e famosi personaggi del protettorato. Si diresse verso uno dei maggiordomi, guardò verso il palco che era stato preparato e l’uomo, come risposta, fece un leggero cenno del capo.

Majian salì lentamente le scale di legno, si sistemò la spilla del Circolo e si avvicinò al leggio, mentre tutti gli ospiti si sedevano.
“Membri del COS, cari amici! Essere la vostra direttrice onoraria mi riempie ogni giorno di grande felicità e gioia, molti di voi sono miei colleghi anche all’ESPEDI e insieme cerchiamo di migliorare questa nostra grande nazione. Come abbiamo appreso ieri, la amata Protettrice Aralia Leotred è venuta a mancare.” Face una pausa, guardando con occhi tristi la sua platea. Molti annuirono, scambiandosi vicendevolmente espressioni malinconiche.
“Cosa accadrà ora? La grande Aralia ha sempre anteposto l’amore per la sua città alla famiglia, per la seconda volta dalla sua fondazione Spes è senza un capo, un erede della famiglia al governo. Cosa possiamo fare? La risposta, amici miei, è la svolta oligarchica. Chi meglio di un Senato ristretto può comprendere la pluralità di genti che popola il Protettorato? Chi meglio di noi comprende la difficile economia del Piano, carica di embarghi, tasse, dazi e indecifrabili giochi di potere? Invito qui con me Kalòs Feleku, segretario del Concilio della Protettrice a attuale reggente della nazione.” Fece un passo indietro, lasciando libero il posto davanti al leggio. Un applauso accolse l’uomo, che con il braccio richiamò al silenzio.
“Grazie Majian, grazie delle tue profonde parole.  Ciò che è stato appena detto è vero, il Concilio è stato quasi unanime nel mostrare l’intenzione di prendere il controllo prima che sia troppo tardi, è l’unico modo per salvare Spes. Con il supporto dell’ESPEDI potremo compiere grandi cose, avviare la ricrescita economica della nazione e costruire un futuro radioso per le prossime generazioni. Qui lo affermo con decisione: a Spes serve un sano governo Oligarchico!
I primi passi saranno duri, dovremo sedare i bollenti spiriti degli indipendentisti Netheriani e placare l’ESPEDIL, da fonti interne ho saputo che stanno progettando un vero colpo di stato. Non possiamo permettere che il potere venga volgarmente spartito con le classi meno istruite, fra gli ignoranti marinai e i minatori. Ogni classe ha una sua funzione, la nostra è quella di guide, abbiamo l’onere di reggere sulle nostre spalle l’impegno e la fatica del governo. ”

Nei giorni successivi molti manifesti ricoprirono i muri dei quartieri più benestanti, invitando la popolazione a sospettare dell’ESPEDIL e del Nether doppiogiochista. Lentamente, tutte le fazioni in gioco stavano mostrando le loro intenzioni…

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Il 4/13/2018 at 13:19, livid dice:

<<Finalmente quella dannata tiranna ha tirato le cuoia... E ora siamo in una situazione di totale instabilità politica: Il momento perfetto per un colpo di mano>> disse quindi Tràin Kerisùg rivolto all'assemblea dei membri dell'ESPEDIL <<Compagni! Compagne! E' arrivato finalmente il momento di prenderci ciò che ci spetta per dare alla popolazione il governo che merita!>> continuò quindi alzando i toni, ottenendo via via sempre più ovazioni <<Presto Spes sarà del popolo!>>

 

23 minuti fa, Maròk dice:

Qui lo affermo con decisione: a Spes serve un sano governo Oligarchico!
I primi passi saranno duri, dovremo sedare i bollenti spiriti degli indipendentisti Netheriani e placare l’ESPEDIL, da fonti interne ho saputo che stanno progettando un vero colpo di stato. Non possiamo permettere che il potere venga volgarmente spartito con le classi meno istruite, fra gli ignoranti marinai e i minatori. Ogni classe ha una sua funzione, la nostra è quella di guide, abbiamo l’onere di reggere sulle nostre spalle l’impegno e la fatica del governo. ”

Spoiler

Offro un semplice suggerimento diplomatico
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Gabryel1278, jeb_, Miluna and 2 others like this

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