AleCorna

[D&D 5e] Nascita di una Leggenda - Resoconti

12 risposte in questa discussione

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Personaggi:

  • Jetwin: Erak Drengot (Elfo Monaco)
    Erak nacque  in una notte di luna piena in un   antica foresta a nord dell’impero da una modesta famiglia di commerciati, la sua infanzia la trascorse in un villaggio fondato ai piedi di una valle e celato da antichi alberi di quercia, la famiglia di erak usava il fiume non troppo distante dal villaggio per trasportare le proprie merci con la loro imbarcazione nelle città limitrofe. Passa qualche decennio ad aiutare la famiglia con gli affari facendo manutenzione alla nave e facendo da navigatore a bordo, ma più che aiutare riusciva sempre a mettersi nei guai, Erak sin da piccolo era stato un ragazzo  molto curioso e si intrufolava spesso dove non doveva o a volte rubava le merci che il padre commerciava per studiarle meglio. In un giorno come gli altri Erak era intento a scappare dalla furia del padre per avergli rovinato un affare importante rompendo un antico artefatto che stava per vendere, sapeva che questa volta l’aveva fatta grossa e decise di nascondersi nella soffitta di casa finché il padre non si sarebbe calmato.Erak annoiato comincio a mettere a soqquadro la soffitta per cercare qualcosa per passare il tempo finché non trovo un antico baule, appena il ragazzo lo vidde gli si illuminarono gli occhi non aveva mai visto nulla di simile l’antico baule era stato costruito con estrema maestria, era stato ricavato da un unico grande blocco di legno tutto intagliato con decorazioni che potevano ricordare la chioma di un albero e sul coperchio era stato intagliato un grande sole. Erak conosceva quel logo era lo stemma di famiglia, la curiosità del ragazzo arrivo alle stelle e decise di provare a scassinare il grande lucchetto che chiudeva il baule. Dopo varie ore di tentativi falliti riuscì ad aprire l’antico forziere, al suo interno erano stati riposti alcuni libri varie lettere un ciondolo e varie cose minori,il ragazzo esamino il tutto e dopo aver sfogliato per un po' i libri riuscì ad intuire che si trattava della storia della vita del suo trisavolo Volmark Drengot che aveva aiutato ad estirpare la minaccia vampirica nel continente. Il ragazzo se fu ammaliato e decise di portarli con se. Quando scese dalla soffitta il padre infuriato e stanco di tutte le sue malefatte decise di affidarlo ad un monastero immerso nella parte più profonda della foresta  sperando che sotto la guida saggia dei monaci il ragazzo riuscisse a maturare. Gli anni passarono e con essi il ragazzo divenne più maturo e più forte ma col tempo la sua ammirazione per il tuo trisavolo crescente a dismisura dopo aver letto tutta la sua storia comincio a fare ricerche su ricerche sul suo passato. Finché non decise di seguire le orme del suo avo facendo richiesta per la guardia cittadina dove magari le sue competenze nautiche e la sua maestria nelle arti marziali avrebbero potuto salvare vite, ma cosa più importante come obiettivo principale aveva quello di riaffermare la supremazia degli elfi e dimostrare che non erano inferiori a nessuno

     
  • Argon: Xenon Obscurius (Nano Guerriero)

    INTRODUZIONE ALLA FAMIGLIA OBSCURIUS
    Xenon nacque l’undici di didiano, il mese del fato sotto la costellazione Gemme, era il terzogenito e ultimo figlio di Deus Obscurius e di Kelia Vanius; era particolarmente in carne e di un rosaceo più marcato rispetto a quello dei nascituri di quel periodo.
    Egli era ben voluto pure dai suoi fratelli, Furis il maggiore e Thundis il secondogenito.
    Il piccolo Xenon si interessava molto alle armi presenti in casa e molto meno alle belle arti che la madre cercava di insegnargli, cosa che divertiva molto Kelia in quanto da giovane anche lei le ripudiava e preferiva dedicarsi al combattimento con grande dispiacere di sua madre. Era sempre indaffarato a costruire armi giocattolo che, se andava bene, si rompevano prima di causare danni. Xenon nutriva un’ammirazione sconfinata per il padre  dovuta anche alle storie che da piccolo gli raccontava delle battaglie combattute contro creature, litigi per il potere interno a Ironstahl e  battaglie al fianco dell’esercito ideriano. L’esercito ideriano era per il padre una seconda casa  e i cavalieri di vilista erano  come fratelli, soprattutto l’attuale capo dell’ordine; tutto ciò traspariva dai suoi racconti. A Deus premeva che il figlioletto si dedicasse oltre allo studio delle arti militari, anche alle arti utili per un nano (la lavorazione delle pietre dure, dei metalli e della pietra, all’ingegneria, ecc). Deus coinvolgeva i suoi figli, da quando li riteneva pronti, nelle battute di caccia nelle foreste circostanti alla città, Furis essendo il più grande fu anche il primo a parteciparvi. Questo lo portava a vantarsi delle sue gesta facendosi “grosso” agli occhi del fratellino, a fargli impugnare la sua bipenne, scoccare le frecce, a usare lo scudo, ecc. Furis nonostante si vantasse non dimenticava mai di elogiare la figura del padre agli occhi di Xenon. 

    PUGNALE DELLA FAMIGLIA OBSCURIUS
    La famiglia Obscurius deve il nome ai materiali neri (ossidiana, tormalina, ecc) estratti dalle loro miniere.
    Questi sono usati per la realizzazione di gioielli, decorazioni ed armi, la più importante è il pugnale a doppia lama che ogni membro della famiglia porta con sé e su cui sono incise le iniziali del possessore, scritte in rune naniche.
    Il pugnale presenta parti in argento sul pomo, sullo spaziatore e sull’elsa; il manico è fatto con pelle concia di lucertola sotterranea per offrire una migliore presa; le lame presentano delle rientranze che aumentano il danno. La prima lama, la più grande, è fatta di mithril argentato e vicino alla sua base sono presenti le iniziali. La seconda lama, la più piccola è composta da un anima in acciaio temprato ricoperta da ossidiana, tale lama ha una maggiore penetrazione ma è anche più fragile. Il pugnale non ha incantamenti, ma ha lo scopo di ricordare l’onore, la forza della famiglia e spronare il possessore. Tale arma, di solito, è usata per i giuramenti di sangue e molto meno per i combattimenti. La tradizione vuole che alla morte del possessore essa sia seppellita con lui e  deve essere l’unica arma che giace nel feretro del morto. Qualora la lama in ossidiana si rompa, questo non comporta grandi problemi per la riparazione, essendo tutti i membri della famiglia dotati di lame di ricambio (di solito almeno 5) e della capacità di sostituirla. La rottura della lama , al di fuori del combattimento, è segno di sventura per il possessore o per una persona a lui legata. Una volta, durante un giuramento di sangue per un alleanza militare con la famiglia Trally, la lama si ruppe; quest’ultimi dopo solo un mese tradirono l’alleanza con gli Obscurius uccidendo gli altri alleati nelle retrovie. Quella lama infranta fu conservata fino al momento in cui tutta la famiglia Trally non fu sterminata e tale lama lasciata sul corpo senza vita del loro capofamiglia.  

    DEUS OBSCURIUS
    Deus Obscurius era un giovane alto e ben piazzato, ben un metro e cinquanta fin dall’età di 50 anni, i suoi capelli naturali erano di un rosso-bronzeo, aveva le spalle molto larghe e robuste su cui si divertiva a trasportare i suoi amici per da sfoggio di equilibrio e forza (al disopra della media pure per un nano). I sui interessi erano principalmente l’addestramento di animali e l’arte militare. Il suo sopranome era “l’ariete indomabile”, da giovane si tingeva i capelli di nero come da usanza della famiglia; la tinta si teneva fino al giorno del fidanzamento ufficiale con la futura moglie (oggigiorno tale tradizione è caduta in disuso soprattutto tra i giovani nani). Deus si meritò tale sopranome per la sua forza nei combattimenti e le decorazioni sullo scudo, sul martello e sull’armatura raffiguranti un ariete dorato. In giovane età, i suoi combattimenti più celebri furonoal fianco dell’ esercito dell’impero Ideriano e più precisamente con i cavalieri di Vilistra. Il padre non approvò tale comportamento temendo per l’equilibrio polito di Ironstahl. Infatti, quest’ultima dipendeva dagli stati limitrofi per le derrate alimentari; un nano che combatteva al fianco di uno schieramento poteva scontentare gli altri. Deus, in seguito, rafforzò ancora di più i legami con i Roccacciaio sgominando il furto di una partita imponente di armi destinata ai nobili e ai cavalieri dell’impero di Vilistra (di cui conosceva bene alcuni figli che avevano combattuto con lui gli anni prima) e con i Pietradura salvando la vita al figlio del capo clan da una frana usando il suo scudo e la sua forza per proteggerlo. Deus crescendo imparò dal padre Togacin l’arte della strategia, della diplomazia e dell’amministrazione economica delle miniere, rivelando un talento naturale per quest’ultima. Inoltre, affinò con gli scontri pure la sua abilità militare; combatté pure nelle guerre interne di Ironstahl per il potere ma non per prenderlo ma per difendere la posizione della sua famiglie e di quelle alleate a lui. Quando Deus succedette al padre, che diventò suo consigliere, le miniere di tormalina, ematite, granato nero e soprattutto di ossidiana furono ammodernate con le tecniche di estrazione che Deus aveva appreso nei suoi viaggi per tutta Vilistria, portando ad un aumento dei minerali estratti, con grande orgoglio del padre. L’armatura che Deus portava era un modello da montagna modificata per essere ancora più resistente e decorata alle ginocchia con teste d’ariete dorate con cui assestava colpi devastanti; altri rinforzi erano presenti sugli avambracci e all’altezza del collo, aveva poi una cintura curativa, anch’essa con il simbolo dell’ariete. Le armi che Deus prediligeva erano i martelli da guerra, famoso era quello raffigurante sulle due facce le teste d’ariete dorate. Gli incantesimi di tale martello, a detta di molti, trascendevano il reale, ma Deus mai lo confermò.

    KELIA VANIUS
    Kelia Vanius aveva dei capelli ricci di color rosso con riflessi biondi, era alta un metro e trentacinque cm; adorava il combattimento con l’ascia,lo studio dei testi  nanici, delle arti di lavorazioni dei vari materiali e l’ingegneria. Da giovane Kelia era una nana tanto bella quanto agguerrita. A differenza della madre Kelia da piccola prediligeva apprendere l’arte del combattimento, in particolare l’uso dell’ascia, e snobbava le altre attività che avrebbe apprezzato in seguito. La sua arma era un’ascia barbuta lunga quanto lei, fatta di mithril con il manico di frassino rosso, e il piatto ella lama decorato con motivi nanici. Crescendo rifiutò molti spasimanti definendoli poco fieri o troppo deboli per essere del popolo nanico. Quando conobbe Deus in una battuta di caccia i due si innamorarono, per lei era tanto possente quanto premuroso. Fu allora che la madre la convinse a dedicarsi pure alle altre arti per essere una buona moglie. Lei le studio all’inizio spinta dal voler essere una buona moglie poi per passione. Il matrimonio era ben visto sia dai Vanius, che erano in ottimi rapporti con i Marmoforte e i Cuordipietra, che dagli Obscurius in ottimi rapporti con i Roccacciaio e i Pietradura. Questo avrebbe portato sia un rafforzamento che un maggiore appoggio politico per entrambe le famiglie. Ma per loro due la cosa importante era stare insieme.

    FURIS OBSCURIUS
    Furis aveva 75 anni ed era il primogenito  di Deus Obscurius, era molto attaccato alle tradizioni, per questo anche lui si tingeva i capelli di nero. Era robusto come il padre, ma a differenza di quest’ultimo prediligeva combattere con la sua ascia bipenne e i suoi guanti corazzati. Lo scontro più sanguinoso a cui partecipò fu in  una gola in mezzo alle montagne dove lui , il primogenito della famiglia Roccacciaio e un drappello di 15 nani guerrieri subirono un’imboscata da dei banditi. Il drappello di guardie, prima di soccombere, ne abbatterono circa la metà. Furis e il compagno, ferito a un braccio, si trovarono circondati; a quel punto stringendo il pugnale di famiglia, Furis giurò di difendere il compagno a qualunque costo. Impugnando la sua bipenne si avventò sui banditi tagliandoli di netto nonostante tutti i colpi che incassava. Dopo il combattimento era rimasto lui su una pila di cadaveri, guadagnandosi il soprannome di “ Furis il determinato”. Fu colpito numerose volte ma solo il colpo di una lama all’addome richiese le cure del nonno noto guaritore. Tale ferita gli era stata inferta con un bladed fist di ottima fattura, sicuramente rubato a qualche mercante. Furis prese l’arma per studiarla e riprodurla. Nonostante la gloria che ottenne per questo combattimento Furis non la considerò mai una vera vittoria data la morte dei suoi compagni.

    THUNDIS OBSCURIUS
    Thundis aveva 65 anni ed era il secondogenito, adorava i sigari ed il combattimento a media e lunga distanza, ma se costretto al corpo a corpo usava con maestria un’ascia barbuta simile a quella di Kelia. Era portato molto all’ingegneria e tutti dicevano che fra i tre figli era il più simile a Kelia, i suoi capelli erano identici a quelli del nonno materno, biondi con delle sfumature rossastre. Un altro talento di Thundis, ereditato dal padre, era l’animal hending. Infatti, riuscì a curare e addestrare un cucciolo di tasso che diventerà un suo compagno fedele, a cui dette il nome Screcci. Osservando la forma dei suoi artigli ebbe l’idea di modificare Danny, la sua balestra, con una baionetta per renderla più versatile. Thundis era caratterizzato anche dai suoi occhiali da metallurgia da cui non si separava mai e li usava per proteggersi durante le sue attività. Si fece conoscere tra i nani e gli ingegneri di Vilistra per le sue ricerche sulle nuove tecnologie che stavano nascendo in tutto il continente. La realizzazione, di cui andava più orgoglioso, era un’armatura da cui uscivano due raccordi collegati ad un’arma posizionata sull’avambraccio. La usò poche volte ma una è passata alla storia come il “tuono termico”; era nel bosco a provarla e fu attaccato da un branco di lupi, uno gli morse l’avambraccio danneggiando la turbina di raffreddamento. Thundis sparò ugualmente e ne scaturì un lampo che incenerì 1km quadrato di bosco, avvolgendolo in una coltre di vapore. 

    XENON OBSCURIUS
    Xenon Obscurius aveva 50 anni, era alto 1,50 metri, i suoi capelli avevano un colore rosso, anche se da quando aveva cominciato a ricalcare le orme del padre e di suo fratello Furis, li tingeva di nero. Per lui erano molto importanti i legami familiari e sosteneva che se due persone combattevano fianco a fianco proteggendosi a vicenda, il legame che ne derivava, era simile a quello fra fratelli. Questo legame però si instaurava dopo molte battaglie essendo diffidente come la maggior parte dei nani. Xenon sosteneva che per quanto un oggetto costasse era pur sempre un oggetto e non era paragonabile ad un legame di amicizia e fiducia. Tale ragionamento non valeva per i regali del padre che per Xenon avevano un valore speciale. In primis il pugnale di famiglia, che Deus gli diede, rappresentava l’appartenenza alla famiglia e il riconoscimento della maturità di Xenon come nano. Xenon dalla madre aveva appreso le arti classiche e i proverbi popolari, che abbinati al suo umorismo potevano essere un’accoppiata che stordiva non poca gente. Lui era anche molto orgoglioso, e si scaldava facilmente se qualcuno mancava di rispetto alla sua famiglia. In più era molto scrupoloso nel valutare le persone e non abbassava mai la guardia con una persona se non si fidava cecamente di lei. Adorava la sua pipa e ci cedeva almeno una volta al giorno, di solito nei caldi pomeriggi mentre sonnecchiava. Iniziò a fumare la pipa quando conobbe Gandelf, un potente mago e caro amico del padre, la sua erba preferita era il muschio pipa che , a suo dire, gli dava pure un buon alito. Xenon da piccolo seguiva sempre il padre e i suoi fratelli, infatti cercava di farsi vedere capace ai loro occhi. Una volta il padre voleva forgiare una spada per le prime battute di caccia di Furis, il piccolo Xenon volle a tutti i costi aiutarlo ritenendosi capace, in quanto, oltre ad aver visto i fabbri della sua città farlo, gli era stato spiegato pure dalla madre. Il padre lo prese per le spalle e lo poggio su un pancale vicino alla forgia, gli passò un martello più piccolo e insieme si misero a battere e temprare l’acciaio per la futura spada. I due facevano pure lunghe passeggiate e Deus lo portava in spalla raccontandogli storie incredibili; solo dopo Xenon scoprì che quelle storie erano le imprese di suo padre da giovane. Furis teneva d’occhio Thundis, che da giovane era molto “vivace”,e Xenon coinvolto dal fratello nelle sue bravate. Una volta Thundis, per dimostrare al fratellino quanto era bravo con le armi da lancio, gli mise una mela in testa dicendogli di non muoversi, Furis, che stava passando di li, vide la scena e corse verso i due per fermarli. Thundis si offese sostenendo che Furis non aveva fiducia in lui e appena Furis si addormentò, gli mise una mela in testa e invitò il fratellino a incoccare una freccia tranquillizzandolo perché lui gli era vicino. Deus entrò nella stanza, e quando vide la scena, urlò contro i figli, questo fece sobbalzare Xenon che lasciò andare la freccia che si conficco di lato alla testa di Furis. Svegliatosi anche lui per l’urlo e realizzato cosa era successo iniziò una  rissa con i fratelli, al ché Deus scoppiò a ridere. Kelia richiamata dal trambusto iniziò a colpire tutti e quattro: i figli per la rissa e Deus perché se la stava ridendo invece di fermarli. Xenon era andato nella foresta per allenarsi con un bladed fist datogli dai fratelli. Quest’arma era frutto del miglioramento di un modello che Furis aveva trovato dopo uno scontro. Mentre si allenava gli arrivò alle spalle una freccia che schivò per un pelo. Giratosi vide che era circondato da dei ceffi. Iniziò lo scontro e ad un tratto comparve un umano che iniziò a combattere al suo fianco. I due si trovarono spalle al muro contro una parete rocciosa, pensavano di essere spacciati. Un aggressore con la mazza chiodata cercò di colpire Xenon che schivò la mazzata, il colpo frantumò la roccia rivelando una grotta in cui i due caddero. I due banditi li seguirono, nella caduta, il bastone con cui l’umano combatteva si ruppe lasciandolo disarmato. Guardandosi intorno Xenon vide un’ascia barbuta conficcata nella pietra, si girò verso l’umano, e lanciandogli il guanto,  si diresse verso l’ascia, la impugnò e l’estrasse. Appena la sollevò al cielo fu avvolto da una luce e la sua sentenza a morte fu emessa ! Un enorme onda d’urto colpi tutti i presenti; l’umano, che era il più vicino, fu scaraventato su una parete e svenne; a quel punto i banditi caricarono ma le abilità e la tecnica di combattimento di Xenon non erano più le stesse, erano aumentate vertiginosamente. “Avevo finalmente un corpo ma non come volevo, non ne avevo il controllo salvo che il ragazzo me lo lasciasse o la mia volontà scavalcasse la sua.” Xenon, dubbioso sull’accaduto, vide i suoi nemici a terra e andò a soccorrere l’umano che lo aveva aiutato. Preparò un bivacco e quando l’umano si riprese i due cominciarono a parlare facendo amicizia. Si chiamava Aoyagi  ed era un ragazzo che dopo la morte dei suoi genitori per mano dei banditi fu cresciuto dagli elfi della foresta. Xenon tornato a casa raccontò l’accaduto alla famiglia, omettendo i particolari legati all’ascia. Kelia e i fratelli non sospettarono niente riguardo all’arma trovata, anzi, Furis si congratulò per come se l’era cavata contro cosi tanti nemici. Deus, con la scusa che Xenon doveva riposare, fece uscire tutti e rimase da solo con il figlio; apri  un vano segreto di lato al camino e ne estrasse un guanto che indossò, questo aveva sul dorso tre rune: G…D…R.  Aggrottò la fronte e disse: << chi sei e cosa ne hai fatto dell’anima di mio figlio ? >> Xenon accennò un sorriso che faceva trasparire disagio e disse: << padre ma cosa dici non sarò al massimo della forma però non sono messo così male>>. Deus con uno scatto prese la fronte il figlio usando la mano col guanto e recitò un mantra (a me sconosciuto a quel tempo), fece un sospiro ed esclamò <<per fortuna la possessione non è andata a buon fine e tu sei ancora Xenon>>. Gli spiegò che dentro all’ascia c’era uno spirito che era entrato nel suo corpo e col tempo la sua anima sarebbe stata divorata, uccidendolo. Quel giorno appresi pure io, Argon Obscurius, che se  possedevo un corpo avrei divorato l’anima del precedente possessore, sentii crescere una rabbia inaudita nel mio spirito ed usando la voce di Xenon urlai verso Deus dandogli del bugiardo. Deus, accertatosi  che Xenon aveva ripreso il controllo, disse con voce forte, ma che lasciava trasparire dell’irrequietezza, che lo avrebbe mandato nella capitale dell’impero dai cavalieri di Vilistra. A capo di quest’ordine c’era un suo vecchio amico che avrebbe valutato la gravità della situazione e un possibile rimedio. Deus impose al figlio il silenzio sull'accaduto e soprattutto sulle cose che gli avrebbe insegnato in seguito; silenzio da tenere pure con i fratelli e la madre. Nei giorni seguenti Deus spiegò tutte le caratteristiche delle armi che contengano anime e le conseguenze sul corpo e sullo spirito dell’utilizzatore. 

  • Dany: Aoyagi Keigo (Umano Druido)
    Tramite il seguente link è possibile scaricare il background del personaggio:
    https://mega.nz/#!FlhXzIAT!bpXean-6LGhodP4kBf1WHsiPFeOWK0J9tnwJR-FiapA
     
  • MasterG26: Erik (Nano Chierico)
    Molti nani vanno orgogliosi della loro cultura e tradizioni, ne sono molto orgogliosi e vanno a vantarsene in tutto il mondo, ma non è il caso di Erik. Egli fu trovato davanti le porte di un santuario di Camisio nella grande capitale, in una culla ornata di decorazioni naniche e con inciso il nome "Erik". I sacerdoti non sapevano come fosse arrivato lì, ma lo accolsero e lo crebbero come se fosse stato un loro confratello. Erik crebbe come un umano e divenne un sacerdote. Non aveva idea delle sue origini, fino a quando, raggiunta ormai la una certa età, si era reso conto dell'enorme differenza tra lui e i suoi confratelli. Gli altri sacerdoti allora gli rilevarono le sue origini, che suscitarono in lui prima un grande senso di rabbia per essere rimasto all’oscuro di questo per tutto questo tempo, che in seguito si trasformò in senso di obbligo morale per scoprire la verità sul suo conto. Erick decise di lasciare il convento e di esplorare il mondo alla ricerca dei suoi veri genitori. Allora entrò nell'equipaggio di una nave mercantile come sacerdote di bordo. Dopo 10 anni passati in mare, Erik si rese conto che le risposte che cercava erano molto più ardue da trovare di quello che pensava ma al tempo stesso egli si rese conto di un’altra cosa, che stando in mare non avrebbe portato alcun contributo alla società che lo ha accolto. Egli decise di abbandonare la nave e si unì alla guardia cittadina, per cercare di difendere i più deboli, ma al tempo stesso lui sperava di scoprire qualcosa sulle sue origini.

 

Modificato da AleCorna

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-MasterG26: Erik

Resoconto Prima Sessione:

Il gruppo facente parte della "Legio I Invicta" arriva ad Elesia, capitale dell`Imperio Ideriano. Appena arrivati in città vanno direttamente al Bastione della Guardia dove, devono incontrare Bedio Tadio Veso, generale dell`armata dell`Esercito Ideriano in stanza ad Elesia e Marco Fresio Medonio, comandante della guarnigione di Elesia. Il primo che incontrano è il Generale Veso, il quale si trova nel cortile del Bastione intento in una esercitazione con i suoi sottoposti, dopo averlo incontrato si dirigono insieme a lui verso le stanze del Comandate Medonio. Lì il Comandante Medonio ed il Generale Veso spiegano al gruppo che dal giorno seguente inizieranno i festeggiamenti della vittoria che dureranno una settimana; durante questi festeggiamenti si ricorda la vittoria dell`Impero Ideriano sul Regno di Valor e con la conseguente annessione della regione della Dirivia. Il secondo giorno di festeggiamenti l`Imperatore Andrano I incontrerà al Castello Albionte il sovrano del Regno di Valor per firmare un trattato, nel quale l`Impero Ideriano ed il regno di Valor si impegnano a ridurre i soldati al confine ed ad una collaborazione di tipo commerciale. Però questo incontro potrebbe fallire causa una possibile cospirazione in atto attuata da un gruppo nazionalista della Dirivia chiamato Antàrtes, così il gruppo viene mandato da un certo Livio Clementis, il quale abita nel quartiere popolare dell`isola di Aldera, una delle tante isole di Elesia. Appena arrivati a casa di Livio il gruppo non capisce bene se quest`uomo è dalla loro parte, però con un po' di insistenza riescono ad ottenere tutte le informazioni necessarie, cioè scoprono, che uno dei membri degli Antàrtes si chiama Editio Ilio famoso giocatore di dadi, un tempo molto amico di Livio essendo stato suo allievo  e secondo solo a lui nel gioco dei dadi, inoltre scoprono che Editio va ogni sera a giocare a dadi nella locanda Crepuscolo del Beone. Così dopo essersi cambiato per non destare sospetti il gruppo si dirige verso il Crepuscolo del Beone, lì dopo aver parlato di birra nanica con il barista riescono a capire dove è seduto Edio e tramite uno stratagemma riescono a sfidarsi in una partita a dadi con Editio.

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Resoconto seconda sessione:

il gruppo di giovani eroi dopo aver sfidato a dadi Editio, ma senza successo, riescono a seguirlo in un vecchio capannone che pare essere la sede di incontro di una setta, dopo una breve analisi della situazione Erek riesce ad arrampicarsi sul tetto e a spiare tutta la cerimonia.Dopo un po di tempo Erak riese ad intuire che il tanto decantato attentato si farà,sul palco insieme ad Editio sale anche un alta figura,che ad occhio sembra il capo, a fine cerimonia Erak si lancia dal tetto e dopo essersi riunito al gruppo decidono di pedinare il capo della setta, ma dopo qualche ora vengono scoperti e con un abile gioco di parole riescono a non farsi scoprire e ad estrapolare informazioni dal losco individuo.Dopo essere tornati dal comandante e dopo avergli riferito tutto vengono assegnati alla difesa del forte 

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Resoconto terza sessione:

Il gruppo di compagni collocò le guarnigioni sull'isola dove si terrà la festa il giorno dopo, dopo di che si diressero al Castello Albionte dove vengono a saper dello sbarco nella notte  di con 5 intrusi.

La barca è stata avvistata solo di giorno, per questo è probabile che trai cospiratori ci sia un mago che sappia usare incantesimi di invisibilità.

Il gruppo va a fare rapporto al generale Palvius e a chiedergli 5 maghi per trovare le tracce di magia degli intrusi. Arrivati li il generale dimostra grande scortesia nei confronti dei bellissimi nani  del gruppo e dell’elfo.

Acconsente però a dare 5 dei 6 maghi, in quanto il sesto è lui stesso e deve controllare le stanze dell’imperatore.

Ritornati nella foresta vicino al Castello Albionte il gruppo cercò le traccie magiche lasciate dai cospiratori, dopo qualche ora ne trovarono 3 dei 5.

Ne scaturì una battaglia, dopo poco soggiunsero pure gli altri 2 cospiratori ma il gruppo li respinse annientando il percolo che essi rappresentavano per il giorno seguente.

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-MasterG26: Erik

Resoconto quarta sessione:

Eliminati gli individui sospetti, il gruppo interroga il mago, ma senza ottenere nulla. Fattasi ormai l’alba decidono di sbatterlo in prigione e di dividersi. Xenon e Erak vanno in prigione a controllare i sospetti. Mentre Erik e Aoyagi vanno ad assistere al discorso dell’imperatore. Nelle prigioni sono stati rinchiusi due nani camuffati da umani e un bambino che sperava di intrufolarsi per trovare del cibo. Delle guardie portano in cella un altro individuo armato di coltello che affermava di volere uccidere l’imperatore, esso era un ex membro del gruppo dei congiuratori ma non sapeva nulla del piano e voleva provare per conto suo ad uccidere l’imperatore. Nel frattempo il discorso dell’imperatore che procede tranquillo senza impedimenti, ma Erik sospetta nel governatore della Edia che gli ricorda il losco individuo incontrato qualche sera prima. L’imperatore si muove nella grande sala per firmare il trattato e dopo il discorso dell’imperatore alcuni uomini si alzano e sbattono le mani urlando contro l’imperatore. In lontananza si sente un susseguirsi di 10 esplosioni e successivamente dalla folla si alza un uomo con una bomba in mano che viene riconosciuto come Editio. Non appena l’uomo si alza, l’imperatore della Edia corre per andare a ripararsi dietro al trono mentre Xenon si fionda per fermarlo inutilmente e Erak con un dardo ben centrato fa cadere la bomba. Evidio cerca di recuperarla ma la bomba esplode in mezzo alla folla uccidendo un grande numero di persone. Nell’isola c’è il caos generale mentre tutti tentano la fuga. L’imperatore abbandona la stanza scortato dalle sue guardie.

Modificato da MasterG26

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Resoconto quinta sessione:

E' esploso tutto e c'è il panico totale nella sala del trono. Dietro di esso, è nascosto un nobile e la compagnia tenta un approccio. Intanto Erak esce dalla chiesa e vede la devastazione attorno a lui. La compagnia cerca di sapere qualcosa dal nobile che era nascosto dietro al trono, il quale li minaccia e si ritira nelle sue stanze.
Erak si arrampica fuori dal palazzo, si mimetizza e raggiunge le sue stanze. Lui scrive una lettera e la sigilla. Erak usa sintonizzazione elementale, creando una nebbia, infine usa colpo stordente. Prende la lettera e un orologio d'oro, poi scende dal palazzo. Al quinto piano cade e si fa un po di male, tuttavia raggiunge i compagni e, insieme, vanno via. Erak mostra loro la lettera: il messaggio scritto è criptato. La compagnia si reca al bastione delle guardie, dove parlano col generale. Gli danno la lettera in modo che venga decifrata, la compagnia torna al castello. Raggiunge così la camere dell'imperatore. Egli dice che sicuramente ci saranno ribellioni fra i civili, e che era fin da subito al corrente dell'attentato. La compagnia ottiene dunque una missione, l'indomani dovranno partire col treno per Dirivia, a nord est dalla regione imperiale.

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-Jetwin: Erak Drengot
-argon: Xenon Obscurius
-Mayuri92: Aoyagi Keigo
-MasterG26: Erik

Resoconto sesta sessione:

dopo l'attentato i nostri eroi vengono inviati nel nord est della regione imperiale,principalmente in Derivia. Durante uno scalo a Licus i nostri eroi si trovano ad assistere ad una manifestazione fatta da alcuni popolani, i quali sostengono che nei dintorni della città si aggirasse un piccolo drago che stava causando parecchi danni alla popolazione, e incuriositi dalla questione decidono di seguire il corteo di contadini e artigiani infuriati. Dopo qualche minuto di cammino verso le campagne della città i nostri eroi si trovano ad assistere ad una scena al dir poco terrificante; il giovane drago infastidito dalla folle parte all'attacco e comincia a bruciare tutto ciò che lo circonda.Dopo una veloce fuga per tornare in città e dopo essersi organizzati decidono di affrontare il terrificante sputa fuoco. Dopo un estenuante e lungo combattimento, tra ustioni e ferite il gruppo finalmente riesce ad abbattere il drago.

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Avventurieri:
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-argon: Xenon Obscurius
-Mayuri92: Aoyagi Keigo
-MasterG26: Erik

Resoconto settima Sessione:

Gli eroi ritornano nella città  con la testa del drago dove vengano accolti dal sindaco che gli “ricompensa” e gli procura un alloggio.

Gli eroi si dirigono alle poste magiche per avvisare i superiori in Derivia, poi girano per la città  e dopo vanno a riposare.

Di mattina si recano alla stazione e ripartono, dopo 4 giorni il treno viene attaccato e deraglia da un branco di 4 lupi mannari.

Il combattimento è travolgente e alla fine i 4 lupi sono uccisi, ( 2 kill xenon e 2 kill  erik)

Modificato da AleCorna

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Avventurieri:
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-MasterG26: Erik

Resoconto ottava Sessione:

Dopo l’attacco dei lupi mannari il gruppo si accinge a salvare i superstiti del treno, in lontananza si sentono dei ruggiti di creature mai sentite che fanno scuotere il terreno. Gli spostamenti della terra rivelano una antica botola che non era stata aperta da tanto tempo. Il gruppo scende in questa struttura sotteranea, trovando stanze molto inquietanti con dei cadaveri in putrefazione legati alle pareti in delle prigioni e dei laboratori alchemici. Sono stati trovati in giro degli appunti di uno scienziato che in questo laboratorio voleva creare un virus della licantropia, infettando numerose persone per poi mettergli una magia di controllo e così avere un esercito di lupi mannari. Gli esperimenti erano tutti falliti, tranne nel soggetto numero 45 che era una donna incinta. La donna muore ma il bambino si è trasformato in una strana creatura. Nell’operazione per togliere il bambino la creatura ferisce il dottore, ma il dottore riesce ad ucciderlo. Lo scienziato prende il suo sangue e lo impianta in altri soggetti che si trasformano in dei licantropi mutati, ma i licantropi distruggono i sistemi di sicurezza e uccidono tutti i membri del laboratorio, trasformandone alcuni in licantropi. Durante l’esplorazione il gruppo sente di nuovo il ruggito di quella strana creatura, che fa tremare l’intera struttura.

Modificato da AleCorna

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-MasterG26: Erik

Resoconto nona Sessione:

Dopo aver sentito l`intera struttura tremare il gruppo decide di scappare verso l`esterno, ma prima di raggiungerlo vengono intercettati da 2 Beholder Zombie ed un lupo mannaro, dopo poco dall`inizio del combattimento si aggiunge un altro Beholder Zombie, ed inizialmente gli avventurieri si trovano in svantaggio. Erak e Erik dopo aver subito due colpi molto poderosi dai due Beholder reagiscono ed insieme a Xenon, riescono a sconfiggere il lupo mannaro, ma nello stesso momento Aoyagi soccombe sotto gli attacchi dei Beholder perdendo così la vita. Allora i tre avventurieri rimasti sotto una scarica di adrenalina e rabbia per il compagno morto uccidono i nemici restanti. Dopo essere usciti ed aver seppellito il compagno morto con tutti gli onori del caso, partono verso il campo base dell`Impero con sede in Dirivioa tramite delle carovane venuto in soccorso al treno poco prima deragliato.

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Avventurieri:
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-MasterG26: Erik

resoconto decima Sessione:

dopo essere arrivati all'campo base dell'impero ideariano in Derivia,il gruppo di soldati si dirige verso il generale per ricevere i nuovi ordini. Dopo che si sono stabiliti nelle loro nuove tende assegnate dal generale, decidono di fare un giro per l' accampamento, quando ad un certo punto si imbattono in un bordello gestito da un pappone senza scrupoli che per guadagnare di più era disposto a far prostituire una giovane ragazza quindicenne. Erak a quel punto prova a far uscire la ragazza dal bordello per poi farla evadere la notte, ma il pappone anche dopo un tentativo da parte di Erak di corromperlo continua a rifiutare, e arriva a mettere le mani addosso ad Erak, a quel punto l'elfo non ci vede più e sferra un potente pugno alla faccia del pappone, che urlando richiama l'attenzione delle guardie, e dopo una veloce scazzottata tra Erak e le guardie, Xenon ed Erik riescono a tirare via il loro compagno dalla zuffa.Dopo qualche ora che si erano allontanati dal bordello, il gruppo si dirige verso la taverna del campo e dopo aver assaggiato una strana birra riscaldata col piscio di drago incontrano dei giovani soldati che si rivelano essere la loro nuova scorta. Il giorno dopo con la loro scorta formata da ben 300 uomini si dirigono verso un villaggio della Deriva covo di alcuni ribelli, ma si ritrovano costretti a fermarsi per la notte in una fitta foresta.

Modificato da jetwinner

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Quattro ore e mezzo da l’inizio della guardia notturna un carro si dirige verso l’accampamento, all’intimare di fermarsi l’uomo che conduce il carro accelera.

Erak cerca di saltare sul carro e ferma il carro tirando le redini, il conducente e sua moglie dicono, una volta calmato (pensava volesse derubarlo) gli dice che stavano andando a Valor.

I due si accampano la vicino e passano la notte.

La notte passa e al mattino i soldati sono freschi e riposati e riprendano la marcia verso il villaggio.

Arrivato al villaggio, si nota essere molto più povero, appena i paesani ci vedano scappano e si nascondono.

Erak ordina di perquisire le case in ricerca di viveri probabilmente contrabbandati.

Viene trovato un grande deposito di cibo e si perquisisce la casa. Parlando con Artu il proprietario ci da delle dritte per arrivare  al villaggio dopo.

Arriva la sera e ci accampiamo per la notte, la mattina le vedette riporta di aver avvistato un gruppo di circa 300 uomini armati a bivaccare.

SI ELABORA UN PIANO D’ACCERCHIAMENTO.

Divisi in 3 gruppi si dispiegano i soldati e Erik cerca di aprire un dialogo ma le trattative pacifiche falliscono e rimane solo la GUERRA.

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