Stardel

[Evento Gdr] Il Destino di Spes

9 posts in this topic

Evento Gdr - Il Destino di Spes

bacheca2.png


--------------------------


A tutti gli abitanti del Piano di Karaldur,
al più importante dei Re e al più umile dei contadini,
al soldato più valoroso e all’uomo di cultura più dotto,
donne e uomini e ogni essere capace di comprendere queste nostre parole, 
 
l’apertura inaspettata del portale ci ha colto di sorpresa ma non può coglierci impreparati.  
Memori dell'invasione Buhhita che ancora echeggia nelle memorie dei nostri avi, stoici difensori dell'umanità, Spes chiede ancora una volta il vostro nobile aiuto per difendere la nostra casa di fronte alla minaccia di una nuova invasione. 
 
Ogni risorsa inviata alla Capitale è un'arma contro il nemico che ci aspetta, minaccioso, dietro la coltre cerulea del portale.  
 
Uniti possiamo vincere, divisi c'è solo l'oblio.  
Per Karaldur, per Spes, per l'Umanità. 


Kalòs Feleku

 

Spes chiede aiuto a tutto il piano, come reagiranno i vostri personaggi e le vostre nazioni?
Aiuteranno Spes o l'abbandoneranno al suo destino?

La scelta è in mano a voi.



Logo_7sfondonero.png

Share this post


Link to post
Share on other sites

Pace nel nostro tempo.
Era questo il motto, o meglio, la promessa con cui la scelta repubblicana aveva vinto il referendum. Questo Feleku lo sapeva bene, e solo mantenendo la pace Spes avrebbe potuto ritrovare il suo splendore.
La redazione della nuova costituzione procedeva speditamente, l'accordo con la fazione progressista guidata da Kerisùg aveva ricevuto una grande approvazione popolare. La condivisione del potere era un piccolo prezzo da pagare in cambio di un posto nel nuovo mondo libero, in costruzione davanti ai suoi stessi occhi. Persino l'Alveare, ora che era stata garantita la sua indipendenza ed il libero passaggio attraverso il Grande Ascensore, era passato a più miti consigli versando obbedientemente le prime riparazioni concordate; contemporaneamente l'OIMA dava nuove speranze di pacifica coesistenza tra le città-stato e le nazioni di Karaldur. Tutto procedeva per il meglio, ed un meraviglioso futuro si stagliava davanti a Spes. O almeno così Feleku pensava.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------

Era la mattina del 3° Darbis di Varpu dell'anno 3057 quando, così raccontano le cronache, una giovane guardia fresca di addestramento faceva il suo giro di pattuglia mattutino nella tranquilla zona del Portale. Alle 5:40 circa si trovava nei pressi del cimitero quando venne travolta da un lampo di luce seguito da un frastuono roboante. Alzò quindi gli occhi e rimase per 30 secondi buoni sbigottito alla vista del portale rilucente e saettante di energia. Risvegliatosi dal suo shock prese subito a correre presso la vicina guardiola per attivare l'allarme telegrafico, scansando la poca gente sveglia a quell'ora e rimasta, a differenza sua, inebetita a fissare il cerchio luminoso.
Alle 5:55 l'intero corpo della Guardia Cittadina si stava mobilitando in assetto da guerra, pronti ad ogni evenienza grazie alle esercitazioni nei mesi passati con la rivolta dell'ESPEDIL incombente. Il nervosismo iniziava a diffondersi per le strade, e presto sarebbe stato seguito dal panico.

Feleku era ancora in vestaglia mentre si affrettava a raggiungere la piazza antistante il portale, sempre più affollata, non potendo credere ai suoi occhi. Perché il portale era aperto? Perché proprio ora? Non c'era segno di una fine incombente, di un Kataclisma imminente. Nulla di nulla, e quel portale lì non era un simbolo di speranza, ma qualcosa di estremamente bizzarro, di fuori posto.
A meno che… Che il Kataclisma non fosse visibile ai loro occhi? Che i superni nella loro saggezza avessero deciso di anticipare la fine? Oppure...

--------------------------------------------------------------------------------------------------------

"I BUHUITI!"

Una signora sulla cinquantina urlò quel nome oscuro che giaceva semisommerso sul fondo della mente di tutti i presenti. I Buhuiti, gli uomini neri che venivano la notte e rapivano i bambini discoli. I Buhuiti, servi di un dio corrotto, mangiatori di carne e di anime umane. I Buhuiti, flagello del Jandur coraggiosamente schiacciato dalle genti di Letorian, dai loro stessi avi uniti nella vendetta. I Buhuiti erano morti e sepolti da quasi 400 anni, il loro impero dissolto, la loro fame placata per sempre. Eppure eccolo lì, il pensiero terribile. E se non fossero morti? E se avessero aspettato, recuperato le forze per tornare a uccidere e bruciare e divorare?

"SONO VENUTI A MANGIARCI!"

E fu quello il momento in cui il nervosismo si trasformò in panico.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------

Una fiumana umana travolse Feleku, impotente. Decine di gambe e braccia incombevano su di lui, le urla di panico attutite dai corpi che iniziavano a sommergerlo, sballottolandolo contro la sua volontà. Una improvvisa stilettata di dolore partì dal suo piede, pestato violentemente da un uomo ben più alto e prestante di lui ma sicuramente anche ben più pavido. Feleku perse l'equilibrio. Ecco, un'altra spinta sulla spalla, il senso di vuoto, la caduta. Era la sua fine, e che morte miserabile sarebbe stata, ucciso dalla sua stessa gente in preda all'isteria. La rassegnazione ottenebrò il suo cuore, che produsse un'ultima spontanea preghiera per i superni:
"Fate che sia veloce", pensò, mentre immaginava già centinaia di piedi a dilaniare il suo corpo, calpestandolo come se appartenessero ad una mandria impazzita.
Una mano sulla collottola della vestaglia lo distrasse dai suoi pensieri di morte ed uno strattone versò l'alto seguì rapidamente. Si trovò fuori dalla fiumana su di un piccolo rialzo terrazzato a mezzo metro dalla sua possibile morte.
"Tutto bene signore?" Una nerboruta guardia lo stava aiutando a tirarsi su, ma ben presto si rese conto di non riuscire a mettere alcun peso sul piede destro senza subire un dolore lancinante.
"Non potrebbe andare peggio." Si limitò a rispondere.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------

Alle 17:00 Feleku si trovava finalmente nel suo studio, in riunione con il resto dei rappresentanti della Costituente (o per lo meno buona parte di essi, ma abbastanza vista la situazione), le discussioni filosofiche e morali rimpiazzate da discorsi contingenti. Le guardie erano riuscite a riportare un po' di ordine in città ed ora erano attivamente impegnate nell'approntare misure difensive provvisorie intorno al portale. Il fatto che fosse in cima ad una montagna non aiutava molto in questo senso. Il suo piede, sotto una fasciatura stretta, pulsava di dolore ad ogni battito; e di battiti in quel momento ne aveva parecchi di più del normale.
La discussione sul da farsi si fece ben presto rovente, tra chi era colto dal panico, chi era convinto dell'imminente fine del mondo e chi terrorizzato da una possibile invasione Buhuita. Alla fine le voci da alcuni uomini in armatura nera ,avvistati presso i valichi montani di Spes, convinsero i presenti che si trattava delle avvisaglie di una invasione su larga scala. Feleku dal canto suo non ci credeva molto, ma era una possibilità… ed anche la più pericolosa per i suoi concittadini. Non aveva altra scelta.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------

La lettera fu redatta con cura, copiata, siglata e sigillata per poi essere spedita ai governi ed ai maggiori quotidiani di tutto il Piano. Se avevano per le mani una invasione Buhuita avrebbero avuto bisogno di tutto l'aiuto possibile.

Se non ci fosse stata pace nel suo tempo avrebbe fatto pagare molto caro ad ogni invasore il prezzo della guerra.

Moradonx, CasinoR, fioz and 3 others like this

Share this post


Link to post
Share on other sites

ATTENZIONE

 

Le vostre risposte a questo GdR avranno conseguenze sulla fine di Karaldur, ma anche l'assenza di risposte potrà averla. Siete tutti invitati pertanto a rispondere, da ex sindaci fino a semplici interessati al GdR. La prima parte si concluderà definitivamente il 20/11/2019 (incluso), ed avrete tempo fino ad allora per decidere cosa fare.

Il destino di Karaldur è, ancora una volta, nelle vostre mani.

 

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Era Sera e Kalus Feleku guardava il mare. Ancora nulla all'orizzonte, non un'imbarcazione, non un aiuto. L'attesa era diventata snervante, ed il bagliore sinistro che illuminava il mare dall'alto del monte un inquietante memento.
Il portale era aperto e rimaneva aperto ormai da più di una settimana, mentre tutto taceva dall'altro lato dell'oceano. Le lettere erano state consegnate ed i messaggeri tornati a mani vuote. Nessuna delle città di Karaldur aveva deciso di rispondere immediatamente, a parte una.
Kalus guardò il pezzo di carta che stringeva tra le mani, firmato da niente popò di meno che Sua Maestà Ramona I, regina dell'Alveare. Diceva che presto i rinforzi sarebbero arrivati, e così fu; due distaccamenti del neoformato Esercito del Nether si erano appena presentati all'Ascensore, armati di equipaggiamento all'avanguardia sviluppati in anni di lotta contro le creature sotterranee.
Nonostante questa pronta risposta fosse una sorpresa per lui, ancora più sorprendente era stato l'assordante silenzio da parte delle altre città del piano. Forse era ancora presto per iniziare a pensare al peggio.
Si rivolse verso il portale: fortificazioni di fortuna lo circondavano, numerose pattuglie e guardie erano appostate nelle casematte improvvisate intorno. Molti dei civili erano stati evacuati in villaggi di fortuna intorno alla città, tutto era avvolto da un silenzio surreale e da una luce spettrale. Feleku non sapeva che pensare, non sapeva che fare. Forse i Buhuiti erano veramente in procinto di invaderli, forse il mondo stava per finire, ma lui non ne aveva idea. Sentiva solo uno sconforto immenso a ripensare al lavoro della sua vita buttato via da un fato crudele, ed uno ancora più grande a sentire che forse la sua gente stava venendo abbandonata nell'indifferenza totale.
Prese il suo bicchiere mezzo pieno di Skebru e lo tirò giù tutto d'un sorso. Sarebbe stata l'ennesima lunga notte senza sonno.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Sakàl era un tipo sveglio, un po' meno Nanùk, suo collega. Non che fosse un requisito per le Guardie Cittadine essere particolarmente intelligenti, specie dopo l'apertura del portale. Si vociferava che molte delle nuove reclute della Guardia di Spes fossero ex miliziani dell'ESPEDIL, una volta additati come terroristi ed ora volontari in questa presunta guerra. Non sembrava essere il caso di Nanùk, che era solitamente troppo intento a scaccolarsi per avere idee politiche serie.
"Ehi, a cosa pensi Sak?" Nanùk lo fissava, il dito ancora nel naso. "Che sei disgustoso!" Rispose il giovane all'altro guardandolo con un'area di sberleffo.
"Oh, scusa, avevo prurito."  Nanùk prese a pulirsi la mano sull'armatura e Sakàl decise di lasciare perdere quel crimine contro l'igiene. In fondo, per quanto tonto, si trattava di una persona abbastanza simpatica e cordiale, una compagnia migliore di numerose altre avute nelle lunghe notti passate a fissare il sinistro bagliore del portale, nell'attesa che qualche mostro delle leggende balzasse fuori.
"Niente Buhuiti anche oggi, eh?"
"Per nostra fortuna." Si limitò a ribattere Sakàl all'amico, con una malcelata paura.
"Oh, avanti! Secondo me non c'è nessuna invasione. L'altro giorno il mio amico Juvan mi ha detto che secondo lui dietro il portale c'è un paradiso in terra donatoci dai Superni!" 
"E tu ci credi sul serio?" gli fece Sakàl con un tono che lasciava intendere un certo sfottò.
"Io credo solo a quello che vedono i miei occhi. Per questo stasera andrò a guardare io stesso." Nanùk sorrise in maniera strana e l'altro si voltò immediatamente verso di lui.
"Come scusa??"

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Il portale era a pochi metri da Nanùk, che sorrideva sornione. La luce gli permetteva di vedere il viso di Sakàl contratto in una espressione di grande preoccupazione. Fino a quel momento aveva pensato che fosse solo uno scherzo, ed aveva realizzato troppo tardi della serietà delle parole che si erano scambiati qualche ora prima.
"Ti farai ammazzare, è una cosa da pazzi!"
"No, Sak, è da pazzi tutta questa situazione!" il soldato fece per andare verso il portale, ma la mano del suo compagno lo afferrò per il braccio. Nanùk si voltò verso il suo amico e diede uno strattone improvviso spingendolo all'indietro. Libero dalla presa si mise a correre.
"Nanù, fermati!" Sakàl emise un grido da terra mentre il suo amico scavalcava alcuni sacchi di sabbia ed iniziava a correre verso il grande cerchio.
Alcune guardie si girarono, pochi si resero immediatamente conto della situazione. Un alt venne gridato e prontamente ignorato dal ragazzo. Fece due balzi ed arrivò fino alla base dell'enorme struttura, non con una certa fatica data la rapidità. Si rigirò mentre prendeva fiato per ritrovarsi davanti una barriera di fucili puntati contro.
"Non un passo in più soldato! Rientra immediatamente tra i ranghi, è un ordine!" Una voce imponente urlò da una casamatta di fortuna. Nanùk lo riconobbe, era il caporale Skelakan.
"No signore!" Il giovane si diede coraggio.
"Sei per caso impazzito ragazzo?" Tuonò il caporale. "Pensa a tua madre! Stai facendo una cosa veramente stupida figliolo, torna immediatamente qui!"
Chiamato matto per la seconda volta in poco tempo, Nanùk rispose con impulso: "Con tutto il permesso signore, siete voi quelli pazzi qui. Non ci sono Buhuiti, non c'è nessuno qui, nessuno oltre il portale! Guardate, non succederà assolut…Oof." Nanùk fece passare la mano attraverso quella che sembrava gelatina luminosa e in un attimo venne trascinato dentro, scomparendo in un lampo di luce azzurrina.

Moradonx, Voidraven13 and Stardel like this

Share this post


Link to post
Share on other sites

Lloyd Steel attraccò sul molo di Spes quando il sole era già tramontato da un bel pezzo. Si strinse nell'impermeabile giallo combattendo contro il vento notturno che avrebbe voluto strappargli il fedora marrone dalla testa. Dopo essersi riparato nel primo angolo disponibile, si accese una sigaretta e ripensò un'ultima volta al discorso che aveva preparato durante la traversata.

Recuperò da una delle tasche interne la carta bollata con cui gli altri soci della Corporazione di Niuop gli aveva assegnato le istruzioni. La vita politica degli ultimi anni era stata talmente "vivace" che il socio oratore della Plenaria non aveva trovato in alcun cassetto la carta prestampata giusta: in effetti la maggior parte del deposito della cancelleria risaliva agli anni della dittatura, quando il Lord Protettore aveva voluto sbarazzarsi del precedente sistema "oligarchico e deviato" anche nei suoi aspetti più quotidiani e marginali. Ciò che teneva in mano ora Steel era quindi un formulario standard firmato da tutti i soci nei quali si consigliava di "onorare i valori di questa spettabile società nel perseguimento del beneficio di ciascun affiliato" mentre in calce il timbro del Lord Protettorato della Libertà era stato sostituito svogliatamente da un scritta in stampatello che recitava "Provincia Libera di Niuop".

Nel cervello del diplomatico di Niuop si accavallarono pensieri cupi, molti dei quali riguardavano l'eredità lasciatagli da suo padre, Richard Steel, padre fondatore di Niuop e vero e proprio faro del loro modo di vivere e fare affari. Era come se ora, dopo la terribile parentesi della dittatura, toccasse a lui riprendere il lavoro da dove lasciato suo padre.

Una bella rottura per un uomo che aveva iniziato a lavorare come sarto durante gli anni più bui del Lord Protettorato e che non si sarebbe mai aspettato un rovesciamento di tale sistema, non almeno non così presto.

Un brivido gli percorse la spina dorsale. Piegò il foglio e lo sistemò in un'altra tasca del soprabito. Poi cercò l'attenzione della guardia più vicina. "Sono il rappresentante di Niuop, sono stato convocato da... da chi di dovere, ovviamente" chiese impaziente e imbarazzato all'uomo, visto che per la maniera in cui era stata organizzata la sua partenza, non aveva nemmeno avuto il tempo di informarsi su chi l'avrebbe 'aspettato una volta arrivato a Spes.

"Sì insomma, ditegli che sono arrivato e che cercherò un otel, volevo dire, una taverna nel caso non fosse disponibile a ricevermi subito, cosa che, ovviamente, capirei benissimo".

Share this post


Link to post
Share on other sites

9s5_Z3UotFY_-xKFffX27w6REvT8xHe-AdkqhRnsKN34-8-XI2Xu44gHrSq5foAwUjpn23grxY35zd_i1Tgi_gjOKKSeriej56XwSfVxlW3eC1hVC9TR3Z3VtwGzLFXKOeN2zRs

Dalle ceneri illuminate del Poeta, la sua voce brillerà
Se AMIN è con noi, chi può opporsi al destino?
Quanto è Nero il mio cuore, ferocemente bruciato.

 ~ Parabola dell’Alba e del Tramonto, Libro dell’Eterea Spiegazione
 

I tiepidi raggi del sole scaldavano il volto di Ahhe, che coperta tra i suoi pesanti abiti rossi di lana, ascendeva la lunga scalinata che conduceva al Tempio di Akamora.
L’aria fredda delle montagne dell’Isola Marosul contrastava ferocemente con la calda umidità delle giungle delle pianure. Come due forti guerrieri in un duello rituale, i due climi della zona danzavano e combattevano spesso tra di loro, incontrandosi per generare tempeste e monsoni di enorme entità.
«Il tuo volto tradisce brutte notizie, giovane Ahhe, cosa dicono quei messaggi che porti con te?» disse Abso, uno dei mercanti della carovana con cui Ahhe aveva fatto amicizia.
La ragazza rilesse la lettera che era stata incaricata di consegnare all’ Ur Maggiore del Tempio:

L’apertura inaspettata del portale ci ha colto di sorpresa ma non può coglierci impreparati.
Diceva il messaggio, in un disperato grido di aiuto alla popolazione del Piano di Karaldur.
Oltre alla lettera di Spes, Ahhe portava altre notizie al Tempio, una nuova ondata di sospetto nei confronti dei draftisti giungeva dal concilio Namukhan e con essa una nuova minaccia di aggressione al tempio.

«Tempi duri per Akamora, ma niente di irrisolvibile, caro Abso. La guida di Draft ci protegge» rispose Ahhe, sforzandosi di sorridere.
«Ah Draft.. nei miei viaggi sento parlare di tanti dei, culti e religioni. Ogni giorno sembra spuntare una nuova fede e tutti affermano di avere la protezione dai loro idoli, eppure morte e malattia infine bussano sempre alle loro porte. Cosa rende il vostro dio migliore rispetto ai tanti altri?»
«Draft non è un dio, ma ha parlato direttamente con loro.» disse Ahhe «Le sue parole parlano il vero, questa è la differenza».
«Anche questo dicono tutti»  Abso sorrise «ma non prendere male le mie parole ragazza, non è mia intenzione dubitare del tuo dio. Per quanto mi riguarda, ogni persona ha il diritto di credere in ciò che vuole, se questo la fa stare meglio.»
Ahhe gli sorrise cordialmente, consapevole di essere soltanto un’adepta della Spiegazione e di non disporre di molte armi in un dibattito teologico.
«Il tuo Tempio è vicino, comunque. Presto saremo arrivati.».

Il Tempio Maggiore del Grande Draft più che ad un luogo di culto, assomigliava ad un enorme cantiere. La mancanza di fondi e di risorse aveva dilatato enormemente i tempi di realizzazione e l’edificio era ancora in ricostruzione, 40 anni dopo la devastazione provocata da Staro’Dul.
Ahhe venne aiutata a scendere dal suo bue e si incamminò verso il centro del Tempio, dove un gran numero di monaci era già radunato a praticare le Matematiche, le preghiere quotidiane della religione draftista. La giovane monaca si unì a loro.

«Brillante, Allegro e Neutrale è il nome dell’ Immortale Pioniere delle anime perdute.»
disse ad alta voce l’Ur, pontefice del Draftismo e considerato il mortale più vicino agli insegnamenti del Draft.
I monaci risposero in coro: «L’Ultima parola è Qu»
«Geniale Idilliaca e Vigorosa Estasi mi attende in abbondante numero.»
I monaci di nuovo:  «L’Ultima parola è Qu»
La litania proseguì per altri minuti, poi infine l’Ur congedò i fedeli e si avvicinò ad Ahhe.

«Ti ho vista entrare dopo i tuoi compagni, piccola Ahhe. Porti notizie?».
Chinando il capo rispettosamente, Ahhe offrì i messaggi all’uomo, che li lesse rapidamente e infine disse:


«Il momento è finalmente giunto».

Edited by Stardel

Share this post


Link to post
Share on other sites

yNzEnaG.jpg

La palestra puzzava di sudore e tabacco ma il Generale Corvus rimase impassibile. Era appena entrato e subito si voltò verso il grande specchio, sistemandosi i lunghi capelli canuti dietro le orecchie.

«Capitano, abbiamo bisogno dei suoi diavoli...»

Disse annoiato il graduato, cercando con lo sguardo il riflesso dell’uomo che gli stava seduto alle spalle. Questi stava sollevando senza fatica un manubrio da 50 chili mentre con la mano libera fumava un "Presidente N°2".

«Stessa m3rda, altro giorno.»

Borbottò in risposta il Capitano Carmelo Fios, posando il peso e alzandosi in piedi. Carmelo era letteralmente una montagna di muscoli bruciati dal sole e levigati dall’umidità della giungla dell’Arcipelago Marosul, un uomo che non era saggio far arrabbiare. Spense il sigaro con un soffio per poi inforcare gli occhiali a specchio.

«Dove andiamo stavolta? Spero non sia ancora qualche dannato namucoso che si diverte a bersagliare i nostri ragazzi su al nord.»

Adrien Corvus lasciò passare qualche istante prima di degnarsi a rispondere, adorava dare un senso di solennità e mistero alle sue parole.

«Ben più a nord di quanto crede, Capitano.»

E sorrise.
Un sorriso che a Fios non piaceva.

 

 

TP sedeva in un locale del porto quando il suo attendente lo avvisò dell’arrivo dei rinforzi da Thortuga. Da quando era arrivato a Spes, mesi prima, non era mai successo nulla di male, fino ad ora. L’improvvisa apertura del portale aveva gettato, ancora una volta, la città nel caos. Lui e la guarnigione modernista accorpata alla Divisione Internazionale di stanza all’ingresso per il Nether avevano faticato parecchio per mantenere l’ordine, tuttavia la richiesta di soccorso da parte del Presidente Feleku sottolineava le più intime preoccupazioni di ogni residente e non. TP si alzò faticosamente e con fare molleggiato si diresse incontro al primo uomo che mise piede a terra dalla nave.

«Capitano Fios! Ai vostri ord-»

«Grasso ciccione schifoso! Se non fosse che sei figlio di un ex Presidente ti avrei fatto mangiare tanti di quei calci da sfamarti per l’eternità.»

Lo rimproverò il Tenente, l'immancabile sigaro tra le labbra screpolate.

«Allora, dove sono sti bububiti? Il perimetro difensivo è sicuro? Ho portato un paio di gioiellini di Casiodoro, vedessi! Sparano proiettili esplosivi ad una tale distanza che praticamente la mia presenza qui è solo una formalità!»

E mentre diceva questo, il reggimento Punta Cabana iniziava a scaricare armi e bagagli. TP era interdetto, conosceva di fama Fios e i suoi "Diavoli della giungla" ma non pensava assolutamente di aver a che fare con un tale spiegamento di forze.

«Ti spiegherò tutto davanti al rancio, del resto è quasi ora di pranzo.»

«Sei il solito obeso bastardo, sei fortunato che pure io sono affamato. Maledette barche e il loro rollio del ca.»

 

 

Il Quartier Generale delle Forze Armate Moderniste era posto in un anonimo edifico a mezza via tra il porto e il portale per il nether. Gentilmente messo a disposizione dal nuovo esecutivo spesiano, poteva passare facilmente per una casa come tante se non fosse stato presidiato giorno e notte da armati.

Davanti ad un caminetto spento, il Colonnello Aureliano Iunior Buendìa stava a rimuginare a braccia conserte. Alle sue spalle il Tenente Thomas Pablo Brodèsko y De la Callazula si dondolava su di una sedia troppo esile per la sua corporatura quando, all’improvviso, dall’uscio apparvero tre figure: il muscoloso Fios seguito da due sottufficiali.

«Scusi il ritardo, Colonnello, tuttavia i KG avevano bisogno di essere calibrati al più presto.»

Disse il più esile del trio. La sua uniforme da Sergente macchiata di olio motore e impregnata di fuliggine.

«Sergente Casiodoro, data la sua missione di fondamentale importanza è perdonato. Riguardo a voi, Capitano Fios e Tenente Hernanvez?»

Fios rimase impassibile, non era tipo da seguire la seppur minima etichetta militare ma era proprio questo il suo punto forte assieme all'imprevedibilità e l'adattabilità. Emilio Hernanvez, invece, tentò di balbettare qualche scusa ma venne presto ammutolito dall’ufficiale.

«Bando alle chiacchiere, abbiamo perso anche troppo tempo. La situazione credo vi sia già chiara a tutti eppure vi ho riuniti qui e volete sapete il perché?»

Non ci fu risposta.

«Perché siete i discendenti delle meglio famiglie di Thortuga, da Thoringrad ad oggi!»

TP alzò lo sguardo al cielo e sussurrò ad Hernanvez.

«Oh no, eccolo che ricomincia…»

Buendìa aveva ereditato dal padre la propensione ai discorsi di incoraggiamento, oltre che la tradizione tutta tortughese di mischiare affari politici e militari.

«Memori del sangue versato dai vostri padri, sarete risoluti nelle decisioni, sprezzanti del pericolo, alacri nel combattimento e disposti al sacrificio. Quindi andate la fuori e dimostratemi di che carne siete fatti!»

E mentre pronunciava l’ultima sillaba, le gambe della sedia di TP cedettero di colpo, mandando all’aria il grasso Tenente che, ancora una volta, era riuscito nella sua impossibile impresa. Ridicolizzare tutto ciò che il Colonnello riteneva sacro.

 

 

Edited by Brodsko
Stardel, Moradonx, fioz and 3 others like this

Share this post


Link to post
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!


Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.


Sign In Now

  • Recently Browsing   0 members

    No registered users viewing this page.