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Kolisch

[Gdr] Le stelle sono i desideri degli uomini

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Nicolàh Kòlis posò la penna bianca sulla piccola scrivania da scrittura e si fermò a riflettere. Aveva scritto circa metà del suo romanzo ambientato durante l’Ariamoto dell’Eremdur, ed era proprio per questo motivo che si era trasferito nella capitale imperiale. La rinomata Biblioteca Avaloniana era infatti in possesso di alcuni preziosissimi documenti riguardanti questo cataclisma, necessari per la verosimiglianza del suo libro.
La posizione del fratello Mikaèl all’interno del Concilio Ristretto di Etesberg gli aveva permesso di comprarsi una bellissima casa, nel classico stile avaloniano, molto vicina al quartiere universitario, dove trovava posto anche l’imponente biblioteca. Nicolàh conosceva abbastanza bene la città poiché aveva conseguito la laurea in Letteratura Denai all’università di Avalon nel 2576 d.F.
A pagare la retta dell’Università era stato il padre Lucièn, ormai ritiratosi dal panorama politico etesbergano, e Mikaèl gli spediva mensilmente dei soldi. Tuttavia Nicolàh era riuscito a affermarsi come scrittore di racconti e articoli di giornale, che gli assicuravano un’ indipendenza economica.
Nicolàh, dopo un lungo sospiro, prese alcuni fogli, una penna, dell’inchiostro ed uscì dalla casa.

 

Mentre si dirigeva verso la biblioteca, Nicolàh pensò che Avalon destate era meravigliosa. Tutti gli alberi della città erano ricolmi di frutti succosi che cadevano vittime di piccole bande di bambini, causando le risate delle vecchie comari che sedevano nella piazze sotto le querce secolari, al riparo dal caldo estivo.

La biblioteca era il centro del quartiere universitario, moltissimi studenti da tutte le parti dell’Impero, e non solo, si recavano in questo straordinario luogo di cultura per scrivere tesi di laurea o per analizzare antichissimi testi in Denai arcaico. Nicolàh ne era affascinato.
Alcuni ragazzi, probabilmente figli di importanti borghesi, scherzavano su una panchina.
<Mio padre mi ha detto che la madre dell’Imperatore era vestita come un pomodoro! E  a quanto pare ne ha anche la forma!> e scoppiarono a ridere. Nicolàh non potè non trattenere un sorriso. L’abito della madre di Selbert Aliciresolah era diventato il pettegolezzo preferito dagli avaloniani.
Finalmente Nicolàh entrò.

 

Varcare la porta di quercia della biblioteca causava sempre nell’Etesbergano un senso di stupore e di rispetto. Come al solito si recò da Guendalina, la bibliotecaria.
<Buongiorno Guen! Magnifica giornata oggi!> disse solare Kòlis.
<Oh! Buongiorno anche a te Nicolàh! Come procede la scrittura del romanzo?> rispose la paffuta ragazza. Si era interessata moltissimo all’opera “Gamàs del Villaggio di Nessuno” e chiedeva sempre a Nicolàh se poteva leggere i nuovi capitoli che il ragazzo scriveva.
<Ho appena terminato di scrivere la seconda parte, stasera se vuoi te ne porto una copia.> chiese l’Etesbergano.
<Sarebbe fantastico! La storia di Gamàs mi ha veramente appassionato!> disse entusiasta Guendalina con occhi sognanti. Nicolàh sorrise e la salutò. Sapeva benissimo che la bibliotecaria provava un forte senso di ammirazione nei suoi confronti e secondo molti anche qualcosa di più, però il ragazzo non ci aveva ancora mai pensato seriamente. Salì al piano superiore e si sistemò al solito tavolo, vicino alla finestra che dava sul davanti della biblioteca. La luce che entrava dalle grandi vetrate creava strani giochi di luce, dando all’edificio un’aria ancora più surreale.
Nicolàh aprì allora un pesante tomo ed iniziò a leggere. Il tempo passò in fretta e ,quando Nicolàh staccò gli occhi dal libro, il cielo era già sfumato di arancione per il tramonto.
<Sei sempre l’ultimo ad uscire dalla biblioteca, l’orario di chiusura è passato da quasi due ore!> disse ridendo Guendalina, venuta per chiamare Kòlis.
<Scusami, ma questo trattato sull’Ariamoto è veramente interessante, posso portarlo a casa?> chiese Nicolàh.
<Certo! Ormai conosci le regole della biblioteca: “Ogni volume va restituito entro due mesi”> Guendalina sorrise.
<Grazie! Pensavo… ormai è arrivata l’ora di cena, che ne pensi di mangiare qualcosa insieme? Magari a “I Manicaretti del Lidor”.> La faccia di Guendalina si illuminò.
<Sarebbe fantastico!>

All’ingresso della taverna li accolse una donna che indossava con un enorme vestito rosso.
<Assaggiate la zuppa al pomodoro! La preferita dalla madre dell’imperatore!> e gli fece un gesto con le braccia per farli entrare. Nicolàh e Guendalina sorrisero e varcarono la soglia della porta.
Dopo aver mangiato fecero una passeggiata per le vie di Avalon. Passarono tutta la serata insieme. Alla fine, quando la Luna era alta nel cielo, arrivarono davanti alla casa di Guendalina.
<Grazie mille Nicolàh per la serata. Mi sono divertita tantissimo!> disse lei arrossendo.
<Anche io mi sono divertito moltissimo! Possiamo riorganizzarlo se vuoi!> chiese Nicolàh.
<Certo!> disse Guendalina.
<Perfetto! Allora ci vediamo domani in biblioteca! Buonanotte!> eNicolàh si girò per tornare a casa. Guendalina esitò un momento ma poi disse:
<Aspetta, io…> Nicolàh si voltò, tutto avvenne così in fretta. Guendalina lo baciò.
<…ti amo> gli sussurrò all’orecchio. Nicolàh la abbracciò.
 

Dopo circa due anni, nel 2587 d.F., Nicolàh e Guendalina si sposarono ad Avalon. Al matrimonio furono invitate tutte le personalità di spicco della società Etesbergana, era presente tutto il Concilio Ristretto ad eccezione del Principe Van Vest, trattenuto in città da alcuni impegni improrogabili. Aveva tuttavia fatto recapitare da Mikaèl un dono per la novella coppia.

<E così ti sei sposato!> disse Mikaèl a Nicolàh, dandogli una pacca sulla spalla.
<Già! Tu invece? La politica ti tiene forse troppo impegnato per dedicarti all’amore?> rispose ridacchiando il fratello.
<La situazione politica sta peggiorando. Dopo la nostra risposta a Helyon ci sono stati dei casi di malcontento tra la popolazione… > Mikaèl sospirò. <Ci sarà mai la pace tra gli uomini?> prima che Nicolàh potesse rispondere arrivò Guendalina. Dopo un bacio a Nicolàh si rivolse al gemello.
<Tu devi essere Mikaèl, Nicolàh mi ha parlato molto di te.> disse lei.
Iniziarono subito a parlare della situazione politica attuale di Zampadur.
I festeggiamenti proseguirono fino a sera, quando tutti gli invitati se ne andarono dopo aver salutato gli sposi. Quando rimasero solo i due novelli sposi, l’Etesbergano sussurrò qualcosa all’orecchio della moglie.
<Vieni, ti porto in un posto speciale> prese Guendalina per mano e si avviò verso una meta a lei sconosciuta. Dopo circa una mezzora di cammino si trovavano in un grande prato, illuminato solo dalla luce della Luna piena.
<Stiamo sulle montagne, vero?> chiese meravigliata la donna, mentre contemplava la vista di Avalon dall’alto.
<Esattamente> rispose Nicolàh mentre si sdraiava sull’erba <Vieni qui> e Guendalina si sdraiò.
<Le stelle sono bellissime questa notte> sussurrò lei.
<Sai perché le stelle brillano?> chiese lui, girando le testa verso la moglie.
<No> disse lei sorridendo.
<Le stelle non sono altro che i desideri che si sono avverati degli uomini, quanto più i desideri hanno reso felici le persone, tanto più le stelle sono luminose.> spiegò Nicolàh <Vedi quella stella laggiù?> e indicò la più luminosa <È la nostra> e la baciò.
 

Dopo circa un anno Guendalina mise al mondo una bambina. Il giorno in cui partorì disse al marito:
<La chiameremo Etesdiàn, perché tra le nostre stelle è la più luminosa>

Gdr Off:

Sono molto soddisfatto del risultato finale, e scrivere questo racconto mi è piaciuto moltissimo, sperò che per voi sia stato lo stesso leggerlo :D

kataskematico and xTioZ like this

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Off: scritto molto bene! Hai ancora un pò di difficoltà nell'unire discorsi diretti e descrizioni, non è uniforme (prima hai cominciato con una descrizione molto lunga che ci stava, poi però ti sei perso quando hai cominciato a far parlare i tuoi personaggi; le descrizioni si devono sempre fare, anche del tono della voce degli stessi personaggi :-)). Figo! Un pò melenso, ma figo :asd:

 

P.s. Guendalina no dai, Dio mio :asd:

P.p.s. Per coerenza la figliola chiamatela Eteseàn o Etesdiàn, al femminile :-)

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