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Vestinus

[GDR] Opera all'Oro

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Certe cose rimangono celate alla vista. A volte strutture intere, come ghiaccio galleggiante nei mari del nord o un vecchio tempio tra grandi e fastosi edifici. Anche le strutture eteree della nostra mente, più che a noi stessi, si celano alla vista altrui ma anche la storia di ciascuno.

Concetto scontato probabilmente, ma costante e presente nel mondo. Anche al massimo della visibilità, come di una struttura, esiste sempre una parte altrettando grande nascosta, anche per gli uomini più in vista o al centro dell'attenzione.

 

Su chi fosse Johan van Vest era facile rispondere: "Principe di Etesberg, Magisto della Matrice", ma su che significasse la seconda locuzione e su chi lui veramente fosse, esisteva un costante e insondabile mistero, e questo segreto fu portato fino alla tomba. In parte per complicità dei suoi collaboratori, ma soprattutto perchè realmente pochi "sapeva" effettivamente qualcosa sul suo passo.

C'era voce che fosse riconducibile alla discendenza di Aristarco di Navarone, il magnate delle Aristark Industries, ultimo Cancelliere del Partito Modernista, ma prove non ve n'erano nè la sua dottrina sembrava avere nulla in comune con il Modernismo. Stava di fatto che, nonostante nessuno sapesse quando fosse nato, era evidente che fosse realmente vetusto ormai. Johan passava da decenni la sua vita in isolamento, tra libri e contemplazione del mondo, tra alambicchi e fumi di zolfo e oro fuso.

Quando lasciò il mondo terreno, in una fredda e lattiginosa mattina di fine autunno. Il Sole stentava a splendere sui Miseri Malnati, ma tutti sapevano che la sua forza sarebbe presto tornata, quella del principe mai più. Tra le dita nodose, tinte da vecchie ustioni di purpurei fumi, fu ritrovato un piccolo, perfetto, cubo d'oro, che nessuno prima d'ora aveva visto prima. Gli spigoli vivi dimostravano che era stato fuso da poco o che si era conservato lontano dalle corrosive mani degli uomini. Sta di fatto che sullo scrittoio non lontano dal letto, lievemente illuminato dal pallido Sole, stava una bianca lettera, vergata in nero. L'inchiostro recitava.

 

Come forte albero senza germogli, quando la dorata linfa avrà abbandonato questo stanco legno, solo la lignea carcassa rimarrà in questo mondo, destinata alla distruzione. Ho seguito la mia Via, la parte terrena dell'Opera è ormai completa. Con il mio guscio abbandono l'Opera all'Oro, ormai compiuta; ora la Vermiglia strada mi attende verso la grandezza di Nobisio, unico e Splendente. Dunque non piangete per me, ma lavorate per compiere la vostra Opera, per ognuna delle  Vie che preferite, e fate lo stesso con la nostra Etesberg. Mikaèl Kòlis, fedele Riscossore, designo lui come mio erede, come Primo tra i Pari del Concilio Ristretto.

 

             Possa ancora il Sole splendere per Etesberg e sui Miseri Malnati

 

solo in pochi avrebbero potuto avere occasione di notare che, in quella languida mattina, sullo scrittoio, in un angolo, stava un sottile disco rosso rubino, dalla strana foggia, in molte meno persone ne avrebbero compreso il significato, ma una sola mano fu quella a rimuoverla dalla sua locazione.

 

 

Anno 2596 d.F.

II settimana di Vannu

giorno di Simbis

 

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