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digreG

L'ultimo approdo

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Prologo
 
2595 d.F Moras Capriusflame, “Tempesta delle Nevi”, sopra l'Arcipelago Zubasu
 
Bianco, in ogni punto dove cercava di focalizzare il suo sguardo, Moras Capriusflame vedeva solo bianco. La nebbia che quella mattina si era alzata da Oriente, e che era poi stata spostata dai venti fino all'arcipelago Zubasu era talmente fitta da acquistare una sua consistenza. Un mare di latte che aveva investito in pieno la “Tempesta delle Nevi” avvolgendola e costringendola al fermo motori.
 
L'Aeronave “Tempesta Delle Nevi”, capitanata da Moras, era partita da qualche settimana per un lungo viaggio esplorativo per conto della Città di Sangar.
L'incarico ricevuto dalla Governatrice Lucy era quello di compiere un attento rilievo delle dell'arcipelago Zubasu osservando e cartografando con particolare attenzione la posizione e l'estensione della nuova città di Venes. Un compito assai arduo dato che i potenti venti provenienti dallo sconfinato Oceano Orientale impedivano la navigazione a vela e costringeva l'aeronave all'esclusivo avanzamento mediante il motore a bagliopietra.
 
Non che questo fosse un problema, il motore custodito dal fasciame della “Tempesta” era ancora uno dei più potenti dell'intera Zampadur.
 
Quella mattina il capitano aveva dato ordine al suo fidato equipaggio di Ferenuliani di dirigere la possente imbarcazione verso la più distante delle isole orientali dell'arcipelago. Ormai giunti in posizione sopra l'isola e pronti per iniziare il lavoro di rilievo, il mare di Nebbia li aveva investiti.
 
Moras fece fare la conta degli uomini, in quella coltre bianca non si riusciva a vedere a più di un metro di distanza, presto i richiami arrivarono da ogni punto della nave.
Un sorriso comparve sul suo viso, compiacendosi del suo equipaggio, composto esclusivamente da membri del vecchio Geas Ferenul e dai loro discendenti, erano tutti uomini fidatissimi a cui avrebbe affidato la sua stessa vita.
 
Quel bianco lenzuolo che copriva i suoi occhi si tinse all'improvviso con i ricordi di questi ultimi quarant'anni, tanto era passato infatti dalla sua partenza dal Clan tra le montagne.
 
Il saluto al padre e poi il distacco dal pontile del Faro del Clan, con quella stessa nave che ora comandava per conto della città di Sangar.
 
Tempesta delle Nevi” era stata l'ultima Aeronave a lasciare il villaggio, carica di tristezza e speranze per il futuro.
 
La città nel deserto aveva accolto con ogni cura i membri del Geas Ferenul, ma nonostante questo lui e i suoi compagni avevano incontrato una grande difficoltà ad integrarsi con i cittadini di quella enorme città. Così un po alla volta, i membri originali del clan si erano progressivamente riuniti ed isolati, costruendo dei quartieri lontani dal centro, ricercando uno spazio dove abitare più intimo e raccolto.
I lavori che avevano cercato e condotto da allora erano quelli che permettevano di essere svolti da un singolo o da piccoli gruppi, lavori di solito poco considerati dai cittadini di Sangar perché troppo noiosi o pericolosi.
Erano così sorte piccole corporazioni di Minatori, di Esploratori, di Taglialegna, ma anche Studiosi che si rintanavano per giorni all'interno della biblioteca cittadina.
 
Moras faceva parte di quelle persone che pur preferendo la compagnia dei suoi ex compaesani, non era stato disposto a rinchiudersi all'interno della città nascondendosi, e con il benestare della Governante Lucy aveva iniziato la sua carriera di Esploratore per conto di Sangar, con l'aiuto dei suo fidato equipaggio e della vecchia amica “Tempesta”.
 
Scacciando gli amari pensieri del passato Moras tornò a concentrarsi sul presente, quella che aveva davanti a se era una situazione potenzialmente pericolosa.
 
Si era reso conto che il vento li stava spingendo fuori rotta, ma con quella nebbia non c'erano punti di riferimento affidabili e il suo timoniere poteva solo tenere d'occhi la bussola a Bagliopietra.
 
L'aeronave si era già spostata considerevolmente verso Oriente, il vento dell'oceano aveva un moto molto simile alle onde del mare, in apparenza si spingeva lontano verso Occidente ma in realtà ti trascinava lento ed inesorabile nelle sue grinfie.
 
Moras aveva sentito molte storie su quella parte così misteriosa di Zampadur, come poteva essere altrimenti, il Geas Ferenul era originario di Eremdur, l'arcipelago di isole volanti che si trovava proprio nel cuore di quell'oceano, prima che il devastante Ariamoto facesse precipitare tutte le isole.
 
Nessuno negli ultimi duecento anni, da quello che sapeva, si era più spinto in quella vasta ed inospitale regione. Probabilmente lui ed i suoi, erano i primi uomini a navigare in quel cielo dalla caduta delle isole volanti.
 
Venne riportato alla realtà dal grido della vedetta di prua
-Luce! Una luce nella nebbia!
Dalla sua posizione sul castello di poppa non poteva vedere altro che un tenue bagliore rossastro, va era vero c'era qualcosa nella nebbia, ma poi non poté più pensare a niente e rimanere solo con la bocca aperta.
 
Dove poco prima c'era solo un bagliore isolato e diffuso, comparvero una serie di luci che si muovevano nella nebbia, con percorsi fluidi ma rapidissimo e la cosa più stupefacente era che quelle cose si stavano avvicinando.
 
-Uomini alle armi, non facciamoci cogliere impreparati, potrebbe essere un trucco di un'aeronave nemica! Alle armi! Alle armi!. Gridò Moras
 
In quel momento la nebbia si diradò quel tanto che bastava ad avere un po' più di visuale, e vedere l'origine di quelle luci.
 
Non provenivano da un'aeronave, la fonte erano degli animali, esseri simili a squid ma molto più grandi e VOLAVANO!
 
Moras non si capacitò di come questo fosse possibile ma lo dovette prendere come un dato di fatto, soprattutto quando uno di quelli animali si avvicino al lato dell'aeronave, scrutando con uno dei suoi enormi occhi i membri dell'equipaggio per poi sparire di nuovo nella nebbia.
 
La nebbia che li avvolse di nuovo nascondendo alla vista degli uomini quegli strani animali.
 
La nebbia che avevano creduto fosse momentanea li avvolse per giorni interi, e la nave veniva liberata solo per brevi momenti da improvvisi squarci nella nebbia.
Ma proprio quando l'equipaggio si concedeva qualche momento di rilassatezza in coperta guardando il cielo azzurro, gli stani squid volanti ricomparivano calando intorno alla “Tempesta delle Nevi”,
Moras aveva ormai capito che quegli animali non erano aggressivi, così prese la sua decisione.
-Siamo degli esploratori giusto? Allora eseguiamo il nostro lavoro! Timoniere segua quegli animali!
 
Incominciò così un inseguimento reso difficile dai periodi di fermo imposti dalla nebbia che tornava ad avvolgere la nave, un tira e molla che si protrasse per giorni.
 
L'aeronave si era allontanata verso Oriente come mai nessuna nave aveva osato fare, avevano ormai sorpassato da tempo i confini conosciuti segnati nelle mappe, dato che dopo l'aeromoto dell'Eremdur nessuno si era più preoccupato di segnare nelle carte navali quella regione dispersa di Zampadur.
 
Poi finalmente la nebbia si abbassò e Moras poté scrutare l'orizzonte come non faceva ormai da quasi un mese. Quello che vide lo catapulto istantaneamente indietro negli anni quando ancora bambini il nonno raccontava le sue storie davanti al camino nella loro casa al Geas Ferenul.
Quei racconti che al bambino sembravano frutto della fantasia del nonno, e che solo crescendo e leggendo le cronache del suo popolo poté riconoscere come vere.
Erano storie di Isola volanti, storie di animali mitologici, storie dell'Eremdur.
 
Davanti ai suoi occhi, quelle storie erano diventate realtà
 
All'orizzonte tra enormi nuvole simili a panna montata, piccoli e grandi punti si stagliavano contro il cielo, erano isole, ISOLE VOLANTI!
 


GdR scritto da Caprius

 

 

 

Una scelta difficile
 
2595 d.F. - Tector Digres, ,casa Digres a Sangar
 
Quella mattina Tector, come faceva oramai da quasi 10 anni, ogni giorno, era seduto nella comoda poltrona del suo studio, a suo fianco sul piccolo scrittoio erano accatastate pile di libri, quaderni d'appunti, fogli sparsi. Un libro aperto fra le sue mani, ma il suo sguardo vagava lontano ed assente, le immagini si accavallavano veloci nella sua mente, i paesaggi, i suoni e gli odori, provenivano dal profondo. …. il viso di Kisdiàn, la sua amata compagnia sorrideva felice, l'istante successivo era immobile e pallido nel letto di morte............
 
in quel momento, d'improvviso la porta si aprì e il giovane Gabriel, il suo nipote preferito ed ultimogenito di suo figlio Garètru, irruppe di corsa nello studio, e trafelato disse:
Nonno, Nonno, …..è arrivato un piccione, ….. uno di quelli di Moras, c'è un messaggio... “
 
Tector ebbe una scossa, prese la piccola pergamena arrotolata, la svolse ed esclamò:
dev'essere qualcosa d'importante, ha usato il vecchio codice segreto del clan...”
 
Quello che stava leggendo era incredibile, ISOLE VOLANTI, al largo dell'arcipelago Zubasu, lesse e rilesse con attenzione poi rivolto al nipote disse:
Presto dammi penna e pergamene da piccione, devo convocare una riunione del consiglio dei Ferenuliani,”…
poi aggiunse quasi mormorando:
Moras è davvero in gamba, ed è stato astutissimo a mantenere il segreto su questa scoperta...”
 
Poche ore dopo una decina di piccioni viaggiavano nei cieli di Zampadur diretti a tutti i più influenti discendenti del Popolo della Nebbia.
 
 
 
2595 d.F. una settimana dopo in una sala riservata della Locanda di Spes
 
Tector, Moras, Donginus, Rinnalfu, Queruiop insieme agli esponenti delle famiglie dei più influenti discendenti del Clan, erano seduti studiando i dettagli della grande mappa aperta sul tavolo. Nei loro volti si leggeva evidente l'eccitazione per qualcosa di semplicemente sbalorditivo, anche se in qualcuno era a tratti offuscata da espressioni di dubbio, d'impazienza o anche di perplessità.
 
Tutti presero la parola, ma la discussione si svolse rapida e con poche obiezioni o divergenze di vedute. Era evidente che quelle isole, seppure in un territorio geograficamente appartenente al Regno di Venes (all'impero di Korbian?), erano per storia e tradizione il luogo in cui il Geas Ferenul aveva per secoli prosperato, insuperato per cultura e potenza fra i popoli eremitici.
Avere mantenuto il segreto più assoluto sulla scoperta permetteva di riacquistare la propria identità ed la propria sovranità di popolo.
La scelta di trattare con Venes era l'unica percorribile, in tempi brevi. Il governo di Sangar e soprattutto l'impero di Silvendar, non avrebbero mai voluto, aprire un altro fronte bellico, per esaudire il desiderio di quel che restava del Popolo della Nebbia.
 
A quel punto Moras Capriusflame disse:
Per me è difficile,.... Sangar è la mia seconda patria! ....... Ma capiranno, molti grideranno al tradimento, ma alla fine capiranno che non possiamo tradire la nostra storia, il nostro sangue, i nostri avi........”
 
Sarà così! Oggi stesso inizieremo le trattative ed i preparativi per il viaggio, mi raccomando non deve trapelare nulla fino alla partenza” concluse Tector Digres
 
Le trattative furono tanto rapide, quanto avvolte nel più assoluto riserbo. Per Korbian cedere l'autonomia su territori così remoti ed inospitali, rappresentava un costo irrisorio rispetto ai vantaggi derivanti dall'ampliamento dei confini, della popolazione e della aumentata potenza economica dell'impero.
 
Nessuno poteva solo pensare che pochi anni dopo da quella scelta sarebbe scaturita una delle battaglie più sanguinose della storia, e che avrebbe visto gli antichi abitanti delle isole volanti, i discendenti del Geas Ferenul combattere al fianco delle truppe di Korbian contro l'esercito imperiale di Silvendar.
 


OFF: GdR scritto da digreG

 

 

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Confermo che Korbian è un Impero   e ovviamente il nome di questo è Impero di Korbian

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