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[Gdr poco serio] Jeral: cronache di una tribù montana.

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Qui di seguito verranno riportate in forma di resoconto le avventure, le scoperte, le gioie e i dolori (tanti) della tribù di Jeral, attualmente residente in quello che è comunemente conosciuto (anche se solo da noi) come "Il vallone del Susino sul collino". Con la S di Susino maiuscola, mi raccomando.

 

Primavera, anno 1000:

 

La nostra avventura iniziò così, con gli alberi in fiore, gli uccellini che cinguettavano felici sui rami, e con le sequoie che ancora bruciavano dopo l'ultima pulizia dello staff e con il terrore delle creature della notte.

Dopo aver finito le scorte di cibo del nostro primo, piccolo accampamento era diventato chiaro a tutti che avremmo dovuto muoverci in cerca di un posto sicuro, caldo, accogliente, in poche parole un luogo da poter chiamare casa, dove avremmo potuto allevare e coltivare in pace, sfuggendo lo spettro della fame.

Dopo molto vagare, trovammo quel luogo: un vallone tra i monti, con ripide pareti che si alzavano a Nord, Ovest ed Est, riparando quel luogo dai freddi venti della regione. Lì fondammo la nostra prima capanna, e decidemmo il nome della nostra tribù: Jeral. Poi cosa significhi questo nome è noto solo ad Aliciresolah, ma ci fidiamo di quel simpatico figuro.

 

La prima fatica che dovemmo affrontare fu la deforestazione dell'area, con buona pace del WWF. Dopo aver finito quest'arduo compito, decidemmo che era giunto il momento di costruire un edificio degno del nome di "Capanna grossa", dove poterci rifugiare la notte dagli attacchi dei Bakreantu: troppe infatti erano state le notti passate nel terrore, a tremare dentro la stalla improvvisata dove alloggiava la nostra scrofa, Peppa. (Gran bella scrofa quella, tutti la guardavano con desiderio in quelle sere. Nel senso che volevano mangiarla, eh.)

 

Dopo un mese e mezzo, verso la fine della primavera, quando la fresca brezza dei monti ci ricordava che c'erano 40 gradi in esterna, la Capanna grossa fu terminata. E devo dire che era grossa. Mica usiamo i termini a sproposito, noi.

 

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Alcuni dei fondatori di Jeral, vista la scarsità di cibo, provano a cuocermi sul focolare mentre mi credono addormentato. Da notare Zampa e Shinychar che cercano di insaporirmi con altri ingredienti.

 

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Estate, anno 1000:

 

L'estate incominciò sotto i migliori auspici: le cataste di legna crescevano, spuntavano le prime brocche d'acqua e i primi barili, e soprattutto riuscimmo finalmente a farci una sega. Di rame. Per lavorare il legno.

 

Ma non tutto andava per il meglio. La nostra Peppa era caduta in depressione, probabilmente a causa della mancata compagnia di cui prima poteva godere ogni sera, quando la sua stalla era l'unico rifugio sicuro. Provammo a tirarle su il morale in tutti i modi, ma alla fine ci convincemmo che l'unica soluzione era fargli conoscere un bel maialone. E per quanto alcuni membri di Jeral potessero rientrare nei requisiti, andammo in cerca di un maiale vero. Dopo un mese di ricerche ininterrotte trovammo il primo candidato per la nostra Peppa. Purtroppo, una volta attirato nei pressi della nostra base, forse inebriato dalla brezza che si respirava sulla cresta dei monti, decise che il suo sogno era quello di librarsi nei cieli tersi di quelle regioni. Impiegammo i tre giorni successivi a ripulire le frattaglie sparse per la valle.

 

Una volta trovato il secondo candidato decidemmo di farci più scaltri: costruimmo uno scivolo di paglia, in modo da far scivolare agevolmente il maiale a valle. Il costruttore, di cui qui non riportiamo il nome, disse: "Fidatevi di me, sono un ingegniere!".

 

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Lo scivolo in paglia, a cui manca evidentemente la parte finale.

 

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Per nostra fortuna il secondo candidato aveva zampe robuste, e riuscì a sopravvivere alla caduta che lo attendeva. Finalmente il sorriso era tornato sul grugno di Peppa, e la tribù poteva festeggiare! (Con la carne del primo candidato).

 

 

Autunno, anno 1000:

 

Grazie alla costruzione di una legnaia e di delle coltivazioni efficienti (?) la vita all'interno della tribù divenne molto più agevole. Venne inoltre costruita una stalla più grande per contenere Peppa, SC (Secondo Candidato) e le nostre future grigliate la loro allegra famiglia.

 

Era giunto il momento di dedicarsi a compiti più complessi: mentre Lelem e Zampa si improvvisavano minatori e Ghosttank scopriva le meraviglie dei sapling io, Zerostail, mi dedicai all'esplorazione per non venire schiacciato da cumuli di roccia in miniera aiutare la tribù col ritrovamento del profondo Wild. Mi incamminai quindi con decisione verso l'avventura, solo per ricordarmi che c'era una parete di roccia alta come due sequoie a bloccarmi la via. Impossibilitato a scavare un tunnel come quello realizzato ad Est da Sercinci e Lelem, decisi che era giunto il momento di piantare un po' di legno sul fianco del monte. Fu così che nacque la "Scalinata Nord", una traballante opera ingegneristica che da lì in poi avrebbe permesso alla tribù di salire a respirare un po' d'aria fresca, considerando che nonostante fosse ormai ottobre nella valle c'erano ancora 33 gradi.

 

Finalmente iniziai il mio viaggio, durante il quale ebbi modo di vedere molte meraviglie del mondo naturale, come la totale assenza di calamari nei mari adiacenti alla nostra tribù. Aah, la natura!

Ma i miei sforzi furono infine ripagati: a più di mille metri di distanza dalla nostra valle, sperduta in mezzo a una foresta, c'era lei, la Lola! Dopo essermi dissetato col suo latte, intrapresi il viaggio a ritroso per portare quel simpatico bovino nelle nostre stalle. Un viaggio irto di pericoli, che ci portò ad attraversare il mare in tempesta, le praterie infestate di Bakreantu, ma soprattutto il nemico più grande degli animali: i salti di 3 blocchi.

 

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Nel profondo di quegli occhi si scorge l'immensa saggezza della razza bovina.

 

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Fu durante una sera di quell'estenuate viaggio, quando ormai le mie provviste scarseggiavano e la mucca, probabilmente affidandosi al suo sesto senso, manteneva una certa distanza da me, che Lo trovai.

In mezzo ad una piana brulla, dove l'erba cresceva in ciuffi sporadici, Esso si ergeva maestoso, potente, incommensurabilmente frondoso, ricco di rami, ignifugo (o forse no), bello oltre ogni dire, e soprattutto carico di frutti: Il Susino.

 

Caddi in ginocchio di fronte alla sua possanza, e dopo essermi sfamato dei suoi frutti presi, con estremo timore reverenziale, un ramo dalle sue fronde. Improvvisamente il susino sparì da davanti ai miei occhi, lasciandomi solo quel ramoscello divino tra le mani tremanti. Fu così che feci il mio ritorno trionfale nella città, spingendo dal didietro una mucca ormai prossima al suicidio e tenendo nelle tasche quel ramoscello.

 

Una volta udita la mia storia, il resto della tribù decise di piantare il susino sulla collinetta più alta della valle, ed esso venne rinominato "Il Susino sul collino" , a cui da lì in poi ci saremmo rivolti come si confà ad una divinità scesa in terra (letteralmente, con le radici).

 

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Il clan non è rimasto inattivo durante la mia assenza: ecco la ricetta del cosiddetto "Big Mac", piatto sacro della tribù di Jeral (dopo le susine, ovviamente):

 

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Inverno, anno 1000-1001:

 

[Coming soon]

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