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MrPotterberry

[GdR Inquisizione] Le notizie viaggiano più velocemente sull'acqua.

8 posts in this topic

Piano di Letorian

Borgonuovo di Vargarad

Anno della Fondazione 2657

 

Robert aveva cavalcato instancabile per cinque giorni e cinque notti, cambiando sporadicamente la cavalcatura nelle poche locande attrezzate. La voce si stava spargendo veloce come il vento intriso di sangue Spesiano tra le piccole menti rurali di Zampadur e, dal canto suo, non poteva tollerare che arrivassero al Curatore prima di lui.

Era sopravvissuto per miracolo, sfidando poi le intemperie e il lunghissimo viaggio di ritorno, solo per rimanere intrappolato nella lenta burocrazia dell’Inquisizione. I due Custodian, dritti e impassibili, lo scrutavano freddi dietro i lunghi elmi dorati e l’Inquisitore Paris, segretario ufficiale del Curatore, non faceva altro che sorridere scarabocchiando il lungo papiro bianco, ormai da ore nella stessa posizione.

L’orologio picchiettava sempre più lento nella pendola di legno scuro.

« E’ urgente.» pregò ancora senza alzare la testa dal pavimento.

« Come le altre trentatré volte. E per la trentaquattresima volta le dico che al momento il Curatore non è disponibile per alcun tipo di incontro. Se ne vada, Vabris. Vada a casa.» rispose Paris fisso sui suoi appunti.

Vabris, spazientito, sbuffò alzandosi in piedi a fatica. Camminò lento verso la scrivania del collega, sbattendo entrambe le mani sulla liscia superficie laccata. I Custodian si mossero appena.

« Quanto mi piacerebbe vedere quel sorrisetto stampato contro il muro del tuo ufficio, Paris. E il tuo corpo straziato a terra come quella povera gente. Massacrata da un nemico che nemmeno sapevano esistesse.»

« La pietà è per i deboli, Vabris. Lei si dimostra solo un debole, ancora una volta.» il segretario alzò la testa per qualche secondo, rivolgendogli un sorrisetto strafottente tra i peli bianchi della barba.

La pendola scandiva l’ora ancora più lentamente.

I Custodian si mossero ancora più impercettibilmente.

« Se non mi fai entrare in quell’ufficio,» iniziò puntando il dito verso la porta della stanza adiacente, « giuro su ciò che è giusto in questa terra che quel sorrisetto da cane bastardo te lo tolgo io.»

Paris sorrise ancora, appoggiando la penna sulla scrivania. Si alzò lentamente dalla sedia, sotto l’attento sguardo dei Custodian.

In quella pendola ormai i minuti erano diventati interminabili ore.

I Custodian strinsero le alabarde con decisione.

« Permettimi di illustrarti la via, collega.» grugnì l’anziano Inquisitore al collega più giovane, allontanandosi poi verso la porta laccata del Curatore.

La figura che se ne stava seduta dietro una scrivania del tutto identica a quella del segretario, forse ancora più lucida e sgombra, era un uomo sulla quarantina, leggermente brizzolato e dai tratti spigolosi. Indossava una giacca scarlatta, sul dolcevita dello stesso colore, adornata da una brillante begonia bianca.

« Inquisitore Robert Varbris. Richiede udienza.» lo introdusse Paris, prima di uscire dalla stanza. Robert camminò per lunghi ed interminabili metri in quella sala che, a prima vista, sembrava molto più piccola. Alcune grandi vetrate illuminavano di viva luce arancione gli ampi spazi arredati finemente. A terra, alcuni cimeli dell’industria tessile dell’Inquisizione Scarlatta: forse gli unici ancora meritevoli di attenzione.

« Tutto quello che lei mi vuol dire, io lo so già, Vabris.» iniziò la scura figura.

« Voci?» chiese l’uomo.

« Una tazza di raka? Dev’essere in viaggio da molto.» propose il Curatore versando il contenuto di una teiera di porcellana in una tazza, senza aspettare alcuna risposta. La dispose davanti ad una sedia imbottita e fece cenno all’ospite di sedersi. « Sono stato ufficialmente “morto” per molto tempo. In quei lunghi, interminabili anni di spionaggio incontrai alcune losche figure dei sobborghi di Spes. Un capitano, in particolare. Un pirata nobisiano.»

« Le notizie viaggiano più velocemente sull’acqua.» convenne Robert.

« Decisamente... Uno spettacolo straziante, a quanto mi hanno riportato le mie fonti. Esattamente all’inizio dei giochi estivi.»

A Vabris andò di traverso la tisana bollente.

« Quelle persone erano cieche, povere anime. Tutto ciò che è successo cinque giorni fa ci investirà come un’onda anomala se non riusciamo a mettere in salvo la nostra gente.»

« Il nostro popolo è diviso e ancora piange la morte dell’eroe che ha concesso loro la libertà. Non posso ordinare loro di rintanarsi in quelle fredde pietre che hanno segnato la tomba di così tanti figli, fratelli e mariti.»

« Non abbiamo la forza di sopportare un simile attacco.»

« Non abbiamo la codardia di abbassare la testa e soccombere senza averci provato.» il Curatore si alzò, spostandosi verso le vetrate dell’ufficio, « Abbiamo un esercito stremato, demoralizzato, senza obiettivo. Ma abbiamo una fede incrollabile ed essa vale più di mille scudi. Vada a casa, Vabris. Baci sua moglie, accarezzi i suoi figli. Viva questi attimi e costruisca il ricordo più dolce che lei possa desiderare quando tutto ciò in cui crede vacillerà.»

Robert si alzò veloce, schioccò i tacchi e uscì dall’ufficio tra lo sguardo impassibile di Julius Landgreen, che osservava l’orizzonte in cerca di una risposta tra le nubi del tramonto. Sospirò, quando si accorse che le sue mani erano strette in due pugni brucianti di rabbia.

« Mantieni la tua promessa, Padre delle Perversioni, o giuro sulla memoria di mio padre che riuscirò dove lui ha fallito.»

« Liberami.» fu la sola roca risposta che risuonò nella testa dell’uomo.

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Vargarad ormai è un cumulo di macerie. Sono sorti tantissimi piccoli villaggini nelle montagne fondati dai superstiti della Gloriosa Rivoluzione.

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Vargarad, eh? Vediamo dove punterà ora l'armata buhhuita...

:asd:

Inizio a pensare che Kata ami portare morte e distruzione nel gdr del suo stesso server :asd: Edited by Fèralvan

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Piano di Letorian

Rovine del Palazzo di Vargarad

Anno della Fondazione 2657

L’inquisitore Aedis, dall’alto dei suoi settant’anni, ricordava a stento la storia di Gregory Landgreen. Le voci viaggiano e si evolvono, cambiano d’aspetto e si ingigantiscono con il passare degli anni. Le leggende, poi, si insinuano ancora meglio nella mente del popolo, gonfiandosi man mano che vengono raccontate di atti epici ed epiche battaglie. Ma Gregory non era nulla di ciò che le leggende raccontavano: un padre disperato, un marito devastato dal dolore della perdita della moglie. Spedì il figlio a Spes e si unì all’Inquisizione Scarlatta per vendicarsi di quei superni che avevano permesso una tale atrocità, ignaro che il nemico fosse proprio quella vendetta che tanto agognava e che gli aveva fatto compiere atti così tragici.

L’anziano toccò la lucida superficie della tomba del Benedetto.

Per quelli che amo io mi sacrifico.”

L’epitaffio lo fece sospirare di dolore e quasi non sentì la figura che si avvicinava dietro di lui.

« Aedis, vecchio amico. Anche tu qui?»

L’Inquisitore si voltò, sorridendo a Julius.

« Curatore.» lo salutò con un cenno riverente del capo.

« Avrei preferito che questo titolo venisse conferito a lei. Nessuno sarebbe stato più degno di una tale onorificenza.» lo salutò mettendogli la mano sulla spalla.

« E’ l’ora più scura, per l’Inquisizione. Che il Lidor ci protegga.»

Recitarono insieme la prima Varis delle Litanie della Furia a bassa voce, entrambi con una mano sulla fredda superficie del sarcofago sacro.

« Julius, il tuo popolo ha bisogno di te ora più che mai.» concluse il vecchio ad occhi ancora chiusi.

Il Curatore si guardò intorno: le ferite della battaglia erano ancora palesi nella enorme stanza del Palazzo di Vargarad. Quelle rovine, seppur malsane ed empie, erano diventate un luogo di culto per tutti coloro che, nella Gloriosa rivoluzione, avevano perso un loro caro. La luce del sole di mezzogiorno illuminava la tomba filtrando dalla grossa crepa del soffitto e qualche rampicante faceva già capolino tra gli antichi pavimenti.

« E’ sicuro questo posto?» chiese posando lo sguardo sull’anziano amico.

« Gli unici che vi abitano sono i Penitenti. Anche se i villaggi più a nord sono già pronti per l’esodo.»

« Ed è proprio dei Penitenti che parlo.»

« Siamo monaci e Inquisitori, Curatore Julius Landgreen. Condividiamo la causa e il fine.» una voce lontana attirò l’attenzione di entrambi. L’uomo che si avvicinò era alto e magro, avvolto in una tunica scarlatta ornata solo da un cappuccio e una spessa corda legata alla cintola dalla quale penzolavano piccoli flagelli dorati. Il volto era scavato da profonde cicatrici che disegnavano un complesso tatuaggio di cerchi e rune. La peculiarità dei Penitenti era ben altra: il loro anatema per aver combattuto tra i ranghi del Primo Nemico nella Gloriosa Rivoluzione era di non poter vedere la luce del sole. Due grossi chiodi da scalpellino erano stati conficcati negli occhi a tutti coloro che appartenevano a quell’ordine monacale.

« Abate Dern.» lo salutò il Curatore cercando di non fissare i due grossi pezzi di metallo.

« Li guardi, Inquisitore. Questo è il nostro fardello. Questa è la giustizia.» lo rassicurò il monaco sorridendo, « Ciò che è successo era stato predetto. Vargarad tornerà ad essere l’unico Bastione del Giusto. Le catacombe che sorvegliamo si estendono così in profondità che nessuno di noi può dire di aver esplorato tutti i vari cunicoli ed entrate. Ora più che mai.» ironizzò toccandosi quelli che sarebbero stati i suoi occhi.

« Non siamo topi: non ci nasconderemo nell’oscurità per paura del gatto.» scosse la testa Julius.

« Il buon comandante sa quando suonare la ritirata, Curatore.»

« Ed il buon servo sa parlare con rispetto.» rispose digrignando i denti.

« Noi non siamo servi di nessuno se non della Sua parola. E se vuole che il suo popolo continui nella sua opera le conviene accettare il mio consiglio. I morti verranno onorati della sua presenza, ma saranno i vivi a venerarlo sulla terra.» ribatté scuro il Penitente.

« E sia. Dern, in questi giorni manderò il primo drappello di Custodian ad esplorare i cunicoli, sperando che ci sia una via di uscita. Aedis lei si può occupare dell’esodo, almeno dei villaggi già pronti a muoversi.»

L’anziano inquisitore rimase in silenzio.

« Per quanto mi concerne, farò il possibile per mettere in allerta il resto della popolazione e cominciare ad organizzare i pattugliamenti esterni. Non voglio assolutamente che queste sale diventino la tomba di altri figli del Lidor.» concluse il Julius. Li salutò poi entrambi con un cenno del capo, incamminandosi verso il grande portone delle rovine del palazzo.

« Spero vivamente che tu abbia qualcosa per noi, Ingannatore. O porrò fine personalmente alla tua esistenza su questo piano.» promise a bassa voce allontanandosi.

« Liberami.» fu la risposta che risuonò di nuovo nella sua testa.

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