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MrPotterberry

[Gdr per Contest] L'esodo

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Piano di Letorian

Rovine di Vargarad – Centro di Smistamento e Assegnazione

Anno della Fondazione 2657

 

« Katarina Guillam.» annotò Paris sulla pagina bianca, « E’ fortunata, mia cara,» le disse poi con un ampio e stanco sorriso,« è la prima di questa pagina. »

Le rovine di Vargarad pullulavano di vita come non ne avevano ospitata da anni: donne aggraziate, bambini piagnucolanti e silenziosi anziani erano stati organizzati in tre lunghe file che terminavano, ognuna, in una modestissima scrivania dove un altrettanto modesto Inquisitore registrava minuziosamente ogni persona. Per Paris, quella famigliola, era la centoquattresima della giornata, ma non lesinava mai un sorriso per ciascun volto privato della propria casa.

La donna annuì sommessamente e tirò a se le due piccolissime bambine che le erano vicine.

« Sue figlie? Due?» chiese  accarezzando leggermente il capo di una delle bimbe che ricambiò ridacchiando.

« Nipoti.» rispose quella che doveva essere la zia, « La madre è morta pochi giorni fa. Forse non l’hanno neppure capito.» aggiunse guardandole piena di pietà. La ragazza, forse non più che ventenne, sembrava portare i suoi anni come un fardello dal peso indefinibile. Una ruga le tagliava la fronte provata come una profonda cicatrice di guerra e i suoi occhi, scuri e imploranti, luccicavano di dolore.

L’Inquisitore appuntò velocemente le bambine, pensando ad altro per non essere sopraffatto dall’amarezza. Ricordò gli strazi ai quali aveva partecipato lui stesso e, ora che quegli stessi orrori erano su di loro, non poteva non correre indietro negli anni e sentirsi ancora più in colpa per il male che aveva causato.
« Potete andare. Buona fortuna.» augurò indicando la via oltre il piccolo cancello dietro di sé, « E possa il Lidor proteggere queste bambine e accoglierne la madre.»

Le vide allontanarsi piano tra i saltelli felici delle piccole e le parole della zia che cercava invano di limitarne l’entusiasmo.

« Emil!» gli urlò una voce lontana facendolo sobbalzare. Scrutò velocemente tra la folla, individuando una mano alzata che gli indicava di raggiungerlo in mezzo ad un capannello di Inquisitori.

« Cleef, mi sostituisca un momento. Mi raccomando, sorrida.» disse al suo novizio allontanandosi in fretta. Riconobbe immediatamente il Curatore, in piedi in mezzo al gruppetto, che esaminava una vecchia e imbrunita pianta della città.

« Come procedono le registrazioni, Paris?» chiese Julius riuscendo a dare ben poca attenzione alla domanda. Le sue dita correvano veloce sulla carta che descriveva finemente il dedalo di passaggi e corridoi delle catacombe sotto al palazzo centrale.

« Siamo a buon punto: più della metà di tutti gli sfollati sono già stati registrati e le novizie dell’Inquisitrice Marrell se ne stanno occupando.»

Julius annuì, ancora carico di attenzione per la mappa.

« Ad ogni modo le presento l’Inquisitore Farlan: si sta occupando della direzione della Guardia. Farlan sta richiamando quelli che sembrano i nostri giovani più prestanti per il servizio di leva per il pattugliamento dei nostri confini.»

Paris e il giovane si strinsero la mano.

« Abbiamo undici pattuglie in esplorazione nelle catacombe, in questo momento.» continuò il Curatore rivolgendosi poi a tutti coloro che erano riuniti intorno a lui, « Non voglio sacrificare nessuno di questi uomini per rafforzare il Fronte.»

Aprì una seconda mappa, molto più grande della prima, che raffigurava il terreno intorno ai cancelli di Vargarad: su un lato una spessa linea rossa indicava le trincee del Fronte meridionale ed altri piccoli segni erano stati appuntati sui vari avamposti.

« Ognuno di questi avamposti,» iniziò indicandoli sulla carta, « è di vitale importanza. La resa o la distruzione di uno di questi farebbe avanzare il nemico verso Vargarad. E questa è una possibilità che non voglio nemmeno considerare.»

« In questo modo stiamo dando per scontato la caduta del Fronte.» obiettò Dastorn, un robusto Inquisitore alle spalle del Curatore.

Landgreen ponderò qualche secondo, disegnando poi una piccola freccia sotto ogni avamposto.

« Metà delle truppe di stanza in questi accampamenti rafforzeranno le nostre trincee.» spiegò facendo confluire i tratti nella grossa linea rossa, « L’artiglieria navale dell’Inquisitore Ammiraglio Felixon ha ordine di intendere come nemico qualsiasi velivolo in transito sulle zone antistanti le trincee, quindi di abbatterlo. Questo è quanto, signori. Domande?» chiese poi fissando ognuno dei presenti negli occhi.

Tutti schioccarono i tacchi all’unisono, generando un sordo scalpitio che echeggiò per l’ampia grotta. Il Curatore li congedò, trattenendo Paris qualche secondo di più:

« Paris,» iniziò con un filo di voce, « Sta facendo un ottimo lavoro, con quelle famiglie. Un sorriso può essere la più potente luce in questa oscurità.»

Il vecchio Inquisitore ringraziò con un lieve cenno del capo, tornando alla scrivania dove Cleef era ormai sommerso da una folla di persone rumorose.

« Uno alla volta, signori, per cortesia!» urlò aprendo entrambe le braccia, « Sono sicuro che tutti avranno il tempo di identificarsi prima di questa notte!»

 

 

« E poi che forme! Me la ricordo perfettamente: era la migliore della “Signora Scarlatta”.» aggiunse Jack disegnando il corpo femminile nell’aria.

Nella fredda e nevosa trincea si scatenò un fragore di risa e fischi: alcuni applaudivano, sghignazzando come bambini ad una barzelletta scontata, altri taciturni se ne stavano semplicemente in disparte a fumare la pipa o a guardare un punto lontano oltre la pineta devastata dagli scontri.

« Secondo me era meglio Donas. I suoi seni erano poesia.» commentò schivo Regans, ribadendo un concetto che a lui sembrava così chiaro da non doverlo nemmeno ripetere.

« Era un bordello ben fornito, quello. Un vero peccato, questa invasione.» convenne piano Vik, sospirando appoggiato alla picca.

Quelle ore di serenità erano diventate ormai una vera rarità da quando l’esercito buhhuita aveva intensificato gli attacchi: le imponenti navi volanti ormai scaricavano truppe con una frequenza allarmante, come se quegli stessi guerrieri venissero prodotti dalle macchine volanti che li dispiegavano sul terreno lacerato dai bombardamenti della flotta Inquisitoria.

Lars lucidava la sua “bocca di drago” rivolgendo occhiate scure ai commilitoni che ridevano su argomenti così bassi. Sorrideva quando ripensava a quanto stupidi fossero quei ragazzi: quando non parlavano di cosce e seni la discussione ricadeva su blandi e monotoni insulti a madri e sorelle. Solo la vista di un Custodian poteva tacere quelle lingue deviate e il ragazzo li adorava sopra ogni cosa: seppur non fosse stato ammesso all’Aurea Accademia continuava ad ammirare le gesta e le leggende che circolavano sui poderosi guerrieri d’oro dell’Inquisizione. Per questo, quando le prime voci dell’invasione di quel nemico tanto oscuro e misterioso raggiunsero il suo villaggio, non ci pensò due volte ad arruolarsi come volontario. Come i molti altri giovani che condividevano quella trincea ghiacciata, Lars, capì cosa fosse davvero la guerra quando vide morire sotto i suoi occhi molti compagni e amici di gioventù.

« Avas!» grugnì il sergente facendolo tornare alla realtà. Al poderoso urlo tutte le guardie abbandonarono goliardia e scherno, imbracciando le armi da fuoco.

« Non noti che sia uno strano urlo?» domandò ironico Vik.

« Oh sì, quasi come quelli di tua..» fece per rispondere Regans ma qualcosa all’orizzonte turbò la sua sagace battuta.

Enorme, in lontananza, avanzava piano la nave volante buhhuita: il rostro ghiacciato, raffigurante una qualche forma dell’Ingannatore, si allungava scuro e minaccioso dal resto dell’imbarcazione di metallo così lucido da potersi specchiare. Si adagiò lentamente sulla morbida neve, rilasciando dai portelloni laterali una marmaglia nera e famelica che iniziò a correre furente verso la trincea.

« Vamas!» urlò ancora il sergente.

L’aria, carica come le armi delle guardie schiacciate contro le fredde pareti del fossato, vorticava dando vita a piccoli mulinelli di fiocchi bianchi che danzavano nel vento.

« Faras!»

Le “bocche di drago” ruggirono la prima salve di colpi. Molti assalitori caddero a terra e, quelli non colpiti a morte, iniziarono ad arrancare con le braccia in un ultimo sforzo assassino.

«Fuori le picche, pronti all’urto!» sbraitò il sergente alla fila composta.

Lars sbiancò capendo l’ordine del superiore: l’immensa aeronave non era sparita all’orizzonte, come nei giorni precedenti, ma procedeva verso il Fronte. Immediatamente un primo colpo uscì fiammeggiando dalla bocca di fuoco principale, infrangendosi con un fragore di tuono contro il suolo e generando una pioggia di detriti e neve che cadde lievemente sui soldati.

La seconda bordata esplose a qualche metro di distanza dalla trincea, sradicando l’unico abete, martoriato dai colpi, che svettava alto in mezzo alla radura.

Il sergente fissava la costa digrignando i denti in un’espressione di pesante inquietudine mista ad esasperazione, aspettando forse qualche aiuto in lontananza. Ed infine, accompagnati da tre acutissimi fischi, i colpi della flotta Inquisitoria aprirono profondi squarci nella fiancata metallica. Lunghe lingue di fuoco luminose divamparono velocemente dalla superficie lacerata mentre la carcassa dell’aeronave si accartocciava sul suolo ghiacciato.

 

 

« Veloci!» gridò l’Ammiraglio Felixon al folto gruppo di marinai che correvano verso lo scuro cannone a canna tripla ancora fumante montato sulla prua.

Osservava i resti fiammeggianti della grossa nave volante con il suo lungo cannocchiale d’ottone: anche da quella distanza riusciva chiaramente a vedere gli ultimi scontri che ravvivavano la spoglia radura innevata. Il Curatore stesso gli aveva ordinato di difendere quella posizione ad ogni costo e lui avrebbe sfidato persino il più burrascoso mare in tempesta per onorare i suoi ordini.

« Quei cannoni devono essere pronti a sparare entro cinque minuti!» abbaiò ancora all’equipaggio che stava velocemente caricando un grosso proiettile nella bocchetta alla base dei cannoni. Chiuse il cannocchiale con un rapido scatto, alzandosi poi il bavero per sopportare meglio il vento pungente che ingrossava il mare sempre più scuro e bramoso. Raccolse la pipa di legno laccato dalla tasca del cappotto e se la mise in bocca: alcune profonde boccate di quelle pregiate foglie gli fecero rapidamente dimenticare il freddo e le notte insonni.

« Claude?» lo chiamò una voce femminile alle sue spalle. Non si girò e lasciò che due lunghe braccia lo abbracciassero lungo l’addome e lo tirassero indietro come due potenti catene incantate.

« Paula, non dovresti essere qua.» ammonì con un sottile filo di voce tra le onde che si infrangevano fragorose lungo la fiancata.

« Le mie novizie sono preparate per far fronte ad occasioni come questa, se la caveranno benissimo. E poi sono l’Inquisitrice Marrell: amo il pericolo, mi conosci.» gli disse facendo spallucce e appoggiandosi contro la balaustra di legno intarsiato. Il suo volto rosa e vellutato era inclinato leggermente a destra e i capelli castani le scendevano dolcemente sulle spalle. Il lungo ciuffo bianco sopra la fronte le copriva leggermente due occhi vuoti e tristi.

« E’ tipico di voi donne continuare ad agire di testa vostra, senza ascoltare. Senza capire, Paula. Questo non è egoismo. Se fossi egoista non sarei qui a rischiare la vita per..» disse lui agitando la testa.

« Per chi?» lo interruppe lei avvicinandosi alla sua bocca.

« Per te. Per un popolo che ha già sofferto abbastanza.»

Guardava oltre all’orizzonte le ampie nubi scure avvicinarsi cariche di pioggia, incapace di sostenere lo sguardo lucido della moglie:

« Torna a Vargarad. Prenditi cura di quella povera gente. E se le cose dovessero andare male, non dimenticarmi: è tutto ciò che vorrei.» le chiese sospirando parole che lo ferirono più di una lama nel cuore.

La donna singhiozzò piano, allontanandosi lentamente sul pavimento umido dell’imbarcazione. L’Ammiraglio sapeva che quella poteva essere l’ultima volta che vedeva colei con la quale aveva condiviso la vita e alla quale stava chiedendo di andarsene proprio nell’ora in cui avrebbe avuto più bisogno di lei. Con un soffio e mille pensieri spense la pipa, la svuotò e se la mise in tasca prima di tornare a sovrintendere i frenetici marinai che ancora correvano sul ponte principale.

 

Altra evoluzione dello scenario dell'Inquisizione di fine Quarta Era, che propongo per il contest in atto. Ho voluto evidenziare lo stato d'animo non solo di un cittadino privato della propria dimora, ma quella di varie persone di pressocchè tutti i ceti sociali dell'Inquisizione per dare risalto ad un dolore uniformemente condiviso. 

Ovviamente il GdR di fine Era non finisce qui ma si evolverà ulteriormente. Spero che vi piaccia e che vi possa far entrare nel vivo dell'atmosfera.


 

Edited by MrPotterberry
Maròk, digreG, unucco and 3 others like this

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Bravo Potty! :)

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