snipperworm

[GDR Contest] Carne per i corvi

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Etesberg, 2657 d.F. Qualche tempo dopo l'invasione buhhuita

 

Etesberg era bruciata per tre giorni e tre notti. Con l'invasione buhhuita, la capitale decaduta del Principato aveva ripreso a vivere. Le sue vie, le sue case e i suoi palazzi si erano riempiti di sfollati provenienti da tutto lo Zampadur, che cercavano di raggiungere il mare più vicino all'isola del Valonmir. Etesberg era diventata un punto di raccolta per gli ultimi, per i disperati. Tende e accampamenti di fortuna erano sparsi per le strade dissestate, i focolari ardevano nel salone diroccato e invaso dalle piante del municipio. Facce grottesche e contorte, con lineamenti scheletrici e gli occhi affossati vagavano impaurite per i vicoli pietrosi. Ogni giorno gruppi di disperati partivano dalla città, seguendo i resti della vecchia strada, che ai tempi d'oro del Principato conduceva al porto. Ma non erano stati abbastanza veloci.

 

Buhhu era arrivato anche sul versante occidentale delle montagne Lancia. Le nere aeronavi avevano sorvolato la città, bombardando e devastando gli edifici, distruggendo e bruciando i prodotti di una civiltà decaduta. I rombi dei motori avevano inarcato gli alberi e scoperchiato tetti di chiese e palazzi, le esplosioni avevano frammentato i muri e catapultato pezzi di edifici e crinali di montagna a valle. Le armate buhhuite erano passate come un'onda, uccidendo e massacrando qualsiasi cosa si muovesse fra i muri anneriti di Etesberg. Il gusto maniacale per la distruzione aveva sommerso la cittadina e i suoi occupanti.

 

Erano ormai tre settimane che Mathias si svegliava la mattina in quel cimitero umano. Il dolore e l'incredulità per la perdita dei genitori erano passati dopo la prima settimana. L'ottavo giorno aveva iniziato ad uscire dalla cripta della grande cattedrale di Nobis, e ad esplorare i dintorni. Ovunque andasse trovava cumuli di cadaveri insanguinati o carbonizzati. Ovunque andasse vedeva muri anneriti, pezzi di legno bruciato, mucchi di mattoni che invadevano le strade. E il fumo. Il fumo oscurava completamente la vista del cielo. Qualcosa, lassù nella cittadella, bruciava ancora. Folate di odore di carne carbonizzata gli passavano di tanto in tanto sotto le narici.

 

Il decimo giorno, facendosi coraggio, aveva provato a salire la scalinata che conduceva alla città alta. Non ci era riuscito. Era un ragazzino di quindici anni, esile e debilitato; più di una volta era scivolato su un corpo morto nel suo percorso. Più si avvicinava alla cima più qualcosa gli diceva di tornare nella sicurezza della cripta. Mentre scalava l'irto percorso, lo sguardo gli si era posato sul cadavere di una donna che teneva qualcosa fra le braccia. La fronte era bucata, pezzi di cervello e di materiale cerebrale erano fuoriusciti dal foro e avevano intaccato il bel vestito azzurro che indossava al momento della morte. Gli occhi erano sgranati, le mani bloccate nell'atto velleitario di una carezza. Mathias si soffermò sul fagotto che sporgeva fra le braccia del cadavere. Era un cumulo di visceri, l'intestino arrotolato a serpentina attorno al seno della donna. E sotto quella montagna di materiale organico spuntava la testa di un bambino, con la bocca bloccata in un'espressione di terrore, gli occhi completamente bianchi. Le mosche avevano già deposto le loro uova su quel gruppo di morte, e le larve avevano iniziato a nutrirsi delle interiora della triste coppia. Mathias era agghiacciato da quella visione, le mani bloccate sulla bocca per soffocare un urlo. Qualcosa a terra tremò, e il capo del bambino si staccò dal cadavere della madre, rotolando e rimbalzando giù per la scalinata. Tum, tum, tum. Un urlo stridulo riecheggiò nell'aria, e gridando Mathias tornò correndo verso la cattedrale, senza voltarsi.

 

Mathias non aveva visto morire coi suoi occhi i suoi genitori. Non appena le nere aeronavi si erano mostrate in cielo, papà gli aveva detto di correre, e di nascondersi in fretta; lui aveva obbedito, abituato com'era. Senza voltarsi indietro, era corso dentro la grande cattedrale gotica di Nobis, dove altre centinaia di persone cercavano di mettersi in salvo. Si era trovato schiacciato dal fiume della folla, e in un qualche modo era finito dentro la cripta assieme a decine di disperati. Quando si erano iniziati a sentire gli spari e le urla di morte, aveva sollevato con straordinaria forza il coperchio di un sarcofago e vi si era nascosto dentro, rimanendo al buio per diverse ore. L'occupante originario di quel nascondiglio di fortuna non aveva protestato; pur abitando lì da sempre, alla fine non era altro che ossa e polvere. Mathias aveva sentito gli urli, il sibilo della carne lacerata e frantumata dai proiettili, le risate degli aguzzini. Sentiva che la cripta veniva messa a soqquadro; per un attimo temette che qualcuno potesse sollevare il pesante coperchio del suo nascondiglio. Ma per un qualche motivo ciò non avvenne: e così Mathias si ritrovò ad essere l'unico superstite del massacro di Etesberg. Il giorno successivo trovò i cadaveri martoriati dei suoi genitori davanti alla porta della chiesa, contorti in una posa di agonia, gli occhi spalancati verso il cielo, la punta di una picca dentro al cuore e il ventre squarciato da un proiettile di grosso calibro. La sua famiglia era un appetitoso banchetto per i corvi, che avevano apprezzato la strage dei soldati buhhuiti.

 

Anche Mathias aveva dovuto arrangiarsi per banchettare. Dopo la strage, non aveva mangiato per tre giorni. La sete lo tormentava. Il primo giorno si era trascinato fino a un pozzo per bere; vi galleggiava il cadavere di un vecchio, che aveva dato all'acqua una tinta scarlatta. Dopo averla bevuta, Mathias aveva vomitato anche l'anima. Sconsolato, si era raggomitolato contro un muro ed aveva iniziato a sudare. L'aria che respirava era corrotta, il fumo gli riempiva i polmoni. Se tutto intorno a lui c'erano cadaveri, lui non era altro che un altro cadavere ambulante.

 

Il quarto giorno aveva trovato l'entrata di uno scantinato ancora intatto. Con una lieve pedata ne aveva spezzato il legno marcito, e vi si era intrufolato dentro. Lì, per la sua gioia, aveva trovato del cibo: forme di formaggio ancora intonse, che erano lì a stagionare da innumerevoli decenni. Mangiò come non aveva mai fatto. Continuò a nutrirsi di quel formaggio per le due settimane successive, fino a quando, tornandoci, non trovò lo scantinato completamente sommerso dai detriti. La casa sotto il quale era costruito era crollata, sfondando il terreno e bloccando per sempre a Mathias l'accesso al nutrimento.

 

Ogni altra ricerca si era rivelata vana. La fame era tornata a farsi sentire. L'ennesima mattina senza cibo aveva preso un sasso e lo aveva scagliato contro un corvo che stava banchettando su un cadavere. Lo aveva centrato in pieno, spappolandogli la faccia. Mathias si avventò su quel pranzo di fortuna, addentando la carne cruda con avidità e sputando le penne nere indigeste. Tuttavia, tentativi ulteriori si rivelarono fallimentari. Gli uccelli si erano fatti più scaltri, e non si lasciavano più centrare dai sassi. Un giorno lo attaccarono, aggrappandosi con gli artigli sulla carne delle sue braccia. Scalpitando e menando colpi indistinti con la punta di una pietra Mathias riuscì a difendersi e a scacciare i corvi; mentre questi volavano via gracchiando, il sangue ribolliva sulla carne cruda che i volatili avevano strappato dai suoi arti. Da quel momento perse la speranza, e rinunciò a procacciarsi il cibo.

 

I giorni passavano, e Mathias era sempre più debilitato e più scheletrico. Passava le giornate disteso sotto l'ombra della facciata diroccata della cattedrale, un sasso come arma difensiva. I corvi avevano rinunciato ad avvicinarsi a lui, con tutto quel ben di dio umano che era sparso per la città. Una sottile bava iniziava ad uscirgli dalla bocca, lo sguardo gli si faceva stralunato. Presto sarebbe morto di fame, e la sofferenza sarebbe finita.

 

Ma la voglia di vivere fremeva ancora dentro di lui. E gli tornò quando si soffermò a guardare un nero volatile zampettare sul petto sventrato di una donna prosperosa, chinarsi sul suo volto e staccarle un occhio, per poi beccarlo con avidità. Poteva ancora vivere, in attesa dei soccorsi. Sarebbero arrivati sicuramente, la notizia della strage si doveva per forza essere diffusa fra le città ancora rimaste!

 

Il sasso che usava come arma incise a fondo, colpo dopo colpo, il braccio di un uomo tutto in carne. Spogliato dell'abito che indossava, Mathias ficcò i denti nella polpa carnosa dell'arto, e iniziò a masticare. Si sentiva rivitalizzato. Continuò a colpire col sasso, a tagliare e a mangiare. Si guardò intorno, e osservò lo spettacolo sanguinolento e truculento che aveva creato. Prese consapevolezza di quello che era diventato, e si mise a piangere. Le lacrime scorsero sulle sue guance, scesero lungo il suo corpo e andarono a mischiarsi col sangue sul pavimento.

 

Etesberg, 2657 d.F. Qualche tempo dopo la strage

 

L'aeronave recava i colori dell'impero di Silvendar. Sì, proveniva proprio da Avalon. Si fermò a qualche metro di altezza dalla cittadella di Etesberg, e un reparto di soldati armati di tutto punto scese per un sopralluogo. Armati di alabarda e di moschetto, i colore nero-dorato sfavillava dal loro abbigliamento. La brigata di Etesberg camminò agghiacciata fra lo spettacolo che le si presentò alla vista.

 

<<Tutti morti. E la nostra vecchia città distrutta.>>

<<La tua città? Ma se sei nato ad Avalon, che cosa ne vuoi sapere tu di Etesberg?>>

<<La mia famiglia veniva da Etesberg, proprio come la tua. E come quella di tutti i soldati di questa brigata. Stiamo camminando nel mausoleo delle nostre radici.>>

<<E nel cimitero della civiltà>> borbottò un moschettiere particolarmente infervorato. <<Guardate qua. Non un solo sopravvissuto. Tutti barbaricamente uccisi, nessuno escluso. Donne, bambini, vecchi. Cervelli spappolati, corpi sventrati, viscere ovunque. E il fuoco, il fumo. Ci troviamo veramente di fronte alla morte di ogni norma comportamentale, in guerra e in pace, che distingue l'uomo da un animale.>>

 

I soldati avanzarono fra i cumuli di cadaveri, scacciando i corvi che, gracchiando, volarono via, disturbati dai nuovi visitatori. <<Dobbiamo seppellirli>> continuò lo stesso moschettiere di prima, <<dobbiamo onorare la loro memoria, dandogli una sepoltura degna di un Paese civile.>>

<<Sono troppi. E' materialmente impossibile.>>

<<Ed è pericoloso stare qua>> convenne un altro, <<i buhhuiti potrebbero tornare da un momento all'altro.>>

Il moschettiere si girò. <<Io non starò qui inerme mentre assisto alla prevaricazione dell'istinto animale. Io credo ancora nella civiltà, e con tale ideale fermo nel cuore agirò di conseguenza.>>

 

Un rumore sommesso distolse l'attenzione dei soldati dal discorso. Il moschettiere si girò, e si trovò davanti un ragazzino con la bocca insanguinata riverso sul cadavere di un uomo. Accortosi della presenza dei soldati, il ragazzo alzò la testa impaurito, e fece cadere dalle mani un pezzo di cervello addentato, protendendosi vero i soccorritori. <<Aiutat->>

Uno sparo improvviso risuonò nell'aria.

Del fumo uscì dal moschetto del soldato, mentre Mathias si accasciò sul cadavere di cui si stava nutrendo, con un proiettile incastonato per sempre nel cervello. Gli altri soldati erano agghiacciati. <<Era solo un bambino indifeso! Perché l'hai fatto?>>

<<Sciocchi. Si stava nutrendo di quel cadavere. Era un viscido cannibale, apostata dell'umanità.>>

<<Era affamato. Stava solo cercando di sopravvivere.>>

<<Chi sopravvive abbandonandosi ad istinti animali non è degno di vivere. Punto. Ora, smettete di trastullarvi su questo animale, e ricordate che solo la civiltà ci salverà dall'oblio.>>

 

Mentre il moschettiere continuava a blaterare discorsi sulla civiltà, contestando le proteste dei suoi compagni, un corvo si posò sul cadavere ancora caldo del ragazzo. Zampettò sul suo petto, posò il becco sul suo volto e gli staccò un occhio.

E iniziò a masticare.

 

Mi sono preso la libertà di dare nuova dignità ad Etesberg utilizzandola come campo profughi (ricordo che Etesberg è fallita prima che si concludesse il server, e i rimanenti abitanti si sono trasferiti ad Avalon). Per questo la brigata di Avalon che approda ad Etesberg veste nero e oro.

 

Per il resto, avevo voglia di fare un testo un po' diverso dal solito, accentuando il sensualismo barbarico e il gusto per il macabro, con una certa valenza espressionista e drammatica allo stesso tempo. Ditemi se sono riuscito a schifarvi almeno un po' xD

Edited by snipperworm
naky89, Kolisch, aretu and 8 others like this

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Oh mio dio... ma è schifosamente drammatico. Molto bello :)

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Quel "PUM" potevi risparmiartelo :asd:
Comunque molto bello, solo che l'ultima parte, quando il moschettiere parla, mi da una sensazione di artificiositá, non so perché :asd:

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Grazie a tutti!

 

Comunque molto bello, solo che l'ultima parte, quando il moschettiere parla, mi da una sensazione di artificiositá, non so perché :asd:

Capisco quello che intendi, però secondo me ci sta, quando uno vive per un'ideale poi quando parla e si infervora i risultati a volte sono un linguaggio molto artificioso per convincere chi ascolta :)

Comunque grazie dell'appunto!

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mi sa che hai fallito nel intento di darci un senso di macabro xD qui tutti dicono che è stupendo xD

Ma il mio intento era di suscitare drammaticità anche attraverso figure macabre :)

Non era l'intento principale schifare xD

 

Troppo kill bill snippi

No, troppo Metalocalypse :asd:

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Off: molto bello! Decisamente macabro e splatter :asd: solo un paio di cose, dopo diverse settimane dubito che uno riuscirebbe a nutrirsi di cadaveri :asd: ed ha ragione Manij, quel "PUM" dovevi risparmiarcelo :asd: fa scendere il racconto di parecchie tacche nello stile, molto meglio una cosa del tipo "il rumore improvviso sorprese tutti, mentre un buco si apriva nel cranio del ragazzo" o qualcosa del genere, abbasso, abbasso, sempre abbasso le onomatopee :asd:

 

Bravo davvero :-)

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Off: molto bello! Decisamente macabro e splatter :asd: solo un paio di cose, dopo diverse settimane dubito che uno riuscirebbe a nutrirsi di cadaveri :asd: ed ha ragione Manij, quel "PUM" dovevi risparmiarcelo :asd: fa scendere il racconto di parecchie tacche nello stile, molto meglio una cosa del tipo "il rumore improvviso sorprese tutti, mentre un buco si apriva nel cranio del ragazzo" o qualcosa del genere, abbasso, abbasso, sempre abbasso le onomatopee :asd:

 

Bravo davvero :-)

Grazie delle critiche! Quel Pum lo modifico allora visto che non piace :asd: In effetti in quel punto era un po' una caduta di stile come dici tu.

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Quante volte dovrò ripetermi... Le risposte in gdr off devono essere messe sotto spoiler, messaggio di CasinoR nascosto, primo avviso di spam.

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